IL SITO DEDICATO AL CINEMA IDEATO, SCRITTO E DIRETTO DA GIORDANO CAPUTO

martedì 30 giugno 2015

Predestination - La Recensione

Poteva far parte di "Kevin Spacey" la nuova pellicola scritta e diretta dai fratelli Michael e Peter Spierig: quel pezzo di Caparezza, di circa quattro anni fa, che in quattro minuti netti uccideva i titoli più famosi della Storia del cinema rivelandone finali e/o colpi di scena.

Del resto anche a "Predestination" piace fare all-in sulla sorpresa, prendere in contropiede e sbalordire, attraverso una storia di fantascienza colma di piccoli indizi e suggerimenti verbali, a cui attribuire un peso specifico più serio di quanto in corso d'opera si possa credere. Sulla prevedibilità della svolta poi, il discorso cambia, che sia indovinabile o meno, interessa poco, considerato che il vero buco non colmato riguardi una sceneggiatura incapace di imporre il suo gioco e di impugnare stretta la presa. Evidentemente ai fratelli Spierig era passato per la mente che la soluzione (discutibile) - ispirata al serpente che si morde la coda - spiattellata al traguardo, potesse bastare ad imprimere ampiezza e convinzione laddove fino a quel momento avevano regnato solamente mistero e confusione. Il mistero di capire dove "Predestination" volesse andare a parare; della componente thriller di cui inizialmente pare voglia farsi carico, ma che poi improvvisamente accantona, riprendendola ancora; e la confusione di base, escogitata preventivamente tramite i vari pezzi del puzzle, portatrice di risvolti controproducenti e mai azzeccati.
Un paradosso, insomma, come quello citato da Ethan Hawke una volta tirate le sue somme, uno di quelli che però, a differenza di ciò che accade all'attore, non fanno né ridere e né riflettere, ma unicamente capire di esser finiti in una trappola circolare, ideata a pennello da due autori alla ricerca di consensi e di fortuna.

Rimane un lavoro di facce allora "Predestination", di espressioni, di corpi, in cui ogni elemento non è da scovare, bensì da analizzare con più attenzione: posizionato li, davanti ai nostri occhi, in una forma appena appena alterata o truccata, che non vede l'ora di farla franca per colpire alle spalle e mollarci uno sberleffo. Ha la spocchia di pensarsi forte, astuto, solido nell'esposizione e nella filosofia sostenuta, troppo fiero quindi per guardarsi dentro e scoprirsi fragile, scomposto e freddo.
Il quadretto atmosferico e catartico concepito in principio da Hawke e dalla co-protagonista Sarah Snook diserta infatti ogni promessa stretta in partenza, sostituendo l'incredibile con l'assurdo e l'azione e la tensione con surrogati fin troppo diluiti e diventando loro stessi così i complici del caos regolare e, infine, insieme a noi, le vittime ingurgitate e sputate..

A ripensarci, dunque, in "Kevin Spacey" forse "Predestination" non ci sarebbe entrato a prescindere, a nulla sarebbe servita la tempistica o la carta d'identità a norma. L'adattamento cinematografico di "Tutti Voi Zombie" di Robert A. Heinlein, scritto dai fratelli Spierig, del resto, è un tentativo velleitario e debole, troppo per venire preso in seria considerazione. Al cinema e tantomeno in musica.

Trailer:

Legend - Teaser Internazionale Ufficiale


Disponibile il teaser trailer internazionale, ufficiale, di "Legend", la pellicola diretta da Brian Helgeland con Tom Hardy in doppia versione di protagonista. Ancora sconosciuta la data di uscita italiana del film, per adesso dovremo accontentarci delle prime immagini.

Teaser Internazionale Ufficiale:

mercoledì 24 giugno 2015

Contagious - La Recensione

Circostanze alla "The Walking Dead", o se preferite a migliaia di storie simili dove una pandemia virale, ha dato morte e nuova vita agli umani sotto forma di zombie. Colpa stavolta delle coltivazioni, del suolo infetto, insomma, colpa comunque dell'uomo e della sua negligenza con la natura: malgrado in "Contagious", ciò che realmente conti, sia l'amore di un padre per una figlia prossima a trasformarsi e a dire addio alla sua famiglia.

La società nella pellicola diretta da Henry Hobson infatti ha intenzione di andare avanti e di non arrendersi: studia l'infezione, cerca antidoti e mette a disposizione centri di quarantena che aiutano - o così dicono - ad affrontare la morte, evitando esecuzioni spiacevoli e dolori inutili. Niente a che vedere, dunque, con il ritorno alla violenza o l'entrata in vigore della legge del più forte. In "Contagious" mantenere l'ordine è basilare, perdere il controllo è vietato e assumere le distanze dal genere horror maggiormente consumato e di puro intrattenimento, una drastica propensione che tuttavia comporta più feriti che superstiti.
Vuole distaccarsi dalla massa Hobson, vuole che il suo lavoro si distingua e dimostri di poter affrontare un argomento grandemente logoro da posizioni insolite e inaspettate. Il primo a cadere in difficoltà però sembra essere proprio lui, sempre in affanno, sempre in ritardo, costantemente alla disperata ricerca dell'inquadratura o della narrazione sorprendente, ma che anziché catturare e persuadere, nel suo caso appesantisce, procurando alla lunga persino degli esordi di sfinimento.

L'impegno, per carità, poi glie lo si riconosce e lo si apprezza, se non fosse per un bilanciamento di andatura talmente a rilento da rendere vano ogni sforzo e invogliare più per una chiusura rapida e indolore piuttosto che per un'investigazione sugli sviluppi. Sviluppi che, tra l'altro, sono piuttosto scontati, considerando che a prendere tutta l'area della pellicola è la metamorfosi della piccola Maggie e le ultime settimane d'affetto e di nodi in sospeso tra lei e suo padre, Arnold Schwarzenegger. Quello tra i due è un rapporto la cui potenza e sincerità è piuttosto didascalica e accessibile, ma allo stesso tempo oscurata e frenata emotivamente da un'atmosfera dark e dolente, che probabilmente Hobson pensava servisse lasciar ferma, in superficie, per tenere acceso un mood essenziale, imperativo per il genere e il suo respiro. Particolare che, sinceramente, non basta a riempire i vuoti lampanti di un progetto assai fiacco e dissonante.

Ma francamente nulla o quasi, rispetto a quello su cui Hobson contava, serve a "Contagious" per mettere in risalto almeno uno dei suoi pro, in quella che è una pellicola che, purtroppo, avrebbe fatto decisamente meno danni se avesse seguito un tracciato scritto e ordinario.
O perlomeno studiato attentamente, e come si deve, i suoi surrogati, già promossi da critica e pubblico, per capire laddove è importante puntare la camera e registrare e laddove invece è ammissibile spegnere o elargire gravità inferiori.

Trailer:

Kung Fu Panda 3 - Trailer Ufficiale Italiano


Il 17 marzo 2016 tornerà sul grande schermo Po, il panda più famoso e divertente del mondo. Quel giorno uscirà infatti "Kung Fu Panda 3", il terzo capitolo del fortunato film d'animazione targato 20th Fox e Dreamworks del quale vi proponiamo il primo trailer italiano.

Trailer Italiano Ufficiale:


Sinossi (Ufficiale):
Il padre di Po, scomparso da tempo, riappare improvvisamente, e il duo finalmente riunito si reca in un “paradiso segreto dei panda” dove incontrerà decine di esilaranti nuovi personaggi. Quando però il super-cattivo Kai comincia a espandersi in tutta la Cina sconfiggendo tutti i maestri di kung fu, Po dovrà fare l'impossibile e addestrarsi, in un villaggio pieno di amanti del divertimento, insieme ai fratelli maldestri, per riuscire a diventare la banda più imbattibile di Kung Fu Panda!

Ted 2 - La Recensione

Al terzo tentativo ce l'ha fatta!
Con "Ted" e "Un Milione Di Modi Per Morire Nel West" ci aveva senz'altro provato Seth MacFarlane a portare al cinema quello che assai meglio gli era riuscito in televisione, ma forse la voglia di prendersi un tantino più sul serio e di accontentare un tipo di pubblico che andasse oltre quello suo classico, lo aveva leggermente svigorito e scaricato.

Resosene conto allora ha finalmente deciso di fregarsene di tutto e di tutti, di proseguire lungo quella che da sempre è stata la sua linea e di dare pieno sfogo alla cattiveria (repressa) e all'immaturità insolente. Da questo punto di vista "Ted 2" è l'apice del suo ego, una pellicola in cui la trama conta poco, se non niente (e in cui solo a leggerla si fa fatica a crederle), e dove sketch e trovate esilaranti vengono sguinzagliate a più non posso con enorme liberazione, e ordine di distruzione. Si ride incessantemente infatti in questo secondo capitolo dell'orsacchiotto parlante, la maggior parte delle volte lo si fa di gusto e in qualche occasione persino sentendosi in colpa immediatamente dopo. Un giocattolo infinito, di quelli che ogni tanto viene il dubbio possano essere impossessati da una versione diluita del diavolo, ma la sensazione di divertimento durante la pratica è talmente potente da mandare all'aria ogni questione morale o principi di compostezza. Quando diciamo che MacFarlane ha disinibito ogni freno d'altronde non è per niente un esagerazione, come dimostra la scena in cui Mark Wahlberg e Ted decidono di festeggiare insieme la nuova speranza per il loro caso, andando a fornire consigli sbagliati a comici di stand up, impacciati di fronte agli spunti di un pubblico che vorrebbe monologhi sarcastici sull'11 Settembre, Robin Williams e gli uffici di Charlie Hebdo.

Una satira forte, dunque, piccante, che tuttavia sa ancora concedersi a momenti di buonismo, sentimenti nobili e valori, seppur con meno coinvolgimento rispetto al passato: smorzando pertanto la drammaticità alla prima occasione e tornando a cazzeggiare, al massimo dell'irriverenza, tramite quel nos di risate privo di margini di scarico.
Ha un ingranaggio quasi perfetto probabilmente "Ted 2", che rispecchia fedelmente i contorni del suo autore ed evidenzia la grande manutenzione effettuata nei tre anni trascorsi. Una manutenzione che non ha visto risparmiare neppure la sua protagonista femminile: con Mila Kunis, donna che voleva cambiare l'irresponsabile Wahlberg in un uomo a schiena dritta, sostituita da Amanda Seyfried, donna che di schiena dritta non prova nemmeno ad accennare argomento. Segnale, questo, interpretabile come fine di ogni interferenza all'interno del franchise, con i protagonisti che promettono tacitamente ai loro spettatori di rimanere sempre gli stessi a vita, circondandosi d'ora in poi solo di persone che sappiano apprezzare il loro essere, o che al massimo siano disposte ad accettarlo o impararlo.

Siamo fatti così, se non vi sta bene cambiate strada.
Un messaggio che vale tanto per Mark Wahlberg e il suo orsetto quanto per MacFarlane e il suo pubblico. Un attestato di infantilismo, forse, magari di arroganza, ma anche intriso di quella maturità di chi ormai si conosce e sa benissimo cosa può cambiare e cosa no di sé stesso.
Un espressione simile ad un corto circuito, eppure stabile e sostenibile in un mondo paradossale, folle e spassoso come quello di "Ted 2".

Trailer:

martedì 23 giugno 2015

Snoopy & Friends: Il Film Dei Peanuts - Trailer Ufficiale Italiano


Disponibile il trailer italiano di "Snoopy & Friends: Il Film Dei Peanuts" l'attesissimo film d'animazione, diretto da Steve Martino, che invaderà le nostre sale, anche in 3D, dal prossimo 5 Novembre 2015.

Trailer Ufficiale Italiano:


Sinossi (Ufficiale):
Snoopy, il beagle più amato nel mondo – nonché asso dell’aviazione - si imbarca nella sua più grande impresa involandosi all'inseguimento del suo arcinemico, il Barone Rosso, mentre il suo miglior amico, Charlie Brown, intraprende la sua personale epica impresa.

sabato 20 giugno 2015

Big Game: Caccia Al Presidente - La Recensione

Esordisce con carattere Jalmari Helander nella sua prima avventura blockbusteriana. Il regista, sceneggiatore finlandese, aderisce agli obblighi e alle richieste action e d'intrattenimento con una pellicola che non snatura minimamente le sue radici, consacrandone la vena dissacratoria e ficcante.

Archiviato il sorprendente esordio a sfondo natalizio e tinte horror di "Trasporto Eccezionale: Un Racconto Di Natale", l'attenzione vira adesso sul filone Air Force One: con Samuel L. Jackson presidente americano, tradito dal suo entourage e disperso tra le foreste finlandesi in compagnia di un tredicenne, giunto in suo soccorso durante una prova di caccia in solitudine che dovrebbe consacrarlo, agli occhi del paese, come uomo fatto e finito. Una trovata geniale, sbocciata da usi e costumi noti al regista e strumentalizzata per accarezzare, dunque, il canale del coming-of-age al quale "Big Game: Caccia Al Presidente" si aggrappa, pur percorrendolo con una freschezza e una spensieratezza che di questi tempi è ben accetta e di grandissimo valore.
Esalta Sam Jackson, quindi Helander, non perde un briciolo di quell'opportunità che ha di averlo a disposizione e lo fa sbizzarrire con un ruolo atipico che, inaspettatamente, non gli permette di fare troppo il duro e picchiare forte (anzi le prende), ma gli concede il gusto di variare con le espressioni del viso e di tirare comunque il suo motherfucker di battaglia. Un'accortezza rilevante e utile ovviamente anche al piccolo, armato di arco e frecce, Onni Tommila (lui è l'eroe e il protagonista, in fondo), per cui era indispensabile andare ad accrescere lo spessore e formare così l'accoppiata Presidente/Little-Rambo più incredibile e valorosa che il grande schermo abbia mai partorito.

Del conflitto e dei motivi responsabili del tradimento all'America "Big Game: Caccia Al Presidente" allora si interessa meno, ogni tanto torna sull'accaduto sciorinando un nuovo tassello, ma non si prende mai sul serio al punto da spingere con forza il pedale sull'argomento. Sta di fatto però che Helander qualche stoccata al paese più contraddittorio del mondo glie la tira, eccome, con un paio di colpi di scena, appostati al punto giusto che mostrano la sua personalità, lasciando di stucco e contemporaneamente allietati gli spettatori presenti.
Sono i segni distintivi di un autore che si è fatto notare e che ha intenzione di non cambiare il suo taglio di lavoro e il suo registro, convinto che per proseguire la sua ascesa è salutare non compiacere mai né produzioni e né fruitori, seguendo rigorosamente istinto e quell'accenno di insolenza.

Rispetto a "Trasporto Eccezionale: Un Racconto Di Natale" infatti questo "Big Game: Caccia Al Presidente" ha meno ambizioni e meno ampiezza di campo, eppure riesce ad adattarsi al contesto e a non perdere quell'estro riconosciuto e apprezzato al suo particolarissimo autore. Un semplice svago, insomma, ma di buonissima scuola.

Trailer:

giovedì 18 giugno 2015

Estate a Roma con CityFest - Tutti Gli Eventi In Programma


Dalla rievocazione dei “Fab Four” alla masterclass con uno dei registi contemporanei più carismatici (Nicolas Winding Refn, definito lo “Scorsese Europeo”), dall'anteprima di un film della Warner Bros tratto da uno dei fumetti più celebri di tutti i tempi ("Annie: La Felicita è Contagiosa") alla Lezione Criminale con Giancarlo De Cataldo e Barbara Bouchet, dal Duetto con Isabella Ragonese e Michele Riondino fino al nuovo film che vede protagonisti i "Minions": questo il programma che CityFest – il grande contenitore di eventi speciali, intrattenimento e formazione realizzato dalla Fondazione Cinema per Roma presieduta da Piera Detassis – ha in serbo fra giugno e luglio.

Ci avviciniamo al compleanno fatidico dei dieci anni della Festa del Cinema – ha detto Mario Sesti, responsabile dei progetti speciali di CityFest – e intendiamo celebrarlo coinvolgendo tutta la città come la Festa ha sempre fatto.


Grazie alla Fondazione Cinema per Roma e al progetto CityFest – hanno spiegato Fabia Bettini e Gianluca Giannelli, responsabili del settore educational – Alice nella città ha l’occasione di andare incontro al pubblico proponendo un programma diversificato che spazia dai grandi cartoon, dedicati alla famiglia, fino alle masterclass aperte ai più giovani, con un occhio sempre rivolto all’approfondimento e all’utilizzo dei mezzi cross mediali.



I prossimi eventi di CityFest vedranno coinvolta l’intera Capitale, dal MAXXI alla Casa del Cinema, dal Teatro Biblioteca Quarticciolo al Teatro Villa Torlonia fino alla Casina di Raffaello:

Martedì 23 giugno | ore 21 | MAXXI (via Guido Reni 4a, Roma):
"Help!" di Richard Lester. A seguire incontro con Fabrizio Zampa, Gino Castaldo, Teho Teardo
Fondazione Cinema per Roma | CityFest | Omaggi
Nel giugno del 1965, durante la loro tournée europea, i Beatles sbarcarono a Roma: per ricordare i cinquanta anni dallo storico concerto, si terrà la proiezione (in versione restaurata con sottotitoli) del film Help! di Richard Lester, girato nello stesso anno, il secondo film che i “Fab Four” interpretarono dopo lo straordinario successo di A Hard Day’s Night: si tratta di una commedia dai toni demenziali, quasi una parodia scatenata dei film alla “007”, che ricorda la comicità dei fratelli Marx. La pellicola sarà introdotta da Fabrizio Zampa, il celebre giornalista che all’epoca intervistò i Beatles e raccontò il mitico concerto, Gino Castaldo, critico musicale, e Teho Teardo, musicista.
Ingresso: gratuito fino a esaurimento dei posti disponibili, previo ritiro di un coupon (massimo due a persona) distribuito presso il MAXXI il giorno stesso dell’evento a partire dalle ore 18.

Giovedì 25 giugno | ore 21 | Teatro Biblioteca Quarticciolo (Via Castellaneta 10, Roma):
"Milano Calibro 9" di Fernando Di Leo. A seguire incontro con Barbara Bouchet, Giancarlo De Cataldo e Mario Sesti
Fondazione Cinema per Roma | CityFest | Lezioni Criminali
Primo appuntamento con Lezioni Criminali, nuovo format di incontro/lezione con Giancarlo De Cataldo, magistrato e scrittore di grande successo (da “Romanzo criminale” a “Suburra”) e Mario Sesti, che commenteranno i più bei polizieschi della storia del cinema. Grazie a RaroVideo, si inizierà con la proiezione di Milano Calibro 9 di Fernando Di Leo, un classico del noir italiano degli anni ’70, ispirato all’omonima antologia di racconti di Giorgio Scerbanenco. Prima del film, l’attore Pino Calabrese, nei panni di un maggiordomo d’eccezione, introdurrà la serata, mentre dopo la proiezione si svolgerà un incontro con la protagonista del film, l’attrice Barbara Bouchet, affiancata da De Cataldo, Sesti e il produttore cinematografico Gianluca Curti.
Ingresso: gratuito fino a esaurimento dei posti disponibili, previo ritiro di un coupon (massimo due a persona) distribuito presso il Teatro Biblioteca Quarticciolo il giorno stesso dell’evento a partire dalle ore 18.

Venerdì 26 giugno | ore 21 | MAXXI (via Guido Reni 4a, Roma):
Incontro con Nicolas Winding Refn
Fondazione Cinema per Roma | CityFest Masterclass
CityFest inaugura il nuovo format delle Masterclass, in cui autorevoli e prestigiose personalità terranno lezioni di cinema con l’ausilio di clip selezionate e materiali inediti. Il primo a salire in cattedra sarà Nicolas Winding Refn: il regista danese, che ha espresso il suo impressionante talento nella messa in scena dell’azione e della stilizzazione della violenza in film come Pusher o Walhalla Rising, è divenuto un cineasta di culto dirigendo grandi produzioni internazionali, da Drive, premiato a Cannes, fino a Solo Dio Perdona, anch’esso in concorso sulla Croisette. Winding Refn incontrerà il pubblico e presenterà il documentario My Life Directed By Nicolas Winding Refn, realizzato dalla moglie Liv Corfixen. “È un grande piacere per me tornare a Roma, città che considero la mia seconda casa, per una serata di conversazione con il pubblico e per la proiezione del documentario My Life Directed By Nicolas Winding Refn, anche se mi imbarazza essere messo così ‘a nudo’ sul grande schermo”, ha spiegato il cineasta danese. “Siamo felicissimi di aver organizzato con la Fondazione Cinema per Roma questo incontro con Nicolas Winding Refn e il pubblico della Capitale – ha spiegato la produttrice Federica Lucisano – è uno straordinario regista con il quale abbiamo fatto grandi film e ne faremo anche in futuro. Fra l’altro stiamo lavorando con lui ad una riedizione di un classico come Terrore nello spazio di Mario Bava, che Nicolas ama alla follia”.
Ingresso: gratuito fino a esaurimento dei posti disponibili, previo ritiro di un coupon (massimo due a persona) distribuito presso il MAXXI il giorno stesso dell’evento a partire dalle ore 18.

Domenica 28 giugno | ore 11.30 | Casa del Cinema (Largo Marcello Mastroianni 1, Roma):
"Annie: La Felicità E' Contagiosa" di Will Gluck. Letture presso la Casina Raffaello
Fondazione Cinema per Roma in collaborazione con Alice nella città | CityFest | Anteprime
In anteprima uno dei film per ragazzi più attesi della stagione estiva, Annie – La felicità è contagiosa di Will Gluck, distribuito da Warner Bros Entertainment Italia: nel cast il premio Oscar® Jamie Foxx e Quvenzhané Wallis, nominata al Golden Globe per la sua interpretazione. Il film è un adattamento cinematografico dei fumetti Little Orphan Annie di Harold Gray. Seguiranno letture presso la Casina Raffaello.
Ingresso: gratuito fino a esaurimento dei posti disponibili, previo ritiro di un coupon (massimo tre a persona) distribuito presso la Casa del Cinema il giorno stesso dell’evento a partire dalle ore 9.30.

Martedì 30 giugno | ore 21 | Teatro Villa Torlonia (Via Nomentana 70, Roma):
Isabella Ragonese e Michele Riondino incontrano il pubblico
Fondazione Cinema per Roma | CityFest | Duetti
Secondo appuntamento con i Duetti del progetto CityFest: dopo il successo ottenuto da Pierfrancesco Favino ed Elio Germano, sarà la volta di Isabella Ragonese e Michele Riondino, due dei più interessanti attori emersi negli ultimi anni, recentemente insieme sul set de Il giovane favoloso di Mario Martone, già protagonisti di Dieci inverni di Valerio Mieli. Come nella tradizione di questo popolare format, i due attori incontreranno il pubblico, discuteranno le sequenze più importanti dei loro film e dialogheranno con Mario Sesti nella splendida cornice del Teatro di Villa Torlonia, da poco restaurato.
Ingresso: gratuito fino a esaurimento dei posti disponibili, previo ritiro di un coupon (massimo due a persona) distribuito presso il Teatro Villa Torlonia il giorno stesso dell’evento a partire dalle ore 18.

Mercoledì 15 luglio | Casa del Cinema (Largo Marcello Mastroianni 1, Roma):
"Minions" di Kyle Balda e Pierre Coffin

Giovedì 16 luglio | Casa del Cinema (Largo Marcello Mastroianni 1, Roma):
Masterclass sul doppiaggio con i voice talent di Minions: Fabio Fazio e Luciana Littizzetto
Fondazione Cinema per Roma in collaborazione con Alice nella città | CityFest | Anteprime
I divertenti protagonisti di Cattivissimo me tornano al cinema con Minions, il nuovo film d’animazione di Kyle Balda e Pierre Coffin. CityFest mostrerà l’anteprima della pellicola coinvolgendo il pubblico giovane con uno speciale red carpet animato e, il giorno successivo, con una masterclass sul doppiaggio, protagonisti gli attori italiani che presteranno la voce al film: Luciana Littizzetto e Fabio Fazio.

mercoledì 17 giugno 2015

La Regola Del Gioco - La Recensione

Calcolando il periodo storico, siamo nel 1996, quel che succede in "La Regola Del Gioco" somiglia tantissimo alle ultime gocce di quel vaso fatto traboccare poi, qualche anno più avanti, da Will McAvoy in "The Newsroom".

Sono apici di giornalismo pompiere infatti quelli cavalcati da Gary Webb, per anni alla ricerca di una storia che lo portasse alla ribalta nel suo lavoro e all'improvviso autore di quello che rischia di essere uno dei più grossi scandali nazionali e mondiali per il suo paese. Per finanziare gli armamenti ai ribelli del Nicaragua, negli anni Ottanta, l'America, con la collaborazione della CIA, favoriva l'esportazione e lo spaccio di crack nelle sue terre, nonostante pubblicamente dichiarava, di Presidente in Presidente, una lotta costante per annientare lo smercio di stupefacenti.
Da una pagina come questa - vera come ci viene ricordato all'inizio - Martin Scorsese avrebbe girato la camera sui "colpevoli" a stelle e strisce, limitando a qualche incursione misurata le indagini di giornalismo e gli incontri interrogatori. Michael Cuesta, che sa di non essere affatto Scorsese, resta concentrato invece sull'agitazione delle acque e le varie conseguenze, intento a sfoderare un thriller d'inchiesta, equilibrato e solido, mantenuto in riga da un bravo Jeremy Renner, tornato al centro dell'attenzione dopo anni di distanza dal quarto capitolo di Bourne.‎ E' una pellicola impostata assai canonicamente allora "La Regola Del Gioco", a cui non bisogna chiedere tripli salti mortali, come nemmeno giravolte particolari, Cuesta è bravo tuttavia a tenere la mano ferma e a non perdere dal suo raggio visivo il tiro verso l'obiettivo principale, cioè raccontare una pagina importante a cui, forse, si è concessa poca attenzione/spessore (colpa dello scandalo Clinton-Lewinsky, pare).

Ecco tornare prepotente perciò, nell'economia dell'esposizione, quel campo giornalistico, quello che anche Renner, nel momento più importante e drammatico della sua demolizione, esalta e contemporaneamente abbatte, circondato da colleghi, superiori e addetti ai lavori che preferiscono non alimentare incendi, proteggendo i comportamenti del loro paese, tranquillizzando gente e rinunciando alla possibilità incredibile di poter cambiare il mondo con un pezzo di carta scritto da inchiostro.
E' il punto di contatto più stretto che la sceneggiatura di "La Regola Del Gioco" si permette di avere con la serie di Aaron Sorkin, quello sprazzo di aggressività che non fa parte del suo carattere generale, eppure in quel piccolo sfogo, in quel leggero andare fuori binario, è abbastanza scaltro da immettere una spruzzata di colore sgargiante, tra i numerosi tratti netti e precisi.

Ispirato ai libri di Nick Shou (Kill The Messenger), quello realizzato da Cuesta va a classificarsi così come un prodotto asciutto che fa il suo dovere: informa e intrattiene. Evitando, magari, qualsiasi tipo di esaltazione, ma inchiodando piacevolmente alla poltrona.

Trailer:

Giovani Si Diventa - La Recensione

E' un film che parla di due quarantenni sposati con nessuna intenzione di invecchiare, "Giovani Si Diventa". Che si trasforma in una commedia quando i due quarantenni cercano di stare al passo, frequentando una coppia di innamorati vent'anni più giovane di loro. Poi però all'improvviso diventa un thriller, con Adam Driver, il giovane della coppia di prima, che riesce a manipolare Ben Stiller per fare carriera nel cinema come documentarista. Salvo poi ritornare nuovamente nel dramma quando Stiller riesce a tanarlo e ad organizzare la sua resa dei conti.

Una composizione a strati, insomma, quella architettata dal regista Noah Baumbach, che dopo lo splendido affresco sulla gioventù 2.0 proposto con "Frances Ha" ora si trova a riflettere su ciò che lo riguarda più da vicino, ovvero la maturazione totale e finita dell'uomo. C'è una bellissima confessione di Stiller nella sua pellicola, precisamente quando si apre alla moglie, Naomi Watts, dicendogli quanto per lui sia difficile sentirsi realmente adulto e non giocare al bambino che invece l'adulto finge di imitarlo. Un momento che riesce da solo a completare il puzzle narrativo e a racchiudere un po' il riassunto di quella crescita e responsabilità, non sempre evitate per colpa di un immaturità ingombrante, ma spesso propriamente non sentite e/o conquistate. Da qui comprendiamo il livello di connessione instaurato tra la pellicola e il suo autore, che finge in prima battuta di voler dirigere un lavoro di stampo corale, ma lentamente e inevitabilmente si trova poi a stringere il campo, focalizzandosi a pieno sulla figura di Stiller, suo preciso e probabile alter ego.
Somiglia un po' a Woody Allen infatti Baumbach in questo frangente, gli somiglia con l'enorme sorpresa di chi in realtà non aveva la minima intenzione di somigliargli: ci mette l'ironia, i capovolgimenti di fronte e quei privati di coppia matrimoniale in cui si ragiona sulle vite e le scelte, condivise o meno, degli altri.

Scava a fondo pur dando la sensazione di rimanere in superficie "Giovani Si Diventa", fa finta di non volersi esporre abbastanza, eppure nel frattempo mostra i fianchi e non solo: come quando durante una ripresa drammatica l'odioso Driver si permette spudoratamente di scalvalcare Stiller in cabina di ripresa, senza però essere né redarguito e né interrogato. Questo perché i quarantenni protagonisti sono tutt'altro che stupidi o distratti, al contrario sono disposti ad accettare qualsiasi tipo di compromesso pur di non entrare a far parte del circolo dei genitori e continuare a frequentare quello, ormai non più alla loro altezza, dei giocatori. Già perché come intuisce Stiller, in preda alla rabbia e nell'attimo maggiore di lucidità: pur essendo, in prima battuta tutti potenziali talenti, prima o poi arriva il punto in cui si smette di essere scommesse e si deve accettare di esser solamente ciò che si è diventati, risparmiando la fatica di aggrapparsi con le unghie e con i denti ad un treno di cui non si può avere più né biglietto né accesso. Giunti a quella meta bisogna solo guardare in faccia la realtà, vedere se in essa, rispetto alle premesse, figuriamo come titolari o come panchinari e accettare il verdetto con sportività, commentando, magari, su quanto sia comune credere di avere sempre il mondo nelle mani finché si è giovani.

Ed è rigorosamente in questo istante, allora, che gli strati della pellicola di Baumbach, sebbene non smettano di farsi vedere (e sentire), mostrano finalmente le loro intenzioni e inclinazioni, completando attraverso Stiller quello che era stato un lenzuolo molto più ampio e assai indefinito. Le parentesi da commedia così come quelle thriller d'altronde non avevano mai convinto di essere sincere fino in fondo e non avevano mai nemmeno mollato il disagio di fondo a cui "Giovani Si Diventa" rimane aggrappato e fedele. Un disagio che viene spazzato via solamente da quella speranza di vedere il prima possibile questa simpatica, e non perfetta - per carità - famiglia, smettere la loro guerra contro la vecchiaia e procedere verso il resto della loro lunghissima e splendida esistenza.
Una missione decisamente più possibile e migliore della precedente.

Trailer:

lunedì 15 giugno 2015

Il Figlio Di Saul - La Recensione

Di pellicole sullo sterminio degli ebrei ne sono state fatte centinaia, molte delle quali indimenticabili, storicamente impossibili da scalfire.
Questo giusto per ricordare quanto su tale argomento si sia visto praticamente qualsiasi tipo di sfumatura e sguardo.

Eppure László Nemes viene a dirci che, in realtà, proprio così non è, che un conto è raccontare l'olocausto al cinema e un conto è entrarci dentro. Entrarci dentro significa seguire come un ombra chi di quella realtà ha fatto parte, chi ha partecipato davvero alle sottomissioni e alle minacce di morte e chi, soprattutto, era obbligato ad eseguire ordini disumani come quelli di pulire sangue da docce colme di cadaveri, o trascinare via quei cadaveri fin dentro le fornaci.
Segue il suo protagonista in terza persona "Il Figlio Di Saul" con un fuoco cortissimo della camera a mano, appena necessario a distinguere la sua casacca, il suo volto e i suoi tratti. Si tratta di un membro del Sonderkommando, un gruppo di ebrei selezionato dai tedeschi per svolgere lavori faticosissimi e portare con sé alcuni piccoli segreti, mansione che tuttavia non gli impedisce di sfuggire alle classiche esecuzioni, che per loro somigliano un po' a un passaggio di consegna programmato.‎ Un giorno, come tanti, però a cambiare la solita routine il corpo di un bambino sopravvissuto alle docce, un bambino che prima di essere ucciso con la forza dai tedeschi, Saul identifica come suo figlio.

Rigorosamente in formato 4:3, probabilmente scelto per aumentare la claustrofobia e la gigantesca pressione della missione posta al suo centro, la pellicola di Nemes assume così le sembianze di una lotta contro il tempo, di una missione impossibile: riuscire a dare a un bambino innocente degna sepoltura e breve messa celebrata da un rabbino. Un bisogno che Saul sente necessario e da realizzare a tutti i costi, al punto da metterlo più in alto della sua vita e di quella di coloro che ruotano attorno a lui. Ogni altra cosa perde quindi il suo costante valore: gerarchie, sotterfugi e persino la consegna di un pacchetto importantissimo per un disperato piano di fuga. Tutto per un briciolo di umanità, forse l'unica, da dedicare a una vita ormai spenta, forse simbolo di una speranza da seminare per il futuro.
Non è un film facile "Il Figlio Di Saul", non lo è né per la tematica al suo centro e né per lo stile con cui è stato progettato. Possiede una trama a cui si fa sempre fatica a star dietro, a capire, e dove le immagini, specialmente quelle sfocate, rubano la scena impressionando spesso per realismo e crudeltà. Una crudeltà su cui fortunatamente non c'è la minima voglia di forzare la mano, in cui il dolore che si respira è sofferto, assurdo, ma rigorosamente rispettato da chi lo racconta e ricostruito secondo ciò che la Storia ha riportato e descritto.

Per questo, a prescindere dai discorsi preliminari, l'opera di Nemes alla fine riesce a scalfire e ad imporsi. Al di là di una visione faticosa, le immagini di Saul e della sua corsa, quelle dei suoi occhi attorno a un mondo diverso dal quello che siamo abituati a vedere e la sua ostinazione disperata, sono pezzi impossibili da dimenticare e da rimuovere, pezzi destinati a restare a lungo nella memoria.

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domenica 14 giugno 2015

The Lobster - La Recensione

Futuro indefinito. La società ha istituito l'obbligo di coppia per gli esseri umani: ai single non è assolutamente permesso di restare tali. Per i casi più disperati esiste la possibilità di un Hotel, uno particolarissimo, in cui rimanere fino a un massimo di quarantacinque giorni e dove è possibile trovare una compagna o un compagno, a seconda del sesso o dell'orientamento sessuale. Se entro i giorni previsti però non è stato trovato un soggetto compatibile e lo stato di single resta invariato, la persona in questione dovrà essere trasformata, volenti o nolenti, in un animale da lui scelto in fase di check-in.

Parte da un idea accattivante il "The Lobster" del greco Yorgos Lanthimos, una di quelle grottesche e originali allo stesso tempo. L'input potrebbe essere tranquillamente lo slogan "single è peggio", nel senso che vivere soli può rappresentare automaticamente una serie di handicap e pericoli, evitabili solo avvalendosi della presenza di un partner al proprio fianco. Eppure le cose sono un tantino più complesse, perché la libertà di scelta, per sopperire a questo cambiamento di regole, non è rimasta immune alle variazioni, ed obbliga ogni persona a congiungersi unicamente con un'altra avente la stessa peculiarità o caratteristica: quindi miope con miope, zoppo con zoppo, insensibile con insensibile e chi ha la zeppola con chi ha la zeppola. Un'istituzione assurda, che tuttavia grava in maniera pesante sull'ansia e l'andamento di una pellicola che, bruscamente, sembra piacersi a tal punto da leccarsi lei stessa e non rendersi conto di alcune linee di demarcazione che valeva la pena non superare e tenere a vista come pericoli.
L'inizio folgorante infatti viene raffreddato e smorzato gentilmente da un avanzamento discutibile e non troppo coerente con le premesse. Lanthimos sprigiona senza filtri la sua tendenza a provocare lo spettatore, lavorando molto più sulle reazioni e le scelte critiche dei suoi personaggi, piuttosto che su una situazione generale alla quale non avrebbe fatto male un indagine più avanzata, con meno dubbi e imprecisioni a riguardo. Per coprire questa mancanza invece vengono selezionati una serie di intervalli crudi e sanguinolenti, dolorosi da vedere e da ascoltare, i quali, oltre ad avere il demerito di mettere a dura prova la sensibilità e il gusto, contemporaneamente fanno smarrire anche la coscienza verso quel filo indispensabile per la quadratura del cerchio.

Tralascia cose che non può permettersi di tralasciare e ne inserisce altre decisamente incomprensibili, insomma, "The Lobster": come, per esempio, una resistenza segreta, ribelle alle nuove disposizioni, che comunque non è estranea ai metodi dittatoriali contro cui lei stessa tende ad opporsi, tentando di scardinarli.
Nella sua seconda parte allora le molle della pellicola saltano a turno, una attaccata all'altra, con direzioni estreme e insensate che per il testardo tentativo di scuotere a tutti i costi superano l'altra funzione, più ponderata, di approfondire tutto un discorso relativo ai motivi di questa rivoluzione e alle sue conseguenze sia nella pluralità che nel singolo. L'entusiasmo diventa sopportazione, grossa sopportazione, e ogni aspettativa di trovarsi di fronte a qualcosa di esclusivo non può che spegnersi fatalmente.

E' lampante, dunque, che la predisposizione coltivata da Lanthimos di infastidire lo spettatore, persino manipolandolo a volte, giochi un ruolo fondamentale nel suo lavoro, mandando all'aria una base di sceneggiatura niente male e colma di potenzialità. Ma ciò che preoccupa ancor di più è che di questo auto-ammutinamento il regista ne sia tutt'ora inconsapevole, magari convinto di aver elevato qualcosa che, in realtà, gli sta ancora gridando vendetta.

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sabato 13 giugno 2015

Teneramente Folle - La Recensione

Fatica ad identificarsi l'esordio alla regia della sceneggiatrice Maya Forbes, in quello che alla lontana somiglia a "Il Lato Positivo" nella sua versione più ridotta e soft, dolce e bonaria.

Della pellicola di David O'Russell, "Teneramente Folle", volontariamente o meno, prende gran parte della sua fisionomia: con un protagonista affetto da sindrome bipolare che, nel tentativo di riconquistare la sua famiglia, moglie e due figlie, finisce per diventare baby sitter a tempo pieno di quest'ultime, concedendo alla moglie di trasferirsi da Boston a New York per studiare e ingrandire la sua figura professionale. Un Mark Ruffalo in grande spolvero, bravissimo ad entrare nelle corde giuste del padre/amante buono e affettuoso, che tuttavia non può fare a meno dei suoi attimi rabbiosi e incontrollabili, al punto da rischiare ogni volta di guastare i suoi progressi e di venire allontanato nuovamente da tutto e da tutti. Una conseguenza però che nella pellicola della Forbes non accade mai per davvero, nemmeno quando ci sarebbero gli estremi ineccepibili, proprio perché, il suo, è un prodotto concepito per mantenere toni e situazioni dal retrogusto zuccheroso e divertente, in cui la resistenza del nucleo famigliare e l'amore coltivato al suo interno hanno interesse comune a fare in modo che le cose non vadano mai a peggiorare, bensì ad avanzare nella direzione opposta.

La volontà allora di rimanere costantemente bilanciato, di non essere mai né a tutti gli effetti drammatico, ma nemmeno eccessivamente comico, pone "Teneramente Folle" in quello spazio astruso da identificare, poco comprensibile, confuso e incapace di colpire almeno una volta secondo quelle che devono o dovevano essere le sue caratteristiche.
Si, Mark Ruffalo è bravo, bravissimo abbiamo detto, eppure avremmo voluto vederlo agire in qualche scena che poteva restituirgli maggior giustizia, magari furbesca - come quelle che O'Russell è tanto esperto a creare - ma comunque dall'efficacia netta e diretta. Al contrario, la Forbes non pare voler necessitare o aver bisogno di picchi, o questo è ciò che lascia intendere nel suo procedere calma e serena, e così, mentre si attende che la sua pellicola si conceda a quel fatidico exploit, ecco scendere a catena i titoli di coda e una leggera delusione nello spettatore.

Delusione per una storia ed un cast che potevano senza dubbio avere miglior fortuna, venir collocati e sfruttati in maniera superiore per valorizzare ai massimi il loro talento e il loro lavoro.
Di "Teneramente Folle", dunque, ricorderemo ben poco, flashback di un Ruffalo bravissimo, ma limitato e immagini sbiaditi di qualcosa che poteva essere, ma non è stato.

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mercoledì 10 giugno 2015

Inside Out - La Recensione

Chi pensava ad un esaurimento della genialità sbagliava. Alla Pixar si erano presi solo una piccola vacanza (cinque anni), il tempo necessario per recuperare le forze e ripartire, lavorando nel frattempo in economia, con la mano sinistra (anche se la loro mano sinistra molti si accontenterebbero di averla come destra).

A interrompere questo break però ci pensa "Inside Out" l'intuizione meravigliosa con cui la casa d'animazione californiana decide di esplorare le emozioni principali che abitano il cervello umano, servendosi della nascita e della crescita di una bambina undicenne, prossima ad entrare nell'età complicata dell'adolescenza. Gioia, Tristezza, Rabbia, Paura e Disgusto sono i protagonisti di questo incredibile esperimento, la squadra designata per gestire il centro di controllo responsabile dei nostri stati emotivi, determinanti a loro volta per giustificare comportamenti, azioni e reazioni che quotidianamente ognuno di noi manifesta e compie.
A permettere l'esplorazione della mente e il consecutivo viaggio nei suoi meandri, un trasloco scioccante con destinazione San Francisco: corto circuito rivoluzionario per la vita della piccola Riley e miccia pericolosa da gestire soprattutto per Gioia, l'emozione che sin dai primi vagiti della bambina ha cercato di affermarsi affettuosamente sopra le altre permettendo alla piccola di costruire le basi per una personalità estroversa e felice. Per questo quando all'improvviso la sua controparte, Tristezza, comincia a comportarsi in maniera anomala, compromettendo il piacere di alcuni ricordi, Gioia sente il dovere di intervenire prepotentemente provocando un incidente che lascia il centro di controllo scoperto, al solo comando di Rabbia, Disgusto e Paura.

Ma il lavoro compiuto dalla Pixar, al di la della bellezza e del piacere diretto, inviato dalla pellicola, è di natura assai più complessa: poiché si tratta di una ricostruzione fantasiosa che tuttavia ha l'ambizione di voler essere quantomeno plausibile e coerente.
Nel percorso a ritroso di Gioia e Tristezza - nettamente in linea con lo stampo pixariano più dolce - c'è allora tutto un mondo da scoprire e da esaminare, un mondo fatto di ricordi (principali, archiviati, sbiaditi e dimenticati), amici immaginari, set cinematografici che scrivono sogni e incubi, e piccole isole-madri da difendere, in cui risiedono passioni, affetti, onestà e dosi di divertimento. Un universo utopistico, appartenente in maniera simile ma differente a tutti noi, e dove "Inside Out" prova a fare chiarezza, spremendo al meglio le sue doti creative e percezione dell'astratto.
Un territorio in perenne evoluzione, dove inconsciamente Riley sta attraversando uno spaesamento dovuto a quella crescita fisiologica, alla quale mancano all'appello sia Gioia che Tristezza, entrambe troppo impegnate a rendersi conto di quanto siano indispensabili l'una per l'altra e inconsciamente complici da sempre nella crescita e nella maturazione della loro amata.
Già, e questa forse è l'unica, illuminante, lezione che Pete Docter, sceneggiatore e regista, ha la generosità e il desiderio di impartire con la sua opera, e non solo ai bambini, ma probabilmente e soprattutto agli adulti (per i quali è riservato un approfondimento), o perlomeno a quelli che ancora si ostinano a non comprendere ciò che invece lui, a quanto pare, ha distintamente intuito, fatto suo e condiviso.

Come accadde cinque anni fa allora, con "Toy Story 3", la Pixar torna a farci emozionare, ridere e commuovere con una sincerità e un cuore che solo lei può vantare. I ricordi di Riley, i sentimenti e quel sorriso accennato dopo lo sfogo di un pianto trattenuto oltremisura, rendono "Inside Out" qualcosa che va oltre l'animazione, qualcosa che paradossalmente si avvicina alla realtà più di quanto la realtà vera abbia mai fatto.
Per farla breve, siamo di fronte all'ennesima pietra miliare da custodire e conservare.

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Hunger Games: Il Canto della Rivolta (Parte 2) - Teaser Trailer Italiano


La Universal Pictures ha rilasciato il teaser trailer italiano di "Hunger Games: Il Canto della Rivolta (Parte 2)", il nuovo capitolo della saga tratta dai romanzi di Suzanne Collins, diretto da Francis Lawrence, con Jennifer Lawrence, Josh Hutcherson, Liam Hemsworth, Woody Harrelson, Elizabeth Banks, Julianne Moore, Philip Seymour Hoffman, Jeffrey Wright, Stanley Tucci, Donald Sutherland, Toby Jones, Sam Claflin e Jena Malone, in uscita al cinema a novembre 2015.

Teaser Trailer Italiano:


Jurassic World - La Recensione

"Lo volevate più grosso, più feroce, più cool".
Nelle parole dello scienziato, cinico, responsabile della creazione della nuova, letale, attrazione del Jurassic World sono racchiuse le giustificazioni che hanno portato "Jurassic Park" ad avere il suo quarto, discusso, capitolo. Del resto per attirare la gente, c'è bisogno di mantenere vivo, costantemente, il fattore wow, quel fattore mutevole, complicato, da nutrire con la stessa voracità con cui si andrebbe a nutrire un velociraptor.

Un ragionamento onesto, esplicato dalla (e nella) pellicola come a voler dire "siamo qui solo per divertirvi", tentando di allontanare il più possibile, magari, ogni tipo di comparazione o pregiudizio che un marchio pesante come quello portato sulla schiena si trascina dietro.
E per quanto possa sembrare strano inizialmente "Jurassic World" fa il suo sporco mestiere: con buona esperienza, rispetta la genetica dei suoi predecessori e pare voler somigliargli ad ogni costo comportandosi allo stesso modo e rispolverando usi e costumi. Tutto chiaramente attraverso una pomposità di fondo di cui non si può fare a meno, ma di cui si comprendono, allo stesso tempo, i motivi e gli obblighi. Un equilibrio sorprendente, da blockbuster asciutto ed efficace, in cui ogni tassello sembra avere un suo scopo e una sua destinazione, programmati per premiare lo spettacolo e il divertimento.
Questo almeno fino a metà film.
C'è una cesura infatti nella pellicola diretta dal semi-esordiente Colin Trevorrow, una scena che man mano, avanzando, fa aumentare la curva discendente della qualità mandando in malora, se non ogni cosa, comunque gran parte del giocattolo. E' la rottura dello stabilimento in cui sono custodite le specie volatili recuperate, quelle che da li a poco daranno vita ad una delle scene più squallide e diffuse nei migliori b-movie presenti sul mercato. Come se quella volontà e quell'intelligenza di rispettare le origini all'improvviso cadesse in preda a un raptus e da Dr. Jekyll si trasformasse in Mr. Hyde, distruggendo quanto di buono messo in mostra e perdendo il controllo.

Da quel momento in poi "Jurassic World" scivola a picco irrimediabilmente: cercando di stupire con uno show grossolano e insulso e sgualcendo le figure potenzialmente interessanti che portava nella sua manica (la componente dell'esercito americano assume un ruolo scontato e frivolo), con le quali avrebbe potuto continuare il suo omaggio e sfoderare una conclusione dinamica e appagante. Le distanze verso le vette più basse, miste al cinema americano d'intrattenimento più utilizzato, invece si accorciano progressivamente, togliendo ogni speranza a una ripresa e accompagnandoci verso un epilogo da pop-corn e bibita gasata che fa molto esaltare il target più piccolo, ma anche scuotere la testa a quello maturo, magari aggrappato con enorme affetto alla pellicola del 1993.

Automaticamente allora il bicchiere finisce per essere guardato come mezzo vuoto, se non addirittura bucato. Dare addosso a "Jurassic World", al rispolvero della saga e ai motivi per cui non si poteva fare un operazione simile, ma utilizzando un altro titolo, sarà da molti lo sport più praticato e infiammato dei giorni a venire.
Ma quando vai a toccare certi marchi per diletto, non rispettandoli sacralmente, ci pare l'effetto minimo.

Trailer:

sabato 6 giugno 2015

Mission: Impossible | Rogue Nation - Trailer Italiano Ufficiale


Arriva il nuovo trailer italiano di "Mission: Impossible | Rogue Nation", il nuovo capitolo della saga con Tom Cruise diretto da Christopher McQuarrie e con Jeremy Renner, Simon Pegg, Ving Rhames, Alec Baldwin e Rebecca Ferguson, dal prossimo 19 agosto al cinema.

Nuovo Trailer Italiano:


Sinossi (Ufficiale):
Ethan e il suo team affrontano la loro nuova missione impossibile, la più dura finora: eliminare il Sindacato, un'organizzazione criminale internazionale, altamente addestrata come loro e incaricata di distruggere la IMF.

Ted 2 - Terzo Trailer Italiano


Terzo trailer italiano per "Ted 2", il sequel del fortunato film scritto e diretto da Seth Macfarlane (creatore de "I Griffin") con Mark Wahlberg, Amanda Seyfried, Morgan Freeman e Liam Neeson dal 25 giugno al cinema


Nuovo Trailer Italiano:

The Salvation - La Recensione

A grandi linee appare come un western classico la nuova pellicola di Kristian Levring, uno di quelli a schema blindato con il bandito oppressore, il pistolero di turno dall'aria misteriosa, e quella massa di cittadini più o meno rilevante, spaventata o comprata dalla violenza e dunque vittima del potere.

Apparentemente però.
Perché nelle sue pieghe "The Salvation" il classicismo tende proprio a storpiarlo, a miscelarlo con nuovi componenti e a riproporlo come fosse un qualcosa di diverso, simile ma non uguale all'originale.
A rendere lo scontro tra Mads Mikkelsen e il villain temutissimo di Jeffrey Dean-Morgan qualcosa di leggermente inedito infatti sono le loro caratterizzazioni, che fanno del primo, ex soldato, un assoluto immigrato (testuale) da sacrificare, e del secondo una personalità fuori di testa, totalmente rovesciata dagli effetti psicologici post-guerra. Dettagli che ovviamente col western centrano, ma messi a fuoco con una nitidezza inconsueta, ingurgitati e accettati comunque dal genere, senza cambiarne né le sorti o lo svolgimento, modificando quindi solo un tantino l’ossatura solidissima e contribuendo ad essa, se non freschezza, almeno quel minimo di modernità alla quale coadiuva una fotografia tutt'altro che sbiadita, necessaria a evidenziare il processo di spolvero e ristrutturazione.‎
Piccole mosse, insomma, che in principio dovevano servire a rendere la pellicola di Levring un prodotto distinto in mezzo agli altri, ma che invece, colpa di un all'allestimento un po' approssimativo, steccano la prova perdendosi rapidamente nel vuoto.‎

Preso dalla manovra di proporre un'idea più libera, accattivante e progettata per fare la differenza, “The Salvation” perde attenzione verso l'intero resto che avrebbe dovuto obbligatoriamente fungere da muro maestro e sorreggere sue pareti e assi. Nel suo processo di lutto, dolore e vendetta Mikkelsen non viene mai davvero accompagnato, compreso o raccontato, e lo stesso vale per il suo nemico, rilegato a una macchietta priva di consistenza e valore. Anziché sprintare allora arranca nel gestire l’ingranaggio Levring, dimenticandosi di poter contare anche su co-protagonisti non da sottovalutare come Eric Cantona ed Eva Green: due figure inquadrabili ipoteticamente da molte prospettive, eppure ai fatti lasciate un po' sullo sfondo, fine a se stesse, riprese solamente a tempo scaduto quando le cartucce da prendere nello zaino sono praticamente quasi esaurite. Allestire una scena con loro al centro, magari permettendo alla muta Green di sfogarsi a gesti circa il suo passato e presente, poteva certamente esser d'aiuto, così come far gigioneggiare moderatamente un Cantona, temibile si, ma unicamente a pelle.

Resta quindi una giostra indecisa tra divertimento puro e accenni di ostentato altro, quella di Levring, che per quanto cerchi di mostrarsi finita e collaudata, non ce la fa a contenere perdite e scricchiolii, che a fine giro, inevitabilmente, vengono annotate e messe a sue spese.

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venerdì 5 giugno 2015

Predestination - Trailer Ufficiale Italiano


Trailer italiano di "Predestination" il thriller fantascientifico scritto e diretto da Peter & Michael Spierig con Ethan Hawke, Sarah Snook e Noah Taylor, al cinema 1 luglio 2015.

Trailer Ufficiale Italiano:


Sinossi (Ufficiale):
Tratto dal racconto “Tutti Voi Zombie” del 1959 di Robert A. Heinlein, il film racconta la vita di un singolare agente, magistralmente interpretato da Ethan Hawke, che deve affrontare una serie intricata di viaggi spazio temporali, progettati per garantire l’applicazione della legge per l’eternità. Ora, al suo ultimo incarico, l'agente è all'inseguimento di un criminale che da sempre continua a sfuggirgli: l’obiettivo è salvare migliaia di vite messe in pericolo dai piani di questo terribile assassino.