IL SITO DEDICATO AL CINEMA IDEATO, SCRITTO E DIRETTO DA GIORDANO CAPUTO

martedì 26 febbraio 2013

Gangster Squad - Una Nuova Clip


Conquistata la terza posizione al box office di questa settimana "Gangster Squad" continua la sua promozione con una nuova e avvincente clip. Potete vederla direttamente qui sotto.

Benvenuta a Los Angeles:

G.I. Joe - La Vendetta - Nuovo Spot


La Universal ha rilasciato un nuovo spot per "G.I. Joe - La Vendetta", il nuovo film di Jon M. Chu con D. J. Cotrona, Byung-hun Lee, Adrianne Palicki, Ray Park, Jonathan Pryce, RZA, Ray Stevenson, Channing Tatum, Bruce Willis e Dwayne Johnson in uscita al cinema Giovedì 28 Marzo 2013. Ve lo proponiamo qui sotto.


Rock Solid di 90:



Vi ricordiamo inoltre che a partire dal 7 marzo sarà possibile vedere un assaggio di 4 minuti esclusivi in 3D del film negli UCI CINEMAS!

Trailer:

lunedì 25 febbraio 2013

Oscar 2013: Il Colpo di Scena che Brucia Spielberg


Discutere le premiazioni post-Oscar è noioso quasi quanto il red carpet che le precede, oppure la serata stessa, ormai da anni fiacca e faticosa. Eppure fa parte di quello che chiamano sporco lavoro che qualcuno dovrà pur fare e a farlo ci pensa chi, come me, tiene al cinema e si lascia coinvolgere dai premi e dai riconoscimenti.

Lo scopo è vedere se a vincere è il tuo favorito, se c’è qualche sorpresa che va oltre i pronostici e, di solito, si resta sempre delusi perché, proprio come accade per chi fa cinema, la notte degli Oscar va rigorosamente seguendo un copione già scritto.

E questa 85esima edizione non ha cambiato i programmi. Di andare controcorrente o lasciare basiti non se l’è sentita, se non per il premio del quale non si fa altro che discutere della miglior regia andato – erroneamente secondo alcuni - ad Ang Lee e non a Steven Spielberg. Giusto o sbagliato è un punto di vista, sono entrambi ottimi registi e se meritava uno anziché l’altro è un argomento di discussione inutile e privo di alcuna conclusione. Per cui passiamo oltre.

Passiamo alla serata, allo show, che proprio a causa della prevedibilità diventa fondamentale per reggere le circa tre ore e mezza di durata. Discorsi di ringraziamento a parte l’attesa era tutta per il presentatore nonché creatore de “I Griffin”, Seth Macfarlane, che con il suo umorismo scorretto prometteva di scuotere una nottata che negli ultimi anni istigava più a spegnere la televisione e a rimboccarsi le coperte che ad altro. Non ce stato nulla da fare però, anche lui si è dovuto arrendere alla noia degli Oscar, non è stato sufficiente inserire balletti e canzoni provando quasi a trasformarla in un musical, l’ironia ha funzionato pochissimo e i momenti più alti, fa strano a dirsi, sono venuti da alcuni dei discorsi fatti dai premiati.

Pur apprezzando (moltissimo) il revival di Catherine Zeta Jones, ancora in formissima e tornata nei panni di Velma Kelly reinterpretando con ottimi risultati la canzone di "Chicago", "All That Jazz", a lasciare un solco sono stati Daniel Day-Lewis, Quentin Tarantino e Ben Affleck, premiati rispettivamente per il migliore attore protagonista (stabilendo il record di tre oscar vinti in questa categoria), la migliore sceneggiatura originale (seconda volta dopo "Pulp Fiction") e il miglior film (premiazione letta direttamente da Michelle Obama). Il primo ha scherzato con Meryl Streep dicendo che era in corsa per interpretare Margaret Thatcher (il ruolo con cui la Streep l’anno scorso aveva vinto il premio come migliore attrice protagonista) mentre per Lincoln, Spielberg, puntava a lei come prima scelta; il secondo ha detto di essere onorato che i personaggi scritti per i suoi film vengano apprezzati per durare nel tempo e il terzo si è lasciato andare ad un discorso sentitissimo celebrando anche la propria moglie e l’impegno con cui tiene saldo il loro sfavillante matrimonio.

Come detto per i premi poche sorprese. Io posso continuare a scrivere di cinema (come sto facendo ora), Anne Hathaway ha vinto l’Oscar per la migliore attrice non protagonista e la sua interpretazione di Fantine in “Les Misérables” andava premiata a tutti i costi, evitando anche di far scomodare gli altri quattro nominati a presentarsi in sala. Stesso discorso vale per Christoph Waltz che ogni volta che lavora con Tarantino prende la nomination per l’attore non protagonista e poi puntualmente la statuetta. Dispiaceri arrivano invece da Jessica Chastain, per non aver portato a casa il premio della migliore attrice protagonista che meritava di più rispetto alla pur brava Jennifer Lawrence, e per la migliore sceneggiatura originale mancata da “Moonrise Kingdom” in favore di “Django Unchained”, che comunque riscatta, parzialmente, il conto in sospeso che Mr. Quentin portava con l’Academy da “Inglorious Basterds”.

Il miglior film e la migliore sceneggiatura non originale vanno ad "Argo", ma ce lo aspettavamo tutti, come ci aspettavamo di vedere Steven Spielberg sul palco con in mano il suo terzo Oscar alla regia, ma la variabile impazzita di Ang Lee l’ha colpito e affondato. “Vita di Pi” ha portato a casa anche altri premi tecnici che ha diviso insieme a “Les Misérables”. Il miglior film d'animazione è "Ribelle - The Brave" e il miglior film straniero "Amour". Il colosso “Lincoln” allora è lo sconfitto di turno, da dodici nomination di partenza, esce ridimensionato e si porta a casa, oltre al migliore attore protagonista, solo la migliore scenografia. Forse un riconoscimento un po’ troppo ingrato quello che ha restituito l’Academy a un film del genere, ma del resto, su questo genere di discorsi, ognuno ha il diritto di tenere un suo punto di vista.
C'est la vie.

A questo link troverete tutti i vincitori mentre cliccando qui troverete i preferiti di Inglorious Cinephiles.

Educazione Siberiana - La Recensione

La criminalità vista attraverso un codice morale del tutto ipotetico.
Dovrebbe essere un controsenso, ma anche non rispettare la legge invece può essere fatto seguendo un insieme di regole con cui, chi la infrange, ha il diritto di continuare a considerarsi persona onesta, poiché utilizzatore di quella violenza necessaria a stabilire, artificialmente, un ordine chiamato, nel linguaggio più comune, giustizia.

Diciamo che quella concepita da “Educazione Siberiana” però non è più una tematica che lascia di sasso oggigiorno, molti sono gli esempi pubblicati ormai - non solo al cinema ma anche in televisione - in cui il cattivo di turno agisce secondo un codice prestabilito, dove l'intento è quello di causare un bene destinato ad andare oltre il proprio bisogno personale, serie televisive come "Dexter", tra l’altro, hanno trovato proprio in questo fortuna e grande riscontro di pubblico. Per cui, sotto questo aspetto, la pellicola diretta da Gabriele Salvatores non brillava certo di originalità o progresso - anche se qui a seguire un codice non è una persona sola, bensì una comunità - che, del resto, mancavano anche in ciò che apparteneva alla trama principale: cucita sulla grande amicizia di due amici destinata a trasformarsi nell'esatto contrario durante i dieci anni in cui il racconto si snoda (1985-1995), alterata dai mutamenti della Storia e dalle sopraffazioni imprevedibili della vita.

Ambientato nel ghetto siberiano di Fiume Basso, popolato dai poveri e i meno fortunati che la dittatura di Stalin ha allontanato ai margini del paese, la pellicola di Salvatores punta a raccontare perciò più che i suoi personaggi - su cui comunque spicca un John Malkovich strepitoso - una cultura e un insegnamento alla vita, che poi è prima di tutto insegnamento alla sopravvivenza. Non potendo contare su uno script innovativo allora "Educazione Siberiana" si concentra per utilizzare nel migliore dei modi le frecce che porta dentro al suo arco, e con una regia sobria e curata, un cast ben amalgamato e una rivisitazione scenograficamente elegante dell’Unione Sovietica degli anni ottanta e novanta, restituisce allo spettatore quel senso di racconto epico e - più di ogni altra cosa - personale, così sentito e sofferto da convincere sotto ogni punto di vista, e senza mai tirare assolutamente il fiato dalla stanchezza.

Tratto dall’omonimo libro scritto dal russo Nicolai Lilin - da cui la pellicola ha deciso di staccarsi leggermente per avere più libertà e aggiungere un tocco distintivo - di “Educazione Siberiana” rimangono quindi i nitidi insegnamenti esclusivi e graditi con cui nonno Malkovich alleva nipote e compagnia, ma soprattutto un'ottima ricostruzione degli usi e i costumi di una collettività sui cui Salvatores ha forgiato, con caparbietà e furbizia, i muri maestri del suo rispettabilissimo lavoro.

Trailer:

Oscar 2013: And the Oscar goes to...


La cerimonia è appena terminata, di seguito l'elenco dei vincitori:


Miglior Film: "Argo" prodotto da Grant Heslov, Ben Affleck e George Clooney

Miglior Regia: Ang Lee per "Vita di Pi"

Migliore Attore Protagonista: Daniel Day-Lewis per "Lincoln"

Migliore Attrice Protagonista: Jennifer Lawrence per "Il Lato Positivo: Silver Linings Playbook"

Miglior Attore Non Protagonista: Christoph Waltz per "Django Unchained"

Migliore Attrice Non Protagonista: Anne Hathaway per "Les Misérables"

Miglior Sceneggiatura Non Originale: Chris Terrio per "Argo"

Miglior Sceneggiatura Originale: Quentin Tarantino per "Django Unchained"

Miglior Film d’Animazione: "Ribelle - The Brave" di Mark Andrews e Brenda Chapman

Miglior Film Straniero: "Amour" di Michael Haneke (Austria)

Miglior Documentario: "Searching for Sugar Man" di Malik Bendjelloul e Simon Chinn

Miglior Fotografia: Claudio Miranda per "Vita di Pi"

Miglior Scenografia: Rick Carter (Production Design) e Jim Erickson (Set Decoration) per "Lincoln"

Migliori Costumi: Jacqueline Durran per "Anna Karenina"

Miglior Trucco e Acconciatura: Lisa Westcott e Julie Dartnell per "Les Misérables"

Miglior Montaggio: William Goldenberg per "Argo"

Miglior Montaggio Sonoroa ex-aequo Paul N.J. Ottosson per "Zero Dark Thirty" e Per Hallberg e Karen Baker Landers per "Skyfall"

Migliori Mixagio Sonoro: Andy Nelson, Mark Paterson e Simon Hayes per "Les Misérables"

Migliori Effetti Speciali: Bill Westenhofer, Guillaume Rocheron, Erik-Jan De Boer e Donald R. Elliott per "Vita di Pi"

Migliore Colonna Sonora: Mychael Danna per "Vita di Pi"

Migliore Canzone: "Skyfall" da "Skyfall" Musica e Parole di Adele Adkins e Paul Epworth

Miglior Cortometraggio Live Action: "Curfew" di Shawn Christensen

Miglior Cortometraggio Documentario: "Inocente" di Sean Fine e Andrea Nix Fine

Miglior Cortometraggio d’Animazione: "Paperman" di John Kahrs

Poche le sorprese, su tutte il premio alla migliore regia andato ad Ang Lee anziché a Steven Spielberg come dicevano i pronostici. Ma di questo e dell'altro che è successo parleremo più avanti, stay tuned.

sabato 23 febbraio 2013

Oscar 2013: I Vincitori di Inglorious Cinephiles


In ritardo secondo i tempi programmati e in anticipo su quelli reali, Inglorious Cinephiles ha scelto di stilare i suoi vincitori dei premi Oscar di quest'anno. Non tutti, alcuni premi, i principali diciamo, quelli che contato maggiormente. Negli ultimi anni l'Academy ha sempre deluso le aspettative, specie per quelli che dovevano essere il miglior film e la migliore regia e quindi, in attesa di vedere domani notte come andrà a finire per davvero, qui si comincia a fare giustizia da soli.

And the Oscar Goes to...

Miglior Film
"Argo" Grant Heslov, Ben Affleck and George Clooney, Producers
(ma se dovesse vincere "Django Unchained" o "Zero Dark Thirty" non ci sarebbe da aprire bocca)

Miglior Regia
Ang Lee "Vita di Pi"

Miglior Attore Protagonista
Daniel Day-Lewis in "Lincoln"

Miglior Attore Non Protagonista
Christoph Waltz in "Django Unchained"

Migliore Attrice Protagonista
Jessica Chastain in "Zero Dark Thirty"

Migliore Attrice Non Protagonista
Anne Hathaway in "Les Misérables"

Miglior Sceneggiatura Non Originale
Chris Terrio "Argo"

Miglior Sceneggiatura Originale
Wes Anderson & Roman Coppola "Moonrise Kingdom"
(o, in alternativa, "Django Unchained")

Miglior Film D’Animazione
"Ribelle - The Brave" Mark Andrews and Brenda Chapman

Questi sono i miei vincitori, contestabili o meno. Se volete partecipare al TotoOscar potete commentare qui sotto inserendo la vostra personale classifica tra i commenti.
A questo link invece potete rileggere tutti i nominati dell'edizione.

venerdì 22 febbraio 2013

Gambit - La Recensione

Chi si aspetta di godere dell'essenza dei fratelli Coen con la visione di "Gambit" rimarrà deluso, a dir poco, smisuratamente.
La pellicola scritta dai fratelli di St. Louis Park e diretta dal regista Michael Hoffman infatti si fa scudo di essere remake dell'omonimo titolo del 1966 ma nulla porta di buono, in realtà, ad un panorama cinematografico che proprio da questo genere di commedie, ultimamente, dovrebbe cercare di fuggire e non farsi penalizzare.

Qui, Colin Firth e Cameron Diaz prendono il posto rispettivamente di Michael Caine e Shirley MacLaine, nella farsa in salsa British in cui un curatore d'aste poco rispettato, e in fase di licenziamento, tenta di truffare il proprio, spregevole, capo convincendolo ad acquistare di un falso quadro di Monet riprodotto a dovere dal suo amico Maggiore, facendosi aiutare da una cowgirl americana affittata appositamente per l'occasione.

Senza calcare troppo la mano a "Gambit" gli si attribuisce in primo luogo la mancanza di scansione veloce, quella che in commedie di questo tipo aiuta a scaldare velocemente il motore e partire a tutta velocità, il prima possibile. Le accelerazioni quindi si fanno sentire raramente, in quei momenti in cui la scrittura dei fratelli Coen è forse più netta, ma rappresentata in maniera poco elegante - e per noi italiani non inedita - da una regia che sembra uscita dal miglior cinepanettone degli ultimi anni. Salvare il salvabile diventa quindi l'unico obiettivo per la pellicola di Hoffman, e con un parterre d'attori di primissimo livello, ovviamente inglesi, come Colin Firth e Alan Rickman, fatta eccezione per l'americana, guest star, Cameron Diaz, il compitino viene portato a casa con stiracchiata sufficienza e discreta sopportazione.


Fosse stato un prodotto nostrano avremmo potuto sollevare le spalle e dire che poteva andare peggio ma visto che in ballo stavolta c'è gente di tutt'altra classe, è normale valutare con peso diverso un progetto assolutamente inutile. Aggiornare un titolo datato non è mai obbligatorio e farlo solo per levarsi un gratuito e personale capriccio è, per certi versi, un errore marchiano, ma a prescindere da tutto "Gambit" non trova mai né uno spunto e né un motivo per giustificare la sua presenza.

La sceneggiatura rimodernata dai fratelli Coen e presa in carico da Michael Hoffman genera quindi un lavoro che ad una testa meno informata sui fatti potrebbe ricordare un miscuglio tra le pellicole scritte da Fausto Brizzi e quelle dirette da Giovanni Veronesi. "Gambit" perciò è consigliabile solamente a chi è alla ricerca spaesata di svago, non ha alcuna pretesa da chiedere o altra migliore commedia da vedere.

Trailer:

Gangster Squad - Nuova Featurette e Nuova Clip


Oggi è stato anche il giorno di Gangster Squad, per celebrarlo ecco a voi una nuova featurette e una nuova clip del film.

Pericoloso:




Stiamo andando in guerra:

Anna Karenina - Altre Due Nuove Clip


In occasione dell'uscita in sala, Inglorious Cinephiles vi propone altre due nuove clip per Anna Karenina.
Potete vederle qui sotto.

Corsa di cavalli:


Le sue lettere:

giovedì 21 febbraio 2013

The Session - La Recensione

La storia vera di Mark O'Brian, poeta e giornalista afflitto da poliomielite, che all'età di trentotto anni decide finalmente di perdere la sua verginità e conoscere più da vicino la sessualità, diventa materia cinematografica affidata al regista Ben Levin.

A impersonare i delicati panni del protagonista c’è un incantevole John Hawkes, bravissimo a calarsi nella parte di quest’uomo dalla vita più che complicata, condizionato da una malattia che dall'età di sei anni lo costringe a vivere all'interno di un macchinario particolare chiamato polmone d'acciaio, che artificialmente, di fatto, gli permette di respirare e di rimanere in vita. Vivere separato da questa apparecchiatura è possibile ma, a causa della paralisi che ha colpito Mark dal collo in giù, per lui significa muoversi su una barella a rotelle, trainata da una badante, su cui può restare al massimo per un periodo di tre o quattro ore per volta, prima che quel macchinario torni nuovamente indispensabile e motivo di sopravvivenza.

Ben Levin cerca più che altro di dipingere un immagine spessa e preziosa del soggetto del suo lavoro, tende ad evidenziare la sua allegria, gioiosità, il suo essere persona che, nonostante la tragedia inflitta dalla vita, a contatto con la gente non perde la capacità innata di meravigliare il prossimo, conquistandolo e avvalendosi, sempre, della sua immensa vitalità e inesauribile ironia. Il lavoro compiuto con le sedute sessuali (le The Session del titolo) presiedute dall'insegnate d'eccezione Helen Hunt entrano quindi in sordina, conquistandosi un posto di tutto rispetto quando la personalità e l'inesperienza di O'Brien fanno breccia anche su colei che professionalmente viene chiamata un surrogato sessuale, e, nel corso di formazione della disciplina, rimane stregata dal suo allievo instaurando con lui uno strano rapporto, assai distante se paragonato a quello di coppia ma assolutamente lontanissimo dal classico, e più comune, dottore-paziente.

"The Sessions" incide quindi soprattutto per merito dei suoi due protagonisti principali, a cui di diritto va ad aggiungersi un William H. Macy nelle vesti di un prete moderno e particolarissimo, con cui Mark si confessa liberamente di tutti i suoi dubbi e insicurezze riguardo la vita, l'amore e soprattutto il sesso. La capacità di gettare curiosità sull'argomento trattato - il sesso per disabili - e di colpire con il racconto emozionante di un uomo adulto, sensibilissimo e impaurito-incuriosito da un terreno per lui ancora sconosciuto, portano la pellicola a lasciare decisamente un cospicuo pezzo di sé allo spettatore.

Sebbene il lavoro di Ben Levin manchi perciò di uno sprint maggiore, che lo aiuti ad sollevarsi dal mucchio e a gridare a gran voce la sua potente esistenza, in questo modo, perlomeno, riesce a farsi notare e a durare, sorretto da una tematica singolarissima e rara al cinema.

Trailer:

martedì 19 febbraio 2013

Into The Darkness: Star Trek - First Look Featurette Sottotitolata in Italiano


In esclusiva, e in anteprima, Inglorious Cinephiles vi propone una featurette, sottotitolata in italiano, del secondo capitolo di Star Trek diretto da J.J. Abrams: Into The Darkness.
Buona visione...






domenica 17 febbraio 2013

Die Hard: Un Buon Giorno Per Morire - La Recensione

Il successo di una saga cinematografica giunta al quinto capitolo, non può essere giustificato unicamente da quell'incognita che molti di noi chiamiamo fortuna. Diventare prolifici significa aver tenuto a mente uno schema, seguito regole ferree, precise, non aver mai deluso quella fetta di spettatori che ha imparato a conoscere l’eroe, missione dopo missione, come le proprie tasche dei pantaloni. Nello specifico, “Die Hard” parlando, ciò significa non tradire il personaggio di John McClane, e con lui il manuale sacro da seguire alla lettera se si vuole realizzare una nuova avventura mozzafiato con il poliziotto (recentemente promosso a detective) duro a morire protagonista.

Prendersi qualche licenza poetica non è un divieto, tutt'altro, portare del nuovo, sorprendere, aggiornare, è assolutamente consentito dal gioco, ma rivoluzionare un franchise illustre per allinearlo ai più comuni film d’azione, ultimi arrivati, è un’inadempienza che John Moore paga, e anche molto cara. Il suo “Die Hard: Un Buon Giorno Per Morire” si fa forte esclusivamente del nome di John McClane, raddoppiandolo addirittura con un duetto tra padre e figlio tra i più deboli della storia del cinema. Manca il respiro a questo capitolo, manca ironia. C’è azione infinita dall'inizio alla fine, ma è un azione fiacca, gratuita, che aiuta solamente alla discesa una pellicola fracassona e scritta malissimo (da Skip Woods), specie nei (pochissimi) dialoghi. Jai Courtney fallisce l’affiancamento a Willis sia come prole che come possibile erede, mettere gran parte del tempo la palla in mano a lui sfavorisce ulteriormente un flusso adrenalinico già malandato e forzato, la mancanza basilare, inoltre, di un cattivo “alla Die Hard”, e quindi carismatico e mentecatto, non fa altro che eliminare persino la possibilità di assistere a quelle scenate graffianti tra McClane e l’antagonista di turno, disorientandoci ancora di più a credere a quel che stiamo vedendo.

Cambiare va bene, insomma, ma con logica. Moore invece si disinteressa dell'onore che gli passa tra le mani e lo impasta come fosse solamente un’operazione puramente commerciale. Di vero “Die Hard” allora rimane poco, pochissimo, un paio di scene uscite fuori, a questo punto forse per caso, chissà, o magari per illuminazione dello stesso Bruce Willis, che di certo conosce meglio di Moore il suo personaggio. La migliore è nella sala da ballo dell’hotel dove finalmente McClane ci dimostra almeno di non aver perso lo smalto e lo stile nel divertirsi, e se davanti a lui c’è un russo con un mitragliatore puntato poco importa, nel suo raffinato repertorio ce n’è per tutti.

La parola d’ordine allora diventa: dimenticare in fretta. Per uno spettatore comune, “Die Hard: Un Buon Giorno Per Morire” sarà solamente un pessimo film d’azione, per un fan però è una mancanza di rispetto vera e propria al Mito di John McClane. Fortunatamente, tuttavia, quando si parla di Mito, di positivo c’è che questo non muore mai con un colpo basso, il Mito sopravvive, il Mito rimane. Per quanto si sia impegnato fortemente quindi, Moore non ce l’ha fatta a distruggere “Die Hard”, un sesto capitolo è già stato annunciato e quando sarà il momento, per noi, di questo quinto non ce ne sarà già più traccia.

Trailer:

sabato 16 febbraio 2013

Anna Karenina - Tre Nuove Clip


La settimana prossima sarà il turno anche di Anna Karenina di uscire in sala (qui la recensione). Tempo fa vi avevamo proposto quattro clip da assaporare tutte d'un fiato, ora è la volta di assaporarne altre tre, sempre tutte d'un fiato.


È così ingiusto:



Ballate con me:



Una questione d'onore:

Gangster Squad - Una Clip e Una Featurette


Ancora video da Gangster Squad (qui la recensione). Dopo quelli della scorsa settimana, pubblicati insieme al concorso, vi proponiamo adesso una nuova clip con Sean Penn protagonista e una featurette di ben cinque minuti.

Devi soltanto abbatterlo:



Featurette - Riscatto:

venerdì 15 febbraio 2013

Gangster Squad - La Recensione

Ruben Fleischer è una persona che il cinema ha dimostrato di conoscerlo abbastanza, e sa benissimo quanto sia difficile al giorno d'oggi fare un gangster movie fresco ed originale. Ma Ruben Fleischer è una persona anche molto intelligente e furba, per cui non dimentica da dove viene e sa perfettamente dove vuole arrivare.
Così, dopo aver eseguito un lavoro memorabile e sorprendente con "Benvenuti a Zombieland" e aver aiutato Jesse Eisenberg a scrollarsi di dosso l'ombra di Mark Zuckerberg con il successivo "30 Minutes or Less" (da noi passato in sordina) con "Gangster Squad" cerca di realizzare un gangster movie alla sua maniera, senza prendersi troppo sul serio e divertendosi a dirigere un cast di stelle su cui spicca, prepotentemente, uno Sean Penn sanguinario e sopra le righe.

Va da sé allora che il DNA della pellicola poteva (e doveva) essere prevedibile, in perfetta coerenza coi precedenti lavori eseguiti dal regista, ed infatti già dalla prima scena si riconoscono immediatamente gli affascinanti e adorati rallenti, meticolosamente dosati e controllati, mai fastidiosi o prolissi come quelli utilizzati dal collega Zack Snyder. Perché la destrezza di Fleischer sta tutta nel conoscere fino in fondo il genere che sta sviluppando, rispettarlo al massimo in tutti i suoi elementi distintivi e manipolarlo sapientemente mentre gli restituisce quel tocco moderno e accattivante, tipico di chi cerca di lasciare una propria impronta. Diventa perciò una storia molto classica quella presentata da "Gangster Squad", quadrata, fatta di colpi di scena derivati da soluzioni narrative già adoperate e priva di qualsiasi deviazione che porti con sé il rischio di far deragliare il treno giù dai binari. La marcia in più, difatti, è elargita solamente da questo gruppo di incorruttibili, poliziotti ribelli, aggregati da una causa comune ma che ogni tanto si lasciano andare a colpi di testa egoistici, battute ad effetto, e trovate spassose capaci di dar vita a piccole situazioni comiche in grado di strappare oltre che una risata.

Ferisce abbastanza quindi la scivolata sulla buccia di banana che la sceneggiatura - scritta da Will Beall - si concede intorno a metà narrazione, davvero evitabilissima per altro. Non si spiega come ci si possa lasciar sfuggire un errore talmente piccolo - riparabile addirittura con una sola battuta - ma dagli effetti collaterali immensamente grandi. Da questo punto in poi la pellicola subisce inevitabilmente un calo, si abbassa di credibilità, nonostante sappia riprendere poi immediatamente le redini e tornare dritta all'azione coatta e impulsiva. Ciò che viene dopo è ordinaria amministrazione, incapace di recuperare quell'andamento pressoché perfetto che la pellicola portava in precedenza, ma ottima per accompagnare il processo di finalizzazione verso una degnissima chiusura.

Voleva realizzare il suo personale "The Untouchables" Ruben Fleischer, caratterizzando il malavitoso Mickey Cohen su uno Sean Penn che sembra uscito da un frullato tra Jake LaMotta di “Toro Scatenato” e l'Al Capone che Robert De Niro interpretava proprio in quel titolo. Possiamo dire che l'operazione gli stava quasi per riuscire, con un peso specifico diverso magari, ma ugualmente piacevole. Lo smarrimento in un bicchiere d'acqua chiaramente non ha aiutato a vincere la causa e, alla fine, il piano perfetto deve accontentarsi di un bottino che è un po’ una via di mezzo tra operazione parzialmente compiuta e fallimento.

Trailer:

mercoledì 13 febbraio 2013

Gangster Squad: Concorso e Due Nuove Clip


In attesa di poterlo vedere presto nelle sale, Gangster Squad vi invita a partecipare al suo avvincente concorso con premio in palio un viaggio a Los Angeles. Per essere tra i fortunati basterà andare sul sito http://www.nessundistintivo.it/ e giocare con il fumetto interattivo e con i personaggi del film.

E come incentivo per il divertimento ecco a voi due nuove clip in regalo.
Buona Visione!


Sto mettendo su una squadra:



Di cosa volevi parlarmi ?:


Il film, diretto da Ruben Fleischer e con Josh Brolin, Ryan Gosling, Sean Penn, Emma Stone,
Robert Patrick, Michael Peña, Giovanni Ribisi e Anthony Mackie uscirà nelle sale il prossimo giovedì 21 febbraio.

Promised Land - La Recensione

L’esordio alla regia di Matt Damon viene provvisoriamente rinviato e si tramuta nell'ennesima collaborazione tra l’attore e il regista Gus Van Sant.
Nato dal soggetto di Dave Eggers, e sceneggiato dallo stesso Damon assieme al co-protagonista John Krasinski, “Promised Land” si prende la responsabilità di mettere alla berlina l’abilità delle compagnie energetiche nel raggirare, con copioni ben studiati e promesse - nemmeno troppo cospicue - di denaro, poveri abitanti di fattorie colpiti profondamente dalla recente crisi economica. L’obiettivo è ricevere il consenso firmato per trivellare i loro campi e ricavare gas naturale mediante un processo che, a differenza di quanto detto, avvelena i terreni annientando raccolti e uccidendo il bestiame.

La priorità di denunciare un inganno, e ancor di più un danno compiuto dall'uomo sulla natura, fa di "Promised Land" un film profondamente ambientalista. Damon e Van Sant infatti, pur concentrandosi su una tematica specifica - e non perdendola mai di vista - con le parole arrivano fino ad estendere il loro discorso sull'ambiente tutto, sentenziando una colpa collettiva da attribuire, letteralmente, ad un mondo divenuto ormai menefreghista a riguardo. La volontà di scuotere e sensibilizzare lo spettatore su una questione così delicata e di grande interesse diventa allora talmente primaria da sottrarre superficie a quello che sarebbe dovuto essere il conflitto centrale e fulcro della narrazione, e cioè la lotta con la propria coscienza vissuta dal protagonista Steve (Matt Damon), il quale - diversamente dalla sua cinica controparte impersonata da Frances McDormand - continua a soffrire le bugie del suo lavoro e a mentire a sé stesso e agli altri per non sentirsi in colpa.

Per quanto piuttosto bene quindi il personaggio di Krasinski incarni invece l'opposizione ambientalista - ostile al potere delle major - a interpretare materialmente questo ruolo, a conti fatti, non è altro che il film stesso, raggruppato in tutta la sua interezza. Le parti prese dalla pellicola sono unidirezionali e ogni diatriba, ogni espressione e ogni colpo di scena è messo appositamente a voler rafforzare una parzialità tangibile fin dal primo istante, accentuata ancora di più dalle volte che il personaggio di Matt Damon ripete a sé stesso la frase: non sono un uomo cattivo, ignaro di essere pedina di un gioco senza regole dove ogni mossa o contendente può rivelarsi bluff o strategia abilmente architettata.

Quello girato da Van Sant è un lavoro serio, prezioso, che non lascia assolutamente indifferenti e smaschera un teatrino al quale spesso gente innocente, per mancanza di informazione o bisogno di denaro semplice e veloce, si lascia rapidamente abbindolare. Per questo motivo anche se "Promised Land" dimette dalle sue priorità un'aderenza che poteva restituirgli una natura più filmica rimane comunque impossibile da criticare o non apprezzare, considerando il suo come un tentativo di proporsi trattato elevato e possente. Il fine giustifica i mezzi insomma, per cui a Gus Van Sant gli perdoniamo,volentieri e senza troppe riserve, persino un finale facilone e scontato, preceduto da ricorrenti cadute retoriche e da alcune sottolineature, in più di un'occasione, forse sorvolabili.

Trailer:

sabato 9 febbraio 2013

Noi Siamo Infinito - La Recensione

A trascendere la sua destinazione oltre il pubblico adolescente non ci prova nemmeno "Noi Siamo Infinito" e si può dire che faccia bene, considerando il rispetto e il sentimento con cui sceglie di colorare il suo cerchio proporzionato e privo di imperfezioni. La creatura che Stephen Chbosky ha prima pubblicato in un libro e poi, a distanza di tredici anni, ha deciso di portare al cinema, affronta i drammi e le difficoltà dei teenagers senza mai cadere in stereotipi o in retoriche a buon mercato e guadagnandosi, pertanto, anche l'amore di quel pubblico che adolescente ormai non lo è più ma a cui non dispiace riavvolgere la memoria e ricordare vividamente una fase della propria vita a cui è rimasto interiormente legato.

Ci sono dei limiti però con cui, purtroppo, "Noi Siamo Infinito" deve convivere, dovuti più che altro, all'esistenza di prodotti speculari che hanno saputo affrontare, con maggior profondità, e ben oltre il pubblico adolescente, i suoi stessi delicati argomenti. Si capisce di getto che il lavoro di Chbosky è un lavoro personale, formatosi dall'accumulo di esperienze vissute e dolori provati in prima persona - magari non proprio tutti, si spera - e forse proprio per questo in grado di fissare quello spirito che va ad incidere oltre il canovaccio classico consumato dagli esemplari di pellicole portatrici di queste tematiche. A fuoriuscire di netto allora, e in maniera sentita, stavolta sono i bisogni più grandi, i sentimenti fondamentali, quelli che ci aiutano a sentirci meglio e che non si esauriscono mai neppure passando da un’età all'altra e sono l’amicizia e l’amore. L’esigenza dei personaggi di fruire di questi impulsi è talmente forte da scavalcare addirittura la facciata autentica o illusoria del caso, mossi dalla smania di assorbire quegli affetti scaccia-dolore per guarire - temporaneamente magari – dall'autoconsiderazione sconfortante di giocattolo difettoso.

Incanalando perciò la sua intera carica su fondamenta emotive, "Noi Siamo Infinito" si scopre davvero impressionante sulla scelta di un cast giovanile di grandissimo talento e interesse. Un trio d'attori giovani, con un passato più o meno noto alle spalle e la volontà, per alcuni, di scrollarsi di dosso eredità pesanti. Emma Watson non poteva iniziare meglio il processo di eliminazione contro Hermione, e altrettanto vale per Logan Lerman, reduce dai non memorabilissimi “Percy Jackson e gli Dei dell'Olimpo" e “I Tre Moschettieri”. L'unico che veniva da qualcosa di notevole, e doveva evitare incappamenti, era Ezra Miller, che dopo lo splendido "E Ora Parliamo di Kevin" si ritaglia un ruolo da mattatore che lo fa oscillare tra momenti comici e di puro dolore.

Il primo operato cinematografico di Stephen Chbosky tende a voler imprimersi e a ritagliarsi un posticino nel cuore dello spettatore con fare molto umile e senza utilizzo di alcuna prepotenza o manipolazione. Tuttavia la sorte riservata a pellicole di questo archetipo impiega più tempo del solito nel dire la sua e sentenziare un giudizio. Di conseguenza se “Noi Siamo Infinito” avrà le carte in regola per diventare un manuale di riferimento per gli adolescenti, un cult, o semplicemente uno dei tanti film su un età complicata potrà essere solo il futuro a dircelo. Ciò che possiamo fare noi è guardare al presente e ascoltare la nostra reazione.

Trailer:

G.I. Joe - La Vendetta - Un Footage di 90 Secondi


Torna G.I. Joe, con un secondo capitolo che cerca di migliorare il successo ottenuto dal precedente avvalendosi di un cast dai nomi muscolari e grintosi. In esclusiva per voi ecco un footage di 90 secondi.

Footage di 90":



Sinossi (ufficiale): Paramount Pictures, MGM e Skydance Productions, in collaborazione con HASBRO, iniziano la nuova produzione Di Bonaventura G.I. JOE - LA VENDETTA, seguito di G.I. JOE: LA NASCITA DEI COBRA, uscito nel 2009 e che ha incassato più di $300M in tutto il mondo.

In questo sequel, i G.I. Joe non solo combattono contro i mortali nemici Cobra, ma sono costretti a fare i conti con la minaccia rappresentata dal governo che mette in pericolo la loro esistenza. Nel cast del film troviamo D.J. Cotrona, Byung-hun Lee, Adrianne Palicki, Ray Park, Jonathan Pryce, Ray Stevenson, Channing Tatum, Bruce Willis e Dwayne Johnson.

Diretta da Jon M. Chu, la pellicola uscirà al cinema il prossimo giovedì 28 Marzo.

Trailer:

giovedì 7 febbraio 2013

Il Lato Positivo: Silver Linings Playbook - La Recensione

Per alcuni autori esistono dei punti fermi dai quali non riescono a discostarsi, sono appigli imprescindibili, indispensabili a risolvere i conflitti che i loro protagonisti purtroppo vivono e dai quali non riescono ad evadere o a riprendersi.
Per David O. Russell, ora più che mai, i punti fermi sono identificati dalla famiglia e dalla donna. La prima da amare incondizionatamente, al di là di qualsiasi squilibrio, e la seconda da ammirare per la forza che la contraddistingue e per la tenacia con cui cerca di tener salda la prima, nonostante le variabili che spesso tenderebbero a disunirla e ad annientarla.

Sulla falsa riga di "The Fighter" allora, anche "Il Lato Positivo" (titolo italianizzato con buon senso da "Silver Linings Playbook” ma che inizialmente doveva essere "L'Orlo Argenteo delle Nuvole") insegue le sorti di una famiglia sconquassata, con grossi problemi da risolvere - dichiarati e non – e dovuti in primo luogo alla difficile situazione di Pat, uno dei due figli, finito in carcere e poi in terapia psichiatrica dopo aver colto in flagrante la moglie durante un tradimento e aver quasi picchiato a morte il suo amante in preda a un raptus violento. Un explosion guy - come, del resto, lo era Mark Wahlberg prima di lui – uscito dalla struttura di recupero sotto responsabilità della madre e alla ricerca di redenzione e perdono per recuperare, ad ogni costo, un matrimonio a cui è rimasto aggrappato ed esistente ancora solo nella sua testa.

Ecco ritornare allora l'aggettivo del titolo, positivo, utilizzato spessissimo, neanche fosse il ritornello-tormentone di una canzone estiva. Non è inteso però come il lato da guardare, il positivo nella pellicola di Russell diventa sostanzialmente un credo, una fede. Si tratta infatti di un esigenza per il protagonista, l'unica medicina che può curare quei mali interiori senza offuscargli il cervello come fanno le pillole che (non) prende, un lavoro tutto mentale che protegge Pat dal non precipitare a terra e affogare sotto una realtà che continua a non voler guardare dritta negli occhi perché troppo scomoda e negativa, opposta a quella a cui vorrebbe aspirare. Determinante diventa perciò l'incontro con Tiffany, la ragazza che si abbatte su di lui come un ciclone su una città, e che, a sua differenza, dopo la morte del marito, ha imparato a guardare la realtà fin troppo in faccia.

Da qui "Il Lato Positivo" quindi si corregge, variando la sua natura da dramma profondo a dramma a sfondo romantico e focalizzandosi sullo scontro tra due teste calde, dal passato simile, con un diverso modo di affrontare il presente. La positività perde pertanto gradualmente spessore, favorendo l'ascesa di qualcosa di più concreto e potente: l'amore, un amore costruito con lentezza, rinnegato, frenato dal protagonista per continuare a inseguire un sogno illusorio, ma al quale poi deve arrendersi una volta aver riconosciuto l’effettivo senso dei segni, esteriori e soprattutto interiori, che proseguono a martellarlo.

Così, apprezzando l’uso di attività metodiche e disciplinari (il jogging e il ballo) per correggere e controllare le sfuriate mentali della persona, Russell ne approfitta per infilare nel romanzo di Matthew Quick molte delle sue peculiarità (e molto della sua vita privata) in una pellicola che a sua volta tradisce il cartaceo e che non vede l’ora di assorbire e sprigionare entusiasmo. Personalità irascibili, famiglie imperfette, donne autorevoli e uomini ingestibili, modelli tanto cari al regista che stavolta agita il tutto con mestiere e lo dispone per ottenere un film stimolante, impulsivo e piuttosto piacevole, che tocca l’apice nel finale con una stravagante e seducente competizione di ballo a due.

Trailer:

Broken City - La Recensione

In un periodo storico come quello che stiamo vivendo dire che la politica è fatta da gente corrotta, interessata solo ai fatti propri, e senza alcun rispetto per la classe dei più deboli, equivale come a non aver detto nulla. Al cinema, ovviamente, questa faccenda viene addirittura amplificata. Chi ha avuto, per esempio, l'intelligenza, e il piacere, di aver visto "Le Idi di Marzo" di George Clooney - e chiaramente tanti altri titoli prima di quello - si è abituato, per forza di cose, ad aspettarsi dai thriller politici un livello di storia e di sceneggiatura piuttosto alto ed avvincente e va da sé allora che chiunque abbia intenzione di portare sullo schermo un lavoro che aspira a tuffarsi in un genere come questo deve fissarsi, oggi, anche l'obbligo di non sfigurare verso un confronto al quale inevitabilmente non può tentare di sfuggire.

Il "Broken City", diretto da Allen Hughes ad un primo, velocissimo, impatto è bravo a fingere che un pezzettino di quel ragionamento, magari sbadatamente, deve averlo eseguito in maniera scrupolosa, più precisamente lo spicchio legato alla scelta del cast, il quale dovrebbe essere composto da attori di buono o, se possibile, ottimo livello, meglio se con nomi riconosciuti dal pubblico. Ma tralasciare i dettami fondamentali, quelli senza i quali non si può fare a meno, e che costituiscono le basi più solide, in casi come questo è un errore che non ci si può permettere di fare, perché altrimenti, la conseguenza potrebbe essere quella di avere a disposizione i nomi di Russell Crowe, Mark Wahlberg, e Catherine Zeta Jones e nemmeno una valida sceneggiatura che sappia risaltarne presenza e doti, aggravando pertanto le sorti di un progetto dal deragliamento annunciato.

Quando un thriller, a prescindere dal suo sfondo, non può contare neppure sulle sue caratteristiche principali - che sono quelle di coinvolgere e incollare alla poltrona fino alla risoluzione degli intrighi - la sfida è da considerarsi già perduta in partenza. E “Broken City” deve portare questo grosso peso sulle spalle: l’incapacità di interessare lo spettatore agli eventi che sta raccontando. Quella di Hughes è una pellicola onesta, che si lascia vedere senza toccare le paludi della noia, ma mai, in nessuna circostanza, sa creare situazioni o cambi di ritmo capaci di adescare lo spettatore oltre il minimo sindacale. Il complotto organizzato, per quanto intricato, evidenzia inoltre un messaggio vecchio, quello di una politica sempre più meschina e ingrata al popolo, nulla però rispetto a quanto non sia di nostra conoscenza. La figura di Wahlberg invece è una irregolarità bella e buona - un detective col vizio della giustizia che pur di compiere la sua professione, e salvare il paese, sceglie di sacrificarsi – e probabilmente incarna la caduta maggiormente grave di un appello all'onesta tanto banale e inefficace.

Ribadire un male che sappiamo è, di per sé, già uno spreco di tempo e forze ma tentare di volerlo guarire nel modo più semplice possibile e, per questo, improbabile, diventa addirittura uno sforzo ridicolo. Hughes perde l’occasione di sviluppare un soggetto originariamente buono, dislocandolo in un territorio dove può solo perdersi tra i meandri dell’ovvio e del superfluo. Seconda chance sprecata dopo “Codice Genesi” (ma stavolta senza l’aiuto del fratello) e manipolata talmente male da far avvistare Mark Wahlberg un attore migliore di Russell Crowe.

Trailer:

mercoledì 6 febbraio 2013

Gangster Squad - Due Spot e Una Featurette


Tra poche settimane finalmente uscirà al cinema ma intanto gustiamoci due spot e una featurette, in italiano, del nuovo lavoro del regista Ruben Fleischer, Gangster Squad, con Josh Brolin, Ryan Gosling, Sean Penn, Emma Stone, Robert Patrick, Michael Peña, Giovanni Ribisi e Anthony Mackie.


Dobbiamo Trovarlo:



Qual è il tuo racket tesoro?:



Nuova Generazione:



Sinossi (ufficiale): Los Angeles, 1949. Lo spietato gangster Mickey Cohen (Sean Penn) domina la città, raccogliendo guadagni illeciti dalla droga, dalle armi, dalla prostituzione e dalle scommesse. E tutto questo avviene non solo con l’aiuto dei suoi scagnozzi, ma anche con quello di politici e agenti corrotti. Sembrerebbe sufficiente a intimidire perfino il più coraggioso e duro poliziotto di strada…a parte, forse, la piccola e segreta squadra della LAPD guidata dal sergente John O’Mara (Josh Brolin) e dal suo braccio destro Jerry Wooters (Ryan Gosling), decisi a tutto per catturare Cohen.

Diretto da Ruben Fleischer (“Benvenuti a Zombieland”), “Gangster Squad” è un gangster movie che racconta gli sforzi della polizia di Los Angeles per contrastare il potere del più spietato boss mafioso di tutti i tempi. Nel film il candidato agli Oscar® Josh Brolin (“Milk”, “Il Grinta”) e Ryan Gosling (“Half Nelson”, “Blue Valentine”) nel ruolo, rispettivamente, del sergente John O’Mara e di Jerry Wooters; il premio Academy Award® Sean Penn (“Milk”, “Mystic River”) in quello del gangster Mickey Cohen; il candidato agli Oscar® Nick Nolte (“Affliction,” “Il Principe delle Maree”) in quello del Capo della Polizia di Los Angeles “Whiskey Bill” Parker ed Emma Stone nei panni di Grace Faraday, la donna di Cohen, oggetto però anche delle attenzioni di Wooters.

Nel film anche Anthony Mackie (“I guardiani del destino”) nei panni di Coleman Harris, un poliziotto armato di coltello a serramanico cui è affidata una delle zone più malfamate della città; Giovanni Ribisi (“Avatar”) l’esperto di elettronica Conway Keeler; Robert Patrick (“Flags of Our Fathers”), l’ufficiale di polizia Max Kennard che pattuglia Olvera Street; Michael Peña (“World Invasion”), il suo braccio destro, Navidad Ramirez; e Mireille Enos, Connie la moglie di O’Mara.

La sceneggiatura è di Will Beall (“Castle” per la tv), basata su una serie di articoli di Paul Lieberman dal titolo “Tales From the Gangster Squad”, e i produttori sono Dan Lin (“Sherlock Holmes”), Kevin McCormick (“Ho cercato il tuo nome”) e Michael Tadross (“Arthur”). I produttori esecutivi sono Paul Lieberman, Ruben Fleisher e Bruce Berman.

martedì 5 febbraio 2013

Star Trek: Into Darkness - Spot Super Bowl


Ancora sorprese dal Super Bowl, è il turno del secondo capitolo di Star Trek, Into the Darkness, diretto da J.J. Abrams, nuovo regista anche di Star Wars. Di seguito le immagini.

Lo spot:

Fast and Furious 6 - Trailer Italiano


Solo ieri su queste pagine sono apparse le prime immagini di Fast and Furious 6 che annunciavano l'imminente uscita del trailer ufficiale. Bene, l'attesa è finita ed il trailer finalmente è online.


Trailer Italiano:



lunedì 4 febbraio 2013

Iron Man 3 - Trailer Super Bowl e Trailer Ufficiale in Italiano


Ancora chicche dall'ultimo Super Bowl, stavolta si tratta di Iron Man 3, un nuovo, fantastico trailer in italiano:


Il Trailer del Super Bowl:



Il nuovo film Marvel Iron Man 3 vede lo sfacciato ma brillante industriale Tony Stark/Iron Man combattere contro un nemico senza limiti. Quando Stark vedrà il suo mondo personale distrutto per mano del suo nemico, intraprenderà una straziante missione alla ricerca dei responsabili. Si tratterà di un'impresa che metterà a dura prova il suo coraggio in ogni momento. Con le spalle al muro, Stark dovrà sopravvivere senza i dispositivi da lui creati, fidandosi solo del proprio ingegno e istinto per proteggerele persone che ama. Mentre trova tutte le forze per reagire, Stark trova la risposta alla domanda che lo ha sempre segretamente perseguitato: è l'uomo che fa l'armatura o è l'armatura che fa l'uomo?


Il Trailer Ufficiale:

Anna Karenina - Quattro Clip



In attesa dell'uscita nelle sale prevista per il prossimo 21 febbraio ecco a voi quattro clip in italiano di Anna Karenina (qui la recensione):

In treno:



Coraggiosa:



Non può esserci pace per noi:



A teatro:


SINOSSI (ufficiale): Anna Karenina è la nuova e coraggiosa versione cinematografica dell'acclamato regista Joe Wright dell'epica storia d'amore, adattata con passione dal capolavoro di Lev Tolstoj dal premio Oscar® Tom Stoppard (Shakespeare in Love). Il film segna la terza collaborazione del regista con l'attrice, candidata all'Oscar®, Keira Knightley e con i produttori, anch'essi candidati all'Oscar®, Tim Bevan, Eric Fellner e Paul Webster, dopo i successi di Orgoglio & Pregiudizio ed Espiazione.

Trailer:

Les Misérables - Una Valanga di Video



A pochi giorni dall'uscita cinematografica, partita un po' sottotono, Inglorious Cinephiles vi propone una caterva di clip dedicate a Les Misérables (qui la recensione).


Who Am I?:



Javert rilascia il prigioniero 24601:



A heart full of love:



On my own :



Trucco e Make up: 


Dal palcoscenico al grande schermo:



Evento dell'anno:



Storia indimenticabile:


Cantando dal vivo sul set de Les Misérables:

World War Z - Teaser Trailer

Ancora immagini di pellicole attesissime. Stavolta è il turno di World War Z, il film di Marc Foster con Brad Pitt protagonista.

SINOSSI: Questa estate, un uomo (Brad Pitt) correrà contro il tempo per riunire un mondo diviso alla vigilia della sua ultima ora. Ogni cultura, ogni arma e ogni esercito sarà pronto perché l'unica speranza per la sopravvivenza è la guerra.

In Italia dal 27 Giugno 2013.























Teaser Trailer:


Fast and Furious 6 - Spot Super Bowl

In attesa di vedere (presto) il primo trailer, pregustate le prime immagini di Fast and Furious 6, mandate in onda durate il Super Bowl di questa notte.

Vin Diesel, Paul Walker e Dwayne Johnson guidano il ritorno dello stellare cast della saga cinematografica sulle corse automobilistiche campione d'incassi nel mondo verso il prossimo continente con Fast & Furious 6. Riuniti per la loro avventura più rischiosa i favoriti dai fan come Jordana Brewster, Michelle Rodriguez, Tyrese Gibson, Sung Kang, Gal Gadot, Chris "Ludacris" Bridges ed Elsa Pataky saranno raggiunti dai nuovi tostistissimi arrivi della saga: Luke Evans e Gina Carano.

Da quando Dom (Diesel) e Brian (Walker) hanno portato a termine la rapina di Rio sgominando l’impero di un boss e lasciando la loro squadra con 100 milioni di dollari, i nostri eroi si sono disseminati in tutto il globo. Ma l’impossibilità di tornare a casa e una vita perennemente in fuga, lasciano incomplete le loro esistenze.

Nel frattempo, Hobbs (Johnson) è all’inseguimento di una letale organizzazione di esperti piloti mercenari attraverso 12 paesi, la cui mente (Luke Evans) è aiutata da uno spietato luogotenente che si rivelerà essere l’amore che Dom credeva morto: Letty (Rodriguez). L’unico modo per fermare la squadra di criminali sarà quello di batterli sulla strada, così Hobbs chiederà a Dom di mettere nuovamente insieme la sua squadra d’elite a Londra. La ricompensa? Il perdono completo per tutti loro in modo da poter tornare a casa con le proprie famiglie.

Sulla scia degli enormi incassi mondiali di Fast & Furious 5, Fast & Furious 6 vede il ritorno per la quarta volta dietro la macchina da presa del regista Justin Lin e porta le acrobazie, l'azione e la narrazione a vette ancora più elevate. Insieme a lui gli storici produttori Neal H. Moritz e Vin Diesel, che accolgono il ritorno del produttore Clayton Townsend alla serie.



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sabato 2 febbraio 2013

Zero Dark Thirty - La Recensione

Le operazioni CIA che portarono al ritrovamento e all'uccisione di Osama Bin Laden pare fossero coordinate e approfondite da una coraggiosissima figura femminile. "Zero Dark Thirty" è la pellicola che ripercorre il corso di quegli eventi, partendo dall'attentato alle Torri Gemelle e terminando con l'uccisione del terrorista più ricercato della storia, ponendo al centro delle segretissime indagini il carattere e la personalità di quella donna che è riuscita, partendo da zero, a sovrastare qualunque genere di posizione e astrusità pur di assicurarsi le mani sopra un target introvabile.

Prevalentemente girato in interni, e con esterni che in alcun modo modificano una struttura principalmente investigativa anziché d'assalto, la pellicola affidata alla regia di Kathryn Bigelow tende a mettere in primo piano, e in forma piuttosto esplicita, quanto la vera battaglia, o caccia, ad Osama Bin Laden si sia praticata essenzialmente attraverso supposizioni, studi e analisi. Nulla di concreto, quindi, nessuna informazione prelevata da ostaggi, spie o attraverso infiltrati, niente macchinari di tecnologia avanzata ma solo ragionamenti logici, tentativi di manovre e nessuna certezza. Una missione portata avanti con testardaggine e forze (e vite) di chi ne ha preso parte, animata da una (non) strategia in continua evoluzione, passata anche in stallo, e fatta di sperimentazioni: le sequenze dell’inutile uso della tortura - che in America ha screditato il titolo, penalizzandolo ingiustamente – applicata ai prigionieri la dicono lunga.

La Bigelow si concentra allora sui fatti determinanti, nomi caldi, attentati e morti più significative, elementi che, giorno dopo giorno, lasciano bruciare di rabbia i protagonisti di una caccia all’uomo impantanata nel buio e sempre più lontana da qualsiasi luce. Entra in gioco pertanto la figura di Maya - impersonata da Jessica Chastain - inserita nella squadra proprio durante una sessione di tortura e palesemente impreparata sia professionalmente che umanamente a ciò che andava a prelevare. L’attrice si dimostra bravissima nella gestione di un ruolo complicato quanto, a prima vista, semplice, in cui era importante fornire un'interpretazione bilanciata e incarnare ogni tipo di stato emotivo, o atteggiamento, senza abbandonarsi troppo, dosando bene le espressioni del viso e lasciando solo trasparire preoccupazioni e turbamenti. La scelta di una regista donna come Kathryn Bigelow perciò trova molto più di una logica. Considerata, sia per il suo tocco e sia per i suoi lavori, un maschiaccio, è perfetta nel costruire credibilmente basi e profondità della sua protagonista, riuscendo a farla emergere in tutta la sua rilevanza pur non ponendola incessantemente al centro della scena.

Eppure, fisiologicamente, "Zero Dark Thirty" impiega un bel po' a carburare. Si potrebbe dire che lo faccia per imposizione, per contagiare lo spettatore dello stesso senso di afflizione che i suoi personaggi, Maya in primis, provano ad ogni buco nell'acqua innalzato. Ma quello del coinvolgimento è un ritardo doveroso e serve ad acconsentire poi quel colpo di coda che nel finale modifica l’assimilazione e amplia il godimento dell’intera pellicola, liberando quell’azione e quella suspance prima minuziosamente contenuti.

E' un'opera difficile "Zero Dark Thirty", impegnativa, che richiede pazienza e concentrazione ma con la capacità di ripagare tantissimo se si è in grado di dargli fiducia. Difficile pensare a come sarebbe stata se fosse stato qualcun altro a raccontarla, magari si sarebbe trasformata in un blockbuster pro-America facilmente dimenticabile. La regista e sceneggiatrice di “The Hurt Locker” invece ne realizza un lavoro sincero, che resta, nella testa e nella storia, sfrontato abbastanza da non nascondere neppure le colpe di un paese che spesso tende a sotterrare la propria polvere sotto il tappeto.

Trailer: