IL SITO DEDICATO AL CINEMA IDEATO, SCRITTO E DIRETTO DA GIORDANO CAPUTO

domenica 31 agosto 2014

Boxtrolls: Le Scatole Magiche - La Recensione

Quando meno te lo aspetti arriva la Laika, lo studio d'animazione, che forse negli ultimi anni, meglio della Pixar, ha saputo sfornare piccoli capolavori d'animazione con cui ha riscaldato cuori e menti di grandi e piccini.

L'ultimo nato - che va ad aggiungersi in scaletta a "Coraline e la Porta Magica" e "ParaNorman" - è "Boxtrolls: Le Scatole Magiche" e vede ancora al centro della storia un adolescente alla ricerca del proprio posto nel mondo, affamato di avventura e cresciuto misteriosamente da alcuni simpatici troll ricoperti da scatole (gli Boxtrolls) che abitano la cittadina di Cheesebridge: luogo in cui agli abitanti è stata inculcata la misteriosa leggenda che i Boxtrolls sono in realtà esseri spietati, affamati di esseri umani, da cui stare alla larga. Palla al balzo colta astutamente dal perfido Archibald Snatcher, il quale si offre come volontario per sterminarli definitivamente una volta per tutte, in cambio del tanto desiderato cappello bianco che gli consentirebbe di partecipare al ristretto e celebre rito di assaggio dei formaggi, consacrandolo così tra i nobili del paese.

Ispirata al racconto illustrato "Arrivano i Mostri" di Alan Snow, quella diretta a quattro mani dai registi Anthony Stacchi e Graham Annable è la classica e collaudata fiaba magica a lieto fine, capace di coinvolgere, emozionare e divertire con comicità slapstick e battute ironiche più o meno ricercate. Seppur supportata da simpaticissmi mostriciattoli, la cui anima e spirito ricorda moltissimo gli avviati Minion di "Cattivissimo Me" - con cui per altro condividono anche stazza e difficoltà di espressione verbale - sarebbe sbagliato tuttavia immaginarla come scontata o destinata solo ed esclusivamente ad un pubblico di riferimento per bambini. Poiché per quanto sia palese che il target principale sia per forza quello - come lo è anche la morale che la pellicola vuole inviare - nella sceneggiatura scritta da Irena BrignullAdam Pava c'è abbastanza materiale per non lasciare a bocca asciutta nemmeno gli adulti.

Lo spirito cardine d'appartenenza è e deve essere quello di una pellicola d'animazione: con conflitto principale, per nulla banale, che chiama Uovo - il ragazzino protagonista - alla scelta cruciale di accettare la sua condizione di essere umano appena scoperta oppure far finta di nulla, continuando a sentirsi parte di quel mondo trolls che lo ha accudito e cresciuto. Nel salire in superficie però, andando a descrivere gli abitanti della città di Cheesebridge, "Boxtrolls: Le Scatole Magiche" non si fa alcun problema a tirare frecciate ad una società meschina - con rincaro di dose per i più benestanti -  che mette se stessa davanti a tutti (figli compresi) e rifiuta di vedere la realtà per quella che è veramente. (tranne nei casi in cui non gli faccia comodo fare il contrario).
Una spiazzante e sottile trovata a cui seguirà quella ancor più irresistibile toccata al villain, Archibald Snatcher, allergico proprio a quei formaggi su cui non vede l'ora di mettere lingua e l'altra dedicata ai suoi tirapiedi, inseguiti da uno spirito dubbioso che puntualmente, durante le operazioni maligne, li porta a chiedersi se veramente appartengano alle forze del bene come gli è stato fatto credere, oppure stanno sbagliando squadra.

E' da questi dettagli, o sfumature, allora che la forza interna di "Boxtrolls: Le Scatole Magiche" genera sincerità, raccontandosi con intelligenza ed evitando di farsi largo sfruttando quello che altri fratellastri hanno già testato e collaudato prima di lui. Fortunatamente per noi, i registi Stacchi e Anable amano sperimentare e far crescere la loro creatura insieme al pubblico, che di fronte a un così tenero capolavoro resta estasiato, soddisfatto e felice.

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Hungry Hearts - La Recensione

Già la trama faceva tremare: una giovane coppia sposata entra in crisi quando, dopo la nascita del primo figlio, lei comincia ad uscire fuori di testa e a crescere il neonato unicamente con prodotti naturali, convinta che i metodi ordinari, i medicinali e qualsiasi altra prescrizione consigliata da medici o pediatri possa avvelenarlo e ucciderlo.

L'ossessione e la pazzia di una madre riversata sulla vita del proprio figlio. Argomento che se preso e non gestito con le pinze rischia solo di spaccare a metà i consensi e dividere nettamente. Che forse è un po' quello che il regista Saverio Costanzo anziché evitare come la peste nel suo "Hungry Hearts" in realtà cerca e, neanche a dirlo, trova in pieno, utilizzando la madre Mina di Alba Rohrwacher e chi gli gira intorno nel modo peggiore e indesiderabile possibile.
Ma andiamo per gradi.

Come commedia romantica - ed è così che comincia - la pellicola di Costanzo parte piuttosto bene, con un incontro stravagante che pare rubato appositamente dai modelli americani attestati del genere, idoneo a incanalare il rapporto sentimentale dominante sulle onde del vero amore. In realtà si tratta del primo pezzo del puzzle che verrà composto da qui a poco, un puzzle che man mano cambierà colore tendendo al nero, per abbracciare un clima d'orrore che, a conti fatti, la pellicola non è assolutamente in grado di raggiungere. Più che un thriller, o un dramma, "Hungry Hearts" infatti aspira ad aprire le porte a scene e accompagnamenti musicali intenti a voler spaventare o quantomeno a inquietare il pubblico, che dentro di se dovrebbe sapere perfettamente dove si vuole andare a parare. Perché i comportamenti di Jude, il marito di Mina interpretato da Adam Driver, pur essendo coerenti con quelli di chi prende in mano le redini di una situazione preoccupante, sono perennemente soggiogati e strozzati dall'amore che lui prova per la moglie, al punto da lasciare che la corda da lei tirata arrivi al margine di non ritorno. Quello che sinceramente poteva essere evitato in vari frangenti.

Ma pur di concludere furbescamente il suo piano irritante, Costanzo decide di mettere la pazzia di Mina al centro del piedistallo, accarezzandola e alimentandola come male gestibile e transitorio. Forzatura registica con cui il suo lavoro comincia inviare i primi scricchiolii premonitori di un cedimento scritto, constringendoci a restare impotenti e infastiditi dai comportamenti contraddittori di un padre che, pur lamentandosi, vacilla senza agire. E questo non è per niente giustificato da qualche strana coerenza personale dell'uomo - che poi finalmente si muove - ma solamente dalla necessità di ritardare l'inevitabile e permettere alla pellicola di prepararsi al finale ideato con maggiori munizioni a disposizione e maggior posta in palio.

L'atteggiamento ricattatorio con cui Costanzo adatta il libro di Marco Franzoso, "Il Bambino Indaco", perciò è quello di chi ha voglia di tirare il sasso nascondendo la mano, stuzzicando morali altrui, ma non schierandosi mai in prima persona, chiudendo persino la vicenda, dal suo punto di vista, in modo neutrale.
Testimonianza di come, alla fine, poi il suo "Hungry Hearts" abbia più intenzione di essere aspro argomento di discussione, che film intenzionato a voler dire qualcosa.

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Senza Nessuna Pietà - La Recensione

Molte volte un attore al posto di un altro può elevare il livello di una pellicola da medio a alto.
Spesso accade quando nella storia da raccontare c'è da dare vita ad anime silenziose, anime che parlano con sguardi, respiri, movimenti del corpo. Cose che non ogni attore è all'altezza di mettere in pratica.

Se il concetto non è chiaro "Senza Nessuna Pietà" può dare una mano, e ancora meglio può fare Pierfrancesco Favino ingrassato di qualche decina di chili per dar vita migliore al suo silenziosissimo Mimmo, impiegato di cantiere ma anche mano pesante quando c'è da recuperare denaro per lo zio strozzino e la sua banda. Con la sua stazza, il suo affanno e i suoi occhi da buono, l'attore romano innalza il valore della pellicola di Michele Alhaique, di almeno un buon trenta percento, oscurando quasi del tutto la non forza di una trama, per niente elaborata o sofisticata, che si complica la vita quanto basta quando fa entrare in scena una giovane prostituta che per via di strane vicissitudini mette Mimmo contro suo zio e, di fatto, contro quelli che prima erano i suoi pericolosi amici.

L'opera prima di Alhaique, dunque, ha la forza di godere di ottima salute. Se non altro perché oltre alla base solidissima di un interprete grandioso (forse il migliore oggi in Italia), non manca di rafforzare il resto con un cast convincente e una regia che sa benissimo quando e come avvicinarsi al meglio alle sue pedine. Camera a mano e primi piani - ma anche primissimi - sono imperativi fondamentali in "Senza Nessuna Pietà", perché servono a mantenere alta e credibile l'immoralità di fondo e rendono ancor più veritiera l'ambientazione popolare di una Ostia criminale. Stringe molto la camera su Favino Alhaique, è ovvio, poiché anche con l'entrata in scena di Tanya, altra anima lacerata all'interno, quello di Mimmo resta il personaggio più affascinante che non lascia via di scampo. Mario Brega lo definirebbe come la sua mano, ferro o piuma a seconda delle circostanze, visto che come un camaleonte si adatta alla sopravvivenza pur senza celare troppo la sua natura da gigante buono.

Neanche a dirlo allora se "Senza Nessuna Pietà" finisce per agguantare molto più di quanto in realtà dovrebbe, il merito è tutto della colonna portante e resistente che sta li sotto a sostenerlo. Come tuttavia anche del suo regista che, consapevole o meno delle potenzialità di ciò che aveva in mano, è riuscito a tirare fuori il massimo assoluto dal suo grezzo oggetto.

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Tutto Può Accadere A Broadway - La Recensione


E' una commedia degli equivoci piuttosto semplice e furba quella che segna il ritorno del regista Peter Bogdanovich. Un canovaccio forzato appositamente per strappare risate coadiuvato da un'atmosfera surreale che tutto rende credibile e soprattutto possibile.

Intento, il suo, tendenzialmente apprezzabile e sincero, dove la leggerezza e la tenerezza dei personaggi prende il sopravvento, trascinando il pubblico a fare il tifo per tutti, accettando e avallando la credibilità sospetta che aleggia fissa nella farsa. Non è un caso, dunque, che la costruzione di "Tutto Può Accadere A Broadway" risulti di origine molto teatrale, e che il teatro entri a far parte della scena anche proprio come luogo: con il casting di una rappresentazione che funge da miccia, collegata a sua volta a vari (micro)esplosivi pronti ad esplodere ad effetto domino. Bogdanovich punta molto sul dinamismo del suo cast e lascia spesso che siano loro a dare movimento alla scena, piazzandoli dentro di essa e fornendogli solo il pretesto, il punto di partenza. E' il principio certificato per dar luogo a situazioni senza dubbio ironiche e imbarazzanti, simpatiche più che divertenti, che sicuramente bastano a far abbozzare un sorriso ma che faticano molto quando l'intento diventa quello di voler rubare un intera risata.

Simile a una commedia sbiadita di Woody Allen - e non è detto che il regista non volesse addirittura prenderne spunto - la pellicola si lascia spesso andare in citazioni e riferimenti saccheggiati da altre opere cult del cinema o a dialoghi pseudo-romantici a cui aggiunge spruzzate di umorismo british e lo strapazzamento di stereotipi certificati (vedi la psichiatra di Jennifer Aniston). Va detto però che un impianto simile a quello usato da "Tutto Può Accadere A Broadway", per quanto furbo e racimolante, vuoi o non vuoi, rischia di scatenare attimi di torpore e di stanchezza. In questi casi, quando la celestiale visione di Imogen Poots si prende una pausa, o le espressioni strampalate di Rhys Ifans iniziano a faticare, la narrazione inevitabilmente è costretta a sedersi sulle sue gambe, restando in attesa che qualche altro caos o partecipazione eccellente (come quella di Quentin Tarantino) percuota nuovamente il ritmo, ricominciando le danze.

E quindi si sorride, si, generosamente, ma senza mai credere davvero fino in fondo a ciò che accade avanti ai nostri occhi. Lo si fa un po' per cortesia e un po' per sfogo, visto che l'intento di creare una pellicola ricreativa e rigenerante, in certi casi, è anche necessario e piacevole. Quello di Bogdanovich allora è paragonabile a un film-aperitivo, uno di quelli che risulta perfetto quando è il momento di staccare la spina e disimpegnare il cervello.

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sabato 30 agosto 2014

Manglehorn - La Recensione

A dispetto di altri attori della sua generazione, pur avendo lui stesso conservato un velo di malinconia per il passato, Al Pacino ha continuato a muoversi e ad andare avanti. A trasferire il suo corpo e la sua storia oltre l'immagine di icona vissuta. Rifiutando così quella finta ibernazione che molti suoi colleghi, invece, hanno abbracciato.

Perché in fondo a parlare di passato e di vecchiaia è sempre meglio che sia il presente e la vecchiaia stessa, visibile in tutti i suoi difetti: psicologici e fisici. E se c'è una nota di autenticità che non si può rimproverare al "Manglehorn" di David Gordon Green è esattamente questa, l'aver messo Pacino di fronte ad un ruolo che abbraccia il tempo senza alcuno scudo, e che risulta, inoltre, diametralmente distante da ogni personalità autoritaria in cui l'attore è solito mostrarsi. Il fabbro solo, incatenato al passato, che non ha la minima intenzione di riprendere in mano la sua vita finché la donna che ha lasciato andare via anni prima non si rifaccia viva, è infatti un ritratto preciso della debolezza e della pena, la nitida istantanea di un anziano che, a parte la manualità del suo lavoro, ormai nel mondo si muove a fatica, non sa più cosa vuol dire agire ed emana stanchezza ad ogni sguardo.
Che poi lo sviluppo di Green finisca per andare controcorrente rispetto alla lealtà delle premesse, lasciando che la pellicola proceda da sola, con pilota automatico, senza mettere lui stesso uno sprint registico che possa aiutare il suo lavoro a sfuggire da un eventuale dimenticatoio, è tutto un'altro discorso.
Un discorso che, però, non si può evitare.

A controbilanciare il movimento e l'azzardo dell'attore, ci si mette, dunque, l'immobilità del regista: un Gordon Green inesistente e pigro. La sua regia equivale ad un accompagnamento, è priva di afflati e segue le sorti di una storia già scritta che se regge in piedi fino all'ultimo è merito solo di chi la tiene sulle spalle. Nessun colpo di scena, nessun movimento brusco sostiene "Manglehorn", anzi, è più facile pensare all'esistenza di un'attenzione maniacale chiamata a tenere invariato un ordine prestabilito di causa ed effetto. Ogni cosa è matematica e già vista: ad A corrisponde B, dopo B c'è C e così via. Monotonia che spesso ruba la scena, chiamando alla luce quesiti sul perché quando in cattedra sale Al Pacino ognuno sembra dimenticarsi di dare importanza a ciò che deve girargli intorno.

Ma, misteri a parte, "Maglehorn" potrebbe essere davvero, nonostante tutto, per Pacino un punto da cui ripartire e rilanciarsi (ma molto dipende dalle sue intenzioni), come per David Gordon Green è nettamente solo un passo indietro, l'ennesimo tra l'altro nella sua carriera, costellata di medio-alti, medi e bassi. E con cui noi facciamo ancora fatica a fare i calcoli.

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The Humbling - La Recensione

Si fa fatica a credere che il famoso attore al tramonto colpito dalla perdita del talento, con consecutiva crisi esistenziale, sia davvero Simon Axler. Si fa fatica perché davanti ai nostri occhi quell'attore pare proprio Al Pacino, e, purtroppo per lui (e per noi), nulla in "The Humbling" è in grado di farci cambiare idea.

E' difficile trovare un motivo (e non è che Al Pacino abbia perso realmente talento, è).
Ma forse chi ha avuto una determinata carriera cinematografica è obbligato a non prestarsi mai a ruoli che superano un certo limite. O forse l'adattamento libero - per non dire stravolto - del romanzo di Philip Roth diretto da Barry Levinson era troppo estremo per il vecchio Al che, ammaliato da una sceneggiatura stratificata e ricca di cambi di tono, tuttavia, non ha fatto in tempo ad accorgersene e a ripensarci.
Oscilla ininterrottamente tra commedia, dramma, sfociando spesso anche nel teatro classico infatti "The Humbling", sulla carta un terreno fertilissimo per l'attore, ma sullo schermo diventa un palcoscenico di umiliazione che per nulla è giustificato dal titolo. La fusione col ruolo affidatogli, di cui necessitava, probabilmente è mal costruita, assente, macchiata da un'ilarità di fondo per niente richiesta e che mal si adatta al contesto allestito. Sta di fatto che più che un'opera di finzione, quella di Levinson diventa presto, suo malgrado, più plausibile come documentario sulla star messa al centro, denigrata e sottomessa a momenti ridicoli della sua vita, poco appetibili da qualunque prospettiva si guardino.

La verità è che prima di tutto "The Humbling" appare come un lavoro sconclusionato, confuso, che non sa mai da che parte andare e probabilmente usa (alla peggio) la figura di Al Pacino per cercare di coprire al meglio ogni singola pecca. Persino Levinson che tendenzialmente come regista ci ha abituato, nei suoi lavori, a tirar fuori dagli attori delle performance sempre all'altezza, stavolta sembra abbia intenzione di svolgere unicamente il suo compitino lasciando che ad ardere la scena sia lo scontro sfiancante - e per niente memorabile - tra la vecchiaia del suo protagonista e la straripante giovinezza della ragazza interpretata da Greta Gerwig (mai così somigliante a Kate Winslet), entrata nella sua vita da ancora di salvataggio, dopo aver concluso un'esperienza omosessuale.

E' poco chiaro, però, quale sia stato il meccanismo (o i meccanismi) che ha impedito a "The Humbling" di funzionare almeno per un minimo o per una parte. Magari rispettare fino in fondo la drammaticità del libro senza fornire spazio a una comicità nociva e poco funzionale avrebbe aiutato a garantirgli sorte migliore. Sicuramente, vista così, l'opera di Levinson e Al Pacino somiglia più a una conferma che ad una certa età con il cinema sarebbe meglio smettere. Tarantino docet.

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venerdì 29 agosto 2014

Anime Nere - La Recensione

Le anime nere di Munzi sono persone nate da un seme maledetto, un seme irremovibile, che condiziona e non lascia speranza. Un seme con cui si deve imparare a convivere, ma da cui separarsi è praticamente impossibile.

Come avrete intuito è la famiglia l'organo principale di cui "Anime Nere" vuole discutere, una famiglia di stampo malavitoso, spaccata proprio da questa spina, ma che un regolamento di conti obbliga a riunire, forse per l'ultima volta.
Eppure di fondo, non è la vendetta il filo principale della pellicola di Munzi, sebbene al suo interno essa abbia un ruolo fondamentale. Più di tutto però ad emergere e a venir fuori è la volontà di un padre di allontanare (e allontanarsi) il proprio figlio adolescente dalla strada che i suoi due fratelli - gli zii del ragazzo - hanno deciso di abbracciare, chi a tempo pieno, chi part-time. Strada che tacitamente - ci viene suggerito - doveva essere anche quella del nonno del ragazzo, vittima anche lui di un misterioso omicidio.

Ci porta in Calabria, allora Francesco Munzi, sull'Aspromonte, per mettere in scena una pellicola amara e ombrosa, dalla costruzione canonica, ma coraggiosa e volenterosa di non rimanere incastrata nei soliti modelli che probabilmente al regista stanno troppo stretti. Un tentativo apprezzabile il suo, che tuttavia lascia sul filo del rasoio, con la paura che da un momento all'altro possa finire per affogare nel suo stesso brodo senza tornare a galla. Ma contrariamente alle sensazioni, a galla ci resta "Anime Nere", testardo e deciso, attento a non strafare e procedendo sfruttando la sua qualità migliore: la solidità. Cuce un crescendo che silenziosamente e senza prescia attende il segnale per uscire e sfogarsi, dando vita ad un inaspettato twist finale che scrive la drastica sentenza sopra il concetto di famiglia e salva letteralmente l'opera di Munzi dal bilico in cui era costretta.

Lontano dagli exploit di "Gomorra" e surrogati, "Anime Nere" svela, dunque, un rovescio della medaglia alternativo che trafigge la famiglia criminale, ma non solo. Lo fa utilizzando un cinismo e una forza che raramente nel cinema italiano sono presenti o concessi, e sarà forse per questo che rispetto a prodotti simili e meno riusciti, qualche credito in più, noi qui, ci sentiamo di darlo.

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99 Homes - La Recensione

Parte con uno spunto niente male il "99 Homes" di Ramin Bahrani, con l'alleanza inaspettata tra un Andrew Garfield, padre di famiglia, a cui il governo ha appena tolto la casa e un Michael Shannon agente immobiliare, impiegato del governo, che dopo averlo sfrattato, per salvarlo, dalla rovina lo trascina nel suo mondo fatto di meschinità e arrivismo, che per nulla si addice alle corde della sua recluta.
Una base senz'altro solida che in mano a un regista del calibro di Martin Scorsese avrebbe portato a dei frutti sicuramente straordinari, ma che invece, in mano a qualsiasi altro mestierante, poco intraprendente, rischia di sprecarsi come cenere nel vento.

Opta per la strada meno ripida possibile, purtroppo, Bahrani, mettendo i suoi protagonisti sui binari corretti, ma non trovando mai il coraggio di spingerli oltre il dirupo, facendoli schiantare a dovere come avrebbe richiesto un copione come quello di cui era in possesso. Il cammino oscuro compiuto da Andrew Garfield infatti, non fa altro che unire i puntini di un tragitto già scritto e già calcato dalla maggioranza delle pellicole con allestimento simile e messaggio buonista di fondo. Perché, per le opere come "99 Homes" il varco da sorpassare a testa alta è esclusivamente quello posto all'epilogo, ovvero quello che deve portare il "buono" a fare i conti con il mare di male in cui ha deciso di buttarsi. Uno scontro che invece, in questo frangente, accade ma solo a metà, sottomesso alla volontà di privilegiare e rinforzare la spiegazione dei sistemi, i giri loschi e i connessi malumori che una tematica come quella della crisi immobiliare può esercitare negli esecutori e nei malcapitati.

La forza oscura di Michael Shannon, dunque, finisce per sprecarsi appena dopo qualche inquadratura, mentre le buone intenzioni ed il volto macchiato dal senso di colpa di Garfield finiscono per far somigliare il suo personaggio allo Spider-Man che interpreta altrove, magari alle prese con la parte più spaventosa e nascosta di se. Scricchiolii che oltre a corrodere le interpretazioni degli attori finiscono per bucare anche la sceneggiatura, nello specifico nel tanto agognato finale intriso di retorica e buone azioni, dove l'unico residuo di male che permane in confronto alla marea avvistata in precedenza vive nello sguardo di chi, in quanto esperto villain, sa gestire le avversità senza farsi prendere dal panico, attitudine tutt'altro che consona a colui che, invece, è abituato a riporre ogni possibilità di sopravvivenza nella vaga speranza.

E' sotto questi colpi sordi che "99 Homes", quindi annacqua la sua solidità di partenza spaccandosi lentamente e naufragando laddove sarebbe dovuto attraccare. A Bahrani, pensiamo, interessasse più la denuncia che lo schiaffo a sorpresa e la sua pellicola allora non può far altro che salutarci così, senza nemmeno il minimo segno di colluttazione o pizzico.

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The Look Of Silence - La Recensione

I fatti legati alla purga anticomunista esplosa in Indonesia nel 1965 e responsabili della morte di circa mezzo milione di persone, erano stati trattati dal regista Joshua Oppenheimer già nel suo film-documentario, molto apprezzato, "The Act Of Killing". In quella versione però l'intera questione veniva descritta solamente dal punto di vista degli assassini, tralasciando da vicino, quindi, l'intera parte legata alle vittime. Tuttavia, l'argomento in questione, deve stare molto a cuore al regista statunitense, che a due anni di distanza infatti decide di chiudere il cerchio realizzando un seguito ufficiale in cui racconta la stessa vicenda inquadrata dal punto di vista delle vittime sopravvissute.
Questo seguito è "The Look Of Silence".

La prospettiva allora diventa quella di un superstite alla ricerca degli assassini del proprio fratello che, durante la sua indagine, e le visite oculistiche che esegue a domicilio, raccoglie varie testimonianze da coloro che hanno compiuto il massacro in prima persona, andandosi a macchiare (e a bere) con il sangue dei propri simili. I resoconti, neanche a dirlo, risultano disumani e agghiaccianti, con giustificazioni vaghe e sensi di colpa assenti che invitano (o a volte minacciano) semplicemente a dimenticare il passato e guardare al futuro. Il segnale inviato è quello di un regime oppressivo ormai totalmente in stato avanzato e di un omertà perenne che solo in qualche frangente si concede il lusso di mettersi da parte, tirando dentro, attraverso il popolo, prima l'esercito e poi il governo.

La politica è il processo attraverso il quale è possibile mettere in pratica i propri ideali. E' su per giù questa la confessione di uno dei personaggi intervistati. Una frase inquietante che posta al posto giusto e al momento giusto da Oppenheimer giunge come una coltellata allo stomaco: metafora di impotenza e sconfitta. Uno dei momenti più alti di "The Look Of Silence" che via via tende a ripetersi con dichiarazioni che si mordono la coda, ma che forse stanno li non per caso a ribadire la gravita della pessima situazione presente. Ed è esattamente questa scelta registica che lascia intendere quanto ad Oppenheimer stia a cuore l'argomento trattato, addizionata alla scansione di un montaggio che non fa che specchiare pezzo dopo pezzo, un allineamento di pensiero allarmante, seminato nei colpevoli come nelle vittime, che in qualche modo cercano di obbedire dimenticando.

Ci mette pochissimo perciò a sensibilizzare gli animi la pellicola, così come la ridondanza di materiale e risposte alla lunga finisce per risultare eccessiva e pesante. Ma queste non sono colpe imputabili direttamente al regista che non ha fatto altro, attraverso la sua (magari discutibile) sensibilità, che far emergere una sciagura di cui non tutti erano a conoscenza.

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giovedì 28 agosto 2014

Réalité - La Recensione

Da queste parti Quentin Dupieux è tutt'altro che sconosciuto, anzi, è un autore che seguiamo con molta attenzione e di cui non vediamo l'ora, ogni volta, di vedere cosa ha partorito la sua mente contorta. Non potevamo dunque non essere incuriositi dal suo "Réalité", titolo mai così ironico - considerando la personalità da cui è stato scelto - e che molto ricorda la pellicola italiana di Matteo Garrone, con cui in realtà - rimanendo in tema - nulla ha a che vedere.

Se per Garrone infatti il gioco di parole terminava con un personaggio non più in grado di distinguere il vero dalla finzione, per l'autore surrealista per antonomasia il termine Realtà è esclusivamente un nome proprio da affibbiare ad una bambina, non più un concetto, e chiamare in questo modo la sua pellicola è solamente una spinta in più per poter prendersi gioco del termine stesso e fare quindi della realtà così come la conosciamo un qualcosa di assolutamente relativo. La trama di "Réalité" infatti è tutt'altro che riassumibile in poche righe, quel che si può dire è che il tentativo di Dupieux è probabilmente quello di miscelare insieme reale, surreale, sogno, finzione senza perdere di vista anche conscio, subconscio e mistero. Quel che ne deriva è un oggetto di difficile comprensione ma che tuttavia se preso in mano e scrutato diventa impossibile da mettere apposto, non potendo più fare a meno di giocare.
Anche per cercare di trovarne alla fine un senso logico (che comunque non c'è).

La verità è che il cinema di Dupieux è molto simile all'innocenza di un bambino, ad un passatempo che non deve per forza avere scopo se non quello di saper intrattenere, divertire e stravolgere per continui paradossi. In cui magari a fornire lo spunto non è una vera e propria trama ma più che altro un'idea stramba, un dubbio, un enigma, e dove in seguito, lo sviluppo (che sia di uno o dei vari elementi), dia luogo a situazioni improvvisate, assurde e per niente volute. Proprio come in "Réalité" accade per l'operatore di macchina, aspirante regista, che si danna l'anima per trovare il gemito da Oscar chiesto dal suo produttore che altrimenti non gli darà i fondi per la realizzazione del suo film dell'orrore, oppure alla bambina che vede il padre impegnato a togliere le viscere da un animale selvatico da cui fuoriesce anche una strana videocassetta blu. Tutti lampi eccentrici che non devono per forza essere potenziati al massimo del loro volume o, ancora, miscelati obbligatoriamente tra loro per dare vita a qualcosa di sensazionale, poiché questo fa parte di un effetto collaterale che può verificarsi come anche no, considerato che nella visione visionaria di Dupieux a contare non è tanto il risultato finale quanto la composizione che va a precederlo.

Sebbene "Réalité" allora non sia il miglior lavoro realizzato dal regista è da apprezzare se non altro per la testardaggine con cui porta avanti un concetto di cinema piuttosto unico, con cui non è mai stancante fare i conti e con cui c'è sempre la volontà di lasciarsi stupire, ridere e cervellarsi.

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Birdman (O Le Imprevedibili Virtù dell'Ignoranza) - La Recensione

Ha voglia di prendersi meno sul serio stavolta Alejandro González Iñárritu, di uscire dai racconti corali e drammatici che lo avevano contraddistinto, di provare qualcosa di nuovo. Il suo “Birdman (O Le Imprevedibili Virtù dell'Ignoranza)” infatti stona non poco con la filmografia che fin qui aveva contribuito a lanciarlo, affacciandosi come prodotto che persino i suoi fan più accaniti faticherebbero ad attribuirgli.
Ma forse, proprio per queste ragioni, rischia di diventare il suo nuovo biglietto da visita.

Grottesco, diretto, affascinante.
Etichette che il protagonista alla ricerca di riscatto Riggan Thomson, non si esimerebbe a dibattere e a distruggere, eppure ben si adattano alla messa in scena di una pellicola che per tecnicismo, sostanza e performance attoriali, frantuma a tempo di record qualsiasi riserva, proiettando lo spettatore in un viaggio frenetico, a contorni dark e dal ritmo incalzante. Tutto ruota attorno al protagonista di cui prima, Riggan Thomson, un attore in pensione, suo malgrado, non più richiesto da quando ha deciso di mollare – dopo tre capitoli – le vesti del super-erore che gli aveva concesso la fama: Birdman. Sventura che sta provando tuttavia a controbattere adesso con ogni sua forza, attraverso l’adattamento di un’opera teatrale che vuole per portare in scena a Broadway (con molti problemi) e che dovrebbe mostrare a pubblico e critica che il suo talento non è solo la celebrità di un costume come tutti sostengono. E con cui persino lui continua ancora a (con)vivere e lottare in privato.

Ora è vero, spiegata la trama, la facilità d’associazione spingerebbe subito a parlare e ad analizzare i legami che uniscono da vicino Michael Keaton (ex- Batman e attore ultimamente ai margini dello schermo) e il suo personaggio. Tuttavia sarebbe un discorso troppo comodo e poco costruttivo, se non altro perché seppure a Iñárritu la cosa poteva stuzzicare in fase di casting, magari, nulla finisce per centrare poi coi fini ultimi del suo lavoro. Forma e stile, viceversa, sono i due punti focali su cui il regista poggia gran parte del valore della sua pellicola, girando completamente in un piano sequenza che va a staccare solo poco prima della scena finale, quando per necessità di sceneggiatura è costretto a inserire un secondo piano conclusivo. Ovviamente per ragioni logistiche e temporali (e anche pratiche) il piano sequenza di cui parliamo è tutt’altro che effettivo, possibile esclusivamente tramite l’intervento del digitale, ma nonostante ciò, la scelta della sua applicazione si rivela fondamentale per l'intera narrazione, diventando punto di forza maggiore dell'opera. L’occhio della camera, dunque, si fa protagonista aggiunto, lo strumento al quale viene attribuito il compito di non battere mai ciglio e di seguire, spiando, gli attori in ogni loro momento - intimo e clou - voltando così le spalle alla temporalità e lasciando il compito di allacciarne i nodi a chi sta a guardare.

E’ evidente che in tutto ciò la trama finisca per essere leggermente schiacciata, messa in secondo piano, ma chissà che anche questo non sia l’ennesimo trucco sferrato da Iñárritu per concludere la sua cavalcata con successo e ghigni. Perché in qualche modo il cambio di passo del regista, il suo aver abbandonato (temporaneamente?) l’impronta di sempre, risulta specchiarsi, un po' a sorpresa, nelle parole di Riggan e dell'urlo disperato lanciato al massimo della sua sopportazione. Ovviamente è un attacco al cinema frivolo (riconducibile a quello dei super-eroi) e alla società che lo sostiene, un cinema che sta affossando e limitando l'altro tipo di cinema, quello solitamente ricco di contenuti (come quello vicino a Iñárritu), situazione con cui il regista, probabilmente, non va troppo d'accordo.
Il che rende lo spettacolo ancor più divertente, visto che proprio sbeffeggiando e demolendo quel tipo di cinema dal di dentro, con citazioni, riferimenti, ed elementi nascosti (su tutti la voce di Birdman rauca come quella del Batman di Nolan e il font del poster di "Birdman 3", attaccato in camerino di Keaton, uguale a quello di "Iron-Man 3"), Iñárritu realizza forse il film migliore della sua carriera.

Trailer:

lunedì 25 agosto 2014

VENEZIA 71 - Tutti i Film in Programma


Manca ormai pochissimo (dopodomani) alla 71a edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e, come per lo scorso anno, Inglorious Cinephiles sarà presente al Lido per aggiornarvi su film ed eventi. Di seguito la programmazione di quest'anno, ricca ed eterogenea di titoli.

Concorso:

THE CUT di FATIH AKIN
Con: Tahar Rahim, Akin Gazi, Simon Abkarian, George Georgiou
Paese: Germania, Francia, Italia, Russia, Canada, Polonia, Turchia

EN DUVA SATT PÅ EN GREN OCH FUNDERADE PÅ TILLVARON (A PIGEON SAT ON A BRANCH REFLECTING ON EXISTENCE) di ROY ANDERSSON
Con: Holger Andersson, Nisse Vestblom
Paese: Svezia, Germania, Norvegia, Francia

99 HOMES di RAMIN BAHRANI
Con: Andrew Garfield, Michael Shannon, Laura Dern, Noah Lomax
Paese: Usa

GHESSEHA (TALES) di RAKHSHAN BANIETEMAD
Con: Fatemeh Motamedaria, Peiman Moadi, Baran Kosari, Farhad Aslani, Mohammadreza Forootan, Golab Adineh, Mehdi Hashemi, Atefeh Razavi, Habib Rezaei, Hassan Majooni, Mehraveh Sharifinia, Shahrokh Forootanian, Rima Raminfar, Babak Hamidian, Negar Javaherian
Paese: Iran

LA RANÇON DE LA GLOIRE di XAVIER BEAUVOIS
Con: Benoît Poelvoorde, Roschdy Zem, Séli Gmach, Chiara Mastroianni, Nadine Labaki
Paese: Francia, Belgio, Svizzera

HUNGRY HEARTS di SAVERIO COSTANZO
Con: Adam Driver, Alba Rohrwacher, Roberta Maxwell
Paese: Italia

LE DERNIER COUP DE MARTEAU di ALIX DELAPORTE
Con: Romain Paul, Clotilde Hesme, Grégory Gadebois, Candela Peña, Tristán Ulloa
Paese: Francia

PASOLINI di ABEL FERRARA
Con: Willem Dafoe, Riccardo Scamarcio, Ninetto Davoli, Valerio Mastandrea, Maria de Medeiros, Adriana Asti, Salvatore Ruocco
Paese: Francia, Belgio, Italia

MANGLEHORN di DAVID GORDON GREEN
Con: Al Pacino, Holly Hunter, Harmony Korine, Chris Messina
Paese: Usa

BIRDMAN OR (THE UNEXPECTED VIRTUE OF IGNORANCE) [FILM D’APERTURA] di ALEJANDRO GONZÁLEZ IÑÁRRITU
Con: Michael Keaton, Zach Galifianakis, Edward Norton, Andrea Riseborough, Amy Ryan, Emma Stone, Naomi Watts
Paese: Usa

3 COEURS di BENOÎT JACQUOT
Con: Benoît Poelvoorde, Charlotte Gainsbourg, Chiara Mastroianni, Catherine Deneuve
Paese: Francia

BELYE NOCHI POCHTALONA ALEKSEYA TRYAPITSYNA (THE POSTMAN’S WHITE NIGHTS) di ANDREI KONCHALOVSKY
Con: Aleksey Tryapitsyn, Irina Ermolova, Timur Bondarenko
Paese: Russia

IL GIOVANE FAVOLOSO di MARIO MARTONE
Con: Elio Germano, Michele Riondino, Massimo Popolizio, Anna Mouglalis, Valerio Binasco, Isabella Ragonese
Paese: Italia

SIVAS di KAAN MÜJDECI
Con: Dogan Izci, Çakir, Ozan Çelik, Muttalip Müjdeci, Ezgi Ergin, Hasan Özdemir, Furkan Uyar, Okan Avci, Hasan Yazilitas, Banu Fotocan
Paese: Turchia, Germania

ANIME NERE di FRANCESCO MUNZI
Con: Marco Leonardi, Peppino Mazzotta, Fabrizio Ferracane, Anna Ferruzzo, Barbora Bobulova
Paese: Italia, Francia

GOOD KILL di ANDREW NICCOL
Con: Ethan Hawke, Bruce Greenwood, January Jones, Zoë Kravitz, Jake Abel
Paese: Usa

LOIN DES HOMMES di DAVID OELHOFFEN
Con: Viggo Mortensen, Reda Kateb
Paese: Francia

THE LOOK OF SILENCE di JOSHUA OPPENHEIMER (documentario)
Paese: Danimarca, Finlandia, Indonesia, Norvegia, Gran Bretagna, 98'

NOBI (FIRES ON THE PLAIN) di SHINYA TSUKAMOTO
Con: Shinya Tsukamoto, Yusaku Mori, Yuko Nakamura, Tatsuya Nakamura, Lily Franky
Paese: Giappone

CHUANGRU ZHE (RED AMNESIA) di WANG XIAOSHUAI
Con: Lü Zhong, Feng Yuanzheng, Amanda Qin, Qin Hao, Shi Liu
Paese: Cina

Fuori Concorso:

WORDS WITH GODS di GUILLERMO ARRIAGA, EMIR KUSTURICA, AMOS GITAI, MIRA NAIR, WARWICK THORNTON, HECTOR BABENCO, BAHMAN GHOBADI, HIDEO NAKATA, ÁLEX DE LA IGLESIA
Con: Yaël Abecassis, Masatoshi Nagase, Pepon Nieto, Emir Kusturica, Damian Bichir, Yilmaz Erdogan, Chico Diaz, Miranda Tapsell, Ram Kapoor
Paese: Messico, Usa

SHE'S FUNNY THAT WAY di PETER BOGDANOVICH
Owen Wilson, Imogen Poots, Jennifer Aniston, Rhys Ifans, Kathryn Hahn
Paese: Usa

QIN'AI DE (DEAREST) di PETER HO-SUN CHAN
Con: Zhao Wei, Huang Bo, Tong Dawei, Hao Lei, Zhang Yi
Paese: Hong Kong, Cina

OLIVE KITTERIDGE di LISA CHOLODENKO
Con: Frances McDormand, Richard Jenkins, Bill Murray, John Gallagher Jr., Zoe Kazan
Paese: Usa

BURYING THE EX di JOE DANTE
Con: Anton Yelchin, Ashley Greene, Alexandra Daddario, Oliver Cooper
Paese: Usa

PEREZ. di EDOARDO DE ANGELIS
Con: Luca Zingaretti, Marco D'Amore, Simona Tabasco, Giampaolo Fabrizio, Massimiliano Gallo
Paese: Italia

LA ZUPPA DEL DEMONIO di DAVIDE FERRARIO (documentario)
Paese: Italia

THE SOUND AND THE FURY di JAMES FRANCO
Con: James Franco, Scott Haze, Tim Blake Nelson, Joey King, Ahna O'Reilly, Seth Rogen
Paese: Usa

TSILI di AMOS GITAI
Con: Sara Adler, Meshi Olinski, Lea Koenig, Adam Tsekhman, Andrey Kashkar
Paese: Israele, Russia, Italia, Francia

LA TRATTATIVA di SABINA GUZZANTI
Con: Sabina Guzzanti, Enzo Lombardo, Ninni Bruschetta, Filippo Luna, Franz Cantalupo, Claudio Castrogiovanni
Paese: Italia

HUANGJIN SHIDAI (THE GOLDEN ERA) di ANN HUI [FILM DI CHIUSURA]
Con: Tang Wei, Feng Shaofeng, Zhu Yawen, Wang Zhiwen
Paese: Cina, Hong Kong

HWAJANG (REVIVRE) di IM KWONTAEK
Con: Ahn Sungki, Kim Hojung, Kim Qyuri
Paese: Corea del Sud

THE HUMBLING di BARRY LEVINSON
Con: Al Pacino, Greta Gerwig, Nina Arianda, Barry Levinson, Dianne Wiest, Charles Grodin
Paese: Usa

O VELHO DO RESTELO (THE OLD MAN OF BELEM) di MANOEL DE OLIVEIRA
Con: Diogo Dória, Luís Miguel Cintra, Ricardo Trêpa, Mário Barroso
Paese: Portogallo, Francia

ITALY IN A DAY. UN GIORNO DA ITALIANI di GABRIELE SALVATORES (documentario)
Paese: Italia, Gran Bretagna

IM KELLER (IN THE BASEMENT) di ULRICH SEIDL (documentario)
Paese: Austria

THE BOXTROLLS (3D) di ANTHONY STACCHI, GRAHAM ANNABLE (film d'animazione)
Con: Ben Kingsley, Isaac Hempstead Wright, Elle Fanning, Toni Collette, Tracy Morgan, Simon Pegg
Paese: Gran Bretagna

NYMPHOMANIAC VOLUME I (LONG VERSION) DIRECTOR'S CUT di LARS VON TRIER
Con: Charlotte Gainsbourg, Stellan Skarsgård, Stacy Martin, Shia LaBeouf, Christian Slater, Uma Thurman, Sophie Kennedy Clark, Connie Nielsen
Paese: Danimarca, Germania, Francia, Belgio

NYMPHOMANIAC VOLUME II (LONG VERSION) DIRECTOR’S CUT di LARS VON TRIER
Con: Charlotte Gainsbourg, Stellan Skarsgård Stacy Martin, Shia LaBeouf, Jamie Bell, Willem Dafoe, Mia Goth
Paese: Danimarca, Germania, Francia, Belgio

Orizzonti:

THEEB di NAJI ABU NOWAR
Con: Jacir Eid, Hassan Mutlag, Hussein Salameh, Marji Audeh, Jack Fox
Paese: Giordania, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Gran Bretagna

KREDITIS LIMITI (LINE OF CREDIT) di SALOMÉ ALEXI
Con: Nino Kasradze
Paese: Georgia, Germania, Francia

SENZA NESSUNA PIETÀ di MICHELE ALHAIQUE
Con: Pierfrancesco Favino, Greta Scarano, Claudio Gioè, Adriano Giannini, Ninetto Davoli
Paese: Italia

CYMBELINE di MICHAEL ALMEREYDA
Con: Milla Jovovich, Ed Harris, Dakota Johnson, Penn Badgley, Anton Yelchin, Ethan Hawke, John Leguizamo, Bill Pullman
Paese: Usa

LA BAMBINA (BACHE) di ALI ASGARI [CORTOMETRAGGI]
Con: Sahar Sotoodeh, Faezeh Bakhtiar
Paese: Italia, Iran

IO STO CON LA SPOSA di ANTONIO AUGUGLIARO, GABRIELE DEL GRANDE, KHALED SOLIMAN AL NASSIRY - [FUORI CONCORSO](documentario)
Con: Tasneem Fared, Abdallah Sallam, MC Manar, Alaa Bjermi, Ahmed Abed, Mona Al Ghabr
Paese: Italia, Palestina

LIFT YOU UP di RAMIN BAHRANI [CORTOMETRAGGI - FUORI CONCORSO]
Con: Glyn Stewart
Paese: Usa

FERDINAND KNAPP di ANDREA BALDINI [CORTOMETRAGGI]
Con: Dominique Pinon, Philippe Du Janerand, Dominique Uber
Paese: Francia

LA VITA OSCENA di RENATO DE MARIA
Con: Isabella Ferrari, Clément Métayer, Roberto De Francesco
Paese: Italia

NEAR DEATH EXPERIENCE di BENOÎT DELÉPINE, GUSTAVE KERVERN
Con: Michel Houellebecq
Paese: Francia

REALITY di QUENTIN DUPIEUX
Con: Alain Chabat, Jonathan Lambert, Elodie Bouchez, Kyla Kenedy
Paese: Francia, Belgio

ICH SEH ICH SEH (GOODNIGHT MOMMY) di VERONIKA FRANZ e SEVERIN FIALA
Con: Susanne Wuest, Elias Schwarz, Lukas Schwarz
Paese: Austria

MADEMOISELLE di GUILLAUME GOUIX [CORTOMETRAGGI]
Con: Céline Sallette, Fanny Touron
Paese: Francia

CASTILLO Y EL ARMADO di PEDRO HARRES [CORTOMETRAGGI] (animazione)
Con: Ruben Castillo, José Edil, Pilly Calvin
Paese: Brasile

BYPASS di DUANE HOPKINS
Con: George MacKay, Benjamin Dilloway, Charlotte Spencer
Paese: Gran Bretagna

PAT-LEHEM (DAILY BREAD) di IDAN HUBEL [CORTOMETRAGGI]
Con: Adam Shmidh, Marina Shoif, Sasha Avshalom Agarunov
Paese: Israele

THE PRESIDENT di MOHSEN MAKHMALBAF [FILM D'APERTURA]
Con: Misha Gomiashvili, Dachi Orvelashvili
Paese: Georgia, Francia, Gran Bretagna, Germania

JACKIE & RYAN di AMI CANAAN MANN
Con: Katherine Heigl, Ben Barnes, Emily Alyn Lind, Clea DuVall, Ryan Bingham, Sheryl Lee
Paese: Usa

BELLUSCONE, UNA STORIA SICILIANA di FRANCO MARESCO
Con: Ciccio Mira, Salvatore De Castro, Vittorio Ricciardi, Tatti Sanguineti, Salvatore Ficarra, Valentino Picone
Paese: Italia

L'ATTESA DEL MAGGIO di SIMONE MASSI [CORTOMETRAGGI - FUORI CONCORSO] (animazione)
Paese: Italia

NABAT di ELCHIN MUSAOGLU
Con: Fatemeh Motamed Arya, Vidadi Aliyev, Sabir Mamadov, Farhad Israfilov
Paese: Azerbaijan

3/105 di AVELINA PRAT, DIEGO OPAZO [CORTOMETRAGGI]
Con: Diego Sánchez, Andreea Ghermann
Paese: Spagna

HEAVEN KNOWS WHAT di JOSH SAFDIE, BEN SAFDIE
Con: Arielle Holmes, Caleb Landry Jones, Buddy Duress
Paese: Usa, Francia

MARYAM di SIDI SALEH [CORTOMETRAGGI]
Con: Meyke Vierna
Paese: Indonesia

JAYUEUI ONDUK (HILL OF FREEDOM) di HONG SANGSOO
Con: Ryô Kase, Moon Sori, Younghwa Seo, Kim Euisung
Paese: Corea del Sud

ARTA (ART) di ADRIAN SITARU [CORTOMETRAGGI]
Con: Emanuel Pârvu, Andrei Rus, Ioana Abur, Iulia Crisan
Paese: Romania

TAKVA SU PRAVILA (THESE ARE THE RULES) di OGNJEN SVILICIC
Con: Emir Hadzihafizbegovic, Jasna Zalica, Hrvoje Vladisavljevic
Paese: Croazia, Francia, Serbia, Macedonia

ERA APOCRYPHA di BRENDAN SWEENY [CORTOMETRAGGI]
Con: Molly Tarlov, Erica Dasher, Kelsey Siepser, Zena Grey, Presley Christine
Paese: Usa

COURT di CHAITANYA TAMHANE
Con: Vira Sathidar, Vivek Gomber, Geetanjali Kulkarni
Paese: India

DA SHU (GREAT HEAT) di CHEN TAO [CORTOMETRAGGI]
Con: Li Xiufeng, Xie Yunbo
Paese: Cina

CAMS di CARL-JOHAN WESTREGÅRD [CORTOMETRAGGI]
Paese: Svezia

FI AL WAQT AL DAE'A (IN OVERTIME) di RAMI YASIN [CORTOMETRAGGI]
Con: Rami Yasin, Makram J Khouri
Paese: Giordania, Palestina

Giornate Degli Autori (Sezione Autonoma):

EL CINCO DE TALLERES di ADRIÁN BINIEZ
Con: Esteban Lamothe, Julieta Zyllberberg
Paese: Argentina

RETOUR À ITHAQUE (RITORNO A L'AVANA) di LAURENT CANTET
Con: Jorge Perugorría, Isabel Santos, Pedro Julio Díaz Ferran, Fernando Hechevarria
Paese: Francia, Belgio

BEFORE I DISAPPEAR di SHAWN CHRISTENSEN
Con: Shawn Christensen, Fatima Ptacek, Emmy Rossum, Paul Wesley
Paese: Usa, Regno Unito

THE SMELL OF US di LARRY CLARK
Con: Lukas Ionesco, Diane Rouxel, Theo Cholbi, Hugo Behar-Thinieres
Paese: Francia

MESSI di ÀLEX DE LA IGLESIA [FILM DI CHIUSURA - FUORI COMPETIZIONE]
Con: Valentín Rodríguez, Juan Ignacio Martínez, Álex Burgués, Marc Balaguer
Paese: Spagna

I NOSTRI RAGAZZI di IVANO DE MATTEO
Con: Alessandro Gassmann, Giovanna Mezzogiorno, Luigi Lo Cascio, Barbora Bobulova
Paese: Italia

THE SHOW MAS GO ON di RÄ DI MARTINO [EVENTI SPECIALI]
Con: Sandra Ceccarelli, Iaia Forte, Maya Sansa, Filippo Timi
Paese: Italia

LES NUITS D'ÉTÉ di MARIO FANFANI
Con: Guillaume de Tonquédec, Jeanne Balibar, Nicolas Bouchaud
Paese: Francia

PATRIA di FELICE FARINA
Con: Francesco Pannofino, Roberto Citran, Carlo Gabardini
Paese: Italia

MÉTAMORPHOSES di CHRISTOPHE HONORÉ
Con: Amira Akili, Sébastien Hirel, Damien Chapelle, Mélodie Richard, Georges Babluani, Vimala Pons
Paese: Francia

TUSSEN 10 EN 12 (BETWEEN 10 AND 12) di PETER HOOGENDOORN
Con: Raymond Thiry, Nasrdin Dchar, Cynthia Abma, Olga Louzgina, Elise van't Laar, Ko Zandvliet
Paese: Belgio, Francia, Olanda

#8 SOMEBODY [WOMEN'S TALES] di MIRANDA JULY
Con: Hope Shapiro, Steven Lamprinos, Ian Lerch, Sophie Mann, Cory Roberts, Lika Bosman, Athena Hunter, Miranda July
Paese: Italia, Usa

ONE ON ONE di KIM KI-DUK [FILM DI APERTURA - FUORI COMPETIZIONE]
Con: Don Lee, Kim Young-min, Lee Yi-kyung, Cho Dong-in, Yoo Teo
Paese: Corea del Sud

THE LACK di MASBEDO [EVENTI SPECIALI]
Con: Lea Mornar, Xin Wang, Giorgia Sinicorni, Ginevra Bulgari
Paese: Italia

MITA TOVA (THE FAREWELL PARTY) di SHARON MAYMON, TAL GRANIT
Con: Zeev Revah, Levana Finkelstein, Alisa Rozen, Ilan Dar
Paese: Israele, Germania

FIVE STAR di KEITH MILLER [EVENTI SPECIALI]
Con: James Primo Grant, John Diaz
Paese: Usa

THE GOOB di GUY MYHILL
Con: Liam Walpole, Sean Harris, Sienna Guillory, Olivier Kennedy, Marama Corlett
Paese: Regno Unito

ASHA JAOAR MAJHE (LABOUR OF LOVE) di ADITYAVIKRAM SENGUPTA
Con: Ritwick Chakraborty, Basabdutta Chatterjee
Paese: India

#7 SPARK AND LIGHT [WOMEN'S TALES] di KIM SO YONG
Con: Riley Keough, María Ellingsen, Laufey Elíasdóttir, Sjón, Benjamin Smith-Petersen
Paese: Italia, Usa

HE OVAT PAENNEET (THEY HAVE ESCAPED) di JP VALKEAPÄÄ
Con: Roosa Söderholm, Teppo Manner, Pelle Heikkilä, Petteri Pennilä
Paese: Finlandia, Olanda

Settimana Internazionale Della Critica (Sezione Autonoma):

VILLA TOUMA di SUHA ARRAF
Con: Ula Tabari, Nisreen Faour, Cherien Dabis, Maria Zreik

ARANCE E MARTELLO di DIEGO BIANCHI [FILM DI CHIUSURA - EVENTO SPECIALE FUORI CONCORSO]
Con: Diego Bianchi, Giulia Mancini, Lorena Cesarini, Francesca Acquaroli, Luciano Miele, Ludovico Tersigni, Emanuele Grazioli, Antonella Attili, Stefano Altieri, Ilaria Spada, Giorgio Tirabassi
Paese: Italia

TERRE BATTUE (TERRA BATTUTA) di STÉPHANE DEMOUSTIER
Con: Olivier Gourmet, Valeria Bruni Tedeschi, Charles Mérienne
Paese: Francia, Belgio

DAP CÁNH GIUA KHÔNG TRUNG (AGITARSI NEL MEZZO DEL NULLA) di NGUYÊN HOÀNG DIÊP
Con: Nguyên Thuy Anh, Hoàng Hà, Trân Bao Son, Thanh Duy
Paese: Vietnam, Francia, Norvegia, Germania

DANCING WITH MARIA di IVAN GERGOLET
Con: Maria Fux, Martina Serban, Maria José Vexenat, Marcos Ruiz, Macarena Battista
Paese: Italia, Argentina, Slovenia

MELBOURNE di NIMA JAVIDI [FILM DI APERTURA - EVENTO SPECIALE FUORI CONCORSO]
Con: Payman Maadi, Negar Javaherian, Mani Haghighi, Shirin Yazdanbakhsh , Elham Korda, Roshanak Gerami, Mehrnoosh Shahhosseini, Alireza Ostadi
Paese: Iran

ZERRUMPELT HERZ (CUORE FRANTUMATO) di TIMM KRÖGER
Con: Thorsten Wien, Eva Maria Jost, Daniel Krauss, Christian Blümel, Andreas Conrad, Theo Leutert
Paese: Germania

NICIJE DETE (FIGLIO DI NESSUNO) di VUK RŠUMOVIC
Con: Denis Muric, Pavle Cemerikic, Isidora Jankovic, Miloš Timotijevic
Paese: Serbia

BINGUAN (UNA BARA DA SEPPELLIRE) di YUKUN XIN
Con: Huo Weimin, Wang Xiaotian, Luo Yun, Yang Yuzen, Sun Li, Cao Xian, Jia Zhigang, Shao Shengjie, Zhu Ziqing, Wang Zichen
Paese: Cina

giovedì 21 agosto 2014

I Mercenari 3: The Expendables - La Recensione

Per loro è di vitale importanza. Darsele di santa ragione e recitare sono sullo stesso piano. Due facce della stessa medaglia alla quale non rinuncerebbero mai, neppure sotto tortura. Disposti a sottostare persino alle regole pur di restare nel giro, regole che avevano temporaneamente eliminato ma che adesso invece tornano più ferree che mai.

Già, ne "I Mercenari 3: The Expendables" le regole ci sono eccome, non tutte magari - quelle di gravità un po' meno - ma il discorso di Stallone al suo fedele team riguardo la loro appartenenza al passato e l'impossibilità di avere un futuro ha un senso logico che va ben oltre la trama. Niente Chuck Norris e sicurezza nella vecchia scuola, dunque, fine dei giochi, come nel primo capitolo si torna a fare sul serio. Qualche battuta è ammessa, per carità: al Wesley Snipes liberato da una prigionia devi far dire per forza che era dentro per un problema legato alle tasse. Però il gioco torna a farsi duro, troppo forse, ricalcando la struttura meno funzionante che aveva avvolto il primo capitolo e che molto meno aveva convinto. Almeno da queste parti.
La certezza, però, è che in questo terzo - probabilmente non ultimo - capitolo della saga ideata da Sylvester Stallone le cose appaiano ben più nette rispetto al passato, per cui la convinzione di un lavoro meno riuscito non sarà di pochi, bensì di molti, coadiuvata da una durata insostenibile che supera le due ore obiettivamente senza alcuna ragione. 

Spesso, quando c'è di mezzo l'argomento fan, si dice che l'unico modo per fare meglio e accontentare tutti sia quello mettere in scena lo stesso spettacolo rincarando la dose. Di questa teoria I Mercenari vogliono farne Bibbia, abusandone a dismisura e distruggendo praticamente ogni cosa, a tempo di record, incoraggiando così lo spettacolo ma perdendo molto sotto l'aspetto del divertimento. Esplosioni, spari, bombe. Solo nei primi venticinque minuti, la pellicola sfoga una sequenza d'azione infinita ed estrema, in cui a dare spettacolo pirotecnico sono elicotteri, treni e palazzi, ed è solo l'inizio. La situazione, chiaramente, è destinata ad assumere forme ancora maggiori che tuttavia non prevedono di dare tanto spazio a quell'autoironia che aveva fatto la fortuna e rivoluzionato il primo sequel. Nonostante le new entry di Harrison Ford, Wesley Snipes e Mel Gibson, e le possibilità infinite di tirare fuori dalle loro filmografie momenti esilaranti di medio-alto livello, la pellicola pende più ad immergersi nel testosterone, facendone una mortale overdose e autolesionandosi masochisticamente.

Allora ci viene da pensare che proprio chiaro il nostro caro Stallone ancora non riesca a vedere (sarà l'età?), o che forse pensava che bastasse assoldare un po' di carne fresca da aggiungere a quella vecchia per ritentare il colpaccio e vincere ai punti. Il confronto tra vecchia e nuova scuola che instaura il suo lavoro però è troppo semplice, inutile quasi, se separato tra giovani hacker da una parte e vecchi bisonti dall'altra, entrambi bravi a picchiare duro. Tutto appare gettato via troppo velocemente, sfiancando lo spettatore che si ritroverà ad uscire dalla sala a fine proiezione con un pugno di mosche in mano e un leggero mal di testa.

Trailer:

Liberaci Dal Male - La Recensione

Come il titolo lascia intendere, il male è protagonista.
Superficialmente si tratta del male comune, residente nell'uomo, che il poliziotto Eric Bana e la sua spalla Joel McHale quotidianamente e in nome della legge cercano di stanare e di sconfiggere per le strade del Bronx. Tuttavia la realtà, come qualsiasi altra cosa, ha delle sue sfumature, che se carpite e interpretate possono portare a spiegazioni al di là della nostra comprensione. Eventi inspiegabili, mostruosi e terribili, traducibili solo con l'entrata in gioco del paranormale o magari del Diavolo in persona.

Eppure in "Liberaci Dal Male" una (non) realtà così irreale è parecchio dura da digerire, e prima di assecondare il padre pentito, ex-tossicodipendente, e la sua teoria riguardo i numerosi episodi e visioni inquietanti, di esitazioni e di domande senza risposta ne devono passare, eccome. La spiegazione tuttavia è racchiusa interamente nella classificazione del male, che anziché esser generico come si pensava, vien diviso dagli uomini di fede in due categorie: male primario e male secondario. Il secondo lo conosciamo tutti, il primo meno. O, a dirla tutta, anche il primo conosciamo tutti, ma solamente per sentito dire o, ancora meglio, per visto al cinema. Ovviamente è la possessione, l'intervento del demonio su questa terra, il tema alla base della pellicola di Scott Derrickson, espresso non più attraverso un solo e unico caso ma tramite una setta composta da tre ex-marines che durante la guerra in Iraq si sono imbattuti in una caverna e un graffito disegnato al suo interno che li ha resi vittime e schiavi del male.

Storia vera. O almeno questo è ciò che ci viene assicurato in prima battuta (tratta dal libro "Beware The Night" di Ralph Sarchie). Tuttavia Derrickson nel tentativo di mascherare lo strato horror del suo lavoro oltre il dovuto e fino alla fine, spingendo molto sulla componente thriller-poliziesca, incappa in una esposizione intrigante inizialmente, ma che non riesce a confermarsi, nel suo procedere, e a trattenere quindi lo stato d'ansia e di coinvolgimento nello spettatore. Sarà per via di un incipit assai sfruttato o a causa di un allestimento narrativo controproducente, però "Liberaci Dal Male" sembra non esser mai capace di intercettare i giri giusti (e le trovate) per scatenare la suspance e andare a compiere il suo mestiere.

Che Derrickson abbia messo in piedi una pellicola solida e - considerando il genere - nello standard, dubbi non ce ne sono. Nonostante ciò, il suo operato non è abbastanza sufficiente per concedergli una promozione, soprattutto a causa della scelta di interrompere prematuramente il brio dell'accoppiata frizzante Bana-McHale, messa in ombra per favorire la parentesi legata alla vita privata del primo su cui si sarebbe potuto abilmente sorvolare.

Trailer:

mercoledì 13 agosto 2014

Cattivi Vicini - La Recensione

Seth Rogen rappresenta oggi buona parte della commedia americana. Nello specifico, quella parte che si occupa di raccontare, attraverso le sfumature, la sindrome incurabile (o quasi) di Peter Pan, una malattia alla quale non si è mai totalmente immuni e che può manifestarsi attraverso il corso di varie generazioni.

Quella che vediamo in "Cattivi Vicini", per esempio, è una guerra senza esclusione di colpi tra ventenni e trentenni, i primi riluttanti all'idea di crescere e di costruirsi, un giorno, anche un nucleo familiare e i secondi invidiosi e restii nel dover abbandonare la fase più caotica e irresponsabile della loro vita per via di una dolcissima figlia appena nata che li richiama all'ordine e alla disciplina.
Nessuno dei due schieramenti, ovviamente, è in grado di vederci chiaro sui reali motivi che li porteranno all'apertura del grande astio, ma dopo un patto di convivenza fallito a causa del chiasso ininterrotto dei più giovani, il territorio che li circonda diventerà troppo piccolo per essere condiviso pacificamente dalle due sponde.

Come al solito l'idea, nella sua essenza, pare essere sbocciata appositamente per lo sfogo ininterrotto di sketch e battute ad alto ritmo e risate. Eppure la pellicola diretta da Nicholas Stoller, contrariamente alle aspettative, non preme l'acceleratore sul pedale e sta ben attenta a non sforzare il motore per non andare mai su di giri e rischiare di perdere il controllo. La velocità è più quella da crociera, quindi, quella in cui il tempo e lo spazio anziché essere aggrediti vengono accarezzati e coccolati. Come si può immaginare allora "Cattivi Vicini" non arriva mai ad essere totalmente scorretto come l'incipit iniziale poteva in qualche modo far auspicare, ma procede stabile con il suo passo felpato senza né correre troppo e né rallentare. Lascia a Seth Rogen e a Zac Efron il compito di stimolare l'azione - che il più delle volte è verbale - sono loro a decidere i momenti in cui dare o meno una sferzata alla scena e sempre loro a darsele di santa ragione, a picchiarsi o guardarsi male. Spalleggiati all'occorrenza da comprimari validissimi tra cui spicca su tutti una Rose Byrne brillante e sensuale come non la vedevamo sullo schermo probabilmente da secoli.

Dispiace, dunque, che la pellicola di Stoller decida di contenersi oltre il dovuto e di esplodere definitivamente solo nel gran finale, uno di quelli disordinati abbastanza da riportare alla mente quello ancor più memorabile visto in "Project X: Una Festa Che Spacca", qualche anno fa. L'ottima alchimia scatenata dalla lotta di mente e di fisico dei due protagonisti poteva probabilmente generare una maggiore carica comica che, per quanto ci riguarda, resta vincolata alla scena dei sosia di Robert De Niro e alla trovata straordinaria degli airbag rubati e ricollocati.

Sta di fatto che se Seth Rogen ha saputo cucirsi addosso un'etichetta importante che lo vede riferimento della commedia americana non è certamente per merito di lavori come "Cattivi Vicini", che rispetto alle opere migliori si piazza decisamente al di sotto, lontanissimo, per intenderci, dai livelli di "Molto Incinta" o "Superbad".

Trailer:

sabato 9 agosto 2014

Senza Nessuna Pietà - Teaser Trailer


Teaser trailer per "Senza Nessuna Pietà", il film di Michele Alhaique con Pierfrancesco Favino, Greta Scarano, Claudio Gioè, Iris Peynado, Adriano Giannini Ninetto Davoli che sarà al cinema dal prossimo 11 settembre dopo essere passato per il festival di Venezia. Di seguito le immagini.

Teaser Trailer:


Sinossi (Ufficiale):
A Mimmo piace molto di più costruire che rompere ossa. Vorrebbe fare solo il muratore, ma gli tocca anche fare recupero crediti tra i palazzoni dei quartieri alla periferia di Roma. Lavora per suo zio, il signor Santili, che ama e rispetta come un padre. Non sopporta invece Manuel Santili, suo cugino, viziato e arrogante. E l’avversione è reciproca. Il Roscio, che sarebbe il suo migliore amico se fosse davvero amico di qualcuno, e la mezza dozzina di dipendenti della ditta completano la famiglia. È un mondo con regole e gerarchie chiare, dove chi non sbaglia ha la pagnotta assicurata e qualche extra. Giusto o sbagliato, è l’unico mondo che Mimmo abbia mai conosciuto.
Tutto cambia quando nella sua vita irrompe Tania. È bellissima, giovane e ha capito da un pezzo che nella vita deve arrangiarsi da sola. Sa che gli uomini sono pronti a spendere per averla e ne approfitta. Costretti da un imprevisto a passare una notte e un giorno insieme, Mimmo e Tania si ritroveranno uniti dal bisogno di sentirsi amati e dalla voglia di fuggire a un destino già segnato.

Annabelle - Trailer Italiano


Da "L'Evocazione: The Conjuring" arriva "Annabelle", lo spin-off dedicato alla bambola assassina che nella pellicola di James Wan avevamo visto quasi sempre rinchiusa nella stanza proibita di Ed e Lorraine. Ad ottobre riusciremo a capire quanto pericolosa era prima che loro intervenissero per fermarla, nel frattempo di seguito potete assaporare il primo trailer.
La pellicola è diretta dal regista John R. Leonetti e interpretata da Annabelle Wallis, Alfre Woodard, Eric Ladin, Tony Amendola, Brian Howe, Ward Horton, Michelle Romano, Gabriel Bateman e Shiloh Nelson.

Trailer Italiano:

mercoledì 6 agosto 2014

Muppets Most Wanted - La Recensione


La mano di Jason Segel in sceneggiatura stavolta non c'è, e se ne sente la mancanza (mentre resta quella di Nicholas Stoller, aiutato dal confermato alla regia James Bobin). Come non c'è nemmeno la volontà di andare a scavare a fondo nel cuore e nei sentimenti, cosa che al contrario sapeva fare benissimo la pellicola di rilancio di tre anni fa. Due voragini alle quali l'esperienza e il talento dei Muppet non riescono a sopperire, lasciando cadere questo sequel nello stereotipo più abusato (da loro scimmiottato in apertura) che lo etichetta come inferiore rispetto al primo.

La paura di gestire un secondo capitolo rendendolo all'altezza dell'ottimo primo fa prendere alla produzione la scelta vigile di non rischiare nulla, di non provare a calcare strade sterrate e orientativamente pericolose, e di viaggiare sicuri poggiando sulla forza (e sull'umorismo) dei simpatici pupazzi capitanati dalla rana Kermit, la quale per l'occasione viene addirittura sdoppiata in una nemesi iper-malvagia per dare sfogo ad una sceneggiatura affatto originale, classicissima e arricchita dalla partecipazione di alcune star di livello, disposte a mettersi in gioco e ad indossare panni che di solito non indosserebbero mai.

Ecco - sintetizzato al massimo - questo è "Muppets Most Wanted". Una riproposizione leggera di quanto offerto dalla loro Storia televisiva, con l'aggiunta di una manciata di brani musicali a far da cornice e a rispettare quella struttura narrativa vincente che tuttavia funziona assai meno di quanto ci si auguri. Di sbagliato, per alcuni, probabilmente non ci sarà nulla: i fan hanno avuto il bis che volevano e nessuno si è fatto male. Certo, per carità. Eppure la Disney, con l'ennesimo prodotto a intrattenimento gratuito, continua a fornire preoccupanti segnali di logoramento, manifestandosi come casa di produzione sempre più interessata ai profitti e meno alla qualità, scopo che fino a qualche anno fa sembrava essere in cima alla lista dei suoi pensieri.

I tempi cambiano, quindi.
Come già espresso in occasione di "Planes 2: Missione Antincendio", la sensazione è che un mercato così competitivo costringa a ragionare meno e a produrre di più, con l'aggravante che poi i prodotti finali risentano profondamente della mancanza di quello standard al quale i consumatori abituali erano avvezzi.
La non conferma di Jason Segel (pare sia stata una sua decisione) allora più che scatenare difficoltà di casting (al suo posto c'è l'attrice comica Tina Fey, mentre nel ruolo più serio che era di Amy Adams l'attore inglese Ricky Gervais), diventa determinante sotto l'aspetto creativo, quello legato alla scrittura della sceneggiatura e al rispetto dei connotati. Da appassionato Muppet qual'era l'attore infatti, la non presenza di una guida preparata, che sappia come e dove andare, la si sente lontano un miglio e per questo era indispensabile sostituirlo con qualcuno altrettanto forbito ed evitare di consegnare l'intera baracca in mano a due mestieranti che, per quanto bravi a non danneggiare il marchio, dimostrano di faticare tantissimo nel lavoro di scrittura.

Pur non conoscendo per filo e per segno i scenari allestiti durante la pre-produzione della pellicola dunque, è normale ammettere che, sebbene il piacere resti vivo, a questo "Muppets Most Wanted" serviva qualcosa di meglio, di molto meglio, per riconfermarsi grande. Magari una pausa di riflessione più larga, chissà, o il tempo necessario per rimpiazzare un erede competente e all'altezza (notevole) di Jason Segel con un altro pari. Ma evidentemente ragionamenti così non si sposano (e non si sposeranno mai) con il sistema a pilota automatico che ci guida, per cui a noi non ci resta che accettare la cosa e guardare avanti.

Trailer:

martedì 5 agosto 2014

Chef: La Ricetta Perfetta - La Recensione

Saranno in pochi a sostenerlo, eppure Jon Favreau è un regista molto più intelligente di quel che si pensi.
A lui e al suo "Iron-Man" la Marvel deve il primo passo dell'enorme successo raggiunto recentemente (su "Iron-Man 2" sorvoliamo in quanto figlio riconosciuto ma illegittimo) come sempre suo è il merito dell'esperimento - riuscito secondo chi scrive - di aver saputo miscelare due generi diametralmente opposti come il western e la fantascienza dando vita allo spiazzante "Cowboys & Aliens".
Insomma, si può essere d'accordo o meno sulla sua bravura registica, ma non sulla capacità palese di Favreau a saper sperimentare, spesso con buonissime intuizioni.
Cosa che di questi tempi non è poco.

Tendenza che dimostra anche con il suo ultimo lavoro, "Chef: La Ricetta Perfetta", in cui da una trama abusata - come lo è nel cinema la difficoltà del rapporto padre-figlio - il regista (nonché sceneggiatore e produttore) trae ispirazione per inventare quello che a tutti gli effetti potrebbe essere considerato uno dei lavori più social partoriti ad Hollywood negli ultimi anni. A scanso di quello che il titolo farebbe pensare infatti, "Chef: La Ricetta Perfetta" non cavalca affatto l'onda del successo che la televisione - e non solo - ha restituito alla cucina e ai suoi maestri, anzi, spesso denuncia questo fenomeno ribadendo quanto un vero cuoco dovrebbe sempre rimanere celato, non vendersi allo share, e preservare l'amore incondizionato per il proprio mestiere lontano dalle telecamere. Tuttavia, per quanto si cerchi di restarne alla larga, la realtà di internet e dei social network non si può più ignorare, allo stesso modo di come non si può ignorare l'attrazione per alcuni Chef considerati stelle se non guru, e quindi nasce scontata, quasi come un'equazione matematica, la genialità di mettere in mano ad un social network come Twitter la caduta e la rinascita (esclusivamente mediatica, ma per forza di cose anche artistica) di uno Chef talentuoso, vittima di una sfuriata pubblica terminata online e divenuta virale.

Il rapporto padre-figlio allora viene preso da Favreau e reinventato come scontro generazionale tra chi è tecnologicamente svezzato e chi, invece, subisce il cambiamento moderno di riflesso e con distrazione, sottovalutando la potenza distruttiva e costruttiva del binomio internet-social network. In questo modo, il regista, oltre a scattare una panoramica decisamente coerente sui tempi, riesce a rendere meno convenzionale una storia di per sé scontata e ritrita, in cui i prevedibili passaggi e risoluzioni, accelerati dalla preparazione dello spettatore, vivono l'upgrade di una veste narrativa e grafica aggiornata e, per alcuni, sconosciuta.

Questo non vuol dire che dopo aver visto "Chef: La Ricetta Perfetta" lo spettatore che prima non conosceva nulla di Twitter o dei social in generale, sarà perfettamente in grado di crearsi un proprio account o di cominciare una nuova vita 2.0. Però, senza dubbio, avrà molto più chiara la potenza di uno strumento che probabilmente prima poteva considerare futile o infernale. E il merito di questo è ancora una volta di Favreau, al quale dunque perdoniamo l'unica componente fantascientifica della sua pellicola che, nonostante la sua stazza fisica, lo rende seduttore di donne del calibro di Sofia Vergara e Scarlett Johansson.
Perdonaci Jon, ma sinceramente era più credibile la lotta tra Alieni e Cowboy.

Trailer:

lunedì 4 agosto 2014

I Mercenari 3: The Expendables - La Première Mondiale Londinese in Diretta


In esclusiva su Inglorious Cinephiles, il Live Streaming della Première Mondiale Londinese di "I Mercenari 3: The Expendables", l'adrenalinico film di Patrick Hughes con Sylvester Stallone, Jason Statham, Jet Li, Antonio Banderas, Wesley Snipes, Dolph Lundgren, Mel Gibson, Harrison Ford, Arnold Schwarzenegger, Kellan Lutz, Terry Crews, Kelsey Grammer, Ronda Rousey, Randy Couture, Glen Powell e Victor Ortiz.
La diretta dal red carpet dall'Odeon Leicester Square di Londra ci sarà oggi, Lunedì 4 Agosto, dalle ore 18:45 e voi potrete seguirla direttamente qui sotto.

Diretta:


Sinossi: Barney Ross (Stallone), Lee Christmas (Statham) e il resto dei nostri si trovano faccia a faccia con Conrad Stonebanks (Gibson), che anni passati aveva fondato I Mercenari con Barney. Stonebanks, in seguito era divenuto uno spietato mercante d’armi che Barney era stato costretto ad uccidere, o così pensava. Stonebanks, che già una volta aveva schivato la morte, intende distruggere I Mercenari – ma Barney ha altri piani. Barney decide di combattere il vecchio sangue con del sangue nuovo e arruola una nuova generazione di Mercenari, ingaggiando individui più giovani, più veloci e più esperti di tecnologia. L’ultima missione diventa così uno scontro fra i modi della vecchia scuola e quelli di una tecnologia avanzata, per dar vita a quella che è la battaglia più particolare de I Mercenari.

sabato 2 agosto 2014

Interstellar - Nuovo Trailer Ufficiale Italiano


Presentato in anteprima all'ultimo Comic Con di San Diego ecco l'ultimo trailer di "Interstellar", il nuovo film di Christopher Nolan con Matthew McConaughey, Anne Hathaway, Jessica Chastain, Bill Irwin, Ellen Burstyn e Michael Caine. Potremmo vederlo al cinema solo dal prossimo 6 novembre, ma da queste immagini ci sembra di capire che l'attesa sarà ripagata.
Nuovo Trailer Italiano Ufficiale:


Sinossi (Ufficiale):
In un futuro imprecisato, un drastico cambiamento climatico ha colpito duramente l'agricoltura. Un gruppo di scienziati, sfruttando un "whormhole" per superare le limitazioni fisiche del viaggio spaziale e coprire le immense distanze del viaggio interstellare, cercano di esplorare nuove dimensioni. Il granturco è l'unica coltivazione ancora in grado di crescere e loro sono intenzionati a trovare nuovi luoghi adatti a coltivarlo per il bene dell'umanità.

Unbroken - Trailer Italiano Ufficiale


Disponibile il primo trailer italiano di "Unbroken", il nuovo film diretto e prodotto da Angelina Jolie, scritto dai fratelli Cohen e tratto dal best seller di Laura Hillenbrand. La pellicola, che uscirà in Italia il 29 Gennaio 2015, racconta la storia vera di Louis “Louie” Zamperini atleta olimpionico ed eroe di guerra e nel cast vedrà la presenza di Jack O’Connell, Domhnall Gleeson, Garrett Hedlund, Finn Wittrock, John Magaro, Alex Russell e Miyavi

Trailer Italiano Ufficiale:


Sinossi:
"Unbroken" è un dramma epico che racconta l'incredibile storia dell'atleta olimpionico ed eroe di guerra, Louis "Louie" Zamperini (Jack O'Connell), che insieme ad altri due membri dell'equipaggio, è riuscito a sopravvivere su una zattera per 47 giorni, in seguito ad un disastroso incidente aereo durante la Seconda Guerra Mondiale, per poi essere catturato dalla Marina giapponese e spedito in un campo di prigionia.

venerdì 1 agosto 2014

Mud - La Recensione

C'è un momento in "Mud" in cui il padre di Ellis - il ragazzino protagonista - consiglia al proprio figlio di non fidarsi mai dell'amore e di stare attento ad esso in quanto molto pericoloso.
E' un momento cruciale per la pellicola di Jeff Nichols, che da quel momento in poi cambierà le carte in tavola, svelando quelle che sono le sue reali intenzioni.

Al contrario di quanto, a primo impatto, potrebbe emergere vista l'eta dei protagonisti principali (e tutte le carte in regola a disposizione), non è il genere coming-of-age che vuole affrontare il regista, al quale la fase adolescenziale e il passaggio all'età adulta del quattordicenne Ellis interessano ma in maniera assai minore. Ancora di più infatti Nichols ha voglia di analizzare la difficoltà del ragazzino a capire in che tipo di direzione andare nella vita, se in quella che a lui piace di più, dove l'amore è motore assoluto e comandante di ogni scelta, e per il quale si è disposti ad uccidere e a rifugiarsi soli in un isola deserta aspettando l'attimo per fuggire, come sta facendo il Matthew McConaughey che ha incontrato per caso. Oppure in quella cinica e ragionata, in cui l'amore c'è ma conta meno, è da trattare con cautela, diffidandone a volte, poiché può deludere e terminare in qualsiasi momento. Tutto, in "Mud", gira intorno a questo dubbio, e ovviamente intorno al misterioso personaggio di McConaughey, al quale vengono commissionati gli strumenti in grado di spostare l'ago della bilancia di Ellis. Non a caso il suo personaggio - oltre a dare nome al titolo - viene posizionato, come detto, su un isola deserta, lontano dalla realtà cittadina, proprio per rinforzare ulteriormente una distanza tra la sua filosofia e quella comune.

Chiara allora è la propensione di Nichols a voler trattare un tema come quello dell'amore (e della vita) in maniera atipica, con lo sfondo di una relazione che di romantico ha poco o nulla e con un uomo che, da adolescente anche lui, ha stabilito di suo pugno che una determinata ragazza dovesse essere la sua anima gemella, sacrificando se stesso e indirizzando l'intera esistenza su quella finta certezza, ignorando e giustificando qualsiasi tipo di segnale facesse intendere il contrario. Tra cinismo e illusione, "Mud" decide dunque di aprire un testa a testa inquietante, in cui costringe lo spettatore a sperare in qualcosa che probabilmente non potrà accadere, allo stesso modo e per lo stesso motivo con cui ci spera Ellis, che nell'uomo che sta provando ad aiutare, al costo di rischiare la pelle, vede l'immagine di un mondo migliore, della felicità incondizionata di cui ha bisogno e della quale nessuno di noi sarebbe disposto a fare a meno.

Tuttavia Nichols non è esattamente quel tipo di regista sognatore propenso a tagliare le sue pellicole con lieto fine gratuiti (e "Take Shelter" insegna) come del resto, nel suo DNA, non ha neppure l'inclinazione a sotterrare ogni cosa sotto la sabbia. Per cui, scegliendo forse la via più giusta, decide di affidare a Ellis - e quindi a noi - la fiducia di credere o meno nelle capacità discutibili di Mud e, per farlo, ci chiede di scendere qualche metro più in basso rispetto a quanto previsto, lasciandoci comunque coi piedi per aria, convinti che all'orizzonte un valido motivo per sorridere sia sempre presente.

Trailer:

Mad Max: Fury Road - Trailer Italiano


Ancora dal Comic Con arriva il trailer italiano di "Mad Max: Fury Road", il nuovo film di George Miller che riporta sul grande schermo Mad Max, il personaggio che circa trent'anni fa era stato affidato per tre volte al volto e al fisico di Mel Gibson. La nuova versione, che uscirà al cinema nel 2015, vedrà però un cast completamente rigenerato, composto da Tom Hardy, Charlize Theron, Zoë Kravitz, Nicholas Hoult, Riley Keough e Hugh Keays-Byrne.

Trailer Italiano: