IL SITO DEDICATO AL CINEMA IDEATO, SCRITTO E DIRETTO DA GIORDANO CAPUTO

martedì 30 agosto 2011

Bad Teacher - La Recensione

Un’affascinante Cameron Diaz si traveste da spregevole maestra di scuola media con il solo e unico scopo di volersi a tutti i costi rifare il seno. Il suo vero obiettivo è quello di tornare nuovamente attraente e trovare un uomo ricco abbastanza in grado di prendersi cura di lei e assecondarla nel suo altissimo stile di vita. A pagare questo strambissimo progetto, una classe di poveri alunni, costretta ad assistere a delle particolarissime lezioni su un televisore in compagnia di una maestra disinteressata e quasi sempre dormiente, alcolizzata o drogata.

Stiamo parlando di “Bad Teacher”, nuova commedia firmata dal regista Jake Kasdan e scritta da Gene Stupnitsky e Lee Eisenberg. Siamo all’interno di una pellicola politicamente scorretta in cui ogni piccolo accenno di drammatizzazione viene puntualmente stemperato dal terrificante personaggio interpretato da una Cameron Diaz in ottima forma. L’intenzione è quella di scherzare ma allo stesso tempo anche capire, quali siano le caratteristiche indispensabili affinché si risulti abbastanza interessanti da piacere al sesso opposto. La Elizabeth protagonista è convinta che un aspetto esteriore più provocante non lasci scampo, fortunatamente l’incontro con i due insegnanti, interpretati da Justin Timberlake e Jason Segel, la porterà a comprendere che quello che conta veramente alla fine non sono né i soldi né un bel paio di tette da urlo ma solamente amare ed essere amati per quello che si è. Una morale banale e più che sfruttata ma fortunatamente, all’interno di una commedia del genere, vuole essere solo un pretesto per creare il maggior numero di risate.

Risate che arrivano ma non quanto dovrebbero. Cameron Diaz non è l’esempio migliore di attrice comica, come potrebbe esserlo per esempio Anna Faris o la più recente Emma Stone. Attribuire a lei gran parte della scena non si rivela una scelta completamente intelligente, nonostante la sua resti comunque una prova molto più che buona. A fargli da spalla, una bravissima Lucy Punch, nel ruolo dell'altra maestra che sfiderà a duello Elizabeth per rubargli il “maestro Timberlake”. A mancare di più, però, è un personaggio maschile in grado di innalzare ancora di più il livello “trash” di cui si vanta il film. Justin Timberlake non è adattissimo alla parte attribuitagli mentre Jason Segel, probabilmente l’unico e vero attore comico del cast presente, deve contenersi moltissimo per non rischiare di andare fuori parte. Il ruolo e il poco spazio concessogli, per certi versi, è quasi inspiegabile.

E’ inutile girarci troppo intorno, “Bad Teacher” non convince poi così tanto. Ciò che lo aiuta ad essere leggermente apprezzato è soltanto la sua esplicita missione basata esclusivamente sulla risata. Non ci sono grandissimi motivi per cui consigliare un titolo del genere, se non magari vedere una Cameron Diaz straripante durante l'eccezionale prova di Car Wash, però, in un periodo in cui il cinema deve ripartire perché di ritorno dalla pausa estiva, un prodotto del genere potrebbe essere considerato come un discreto punto di ripartenza.

Trailer:

sabato 27 agosto 2011

Fright Night - La Recensione

Poteva essere probabilmente uno dei remake più sbagliati della storia del cinema contemporaneo. Non aveva per niente senso andare a toccare una perla del genere horror che, nonostante i suoi ventisei anni d’età, ancora oggi risultava perfettamente in grado di brillare come allora. Ma evidentemente questo tipo di ragionamento non è passato nemmeno per un momento nella testa dello sceneggiatore Marti Noxon (Buffy the Vampire Slayer) e in quella del regista Craig Gillespie ("Lars e Una Ragazza Tutta Sua"), altrimenti, i due, non avrebbero mai potuto realizzare un progetto coraggiosissimo come quello di “Fright Night”, il remake moderno de ”L’AmmazzaVampiri” di Tom Holland.

Era evidente che superare/eguagliare il film originale non fosse possibile, per cui diventava fondamentale trovare una strada in grado di accontentare sia chi avesse visto la vecchia versione e sia, chi invece, non l’avesse vista affatto. Il pregio di questo remake, allora, diventa proprio l’essere riuscito a raggiungere il risultato sperato, portando sullo schermo una storia che mantiene rigorosamente lo scheletro originale ma allo stesso tempo si prende anche la libertà di aggiungere alcune sfumature, necessarie a staccare il più possibile il pesantissimo confronto con la precedente versione. Appurato ciò la pellicola può scrollarsi di dosso il macigno che portava sulle spalle e viaggiare a vele spiegate forte di una regia attenta e una sceneggiatura robusta.

Charley Brewster (Anton Yelchin) è uno studente, ex nerd, che sta vivendo un momento della sua vita abbastanza fortunato, ragazza popolare compresa. Le cose cambiano quando, nella casa accanto alla sua, viene ad abitare il misterioso Jerry (Colin Farrell), un uomo molto affascinante quanto particolare. In poco tempo Charlie scoprirà che Jerry non solo è legato alle strane sparizioni che stanno avvenendo ultimamente nella sua cittadina ma soprattutto che questo, è uno spaventoso vampiro.

La pellicola di Gillespie trova immediatamente il giusto ritmo di racconto. La storia non perde mai di vista il suo obiettivo, cioè intrattenere divertendo e spaventare, quando richiesto, lo spettatore, lavoro semplice da portare a termine quando si ha a disposizione un soggetto impeccabile come quello scritto da Holland. Ma Gillespie è anche bravo, lo aveva dimostrato con la sua opera precedente e lo conferma nuovamente anche stavolta e, servendosi alla perfezione dei suoi giovani protagonisti, mette in mostra, subordinati alla trama principale, anche alcuni dei disagi giovanili più rilevanti che affliggono da sempre gli adolescenti.

Quello che poteva essere migliorato, forse, è l'aggiunta di maggiore carisma all'interno di alcuni personaggi. Uno su tutti, e il più importante se vogliamo, proprio il Jerry di Colin Farrell. Il ruolo da lui rilevato era probabilmente il più difficile da interpretare ma, a quanto pare, l’attore statunitense ancora una volta sembra non essere riuscito a sfruttare l'ottima occasione a disposizione. Impossibile non effettuare il paragone con l'altro Jerry, quello di Chris Sarandon. Farrell sembra mancare un po’ di caratterizzazione, magari esagerare maggiormente il suo "essere vampiro" lo avrebbe aiutato di più, specie in alcune scene. Un'altro personaggio che poteva avere più fascino è il Peter Vincent interpretato da David Tennant. Solo buona la sua interpretazione ma non ottima da garantirgli una nota di rilievo. Un vero peccato, se si pensa che quel ruolo era tra i più belli dello script originale.

Doveroso sottolineare, invece, l'ottima prova del giovane Anton Yelchin, già in evidenza in altre preziose pellicole come “Charlie Bartlett” e “Star Trek”, insieme a lui il bravissimo Christopher Mintz-Plasse, ormai nerd per eccellenza, un’altro promettentissimo attore salito alla ribalta grazie al quell'altro gioiellino intitolato “Superbad”.

Fa molto piacere constatare che a volte i remake possano essere anche dei prodotti positivi. In questo caso, però, è necessario, oltre che elogiare questo film, invitare soprattutto, chiunque non l’avesse già fatto, a recuperare quel grande pezzo pregiato che era l’originale. Una mancanza che nessuno, ma proprio nessuno, può permettersi di avere. Perché alla fine, a che servono i remake se non a rispolverare i titoli originali più vecchi per rendersi conto di quanto questi fossero belli?

Trailer:

martedì 23 agosto 2011

Kung Fu Panda 2 - La Recensione

Partendo da un assunto solamente abbozzato “Kung Fu Panda 2” sembra giocare a carte scoperte dichiarando apertamente di voler passare subito all’azione. Con il pretesto quindi di ampliare lo spessore del suo protagonista (il divertentissimo Po) si inventa una storia che porterà il grosso panda nelle terre della Cina alla ricerca delle antiche origini per scoprire l'oscuro destino riservato in passato ai suoi genitori biologici.

Che il meccanismo di questo nuovo film tentenni a funzionare è subito tangibile, non si fa in tempo nemmeno a comprendere chiaramente i reali motivi che muovono la storia e già ci troviamo in pieno conflitto. In una struttura di base, che somiglia più a un film televisivo piuttosto che ad uno per il grande schermo, la pellicola sembra più che consapevole delle pessime carte a disposizione e decide di giocare di rimessa non rischiando praticamente nulla e usando anche negativamente i buoni elementi intravisti nel precedente capitolo. Alcune trovate, obiettivamente comiche sulla carta, non rendono come dovrebbero mentre altre, che potrebbero essere ottime, vengono inspiegabilmente messe da parte. Un lunghissimo giro a vuoto che finisce per riprendere i binari giusti quando oramai il tempo a disposizione è quasi scaduto. Fortunatamente nell’ultima parte le cose funzionano molto meglio, risollevando non poco una situazione del tutto piatta che ovviamente non viene sistemata ma quantomeno rattoppata come meglio possibile.

La DreamWorks non si smentisce e continua a realizzare prodotti in maniera industriale e calcolata. In questo modo il Box Office premia, spesso anche più del dovuto, ma la qualità delle opere risulta sempre più bassa. Dispiace vedere a disposizione di un film del genere un cast di stelle di prim’ordine andare sprecato. Un Jack Black (voce di Po) costretto a prendersi carico di tutta la veste comica del titolo (come nel primo) ma senza avere abbastanza frecce al proprio arco. La sua indiscutibile bravura è tale da riuscire almeno a fargliela cavare degnamente ma non è questo che ci si aspetta da lui. Meglio va invece a Dustin Hoffmann, il quale per sua fortuna viene messo un po’ in disparte. Il suo Maestro Shifu, grande protagonista nel primo capitolo, qui sarà presente solamente all’inizio e alla fine del film. Per Angelina Jolie, Jackie Chan, Seth Rogen e Lucy Liu niente di rilevante da dire, meglio elogiare la new entry Gary Oldman che, nonostante un cattivo dall’aspetto molto discutibile come tale, non delude e convince.

Discorso questo che perde presto d’efficacia se si va a considerare che in Italia, ovviamente, le voci dei personaggi saranno date da doppiatori differenti, come ad esempio Fabio Volo al posto di Jack Black. Una scelta molto più che discutibile, considerando la differenza tra i due attori sia per caratteristiche che per bravura.

Concludendo, “Kung Fu Panda 2non convince affatto ma anzi riesce addirittura ad annoiare sebbene la sua durata inferiore ai novanta minuti promettesse il contrario. Un attesa (per chi la sentiva) non ripagata, capace forse di accontentare al massimo il pubblico più piccolo, che davanti al tenero faccione del panda più pacioccone del mondo (qui anche in versione neonato) riuscirà a sorvolare su qualsiasi critica e dissenso.

Trailer:

domenica 21 agosto 2011

Lanterna Verde - La Recensione

Prima di morire, l’alieno Abin Sur atterra fortunosamente sul pianeta Terra per trovare velocemente un suo erede. L’anello che porta al dito sceglierà come successore il terrestre Hal Jordan (Ryan Reynolds), il quale dopo un breve colloquio con l’alieno in fin di vita apprenderà di essere entrato a far parte del “Corpo delle Lanterne Verdi”, un esercito intergalattico di combattenti che hanno il compito di mantenere l’ordine nell’universo. Un ordine diventato disordine adesso che la minaccia Parallax sta assorbendo sempre più potere e scatenando sempre più tensioni. Ma per ricoprire il ruolo a cui è stato predestinato, Hal dovrà farsi carico di una grande responsabilità, la stessa che tutti gli rimproverano di non avere mai avuto.

Il passaggio dall’agente segreto James Bond al collaudatore di aerei Hal Jordan non deve essere stato poi tanto difficile per il regista Martin Campbell, se consideriamo la parentesi insieme a Mel Gibson solamente come l’allungamento di una circonferenza relativa a un cerchio piuttosto esplicito.

Accomunati insieme dal carattere sfrontato e rubacuori e dalle continue denunce di irresponsabilità attribuite dagli affetti più cari, le figure dei due personaggi (tre se volessimo inserire anche Mel) si sovrappongono ripetutamente, nonostante le differenze enormi derivanti dai loro mondi di appartenenza. Devono essere state queste alcune delle motivazioni che hanno portato il regista di “Casino Royale” a trovarsi molto a suo agio nella realizzazione di un prodotto tanto interessante e spettacolare quanto pericoloso (considerando i tempi che corrono) come “Lanterna Verde”.

Tratto dalla serie a fumetti targata DC Comics e sceneggiato a sei mani, per il grande schermo, da Greg Berlanti, Michael Green e Marc Guggenheim, “Lanterna Verde” si apre con uno splendido prologo ambientato nello spazio che risalta immediatamente un’invidiabile uso del 3D (riversato tra l’altro!). Servono poche battute per capire il tipo di inclinazione che intende prendere il film, è sufficiente la prima mezz’ora, infatti, per assistere a due combattimenti, uno nello spazio e uno sulla terra, ad altissimo tasso di azione, adrenalina e spettacolarità. Un puro intrattenimento ma non fine a se stesso però.
Ad accompagnare la consueta battaglia tra bene e male questa volta si aggiunge una seconda battaglia, quella tra forza di volontà (fonte principale delle Lanterne Verdi) e paura (la fonte che nutrisce la minaccia Parallax), alimentata all’interno del protagonista attraverso l'insicurezza di non riuscire a soddisfare l'importantissimo ruolo a cui è stato chiamato. Diventa questo allora l’aspetto principale della trama, la battaglia più importante da vincere, la consapevolezza di ammettere a se stessi le proprie paure per poi comprendere di poterle superare grazie alla forza di volontà, perché se è vero che la prima ha un'energia smisurata, è ancor più vero che l'energia della seconda è illimitata e quindi in grado di sottomettere l'altra. E sebbene la razza umana sia inetta e inesperta in confronto alle altre, è l’unica capace di trasformare le proprie debolezze nelle proprie forze. Per questo non sarà difficile scorgere degli evidenti riferimenti all'America post-undici settembre durante l'attacco alla Terra che accompagna il finale del film.

Aiutato probabilmente dalla volontà di far bene e allontanando, in un certo qual modo, anche la paura di sbagliare, Martin Campbell torna vicinissimo ai vecchi splendori mostrati durante la direzione del reboot di James Bond. Bravissimo a non prendere lucciole, ma esclusivamente Lanterne, il regista si riconferma nuovamente solido dietro la macchina da presa, tenendo alla perfezione le fila di un comic-movie che rischiava di cadere, come molti dei suoi colleghi, nel gruppo dei dimenticabili. Molto apprezzata la scelta di dare vita ad un finale per niente gratuito, considerato il genere, e in grado di contribuire ad una resa ancor maggiore per quanto riguarda il giudizio finale del film.

Il sequel sembra già ufficiale. Sono in corso i progetti per la sceneggiatura e visto anche l'inaspettato colpo di scena finale (poco prima dei secondi titoli di coda) l'attesa potrebbe farsi presto molto intrigante. Sperando sempre che non si scivoli nella trappola toccata ad Iron-Man 2.

Trailer:

martedì 16 agosto 2011

Le Amiche della Sposa - La Recensione

Il Re della nuova commedia americana, Judd Apatow, mette da parte il suo Frat Pack di riferimento e produce una brillante storia originale tutta al femminile dal ritmo equilibrato. Ad interpretarla, una Kristen Wiig indomabile protagonista che per l'occasione si è trasformata, con la collaborazione della collega Annie Mumolo, anche in sceneggiatrice.

Annie (Kristen Wiig) sta passando un periodo della sua vita complicatissimo. L'uomo che frequenta la usa esclusivamente per il sesso, la pasticceria che aveva aperto ha fallito e la convivenza con i suoi coinquilini sta diventando sempre più insostenibile. Le cose peggiorano ancora di più quando la migliore amica Lillian (Maya Rudolph) gli annuncia che sta per sposarsi. Durante i preparativi del matrimonio, infatti, Annie ingaggerà un duello a sorpresa con un'altra delle damigelle d'onore, Helen (Rose Byrne), che a quanto pare è disposta a tutto pur di ricevere dalla futura sposa lo scettro di nuova migliore amica.

Le Amiche della Sposa”, si apre con una scena di sesso in cui la protagonista urla a squarciagola e dirige il suo partner a letto. Una sequenza che riassume all'istante tutta l’essenza del film. Questa volta a far da padrone sarà esclusivamente il sesso femminile.

Con le disavventure di Annie, il regista Paul Feig racconta una storia in cui ad emergere è la figura della donna-media, che riguardi solo quella americana o la donna in senso assoluto poco importa. Lo sguardo inedito all’interno della vita frustrata di una trentenne delusa, ma ancora alla ricerca di un pò di felicità, si fa presto straordinariamente interessante. Con l'aiuto di altri elementi poi, una fauna femminile pronta a darsi battaglia alla ricerca di un esemplare dominante, madri irritate coi propri figli a causa della loro pubertà, neo-spose dubbiose per non aver "sperimentato" abbastanza gli uomini prima di essere andate all'altare, il tutto prende una struttura insolita che coinvolge appieno lo spettatore. In questo modo viene a formarsi un ritratto che mette in seria discussione la netta distinzione che tutti conoscevamo tra il sesso maschile e il sesso femminile.

Non sarà certo piacevole per gli uomini vedere la loro figura tratteggiata come quella di una sgualdrinella qualsiasi. Sebbene Jon Hamm sia molto bravo ad impersonare lo stereotipo del bastardo di turno, il suo destino non gli renderà giustizia portandolo a inchinarsi di fronte a tutta la “femminilità” mostrata dal garbatissimo agente Nathan, impersonato da un bravissimo Chris O’Dowd.

La scuola del Saturday Night Live ha sicuramente dato i suoi frutti, Kristen Wiig tiene la scena splendidamente per tutta la pellicola, dimostrandosi donna di enorme carisma, innata bravura e buona dose di fascino. La sua interpretazione è impeccabile, le due scene che la vedono andare di matto prima in aereo e poi in macchina sono strepitose ed esilaranti e dimostrano, allo stesso tempo, l'alto tasso di comicità che scorre nelle sue vene.

Il fenomeno Apatow centra nuovamente il bersaglio, realizzando una storia fresca, mai banale e capace di strappare moltissimi sorrisi. Finalmente qualcuno tenterà di aiutarci a capire che cosa vogliono le donne. Uno sguardo inedito che degusterà moltissimo l’occhio maschile e divertirà un mondo quello femminile. Vedere per credere.

Trailer:

domenica 14 agosto 2011

La Gente in Vacanza, le Sale in Città

Ferie. Vacanze. Due termini che vanno quasi sempre di pari passo, specie in questa altalenante stagione estiva. Nonostante il caldo afoso che attanaglia tutta la città e le migliaia di persone che partono verso i più disparati luoghi turistici alla ricerca di qualche smodato divertimento estivo, i cinema esitano a chiudere. Alcuni magari vanno a riposo per qualche giorno, altri riducono di numero le loro sale, ma la maggior parte vanno avanti come se niente fosse.

Ieri sera mi è capitato di vedere “Le Amiche della Sposa”. Non è stato facile. Non si riusciva a trovare un’altra persona che strappasse il secondo biglietto necessario per far partire la proiezione. Non sapevo che bisognava essere almeno in due per onorare uno spettacolo. Fortunatamente all'ultimo l’ho spuntata io. E la proiezione finalmente ha avuto luogo. In sala eravamo in sei!

Questo è il periodo in cui aprono le arene (vedi Nuovo Sacher), per offrire la possibilità, oltre che di recuperare la maggior parte dei titoli della passata stagione, di far rivivere ai cinefili più navigati momenti di malinconia pura ricordando i vecchi tempi del cinema all'aperto. Che belli!

Eppure, guardando il calendario delle uscite, questo agosto non sembrerebbe poi nemmeno così tanto apocalittico, cinematograficamente parlando.

Il cartellone suggerisce un Jim Carrey pronto a tornare alla carica, Jason Bateman e i suoi migliori amici impegnati a progettare l'assassinio dei loro spregevoli capi (Kevin Spacey, Jennifer Aniston e Colin Farrel), delle particolarissime damigelle d'onore, firmate Judd Apatow, pronte a farne di cotte e di crude e, dulcis in fundo, il secondo supereroe verde dopo Hulk: Lanterna Verde, destinato a chiudere le danze.

Un menù niente male dopotutto!

venerdì 12 agosto 2011

Come Ammazzare il Capo e Vivere Felici - La Recensione

Nick (Jason Bateman), Kurt (Jason Sudeikis) e Dale (Charlie Day) sono tre grandi amici che condividono insieme l’esasperazione e l’insoddisfazione nei confronti dei loro lavori. Costretti a sottostare ai continui abusi dei relativi capi, decidono finalmente di migliorare le loro vite uccidendo rispettivamente ognuno il capo dell’altro. Ma la completa inesperienza nel campo degli omicidi e la paura di finire in prigione li porterà inevitabilmente a cacciarsi in un grosso mare di guai.

E’ il canovaccio di “Come Ammazzare il Capo e Vivere Felici” ("Horrible Bosses" in originale), commedia diretta da Seth Gordon e scritta da Michael Markowitz, John Francis Daley e Jonathan M. Goldstein.
Sebbene la formula della pellicola non offra alcuno spunto narrativo davvero originale, ma anzi si ispiri a molti altri titoli, tra cui in particolare l'esplicitato "Delitto per Delitto" di Alfred Hitchcook (in versione comica ovviamente), è senza dubbio apprezzabile il modo in cui, usando un pizzico di intelligenza e amalgamandola ad un brillante cast di attori in gran forma, questa riesca a funzionare a dovere per tutti i suoi cento minuti circa di durata.

La completa potenza del film fuoriesce non appena l’ottimo trio formato dai protagonisti Jason Bateman, Charlie Day e Jason Sudeikis inizia il proprio show sullo schermo. La loro alchimia in scena risulta praticamente perfetta grazie all’assoluto equilibrio composto dalla differente caratterizzazione dei loro personaggi. Se Jason Sudeikis appare scatenato come non mai, impersonando il ruolo di inaffidabile e incessante calamita per i guai, il bravissimo Charlie Day gioca come si deve quello della povera spalla, mentre al grandissimo Jason Bateman, sempre impeccabile nel vestire i panni più sostenuti e ironici dell’everyman tradizionale, resta il compito di tenere uniti i fili del gruppo, rimarcandolo con adeguata razionalità non appena bisogno.

Ovviamente se tutto funziona a meraviglia, il merito è anche delle curiose (se vogliamo) scelte dei fantastici antagonisti. Se il mastodontico Kevin Spacey non è più una novità nelle vesti dello spietatissimo cattivo di turno ma solo una garanzia, diventa una notizia, invece, vedere un ripugnante Colin Farrel per l’occasione cocainomane in sovrappeso e con allegato riporto in testa. Ma la sorpresa più grande è senza dubbio una Jennifer Aniston versione ninfomane. Per l’occasione, infatti, la bellissima ex Rachel di “Friends” sembra aver messo da parte i ruoli da brava ragazza lasciando tutti a bocca aperta per abbracciare interamente il personaggio di una dentista in perenne desiderio sessuale nei confronti del suo "sfortunato" assistente. La sua perfetta aderenza al personaggio non fa altro che aumentare ancora di più l'immensa gioia di tutto il pubblico maschile estasiato dalla sua bellezza, i momenti più piccanti in cui mette in mostra il meglio della sensualità di cui è dotata sono la prova tangibile di come sia riuscita a trovarsi meravigliosamente a proprio agio in questo inedito ruolo.

Infine, non ci si può esentare nel ricordare anche la spassosa partecipazione di Jamie Foxx nei panni del misterioso sicario, pronto a proporsi come consulente per aiutare i poveri aspiranti assassini a far fuori i loro capi. La sua partecipazione seppur piccola resta comunque degna di nota.

L’ultima volta che al cinema una commedia americana faceva respirare una ventata di freschezza così piacevole, risale più o meno a qualche anno fa e si intitolava “Una Notte da Leoni”. Molti rimasero sorpresi dalla sferzata di originalità portata in sala dal film di Todd Phillips. Originalità che purtroppo non può essere attribuita anche per quanto riguarda il film di Seth Gordon. Ma “Come Ammazzare il Capo e Vivere Felici” resta comunque un ottimo valido esempio di Buddy Movie contemporaneo, capace di raggiungere, attraverso i suoi geniali ingredienti, la stessa frizzantezza e lo stesso divertimento in grado di strappare al pubblico in sala numerose, gustose risate.

Trailer:

sabato 6 agosto 2011

Riscopriamoli insieme: "AmmazzaVampiri" (1985)

Casualmente, e per differenti motivi, negli ultimi giorni mi è capitato di visionare “AmmazzaVampiri “ (in originale “Fright Night”) il teen-horror scritto e diretto dal regista e sceneggiatore Tom Holland datato 1985. Il film narra la storia del giovane Charlie Brewster, che scopre di avere un vampiro come nuovo vicino di casa e decide di denunciarlo alla polizia appena intuisce che questo è collegato all’omicidio di alcune ragazze appena scomparse nella zona. Quando però la giustizia non troverà le prove necessarie per affermare la teoria del povero ragazzo e tutti gli altri non crederanno alle sue parole, quest’ultimo dovrà prepararsi a fare i conti con l’ira del suo dannato vicino, pronto a dichiarargli morte certa per il fastidio procuratogli.

Una delle più banali ragioni che mi ha portato a voler recuperare questo titolo, riguarda la prossima uscita del suo remake: “Fright Night”. La pellicola, in Italia a fine agosto, sarà diretta dal regista Craig Gillespie ("Lars e una Ragazza Tutta Sua") e vedrà nei panni del cattivissimo vampiro, vestiti in originale dall’attore Chris Sarandon, il noto volto di Colin Farrell. Ma come dicevo però, l’uscita del remake era solo un motivo secondario, la ragione principale che mi ha spinto ancor più velocemente a voler rispolverare questo film è stata l’intuizione, avvertita da alcune voci di corridoio, che potesse essere davvero un ottimo horror. E come spesso accade, queste voci di corridoio erano fondate.

La pellicola di Holland può considerarsi praticamente perfetta. Sia dal punto di vista della storia, costruita in modo semplice ma allo stesso tempo acuto, sia dal punto di vista dei personaggi, caratterizzati tutti in modo prodigiosamente impeccabile. Come si può non rimanere elettrizzati dall’ammazzavampiri del titolo, il Peter Vincent interpretato da Roddy McDowall. Un attore sulla via del tramonto a cui non è rimasto altro che presentare i suoi vecchi film in televisione nel programma notturno “Ore d’Orrore”. Geniale il percorso che lo vede mutare da mito a cialtrone prima per poi diventare realmente il personaggio tanto amato e interpretato dapprima solo su celluloide. Altrettanto ingegnosa la scelta di nascondere inizialmente tutta la sensualità di Amy, la ragazza di Charlie interpretata da Amanda Bearse. La vediamo nelle prime scene conciata in modo da non poter suscitare la minima attrazione ma in seguito subisce un’improvvisa trasformazione che la porta a diventare una donna super sexy. Favolosa la sequenza in discoteca in cui balla in modo molto provocante insieme al perfido vampiro Jerry. Strano accorgersi che in tutto ciò il protagonista del film (William Ragsdale) sembra fungere solamente da collante. E’ lui il motore della storia ma non ne è mai il centro di interesse. E' vero, condividere le scene migliori con Chris Sarandon di certo non gli sarà stato d’aiuto (diciamolo: il suo vampiro è esemplare) ma è anche vero che i personaggi più avvincenti del film sono tutti quelli dal ruolo secondario (vedi anche Stephen Geoffreys e Jonathan Stark). Qualche postilla anche sugli effetti speciali che, sebbene siano sicuramente molto datati, complessivamente risultano molto più che accettabili. Semmai dovreste vedrere il film capirete di cosa sto parlando.

La verità è che non ricordo di aver visto un horror migliore dedicato ai vampiri. Magari la mia memoria mi inganna (e non sarebbe la prima volta) ma posso dire per certo che quantomeno questo è sicuramente uno dei migliori horror sui vampiri che io abbia mai visto. Tornando al remake. Quello che posso dire è che dopo aver visto i due trailer che circolano in rete ho notato, specie nell’ultimo, moltissime differenze dall’originale. Immagino quindi che lo stampo finale non sarà simile al film di cui ho appena finito di parlare, del resto perché scegliere di migliorare qualcosa che non ne ha affatto bisogno.


                                Trailer: