Lawless - La Recensione

1920, in America ha inizio il proibizionismo. Il commercio di alcol si fa illegale e di conseguenza il contrabbando dello stesso diventa l’unico modo di spaccio e ottima entrata redditizia per chiunque riesca a praticarlo. I leggendari fratelli Bondurant sono i migliori nella contea di Franklin a produrre una qualità di whisky alta e ricercata ma mentre gli affari vanno a gonfie vele, e le loro finanze crescono, da Chicago arriva il vice-sceriffo Charlie Rakes che, insieme al procuratore distrettuale, obbliga tutti i contrabbandieri a pagare una tassa salata sullo smercio dei loro prodotti. Con le buone e con le cattive molti si piegano alla nuova e corrotta legge, solo i Bondurant, indignati, decidono di ribellarsi ad essa.

Abbandonate le cupe atmosfere del buonissimo “The Road”, John Hillcoat si ripresenta al cinema con la trasposizione di un altro romanzo: “La Contea più Fradicia del Mondo” di Matt Bondurant. Ennesima collaborazione con il grande amico musicista Nick Cave, – il quale ha scritto interamente la sceneggiatura e le musiche – con “Lawless” il regista di "La Proposta" torna a riassaporare l’amato genere western amalgamandolo organicamente al gangster movie cruento e intraprendendo la strada assai ambiziosa di realizzare una pellicola di livello, destinata a restare.

E ad essere sinceri a “Lawless” le carte in regola per raggiungere i suoi obiettivi non mancano per niente: c’è una storia alla Scorsese, una scenografia curatissima e un cast d’attori dai nomi pesanti e in ascesa. Ripercorrendo i passi fatti con “The Road” allora Hillcoat sfrutta al massimo la cornice delle sue ambientazioni, indirizzandosi verso paludi di (tanto) sangue e vendette ma senza mai perdere di vista la natura umana e i suoi sentimenti. Ciò nonostante la sua pellicola non sembra mai riuscire a costruirsi un’anima, né a dare allo spettatore un motivo per empatizzare con i protagonisti o magari di provare un minimo di emozione per le vicende che accadono a ognuno di loro. Manca quindi la vitalità al suo ultimo lavoro, e non è certo che la colpa sia tutta quanta di uno Shia LaBeouf protagonista seccante e poco in parte, più probabile pensare che i problemi risiedano proprio nella sceneggiatura di Cave. Fortunatamente a riconsolarci c'è uno spassoso Tom Hardy in una delle performance migliori della sua (ancor breve) carriera e un Gary Oldman che nelle due scene a disposizione è talmente efficace da far rimpiangere il non avergli affidato un ruolo di maggior rilievo.

Ma è un’occasione mancata ciò che “Lawless” pianta nello spettatore. Il poco spessore ai ruoli femminili di Jessica Chastain e Mia Wasikowska influiscono sulla debolezza di un mancato spirito che Hillcoat, a differenza di “The Road”, questa volta non riesce a stabilire oltre lo schermo. La sua pellicola quindi deve ridimensionarsi di gran lunga e, sebbene sia un prodotto medio-buono, rinunciare a puntare di restare a lungo scolpita nelle nostre menti.

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