IL SITO DEDICATO AL CINEMA IDEATO, SCRITTO E DIRETTO DA GIORDANO CAPUTO

sabato 31 maggio 2014

Edge of Tomorrow: Senza Domani - Due Clip


Due clip inedite per "Edge of Tomorrow: Senza Domani", il nuovo film diretto da Doug Liman con Tom Cruise ed Emily Blunt. Da giovedì scorso è nei nostri cinema e da queste parti ne abbiamo già parlato piuttosto bene (qui la recensione).

Vieni a Cercarmi:

Sganciati o Muori:

Jersey Boys - Trailer Italiano


Finalmente disponibile il primo trailer in italiano di "Jersey Boys", la versione cinematografica del famoso musical diretta da Clint Eastwood. Interpretata da Christopher Walken, Vincent Piazza, Mike Doyle, Francesca Eastwood, John Lloyd Young, Michael Lomenda, Erich Bergen, la pellicola uscirà nei cinema italiani il prossimo 18 giugno.

Trailer Italiano:


Sinossi: Il film narra la storia di quattro giovanotti che provengono dalla parte sbagliata del New Jersey, i quali si uniranno per formare il gruppo rock icona degli anni ’60, The Four Seasons. La storia dei processi e dei trionfi, è accompagnata da canzoni che hanno influenzato una generazione, tra le quali “Sherry”, “Big Girls Don’t Cry”, “Walk Like a Man”, “Dawn”, “Rag Doll”, “Bye Bye Baby”, “Who Loves You” e molte altre. Questi successi classici vengono ora accolti con calore da una nuova generazione di fan attraverso il musical in teatro, in scena a Broadway per oltre otto anni, oltre ad aver riscosso un notevole successo nel suo tour mondiale.

22 Jump Street - Trailer Italiano


Dopo il successo del primo capitolo, Jonah Hill e Channing Tatum tornano a interpretare i panni dei poliziotti sotto copertura al liceo in "22 Jump Street". La pellicola, ancora diretta da Phil Lord e Christopher Miller, uscirà nei nostri cinema Mercoledì 23 Luglio.

Trailer italiano:

Sinossi: Dopo le peripezie alle scuole superiori (due volte), grandi cambiamenti attendono gli agenti Schmidt (Jonah Hill) e Jenko (Channing Tatum) quando prendono parte ad una missione in incognito presso un college locale. Ma dopo che Jenko entra nella squadra football e Schmidt si infiltra nella scena artistica bohemienne, iniziano ad avere dubbi sulla loro collaborazione. Ora non si tratta più soltanto di risolvere il caso, devono scoprire se sono in grado di avere una relazione più matura. Se questi due adolescenti troppo cresciuti possano trasformarsi da matricole in veri uomini, il college potrebbe rivelarsi l’occasione migliore che gli sia mai capitata.

Un Milione Di Modi Per Morire Nel West - Nuovo Trailer Italiano


Seth MacFarlane, il creatore di "Ted" e de "I Griffin", sta per tornare al cinema con il suo nuovo lavoro. Si intitola "Un Milione Di Modi Per Morire Nel West" e sarà una commedia tutta da ridere, allestita in salsa western, a cui parteciperanno (oltre a MacFarlane stesso) Charlize Theron, Amanda Seyfried, Giovanni Ribisi, Neil Patrick Harris, Sarah Silverman e Liam Neeson.

Nuovo Trailer Italiano (Red Band):


Primo Trailer Italiano:


Sinossi: Dopo essersi tirato indietro da uno scontro a fuoco, Albert viene lasciato dalla sua scostante fidanzata per un altro uomo. Sarà una misteriosa e bellissima donna, da poco arrivata in città, ad aiutarlo a tirar fuori il suo coraggio e a farlo nuovamente innamorare. Ma quando il marito di lei, un noto fuorilegge, si presenta assetato di vendetta, Albert dovrà immediatamente mettere alla prova il suo ritrovato eroismo.

Data di Uscita: 9 Ottobre 2014

venerdì 30 maggio 2014

3 Days To Kill - La Recensione

Forse se l'aspettava, forse no.
Il successo di "Io Vi Troverò" tuttavia un po' i piani del Luc Besson produttore li ha cambiati. Prevista o meno, l'esplosione di consensi incassata dall'action adrenalinico con Liam Neeson ha convinto il poliedrico, instancabile Luc ad aprire un vero e proprio ciclo. E parliamo di un ciclo piuttosto chiaro, composto da una formula che batte punti ben definiti, mischiando crimine e famiglia e variando ritmo a seconda delle esigenze di cast e copione.

La falsa riga di "3 Days To Kill" quindi è piuttosto collaudata e sicura e, per certi versi, simile anche alla più recente thriller-comedy "Cose Nostre: Malavita" che Besson ha curato in prima persona mettendosi anche dietro la macchina da presa. Il canovaccio è semplicissimo: un agente della CIA, congedato causa cancro, fa di tutto per riparare lo strappo con l'adolescente figlia trascurata nel corso degli anni, prima che i tre mesi di vita diagnosticati volino definitivamente e sia troppo tardi. Ripresi i contatti, però, una giovane ragazza tenebrosa e affascinante, lo convince ad entrare nuovamente nella CIA promettendogli in cambio dell'uccisione di alcuni criminali una cura sperimentale che dovrebbe allungare il tempo a sua disposizione.

Il regista McG - chiamato a dirigere quella che ormai potremmo considerare come un ossessione per Besson - fa il suo sporco lavoro seguendo passo passo le coordinate della sceneggiatura avuta tra le mani, e onestamente, per un po', "3 Days To Kill" funziona bene, oltre le aspettative. Funziona bene nel suo prologo, funziona bene nella sua trama trita ma restaurata e soprattutto funziona bene nella scelta di un attore, Kevin Costner, che dimostra di non perdere colpi e di essere ancora un cavallo di razza purissima.
Ciò nonostante qualcosa nel cammino poi comincia a sgretolarsi, e questo qualcosa è rappresentato con grande delusione dall'entrata in scena della bellissima e ambigua Amber Heard, per l'ennesima volta mal gestita nel deflusso di una pellicola in cui prende parte. Il suo scopo è necessario e senza dubbio utile alla causa, eppure la sua gestione appare incomprensibile e spaesante, se non altro perché dopo essere stata presentata ufficialmente come dark lady, viene fatta uscire dalla narrazione per oltre mezz'ora e poi fatta rientrare a singhiozzi poco logici e convincenti.

Che l'attaccamento forte e sanguigno trascini "3 Days To Kill" a dedicarsi più alla sottotrama famigliare e affettiva è evidente quanto comprensibile, però, l'amalgama obbligata con la nemesi criminale, anziché funzionare da rinforzo - come dovrebbe per la risoluzione dei conflitti - puntualmente sembra irrompere in maniera inopportuna, andando a smorzare qualcosa di più coinvolgente e assai più positivo. Lo sguardo di una ragazzina delusa, i sensi di colpa di un padre assente, i primi piani di una (ex) moglie diffidente e fiduciosa, attirano molto più di interrogatori ironici, torture assurde e incursioni di una femme fatale, appunto, agganciata con scotch e colla.

Se allora "3 Days To Kill" non regge le (eccessive) due ore di durata è perché sbaglia a gestire i turni dei compiti che lui stesso ha deciso di assegnarsi. Alla fine l'impressione è che stavolta Besson per la troppa foga di svagarsi abbia azzeccato gli ingredienti ma sbagliato le dosi, lasciando noi un tantino appesantiti e non proprio soddisfatti.

Trailer:

mercoledì 28 maggio 2014

Edge of Tomorrow: Senza Domani - La Recensione

Passano gli anni ma Tom Cruise resta una certezza.
Ovunque lo metti sta. Videogiochi compresi.

Doveva saperlo bene Doug Liman, che per "Edge of Tomorrow: Senza Domani" lo seleziona con il suo joypad e lo getta in una guerra apocalittica contro gli alieni (droni per l'esattezza), solo per il gusto di tentare un esperimento controcorrente, non del tutto inedito, capace comunque di mantenere un sapore niente male: piacevole e irritante a seconda delle situazioni.

Lo spunto è preso dalla light novel giapponese di Hiroshi Sakurazaka, "All You Need Is Kill", che benissimo si presta per simulare un processo che in campo videoludico da decenni è stato testato e sposato come definitiva forma di intrattenimento. Il videogioco che incontra il cinema - o almeno questo era una volta - una fusione perfetta, che incrementa l'esperienza artificiale del gaming avvicinandola ancor più alla realtà e all'immedesimazione. Adesso però, con il tempo e l'avvento delle consolle next-generation, il vento è cambiato, i due mondi non sono più così distanti ma sempre a rischio contatto estremo. "Edge of Tomorrow: Senza Domani" questo l'ha capito e senza alcuna paura, decide di andare contro corrente ed essere lui a compiere il passo, quello rischiosissimo, in cui il cinema si scomoda e va ad incontrare il videogioco.

Per farlo, chiaramente, cerca di non perdere mai contatto con le sue radici, avvicinandosi il più possibile ad un mondo diverso, senza dimenticarsi da dove viene e perché. Il risultato è quello di una fedeltà e una sincronizzazione che, probabilmente, non è mai stata così fluida e ben amalgamata (seppur c'è ancora molto da migliorare). C'è infatti un esperienza totale e unica nella pellicola di Liman, in grado di avvicinare lo spettatore - quello esperto in materia, ovviamente - alle sessioni e alle sensazioni vissute nel salotto di casa, il tutto senza che questo si dimentichi che a comandare, però, stavolta non è lui, bensì un pilota automatico. Si respira pertanto lo stupore dell'inaspettato che, mischiato al coinvolgimento delle incredibili battaglie, va a scontrarsi con il game over ciclico, necessario e fastidioso, come a sprazzi anche fonte di divertimento. Nulla insomma è lasciato al caso, men che meno, il personaggio di Cruise, il quale inizia la sua missione come soldato incapace/disertore e, nel corso degli infiniti risvegli a causa di morte, affina gli attributi militareschi diventando - con l'aiuto di una funzionale Emily Blunt tostissima guerriera - una vera e propria macchina da guerra: precisa, veloce e (quasi!) infallibile. Riesce in questo modo a mettersi per l'ennesima volta la pellicola sulle spalle, guidandola con destrezza e confinandone i difetti che, purtroppo, si fanno sentire e sono legati tutti alle spine del livello in loop da ricominciare.

Ma nel complesso Liman e la sua squadra di sceneggiatori - su cui spicca Christopher McQuarrie, regista di Cruise in "Jack Reacher: La Prova Decisiva" - vincono la partita e portano a casa la medaglia. "Edge of Tomorrow: Senza Domani" è sicuramente un esperimento godibile, attento e informato - cinematograficamente accostabile più a un “Source Code” che a un “Ricomincio da Capo” - e che sa guadagnarsi appieno il riconoscimento di intrattenere il pubblico grazie alla costanza e alla velocità supersonica con cui si ostina a procedere barcamenandosi tra fantascienza e azione (e il 3D è uno dei migliori visti in sala).
Chiaramente gli si può rimproverare la leggerezza di non riuscire a raggiungere l'oro pieno, classificandosi appena, appena sotto l'argento, eppure considerando come poteva andare a noi sta molto bene così.

Trailer:

lunedì 26 maggio 2014

Maleficent - La Recensione

Prendersela con Robert Stromberg, alla sua prima prova da regista, non sarebbe onesto, anzi; così come sarebbe troppo facile accusare il team di sceneggiatori per aver scritto una storia insapore e da servire - tra l'altro - con tempismo pessimo, quindi riscaldata.
Perché se "Maleficent" ha enormi problemi (e ne ha) la colpa è solo e soltanto di mamma Disney, e della sua fame ultima di voler sfornare a tutti i costi edizioni live-action delle sue fiabe migliori.

Già, perché se decidi di titolare (e dedicare) una pellicola intera all'antagonista di "La Bella Addormentata Nel Bosco", se decidi di realizzare dei poster e dei trailer dark, inquietanti - come è giusto che sia per il rispetto del personaggio - per nutrire l'attesa, non puoi assolutamente rimangiare ogni cosa una volta trascinato il pubblico in sala, altrimenti si rischia di partire subito con il piede sbagliato.
Vero, verissimo. Eppure c'era da aspettarselo.
C'era da aspettarselo perché Malefica è, per natura, una delle più cattive streghe dell'universo Disneyano e, per politica presa, la Disney, da parte sua, non poteva permettersi di realizzare un prodotto dove il male non solo venisse esaltato ma addirittura era destinato a prendere il sopravvento sul suo diretto avversario. E allora, furbamente, ecco che "Maleficent", con un incantesimo, si trasforma in una fiaba dal sapore dolce, solare (si, avete capito bene), dove il male c'è ma non fa paura - tranne quando il volto di Angelina Jolie è inquadrato in primo piano, cianotico, levigato e arredato con corna nere, lunghe e appuntite - e dove le forme dominanti proseguono verso la morale positiva, troppo positiva, piena di zucchero e miele, in cui la negatività che scorre è conseguenza di tradimento del bene e della fiducia, e dove i migliori spunti vengono rilegati ad un umorismo (centellinato) nero e cinico che è unico frammento salvato, rimasto fedele alla bozza nativa della protagonista .

Nessuna sorpresa perciò se "Maleficent" trascina poco e spiazza più per la sua struttura narrativa elementare e la sua composizione didascalica e prevedibile che per il resto. Restaura il fascino di un demone, riscrivendolo e presentandolo in veste di fata benigna, asciugando in questo modo terrore, oscurità e tutto ciò che il titolo e la logica imponevano inizialmente. Meno avrebbe nociuto, a questo punto, evitare di utilizzare un titolo troppo estremo e limitarsi (e dedicarsi) a stringere l'occhio sulla dolcissima Aurora di Elle Fanning, approfondendo l'interessante tema della crescita in semi-solitudine e sotto campana di vetro (purtroppo non sfruttato).

Ma nient'affatto, l'industria sa perfettamente che le corna a punta, il vestito nero, il male e Malefica stessa, attraggono più di una ragazzina innocente e con un sorriso (e una bravura) più unico che raro. Sa che è meglio confondere, attirare, ipnotizzare e scegliere un titolo più accattivante possibile: "La Bella Addormentata", in fondo, avrebbe attirato meno. Serve a poco, dunque, la frecciatina bassa scoccata all'ultimo sulla possibile estinzione dell'amore vero, e lo stesso vale per la curata parte tecnica della pellicola, visto che con più libertà - e parliamo di libertà che la Disney non può permettersi - sicuramente, un lavoro su e con Malefica sarebbe potuto essere eccezionale, spaventoso e memorabile: un viaggio senza filtri e freni nella malignità più pura, un viaggio dove per il bene non c'era spazio se non quello nella fossa.
Ma, tuttavia, questo genererebbe solo brividi e paura. Cose che alla Disney possono essere solo sfiorate e mai impugnate. Ed ecco le conseguenze...

Trailer:

giovedì 22 maggio 2014

Maps to the Stars - La Recensione

Meno sanguigno e visionario, più osservatore e riflessivo.
E' il David Cronenberg assaporato nelle ultime uscite, il David Cronenberg del melò psicologico "A Dangerous Method", e del prolisso e apatico "Cosmopolis".

Sembra stanco, il regista, meno motivato ad affrontare i labirinti della sua mente ma assai giudicante, arrabbiato, intento a mettere alla berlina una società e un sistema (non solo quello cinematografico) in cui, evidentemente, fa sempre più fatica a sentirsi parte integrante. "Maps to the Stars" appare allora come il sequel non ufficiale proprio di "Cosmopolis", uno spin-off magari, con Robert Pattinson retrocesso da passeggero a conducente, e con la lente puntata sulle stelle, si, ma non splendenti, quelle maledette, spente o presunte tali di Hollywood, posto in cui è interamente ambientato.
Cronenberg prende lo script di Bruce Wagner e ne realizza una pellicola che è pregna come superficialmente vuota di contenuti e motivazioni, in cui è palese riscontrare una dura critica all'industria di cui lui stesso fa (o ha fatto) parte, ma ancora di più è palese rintracciare la pesante assenza e protezione di unione familiare, sostituita, a parer suo, da fame di rivalsa, successo e falso benessere. Psicologi, medicinali, motivatori da quattro soldi, sono tutti elementi che in "Maps to the Star" si danno staffetta l'uno dopo l'altro per sorreggere e tenere in piedi le anime lacerate e truccate di un universo alterato e deleterio, malsano e distante da quello con cui ognuno di noi sognerebbe di entrare in contatto.

Tuttavia, filosofeggiando un po', Cronenberg aggiunge alla sua personale visione un pizzico di quella meglio nota come sua pazzia, amalgamando alla pellicola momenti di mistero e di eccentrico surrealismo: visioni di madri bruciate vive e di bambini deceduti, tornati per disturbare ulteriormente le loro vittime già instabili (e niente questioni in sospeso da risolvere, mi raccomando, non siamo nel "Il Sesto Senso", vien detto) . Si tratta della nota più intrigante e elettrizzante, che permette a "Maps to the Stars" di non affondare nel troppo dialogo e nella troppa monotonia, staccandosi così da essi quel poco che serve, per resistere ed esistere pur non avendo un vero e proprio motore principale in grado di far decollare una sceneggiatura incorporea e scomposta.

Ma d'altronde è proprio questo che Cronenberg vuole trasmettere: la fine, la desolazione. Sta finendo tutto, dice più o meno, ad un certo punto (uno cruciale), il personaggio di Mia Wasikowska, come se si fosse arrivati ad un punto di non ritorno in cui, forse, anche parlare può servire ma relativamente. Visto che, probabilmente, di mettere apposto ora pare non avere voglia nessuno, nemmeno il regista, che con enorme disprezzo, lascia che sia il disordine a prendere il sopravvento. Lui, almeno, non è discutibile.
E la morte neppure, del resto.

Trailer:

mercoledì 21 maggio 2014

Dom Hemingway - La Recensione

Dom Hemingway è uno scassinatore. Il Re degli scassinatori. Capace di aprire qualsiasi tipo di cassaforte con le sue magiche dita ed il minimo sforzo. Ma Dom Hemingway è anche un uomo vanitoso, alcolizzato, esuberante e soprattutto un fedele scagnozzo che pur di non spifferare il nome del suo boss agli sbirri ha preferito pagare lui stesso gli effetti collaterali di un colpo riuscito a metà, scontando dodici anni di carcere.
Una volta uscito, tuttavia, la sola e unica cosa che sembra importare a Dom non è ricominciare a vivere la vita di prima e nemmeno costruirsene un'altra completamente nuova, ma bensì, recuperare velocemente tutto il tempo perduto.

Il regista statunitense Richard Shepard, servendosi di un Jude Law in partissima - incurante di essere spregevole tanto quanto sporco - racconta la lotta coi propri demoni di un criminale immaturo, messo alle strette e chiamato improvvisamente a mettere a fuoco le sue priorità. Avvia pertanto un esplorazione interessante quanto divertente, in cui il Dom del titolo cerca a tutti i costi di bruciare le tappe strafogandosi in passatempi e vizi che negli anni gli sono venuti a mancare (alcol, droga, sesso) mentre, allo stesso tempo, l'afflizione di un esame di coscienza compie il suo corso tra paure e sensi di colpa legati ad errori e ai trascurati affetti su cui ha avuto modo di riflettere e patire durante la carcerazione.
Perché nel voler essere scanzonato, ironico e beffardo nei confronti del suo protagonista "Dom Hemingway" in realtà cerca di spingere il suo pupillo allo stesso modo di come farebbe un Dio con il suo protetto, ovvero guidando un anima errante nella direzione che meglio servirebbe a curare e cicatrizzare le ferite profonde lasciate da una moglie amata, e consumata da una grave malattia, e da una figlia di cui si è perduto tutto il meglio, con cui adesso appare impossibile entrare in contatto.

L'acceleratore spinto da Law per pareggiare i conti secondo la personale matematica del suo personaggio si rivela perciò divinamente dannoso e fuori tempo massimo. I bisogni, le volontà, che erano di rilievo in passato, sebbene trattenute con forza, spingono per fuggire e migrare, lasciando spazio a qualcosa di diverso, all'altro, all'importante, all'imprescindibile. E se questo mutamento "Dom Hemingway" tende a mascherarlo sotto la copertura di monologhi volgari, gag, sfortune e colpi di coda umoristici, senza calcare troppo, è solamente per renderlo più fruibile e gradevole allo spettatore, che lo sostiene senza neppure accorgersene, pregno di tutta la sua quota e di tutto il suo peso.

Infatti giunto al limite dell'ostinazione e della testardaggine, il povero Dom è obbligato a fare i conti con la realtà. A rinunciare a quel tempo perduto, cambiato, che non può riprendere e a fare i conti con un mondo nuovo che forse non ha più tanto bisogno di lui come ricordava. Perciò l'utilità di una seconda chance, anziché andare sprecata inutilmente bruciando altro tempo, vien preservata e spesa nei confronti di chi, il bisogno di noi, lo ha sentito per tutta una vita, e continua a percepirlo nonostante il male provocato e nonostante il tempo.
Perché di sicuro, una delle poche possibilità che il tempo mai toglie è quella di riparare agli errori e di poter cambiare. Le cose come noi stessi. Se non interamente almeno in gran parte.

Trailer:

lunedì 19 maggio 2014

Insieme Per Forza - Live Streaming della Première Berlinese


Alle 19.00 di oggi su Inglorious Cinephiles potrete gustarvi, rigorosamente live streaming, la première mondiale berlinese della pellicola "Insieme Per Forza", il nuovo lavoro di Frank Coraci con Adam Sandler e Drew Barrymore che uscirà in Italia il prossimo 2 Luglio. Di seguito il trailer del film.
Trailer:


Diretta Live Streaming:


Sinossi: Dopo un disastroso “appuntamento al buio”, Lauren (Barrymore) e Jim (Sandler), due genitori single, hanno le idee chiare: non intendono vedersi mai più. Ma senza saperlo, entrambi organizzano la stessa vacanza in un safari con i propri figli e si ritrovano a dover condividere la stessa suite in un lussuoso resort africano, per un’intera settimana.

sabato 17 maggio 2014

Interstellar - Trailer Ufficiale Italiano


Un emozionante nuovo trailer per "Interstellar", la nuova fatica di Christopher Nolan che approderà nei cinema di tutto il mondo il prossimo Novembre. Un cast di prim'ordine composto da Matthew McConaughey, Anne Hathaway, Jessica Chastain, Wes Bentley, Casey Affleck, Michael Caine, Matt Damon, Topher Grace, Mackenzie Foy, John Lithgow, Ellen Burstyn, David Oyelowo, Bill Irwin e Elyes Gabel contribuisce a lanciare letteralmente in aria le aspettative, che speriamo il regista della trilogia de "Il Cavaliere Oscuro" riuscirà a rispettare in pieno.

Nuovo Trailer Italiano:


Sinossi:
In un futuro imprecisato, un drastico cambiamento climatico ha colpito duramente l'agricoltura. Un gruppo di scienziati, sfruttando un "wormhole" per superare le limitazioni fisiche del viaggio spaziale e coprire le immense distanze del viaggio interstellare, cercano di esplorare nuove dimensioni. Il granturco è l'unica coltivazione ancora in grado di crescere e loro sono intenzionati a trovare nuovi luoghi adatti a coltivarlo per il bene dell'umanità.

Transformers 4: L'Era Dell'Estinzione - Nuovo Trailer Italiano


Disponibile il nuovo trailer italiano di "Transformers 4: L'Era Dell'Estinzione", l'ultimo (per ora!) capitolo della saga creata da Michael Bay, che torna dietro la macchina da presa. Saranno altri però i protagonisti di questa nuova avventura infatti Shia LaBeouf è stato sostituito da Mark Wahlberg (il quale interpreterà un inedito personaggio), affiancato da Nicola Peltz, Jack Reynor, Sophia Myles e Stanley Tucci.

Nuovo Trailer Italiano:

Godzilla - Tre Clip in Italiano


Da giovedì al cinema con incassi da star, è il "Godzilla" di Gareth Edwards (qui la recensione), se avete avuto dubbi o ancora non siete andati a vederlo per stimolarvi ecco tre clip del film.

Devi uscire da lì:


Che combattano!:

Merito delle risposte:

Sex Tape: Finiti in Rete - Trailer Ufficiale Italiano


Il trailer italiano di "Sex Tape", nuovo film di Jake Kasdan con Cameron Diaz e Jason Segel con uscita prevista nei nostri cinema Giovedì 18 Settembre.

Trailer italiano:

Sinossi:
Una coppia sposata da tempo e con figli, decide di rinvigorire il proprio rapporto registrando un video hot. Il problema è che il filmato sparisce e i due devono imbarcarsi in una folle corsa per recuperarlo prima che finisca nelle mani sbagliate e diventi di pubblico dominio.

giovedì 15 maggio 2014

Lucy - Trailer Internazionale Italiano


La Universal ha rilasciato il trailer italiano di "Lucy", il nuovo thriller d’azione scritto e diretto da Luc Besson (autore di "Nikita", "Léon" e "Il Quinto Elemento") con protagonista Scarlett Johansson e il premio Oscar Morgan Freeman. La pellicola uscirà nelle sale italiane giovedì 25 Settembre.

Trailer Internazionale Italiano:

Edge Of Tomorrow: Senza Domani - Un Trailer Speciale


Uscirà il prossimo 29 Maggio "Edge Of Tomorrow: Senza Domani", il nuovo film diretto da Doug Liman con Tom Cruise, Emily Blunt, Bill Paxton, Kick Gurry, Dragomir Mrsic, Charlotte Riley, Jonas Armstrong, Franz Drameh. Per presentarvelo meglio eccovi un trailer speciale, interattivo, collegato a sette POD, sottotitolati in italiano, che approfondiscono aspetti e personaggi del film.

Trailer Speciale:

X-Men: Giorni di un Futuro Passato - La Recensione

E' un riabbraccio salvavita quello avvenuto tra gli X-Men e Bryan Singer. Questo innanzitutto.
Salvavita perché dopo Singer gli X-Men avevano trovato fortuna solo tra le mani di Matthew Vaughn, mentre il regista, invece, attratto dal pianeta Krypton, era sprofondato sotto un tunnel che lo aveva trascinato persino in una caccia ai giganti vergognosa e insopportabile.

Un lieto fine, insomma. E invece no.
No, perché "X-Men: Giorni di un Futuro Passato" pur di riparare questo matrimonio è disposto a rinnegare ciò che è avvenuto prima, o perlomeno ad escluderlo, lo ignora e riscrive la storia come se niente fosse, permettendo che la sua trama, complessa, articolata e basata su salti temporali, possa venir fuori e compiere il miracolo di risultare credibile. C'è infatti un errore di fondo nell'intero telone steso dalla pellicola di Singer, un telone che pare graffiato dagli artigli di Wolverine e che non può essere cucito o mascherato neppure dalle abilità mutaformi della bellissima Mystica, entrambi fulcri di questa quinta uscita ufficiale. Ma pur volendo sorvolare sulle questioni di sceneggiatura, a non convincere a pieno, stavolta ci si mette persino il semplice fattore intrattenimento, che non gioca a favore della causa e va a incastrarsi senza via di fuga, sulla (sbagliata) gestione dei (tanti) personaggi da muovere all'interno dello scacchiere.

La mossa di unire la vecchia saga con quella più recente del prequel, si rivela allora ottima nei presupposti ma controproducente nella pratica. Ogni singola pedina pare bloccata da uno scorrere del tempo che, per forza di cose, impone di dover essere corto e intenso, così lo spazio a disposizione per elevare, accrescere o approfondire i protagonisti oltre quelli che sono i loro super-poteri è limitato e non arriva a definire nient'altro se non quella che è la dichiarazione del loro "schieramento politico". Ricalcati gli attriti tra i giovani Magneto e Professor Xavier (per i quali, contemporaneamente, si promette una possibile convivenza futura) quindi, quasi nulla di nuovo apporta alla saga questo "X-Men: Giorni di un Futuro Passato", anzi, a sorpresa riesce anche a perdere moltissimo del meglio che avevano mostrato con fatica e sudore i suoi predecessori, ovvero spettacolarità, divertimento e dose di humour (qui affidata ad un unica scena messa nelle mani di un Quicksilver Rockstar meravigliosa, che nella sua minuta porzione segna un assolo indimenticabile).

Riscrivere da zero quel che è già stato, solo per il gusto di far rientrare alcuni personaggi e perciò amplificare la vetrina e il gusto dell'annunciato "X-Men: Apocalypse", lascia un tantino a desiderare e somiglia più a una scelta disperata dettata dallo stallo che a un'idea geniale, rivoluzionaria. Quindi si, questo matrimonio forse era da riparare, ma per chi era abituato a conoscere la coppia nella prima fase del rapporto adesso è fin troppo chiaro che l'affetto, seppur presente, non è più ai picchi romantici di una volta.
Che possa essere fisiologico lo sappiamo, nonostante ciò, felicità loro a parte, a noi un pochino dispiace lo stesso.

Trailer:

mercoledì 14 maggio 2014

Godzilla - La Recensione

L'ultima immagine che avevamo dei Kaiju era accomunata al "Pacific Rim" di Guillermo Del Toro, e vedeva questi mostri enormi e spaventosi determinati a sconfiggere la razza umana per impadronirsi della terra. Una razza umana che dal canto suo però non aveva intenzione di arrendersi, e per questo aveva ideato - in un futuro molto lontano - tecnologie all'avanguardia adatte ad opporsi o quantomeno a ritardare la resa.
Ma ecco che a rimischiare totalmente le carte, adesso, arriva il "Godzilla" di Gareth Edwards.

Il regista di "Monsters" - pellicola che lo ha reso noto e gli ha permesso di prendere in mano un blockbuster ad alto rischio - infatti riscrive completamente la figura dei Kaiju, partendo dal loro padre assoluto e manipolando a proprio piacimento Storia e Mito. E allora Godzilla non è più un mostro da sconfiggere con bombe e missili terra aria (e non che durante la Seconda Guerra Mondiale non ci si sia provato con ogni mezzo) ma un Dio a cui affidarsi e pregare quando due mostri della sua stessa taglia decidono di venir fuori dagli abissi della terra e fare piazza pulita e nuova fecondazione. L'elezione del super-eroe che non ti aspetti, di colui che non può partecipare a quella fantasia comune ma che di prepotenza ne prende parte arricchendola e rivoluzionandola. Perché sebbene Godzilla qui lavori allo stesso modo di un super-eroe, in realtà ne è l'esatto opposto, un anti super-eroe, un colosso indistruttibile, inattaccabile e dormiente pronto a palesarsi solo quando è l'ora di ripristinare l'equilibrio naturale delle cose, quello che erroneamente l'uomo, tramite la sua arroganza, crede di poter controllare.

Nel (ri)costruire il personaggio e la sua gloria, tuttavia, Edwards deve fare i conti con una sceneggiatura non molto affine alle sue origini, hollywodiana se vogliamo, e umanamente blanda e stereotipata (specie nelle dinamiche e nella caratterizzazione dei protagonisti). Cerca pertanto di coprirne le pecche lavorando molto d'astuzia, aggiungendo un'atmosfera rarefatta e vecchio stile che richiama le remote pellicole in bianco e nero dedicate alla creatura, ma soprattutto inserendo un tocco d'originalità moderna che vede una regia incline a impallare la camera per "sporcare" l'inquadratura, dando così l'impressione allo spettatore di essere posizionato veramente al centro degli eventi e mai all'esterno. In questo modo riesce spesso a spezzare quei momenti in cui il suo "Godzilla" si assopisce e lascia lo scettro in mano agli esseri umani, i quali non riescono, con le loro forze, a mantenere pienamente stabile un attenzione che, dopo una partenza a scoppio, tende a concedere alcuni cali fino ad esplodere, infine, rumorosamente e definitivamente nell'ultimo spaccato montando una conclusione spettacolare e gigantesca.

Eppure per quanto complessivamente accettabile e godibile, rimane comunque l'impressione che il lavoro svolto da Edwards sia più figlio di un industria che della volontà di voler esplicitare qualcosa di nuovo, e che quindi il suo "Re dei Mostri", così come molte altre vittime prima di lui, sia stato risvegliato dal sonno profondo non tanto per fare del bene, quanto per accendere altre telecamere e fare audience.
Uno scopo che più che fare ordine rischia di aumentare il disordine già presente.

Trailer:

lunedì 5 maggio 2014

[SHORT] Giordano Caputo's Just Play



Poche parole stavolta.
Il momento di girarci intorno è finito, la post-produzione è finita. Così come l'attesa, finita anche lei.

Si, "Just Play" è pronto.
Si, finalmente è terminato, si, state per vederlo (se volete farlo, chiaramente!).
Il mio primo cortometraggio!

Il link al video lo trovate poco più in basso, intanto, ne approfitto per chiarire alcune cose che avevo lasciato in sospeso: tipo la sinossi per esempio, che nel post precedente (questo) avevo promesso di affrontare in seguito.

Sinossi:
Carlo, Desirée, Alberto e Marco sono quattro amici che hanno deciso di rivedersi a casa dell'ultimo per una rimpatriata. Finita la cena decidono di passare il resto del tempo a disposizione giocando a Cluedo, il gioco di ruolo, incuranti di ciò che questo comporterà nei loro destini.
Iniziata la partita infatti e al primo lancio dei dadi la luce del loro appartamento cade per qualche istante, salvo tornare con una sorpresa che li incatenerà al tavolo per giocare un altro gioco, ad alto tasso di sangue.

Come avevo già accennato, e come avrete intuito, si tratta di un thriller con qualche cercata tintura di horror (cercata diciamo), o almeno questo era quello che avevo in mente quando l'ho scritto!
Dura circa 19 minuti, è stato girato in due giorni (un week-end) e quasi tutti i partecipanti, specie i tecnici, non avevano mai avuto altre esperienze di questo tipo.
Volevamo divertirci e ci siamo riusciti!

Chiaramente siete chiamati a commentare, chiedere, inveire, insultare e dire tutto quel che volete, con la speranza che ciò venga eseguito comunque in maniera costruttiva.

Ringrazio pubblicamente tutti coloro che hanno preso parte, e soprattutto reso possibile la realizzazione di questo progetto, ovvero (in ordine alfabetico): Alessio Baruffi, Guglielmo Bruno, Eleonora Liuti, Anna MaddalenaAndrea Mottinelli, Francesco Neri, Paolo Sabatino e Daniele Tintori. Infinite grazie per esservi fidati di me e per avermi sostenuto sia dentro che fuori dal set.

Lo so, scusate, avevo detto poche parole e mi sono dilungato ancora.
Ma adesso bando alle ciance, questo è il link e buona visione.

JUST PLAY:

giovedì 1 maggio 2014

Non Dico Altro - La Recensione

Si parla di solitudine, di paure, di relazioni (fresche, in corso e fallite) in "Non Dico Altro", la nuova commedia di Nicole Holofcener, lo si fa utilizzando un punto di vista prettamente femminile, virato sulla crisi di mezza età ma disposto a mettere i propri fari anche attorno a una generazione più giovane, quella pronta a partire per il college, l'adulta che sarà insomma.

Già, perché in termini molto spicci (ma molto spicci) la commedia a spruzzi drammatici della Holofcener è identificabile a primo impatto come una storia d'amore fuori dagli schemi: vissuta inizialmente con leggerezza e delicati tratti di brillantezza ma improvvisamente messa su carboni ardenti e assai sofferta. Ed il merito, oltre che di una sceneggiatura per niente piatta (scritta sempre dalla Holofcener), va ad un James Gandolfini (alla sua ultima interpretazione) dolce e simpatico e ad un'intensissima Julia Louis-Dreyfus, la quale deve sostenere - e lo fa benissimo - il ruolo di una donna alla ricerca di una relazione in grado di colmare quel vuoto creato dalla sua separazione, da una routine angusta, e dalla partenza di una figlia in rampa di lancio verso l'università. Ma il tocco registico che porta l’intero lavoro su di un livello tutt'altro che banale lo si riconosce nel momento in cui il rapporto tra i due protagonisti non rimane mai isolato e incline a se stesso, ma anzi, va a mettersi in secondo piano per aprire lo sguardo sensibile verso un aspetto più interiore, che focalizza l’interesse sulla ricerca di certezze e rassicurazioni che la donna (raccontata attraverso vari personaggi) va rintracciando continuamente a prescindere dall'età che sta attraversando (così come l'uomo probabilmente, ma per lui in forma minore).

Ecco allora come "Non Dico Altro" si dimette dal ruolo trito e ritrito di pellicola centrata sul ricomponimento dei pezzi relativi a una vita per metà già vissuta, e diventa manuale di comprensione verso quell'universo femminile (ma non solo) apparentemente forte come profondamente confuso, in perenne esitazione su ciò sarebbe giusto compiere o non compiere. C'è praticamente un'enormità di carne al fuoco nella brace accesa dalla Holofcener, una enormità di temi approfonditi, toccati o solamente sfiorati: dalla paura di commettere ancora errori, alle giustificazioni pescate per non recriminare su un matrimonio fallito, dall'incapacità di prender decisioni, all'ostinazione di non voler accettare una vecchiaia che bussa prepotentemente alla porta. Tutto sorretto dall'unico denominatore comune composto da solitudine e insicurezza, binomio che attanaglia l'esistenza e impedisce di ascoltare semplicemente le sensazioni istintive ricevute spontaneamente.

Non a caso nel finale positivo selezionato, ad incidere maggiormente e a risolvere i contrasti nodali, provocati lungo la strada, è proprio la decisione di mollare discorsi e prospettive per concentrarsi su gesti ed emozioni. Elementi unici, in grado di far capire a chiunque, e a qualunque età, se il sentiero che si sta percorrendo è quello corretto oppure quello sbagliato.

Trailer: