IL SITO DEDICATO AL CINEMA IDEATO, SCRITTO E DIRETTO DA GIORDANO CAPUTO

martedì 30 aprile 2013

L'Uomo d'Acciaio - Nuovo Trailer Italiano


Si avvicina il giorno anche del ritorno di Superman al cinema, "L'Uomo d'Acciaio" (questo il titolo) vedrà la luce il prossimo 20 Giugno, diretto da Zack Snyder ("300", "Watchmen") e prodotto da Christopher Nolan ("The Dark Knight Trilogy", "Inception". E' stato rilasciato nelle ultime ore intanto il nuovo trailer italiano, probabilmente il definitivo. Potete vederlo qui sotto.

Nuovo Trailer Ufficiale:



Sinossi (Ufficiale): Warner Bros. Pictures e Legendary Pictures presentano “L’Uomo d’Acciaio”, con Henry Cavill (“Immortals”, “The Tudors” per la tv) nel ruolo di Clark Kent/Superman, per la regia di Zack Snyder (“300”, “Watchmen”).

Il film è interpretato anche da Amy Adams (“The Fighter”), attrice candidata tre volte agli Oscar, nel ruolo della giornalista del Daily Planet Lois Lane, e il candidato all’Oscar® Laurence Fishburne (“What’s Love Got to Do with It”) in quello del direttore del giornale, Perry White. Nel ruolo dei genitori adottivi di Clark Kent, Martha e Jonathan Kent, ci sono la candidata agli Oscar® Diane Lane (“Unfaithful – L’Amore Infedele”) e il premio Academy Award® Kevin Costner (“Balla coi Lupi”).

A combattere contro il supereroe sono due altri Kryptoniani sopravvissuti, il malvagio Generale Zod, interpretato dal candidato agli Oscar® Michael Shannon (“Revolutionary Road”) e Faora, interpretata da Antje Traue. Originari di Krypton sono anche i genitori biologici di Superman, la madre Lara Lor-Van, interpretata da Ayelet Zurer (“Angeli e Demoni”) e il padre Jor-El, interpretato dal premio Academy Award® Russell Crowe (“Il Gladiatore”).

Nel cast anche Harry Lennix, nel ruolo del Generale Swanwick, Christopher Meloni in quello del Colonnello Hardy e Richard Schiff che interpreta il Dr. Emil Hamilton.

World War Z - First Look Featurette Sottotitolata in Italiano


La Universal Pictures si lascia sfuggire le prime informazioni su quel che sarà "World War Z", la pellicola estiva che vede protagonista Brad Pitt, diretta da Marc Foster e distribuita in Italia il prossimo 27 Giugno. Trovate sotto la piccola featurette sottotitolata in cui regista e attori raccontano a grandi linee di cosa parlerà il film.

First Look Featurette - Sottotitolata in Italiano:


Sinossi (Ufficiale): La storia segue Gerry Lane (Pitt), un impiegato delle Nazioni Unite, che gira il mondo in una corsa contro il tempo per fermare una epidemia che rovescia eserciti e governi e che minaccia di decimare la popolazione mondiale.

Trailer:

Il Grande Gatsby - Nuovo Trailer Italiano, Nuovo Spot e Character Posters


Nuovo trailer italiano, nuovo spot e character posters per "Il Grande Gatsby, la nuova pellicola di Baz Luhrmann che aprirà tra pochi giorni il Festival di Cannes e vedremo in Italia il prossimo 16 Maggio.

Nuovo Trailer Italiano:


Spot: Oltre Ogni Cosa:


Character Posters:



Riscopriamoli Insieme: Last Action Hero (1993)

Chissà quanti di voi ricorderanno o hanno mai visto questo particolare e divertentissimo action-movie dal sapore fantasy intitolato “Last Action Hero”. Una parodia corrosiva al cinema americano d’azione per eccellenza, quello in cui l’eroe può permettersi ogni volta di compiere qualsiasi assurdo gesto gli passi per l’anticamera del cervello - compreso sfidare la forza di gravità - e sconfiggere il cattivo di turno con, al massimo, un paio di graffietti sul corpo con cui fare i conti alla fine della storia.

Era il 1993 quando uscì al cinema il titolo in questione e dietro la macchina da presa c’era John McTiernan, regista che allora portava all'attivo pellicole di levatura come “Predator”, “Die Hard: Trappola di Cristallo” e “Caccia a Ottobre Rosso”. Lo scopo dell’operazione era quello di smontare ed esaminare singolarmente, da vicino, ogni elemento caratteristico del genere action più grossolano, sbattendolo in faccia allo spettatore privo della sua veste integrale e ingannevole, in maniera che si rendesse conto di quanto stereotipato e di bassa lega un determinato archetipo di cinema seguisse ininterrottamente corrispondenti dinamiche.

Arnold Schwarzenegger entra quindi nei panni dell’invincibile Jack Slater, eroe dell’omonima saga cinematografica di successo giunta al terzo capitolo e prossima al proseguo.
Mentre a New York “Jack Slater III” è ancora nelle sale, un suo grandissimo fan, Danny Madigan - ragazzino di dodici anni – non perde occasione per infilarsi nelle proiezioni e vedere e rivedere il suo mito sconfiggere cattivi su cattivi. Una notte viene invitato dal proiezionista-amico del cinema di quartiere per visionare, in anteprima, il quarto episodio della serie ma, durante lo spettacolo, la matrice del suo biglietto si rivela capace di aprire dei varchi tra finzione e realtà, e così, improvvisamente, il ragazzino finisce per trovarsi all'interno del film diventando ufficialmente la spalla del suo muscolosissimo eroe.

Combinare insieme mondi reali e mondi astratti è un processo che ognuno di noi, almeno una volta nella vita, ha desiderato potesse avverarsi. Entrare a far parte di un universo differente, migliore, o, meglio ancora, se quello in cui vive il nostro eroe per eccellenza. Ma nel lavoro di McTiernan - che poi evidenzia tra i sceneggiatori i nomi di David Arnott e Shane Black (il regista e co-sceneggiatore di “Iron Man 3”) - non è solo una conoscenza estrema del genere action fatto a pezzettini nella sua forma più circoscritta e frivola a venir fuori, ma soprattutto la differenza netta che contraddistingue la realtà in cui viviamo dalla finzione in cui vivono i personaggi che noi tanto amiamo.

Entrato nel film del suo eroe preferito, Danny sa benissimo che né lui e né il protagonista potranno mai essere sconfitti dalla criminalità, poiché il contesto in questione obbliga che a vincere siano sempre ed esclusivamente i buoni e i giusti. Diversa tuttavia è la situazione quando lo scenario cade alla rovescia, e ad entrare in possesso del biglietto magico è l’antagonista. Lui, giunto nel mondo reale, intuisce di potersi muovere molto più serenamente e libero di quanto gli fosse concesso nel suo territorio natio ed innalza un piano d’azione per eliminare definitivamente lo Schwarzenegger-attore e con lui il personaggio di Jack Slater.

La commedia non perde assolutamente perciò i suoi toni ironici (nonostante cada leggermente in basso con omaggi a Roger Rabbit un tantino determinanti alla trama), si sbizzarrisce a mostrare un mondo alternativo - quello del film - dove Terminator, per esempio, è interpretato da Sylvester Stallone e Schwarzenegger è deriso da Schwarzenegger stesso, incapace persino di pronunciare il suo stesso cognome. E’ geniale come fa guadagnare spessore allo stereotipato protagonista una volta abbandonato il set di provenienza, o come sfrutta l’immaginazione del ragazzino per fare interpretare al suo mito ruoli impossibili e inimmaginabili (fantastico l’"Amleto" di Schwarzy oppure "La Morte" impersonata da Ian McKellen). Ma nel suo raccontare gli eccessi di una parte dell’industria cinematografica americana, “Last Action Hero“ pone anche il forte accento sulla struttura dell’esistente e del suo esatto opposto. Ci rende consapevoli di come realtà e finzione siano due dimensioni nettamente distinte l’una dall'altra, talmente lontane da non poter coesistere mai nello stesso istante. Se non per grande virtù della nostra magnifica e sconfinata immaginazione allenata a concederci - quando vuole - quei piccoli e giganteschi attimi di straordinaria follia.

Trailer:

giovedì 25 aprile 2013

Le Streghe di Salem - La Recensione


Si rimprovera al genere horror di esser diventato forma d'intrattenimento uguale a sé stessa, affossata da una mancanza di idee che per evitarne il declino (sparizione?) vanno a riversarsi spesso nella realizzazione di remake d’eccezione che riesaminano, aggiornano o, semplicemente, ripropongono, privo di essenza e giustificazione, un vecchio titolo del passato di cui magari sono disponibili già molteplici e differenti versioni.

Rob Zombie - che di remake se ne intende (anche se a lui i suoi due “Halloween” non piace chiamarli così) - si potrebbe dire tutto tranne che non cerchi di dare all'horror un’impronta esclusivamente personale e interessata ad esplorare dei schemi anticonformisti, prendendo lo spettatore alla sprovvista e ponendolo davanti a un prodotto che se non altro risulta diverso e ignoto perfino a una massa di appassionati. E questo non significa che il regista ami voltare le spalle ad alcune direttive intrascurabili del genere, anzi, tutt'altro, significa infatti rispettarne le basi fondamentali per poi andare a costruire sopra di esse un qualcosa che però si differenzia nettamente da una omologazione ormai stanca e stancante.

Le Streghe di Salem” allora ha come incipit quel solito oggetto maledetto che una volta a contatto con lo sfortunato di turno scatena le forze del male su l’intera umanità, e questa volta la maledizione è distribuita da un disco in vinile (la musica è un’altra passione di Rob Zombie, nulla è lasciato al caso) recapitato alla protagonista e in seguito trasmesso dal programma radiofonico per cui lavora su tutto il territorio della sua cittadina, quella di Salem appunto. Da questo semplicissimo appiglio Zombie si esalta e scatena pertanto la sua irrefrenabile immaginazione, ripescando il prologo iniziale - in cui delle streghe sacrificano una giovane donna moltissimi anni prima - e infettando la vita, ora pulita anche dalla droga, della povera Heidi attraverso manipolazioni, sacrilegi e maledizioni che la vedono predestinata a una funzione raccapricciante.

Il linguaggio adoperato dalla pellicola è però un linguaggio poco conforme rispetto a quello più ordinario e pronunciato comunemente dall'horror diffuso su larga scala oggi. Si fonda su una personalissima forma eccentrica del regista, a cui palesemente interessa assai meno assicurarsi la gran presa di pubblico e molto di più sfogare ogni sua minima fantasia recondita: che si aggrappa a quel cinema analogo e vecchio di alcuni decenni ed è affascinata dal male come dalla fittizia mitologia di culto. “Le Streghe di Salem” diventa perciò un tripudio di personaggi imbrattati, raffigurazioni e ambienti disgustosi mischiati ad altri raffinatissimi e maestosi, in cui con l’aiuto della musica - protagonista anche lei - Zombie si fa direttore d’orchestra e folle romanziere, lasciando intuire una leggera denuncia alla società americana legata in particolar modo al fanatismo religioso sfrenato e violento.

Non c’è da scandalizzarsi quindi se, durante la (lenta) visione, lo spettatore provi una sorta di estraniamento da tutto questo, sentendosi a disagio magari di fronte ad alcune scene politicamente scorrette e ad altre dove l’eccesso fa da padrone. E’ un approccio diverso di fare cinema, a cui sarebbe un azzardo chiedere un comportamento più equilibrato, dato che è evidente che chi lo produce non si sente affatto persona simile.

Trailer:

Il Grande Gatsby - Spot di 60''


Aprirà il festival di Cannes e uscirà da noi il prossimo 16 Maggio, ma "Il Grande Gatsby" intanto continua a far parlare di sé e a far aumentare l'attesa che da lui ci separa. Per voi oggi uno spot italiano di 60 secondi dove spicca il protagonista Leonardo DiCaprio.

Spot di 60'':

L’Uomo con i Pugni di Ferro - Il Focus On di Inglorious Cinephiles


Il debutto alla regia del rapper RZA è senz'altro figlio di quegli esordi che fanno udire un certo trambusto.
Poter contare per un opera prima su un cast composto da Russell Crowe e Lucy Liu (e in cui ha voluto inserirsi anche lui), su una sceneggiatura scritta insieme all'aiuto di Eli Roth e su un garante per eccellenza come Quentin Tarantino disposto a metterci la faccia, è una sorte che a pochissimi è concessa, anzi, forse addirittura a meno.

Girato interamente a Shangai “L’Uomo con i Pugni di Ferro”, questo il titolo, è uscito nelle sale statunitensi lo scorso 2 Novembre 2012 per arrivare da noi in Italia invece il prossimo 9 Maggio 2013.
La storia è quella di un fabbro americano stabilitosi in Cina (RZA) e obbligato a costruire armi di distruzione di massa per i numerosi clan del posto. Ma quando la lotta tra loro diventa insopportabile sarà lui stesso a diventare arma inarrestabile per contenere il sangue e difendere il villaggio in cui vive.

Azione spettacolare, kung-fu, estetiche caricaturali. RZA punta tutto sul dinamismo del cinema asiatico per eccellenza, quello che più interessa al pubblico mainstream e quello che ha fatto la fortuna di moltissime pellicole di genere dalle caratteristiche dinamiche e adrenaliniche. La spinta di Quentin Tarantino è proprio su questo campione di basi che trova compattezza, visto che come sappiamo il regista di “Kill Bill” ha un gran debole per questo tipo di cinema, lo conosce a meraviglia e ne colleziona reperti archeologici che la maggior parte di noi neppure immagina esistano. Questo debole va a fondersi poi con l’amicizia che da anni lo lega ad Eli Roth, regista di “Hostel” e autore dello script del film al quale anche il neo-regista RZA ha partecipato.

Siamo tutti molto curiosi quindi di vedere il risultato di questa insolita amalgama. Che cosa sarà riuscita a mettere in piedi? Anche se su una cosa, indiscutibilmente, non ci piove: se le daranno tutti di santa ragione.

Trailer:

Belli e (im)Possibili: Cockneys vs Zombies

Sfoderare un pizzico di coraggio in più a volte fa la differenza.
Un piccolo sforzo in certe occasioni può essere decisivo per innalzare la qualità, già buona, di un prodotto, portandola magari a livelli superiori o eccelsi e ridefinendolo poi integralmente da capo a piedi. Quello sforzo, chiamato pizzico, però non sempre è semplice da tirar fuori, perché seppur piccolo spesso è determinante a riscrivere completamente il senso dei nostri obiettivi e di ciò che ne ruota attorno.

Prendersi gioco del genere horror, quello legato agli zombie , è una pratica che ha preso piede ormai da qualche anno, sfornando man mano anche titoli di indubbio valore come “L’Alba dei Morti Dementi” o il più recente “Benvenuti a Zombieland”. Ecco perché se si sente il bisogno di continuare, o proseguire, un filone di questo tipo – che ormai ha detto in abbondanza - c’è bisogno continuamente di trovare qualcosa di nuovo, di stupire lo spettatore, di regalargli quella risata o quella soluzione ad effetto che ancora non è stata trattata o architettata da nessun’altro. Lo sconosciuto regista Matthias Hoene in un certo senso la carta per sbaragliare la concorrenza, quella ampia diciamo, l’aveva pescata: ed era concentrata nell'idea di portare degli zombie ad attaccare un ospizio in fase di chiusura, con una miriade di anziani acciaccati e malconci pronti a difendersi ad ogni costo. E poggiato solo su questo piano il suo “Cockneys vs Zombies” sarebbe diventata una commedia-horror dal sapore assai trash ma indirizzata a restare scolpita sia per inventiva che folclore, distaccata dalle affiliate concorrenti di maggior spessore proprio a causa di una rara spensieratezza che andava ad operare da principale sponsor.

Purtroppo qui ritorna a bruciare quel pizzico di cui parlavamo sopra, provocato pensiamo dalla troppa paura di scadere nel trash purissimo - visto spesso come etichetta negativa - e quindi allontanato con l’inserimento di una sottotrama rivolta a dare profondità alla storia: aggiungendo due teppistelli, nipoti di uno dei nonni protagonisti, impegnati a compiere una rapina in banca per ricavare il denaro destinato a salvare la messa in vendita dell’ospizio e mantenere così gli anziani sulla loro costa d’appartenenza (quella Est, da cui deriva il termine Cockneys). Ciò tuttavia omologa un tantino di troppo la ventata di novità che Hoene aveva dalla sua parte e sposta la sua pellicola su binari sicuri ma comunque già calpestati, facendogli acquistare quel senso d’appartenenza ma al tempo stesso perdere l’irriverenza, la fortissima dose di cattiveria e la verve unica che avrebbe potuto vantare.

Vien da sé allora che “Cockneys vs Zombies” deve accontentarsi di arrivare dietro coloro che lo hanno preceduto, in questa corsa in cui ha deciso di inserirsi per non gareggiare unico partecipante nell'altra a lui riservata, dove sicuramente avrebbe vinto con facilità e sacrosanta scioltezza. Dei colpi di estro notevoli però Hoene li azzecca alla grande, ed oltre a quello che vede un duello in velocità (quasi alla pari) tra zombie e anziani dotati di deambulatore, in alcuni sprazzi la pellicola sforna delle sequenze scorrettissime e forti di acume appuntito d’alto livello. Nel finale, forse, si scende un pochino nella retorica ma fortunatamente non è quella grezza e deleteria, bensì quella accettabile che premia l’attaccamento di ogni popolo alla propria terra, la stessa che rivendicherà all'infinito, di generazione in generazione.

Presentato al Future Film Festival di Bologna quest'anno, “Cockneys vs Zombies” non ha ancora una distribuzione italiana.

Trailer:

martedì 23 aprile 2013

Iron Man 3 - La Recensione


La fase due dell’universo Marvel comincia laddove aveva deciso di aprirsi cinque anni fa la fase uno.
Tocca ancora ad Iron Man riaccendere i motori della giostra più visitata e più vivace del mondo, motori spenti dopo quel devastante sovraccarico sostenuto in “The Avengers” ma adesso raffreddati e pronti a riprendere i giri insieme a Tony Stark e alla sua armatura, che proprio da quell'esperienza sono rimasti segnati e contaminati.

C’era un handicap considerevole a minare però la lavorazione di “Iron Man 3”, ed era il polpettone servito dal suo secondo capitolo, il ritratto irriconoscibile dell’inaspettato, fresco e piuttosto ben scritto originario. L’unica maniera di risollevare le sorti di una situazione incrinata era prendere allora uno sceneggiatore davvero capace, che sapesse dove andare a mettere le mani per sistemare gli strappi, e magari ricucire sopra di essi una nuova, bella, federa resistente, che riportasse il franchise più amato targato Marvel ai livelli che gli spettavano. Il compito era senz'altro arduo ma la fortuna ha voluto che si andasse addirittura oltre le previsioni, perché non solo questo sceneggiatore è saltato fuori ma, oltre ad essere un vero mago del mestiere, era perfino capace di dirigere con scioltezza una pellicola cinematografica, senza contare che al suo curriculum allegava scritture di buddy-cop movie così importanti da esser diventati nel corso del tempo eterni: “L’Ultimo Boyscout”, i primi due capitoli di “Arma Letale” e la regia di un piccolo cult intitolato “Kiss Kiss Bang Bang” (con Robert Downey Jr.), ovviamente da lui rigorosamente ideato.

Il nome del personaggio misterioso è Shane Black, per molti sconosciuto ma per altri una garanzia.
Il processo apportato da lui in Iron Man in realtà è talmente elementare che a vederlo al traguardo suona quasi come prevedibile e geniale allo stesso tempo. Il padre di “Arma Letale” fa di Robert Downey Jr. e Don Cheadle gli eredi perfetti di Mel Gibson e Danny Glover, punta all'action e incarna il buddy movie attraverso un finale emozionante, stratosferico e micidiale. Ma non è tutto. Black è consapevole che il punto di forza del suo titolo non è affatto l’armatura da cui prende il nome ma bensì l’uomo difficile che la indossa, e così scrive un plot in cui ad emergere totalmente è la figura di Tony Stark disarmata, costretta a rinunciare al rivestimento e a scavare a fondo tra le sue ferite per curare una volta per tutte i demoni che lo abitano, riconoscendo i valori di quegli affetti troppo spesso appannati dal suo spropositato egocentrismo e perdendo la sensazione d’invulnerabilità grazie alla leva di un’antagonista sottile e dalla piega sconcertante (Il Mandarino di Ben Kingsley).

Potrebbe ribattezzarsi benissimo “Tony Stark 3” quindi questo terzo capitolo dell’uomo di ferro, poiché di Tony Stark ne prende i componenti, li smembra e poi li riassembla in maniera più ordinata e priva di crepature, puntando a una perfezione che forse il personaggio in questione non ha mai esplorato con sé stesso. Il percorso compiuto da Robert Downey Jr. si chiude simmetricamente in un cerchio completo, il suo ruolo stavolta gli permette di affrontare le debolezze - interne ed esterne - sconfiggendole tra paura, sofferenza e collaborazione, alla maniera di ogni comune essere umano. Questo diventa un pretesto per far uscire dalla sua ombra tutti quei comprimari che in passato erano stati messi ai margini, ritagliandogli uno spazio nettamente maggiore, disegnato apposta per loro nell'affascinante telo narrativo meditato al centimetro.

La sceneggiatura assume il ruolo di colonna portante a questo punto e Shane Black ci infila dentro il meglio della sua esperienza di regista e sceneggiatore: intrecci, colpi di scena (uno sensazionale), azione, umorismo, sentimenti. “Iron Man 3” si veste inesorabilmente da blockbuster impeccabile, dove ogni piccolo passo è assolutamente indispensabile per arrivare all'obiettivo finale e dove ogni personaggio è scritto ed inserito per un motivo distinto e mai per andare ad ornamentare la storia.

Non ci vuole molto a bollarlo insomma come miglior film Marvel di sempre: confezione e sostanza diretti da un maestro talentuoso che sicuramente in questo momento starà mandando il papino di “The Avengers”, Joss Whedon, in crisi esistenziale. Perché ora la patata bollente passa nelle sue mani: come farà a muovere Tony Stark nel campo in costruzione di “The Avengers 2” e, soprattutto, come farà a superare la grandezza e l’imponenza di un giocattolo così completo e spassoso come “Iron Man 3”?
Sinceramente siamo molto curiosi di conoscere la risposta ma purtroppo per averla dovremo aspettare fino al 2015.

Trailer:

sabato 20 aprile 2013

La Casa (2013) - La Recensione

Mentre le voci su un sequel per "L'Armata delle Tenebre" prendono corpo e Sam Raimi annuncia di volerne scrivere la sceneggiatura in estate, il primo capitolo di quella, che per ora, resta la sua trilogia più famosa (insieme a "Spider-Man") viene riesumato e rivisto secondo lo spirito del giovane esordiente uruguayano Fede Alvarez.

Raimi però rimane vigile dietro l’angolo, alla finestra, e ne approfitta per ampliare la sua attività di produttore facendosi affiancare dal fido amico Bruce Campbell, legatissimo al progetto per aver prestato il volto alla super-star del franchise, Ash (personaggio assente nel nuovo film). Ma guai a pensare che questa operazione abbia dato origine al solito remake svogliato e inferiore all'originale di cui si poteva fare volentieri a meno, sarebbe un errore fatale visto che il nuovo “La Casa” è un surrogato alternativo che mantiene del suo primo lungometraggio il titolo, l'ambientazione e gran parte dello svolgimento, staccandosi moltissimo però da altre dinamiche per le quali preferisce assumere un'impostazione pienamente rinnovata che coinvolge a tutto tondo il concetto di possessione demoniaca e allarga il background dei personaggi coinvolti - qui molto più elaborato - azzardando perfino un coraggiosissimo cambio di timone, stavolta affidato a una ragazza tra l’altro di interessantissimo talento: la giovanissima e deliziosa Jane Levy.

Questa freschissima rivisitazione de "La Casa" allora mantiene solo in quella che è la confezione d’impatto il rapporto stretto col suo diretto discendente, e più che prendere lui come spunto primario mira a richiamare quelle che erano state le atmosfere e le situazioni inquietanti di un'altro capolavoro della storia dell'horror: "L'Esorcista" di William Friedkin. Della vena ironica presente in principio infatti questo remake non sembra volerne sentire neppure parlare, mentre l'occhio attento verso il predominio del demone che scava e manipola corpi e vittime spicca come il fulcro totale per i momenti migliori, carichissimi di sangue e suspance. La pellicola di Alvarez perciò spiazza senza dubbio ogni attesa mostrandosi non solo ingegnosa e piacevole al gusto ma anche tra le migliori nell'aver trattato sagacemente il tema delle possessioni, senza averne fatto per forza né motivo di vendita e né esaltazione.

La componente splatter memorabile del titolo originale tuttavia resta intatta, e come Raimi all'epoca, Alvarez sceglie di rinunciare al CGI e utilizzare gli effetti speciali artigianali fatti in casa, chiaramente ottenendo un risultato assai più pulito e incredibile di quello ricavabile all'epoca, con un livello di resa assai spaventoso e terrorizzante. Perché in alcuni frangenti questo remake sa essere davvero enormemente disturbante, mette in piedi scene crudissime che pongono a dura prova stomaci e sensibilità di chi crede di aver già esplorato abbastanza il genere e godere ormai di un lungo pelo sullo stomaco.

Per i fanatici dell'originale quindi c'è poco da preoccuparsi, la nuova versione de "La Casa" non cerca e non vuole assolutamente paragonarsi alla sua radice materna, ma anzi va sperimentare l’inseguimento di un percorso diversissimo che probabilmente, alla lunga, sarà sempre più distaccato e più distintivo. La conclusione ne è il segnale più concreto, poiché Alvarez vira bruscamente il tragitto pre-impostato dalla matrice e costruisce dei nuovi sbocchi che aprono passaggi inediti a dei sequel per ora indiscutibilmente ben accetti.

Trailer:

giovedì 18 aprile 2013

R.I.P.D. Poliziotti Dall’Aldilà - Trailer Italiano e Internazionale


E' stato rilasciato da pochissime ore il trailer internazionale (UPDATE: e italiano) di "R.I.P.D. Poliziotti Dall’Aldilà", nuovo lavoro di Robert Schwentke con Jeff Bridges e Ryan Reynolds. Potete vedere le immagini direttamente qui sotto:

Trailer Italiano:


Trailer Internazionale:


Sinossi (Ufficiale): Jeff Bridges e Ryan Reynolds sono i protagonisti dell’avventura dall'atmosfera soprannaturale R.I.P.D. nei panni di due poliziotti “non morti” che vengono rispediti sulla Terra dal Dipartimento Rest In Peace, per proteggere il nostro mondo da una folta schiera di creature distruttive che si rifiutano di compiere un trapasso pacifico.

R.I.P.D. è diretto da Robert Schwentke ("Red") e prodotto da Neal H. Moritz (la serie di "Fast and Furious", "Io Sono Leggenda"), Michael Fottrell e Mike Richardson.

La pellicola uscirà al cinema il prossimo giovedì 18 Luglio.

Oblivion - Una Cascata di Video, Featurette e Speciali


A una settimana dall'uscita cinematografica Inglorious Cinephiles vi propone un mix di video interessanti su "Oblivion" (qui la recensione), realizzazione, interviste e promozione compresi. Buona visione.

Intervista a Tom Cruise (Sottotitoli in Italiano):


Featurette: La Colonna Sonora Degli M83 (Sottotitoli in Italiano):


Sul Set Della Biblioteca Di New York (Sottotitoli in Italiano):


Clip1 - Ricordare è Nostro Compito:


Clip 2 - Sonno Delta:


Clip 3 - Attacco Nella Libreria:


Clip 4 - Vecchi Ricordi:


Intervista a Olga Kurylenko (Sottotili in Italiano):


Spot Italiano di 60 Secondi:


Il Mondo di Oblivion:


Sul Set di Oblivion: Il Primo Giorno in Islanda (Sottotitoli in Italiano):


Sul Set di Oblivion: Le riprese Ad Earl’s Peak (Sottotitoli in Italiano):


Dietro le Quinte (Sottotitoli in Italiano):


Sul Set di Oblivion: La Sky Tower (Sottotitoli in Italiano):


Sul Set di Oblivion: La Navicella “Bubbleship” (Sottotitoli in Italiano):


Il Red Carpet Della Premiere Mondiale Di Buenos Aires:


Il Red Carpet Della Premiere Di Rio De Janeiro:


Intervista A Tom Cruise Sul Red Carper Di Rio De Janeiro:


Intervista Ad Andrea Riseborough Sul Red Carper Di Rio De Janeiro:


Trailer Internazionale:


Primo Trailer Italiano:


Hansel & Gretel: Cacciatori di Streghe - Il Focus On di Inglorious Cinephiles


La rivisitazione di alcuni classici continua a fare tendenza e a stimolare opportunità sempre più insolite per rimanere ininterrottamente presente all'interno del nostro panorama cinematografico. Una linea retta continua, che ha preso estensione dal “Cappuccetto Rosso Sangue” di Stephenie Meyer - uscito solo qualche anno fa – proseguendo a vele spiegate e regalandoci solo lo scorso anno due differenti versioni - a pochissima distanza l’una dall'altra - del “Biancaneve e i Sette Nani” dei Fratelli Grimm, accodato nel frattempo a molti altri titoli usciti nel mezzo, tra cui ricordiamo anche il “Beastly” di Daniel Barnz, rivisitazione de “La Bella e la Bestia”.

Ed è proprio dai Fratelli Grimm che questa inclinazione ritrova nuovamente linfa vitale, potendo nuovamente imporsi e proliferare. A breve infatti, anche in Italia, sbarcherà finalmente la versione dark-dissacrante, e del tutto evoluta, di Hansel & Gretel intitolata ”Hansel & Gretel: Cacciatori di Streghe”. Un altro intramontabile titolo della letteratura per bambini ora destinato a cavalcare verso delle vie più adulte e contemporanee.

I due bambini dal passato tenebroso ora sono due adulti belli e fatti, e dell’esperienza terribile avuta nella casa dei dolci ne hanno tratto lo spunto per il loro lavoro, diventando, appunto, cacciatori di streghe a tutti gli effetti. Ciò che li ha terrorizzati e messi in pericolo è diventata loro fonte di guadagno e mestiere di vita ma dovranno darsi da fare molto di più di quanto pensano quando un nuovo incarico, insidiosissimo, gli chiederà di sconfiggere l’intera combriccola di streghe che minaccia la città di Augusta.

Jeremy Renner ("The Bourne Ultimatum", "The Avengers") e Gemma Arterton ("Quantum of Solace", "Tamara Drewe") sono i protagonisti principali di questo curioso adattamento, accompagnati dalla strega Famke Janssen ("X-Men", "Io Vi Troverò") la quale gli darà del grande filo da torcere. Sceneggiata da Dante Harper la pellicola è diretta dal regista Tommy Wirkola, che ha firmato anche la sceneggiatura assieme al collega.

Il 1 Maggio arriverà nelle sale italiane in versione 2 e 3D.
Il trailer, che potete vedere qui sotto, mostra nettamente la fortissima impronta action assunta dalla produzione, allontanandosi di molto, da quella iniziale adolescenziale o bambinesca. Se questa scelta sarà stata azzeccata o meno lo vedremo presto, dalle immagini intanto siamo certi che la pellicola riuscirà ad intrattenere il pubblico più disparato e a divertire facilmente.

Trailer:


Dietro le Quinte Sottotitolato:

Questa Donna Verrà Bruciata (Clip 1):


La Strega del Deserto (Clip 2):


Effetti Collaterali - La Recensione

Affrontare tematiche sociali, crisi e comportamenti discutibili dell’americano medio piuttosto che della società americana è un po' la dolce piega presa dal cinema di Steven Soderbergh nell'ultima decade. Accantonato Ocean e la sua banda infatti il regista ha voluto prendere un percorso fatto di scelte oculate, meno commerciali, su cui sta imbastendo quello che da tempo ha ammesso essere il finale della sua carriera da cineasta.

Non ci stupiamo affatto allora se la sceneggiatura di "Effetti Collaterali", scritta da Scott Z. Burns, sia capitata proprio tra le sue mani, rispettando non solo quella divenuta oggi la sua poetica di regista ma rivelandosi pertinente persino con il vezzo di esplorare ogni volta un genere cinematografico differente dall'ultimo analizzato. Dal dramma muscoli e lustrini di “Magic Mike” segue perciò quello che è senz'altro un solido thriller dalla doppia personalità: la prima impegnata a denunciare - o se preferite a provocare - il sistema medico americano e la seconda convogliata a usufruire dei pregiati risvolti che una trama come questa, assai articolata e tortuosa, è generosa nel concedere.

Ecco quindi come attraverso l’inedita coppia formata da una strepitosa Rooney Mara e il versatile Channing Tatum entriamo spediti nel mondo della depressione comune, scoprendo, oltre ai suoi sintomi, quanto questa malattia si sia diffusa a vista d’occhio particolarmente negli Stati Uniti, tanto da essere diventata un potente business tra i suoi medici curanti. In America chi prende pillole è considerata persona che vuol star bene, da noi è una persona malata. E’ la risposta dello psichiatra Jude Law a chi gli domanda come mai lui, medico inglese, abbia scelto di esercitare la sua professione lontano dal paese natale. Ma "Effetti Collaterali", seppur vero che prenda la causa dell’abuso di psicofarmaci di petto per poi scuoterla ferocemente, è ancor più abile ad evitare di incaponirsi su di essa come unica meta, e quindi - nella sua seconda metà - compie la scelta ponderata e intelligentissima di sfruttare ogni elemento a suo favore per trasformarsi in un thriller medico e legale a tutti gli effetti, allestendo un omicidio a sorpresa che scatena un vortice di colpi di scena, intrighi e risvolti inaspettati ma architettati al millimetro e connessi a risultati discendenti da terapie mediche.

Assume valore smisurato perciò la sceneggiatura di Burns, rivelandosi ricca di sorprese e caricata allo stesso modo di una bomba ad orologeria: pronta ad esplodere al momento giusto e in maniera imprevedibile per causare danni intensi ed estesi. La pellicola giunge così a rasentare quasi la perfezione narrativa assoluta non permettendosi mai di affossare in un calo o una distrazione e dimostrandosi sicura di sé e cosciente delle enormi potenzialità a disposizione.

Soderbergh pertanto si ritrova alla guida di uno dei script di genere migliori realizzati negli ultimi anni, un trionfo di contenuti e rovesciamenti di prim'ordine con attimi che addirittura scendono persino nell'horror contemporaneo, scomodando e chiamando in causa - magari esagerando un pochino - quel che era stato il miglior cinema di un certo Alfred Hitchcock.
Impossibile, infine, non sottolineare la presenza scenica magnetica – e assente da parecchio tempo sullo schermo - di una elegante Catherine Zeta-Jones nelle vesti di psichiatra gelida e provocante. Un piacere aggiuntivo per gli occhi, sia degli uomini che delle donne.

Trailer:

mercoledì 17 aprile 2013

Il Grande Gatsby - Trailer Italiano e Soundtrack Sampler


Meno di un mese ci divide dall'ultima fatica firmata Baz Luhrmann, il regista dello splendido "Mouline Rouge!". Verrà presentato durante la prossima edizione del festival di Cannes infatti "Il Grande Gatsby", la quarta trasposizione cinematografica ispirata al romanzo di Francis Scott Fitzgerald, con uscita italiana ufficializzata il 16 Maggio. Inglorious Cinephiles vi offre uno sguardo al trailer italiano e a quelle che saranno le colonne sonore del film, ovviamente grandissime protagoniste.

Trailer Italiano:


Soundtrack Sampler:


Sinossi (Ufficiale): Dal talento creativo, unico nel suo genere, dello scrittore/produttore e regista Baz Luhrmann, arriva il nuovo adattamento per il grande schermo del romanzo di F. Scott Fitzgerald "The Great Gatsby" ("Il Grande Gatsby"). Il regista creerà la sua personale interpretazione visiva di questo classico della letteratura portando alla vita il periodo storico, in una maniera mai vista prima, in un film che vede protagonista Leonardo DiCaprio.

Il Grande Gatsby” narra la storia di un aspirante scrittore, Nick Carraway che lasciato il Midwest Americano, arriva a New York nella primavera del 1922, un’epoca in cui regna la dubbia moralità, la musica jazz e la delinquenza. In cerca del suo personale Sogno Americano, Nick si ritrova vicino di casa di un misterioso milionario a cui piace organizzare feste, Jay Gatsby, ed a sua cugina Daisy che vive sulla sponda opposta della baia con il suo amorevole nonché nobile marito, Tom Buchanan. E’ allora che Nick viene catapultato nell’accattivante mondo dei super-ricchi, le loro illusioni, amori ed inganni. Nick è quindi testimone, dentro e fuori del suo mondo, di racconti di amori impossibili, sogni incorruttibili e tragedie ad alto tasso di drammaticità. Uno specchio fedele dei nostri tempi moderni e delle nostre quotidiane battaglie.

Il candidato all’Oscar® DiCaprio (“J.Edgar,” “Aviator”) interpreta Jay Gatsby, con Tobey Maguire nel ruolo di Nick Carraway; il candidato all’ Oscar® Carey Mulligan (“An Education”) e Joel Edgerton sono Daisy e Tom Buchanan; Isla Fisher e Jason Clarke sono Myrtle e George Wilson; l’esordiente Elizabeth Debicki è Jordan Baker. La leggenda del film indiano Amitabh Bachchan interpreterà il ruolo di Meyer Wolfsheim.

Il candidato all’Oscar® Luhrmann (“Moulin Rouge!”) dirige il film in 3D da una sceneggiatura, scritta a quattro mani con il suo assiduo collaboratore Craig Pearce, tratta dal romanzo di Fitzgerald. Luhrmann è produttore, insieme a Catherine Martin, al premio Oscar® Douglas Wick (“Gladiator”), a Catherine Knapman e Lucy Fisher.

Il film sarà al cinema a partire da Giovedì 16 Maggio.

Nella Casa - La Recensione

Il voyeurismo, il piacere che trasmette, la dipendenza che crea.
E' la materia principale che François Ozon porta sul grande schermo col suo "Nella Casa" (titolo cacofonico ma tradotto letteralmente dall'originale "Dans La Maison"), thriller psicologico di cui si è fatto carico anche della sceneggiatura, liberamente tratta dalla commedia teatrale "Il Ragazzo dell'Ultimo Banco" di Juan Mayorga.

La storia segue le vicende del rapporto ossessivo nato tra un insegnante di francese e un alunno della sua classe, esito del sorprendente talento del sedicenne nel saper scrivere momenti di vita vissuta con grande perizia e inaspettata maestria. Ma il sodalizio tra i due si trasforma presto in esperimento senza regole, non appena l’attrazione del ragazzo per la famiglia di classe media di un suo compagno si fa materia principale dei suoi racconti, spingendolo continuamente ad entrare nella loro casa per dar libero sfogo ai suoi desideri e curiosità, e poter vivere dall'interno le loro atmosfere, i loro odori e quei comportamenti che appartengono esclusivamente all'intimità familiare.

Un breve docusaggio, iniziato come comune tema per un compito in classe, si rettifica quindi in qualcosa di molto più elaborato e pericoloso, che oltre al voyeurismo patito da chi ne diviene semplicemente lettore stimola un cambiamento spontaneo soprattutto da chi ne interpreta il ruolo di indiscreto esecutore, correggendo la possibile e sospetta pulsione sessuale adolescenziale presunta verso la donna - madre del suo compagno - in vera e propria attrazione fino a reale innamoramento. La realtà descritta nei capitoli d’apertura pertanto si ammorbidisce o, in alcuni casi, viene addirittura smussata, mentre l'immaginazione prende il sopravvento e i risvolti della vicenda si alterano, lasciando il beneficio del dubbio su ciò che veramente accade e ciò che è solo frutto di fantasia.

Ozon a questo punto è pronto a disorientare lo spettatore come il suo protagonista fa coi suoi lettori: è lo spazio in cui la pellicola affascina, sorprende, inganna, mostra e corregge eventi fino a quando questi non si palesano capaci di attribuire al racconto abbastanza intrigo da condizionare chi guarda a volerne ancora e ancora. Bastone e carota, per ribadire quanto oggi la curiosità di conoscere il più possibile delle vite private degli altri sia diventata una forma di intrattenimento perversa e inarrestabile (e di social network qui non si parla nemmeno). Contestualmente a ciò il regista francese riesce persino ad inserire una splendida celebrazione della letteratura, da cui vengono messi in risalto i dettami basilari che ogni storia dovrebbe seguire per coinvolgere e accattivare e i passaggi intrascurabili con cui  vengono costruiti da sempre romanzi letterari e, perché no, i lavori cinematografici.

Tuttavia, regole ferree a parte, "Nella Casa" si concede alcune flessioni che gli impediscono di arrivare a conquistare incondizionatamente lo spettatore, scelte facili, prevedibili, che pongono l'avventura di Claude nella dimora del suo (migliore) amico Rapha in un minestrone di spunti visti e già abbondantemente squadrati. Eppure a Ozon questo sembra interessare meno e lo ribadisce innalzando nell'esatto momento in cui la pellicola sembra perdere terreno quello che viene definito tecnicamente il finale perfetto. La scena che chiude il sipario perciò non può altro che essere quella che nessuno si aspetta ma che ogni lettore – qui spettatore – arriva a considerare l'unica possibile, dove i due protagonisti, vittime del loro stesso gioco, rimangono uniti nel dramma e nella passione.
Un quadro perfetto, capace di non chiudere la scena in maniera netta e insieme di inserirci il punto considerato definitivo.

Trailer:

lunedì 15 aprile 2013

Into Darkness: Star Trek - Nuovo Trailer Sottotitolato


La Universal Pictures International Italy ci propone un nuovo trailer, sottotitolato in italiano, di "Into Darkness: Star Trek". In poco più di un minuto un montaggio frenetico riassume molta dell'azione che vedremo al cinema il prossimo 13 Giugno. Con un'attesa che già comincia a farsi sentire.

Nuovo Trailer Sottotitolato:

giovedì 11 aprile 2013

Elysium - Teaser Trailer Italiano


La Sony Pictures ha rilasciato da poche ore il primo Teaser Trailer Italiano di "Elysium", pellicola che segna il ritorno alla regia di Neill Blomkamp dopo il fortunato "District 9" e che vede al centro dei suoi eventi un inedito Matt Damon rasato a zero affiancato da una Jodie Foster co-protagonista.

Teaser Trailer Italiano:


Sinossi (Ufficiale): Nell’anno 2154, esistono due classi di essere umani: i benestanti che vivono su una incontaminata stazione spaziale costruita dall’uomo e chiamata Elysium, e il resto della popolazione che vive in un sovrappopolato e disastrato pianeta Terra. Le persone sulla Terra sono disperate e vorrebbero fuggire dal crimine e dalla povertà dilaganti. Inoltre, hanno un drammatico bisogno di cure mediche disponibili soltanto su Elysium.

Purtroppo, ad Elysium le legge anti-immigrazioni e le forze in atto per preservare il lussuoso stile di vita dei propri cittadini sono ferree. L’unica persona che ha qualche possibilità di portare equilibrio tra questi due mondi è Max (Matt Damon), un uomo ordinario con un disperato bisogno di entrare ad Elysium. Con la vita appesa ad un filo, Max dovrà suo malgrado affrontare una missione pericolosissima che lo vedrà ostacolare il Segretario di Elysium Delacourt (Jodie Foster) e le sue forze armate.

Eppure, se Max riuscirà a trovare un varco, potrebbe non soltanto salvare la propria vita ma anche quella di milioni di abitanti del pianeta Terra.

Il film sarà nelle sale italiane da Settembre 2013.

Oblivion - La Recensione

È un caso un po' particolare quello che ruota attorno ad "Oblivion". Ciò che a pelle poteva sembrare pellicola in grado di miscelare più o meno bene fantascienza e azione, per andare a cucire poi l’intero rivestimento addosso al protagonista Tom Cruise, in realtà sceglie di rinnegare la sua natura di blockbuster aggrappandosi a qualunque appiglio, ostentando comportamenti dal carattere più ricercato, per offrirsi - briciolo di fortuna permettendo - non esattamente come blockbuster d'autore ma comunque come una specie di ibrido intento a toccare quei stessi vertici.

Ma considerare Joseph Kosinski un autore, sarebbe senz'altro un grossissimo errore, lui che ha dimostrato quanto sa essere invece un valido impiegato e onesto professionista. Eppure, questa volta, sia il soggetto che la sceneggiatura del suo lavoro derivano da una graphic novel (inedita) che lui stesso ha scritto e che ha deciso di portare prima al cinema curandola personalmente (ma non da solo). "Oblivion" tuttavia compie alcune scelte che ne indeboliscono in partenza l'entusiasmo, su tutte, quella di non rendersi conto che dal suo script non potrebbe venir fuori in alcun caso un prodotto diverso da quello congiunto all'intrattenimento gratuito, e pertanto la sua decisione di rinunciare all'azione disinibita a favore di un’atmosfera raffinata, post-apocalittica e deserta è decisamente un passo troppo lungo rispetto alla gamba a disposizione.

Kosinski però sperimenta, e lo fa approcciando la fantascienza da appassionato, opta per il libero spunto e ruba idee qua e la, scomodando recenti titoli come "Wall-E", "Moon" e persino "Io Sono Leggenda". E i citati sono solo i primi, gli esponenti maggiori, di una serie di tanti, tantissimi altri capolavori o meno che ad ogni scena di "Oblivion" appaiono rapidissimi come flashback nella mente di noi spettatori, con un gioco che va ad innescarsi sia per estetica che per narrativa. Diventa così una specie di raccoglitore cinematografico di genere la pellicola, che comunque non stimola nessun tipo di interesse verso sé stessa bensì, al massimo, lascia rimpiangere proprio quei riferimenti da cui ha voluto lasciarsi influenzare.

Oltre a ciò, l'estrapolazione di un protagonista per eccellenza come Tom Cruise, inserito al di fuori del classico action-adrenalinico - su cui l’attore ha costruito quasi l’intera carriera che conta – va a costituire un'altra soluzione che ad "Oblivion" non porta certo benefici positivi. L'azione, si sa, per Cruise è ossigeno e recitazione ma secondo Kosinski qui è un piacere da economizzare, da trattenere e poi scatenare in parentesi ben precise che infatti si dimostrano poi essere le uniche capaci di garantire solido interesse e presa. A riempire gli spazi vuoti allora entrano in gioco i sogni mancati, la malinconia, le speranze distrutte e rimaste sepolte sotto la crosta di un pianeta ormai invivibile e di una normalità lontanissima, la quale però (ci è stato chiesto di non spoilerare) potrebbe ancora aver lasciato aperta una porticina.

Lo stesso purtroppo non è possibile fare da parte nostra con Kosinski. L'involucro del suo film seppur piuttosto spesso e robusto manca sempre di un collante, la sceneggiatura è colma di crepe e priva di coinvolgimento e i cali di trasporto quando a non fare da calamita mancano sparatorie, inseguimenti o scontri aerei sono tangibilissimi. L’aggiunta della sottotrama romantica annacqua maggiormente una zuppa dal sapore sciapo e cattivo e il saccheggio mirato dalla (buona) fantascienza, remota e recente, a questo punto non esenta “Oblivion” da una parziale bocciatura figlia di pesantezza e mancanza di dinamismo.

Trailer:

sabato 6 aprile 2013

Come un Tuono - La Recensione

La seconda mossa di Derek Cianfrance dopo il successo all'esordio con "Blue Valentine" è una pellicola dalle fattezze ancora indipendenti ma con aspirazioni nettamente ben più alte di quanto apparentemente si potesse stimare.

La storia di "Come un Tuono" ha le stesse caratteristiche dei grandi kolossal cinematografici che in passato hanno lasciato il segno ma, in confronto a loro, porta quel distintivo nascosto nel taschino interno, insicura del suo pieno valore e della sua aderenza sul pubblico. Diviso in tre fasi - la prima attaccata a Ryan Gosling, la seconda a Bradley Cooper e la terza ai loro rispettivi figli - il dramma intenso dipanato dalla pellicola si allarga allora con moderazione, puntando dritto sulla figura dei padri e su quanto questa senta un forte obbligo di protezione nei confronti della sua prole (secondo Gosling ci vorrebbe una legge apposita a riguardo). Tutto gira intorno ai figli, dunque, e ai loro genitori – vicini e allontanati - disposti a mettere a rischio la propria vita pur di non perdere l'opportunità di stargli accanto e di regalargli, un giorno, un mondo migliore in cui vivere.

Cianfrance si fa però improvvisamente autore spietato. Pertanto, dalla flebile speranza che inizialmente si credeva stesse costruendo si concede un inaspettato cambio di guardia a capo del suo lavoro che spiazza completamente lo spettatore e dirotta tutto verso una strada carica di dolore e desolazione. Ogni azione dei padri (che non deve essere per forza un errore, sia chiaro) ricade inevitabilmente sulla vita dei loro figli, i quali, incapaci di cambiare il risultato di questa equazione, rimangono esclusivamente delle povere vittime innocenti. La differenza tra un padre assente e uno troppo presente - addirittura ingombrante - a questo punto va ad eliminare quel divario sociale esistente al principio, mettendo in crisi madri dal polso troppo debole e padri (o surrogati) ben disposti e onesti. “Come un Tuono” si tramuta così una distorta metafora sulla retta via, dal sapore amaro ovviamente, dove nessuno, in realtà, ha facoltà di costruzione e dove tutto è lasciato nelle mani del caso.

Nei suoi lunghi centoquaranta minuti Cianfrance è abile a smuovere gli stomaci e le menti, avvalendosi di una sceneggiatura ricca e colma di cambi, sia di ritmo che di centri d’interesse. Resta il fatto però che la sua è una storia non universale, che si esaurisce nei casi specifici che racconta e che sicuramente non riesce a reggere fino alla fine e, specie nella mezz'ora finale, fa sentire tutta la fatica di un allaccio troppo vasto e stratificato. Questo trascinamento impedisce all'opera di completarsi con la stessa convinzione con cui si era aperta, sfuggendo al tentativo di lasciare un segno ugualmente profondo a quello che il regista aveva lasciato col suo impegno precedente e attaccando con l’uso di una lama senz'altro più leggera ma che in alcuni frangenti non si risparmia anch'essa di piantare cicatrici evidenti.

Trailer:

giovedì 4 aprile 2013

Questi Sono i 40 - La Recensione

Una sorta di sequel di "Molto Incinta" (ma sarebbe corretto chiamarlo spin-off).
Così ama descriversi "Questi Sono i 40", la nuova fatica di Judd Apatow che sfrutta i personaggi di Pete e Debbie - co- protagonisti di quel titolo da lui diretto circa sei anni fa - per affrontare il tema della crisi matrimoniale vista con gli occhi di due quarantenni con figli a carico.

Tra i tanti lavori firmati negli ultimi anni dal regista quest’ultimo spicca senz'altro come il più autoreferenziale: nato dagli spunti forniti dalla lunga unione che da anni lo vede impegnato al fianco della moglie e attrice - nonché protagonista della pellicola - Leslie Mann con la quale, tra l'altro, ha avuto le due bambine scritturate anche loro nel film. Ecco prendere forma allora il pot-pourri di una sceneggiatura colma di imbeccate, la quale va a toccare praticamente qualunque inclinazione, mania e crisi personale capace di scatenare conflitto nell'armonia di una coppia rodatissima ma in difficoltà sul versante sessuale e continuamente sotto pressione per via delle innumerevoli grane collaterali-familiari. Figli, soldi, vizi, genitori, un miscuglio di responsabilità e preoccupazioni che volente o nolente minano la stabilità coniugale e inseriscono nervosismo tra dinamiche conviviali in cui ogni piccola goccia può trasformarsi in quella ultima e giusta per far traboccare un vaso stracolmo fino ai bordi.

Nonostante la vicinanza dell'argomento al regista, a "Questi Sono i 40" manca però qualcosa che impedisce al suo intero ingranaggio di funzionare scioltamente. Si potrebbe imputare la colpa a una sceneggiatura ricca ma poco omogenea o, magari, alla mancanza di un mattatore protagonista come Steve Carrell, che di certo in frangenti come questi sa essere assai più efficace di un attore sobrio ma dalla comicità per niente slapstick come Paul Rudd. Senza nulla togliere all'accoppiata piuttosto credibile formata in scena da Rudd e Mann allora la mancanza di un vero catalizzatore su cui vertire situazioni farsesche - che siano dialoghi ficcanti o scene dall'umorismo fisico - si fa sentire e sottrae alla pellicola la forza motrice che sarebbe servita a raggiungere le cime altissime toccate dai suoi fortunati (fratelli) predecessori.

Ciò non significa che in "Questi Sono i 40" non si rida affatto, anzi, i riferimenti a "Lost" e a J.J. Abrams disseminati lungo il cammino sono deliziosi e geniali come molto spiritoso è anche il ruolo ritagliato intorno a Megan Fox che (anche se per l'ennesima volta) prende in giro la sua bellezza e la sua fama, vincendo tuttavia il duello a colpi di (s)lealtà con la sua commessa "avversaria" poco avvenente.

In ogni caso, quella di "Questi Sono i 40" è una storia destinata ad attecchire maggiormente le corde di chi conosce e ha vissuto (o vive) questo tipo crisi sentimentali e che, per merito della vasta gamma di improvvisazioni, non mancherà certo di riconoscersi in almeno uno dei tanti sviluppi preordinati. In questo modo il poliedrico Judd Apatow quindi - seppur in forma meno smagliante del solito - inserisce un'altro tassello ben preciso nella sua lunga carriera di regista, produttore e sceneggiatore, dimostrando quanto chiara sia nella sua testa la direzione delle commedie a cui ama prendere parte esecutiva, assai diverse da quelle più scanzonate e leggere ed in cui, invece, si limita solitamente a finanziare e ad inserire il suo (pesante) nome.

Trailer:

mercoledì 3 aprile 2013

L'Evocazione: The Conjuring - Trailer Ufficiale Italiano

La Warner Bros ha rilasciato da pochi giorni il trailer di "L'Evocazione: The Conjuring" il nuo​vo film di James Wan in uscita nei nostri cinema Giovedì 22 agosto 2013.

Tra i protagonisti: Vera Farmiga, Patrick Wilson, Ron Livingston, Lili Taylor, Joey King, Shanley Caswell, Haley McFarland, Mackenzie Foy, Kyla Deaver e Sterling Jerins.

Il film è tratto dalla storia degli investigatori Ed e Lorraine Warren.

Sinossi (Ufficiale): All'inizio c’era Amityville, poi Harrisville. “L’Evocazione: The Conjuring” narra la vera storia di Ed e Lorraine Warren (Patrick Wilson, Vera Farmiga), investigatori del paranormale di fama mondiale, chiamati ad aiutare una famiglia terrorizzata da una presenza oscura in una fattoria isolata. Costretti ad affrontare una potente entità demoniaca, i Warrens si trovano coinvolti
nel caso più terrificante della loro vita.






Trailer Ufficiale Italiano:



lunedì 1 aprile 2013

Confessions - La Recensione

L’insegnante di scuole medie Yuko Moriguchi si ritira dalla sua professione a fine anno scolastico, il motivo è la recente morte della figlia, ufficialmente provocata da un incidente avvenuto nei pressi di una piscina. Prima di andarsene definitivamente decide però di dare ai suoi studenti un’ultima lezione intitolata Vita, durante la quale racconta del virus dell'HIV contratto dal suo compagno poco prima che lei rimanesse incinta e rivela – al termine di un discorso pregno di sapere e di consigli utili per il futuro dei ragazzi – di conoscere come la propria bambina non sia affatto rimasta uccisa accidentalmente ma vittima di un gioco sadico messo in piedi proprio da due studenti di quella stessa classe, i quali sono appena entrati, a tradimento, a far parte della sua lenta e agognata vendetta.

Questo è l'incipit di "Confessions", pellicola di sangue asiatico, nominata all’Oscar per il miglior film straniero nel (lontano?) 2011 e che, con buone speranze e netto ritardo, a breve approderà anche nei nostri cinema. Quello di Tetsuya Nakashima è un racconto disturbante, intrigante senza dubbio, e a cui piace cambiare registro repentinamente e in maniera frequente per tenere alta la tensione e approfondire una trama che già nel suo primo e dichiarato strato si presta a curiosi e stuzzicanti risvolti. "Confessions" è prevalentemente un thriller psicologico che non disdegna, in alcuni frangenti, di appoggiarsi anche all'horror, abbracciandolo nella sua forma più elegante e quindi abbandonandolo per non rimanerne troppo attaccato.

Nakashima dimostra grandi capacità di racconto, sa come innalzare tensione e, ancora meglio, sa come spacchettare la serie di eventi incredibili di una sceneggiatura (tratta dal romanzo omonimo di Kanae Minato) dall'altissimo potenziale. Nei primi venti minuti ci convinciamo che l'intero conflitto debba svolgersi all'interno della classe dove l'insegnante protagonista sta terrorizzando col suo monologo i suoi alunni che la seguono parzialmente distratti, ma poi uno stacco ci lascia uscire all'esterno andando a puntare gli altri personaggi coinvolti nella vicenda e proponendoci le loro confessioni una dopo l’altra. A sostenere il racconto, musiche o canzoni vere e proprie costantemente in sottofondo: artificio con cui si sceglie di risaltare ancor di più la drammaticità, ma che tuttavia - se in partenza poteva esser riconosciuto come un tocco originale - alla lunga si tramuta in un meccanismo di alterazione, spesso esagerato, per lasciar vivere ogni scena come fosse un momento in crescendo o portatrice del climax risolutivo.

Una mano meno pesante e più affinata avrebbe potuto ricavare risultati maggiori da "Confessions", che resta comunque un prodotto atipico, avvincente e sopra la media. Qualche sforbiciata qua e la, soprattutto nel finale, avrebbe giovato al meglio, ma preso così com'è il film di Nakashima mantiene un suo fascino (visivo) e una sua logica. Specie per quel che riguarda l’attacco piuttosto diretto alla legge secondo la quale i minorenni sotto i quattordici anni non debbano pagare per i propri omicidi: di questo la pellicola si fa fortissimo carico suggerendo quanto il provvedimento sia fin troppo vecchio rispetto ai tempi che corrono, dove i giovani sono molto più svegli e più intelligenti (o disturbati?) di quanto non lo fossero stati in passato.

I ragionamenti legati al valore della vita trivelleranno il cervello sia durante che post-visione, generando soluzioni che un attimo dopo verranno abbattute per poi essere rimesse in discussione nuovamente e in maniera diversa. Il dubbio che però la vita non abbia né logica e né valore stimabile e che, per questo, se tolta non possa essere in alcun modo rimborsata è, secondo chi scrive, il significato più veemente e più prezioso di questo titolo. Sicuramente molto più psichico di quanto voglia essere vendicativo.

Trailer: