IL SITO DEDICATO AL CINEMA IDEATO, SCRITTO E DIRETTO DA GIORDANO CAPUTO

giovedì 30 giugno 2016

Goodnight Mommy - La Recensione

Goodnight Mommy Poster
Due gemelli temono che la persona tornata a casa dopo la chirurgia plastica al viso, non sia la loro vera madre, bensì qualcun altro che si spaccia per lei per un motivo sconosciuto. In contrapposizione, la donna, continua ad ignorare uno dei suoi due figli, rivolgendosi sempre e solo all'altro, perdendo ogni tanto la pazienza e lasciando intendere di una questione in sospeso da risolvere di cui nessuno, però, pare voler discutere apertamente.

Eppure le carte in "Goodnight Mommy" appaiono un po' tutte scoperte sin dall'inizio, con la solidità degli eventuali misteri che scricchiola e l'unico dubbio di chi vincerà la partita, che resta, forse, il vero nodo rilevante con cui trattenere lo spettatore sulla poltrona. Perché - senza svelare nulla - non serve un genio o un esperto per andare a leggere alcune dinamiche e tradurre a grandi linee dove la pellicola diretta da Veronika Franz e da Severin Fiala voglia andare a parare, basta un infarinatura leggera di horror e una manciata di thriller psicologici alle spalle per anticipare eventuali colpi di scena e portarsi avanti, di molto, col lavoro, cominciandosi a chiedere, casomai, se una leggerezza simile sia volontariamente calcolata e figlia di una trappola ancora più grande, oppure frutto di una sceneggiatura a cui non importa poi tanto peccare di già visto e apparire come minestra riscaldata. Tuttavia, preso per come viene - e rimandando qualunque tipo di ragionamento a fine corsa - c'è da dire che "Goodnight Mommy" sotto l'aspetto della tecnica, dello stile e del ritmo non lascia affatto a desiderare: allestendo e sviscerando il suo spettacolo come fosse un duello di ping pong tra madre e figli, dove in palio c'è la designazione di chi dei due dovrebbe rappresentare il bene e chi il male, in uno scontro che non trova mai un vero e proprio dominatore assoluto in grado di dilagare, ma sempre un botta e risposta in cui a regnare è il pareggio, con un chiarimento dei ruoli costretto a rimanere in ghiaccio fino alla rottura della cuffia.

Susanne Wuest Goodnight MommyIl campo di battaglia se lo sono studiato bene infatti Franz e Fiala, progettando di ambientare la storia in un posticino isolato e sperduto nel nulla, tra laghi deserti e boschi desolati, dove praticamente non passa un'anima se non per sbaglio o per convocazione. Quei leggeri dubbi allora che potevano essere spazzati via con l'entrata in scena di un terzo incomodo, da utilizzare un po' come metro di giudizio, un po' come arbitro, restano, dunque, appesi e sfuocati, per non sottrarre alla pellicola la sua unica arma a disposizione e concedergli almeno un coltello affilato da impugnare dalla parte del manico. Solo che - e questo sta diventando un difetto ciclico dei film di stampo austriaco - quest'arma si rivela, infine, a doppio taglio, ovvero sia risolutiva quanto manipolatoria. Così, nello svelamento totale dei suoi intenti si perde abbastanza "Goodnight Mommy", cadendo in delle forzature dalle quali poteva tranquillamente tenersi alla larga, per il singolo piacere di macchiarsi quanto basta di quella violenza e di quel sangue che, magari, aveva lesinato un tantino, ma che, sinceramente, non erano neanche indispensabili o inerenti nell'economia generale.

Tra luci e ombre, perciò, questa storia di famiglia spezzata, paternamente abbandonata, con un armonia interrotta da qualcosa su cui si preferisce glissare in eterno, trasmette inquietudine e sospetti a intermittenza. Da l'impressione di voler esplodere per far male da un momento all'altro, di mostrare il fianco come fosse una trappola per topi desiderosa di colpire a sorpresa, ma stringendo stringendo, il suo scopo lo raggiunge solo parzialmente, non smentendo le varie teorie concepite in partenza e deludendo qualsiasi afflato di speranza o di smentita noi stessimo covando.

Trailer:

mercoledì 29 giugno 2016

Bridget Jones's Baby - Secondo Trailer Italiano Ufficiale


Secondo trailer italiano, ufficiale, per "Bridget Jones's Baby", il nuovo film di Sharon Maguire, sequel dell'omonima saga, con Renée Zellweger, Colin Firth e Patrick Dempsey, al cinema dal prossimo 22 Settembre.

Secondo Trailer Italiano Ufficiale:



[UPDATE] Star Trek Beyond - Nuovo Trailer Originale E ITALIANO


La Universal ha rilasciato il nuovo trailer, originale, di "Star Trek Beyond", terzo capitolo della saga passata dalla regia di J.J. Abrams a quella di Justin Lin, con Chris Pine, Zachary Quinto, Zoë Saldaña, Simon Pegg, Karl Urban, Anton Yelchin, John Cho, Idris Elba, al cinema dal 21 Luglio.

Nuovo Trailer Italiano:


Nuovo Trailer Originale:

martedì 28 giugno 2016

All The Way - La Recensione

Le donne di "All The Way" sono quelle grandi, quelle che, secondo il detto, stanno sempre dietro ai grandi uomini. Tu non le vedi, non le senti, ma loro sono li, guardinghe, ad impedire che il loro partner crolli, si perda in un bicchiere d'acqua o soffra. Parliamo di donne straordinarie, magnifiche, che davanti ad una risposta poco cordiale del marito, o davanti a una sua assenza, magari, sanno leggere la situazione e comprendere: abbandonandosi ad una crisi di pianto, in caso, non per l'offesa ricevuta, non per l'attenzione mancata, ma per il dispiacere di vedere la persona che amano travolta e stressata da un lavoro, il più delle volte, gigantesco e stracolmo di responsabilità.

Essere Presidente degli Stati Uniti d'America, d'altronde, non è un mestiere facile, facile, specie se non sei stato eletto ufficialmente, ma costretto ad entrare in carica a seguito dell'omicidio di John Fitzgerald Kennedy. E' quello che capita al Lyndon B. Johnson di Bryan Cranston, uno dei Presidenti, forse, tra i meno popolari della Storia a stelle e strisce, eppure tra i più importanti per idee politiche, morale e risultati raggiunti. Portò avanti il progetto politico del suo predecessore, infatti, Johnson, andando contro alcuni punti fermi del suo stesso partito, pur di promuovere in legge il decreto sui diritti civili che avrebbe dovuto far cessare la disuguaglianza e la sottomissione dei neri in favore dei bianchi lungo tutto il paese. Fu soprattuto questo decreto a contraddistinguere il suo periodo di governo (sebbene si occupò anche di gestire la già cominciata guerra del Vietnam), composto più che altro da continue lotte verbali con chi non aveva intenzione di accettare la questione, da accordi politici strategici e fragili, dagli scontri coi sudisti e dalle negoziazioni con Martin Luther King Jr. che andava, si, ascoltato e assecondato, ma anche spiato e tenuto sotto controllo tramite l'FBI di J. Edgar Hoover (non sia mai avesse deciso di prendere iniziative). Ciò a testimonianza che, come accadde per altri prima e dopo di lui, le ombre e i lati oscuri, di certo, non mancavano neanche ai migliori, perché fare politica significa fare la guerra e in guerra l'unico modo per vincere è vincere.

Nella pellicola diretta dal regista Jay Roach, ispirata all'opera teatrale di Robert Schenkkan, (andata in onda sul canale via cavo HBO, lo scorso 21 Maggio)‎, però non c'è spazio per il solito ritratto brutto, sporco e cattivo del Presidente arrivista, manipolatore e assetato di potere, per quello c'è già Frank Underwood, il che basta e avanza. Con il Johnson impersonato da Cranston è tutto un altro paio di maniche: ci si empatizza, si tifa per lui, si spera affinché riesca a convincere l'opinione pubblica a seguirlo; e questo nonostante il suo giocare sporco, il suo mentire per guadagnare un voto in più e il suo carattere un po' volubile con il quale, spesso, i suoi affetti più cari sono destinati a fare i conti. A svolgere la differenza quindi è l'obiettivo, cioè i principi di uguaglianza intorno ai quali "All The Way" ruota, restando principalmente incollato al suo protagonista, salvo brevissime uscite con le quali va a gettare uno sguardo anche all'esterno tra pagine di Storia essenziale, strade violente e omicidi efferati.

Come prodotto televisivo allora il rischio era quello di cadere troppo nel didascalico, di mettere in piedi un prodotto eccessivamente scolastico, confezionato per essere digerito senza rischi o controindicazioni. Per fortuna, invece, Roach cerca il più possibile di evitare di scadere in questo tipo di rappresentazione, non tradendo il codice e le direttive del network che lo commissiona, ma alzando un tantino il gomito non appena intravede lo spazio disponibile per poterlo sgranchire o scaldare. Pur non raggiungendo, dunque, vette da capogiro, la sua pellicola lascia intravedere una cura e una ricerca che, tendenzialmente, in prodotti simili non è scontato rilevare, in particolare andando a pescare nella vita matrimoniale dei Johnson e nel loro rapporto sentimentale sia pubblico che privato.

Come la Claire di "House Of Cards" è ago della bilancia per l'equilibrio di Kevin Spacey, lo stesso, qui, vale per la Lady Bird Johnson interpretata da Melissa Leo, la quale preferisce fornire il suo supporto da retrovie ben più distanti da quelle che il suo ruolo da First Lady preveda, andando a scuotere il marito ogni qual volta i capovolgimenti di fronte lo trascinano a largo, mettendo temporaneamente in crisi quella forza e quella determinazione fondamentale per la sua partita. Lei sa perfettamente che è solo attraverso quella forza e quella determinazione che il disegno che lui ha in mente per il paese riuscirà ad entrare in vigore, a cambiare l'America aiutandola a compiere i primi passi per divenire un paese migliore, così come sa meglio di chiunque altro che persino un grande uomo, in solitario, non ce la può fare a tenere sulle spalle un peso tanto colossale, a meno che dietro di lui non vada a posizionarsi, con la stessa fermezza, una donna altrettanto grande che lo aiuti a sostenerlo e a sorreggerlo.
In fondo, è la Storia a dircelo, le grandi imprese nascono sempre (e solo) in questo modo.

Trailer:

lunedì 27 giugno 2016

Il Clan - Trailer Italiano Ufficiale


Disponibile il trailer ufficiale, italiano, di "Il Clan", il film diretto da Pablo Trapero, con Guillermo Francella, Peter Lanzani, Lili Popovich, Gastón Cocchiarale, in uscita al cinema dal 25 Agosto.

Trailer Ufficiale Italiano:


Sinossi (Ufficiale):
Argentina inizio anni ’80. All'apparenza una famiglia come le altre che vive nel tranquillo paesino di San Isidro, in realtà un vero e proprio clan che si guadagna da vivere con i sequestri di persona. Arquímedes, il patriarca, è a capo delle operazioni. Alejandro, il suo figlio più grande, è una star del rugby che gioca nel mitico team argentino “Los Pumas”. È lui che sceglie le vittime dei rapimenti tra i giovani rampolli dell’alta società. I crimini del clan dei Puccio, famiglia che gode della protezione del regime militare, riescono a passare inosservati nella loro costante ferocia programmatica, ma prima o poi finiscono con il coinvolgere tutti in una crescente spirale di violenza , dove è colpevole anche chi assiste in silenzio. Ispirato ad un episodio realmente accaduto, il film racconta insieme alla storia di una famiglia anche quella di un intero Paese, nella sua delicatissima fase di transizione dalla feroce dittatura militare ad una fragile democrazia.

Cattivi Vicini 2 - La Recensione

Non si riesce a capire bene dove voglia andare a parare "Cattivi Vicini". E non ci riferiamo a questo secondo capitolo in particolare, ma precisamente alla saga tutta e ai suoi intenti. Perché con un titolo così, con l'obiettivo palese di voler far ridere estremizzando un determinato contesto e con nessuna regola da seguire, chiunque avrebbe aperto il fuoco senza badare al numero di colpi che portava in canna.

Nicholas Stoller invece no. Ed è la seconda volta. Anzi, rispetto al capitolo precedente, in questo, il regista la tocca ancora più piano, talmente soft da perdere persino gli sprazzi produttivi con cui, probabilmente, era riuscito a guadagnarsi una seconda chance. Ci sono le quote rosa a dominare "Cattivi Vicini 2", una sorellanza che vuole la scissione dalle regole del college, per esercitare il diritto femminile di essere indipendente e non assecondare la piega maschilista che la vorrebbe oggetto sessuale e bratz con cui giocare. Chloe Moretz allora scalza dal palco Zac Efron e affitta, con due amiche che la pensano come lei, la casa vicina a quella di Mac e Kelly, i quali hanno appena venduto il loro appartamento per trasferirsi in un altro più grande - dove stare comodi con la seconda figlioletta in arrivo - ma devono fare molta attenzione al diritto di recesso che i loro compratori possono esercitare entro i trenta giorni. Quando i due coniugi quindi provano con le buone a chiedere alle ragazze il favore di limitare chiasso e feste, il due di picche viene subito servito, riattivando quella guerra generazionale sopita e, ipoteticamente, priva di esclusione di colpi. Dalla sindrome di Peter Pan, si passa, dunque, ad esplorare il sessismo, o meglio, a prenderlo in considerazione come appiglio originale, senza immergersi veramente nelle sfumature della materia, magari, provando anche a dire qualcosa di interessante e di fresco. Via le scarpe col tacco, invece, via il trucco, giù coi sacchetti di patatine (e a patatine sui capelli) e nessun problema a fumarsi uno spinello per il solo gusto di farlo: ribellione è voltare le spalle al sistema, del resto, lasciarlo procedere tra i suoi errori, ma tirandosi fuori affinché questi non vadano a colpire chi è più sveglio.

Per "Cattivi Vicini 2", insomma, ciò è esaustivo abbastanza, e sarebbe persino giusto se ne valesse la pena e venisse tutto convogliato nell'astio tremendo, ‎cercato a tutti i costi, tra i vari protagonisti: sovvenzionando l'imbocco di sketch esilaranti e situazioni assurde, al limite del politicamente scorretto. Ma, al contrario, tra ciò che ci si aspetta di vedere e ciò che Stoller ci propone esiste un divario enorme e incolmabile, un divario a cui non può far fronte una scena e mezza riuscita sulle infinite altre debolucce e scadenti; per non parlare poi di alcune trovate di sceneggiatura raffazzonate, davvero stonate da assimilare, a cui si poteva chiudere un occhio, forse, in una condizione cumulativa sostanzialmente migliore, ma non davanti ad un entropia palese e costante, sbattuta in faccia come se niente fosse.
L'alchimia tra Seth Rogen e Efron (che comunque ritorna in veste da co-protagonista), alleati contro lo stesso nemico, infatti non sembra trovare gli accordi ideali per rompere gli schemi, mentre quella tra lo stesso Rogen e Rose Byrne soffre di un ridimensionamento che, probabilmente, sarebbe stato più produttivo evitare, andando a replicare quei bei duetti del capitolo precedente. La Moretz, rilegata al ruolo di "ragazza problematica", poche volte ha in mano lo scettro per fare la differenza, accettando di sfruttare i momenti che gli capitano a tiro, che tuttavia restano abbastanza limitati per metterla in primo piano e restituirgli merito.

I potenziali spunti che il grezzo "Cattivi Vicini" aveva messo sul tavolo, quindi, a quanto sembra per Stoller non erano un materiale discreto su cui lavorare come noi pensavamo. Le sorti della sua pellicola, evidentemente, a noi apparivano distorte rispetto al piano che lui aveva in mente, un piano che ancora adesso ci risulta assai confuso e disperso, orientato verso una rotta su cui ormai, per quanto ci riguarda, preferiamo alzare le mani.

Trailer:

giovedì 23 giugno 2016

[HOME VIDEO] Room - La Recensione Del Blu-Ray Disc

La risonanza di "Room" viene da lontano. Della pellicola diretta da Lenny Abrahamson se ne sentiva parlare già mesi prima che cominciasse a girare su larga scala, quando nei festival in cui veniva presentata i consensi finivano sempre con l'accumularsi l'uno sopra l'altro, sfiorando matematicamente quel termine, ormai abusato, del capolavoro. Fu così anche alla Festa Internazionale Del Cinema Di Roma, dove il film ebbe la sua prima presentazione italiana, lasciando stampa e pubblico senza parole, con le lacrime agli occhi e i fazzoletti umidi in mano.
Si, ci si commuove molto in "Room", e non solo per la bravura di Abrahamson che comunque il suo mestiere di regista lo sa fare benissimo: caricando di enorme potenza emotiva ogni momento drammatico che ha tra le mani, ricavandone sempre il massimo. Ci si commuove soprattutto per via di una storia incredibile, per niente lontana dalla realtà e capace di aprirsi pian piano allo spettatore scombussolandolo e spiazzandolo con dei risvolti stupefacenti, quasi da colpo allo stomaco. Merito anche di una coppia d'attori - la bravissima Brie Larson, premiata con l'Oscar, e il fenomenale, bambino, Jacob Tremblay - che insieme riescono ad esaltare le loro performance, non sbagliando neanche una virgola e mettendosi in mostra come talenti naturali dei quali, sicuramente, sentiremo parlare a lungo nei prossimi anni.

Il Blu-Ray in edizione italiana prevede le seguenti specifiche tecniche:
Dischi: 1
Formato Video: Letterbox 2,40:1
Tracce Audio: Inglese DTS-HD Master Audio 5.1, Italiano, Francese, Tedesco, Spagnolo, Portoghese DTS Digital Surround 5.1
Sottotitoli: Italiano, Inglese, Francese, Tedesco, Spagnolo, Danese, Olandese, Finlandese, Islandese, Norvegese, Portoghese, Svedese
Durata: 118 Minuti ca.
Contenuti Speciali: Il Making Of Del Film; Ricreare La Stanza; 3x3; Commento Al Film
Confezione: Amaray
Casa di Distribuzione: Universal
Distributore Home Video: Universal Pictures Home Entertainment
Data di Uscita: 22 Giugno 2016

Non rimanere stregati, colpiti e incantati da "Room" - specie se non si è ancora passati per la prima visione - è una missione praticamente impossibile per qualsiasi essere umano. Ti tiene incollato alla poltrona il film di Abrahamson, non ti fa muovere, appassionandoti e trascinandoti in questa storia drammatica, con al centro una madre ed un figlio, che mano nella mano riescono a farsi forza l'uno con l'altra, cacciando via ogni fragilità e ogni minaccia per non rinunciare alla loro fetta di felicità. Un mix di emozioni che anche distante dalla sala cinematografica, a casa, davanti alla vostra televisione, saprà esaltarvi e soddisfarvi egregiamente senza perder vetta (qui la recensione approfondita).

Trailer:

Inferno - Trailer Italiano Ufficiale



Columbia e Sony Pictures hanno appena rilasciato il trailer italiano, ufficiale, di "Inferno", il nuovo film di Ron Howard, tratto dall'omonimo best seller di Dan Brown, con Tom Hanks, Felicity Jones, Omar Sy, Sidse Babett Knudsen, Irrfan Khan e Ben Foster, al cinema dal 13 Ottobre 2016.

Trailer Italiano Ufficiale:


Sinossi (Ufficiale):
Le avventure del simbolista di Harvard non sono finite. Robert Langdon si risveglia in un ospedale di Firenze, vittima di una profonda amnesia, dopo che alcuni uomini misteriosi hanno tentato di ucciderlo e sembrano voler portare a termine il lavoro. Si affida al medico Sienna Brooks per recuperare i suoi ricordi e svelare ancora una volta i misteri che si annidano intorno all’opera immortale di Dante, le cui immagini criptiche sembrano non voler abbandonare la mente dello studioso. Il Consortium, un’organizzazione segreta, sarà il nuovo nemico da sconfiggere. Un ritmo ricco di tensione in una battaglia tra il bene e il male che sembrano avere confini molto sottili.

Ouija: L'Origine Del Male - Trailer Italiano Ufficiale


Rilasciato il trailer italiano, ufficiale di "Ouija: L'Origine Del Male", seguito del modesto "Ouija" del 2014, affidato, però, al regista molto apprezzato da queste parti Mike Flanagan (che ha curato anche la sceneggiatura). Interpretato da Henry Thomas, Elizabeth Reaser, Doug Jones, Parker Mack, Sam Anderson, Kate Siegel, Annalise Basso Lulu Wilson, il film è previsto nelle nostre sale per il 27 Ottobre 2016.

Trailer Italiano Ufficiale:


Sinossi (Ufficiale):
Una famiglia dovrà affrontare le paure più terrificanti dopo aver liberato un male proveniente da un mondo oscuro, che soltanto loro potranno rispedire nell'aldilà.

mercoledì 22 giugno 2016

La Canzone Del Mare - La Recensione

Trae spunto dalla mitologia del suo paese il regista Tomm Moore per il suo secondo lungometraggio d'animazione, da quell'Irlanda che gli appartiene e in cui risiede la leggenda di creature magiche capaci di trasformarsi da foche a donne (non uomini, attenzione), semplicemente passando dalle acque del mare alla terraferma.

Si chiamano Selkie, tecnicamente, e in "La Canzone Del Mare" una di esse pare stabilmente essersi allontanata dagli abissi e aver messo su famiglia con marito, figlioletto e una bambina che, a breve, nascerà per aggiungersi al quadretto. Tuttavia, il posto naturale delle Selkie, è principalmente il mare, luogo in cui, prima o poi, sono costrette a tornare e a rimanere; e quando questo avviene, proprio in concomitanza con la venuta alla luce del pargolo portato in grembo, per il figlioletto maggiore, estraneo ai poteri (e alle origini) della madre, è un colpo talmente duro che, in automatico, va a riversarsi sulla piccola sorellina, per la quale riesce a provare nient'altro che odio e rabbia profonda.
Racconta quindi di una famiglia disarmonica, Moore, di un padre ferito e triste per la perdita del suo amore, e della figlioletta, leggermente cresciuta, ma ancora incapace di parlare, che vorrebbe instaurare un rapporto d'affetto con il fratello maggiore che però continua a tenerla a distanza, comportandosi da prepotente. Atteggiamenti dettati da emozioni conflittuali in circolo, che a volte, piuttosto che interrogare e sciogliere, a noi umani ci rimane più agevole assecondare, permettendogli di affogarci e cambiarci. "La Canzone Del Mare" ha la grande idea allora di manovrare tale flusso attraverso l'uso della magia, ingrediente basilare per i suoi connotati e determinante a dare il via alle peripezie che travolgono i due fratelli protagonisti. Sarà infatti il potere che la sorella più piccola ha ereditato dalla madre a scuotere la pessima condizione generale e a trascinare con sé il suo fratellone (e il loro cane) in un mondo nascosto e segreto, diviso anch'esso tra mare e superficie e nel quale doversi guardare dalle minacce di una strega che ha il potere di trasformare folletti ed esseri umani in statue di pietra completamente immobili o quasi, agevolandogli - stando al suo punto di vista - lo stare al mondo tramite la cementazione delle varie emozioni, spesso, auto-distruttrici e destabilizzanti.

Una metafora neppure troppo contorta sulla freddezza scelta come scudo di protezione, come antidoto a quei dispiaceri immancabili che nell'arco di un esistenza possono colpire più o meno duro, scalfendo, così come atterrando spietatamente.‎ Forma di riparo che Moore ha conosciuto, forse, e di cui vorrebbe dissacrarne ogni pregio, prendendola a martellate con lo scalpello e riverniciandola con l'umore giocondo, percepibile già dalle tinte colorate della sua tela. E in effetti somiglia proprio ad un dipinto la scena della sua pellicola, con paesaggi in acquerello meravigliosi, posizionati per fungere da sfondo e da ambiente ai protagonisti in movimento. Ogni inquadratura, panoramica, o stacco, in questo modo, diventa un piacere per gli occhi duplicato e atipico, una mostra d'arte subliminale dove, magari, si finisce per distarsi un attimino, salvo poi far mente locale e tornare concentrati sulle sorti della trama e le sue evoluzioni. Da questo punto di vista "La Canzone Del Mare" spicca e si allontana dalle classiche rappresentazioni dell'animazione digitale moderna, dribblando qualunque comparazione tecnica ed estetica con la concorrenza e andando a mettere in piedi un'anima svincolata e non conforme, per certi versi piccolissima, eppure grande quanto basta per farsi vedere e sentire.

Quel non voler strafare, immergendosi, al massimo, fino all'altezza delle ginocchia, quindi, premia, alla fine, il lavoro di Moore, frenandolo dall'eventuale strafare troppo e permettendogli di godersi il piacere di una nuotata spensierata e graziosa. Di tempo per andare al largo tanto ce n'è, così come c'è tempo per avvicinarsi all'età adulta e smettere di credere nelle favole e nelle leggende. Ammesso che di perdere tutta questa fanciullezza e tutta questa tenerezza, poi, ne valga davvero la pena.

Trailer:

Jack Reacher: Punto Di Non Ritorno - Trailer Italiano Ufficiale


Disponibile il primo trailer italiano, ufficiale, di "Jack Reacher: Punto Di Non Ritorno", sequel dell'omonima saga ispirata ai romanzi di Lee Child, diretto questa volta dal regista Edward Zwick, con Tom Cruise, Cobie Smulders, Patrick Heusinger, Robert Knepper, Aldis Hodge e Danika Yarosh, nelle nostre sale dal 20 Ottobre 2016.

Trailer Italiano Ufficiale:

martedì 21 giugno 2016

Cell - La Recensione

Eli Roth aveva definito "Cell" come un potenziale, intelligente, film di zombie. Aveva detto di avere grandi piani per l'adattamento cinematografico che gli era stato commissionato, che voleva rendere la storia un vero e proprio evento e non vedeva l'ora di mettersi all'opera.‎ Questo, prima, di abbandonare poi il progetto per "divergenze creative" con lo Studio e lasciare che la palla finisse tra le mani del collega, più malleabile e meno anarchico, Tod Williams.

Al romanzo di Stephen King, il regista di "Hostel" voleva fornire evidentemente un taglio ‎splatter più o meno pesante, diverso da quello del ‎thriller cupo, adottato, infine, da Williams (per ordini della produzione o meno), dove le dosi di sangue, violenza ed esplicitazione non sono né così disturbanti né tantomeno eccessive. E pensare che come scelta stilistica, quest'ultima, non sarebbe neppure troppo negativa se "Cell" non soffrisse di un atteggiamento innocuo e di mancato carattere, se riuscisse ugualmente, privato di quell'estro puramente rothiano, a compiere il suo dovere e ad influenzare lo spettatore facendosi forte della tematica interessante che gli fa da sfondo: anziché adagiarsi, pigro, sulle sole atmosfere post-apocalittiche alla "The Walking Dead", alla lunga ridondanti e logore. Perché anche se gli zombie nella storia realmente non ci sono, a sopperire a loro e all'infezione di un ipotetico virus, c'è il telefonino, quell'elemento imprescindibile al giorno d'oggi, nella vita di ogni persona, che all'improvviso, per un motivo sconosciuto, funge da morso letale per chiunque lo tenga all'orecchio in chiamata in corso, facendogli perdere il controllo e trasformandolo in un animale violento, assetato di carne. Battere la strada dell'horror puro, quindi, era un fattore spontaneo quanto positivo, utilizzabile, a discrezione, come requisito numero uno, oppure, nel caso meno comune, come ossigeno refrigerante da contrapporre, magari, alla questione relativa alla sopravvivenza e al conflitto interno vissuto dal personaggio di John Cusack, reduce dall'aver abbandonato la sua famiglia e ora, tra i vari sensi di colpa, intenzionato a rimediare correndole in aiuto e mettendo a repentaglio la pelle.

Ad aiutarlo il Samuel L. Jackson con il quale l'attore aveva già lavorato di recente nell'altro adattamento di King, "1408", che, al contrario di questo "Cell", non aveva paura di spingere sul pedale del terrore, indovinando non poche situazioni di alto livello. Quelle che nel film di Williams, invece, a parte probabilmente una partenza fulminante e adrenalinica, non ci sono praticamente mai, neppure quando il regista sembra voler fare il verso a "Dal Tramonto All'Alba" di Robert Rodriguez, chiudendo i suoi superstiti all'interno di un bar abbandonato, dove qualcosa va oltre le loro considerazioni e rischia di mandare all'aria un luogo sicuro, convertendolo nella tana del lupo. I demoni che inseguono Cusack, tallonandolo psicologicamente, dal canto loro non sono in grado di tirar fuori una sottotrama abbastanza intrigante e valida da poter sviare la tensione e spostare completamente l'interesse verso un discorso più drammatico e passionale. Raramente infatti danno la sensazione di voler ribaltare il contesto, rivoluzionandolo. Sbucano a sorpresa, ma alla fine rimangono costantemente impigliati in mezzo ad una rete narrativa che di problemi, purtroppo, sembra averne più di quanti ne abbiano tutti i suoi personaggi messi assieme.

Dal travaglio pre-produttivo che lo ha colpito, insomma, pare che "Cell" non sia riuscito più a riprendersi e a rialzarsi. Manca di temperamento l'opera di Williams, un temperamento che, forse, un regista maggiormente audace, come Roth poteva essere in grado di concedere, cambiandone cifra, sorti e (chi lo sa) destino. Certo, alla fine poteva uscir fuori un film decisamente differente e con un visto censura superiore, un film non adatto agli stomaci deboli e pane per i denti per la critica più sensibile, ma sarebbe stato meglio, comunque, perché almeno se ne sarebbe parlato. Mentre per come è andata, su "Cell", pare ci sia davvero ben poco da discutere.

Trailer:

lunedì 20 giugno 2016

[HOME VIDEO] Il Caso Spotlight - La Recensione del Blu-Ray Disc


Un biglietto da visita come quello de "Il Caso Spotlight" lo possono vantare in pochi. E non solo per via dei due premi Oscar portati a casa quest'anno (miglior film e miglior sceneggiatura originale), su ben sei nomination totali (tra cui regia e miglior attore e miglior attrice non protagonisti). Quello diretto da Tom McCarty infatti è un film dedicato al giornalismo d'inchiesta, quello che oggi non si fa quasi più, che è in crisi, ma che quando lo guardi non riesci a non rimanerci impigliato, travolto, trasportato. Non riesci a non tifare per lui, per la squadra che ne fa parte: disposta a mettersi in gioco in prima persona, a schierasi contro il sistema, a perdere, se serve, persino la poltrona su cui siede, ma con la volontà di informare, di conoscere la verità e di rendere, quindi, il cittadino comune protetto, libero e al sicuro.

E' una storia vera quella di cui si parla nel film: l'inchiesta delicata e pericolosa - praticata sottotraccia dal quotidiano Boston Globe nel 2001 - relativa ad alcuni preti sospettati di aver abusato ripetutamente, nel corso degli ultimi trent'anni, di minori indifesi e innocenti. Una pista non ancora accertata, da seguire con silenzio e riguardo, che nella redazione di un giornale di stampo prettamente cattolico non impiega poi molto a suscitare stupore e grandi domande, sebbene poi, alla fine, nessuna di queste serve a fermare la curiosità dell'esperto team di protagonisti, deciso ad andare fino in fondo pur di venire a capo della faccenda e ponendo, appunto, la luce su di una fitta zona d'ombra.
Sceglie lo stile classico il regista Tom McCarthy per raccontare questa vicenda, una scelta possiamo dire, col senno di poi, oculata e perfettamente idonea alla causa, sorretta a sua volta da un cast d'attori in forma straripante su cui spicca, oltre a Michael Keaton, un Mark Ruffalo ai massimi livelli con tanto di tic e camminata curva a sostegno.

Il Blu-Ray in edizione italiana prevede le seguenti specifiche tecniche:
Dischi: 1
Formato Video: 2,35:1
Tracce Audio: Italiano e Inglese DTS-HD MA
Sottotitoli: Italiano
Durata: 129 Minuti ca.
Contenuti Speciali: Featurette: Tutta la verità; Dentro "Il Caso Spotlight"; L'importanza del giornalismo d'inchiesta. Interviste: La parola al regista Tom McCarty; La parola all'attore Stanley Tucci; La parola all'attore Mark Ruffalo. I giornalisti del Boston Globe incontrano il cast del film: Brian D'Arcy James e Matt Carroll; Rachel McAdams e Sacha Pfeiffer; Liev Schreiber e Marty Baron; John Slattary e Ben Bradlee Jr.. Trailer esteso; Trailer breve.
Confezione: Slipcase
Casa di Distribuzione: BIM Distribuzione
Distributore Home Video: Rai Cinema
Data di Uscita: 30 Giugno 2016

Se amate il giornalismo, e in particolare quello d'inchiesta alla "Insider", o alla "State Of Play", per intenderci, non potete farvi sfuggire l'occasione di recuperare un film dalla portata enorme come "Il Caso Spotlight" (qui la recensione approfondita). Un opera meravigliosa, da colpo di fulmine istantaneo, che se siete amanti del cinema e della potenza che questo è capace di sprigionare dovreste vedere a prescindere. Che amiate il genere oppure no.

Trailer:

Miss Peregrine: La Casa Per Ragazzi Speciali - Trailer Italiano Ufficiale


Sbarca online il primo trailer italiano ufficiale, italiano di "Miss Peregrine: La Casa Per Ragazzi Speciali", il nuovo film di Tim Burton con Eva Green, Asa Butterfield, Samuel L. Jackson, Ella Purnell, Chris O'Dowd, Allison Janney, Terence Stamp e Judi Dench, in uscita il prossimo 15 dicembre 2016.

Trailer Italiano Ufficiale:


Sinossi (Ufficiale):
Quando l’amato nonno lascia a Jake indizi su un mistero che attraversa mondi e tempi alternativi, il ragazzo si ritroverà in un luogo magico noto come La casa per bambini speciali di Miss Peregrine.
Ma il mistero si infittisce quando Jake conoscerà gli abitanti della casa, i loro poteri speciali… e i loro potenti nemici. Alla fine scoprirà che solo la sua ‘peculiarità’ potrà salvare i suoi nuovi amici.

sabato 18 giugno 2016

Cicogne In Missione - Secondo Teaser Trailer Ufficiale Italiano


La Warner Bros ha rilasciato il secondo teaser trailer ufficiale, italiano di "Cicogne In Missione", il film d'animazione da Nicholas Stoller e Doug Sweetland che uscirà nei nostri cinema dal 20 Ottobre 2016.

Secondo Teaser Trailer:

Sinossi (Ufficiale):
Le cicogne portano i bambini... o almeno una volta era così. Adesso consegnano i pacchi per Cornerstore.com, il gigante del commercio online. Junior, il miglior impiegato dell'azienda, è sul punto di ricevere una promozione quando per sbaglio attiva la Macchina Fabbrica-Bambini, dando così vita a una bimba adorabile e assolutamente non autorizzata. Nel disperato tentativo di recapitare questo fagottino di problemi prima che il capo se ne accorga, Junior e la sua amica Tulip, l'unica umana a Stork Mountain, iniziano una corsa contro il tempo per portare a termine la loro prima consegna, intraprendendo un viaggio frenetico e rivelatore durante il quale più di una singola famiglia potrebbe trovare la felicità e le cicogne potrebbero tornare a svolgere la loro vera missione.

venerdì 17 giugno 2016

[HOME VIDEO] The End Of The Tour: Un Viaggio Con David Foster Wallace - La Recensione del Blu-Ray Disc


Presentato un po' in sordina all'ultima Festa del Cinema di Roma e passato sotto traccia nella distribuzione (limitata) in sala, "The End Of The Tour: Un Viaggio Con David Foster Wallace" da queste parti è un film che ha convinto molto (qui la recensione approfondita). Ci ha convinto per via di due attori per i quali abbiamo una debolezza particolare, ovvero Jesse Eisenberg e Jason Segel, ci ha convinto per via del testa a testa verbale che i due allestiscono nel corso del viaggio del titolo e ci ha convinto per il sapore filosofico, esistenziale che il loro incontro riesce a stimolare coinvolgendo anche lo spettatore.

Diretto da James Ponsoldt, possiamo dire con certezza che "The End Of The Tour: Un Viaggio Con David Foster Wallace" sia un piccolo grande film, che meriterebbe di essere riscoperto, magari proprio in home video anche per conoscere meglio la figura, a noi italiani semi-sconosciuta, dello scrittore David Foster Wallace, il quale venne considerato, alla fine degli anni '90, alla stregua di artisti immensi, che hanno fatto la Storia, come per esempio Ernest Hemigway. Nello spaccato raccontato dal film lui decide di aprirsi accettando un intervista faccia a faccia con un giornalista della rivista Rolling Stones, che a seguito della pubblicazione del suo romanzo capolavoro "Infinite Jest" non voleva lasciarsi scappare l'occasione di conoscere che uomo ci fosse dietro lo scrittore che in quel momento aveva rivoluzionato il mondo della letteratura.
Un incontro/scontro per niente facile, che porterà i due ad instaurare un rapporto di amicizia/inimicizia raro e intenso, regalando ad entrambi, fortissimi caratteri, quel dono di conoscersi e di scoprirsi nel profondo che solo a pochi eletti la vita è capace di concedere.

Il Blu-Ray in edizione italiana prevede le seguenti specifiche tecniche:
Dischi: 1
Formato Video: 2,40:1 - 1920 X1080p
Tracce Audio: Italiano, Inglese, Spagnolo, Tedesco 5.1 DTS-HD MA
Sottotitoli: Italiano, Inglese, Inglese per non udenti, Danese Finlandese, Hindi, Norvegese, Polacco, Spagnolo, Svedese Tedesco, Turco
Durata: 106 Minuti ca.
Contenuti Speciali: Scene Eliminate
Confezione: Amaray
Casa di Distribuzione: Sony
Distributore Home Video: Universal Pictures Home Entertainment
Data di Uscita: 8 Giugno 2016

Extra a parte, che sono davvero pochi, la versione in dvd di "The End Of The Tour: Un Viaggio Con David Foster Wallace" è davvero un piccolo gioiello che non deluderà minimamente i palati di cinema più raffinati. Un film da tenere sempre a disposizione, anche dopo la prima visione, sia mai un giorno dovessimo sentire nuovamente il bisogno di assumerlo ancora.

Trailer:

giovedì 16 giugno 2016

The Conjuring: Il Caso Enfield - La Recensione

Prima o poi doveva accadere. Prima o poi James Wan doveva sentirla quella vocina nella testa ripetere insistentemente di provarci, di realizzare il suo capolavoro, quell'horror da copertina con cui tutti quanti lo avrebbero identificato e distinto, e con il quale poter guardare dritto negli occhi il capostipite di suo riferimento, ricavandone una versione aggiornata, più spaventosa che mai, da regalare alle nuove generazioni.

E occasione migliore di "The Conjuring: Il Caso Enfield" non c'era, probabilmente, per tentare di concepire un lavoro che andasse a ripercorrere lo sconvolgimento, la tensione ed il terrore de "L'Esorcista", ‎tramite una storia - quella di una famiglia britannica di umili origini (e senza capofamiglia) perseguitata da un demone che prende in ostaggio il corpo di una bambina - che moltissimo ha in comune e cerca di avere, anche, con il lavoro diretto da William Friedkin quarantatré anni fa. Il sequel dedicato ai coniugi Warren appare infatti come un esame di maturità, il banco di prova definitivo di uno degli alunni migliori della classe, che ha intenzione, ora, di laurearsi per cominciare, magari, a fare proprio il professore o semplicemente alta carriera. E nell'esposizione della sua tesi, nella padronanza ormai nota della macchina da presa, nella capacità di saper inventare ogni volta parentesi fresche di agghiacciante portata (la suora del film ne è testimonianza), Wan da a tutti l'impressione di poter essere in grado di gestire questo salto, di essere a suo modo maestro, autore di un marchio registrato in grado di dare ottimi frutti e garanzie. E, fino a prova contraria, lo spettacolo offerto dalla sua pellicola funziona, supera gli ostacoli e le scivolate del caso e si incanala verso uno standard decisamente sopra la media, con una storia d'esorcismo che viaggia in crescendo, lascia col fiato sospeso in più di un frangente e concede salti sulla poltrona prevedibili, ma puntualmente manovrati affinché non depotenzino il loro impatto e la loro portata.
Tutto secondo i piani, dunque, tutto rigorosamente impostato e studiato a puntino. Eppure qualche nota stonata, sebbene per udirla serva orecchio, a "The Conjuring: Il Caso Enfield" non manca affatto.

Riguarda la posizione di comodità di Wan e il suo adagiarsi e crogiolarsi nei giochi di prestigio da mestierante. Metodologia che, pur non danneggiando gli effetti sul brivido e sull'ansia, somiglia ad una scorciatoia troppo facile, che in qualche modo fa da schermo a quella maturità registica ricercata e di cui speravamo davvero di trovare traccia. Perché le carte per affacciarsi come il nuovo "L'Esorcista", le carte per diventare cult, insomma le carte per spiccare, questo sequel di "The Conjuring", ce le aveva, eccome, insieme a delle trovate azzeccate con le quali poteva persino andarsi a distinguere, non passando da copia sbiadita o da fratellastro da quattro soldi. Solo che se si voleva puntare a quello di obiettivo, allora, bisognava mettersi in condizioni più rischiose, osare, rinunciando al gioco di rimessa e proponendo uno stile non del tutto snaturato, ma perlomeno arricchito e rifinito. Invece la mano di Wan è praticamente uguale e identica a come ce la ricordavamo, immutata (gioca con la musica in sottofondo e con le apparizioni alla "ora non c'è, ora c'è"), al punto da confondere, in certi punti, il brand in questione con quello di "Insidious", confermando in questo modo per l'ennesima volta il suo estro, però al medesimo livello e con lo stesso punteggio (punto sopra o punto sotto) che gli era stato attribuito in passato.

Quindi, seppure il regista ne esca sempre a testa alta, al riparo da graffi e da lividi, la sensazione che possa aver perduto un treno importante, almeno secondo il sottoscritto, è ampia. Aveva veramente la possibilità di riuscire a realizzare la sua opera migliore, Wan, quella con la quale tutti noi saremmo stati pronti a consacrarlo e a promuoverlo come cineasta di riferimento per le nuove generazioni appassionate di horror. Ma, forse, le cose stanno diversamente, forse quella laurea che cercava l'aveva già presa, forse era un punteggio più alto a mancargli, o forse la lode, chissà. Una lode che tuttavia, non ce ne voglia male, tenendo conto dei nulli passi avanti compiuti, ancora non pare appartenergli legittimamente.

Trailer:

[HOME VIDEO] Better Call Saul: Season 1 - La Recensione Del Blu-Ray Disc


Era l'avvocato di fiducia di Walter White e Jesse Pinkman in "Breaking Bad", la persona che è meglio chiamare se ti trovi nei guai, con un asso sempre pronto nella manica e la parlantina sfiancante di chi sa benissimo come gira il sistema. Si, stiamo parlando di Saul, di Saul Goodman, il personaggio interpretato dal mitico Bob Odenkirk che, con lo spin-off a lui dedicato, intitolato "Better Call Saul", finalmente sbarca in Blu-Ray con la sua prima, tanto attesa, stagione.

Lo show racconta le vicende antecedenti a quelle avvenute in "Breaking Bad", quindi quando ancora Saul era semplicemente Jimmy McGill e aspirava a diventare un avvocato stimato (e onesto) proprio come suo fratello Chuck. L'istinto di non adattarsi alle regole, di raggiungere gli obiettivi costantemente attraverso la strada più corta, tuttavia, era già li, messo sotto il tappeto, represso, ma non ancora defunto: particolare che in questo primo assaggio (vi ricordiamo infatti che online è già disponibile la stagione numero due) fatto di dieci, solidi, episodi, viene fuori attraverso un conflitto interno che è un po' il punto cruciale sul quale i creatori della serie, Vince Gilligan (lo stesso di "Breaking Bad") e Peter Gould, hanno voluto poggiare la genesi del personaggio.

Il Blu-Ray in edizione italiana prevede le seguenti specifiche tecniche:
Dischi: 3
Formato Video: 1,78:1 - 1920 X1080p
Tracce Audio: Italiano 5.1 Dolby Digital, Inglese DTS-HD MA
Sottotitoli: Italiano, Inglese
Durata: 470 Minuti ca. + 166 Minuti (di contenuti speciali)
Contenuti Speciali: Commenti del cast e della troupe ad ogni episodio; Better Call Saul: Il primo giorno; Il making of; Tre episodi in versione integrale; I blooper; Video musicale di Better Call Saul + (contenuti speciali esclusiva Blu-Ray) In conversazione: Bob Odenkirk e Michael McKean; Jimmi Caleidoscopio, con introduzione della regista di "Mijo" Michelle MacLaren; Nello studio; Scene eliminate con commento di Vince Gilligan; Peter Gould e Thomas Schnauz; Poliziotto buono, poliziotto cattivo: come Mike è diventato Mike; "Uno", le prove; Commento con Craig e Betsy Kettleman
Confezione: Amaray
Casa di Distribuzione: Sony
Distributore Home Video: Universal Pictures Home Entertainment
Data di Uscita: 15 Giugno 2016

La serie tv "Better Call Saul" potrebbe diventare la degna erede della magnifica "Breaking Bad". Come quella infatti dimostra grande capacità di regia, di scrittura e di recitazione, non ha fretta nella costruzione e riesce a crescere, episodio dopo episodio, dimostrando di conoscere perfettamente la sua direzione e la modalità migliore per poterci arrivare (e ve lo diciamo forti della visione anche della stagione 2).
Un acquisto che da appassionati della qualità, del bello e, soprattutto, di Walter e Jesse non potete di certo lasciarvi sfuggire. Specie pensando in prospettiva futura.

mercoledì 15 giugno 2016

Il Piano Di Maggie: A Cosa Servono Gli Uomini - La Recensione

Nel film di Rebecca Miller sono le donne ad avere il comando. Spetta a loro il potere decisionale, l'autorità assoluta di affermare cosa bisogna fare e cosa no. L'uomo è, in qualche modo, un elemento accessorio: serve si, ma neanche troppo (solo per fare figli?), dipende dalle sfumature, perché orientativamente non è in grado di portare come si deve quei pantaloni che, una volta, era l'unico a dover indossare. Ci prova, si costringe, si applica, ma con scarsissimi risultati.

E la regola vale sia se al suo fianco c'è la Maggie pianificatrice di Greta Gerwig sia se c'è la sboccata e nevrotica Georgette di Julianne Moore, entrambe innamorate, capi ufficiali e cuori delusi da un Ethan Hawke che tutto sommato nella condizione di uomo addomesticato troppo male neanche ci sta. Perché, alla fine, in "Il Piano Di Maggie: A Cosa Servono Gli Uomini" non è l'uomo a porsi dei problemi, anzi, di suo pugno lui, al massimo, si lamenterebbe senza comunque cambiare nulla (a patto di non passare per marionetta); è la donna, al contrario, a voler agire, modificare, prendere in mano le redini e illudersi di riuscire a plasmare il destino secondo quelle che sono le sue volontà. Specialmente se in gioco c'è l'amore. Le donne raccontate dalla Miller sono infatti mastini implacabili, soffrono come le altre, né più e né meno, sono fragili, ma dalla loro tristezza e dalle loro delusioni ricavano costantemente forza per andare avanti, alzando la testa e ricominciando a camminare a passo maggiormente spedito rispetto a prima. Senza di loro l'uomo chissà come farebbe, come affronterebbe l'impegno di una famiglia, l'ordinarietà delle faccende di casa, tutte quelle responsabilità che preferisce ignorare, magari, pagando lo scotto di un ruolo preciso da interpretare, o della valvola di sfogo da prender di mira. Uno scenario assai divertente, in effetti, composto da uno stacco tanto netto quanto surreale tra i due sessi: terreno fertile, ovviamente, per battute sarcastiche e risate a ripetizione capaci di impostare, inevitabilmente, la storia verso dei toni e dei ritmi incisivi e brillanti, ai quali di rimbalzo, schierati alle spalle dei protagonisti, va ad aggiungersi l'eco tagliente della coppia formata dai due comici-comprimari interpretati da Bill Hader e Maya Rudolph.

Loro sono praticamente l'ago della bilancia di Maggie, le persone con cui la donna si confida, si sfoga e a cui va a chiedere aiuto nei momenti di crisi estrema. L'esempio perfetto - eppure complicato da vedere per lei - di come nei rapporti sentimentali non esista un meccanismo di funzionamento impeccabile a lungo termine, bensì fasi alterne in cui è fondamentale mantenere i nervi ben saldi e non lasciarsi trascinare dallo stereotipo della favola del principe azzurro, del partner perfetto e del vissero tutti felici e contenti.‎ Perché nel rapporto di coppia pensare possa esistere una felicità costante è a dir poco utopistico, come è utopistico credere che nella vita possa dipendere tutto da noi e dalle nostre pianificazioni: visto e considerato che spesso, la nostra volontà, conta addirittura meno di zero, e per quanto possiamo dannarci, ammazzarci e distruggerci per fare in modo che il puzzle coi pezzi sbagliati che abbiamo sul tavolo finisca per combaciare, esisterà sempre qualcosa pronta a far crollare a terra il nostro bel disegnino esemplare.

Avere il controllo, insomma, è fatica sprecata, non serve, è un illusione, ce l'hanno detto anche altri in passato e la Miller lo sottolinea nel caso in cui qualcuno si fosse distratto e non avesse recepito il messaggio. Il suo adattamento del romanzo di Karen Rinaldi, pur non apportando novità alla tematica è, senza dubbio, una commedia romantica che fa il suo dovere, decanta l'amore e splende grazie a dei protagonisti che praticamente la tengono riparata da ogni tipo sbavatura.
Tranne quella del duello senza esclusione di colpi, in cui noi uomini, ahime, probabilmente, ne usciamo un tantino troppo malconci rispetto alla controparte.

Trailer:

martedì 14 giugno 2016

Angry Birds: Il Film - La Recensione

Angry Birds è un gioco schematico. Non c'è una trama in progressione, non c'è un obiettivo massimo, la sua forza (e la sua debolezza) risiede interamente nella ciclicità, nel lancio consecutivo dei suoi uccelli protagonisti verso delle costruzioni da abbattere e da distruggere, costruzioni dove i maialini verdi, nemici, hanno riposto le uova a loro sottratte. E così all'infinito, aumentando la difficoltà, ma mantenendo saldi i punti di riferimento.

Portare al cinema un prodotto del genere, va da sé, quindi, non è come portare al cinema un videogame in stile Warcraft. C'è da costruire, da inventare, rinforzando uno scheletro che, altrimenti, sarebbe troppo debole per andare ad ergersi sia in verticale che in orizzontale. Per il team di "Angry Birds: Il Film", allora, c'era carta bianca disponibile in quantità industriale, una libertà di movimento rara in casi analoghi, con la quale bisognava fornire senso logico ad un'azione e ad uno stato emotivo - la rabbia - ricco di spunti e di sfumature, somministrando lo spessore mancante ad un marchio fino ad ora piatto (per via del suo contesto nativo), che mai si sarebbe sognato di dover piombare, un giorno, sul grande schermo. La curiosità, dunque, c'era. Poca, ma c'era. Se non altro per intercettare le mosse e i ragionamenti di un industria ormai scatenata, determinata a non fermarsi più davanti a nulla, e in grado, a questo punto, di poter sviluppare lungometraggi persino intorno al Tetris, se solo qualcuno si azzardasse a chiederlo (ma voi non fatelo). Potremmo chiamarlo coraggio, arroganza, onnipotenza ostentata di chi ha smesso di vedere nel pubblico un fruitore attento e da rispettare, ingannabile, ora, attraverso la sola cura della confezione e, magari, la popolarità di un brand di per sé già avviato e gradito: atteggiamento con il quale vengono favorite le sperimentazioni, ma che spesso aiuta a lavorare con scarsa applicazione e rendimento.
Giustificazioni secondarie non sussistono, del resto, al cospetto di una trama, ma soprattutto di una scrittura comica come quella messa sul piatto dalla pellicola diretta da Clay Kaytis e Fergal Reilly, che se non fosse di stampo americano non avremmo faticato minimamente ad attribuire ad autori nostrani, impegnati in programmi televisivi simili a "Colorado Cafè" e surrogati.

"Angry Birds: Il Film" infatti è, forse, l'esempio peggiore di come utilizzare al meglio la creatività e l'autonomia artistica concessa; il risultato svogliato, riciclato e insoddisfacente di un prodotto nato con l'unico scopo di aggredire il box-office aspirando al massimo traguardo con il minimo sforzo. La strada spianata da "Inside Out" non è servita, evidentemente, allo sceneggiatore Jon Vitti, il quale si lascia sfuggire l'occasione di esaminare a tutto tondo il sentimento rabbia (comprese le sue derive ultra-comiche), prediligendo la pista più scialba e frivola della raffica di gag a bassissima lega che, oltre a non far ridere per niente, penalizzano moltissimo la caratterizzazione del protagonista Red che con il cinismo che lo contraddistingue avrebbe davvero potuto innalzare di molto la qualità complessiva della pellicola. Prendere più sul serio la sua condizione frustrata ed isolata, in una società ingenua e ignorante che tende a respingerlo, poteva realmente giovare ad elaborazioni più ricche e stimolanti, migliori, senza dubbio, del demenziale da quattro soldi, dell'ammiccamento al pubblico e della dozzina di trucchetti del mestiere utilizzati come scorciatoia.

Riflessioni che in un industria come quella moderna hanno smesso, tuttavia, di essere indispensabili, casomai accessorie, incentivando, così, opere senza anima, umorismo, né capo e né coda come "Angry Birds: Il Film". Che, al massimo, potrà suscitare appagamento in bambini fino a dieci anni, quelli che si accontentano dei cartoni animati sempliciotti e nulla a pretendere rintracciabili ad ogni ora del giorno sui canali digitali della nostra televisione di casa, ma che non emergono dalla massa, dissolvendosi in quattro e quattr'otto al termine della visione.

Trailer:

lunedì 13 giugno 2016

Oceania - Teaser Trailer Ufficiale Italiano


Disponibile il teaser trailer italiano, ufficiale, di "Oceania", il lungometraggio d'animazione targato Disney (è il 56°), scritto e diretto da Ron ClementsJohn Musker, con Dwayne Johnson e Alan Tudyk, in uscita il prossimo Natale.

Teaser Trailer Ufficiale Italiano:

Sieranevada - La Recensione

Avete presente le feste comandate? Quelle che passate in famiglia durante l'anno? Natale, Pasqua? Bè, in un certo senso "Sieranevada" è un po' come partecipare ad una di esse. Da spettatori però.

Nel film di Cristi Puiu la faccenda è un tantino meno allegra: il periodo è Natale, ma in ballo c'è una commemorazione, una sorta di celebrazione di un defunto a qualche giorno (settimana, meglio) di distanza dal suo trapasso. A partecipare sono i parenti stretti, gli amici, mentre si attende il lungo arrivo di un prete ritardatario che, per dirla come uno dei presenti, deve fare il suo spettacolino prima di chiudere i preamboli e lasciare che ci si dedichi spensieratamente al ricco pranzo organizzato. Nel frattempo, quindi, bisogna temporeggiare, ingannare l'attesa (e la fame), chiacchierando di argomenti appartenenti al classico "tutto e niente", ma anche discutendo su questioni assai più delicate come, per esempio, la strage di Charlie Hebdo, o, meglio ancora, il complottismo che ruota intorno all'attacco terroristico dell'11 Settembre: intorno al quale, pare, esistano ancora elementi poco nitidi o irrisolti. Ma questo non vuole essere un pretesto per fare luce su chissà che cosa, sia chiaro, il regista rumeno non ha nessuna opinione a riguardo, né tantomeno ha scoperto nulla di scandaloso che valga la pena condividere con noi. Si tratta più che altro di un tentativo umano di rompere il ghiaccio, di coprire i silenzi, di intrattenersi fronteggiando un momento di stallo dal sapore infinito attraverso il comune scambio verbale di chi, come noi, in fondo ha dei bisogni e delle urgenze da tirar fuori e condividere. Possono essere scontri generazionali tra chi vorrebbe ancora che in Romania ci fosse la Monarchia e ce l'ha a morte coi comunisti che la pensano al contrario, faccende private di chi, semplicemente, si lamenta del proprio marito violento e fedifrago che la fa stare male, o leggerezze di maturità che non frenano un'adolescente a portare in casa, a funzione in corso, un'amica ubriaca e svenuta, per assisterla nella ripresa.

Tutto e niente, insomma, come nella realtà, non a caso, spesso, si ha la sensazione di partecipare più ad un documentario che ad un opera di finzione. Già perché Puiu gira costantemente con cavalletto fisso in un punto della stanza, muovendosi da sinistra a destra e viceversa e, raramente, in alto e in basso e viceversa: realizzando piani sequenza continui capaci di non far distogliere l'attenzione e di sorprendere per verità e per naturalezza. Si muove in tre ambienti, la casa in cui si svolge praticamente il 90% della storia e poi due esterni, la strada e l'interno di una macchina (una volta in movimento, una volta parcheggiata), servendosi dei suoi (tanti) personaggi per mettere a fuoco, oltre che il suo paese, la società moderna, la paura che la abita e l'informazione frenetica, che il più delle volte specula o, magari, viene snobbata e ignorata dalla massa. Perché è vero che tendenzialmente in "Sieranevada" ci sono quei discorsi di circostanza che conosciamo tutti, ma è altrettanto vero che da quelli, solitamente, è possibile anche intravedere molto di una condizione e della piega presa dalla civiltà in generale, estendendo la questione ben oltre il territorio circoscritto e toccando culture simili, diverse, vicini come distanti.

E allora è proprio questo, alla fine, a rendere il lavoro di Puiu delizioso e persuasivo. Quella spontaneità mai messa da parte a cui, pian piano va ad aggiungersi volontariamente - o forse involontariamente - un improvvisazione che aiuta a cambiare peso ad un clima tesissimo, apparentemente irreparabile, gonfiato dagli eventi. Alleggerendo di netto, con una facilità assurda, il terremoto famigliare scatenato, grazie all'utilizzo e alla potenza micidiale di quella risata che, se giocata con perizia, sa fare miracoli annullando ogni crepa.

Trailer:

venerdì 10 giugno 2016

Alla Ricerca di Dory - Trailer Italiano Ufficiale


Sbarca finalmente online il trailer, italiano, ufficiale di "Alla Ricerca di Dory", sequel di "Alla Ricerca di Nemo" diretto nuovamente dal regista Andrew Stanton, assieme al collega Angus MacLane, che vede il ritorno di tutti i protagonisti dell'avventura precedente.
La pellicola sbarcherà nelle nostre sale il prossimo 14 Settembre.

Trailer Italiano Ufficiale:


Sinossi (Ufficiale):
La più amata e smemorata pesciolina azzurra Dory ritrova i suoi amici Nemo e Marlin e insieme a loro cercherà di fare luce sul proprio passato. Cosa riesce a ricordare? Chi sono i suoi genitori? E dove ha imparato il balenese?

giovedì 9 giugno 2016

The Conjuring: Il Caso Enfield - Nuovo Trailer Italiano Ufficiale


Rilasciato il nuovo trailer ufficiale, italiano, "The Conjuring: Il Caso Enfield", sequel dell'omonimo film diretto ancora da James Wan, con Vera Farmiga, Patrick Wilson, Frances O'Connor, Madison Wolfe, Lauren Esposito, Patrick Mcauley, Benjamin Haig, in uscita al cinema dal 23 Giugno.

Nuovo Trailer Ufficiale Italiano:



The Neon Demon - La Recensione

Le donne, l'estetica, il successo.
Vanno di pari passo questi tre elementi in "The Neon Demon", alternandosi tra loro, mescolandosi, espandendosi, al punto da uscire addirittura dal confine trama per lanciare l'amo a teorie filosofiche, pressappoco appuntate e di refniana fattura.

Nascosto in quel mondo modaiolo, dove l'ammaliante Jesse di Elle Fanning, con falsa modestia e ingenuità, prova a farsi largo tra una concorrenza feroce che la vorrebbe fagocitare e stilisti e fotografi divinizzati, c'è infatti un Nicolas Winding Refn intenzionato a dar luce a quelli che, probabilmente, sono i suoi di demoni, coloro che lo tormentano ogni qual volta decide di mettersi dietro la macchina da presa: voci secondo le quali la bellezza, e quindi l'estetica, non ha rivali, e ciò che sei dentro, la complessità dell'animo, la sostanza, per intenderci, non solo non è secondaria, ma non conta proprio un bel niente. E ci si attorciglia attorno a questo concetto, il regista, con una pellicola che già dai titoli di testa comunica di voler ipnotizzare per immagini, per estetismo e fascino, con musiche in sottofondo che di soppiatto entrano a rivestire il contorno, circondando e imbambolando lo spettatore che, rapito, deve arrendersi all'incanto e all'attrazione. I discorsi, lo sguardo vago sul mondo della moda e sulla donna in generale, allora, scivolano tutti al servizio delle sue ossessioni, delle sue paure, dei suoi feticci, portando avanti un filo narrativo che riesce a malapena a stare in piedi, pur non crollando, ma in cui al suo interno non esiste, effettivamente, un contenuto consolidato, un percorso, e né men che meno un messaggio o un esplorazione. Gira a ruota libera, quindi, Refn, neanche ci prova stavolta a compiacere chi è dall'altro lato, snobba il genere horror a cui ammiccava e che sembrava corteggiare e ci va giù pesante con un esercizio di stile meraviglioso e lucido, quanto sordo e fine a sé stesso.

C'è coerenza, tuttavia, tra il suo modo di fare e l'andamento del suo film, una coerenza assoluta, addirittura, che forse contraddire avrebbe giovato da una parte e danneggiato dall'altra. Perché la psichedelia, i colori, il prodotto finito che "The Neon Demon" invia sullo schermo è - secondo teorie ovviamente campate per aria dal sottoscritto - la risposta del regista di "Drive" all'altro spaccato di sé: quello sbocciato dopo il successo roboante e inaspettato di quel film e stuzzicato improvvisamente dalla popolarità e dai consensi trasversali di critica e pubblico. Quel personaggio - visto in definizione nel documentario "My Life Directed By Nicolas Winding Refn" diretto dalla moglie (a cui questo film è dedicato) - dopo i contrasti (umani) sviscerati nella lavorazione di "Solo Dio Perdona" deve aver avuto un epilogo non documentato, una risoluzione in cui, dopo una lotta viscerale con la sua crisi di personalità (un po' come accade qui alla Fanning), ha preferito concedere la meglio al male minore, quindi alla sopravvivenza e al consecutivo fregarsene provocatoriamente di tutto e di tutti.
Svolta assai meno splatter (anche se quella di Refn metaforicamente un pochino splatter pure lo è) di quella che, invece, prende, poi, "The Neon Demon", che magari per salvarsi leggermente da un egocentrismo palese, cerca in extremis di riparare ai danni con un twist che, comunque, non gli cambia né pelle e né carattere.

Una scatola vuota (o perlomeno contenente del materiale di poca consistenza), insomma, o meglio, una scatola vuota che però non si riesce a smettere di fissare tanto è bella. Del resto, come viene detto nella pellicola, la bellezza non è tutto, è l'unica cosa che conta. Ma forse, questo, vale più per il mondo cannibalizzante e femminile della moda che per il cinema, in cui, a parer nostro, oltre alla bellezza fine a sé stessa, non sarebbe male avere in tasca maggiori risorse da spendere. Quelle che una volta staccato lo sguardo da quella scatola e usciti dalla stanza ti fanno venir voglia, poi, di rientrarci una seconda volta e poi una terza e una quarta.

Trailer:

lunedì 6 giugno 2016

Cell - Trailer Italiano Ufficiale


Disponibile il trailer italiano, ufficiale, di "Cell", adattamento cinematografico del celebre romanzo di Stephen King diretto da Tod Williams, con John Cusack, Samuel L. Jackson e Isabelle Fuhrman, in uscita, in Italia, il 14 luglio prossimo.

Trailer Italiano Ufficiale:


Sinossi (Ufficiale):
Dopo il successo di 1408 tornano insieme sul grande schermo John Cusack, Samuel L. Jackson e Stephen King. Siamo a Boston, la vita scorre tranquilla fino al preciso istante in cui i cellulari iniziano a squillare e un misterioso impulso annienta la volontà di chi risponde al telefono, trasformando le persone in creature sanguinarie. Da Londra a Roma, da Sydney a Rio de Janeiro solo in pochi restano misteriosamente immuni alla più grande epidemia mai rappresentata sullo schermo.

giovedì 2 giugno 2016

Eddie The Eagle: Il Coraggio Della Follia - La Recensione

Eddie è un bambino scoordinato, porta occhiali con lenti enormi, ha un mento pronunciato e cammina con un tutore a una gamba per curare le sue ginocchia deboli. Nonostante ciò, passa giornate intere a praticare sport: non uno in particolare, salta di palo in frasca testando quante più discipline possibili con il sogno nel cassetto di intercettare il suo talento e poter partecipare, presto, alle Olimpiadi. La madre lo asseconda, il padre cerca di riportarlo, invece, coi piedi per terra, sgridandolo e indirizzandolo verso il concreto. Ma quando hai un figlio che non prova alcuna paura nel saltare con gli sci da metri e metri di altezza, è evidente che ogni tuo sforzo si tramuterà solo in fatica sprecata.

Della storia vera, biografica, estrapolata dalla vita dell'atleta britannico Eddie Edwards - che, nel 1988, alle Olimpiadi Invernali di Calgary, in Canada, passò al successo per essere stato il primo ad aver rappresentato il suo paese nella disciplina non tradizionale di salto con gli sci - al regista Dexter Fletcher e agli sceneggiatori Sean Macaulay e Simon Kelton affascina solo quel che ci sta dietro. O meglio, ciò che loro ci hanno visto dietro. Quanto ci sia di vero e quanto ci sia di inventato in "Eddie The Eagle: Il Coraggio Della Follia", infatti, non potremo mai saperlo davvero (se non per quel che dicono gli almanacchi sui risultati e i numeri raggiunti da Eddie nelle gare), che però una buona percentuale degli eventi sia stato romanzato per rendere il tutto cinematograficamente più esemplare e consistente è un dato di fatto evidente, percepibile ad occhio nudo, ma non per questo da classificare come nota negativa a sfavore. Il margine per lavorare di fantasia, del resto, c'era. Per scavare a fondo nella follia inarrestabile che spinge un ragazzo, sprovvisto di esperienza e insegnamenti alle spalle, a dedicarsi anima e corpo in uno sport sconosciuto (a lui e al suo paese), in cui per affermarti a livello agonistico, in ogni esibizione sembra che tu debba tentare di scongiurare un suicidio o l'eventuale rottura di un numero impreciso di ossa: costringendo chi guarda, specie gli affetti, a girare la faccia da un'altra parte o a pregare.

Perché, poi, diciamocelo, estirpata di quella follia, la pellicola di Fletcher non sarebbe stata altro che l'ennesima riproposizione della parabola trita e ritrita del non mollare mai i nostri sogni a prescindere da quanto essi siano complicati e da cosa dica il mondo a riguardo. Sempre nobile, per carità, ma comunque già appresa e messa in cassaforte a doppia mandata. L'unico modo per sorprendere allora era quello di alzare la posta, di mettere al centro qualcuno che non fosse il cosiddetto uomo comune, ma un brutto anatroccolo ripetutamente messo all'angolo che, ostinato, nonostante gli schiaffi, aspirasse ancora a trasformarsi in cigno. Ed è, probabilmente, maneggiando con cura questa leggera variazione sul tema che "Eddie The Eagle: Il Coraggio Della Follia" trova la forza per spiccare, emozionare e sedurre, con un protagonista a cui non interessa né vincere, né perdere, ma esclusivamente partecipare, provando la soddisfazione di sentirsi vivo dentro, di scrollarsi di dosso le voci di chi lo aveva respinto e di gridare in faccia al mondo che lo vedeva ai margini quanto, in realtà, si sbagliasse.

La rivalsa personale di un uomo costruita a metà, quindi, tra verità e finzione, capace di far commuovere, di far ridere e di far commuovere mentre si ride. Un meccanismo che, a quanto pare, Fletcher riesce ad architettare con una facilità e una frequenza stupefacenti, non scadendo in retoriche e rimanendo concentrato verso quello che, per lui, è un esordio assolutamente valido e privo di sbavature.

Trailer:

mercoledì 1 giugno 2016

Il Piano Di Maggie: A Cosa Servono Gli Uomini - Trailer Ufficiale Italiano


Disponibile il trailer italiano di "Il Piano Di Maggie: A Cosa Servono Gli Uomini", il nuovo film di Rebecca Miller, tratto dal romanzo di Karen Rinaldi "A Cosa Servono Gli Uomini", interpretato da Greta Gerwig, Ethan Hawke, Julianne Moore, Bill Hader, Maya Rudolph, Travis Fimmel e Wallace Shawn, al cinema dal 30 Giugno.

Trailer Italiano Ufficiale:


Sinossi (Ufficiale):
Greta Gerwig è Maggie Hardin, un’allegra e affidabile trentenne newyorkese, che lavora come insegnante. La vita di Maggie è pianificata, organizzata e calcolata. Maggie non ha molto successo in amore ma decide comunque che è arrivato il momento di avere un figlio. Da sola. Ma quando conosce John Harding (Ethan Hawke), uno scrittore/antropologo in crisi, Maggie s’innamora per la prima volta, e così è costretta a modificare il suo piano di diventare mamma. A rendere tutto ancora più complicato c’è il fatto che John è infelicemente sposato con Georgette Nørgaard (Julianne Moore), una brillante professoressa universitaria danese. Mentre i suoi amici, gli eccentrici ed esilaranti Tony e Felicia (interpretati da Bill Hader e Maya Rudolph), stanno a osservare sarcasticamente dalle retrovie, Maggie mette in atto un nuovo piano che la lancia in un ardito triangolo amoroso con John e Georgette, e così le loro vite s’intrecciano e si uniscono in modi inaspettati e divertenti. Maggie apprende in prima persona che a volte il destino dovrebbe essere lasciato indisturbato.

Tutti Vogliono Qualcosa - La Recensione

Da dove aveva lasciato, li, Richard Linklater decide di ripartire. Ovvero quel college che per il Mason Evans Jr. di "Boyhood" era stato punto di arrivo e che, adesso, per il Jake Bradford di "Tutti Vogliono Qualcosa" si fa punto di partenza, lo step successivo, fisiologico, di una vita, dentro al quale vanno a rimischiarsi le carte e a riformularsi le valutazioni sul tipo di uomo (o donna) che si è destinati a diventare.

Potrebbero essere l'uno il prolungamento dell'altro, infatti, i due protagonisti, se non fosse per i diversi interessi che li contraddistinguono e per l'epoca di ambientazione che li separa. Una barriera che, tuttavia, con un minimo di fantasia in più, non preclude affatto che nella testa di Linklater non possa esser così comunque: pur considerando l'appartenenza di Jake agli inizi degli anni '80 e la sua passione, non per la fotografia, bensì per il gioco del baseball (dove occupa il ruolo di lanciatore). Del resto le esperienze con le quali entrano in contatto sono assolutamente slegate dall'anno segnalato sul calendario, che può andare ad influire sulla musica, i vestiti e le macchine, magari, ma non sulla volontà di un ventenne di fare baldoria, divertirsi e spassarsela: rimorchiando più ragazze possibili e, in casi molto particolari, perdendo la testa per colei considerata "non come tutte le altre". Quel flusso esistenziale, quindi, che in "Boyhood" veniva disteso nell'arco di dodici anni, non cessa la sua cavalcata nonostante ora debba accontentarsi di uno spazio decisamente più piccolo e limitato, addirittura più corto della durata del college in generale, poiché ristretto nell'intervallo di tempo di un week-end ben preciso, che vede Jake mettere piede per la prima volta nella casa che lo ospiterà per la durata intera del suo nuovo percorso, accompagnandolo, gradualmente, verso l'esordio della sua prima lezione da universitario.

Insomma, cambiano gli anni, cambiano i rappresentati, cambiano i toni, eppure gli intenti restano sempre meticolosamente gli stessi. Linklater, in questo momento storico, ha una voglia matta di raccontare la vita, la vita di tutti, quella che abbiamo già vissuto o che vivremo. Ha una voglia matta di esaminarla, di ricostruirne l'essenza, di ripercorrerla forse, e, in "Tutti Vogliono Qualcosa", lavorando intelligentemente tra commedia e risate, riesce ad inquadrare con precisione disarmante la libertà, la passione, le paure e i sogni nel cassetto che appartengono al fulcro di una giovinezza da esercitare e celebrare a pieno, oltre qualsiasi regola o ostacolo ci venga fornito. Si tratta della giovinezza relativa all'ultimo step che divide dall'essere completamente, o teoricamente maturi, gli ultimi anni di studi in cui se non ti spari le cartucce che ti restano nel sacchetto, poi, in seguito, rischi di voltare pagina con qualche rimpianto o di non voltarla per niente apparendo ridicolo. Una lezione che sia Jake che i suoi compagni, tra cameratismi, scherzi, competizioni e screzi, non hanno alcuna intenzione di lasciarsi sfuggire, ripassandola con estrema precisione, per filo e per segno, e dandoci dentro con party, musica, alcol, droghe e, chiaramente, sesso.

D'altronde nessuno di loro sa cosa gli riserverà il futuro. Molti possono sperare o aspettarsi che sia florido e brillante come quello che hanno in testa, ma l'unica certezza - come spesso si dice - è il presente, e lasciarselo sfuggire, sicuramente, non è un errore che vale la pena commettere. Linklater allora fa in modo che questo non accada, protegge i suoi protagonisti e gli regala l'inizio di college migliore che chiunque potrebbe desiderare, conquistando dolcemente anche il cuore di noi spettatori, che, di fronte a cotanta prospettiva e vivacità, all'entrata in scena dei titoli di coda, non possiamo fare altro che star fermi, col sorriso stampato in faccia, un po' dispiaciuti per la fine di un viaggio che avremmo voluto continuasse all'infinito.
Un viaggio che pochissimi registi hanno la sensibilità e l'abilità visiva di poter organizzare.

Trailer: