IL SITO DEDICATO AL CINEMA IDEATO, SCRITTO E DIRETTO DA GIORDANO CAPUTO

lunedì 26 dicembre 2011

Top 20 Movies of 2011 - Part Two

Ogni promessa è debito.

E' arrivato il momento di svelare gli imperdibili. I migliori. Quei dieci titoli che quest'anno hanno meritato di più in assoluto. Ci tengo a precisare che la classifica è stata solamente un pretesto per divertirmi un po', come accennavo, è stato un lavoro molto duro decidere le posizioni. Anche se le uniche per cui non ho mai avuto alcun dubbio sono state la Numero 3, la Numero 2 e la Numero 1. Ma ora basta con le chiacchiere, non voglio dilungarmi oltre con i discorsi.

Siete pronti?

...Let's see...




INGLORIOUS CINEPHILES: Top 20 Movies of 2011 - Part Two



10 - Le Idi di Marzo
Entra nella Top 10 quello che probabilmente è il miglior film del George Clooney regista: un thriller politico sorretto da un cast di attori micidiale e forte di un ritmo e una narrazione praticamente perfetti. "Le Idi di Marzo" è senza ombra di dubbio uno dei migliori film dell'anno, perfetto sia registicamente che a livello interpretativo, non a caso la sua partecipazione ai prossimi Oscar appare ormai quasi del tutto scontata. Vorrei aggiungere due parole inoltre sul manifesto, quello che riprende la copertina del "Time": semplicemente fantastico e geniale.

09 - Melancholia
Di questo titolo ricordo soprattutto il potente cazzotto sullo stomaco che mi è parso di ricevere non appena terminata la proiezione. La visione di "Melancholia" è stata una vera e propria esperienza. Capace di affascinarmi moltissimo con le sequenze a rallenty iniziali e poi di consumarmi lentamente durante tutto il resto della narrazione. Sebbene non sfugga da alcuni evidenti difetti, credo che se un film riesca a farti provare un qualcosa di così potente a livello fisico allora significa certamente che ha qualcosa in più di qualsiasi altro.

08 - Carnage
"Carnage" rappresenta un po' una delle cose che io amo di più: il crollo della maschera. Assistere alla perdita del controllo di queste due coppie, proprio nel mezzo di un incontro organizzato per risolvere il conflitto violento generato dai loro figli, è stato uno dei momenti più belli che ho potuto vivere in sala. Credo che lo sviscerare i reali impulsi umani, quelli che spesso tratteniamo o gestiamo accuratamente all'interno della società, sia uno degli argomenti più interessanti da poter trattare al cinema. In questo caso Polanski ha fatto un ottimo lavoro circondandosi anche di quattro fantastici attori tutti straordinariamente in parte (Waltz-Winslet in particolare).

07 - Warrior
Forse è il più outsider di tutti. "Warrior" è stato un film a cui mi sono avvicinato con il minor numero di aspettative possibili, sospettoso di trovarmi di fronte all'ennesimo clone di tanti altri film del genere. Invece devo ammettere che è riuscito a sorprendermi in maniera molto positiva, tanto da riuscire a conquistarmi completamente dosando in modo intelligente drammaticità e azione, accontentando una fascia di pubblico molto vasta e arrivando persino a emozionare grazie a un finale abbastanza commovente.

06 - Il Cigno Nero
Sembra passato molto più di un anno e invece "Il Cigno Nero" è uscito in Italia solo a metà febbraio 2011. Oltre a una strepitosa Natalie Portman, che finalmente è riuscita a portarsi a casa la tanto ambita e meritata statuetta, la pellicola di Aronofsky convince soprattutto per quelle sue profondissime atmosfere dark agghiaccianti, indispensabili per entrare in contatto con il mondo distorto e crudele percepito dalla fragilissima ballerina Nina. Anche qui un ottimo cast e una mezz'ora finale da cardiopalma.

05 - Drive
Arriviamo in Top 5 e con questo titolo celebriamo probabilmente le due rivelazioni della stagione: Ryan Gosling e Nicolas Winding Refn. "Drive" è stata la pellicola che ha convinto tutti all'ultimo festival di Cannes e, sebbene poco apprezzata da noi, per quanto mi riguarda è stata una delle sorprese più sbalorditive sotto molti punti di vista. Dalla destrezza con cui il suo regista è riuscito a rapire le nostre menti, quasi ipnotizzandole e costringendole ad assistere a questa storia fatta di dolorosa violenza e quasi impercettibili sentimenti fino alla caratterizzazione di un protagonista taciturno, freddo, apparentemente quieto ma potenzialmente letale. La sua giacca con lo scorpione disegnato sulla schiena ne è una rappresentazione perfetta.

04 - The Fighter
Niente storia di pugilato come ci si aspettava. E' la famiglia a far da padrona nel bellissimo film di David O'Russel. Una famiglia sconquassata, distruttiva ma che nonostante tutto alla fine si rivela essere comunque indispensabile per la vita del protagonista Mickey. Un enorme Christian Bale e un Mark Whalberg bravo come non mai, duettano per dar vita a un dramma appassionante e coinvolgente. Un film doloroso che sa benissimo come fare per arrivare dritto al cuore.

03 - Il Grinta
Fratelli Coen. Jeff Bridges. Matt Damon. What else? La Top 3 si apre con questo gruppo di geni talentuosi che hanno deciso di buttarsi a capofitto nel remake di un cult western di fine anni '60 con protagonista John Wayne. Ecco a voi il perdente ingiustificato della passata edizione dei premi Oscar. Ennesimo capolavoro firmato dai fratelli di Minneapolis: un western girato impeccabilmente, condito con quel pizzico di grottesco che non guasta mai e, più di ogni altra cosa, con un Jeff Bridges gigantesco al seguito. Ancora siete qui a leggere? Dovete assolutamente recuperarlo.

02 - The Tree of Life
Oggettivamente "The Tree of Life" avrebbe meritato la prima posizione. Il problema è che Malick è un tipo abbastanza complicato. Se non sei disposto a metterci del tuo non è semplice stargli dietro. Per cui, visto che una delle domande che mi pongo spesso dopo aver visto un film è: "ma mi piacerebbe rivederlo?" e in questo caso la risposta è stata: "si, ma senza fretta", ho deciso di farlo scendere in seconda posizione. E' innegabile che l'intero percorso intrapreso da Malick in questo film sia frutto di una mente non solo intelligente ma soprattutto libera, sotto certi aspetti anche superiore, ma io ricordo perfettamente anche le reazioni del pubblico durante la proiezione e sono arrivato alla conclusione che se non sei preparato a ciò che ti aspetta può diventare davvero una sofferenza assisterne alla visione. Mi limito a dire perciò che "The Tree of Life" è assolutamente da scoprire però è bene che quando decidiate di farlo vi armiate di un po' di buona volontà e un po' di santa pazienza.

01 - Habemus Papam
Si. Il più bel film nel 2011 per quanto mi riguarda l'ha fatto Nanni Moretti. La prima volta che l'ho visto al cinema ne sono rimasto stranamente colpito, una di quelle storie che rimangono dentro per giorni e giorni facendoti continuare a pensare e a riflettere. Poi casualmente l'ho rivisto di nuovo a distanza di qualche mese, ancora al cinema, e al termine della seconda visione tutto mi è sembrato molto più chiaro. Poetico, sensibile, commovente, esilarante, ironico, tutto quello che di buono si può trovare o chiedere ad un film in "Habemus Papam" è presente. Per me è un assoluto capolavoro, il vincitore incontrastato di questo anno cinematografico. Peraltro non sono ancora riuscito a metabolizzare la sua esclusione come candidato italiano all'Oscar ma questo, ahimé, è un altro discorso.

Bene, mi pare che ci siamo detti tutto. Vi ricordo che chiunque si fosse perso la prima parte può recuperlarla facilmente cliccando qui. Questo è ufficalmente l'ultimo post dell'anno in corso e visto che molto probabilmente mi dovrò far sopportare da voi ancora a lungo ne approfitto per augurare a tutti un 2012 pieno zeppo di buone visioni. Credo sia l'augurio migliore che un cinefilo possa fare ai suoi lettori.




Alla prossima !   ;)

 



sabato 24 dicembre 2011

Top 20 Movies of 2011 - Part One

Ci siamo, un altro anno cinematografico volge al termine. Anzi, a dirla tutta, credo sia già terminato qualche giorno fa, forse leggermente in anticipo rispetto al previsto. Tuttavia allora, da cinefilo quale sono, ho voluto provare anche io per quest'anno a cimentarmi nella tanto acerrima e delicata lista dei migliori film della stagione.

Devo ammettere di aver scoperto che si tratta di un compito piuttosto complicato. Voglio dire, più del previsto. Il problema è che non si finisce mai di cambiare posizione ai film: prima uno più su, poi un altro più giù e poi ancora uno su e ancora uno giù. Per fortuna, alla fine, dopo aver visto e rivisto la scaletta finale, mi sono convinto di aver trovato un accordo soddisfacente con le mie preferenze e ho deciso di non toccare più nulla.

Ho optato per una classifica di venti titoli che andrò a dividere in due parti. Per cui posterò inizialmente le posizioni dalla 20 alla 11 e in un secondo momento quelle dalla 10 alla 1. Le scelte saranno del tutto personali e, cosa importantissima, riguarderanno esclusivamente titoli usciti ufficialmente nelle sale italiane, quindi nessun film da festival inedito e nessuno recuperato per mezzo di altre metodologie disponibili.

Ma adesso mettiamo da parte le premesse e andiamo a rompere gli indugi:



INGLORIOUS CINEPHILES: Top 20 Movies of 2011 - Part One


20 - Boris: Il Film
Parto con questo film perché fa parte di quei pochi titoli che ho deciso di inserire a causa di una pura passione personale. Non c'è una motivazione ben precisa. "Boris" è stata una buonissima serie italiana, una delle poche, e il suo passaggio al cinema mi ha regalato precisamente ciò che mi aspettavo. Questa non è una commedia, non è una serie tv che tenta la fortuna sul grande schermo è più una denuncia, un dietro le quinte dalle tinte horror sul cinema italiano attuale. Sconvolgente.

19 - Easy Girl / Crazy, Stupid, Love (Emma Stone Tribute)

Poco spazio alle incomprensioni. Emma Stone è l'unica attrice di cui al momento sono follemente innamorato. In "Easy Girl" mi ha sconvolto, lo avrò visto credo almeno cinque volte e lo rivedrei volentieri anche in questo momento, in "Crazy, Stupid, Love" è stata incantevole. E' un'attrice bravissima, una donna bellissima e qualsiasi cosa dovesse fare io sarò sempre davanti allo schermo pronto a guardarla, anche se dovesse essere un cinepanettone. Tra pochi mesi intanto la vedremo tutti quanti nel reboot di Spiderman, dove interpreterà Gwen Stacy: la nuova ragazza di Peter Parker. Porterà per la prima volta il colore naturale dei suoi capelli: il biondo. Io però la preferisco rossa.

1
8 - Rango / Le Avventure di Tin Tin: Il Segreto dell'Unicorno
I film d'animazione quest'anno sono stati abbastanza dimenticabili. Tutti. Gli unici ad essersi salvati credo siano stati proprio il "Rango" di Gore Verbinski e il "Tintin" di Steven Spielberg. Non sono riuscito a sceglierne uno in particolare perché entrambi hanno pregi e difetti allo stesso livello. Forse penderei leggermente più per "Tintin" per quanto riguarda il ritmo, però anche "Rango" è davvero un grandissimo lavoro. Non lo so, recuperateli entrambi e magari aiutatemi a schiarire le idee.

17 - L'Alba del Pianeta delle Scimmie
Un blockbuster eseguito a dovere. Intrattenimento intelligente con ottima dose di buoni elementi, uno dei pochi esperimenti vincenti della stagione. Prendere un cult come "Il Pianeta delle Scimmie" e pensare di farne un prequel/reboot era già di per se un idea abbastanza pericolosa, essere riusciti a portarla a termine con dei risultati soddisfacenti è segno di ammirevole bravura. Lo scimpanzé interpretato in "motion capture" da Andy Serkis poi è davvero impressionante, in moltissime inquadrature sembra trasmettere sentimenti simili ad un essere umano.

16 - L'Ultimo Terrestre / Scialla!
Un'altra accoppiata. Lo so, c'è chi sta pensando che così non vale. Ma è la penultima promesso. Accoppiare questi due film secondo me è necessario per comprendere quale sia la strada giusta da intraprendere per cambiare in meglio il cinema italiano. "L'Ultimo Terrestre" e "Scialla!" sono due opere prime di due registi emergenti. Visionandole, oltre a convincere pienamente, fanno percepire quella ventata di novità che troppo spesso è assente all'interno dei nostri titoli. Questa è la posizione dedicata alla prospettiva futura, un incoraggiamento di ciò speriamo un giorno possa trasformarsi da 16 a un numero molto più basso.

15 - Midnight in Paris
Woody Allen. Sarebbe sufficiente solo il suo nome a giustificarne la preferenza, eppure ultimamente anche lui ha battuto leggermente la fiacca. Non quest'anno però. Questo film è un sogno ad occhi aperti che oltre a divertire soprattutto spinge a riflettere e pensare. Impossibile non identificarsi nel personaggio di Owen Wilson e non invidiare la sua fortuna nel momento in cui riesce ad entrare in contatto con i suoi miti del passato. In quei cambiamenti che pian piano si fanno largo in lui, attraverso i numerosi viaggi all'indietro nel tempo, magicamente sentiamo cambiare qualcosa anche in noi. Ed è proprio in quell'istante, quando comprendiamo ciò che prima sembrava essere sfuggevole, che ci accorgiamo di essere stati fregati ancora una volta dal quel maledetto genio di Allen.

14 - Sherlock Holmes: Gioco di Ombre
E' l'unico film del 2011 in cui è presente Robert Downey Jr. Mi sembra chiaro che, come andasse andasse, in classifica ci sarebbe entrato comunque. E invece poi ti accorgi anche di trovarti di fronte ad un buonissimo film, un sequel tra l'altro, il che rende tutto ancora più apprezzabile. Guy Ritchie sembra essere rinato da quando ha mollato Madonna. La saga di "Sherlock Holmes" è in buonissime mani e finché l'accoppiata Robert Downey Jr. / Jude Law andrà d'amore e d'accordo (in scena intendo) niente e nessuno potrà fermarla.

13 - Source Code / I Guardiani del Destino
Ci siamo. Eccovi l'ultima accoppiata. In realtà avevo scelto di mettere solo "Source Code" ma mi dispiaceva da morire non nominare anche "I Guardiani del Destino". Anche questi due film hanno molto in comune. Entrambi infatti appartengono al genere Sci-Fi e soprattutto entrambi fanno della bellissima storia d'amore il loro motore principale. Come accennato credo che "Source Code" vinca nettamente sull'altro, probabilmente perché ha una storia più articolata e mozza-fiato. A scanso di equivoci però vi invito a recuperarli entrambi, sono a loro modo due titoli molto romantici.

12 - Kick-Ass
"Momento Nerd". Chi non ha mai sognato di diventare un Supereroe? Il protagonista di questo film trova il modo di metterlo in pratica nella vita reale e aiutato dagli eventi, ci riesce. Divertentissimo, parodistico, fuori dagli schemi, "Kick-Ass" vi sorprenderà sicuramente e a stupirvi ancor di più sarà la piccola Chloe Moretz, una ragazzina dalla bravura impressionante, qui nei panni della figlia di Nicholas Cage. Non potrete restare a bocca chiusa vedendola all'opera. E' impossibile.

11 - Super 8
J.J. Abrams & Steven Spielberg. Una coppia d'assi per un ritorno agli anni '80 e "Momento Nerd n°2". Grande storia e grande stile in un action movie fatto di alieni e adolescenti che riporta alla mente storici titoli come "E.T.", "I Goonies" e "Stand by Me". Anche una dolcissima storia d'amore alla "Romeo & Giulietta" in uno spettacolo straordinario capace di teletrasportare lo spettatore indietro nel tempo fino a farlo sentire nuovamente bambino. Ma attenzione, perché una volta saliti sulla giostra non avrete più voglia di scendere e tornare a casa.

Bene, qui finisce la prima parte.
Per ora è tutto, vi aspetto tra qualche giorno per il rush-finale.

EDIT: Part Two

giovedì 22 dicembre 2011

Le Idi di Marzo - La Recensione

Il poliedrico George Clooney, a quattro anni di distanza dalla commedia romantica “In Amore Niente Regole”, torna dietro la macchina da presa per dirigere il thriller politico serratissimo “Le Idi di Marzo”. La pellicola, presentata con molto successo qualche mese in apertura all’ultimo festival di Venezia, si lascia notare innanzitutto per il numerosissimo cast di stelle a sua disposizione. Oltre alla presenza dello stesso Clooney infatti (il quale si è ritagliato un piccolo ruolo molto rilevante ai fini della trama) ad indossare le vesti da protagonista troviamo l'ormai apprezzatissimo Ryan Gosling, a sua volta supportato da una carrellata di altri straordinari nomi del calibro di: Philip Seymour Hoffman, Paul Giamatti, Marisa Tomei, Jeffrey Wright e Evan Rachel Wood.

Proseguendo fedele lungo un filo del tutto stabile e ben connesso al resto dei suoi passati lavori, il Clooney regista mette in scena un thriller dalla matrice molto classica, decidendo di sacrificarsi in scena per darsi al massimo dietro la camera e affidandosi principalmente alle interpretazioni degli altri grandissimi artisti al suo servizio. "Le Idi di Marzo" intraprende così un percorso dallo sviluppo abbastanza ordinato e semplice ma non per questo da considerarsi scontato, il coinvolgimento dello spettatore si fa lampante, studiato alla perfezione fotogramma dopo fotogramma, merito, oltre che di un ottima regia, di un Ryan Gosling onnipresente e bravissimo nel farsi carico di tutto il peso della scena. É lui infatti l'epicentro selezionato a motorizzare il flusso del racconto, il catalizzatore degli eventi necessari a far smuovere la storia, l'attore canadese si ritrova spesso, anche qui come in “Drive”, a recitare esclusivamente con i muscoli della propria faccia, servendosi di leggeri, quasi impercettibili movimenti del viso, appena sufficienti a trasmettere intensi stati d’animo e sensazioni.

Mettendo alla berlina la politica americana, e perché no, anche quella in generale, "Le Idi di Marzo" si trasforma rapidamente in una sorta di trattato sul "fare politica", illustrandola come una professione da esercitare solamente se forniti di fortissimo pelo sullo stomaco e in alcuni casi simile al mestiere del serial killer: da svolgere in maniera spietata e fredda. Un ambiente dove la lealtà e l’onestà non riescono a trovare spazio, o quantomeno lasciano il tempo che trovano, in cui ogni sano principio è destinato a dissiparsi quasi naturalmente insieme a quegli stessi ideali ferrei e inviolabili che a un certo punto sono costretti a mettersi da parte per lasciare terreno fertile alla sola cosa a cui l’uomo tiene veramente di più al mondo: il potere.

Confezionato in una cornice affascinante e pregevole, l’ultimo lavoro firmato George Clooney centra in pieno il bersaglio prefissato in partenza. L'attore e regista statunitense ha dimostrato più e più volte di essere a tutti gli effetti un grandissimo fruitore di cinema e la sua presenza, sia quando in veste d'attore sia quando in quelle di regista, sta diventando sempre di più un sinonimo di garanzia e qualità al cinema. Per cui se per caso vi foste smarriti o state ancora cercando la strada giusta, accettate un consiglio: alzate lo sguardo e seguite le indicazioni di George. Saranno sicuramente quelle giuste.

Trailer:

domenica 18 dicembre 2011

Sherlock Holmes: Gioco di Ombre - La Recensione

Più avvincente, più divertente, più enigmatico. “Sherlock Holmes: Gioco di Ombre” è un sequel esemplare, un lavoro pregevole che non solo si permette di ripresentarsi al pubblico con una facciata ancor più tosta rispetto a quella di due anni fa ma riprende, e prosegue coerente, anche alcune delle sotto-trame più interessanti che tanto avevano incuriosito e affascinato sin dal principio, tutto, ovviamente, senza far cadere nemmeno una freccia dal proprio arco e andandone a guadagnare addirittura qualcuna di scorta.

In questo secondo capitolo, oltre al ritorno di tutti personaggi visti in quello precedente, c'è l’inserimento della grande nemesi di Holmes: il professor Moriarty. La formula narrativa è sempre la stessa, qui Sherlock Holmes (Robert Downey Jr.) e il suo fedele Dott. Watson (Jude Law) devono indagare sullo strano omicidio del principe d’Austria che a quanto pare dovrebbe essere solamente il primo tassello di un progetto assai più vasto e pericoloso che al suo vertice vedrebbe proprio la geniale mente criminale del professor Moriarty (Jared Harris).

Sempre più paragonabile a James Bond nella sua forma, l’Holmes di Guy Ritchie si sta consacrando lentamente come prodotto di grande intrattenimento e qualità. Il duo formato dall’immenso Robert Downey Jr. e Jude Law funziona alla perfezione, la loro alchimia garantisce in ogni momento una fortissima complicità sulla scena, sostenendo a dovere anche quel rapporto omosessuale implicito tra Holmes e Watson diventato ormai una delle componenti più importanti per la vitalità del franchise. Differentemente dal precedente, infatti, in questo “Gioco di Ombre” si cerca di nasconderlo sempre meno, disperdendolo con generosa abbondanza non appena c’è una possibilità per farlo (vedi la luna di miele in treno). I legami tra i due compari e le rispettive consorti sono palesemente più deboli paragonati a quello che li vede protagonisti e ogni loro battibecco, dispetto o velato gesto d’affetto elargito nel corso del racconto non fa altro che confermare questo essere a tutti gli effetti una concreta coppia di fatto (vedi il ballo che precede il finale).

Chi lamentava di un ritmo leggermente troppo sostenuto finalmente avrà la possibilità di ricredersi. L’azione e i misteri da risolvere questa volta sono onnipresenti e molto più dilatati, probabilmente per accrescere maggiormente i consensi positivi del pubblico. Ne deriva una vera e propria sfida scacchistica dove le due menti più acute ed ingegnose scalpitano a vicenda per darsi costantemente del filo da torcere, disposti anche a spostare in secondo piano il raggiungimento dei loro obiettivi pur di favorire un compiacimento personale e la proclamazione di un unico vincitore.

E' con estremo piacere constatare quindi che “Sherlock Holmes: Gioco di Ombre” non solo non delude le aspettative ma riesce anche a superarle. Il sorpasso (o evoluzione?) sarà probabilmente una questione di punti di vista, lo dovrete verificare in base alle vostre esigenze e/o preferenze. Tutti saremo d’accordo però su un unica certezza: se questi sono gli standard sui quali è destinata a viaggiare la saga allora noi non vediamo l’ora di gustarci al più presto qualche nuova avventura del detective di Baker Street e del suo fedele partner. Elementare, no?

Trailer:

venerdì 16 dicembre 2011

Beginners - La Recensione

Pur non essendo mai uscito nelle nostre sale, quello di “Beginners” è già diventato un piccolo grande caso “cinematografico”. Seppur molto apprezzato dalla critica (in particolar modo da quella europea), il secondo lungometraggio diretto da Mike Mills non è riuscito a trovare spazio nei cinema del nostro paese e dopo alcuni rinvii che lo avevano visto in possibile uscita è stato infine solamente destinato per il mercato home video. Decisione accolta da molti con leggero stupore, soprattutto vista l'attivissima partecipazione della pellicola all’imminente stagione dei premi, dove si è già aggiudicata due Gotham Awards (premio per il cinema indipendente) per il miglior film e per la miglior performance dell’intero cast.

E proprio dal cast si potrebbe partire per iniziare a parlare di questo lavoro. Perchè Ewan McGregor, Melanie Laurent e Christopher Plummer non sono affatto nomi da poco, bravissimi tra l'altro nel fornire ai loro personaggi un interpretazione molto intensa, in cui ad emergere maggiormente è il loro stato interiore più nascosto e più potente. Quello di Mills è senza dubbio un film profondo, dove il protagonista è costretto a fare i conti con la propria incapacità di vivere una vita felice, finendo per domandarsi se la felicità preveda una precisa strada da percorrere, un regolamento da seguire, o semplicemente è tutta solo una questione di fortuna. L’Oliver di Ewan McGregor già da troppo tempo ha rinunciato alla sua, favorendo questa alla tristezza e alla solitudine, una grande mano gli è stata fornita anche dal padre che appena dopo la morte della moglie, si è ufficialmente dichiarato gay con l'intento di volerlo essere finalmente "non solo in teoria ma anche in pratica". Tramite i regolari flashback allora, Oliver ripercorre gli ultimi mesi di vita di suo padre contemplando come questi, seppur danneggiati da un cancro incurabile, siano sempre stati vissuti con la stessa intensità, gioia e felicità. Al presente invece c'è l'incontro con Anna, nuova possibilità per ripartire e provare a rimettersi in corsa, contrastando un ormai esplicita tristezza col giovamento di una compagna di viaggio molto affine alle sue corde. La loro relazione nasce quasi come a volersi prendere per mano e affrontare insieme il lungo cammino ma finisce per incanalarsi, nella naturale evoluzione, proprio in quello che Oliver temeva e ancora teme di più.

Secondo Mills, la felicità è un qualcosa da costruire, meglio se insieme, nessuno ha mai detto che sia un mestiere facile ma il segreto sta proprio nel non cercare di aggrapparsi a guide, trucchi o istruzioni, ricordandosi solo un unica regola: "non mollare mai". In "Beginners" la vivacità di questo messaggio si percepisce abbastanza bene, quello che sembra mancare però è forse un degno approfondimento a riguardo. Il rammarico più grande infatti è quella mancanza di empatia che, visto lo spunto interessante di cui si faceva carico il racconto, sarebbe potuta essere molto più amplificata anziché solo dolcemente innestata.

Perciò l'ottima interpretazione di Christopher Plummer appare probabilmente come la componente più nitida dell'intero nucleo, insieme a un leggero amaro in bocca per l'occasione sfruttata solo parzialmente. Per Mills questo è un secondo tentativo. Probabilmente di miglioramenti rispetto a "Thumbsucker - Il Succhiapollice" ce ne sono stati eccome ma essendo anche lui, proprio come i protagonisti del suo film, un beginner in fase di crescita, c'è bisogno ancora di altra pratica prima di arrivare a raggiungere degli obiettivi leggermente più concreti e avanzare magari al livello successivo.

Trailer:

sabato 3 dicembre 2011

The Help - La Recensione

Tate Taylor adatta e dirige per il grande schermo il romanzo best seller di Kathryn StockettThe Help” (in Italia “L’Aiuto”), denuncia di alcune crudeli storie di razzismo che agli inizi degli anni Sessanta vedevano le domestiche afro-americane di Jackson, in Mississippi, essere maltrattate umanamente e senza alcuna coscienza da parte delle moltissime famiglie bianche borghesi per cui prestavano servizio.

Forte di un cast corale tutto al femminile di grandi nomi, la pellicola di Taylor concentra volutamente tutta la sua potenza sulle ottime interpretazioni delle attrici protagoniste. Sono le perfette caratterizzazioni fornite dalla bravissima Viola Davis e da un ancor più brava Octavia Spencer a catalizzare la massima attenzione di noi spettatori nel profondo della storia, le due attrici sono chiamate ad incarnare due personalità fragili e forti in modo diverso. La prima è Aibileen Clark, protagonista effettiva del racconto e portatrice sana di sofferenze cresciute a tal punto da non poter essere più contenute, complice anche un durissimo lutto personale ancora non elaborato totalmente. La seconda è Minny Jackson, domestica dal forte temperamento abituata a cacciarsi spesso nei guai a causa della sua indole troppo istintiva ed esplosiva che spesso le impedisce di sottostare alle indecenti regole cui è obbligata.

Va da sé allora che in questo contesto tocchi proprio a Emma Stone, colei che apparentemente sembrava dover essere la protagonista centrale, il compito di farsi da parte di fronte a due entità così smisurate, accontentandosi "solamente" di supportare questi personaggi tanto complessi quanto molto più sfaccettati della sua emancipata Eugenia. La Stone mette in mostra ancora una volta le sue grandissime potenzialità d’attrice ma, penalizzata forse da un ruolo che la vede soffrire di un problema minore rispetto a quello gigantesco dei diritti e dell'uguaglianza: l'amore, riesce a spiccare leggermente meno delle sue colleghe. A chiudere l’eccellente cerchio interpretativo anche una odiosissima Bryce Dallas Howard, protagonista-vittima di un episodio divertentissimo, e una tenera, svampita Jessica Chastain, inedita in queste vesti.

Nonostante la pellicola di Taylor pecchi leggermente di alcune minuscole leggerezze retoriche sparse qua e là nel corso del racconto, non gli si può certo negare di essere in definitiva un amabilissimo lavoro. “The Help” riesce perfettamente nella sua missione di far comprendere allo spettatore quanto il razzismo e la discriminazione siano comportamenti disumani e assolutamente ingiustificati e soprattutto riesce benissimo a dispensare emozioni non solo commuovendo ma anche facendo divertire e arrabbiare quando serve. In un certo qual modo, tenta addirittura di mettere in discussione il ruolo concreto di madre, mostrando come i bambini cresciuti e accuditi sempre e solo dalla loro domestica identificassero più in questa quel ruolo piuttosto che nella loro vera matrice biologica.

Bisogna ammettere però che la storia di denuncia e riscatto dal lieto fine annunciato è probabilmente il lato più debole di “The Help”, Il classico sogno americano dove qualcuno in difficoltà attraverso il coraggio e la forza riesce ad imporsi a mille difficoltà per poi riscattarsi alla fine. Ma storie come questa sono sempre ben accette e tanto amate in America (dove infatti “The Help” è andato benissimo) e ancor di più dall’Academy, perciò non ci sarebbe da rimanere molto sorpresi se il film di Taylor quest’anno dovesse riuscire a fare incetta di premi e volare molto alto agli Oscar.

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