IL SITO DEDICATO AL CINEMA IDEATO, SCRITTO E DIRETTO DA GIORDANO CAPUTO

sabato 30 luglio 2016

The Accountant - Trailer Italiano Ufficiale

ben affleck anna kendrick

Rilasciato il trailer ufficiale di "The Accountant", film diretto dal regista Gavin O'Connor, con
Ben Affleck, Anna Kendrick, J.K. Simmons, Jon Bernthal, Jeffrey Tambor e John Lithgow, dal 27 Ottobre al cinema.

Teaser Trailer Ufficiale:


Sinossi (Ufficiale):
Ben Affleck interpreta Christian Wolff, uno studioso di matematica che ha più affinità con i numeri che con le persone, e che lavora sotto copertura in un piccolo ufficio di provincia come contabile freelance per alcune delle più pericolose organizzazioni criminali del pianeta. Nonostante abbia alle costole la divisione anti-crimine del Dipartimento del Tesoro, guidata da Ray King (J.K. Simmons), Christian accetta un nuovo cliente: una compagnia di robotica, nella quale una contabile (A. Kendrick) ha scoperto ammanchi per milioni di dollari. Ma non appena Christian inizia a svelare il mistero e ad avvicinarsi quindi alla verità, il numero delle vittime aumenta.

venerdì 29 luglio 2016

Il Drago Invisibile - La Recensione

il drago invisibile poster
Tecnicamente è un remake liberissimo e radicale “Il Drago Invisibile”. Un remake che mantiene intatti i personaggi di Elliot e Pete - rispettivamente drago e bambino – rivoluzionando per intero quello che ruotava attorno a loro nel film d’animazione del 1977: quindi reinventando una storia che, al massimo, di quell'epoca trattiene le sensazioni, guardando più che mai al tempo presente e a quello futuro.

Nel prologo vediamo Pete ancora piccolissimo, impegnato a leggere un libro sul sedile posteriore della macchina e a chiedere, alla madre e al padre, il significato della parola avventura. Il tempo di ricevere dai suoi cari la definizione che un cervo piomba in strada, provocando un incidente che lo catapulta nel bosco, unico superstite, indifeso, alla ricerca di aiuto. Da qui l’incontro con Elliot, il drago invisibile, che diventa praticamente ciò che Baghera è stato per Mowgli, accogliendolo tra le braccia, proteggendolo ed educandolo alle leggi essenziali della natura. Si, la natura, quella che tendenzialmente l’uomo tende a violentare e ad utilizzare a suo piacimento per svariati scopi personali, la natura che, non a caso, in parallelo, in “Il Drago Invisibile”, vien rappresentata all'apice dei suoi abusi, con l’abbattimento dei boschi praticato proprio da coloro che poi scoveranno - a sei anni di distanza dal fattaccio - un Pete più cresciuto, adattato meravigliosamente all'ambiente selvaggio.
Quella diretta da David Lowery allora è una favola dalle nobili intenzioni che, oltre ad allietare l’immaginazione e a far sognare il pubblico piccolissimo, si prende anche la briga di iniziarlo all'educazione e al rispetto verso quel mondo che in futuro spetterà loro difendere e sostenere. Il linguaggio della pellicola (simbolico compreso), proprio per questo, viene allestito praticamente terra terra, senza giri di parole o costruzioni particolari, spesso, persino semplificando tutto a dismisura, con Pete che guarda i suoi simili far del male alla sua “casa” e, mentre piange, riflette, stentando a credere di appartenere alla medesima specie.

il drago invisibile filmUn meccanismo che se sei un bambino di età compresa dai tre ai sei anni, magari, riesci ad apprezzare e ad accogliere con partecipazione ed entusiasmo: a maggior ragione se di classici Disney alle spalle ne hai ancora pochi e l’approccio al cinema è in fase di fabbricazione. Ma se poco, poco, ti ritrovi in un’altra fascia, più ampia, con un minimo di titoli visti all'attivo e un’età leggermente, ma leggermente, superiore, ecco che, tuo malgrado, le cose cambiano e “Il Drago Invisibile” finisce per risultare sin troppo stretto e statico. Forse troppo statico. Eppure per amplificare la forbice e limare uno scarto così penalizzante e inaspettato, l’impressione è che, davvero, non sarebbe servito poi neanche moltissimo, bastava, forse, scrivere ugualmente il film con la mano sinistra, ma perlomeno girare la testa verso lo schermo, con l’applicazione impostata appena di un livello sopra, rispetto al minimo storico pervenuto (in casa Disney, è chiaro).

Che poi, alla fine, uno il metodo di ovviare alla situazione lo trova lo stesso, per carità, ci sono talmente tante citazioni di altri film in “Il Drago Invisibile” che il gioco di mettersi li, a scovarle e ad elencarle una per una, ti viene quasi spontaneo. Tra “Tarzan”, “Il Libro Della Giungla”, “King Kong” e “Matrix”, le contaminazioni con cui Lowery ha dovuto (voluto) cimentarsi si sprecano, peccato solo che nessuna di loro serva ad innalzare le altitudini di una pellicola che, tuttavia, per sua volontà, preferisce volar basso e mai sputar fuoco prorompendo spettacolo.

Trailer:

giovedì 28 luglio 2016

Piuma - Trailer Ufficiale


E' stato annunciato questa mattina tra i film in concorso al prossimo Festival di Venezia e sarà uno dei tre titoli che rappresenteranno l'Italia. Stiamo parlando di "Piuma", l' ultima fatica del regista Roan Johnson che vede come protagonisti gli attori Blu Yoshimi Di Martino, Michela Cescon, Sergio Pierattini, Luigi Fedele, Francesco Colella, Brando Pacitto, Francesca Antonelli e Massimo Reale. Per chi non sarà al Festival, l'uscita ufficiale in sala è prevista per il 20 Ottobre 2016.

Trailer Ufficiale:

Sinossi (Ufficiale):
Quando arrivano le difficoltà il Samurai se ne rallegra. Forse è perché è scemo, direbbe Cate. No, risponderebbe Ferro: è che quando l’acqua sale, la barca fa altrettanto. E per Ferro e Cate saranno i nove mesi più burrascosi delle loro vite, anche se loro non hanno ancora capito la tempesta che sta arrivando: alla bambina ci penseranno quando nasce. E poi comunque devono preparare la maturità insieme al Patema e agli altri amici, il viaggio in Spagna e Marocco, vogliono pensare all’estate più lunga della loro vita, alla casa dove stare insieme, ai loro sogni di diciottenni. E a non essere pronti non sono solo Ferro e Cate ma anche i loro genitori: quelli di Ferro, che prima li aiutano e poi vanno in crisi sfiorando il divorzio; quelli di Cate, più assenti e in difficoltà di lei. Tutti alle prese, loro malgrado, con un nipote e una responsabilità in arrivo con quindici anni di anticipo. Insomma, di solito ci si mette trenta o quarant’anni per essere pronti a diventare genitori, Ferro e Cate hanno solo nove mesi. E purtroppo un figlio non ti aspetta. Tu puoi essere pronto o meno ma lui arriverà. Ma se rimani leggero come una piuma e con il cuore dalla parte giusta, allora forse ce la puoi fare.

Venezia 73 - Tutti i Film in Programma


Questa mattina, a Roma, è stato reso noto quale sarà il programma ufficiale del prossimo Festival di Venezia (Venezia 73), che vi ricordiamo si aprirà il prossimo 31 Agosto per chiudersi il 10 Settembre. Di seguito tutti i titoli divisi per categoria.

Concorso:
The Bad Batch di Ana Lily Amirpour
La La Land di Damien Chazelle (film d'apertura)
The Light Between Oceans di Derek Cianfrance
El Ciudadano Ilustre di Mariano Cohn e Gastón Duprat
Spira Mirabilis di Massimo D’Anolfi e Martina Parenti
Ang Babaeng Humayo (The Woman Who Left) di Lav Diaz
La Región Salvaje di Amat Escalante
Nocturnal Animals di Tom Ford
Piuma di Roan Johnson
Rai (Paradise) di Andrei Konchalovsky
Brimstone di Martin Koolhoven
Na Mlijecnom Putu (On The Milky Road) di Emir Kusturica
Jackie di Pablo Larraín
Voyage Of Time di Terrence Malick
El Cristo Ciego di Christopher Murray
Frantz di François Ozon
Questi Giorni di Giuseppe Piccioni
Arrival di Denis Villeneuve
Les Beaux Jours d'Aranjuez di Wim Wenders

Fuori Concorso:
Our War di Bruno Chiaravalloti, Claudio Jampaglia e Benedetta Argentieri
I Called Him Morgan di Kasper Collin
One More Time With Feeling di Andrew Dominik
The Bleeder di Philippe Falardeau
The Magnificent Seven di Antoine Fuqua (film di chiusura)
Hacksaw Ridge di Mel Gibson
The Journey di Nick Hamm
À Jamais di Benoît Jacquot
Gantz: O di Yasushi Kawamura
Miljeong (The Age Of Shadows) di Jee Woon Kim
Austerlitz di Sergei Loznitsa
Assalto Al Cielo di Francesco Munzi
Monte di Amir Naderi
Tommaso di Kim Rossi Stuart
Safari di Ulrich Seidl
American Anarchist di Charlie Siskel
The Young Pope (Episodi 1 e 2) di Paolo Sorrentino
Planetarium di Rebecca Zlotowski

Orizzonti (lungometraggi):
Tarde Para La Ira di Raúl Arévalo
King Of The Belgians di Peter Brosens e Jessica Woodworth
Laavor Et Hakim (Through The Wall) di Rama Burshtein
Liberami di Federica Di Giacomo
Koca Dünya (Big Big World) di Reha Erdem
Gukoroku di Kei Ishikawa
Maudite Poutine di Karl Lemieux
São Jorge di Marco Martins
Dawson City: Frozen Time di Bill Morrison
Réparer Les Vivants di Katell Quillévéré
White Sun di Deepak Rauniyar
Malaria di Parviz Shahbazi
Kékszakállú di Gastón Solnicki
Dark Night di Tim Sutton
Home di Fien Troch
Die Einsiedler di Ronny Trocker
Il Più Grande Sogno di Michele Vannucci
Boys In The Trees di Nicholas Verso
Ku Qian (Bitter Money) di Bing Wang

The Great Wall - Trailer Ufficiale Italiano


La prima produzione in lingua inglese per Zhang Yimou è anche il più grande film interamente girato in Cina. Stiamo parlando di "The Great Wall", il blockbuster-movie con Matt Damon, Jing Tian, Pedro Pascal, Willem Dafoe e Andy Lau, previsto al cinema per il 2017.

Trailer Italiano Ufficiale:


Sinossi (Ufficiale):
"The Great Wall" racconta la storia di un gruppo scelto, alle prese con la valorosa difesa dell’umanità su uno dei più iconici monumenti del mondo.

La Famiglia Fang - La Recensione

I Fang sono una famiglia un po’ strana, eccentrica, a cui piace fare arte creando scompiglio in pubblico. Più che arte, però, la loro potrebbe essere definita satira, quella reazionaria, studiata nei minimi dettagli per provocare lo spettatore, costringendolo a uno stimolo. Allestiscono perlopiù candid camera loro, infatti, con tanto di telecamere nascoste e stralci di copione, mettendo in scena, rigorosamente in esterni, situazioni estreme con le quali attirare l’attenzione di poveri passanti e non solo. Un impresa nella quale hanno fortemente voluto includere anche i due figli, sin da bambini, trasformandoli in star premature e chiacchierate e condizionando la loro vita prepotentemente e in più di un senso.

Essere un Fang è complicato, ma essere figlio di un Fang è ancora peggio.
L’eredità da portare sulle spalle è piuttosto enorme, specie se hai intenzione di non abbandonare quel legame con l’arte in generale, ma vorresti proseguire cambiando direzione. La vera arte – viene detto e lasciato intendere esplicitamente – tende a farsi intorno terra bruciata, a non essere compresa dal pubblico, eppure un grande artista ha il dovere di fregarsene, di proseguire per la sua strada, pensando a nuove strategie per alzare l’asticella e sconvolgere maggiormente quel gregge di pecore intente a seguire dei leader sbagliati. Per i personaggi interpretati da Jason Bateman e Nicole Kidman è diverso, tuttavia, diventati adulti loro hanno preferito staccarsi da quel nucleo famigliare strambo e ingombrante, dividersi a miglia di distanza l’uno dell’altra e dai genitori, proseguendo la loro carriera in autonomia: il primo da scrittore e la seconda da attrice. Le cose stentano ad andare bene ad entrambi, artisticamente e umanamente, ma la separazione guadagnata, sia per uno che per l’altra, a quanto pare è un beneficio impagabile e da difendere.
Di carne al fuoco, insomma, “La Famiglia Fang” non si può dire che non ne metta. Il film, tratto dal romanzo di Kevin Wilson e diretto da Bateman (alla sua opera seconda dietro la macchina da presa), tocca trasversalmente temi corposi e significativi: come l’ombra dei genitori sui propri figli, la condizione dell’arte nella (nostra) società e la forma che quest’ultima meriterebbe di assumere per poter essere considerata tale, nonché rispettata. Cerca di mantenere nel suo contenitore ogni elemento, il regista, non rinunciando a nulla e inserendo addirittura, in più, la componente thriller, relativa ai genitori dei protagonisti, misteriosamente scomparsi e, forse, vittime di un omicidio.

Prova a gestire un lenzuolo obiettivamente troppo largo Bateman, in una durata complessiva, tra l’altro, che non è sufficiente ad accrescere ogni singolo spunto in maniera esaustiva e meritevole, nella quale, inoltre, l’evolversi delle situazioni spinge costantemente a deviare l’interesse, balzando un tantino troppo da una parte e dall’altra. Non manca, comunque, di suscitare riflessioni il suo lavoro. Seppur a sprazzi “La Famiglia Fang” si va ad inserire in dei contesti pruriginosi con l’intento di provocare e aprire gli occhi allo spettatore: invogliandolo ad accettare, come a condividere, quegli esperimenti sociali che, inizialmente, per qualcuno, potrebbero sembrare eccessivi e largamente fuori luogo. Del resto, lo sappiamo, la satira non ha mai cambiato il mondo e, probabilmente, continuerà a non farlo, può deviarlo per un secondo, magari, ma mai piegarlo totalmente a quelle che sarebbero le sue volontà. Questo almeno fino a quando il mondo non sarà pieno di famiglie Fang, che della satira si nutrono e son disposti a sacrificar le loro vite (anche qui, in più di un senso) pur di alimentare il fuoco della stessa.

Perché in quel caso sarebbe tutto diverso, in quel caso la satira potrebbe davvero cambiar le nostre vite, piegarle, rianimarle dalla monotonia, dal malessere generale e con un pizzico di cinismo, misto ad intelletto, spingerle verso quella sublimazione che, sotto sotto, da un pezzo tutti stiamo cercando.
Ed, in parte, è questo il motivo per cui, con tutte le sue contraddizioni, alla famiglia Fang (sia film che nucleo) alla fine, si vuol bene a prescindere, al di la dei vizi e delle imperfezioni che si porta dietro: non così distanti, in fondo, dalle imperfezioni e dai vizi che ogni altra famiglia che si rispetti è solita avere nel suo DNA.

Trailer:

mercoledì 27 luglio 2016

Split - Trailer Italiano Ufficiale


Il regista e sceneggiatore M. Night Shyamalan, dopo "The Visit", continua il suo sodalizio artistico con il produttore Jason Blum. La loro seconda collaborazione si intitola "Split", infatti, e vede James McAvoy, pazzo psicopatico, rapire delle ragazze per segregarle e terrorizzarle attraverso le sue ventitré personalità diverse.
La data di uscita della pellicola è ancora da definire (sarà nel 2017), ma possiamo dirvi che nel cast, oltre all'attore inglese sopra citato, ci saranno anche Anya Taylor Joy, Betty Buckley, Jessica Sula e Haley Lu Richardson.

Trailer Ufficiale Italiano:

martedì 26 luglio 2016

Lights Out - La Recensione

Lights Out Sandberg
Una bella storia, come si dice ultimamente, è quella che porta al cinema “Lights Out”. Figlia delle dinamiche e dei tempi che viviamo, senz'altro, perché figlia di internet e delle sue potenzialità. David F. Sandberg infatti è un videomaker indipendente che sul suo canale Youtube si diverte spesso a giocare con delle trovate originali, a cimentarsi con il genere horror, e tra le varie sperimentazioni, qualche anno fa, diede vita ad un cortometraggio così agghiacciante, da risuonare prepotentemente in lungo e in largo tra articoli dedicati online e condivisioni su bacheche dei social. Il cortometraggio in questione (cioè questo), come avrete intuito, si intitolava proprio “Lights Out” e vedeva una donna (la moglie di Sandberg), alle prese con una strana presenza in casa, che appariva e scompariva con lo spegnersi e con l’accendersi della luce. Come gli spettatori, nemmeno Hollywood rimase indifferente alla faccenda, proponendo a Sanberg l’opportunità, poi sfruttata, di trasformare quei circa tre minuti di filmato in un lungometraggio di ottanta. Qui, però, ecco che comincia un’altra storia, una storia dal finale diverso. Meno bella della precedente.

Perché per diventare film “Lights Out” passa dalle mani del suo creatore in quelle dello sceneggiatore Eric Heisserer: esperto di horror commerciali, riferimento per le major, ma carente di vena creativa e capacità di sorprendere. In mano a lui la trovata di Sandberg – che resta al timone della regia – guadagna, in breve tempo, lo spazio di stendersi e di dilatarsi nella trama, adattandosi al nuovo ambiente, col contraccolpo, tuttavia, di snaturalizzarsi e di perdere di efficacia. Spariscono i pro evidenziati dalla versione corta, allora, quelli di un male sconosciuto, inesorabile, che gode a prendersi gioco della sua vittima e a guardarla soffrire prima di farla sua. In questa rivisitazione industriale è tutto più prevedibile e telefonato: c’è uno scopo, un motivo per cui questo male agisce, quindi l’ineluttabilità viene ridotta, assieme alla dose di terrore che si fa minima e che, man mano, smette di essere presente.
Il passaggio dal piccolo al grande schermo, dunque, ridimensiona al contrario le potenzialità del regista e le sue prospettive. Quella che sul web era sembrata una persona a cui fornire fiducia, un talento da tenere d’occhio, che aveva con sé qualcosa di nuovo da dire e da esporre, improvvisamente - non sappiamo se per sua colpa o se per colpa di terzi – finisce con l’assomigliare a tutti gli altri, a proporre il solito menù da fast-food, deludendo persino nello stile e nella confezione.

teresa palmer gabriel batemanCi si aspettava aria fresca da “Lights Out”, la conferma che una volta concesso il microfono ad una delle voci nascoste della rete, la parola emessa fosse assai migliore di quella detta sempre dai soliti. Ed è questa, in sostanza, la delusione maggiore del film, il fallimento più grande di Sandberg e della sua bella storia. A prescindere da qualsiasi altro discorso relativo alle qualità del suo film, a non andare giù minimamente è stato il suo non farsi trovare pronto: non farsi trovare pronto a rispondere come si deve alla chiamata; non farsi trovare pronto (forse) a rispondere a una major con l’arroganza di chi sa concedersi, ma a modo suo; non farsi trovare pronto (in caso) a dire: “No, grazie. Non penso sia una buona idea. Lo script non mi convince. Forse è meglio che ci prendiamo più tempo e che me ne occupi io personalmente”.

Perché alla lotteria non si vince tutti i giorni e quando succede è bene che gli investimenti siano oculati, pensanti e non gettati alle ortiche dall'entusiasmo e dalla foga del momento. Sandberg, purtroppo, si è lasciato travolgere troppo dalla frenesia, invece, ha messo da parte la lucidità casalinga che lo contraddistingue affidando tutto sé stesso a chi, al contrario, avrebbe dovuto affidarsi a lui. Celebrando uno di quei matrimoni poco felici dove l’amore, forse, è destinato a non dover sbocciare.
Un po’ come per il suo corto che, evidentemente, era destinato a restare corto.

Trailer:

Jason Bourne - La Recensione

Jason Bourne Matt Damon
E’ un Jason Bourne taciturno all'estremo quello che vediamo rispuntare dopo la pausa durata nove anni. Un Bourne che, in realtà, la pace non l’ha trovata affatto, anzi, è più tormentato di prima e cerca di sfogarsi partecipando ad incontri clandestini dove mette ko i suoi avversari non appena decide di colpirli. Secondo l’agente della CIA in cerca di attenzioni, interpretata dalla new entry Alicia Vikander, si tratta di una crisi interiore alla quale il suo profilo era incline, legata ancora a quell'identità cancellata e poi ripristinata, che ha generato una sorta di falla nel suo sistema cerebrale con la quale sarebbe addirittura possibile, ora, riuscire a convincerlo a rientrare come agente segreto. Lui però con la CIA sembra nuovamente avere dei conti in sospeso, credeva di sapere e di ricordare tutto, ma a quanto pare esiste un passato più remoto del precedente in cui a gravitare c’è suo padre e una morte dalle origini poco chiare.

Nell'era in cui i sequel, i remake e i reboot hanno un ruolo fondamentale per il cinema, pensare che il franchise di "Jason Bourne" potesse farsi da parte, accettando la conclusione di un percorso esaustivo e grandioso e il consecutivo fallimento del tentato spin-off con Jeremy Renner (che proprio dispiaciuto a noi non era), era davvero un’utopia sulla quale puntare sarebbe stato azzardato. Più probabile, infatti, che Paul Greengrass e Matt Damon tornassero sui loro passi, convinti un po’ a forza e un po’a cuore a riprendere le redini e a ricominciare, rispondendo a un sistema che se non puoi battere, come si dice, tanto vale alleartici. I motivi che riportano Bourne in carreggiata, operativo e visibile ai radar di chi lo aveva addestrato, allora, sono quanto mai scricchiolanti e sommessi, reggono per il rotto della cuffia e, volenti o nolenti, penalizzano la robustezza di una storia e di un marchio che solitamente di questo tipo di problemi non aveva mai sofferto, tutt'altro. Eppure sia Greengrass che Damon ne sono consapevoli, non lo dicono, magari, però che la loro sia una reunion dedicata fondamentalmente ai fan, agli affezionati e a quelli che di fronte alle azioni del loro idolo perdono totalmente i freni, esaltandosi ad ogni inquadratura e ad ogni gancio assestato, in realtà, lo pensano; così come pensano che proprio per questo motivo riportare a galla l’adrenalina e i muscoli della vecchia trilogia in questo quinto capitolo sia uno sforzo che non solo sarebbe impossibile per motivazioni, ma neppure richiesto e necessario.

Matt Damon Paul GreengrassPer cui li vedi, i due, ognuno impegnato a fare quel che gli riesce meglio: il regista a riprendere camera a mano, con ritmo concitato e piani tendenzialmente stretti o strettissimi e l’attore a fuggire con stile e a picchiare duro, non disdegnando gli inseguimenti per la strada con macchine o con moto (espediente notevole per andare ad aumentare il passo di una pellicola sfiancata e in divenire). Sullo sfondo una CIA capitanata da un Tommy Lee Jones cinico e doppiogiochista (un po' come gli altri, alla fine), che sta progettando un metodo per abbattere totalmente la privacy mondiale, ma nel frattempo deve vedersela col nuovo che avanza prepotentemente e a braccetto con la tecnologia che, se da una parte, lui, più maturo, vorrebbe portare al suo fianco, dall'altra cerca anche di abbattere, salvaguardandosi la poltrona: rispondendo con l’arma dell'astuzia e dell’esperienza, ma soprattutto con un Vincent Cassel determinato a premere il grilletto con la stessa facilità con cui accetta ruoli da antagonista.

Un duello tra passato e futuro, insomma, sul quale, tuttavia, il film preferisce appoggiarsi, piuttosto che mettersi a calcare la mano, stesso atteggiamento che utilizza, del resto, quando fa riferimento al caso Snowden e agli strascichi provocati (che per il contesto generale sono più una gustosa citazione che un assist da prendere al volo e infilare in rete).
Che tanto i giochi, si sa, erano belli che finiti nove anni fa e per quanto si finga che ci sia ancora da scavare, la verità è che l’unica cosa che si può trovare, raschiando il fondo, è un inseguimento adrenalinico sopra le righe che entusiasma, si, ma non giustifica la missione.

Trailer:

lunedì 25 luglio 2016

T2: Trainspotting 2 - Teaser Trailer Ufficiale

T2: Trainspotting 2 Ewan McGregor

E' stato rilasciato il primo teaser trailer, ufficiale, di "T2: Trainspotting 2", il sequel dell'omonimo film di Danny Boyle che a vent'anni di distanza riporta sul grande schermo i quattro sballati amici, interpretati da Ewan McGregor, Jonny Lee Miller, Robert Carlyle e Ewen Bremner. L'attesa fino al 2017 è ancora lunga, ma intanto queste immagini possono aiutare ad alleviare la vostra sofferenza.

Teaser Trailer Ufficiale:

domenica 24 luglio 2016

Doctor Strange - Secondo Trailer Ufficiale Italiano


La Marvel risponde alla concorrenza presentando al San Diego Comic-Con il secondo trailer ufficiale di "Doctor Strange", il film con Benedict Cumberbatch, Chiwetel Ejiofor, Rachel McAdams, Michael Stuhlbarg, Mads Mikkelsen e Tilda Swinton, diretto da Scott Derrickson e in uscita nei cinema italiani il 26 Ottobre.

Secondo Trailer Ufficiale Italiano:

Animali Fantastici E Dove Trovarli - Trailer Ufficiale Italiano (Comic-Con)


Dopo aver digerito il passo falso di "The Legend Of Tarzan", il regista David Yates si ributta subito nella mischia e torna nel mondo creato da J.K. Rowling. Promette bene, nonostante lui, infatti il trailer presentato al Comic-Con di "Animali Fantastici E Dove Trovarli", il film che vede come protagonista Eddie Redmayne, affiancato dai colleghi Katherine Waterston, Alison Sudol, Dan Fogler, Ezra Miller, Samantha Morton, Jenn Murray, Faith Wood-Blagrove, Colin Farrell, Ron Perlman e Jon Voight e che uscirà da noi, in Italia, il 17 novembre 2016.

Comic-Con Trailer Italiano:

Sinossi (Ufficiale):
"Animali Fantastici E Dove Trovarli" inizia nel 1926 con Newt Scamander che ha appena terminato un viaggio in giro per il mondo per cercare e documentare una straordinaria gamma di creature magiche. Arrivato a New York per una breve pausa, pensa che tutto stia andando per il verso giusto…se non fosse per un No-Maj (termine americano per Babbano) di nome Jacob, una valigetta lasciata nel posto sbagliato, e per la fuga di alcuni degli Animali Fantastici di Newt, che potrebbero causare molti problemi sia nel mondo magico che in quello babbano.

King Arthur - Trailer Ufficiale Italiano


Torna Guy Ritchie e torna col botto (speriamo). Il regista di "Lock & Stock: Pazzi Scatenati" e di "Snatch: Lo Strappo" infatti il prossimo 23 Marzo 2017 ci presenterà il suo "King Arthur", film con Charlie Hunnam, Aidan Gillen, Djimon Hounsou, Astrid Bergès-Frisbey, Jude Law ed Eric Bana che dalle immagini del trailer si preannuncia quantomeno affascinante e tosto.

Trailer Ufficiale Italiano:

Sinossi (Ufficiale):
Il giovane Arthur vive nei vicoli di Londonium con la sua gang, all'oscuro della vita a cui è destinato fino a quando si impadronisce della spada di Excalibur ed insieme a lei del suo futuro. Sfidato dal potere di Excalibur, Arthur deve compiere scelte difficili. Coinvolto nella resistenza e affascinato da una misteriosa donna, deve imparare a gestire la spada, affrontare i propri demoni e unire il popolo contro il tiranno Vortigern, che si è impadronito della sua corona ed ha assassinato i suoi genitori.

Kong: Skull Island - Trailer Italiano Ufficiale


Ancora Comic-Con e ancora Warner Bros. stavolta con il trailer ufficiale, italiano, di "Kong: Skull Island", il nuovo film con Tom Hiddleston, Samuel L. Jackson, Brie Larson, John Goodman, Corey Hawkins e Jason Mitchell, diretto da Jordan Vogt-Roberts.
Trailer Italiano Ufficiale:

Justice League - Special Comic-Con Footage [UPDATE: Versione Italiana]


Praticamente è un trailer ufficiale, il footage della "Justice League" presentato dalla Warner Bros. al Comic-Con qualche ora fa. Batman, Superman, Wonder Woman, Aquaman, Flash, Cyborg, tutti insieme appassionatamente per rispondere ai vendicatori Marvel e rilanciare la sfida. Diretto da Zack Snyder, il film vede un cast corposissimo composto da Ben Affleck, Henry Cavill, Gal Gadot, Jason Momoa, Ezra Miller, Ray Fisher, Jeremy Irons, J.K. Simmons e Willem Dafoe, ma per vederli in azione bisognerà aspettare fino al 23 Novembre 2017.

UPDATE Special Comic-Con Footage Italiano:


Special Comic-Con Footage:

Wonder Woman - Trailer Ufficiale Italiano


Direttamente dal Comic-Con, piomba online il primo trailer ufficiale, italiano, di "Wonder Woman", il film stand-alone sull'eroina già vista in "Batman v Superman: Dawn Of Justice", interpretata dall'attrice Gal Gadot. Diretta dalla regista Patty Jenkins, la pellicola, che uscirà nelle sale nel 2017, vede nel cast anche le presenze di Chris Pine, Connie Nielson, Robin Wright e David Thewlis.

Comic-Con Trailer Italiano:

Sinossi (Ufficiale):
Prima ancora d'essere Wonder Woman, lei era Diana, principessa delle Amazzoni, cresciuta su un'isola paradisiaca al riparo dal mondo esterno e allenatasi per diventare una guerriera invincibile. L'arrivo di un pilota americano, schiantatosi sulle coste e il suo racconto riguardo al violento conflitto che si sta scatenando oltre quei confini, inducono Diana a lasciare la propria casa, convinta di poter fermare la minaccia. Combattendo al fianco degli esseri umani in una guerra che porrà fine a tutte le guerre, lei scoprirà i suoi poteri e... il suo vero destino.

venerdì 22 luglio 2016

La Famiglia Fang - Trailer Ufficiale Italiano


Rilasciato il trailer ufficiale, italiano, di "La Famiglia Fang", film tratto dall'omonimo romanzo di Kevin Wilson, diretto e interpretato da Jason Bateman, con Nicole Kidman, Christopher Walken e Maryann Plunkett, in uscita al cinema il 1° Settembre.

Trailer Ufficiale Italiano:


Sinossi (Ufficiale):
Caleb e Camilla Fang sono performer le cui creazioni scioccano il pubblico e deliziano gli appassionati d’arte. Protagonisti sin dalla più tenera età sono i loro figli, pedine fondamentali delle loro opere provocatorie spesso al limite tra il genio e la follia. A causa di queste esperienze, Annie (Nicole Kidman) e Baxter (Jason Bateman) ormai adulti si sono allontanati dai genitori, e, seppur a distanza, conducono esistenze parallele e altamente problematiche. I fratelli sono costretti a tornare a casa dai loro eccentrici genitori quando, improvvisamente, scompaiono nel nulla. La polizia teme il peggio ma Annie è convinta che si tratti di una nuova performance e che Caleb e Camilla abbiano finto la propria morte per dare vita all'ennesima, bizzarra, “opera d’arte”. Mettendo insieme i pezzi del puzzle dei ricordi della loro infanzia, Annie e Baxter si mettono alla ricerca dei genitori, sperando di scoprire la verità su quanto accaduto e, magari, finire anche per ritrovare se stessi.

Un Padre, Una Figlia - Trailer Ufficiale Italiano


Disponibile il trailer ufficiale, italiano, di "Un Padre, Una Figlia", l’ultimo film di Cristian Mungiu, vincitore della Palma d’Oro per la Miglior Regia all'ultimo Festival di Cannes, con Adrian Titieni, Maria Drăguș, Lia Bugnar, Mălina Manovici e Vlad Ivanov, che uscirà nelle sale italiane il prossimo 30 Agosto.

Trailer Italiano Ufficiale:


Sinossi (Ufficiale):
Romeo Aldea, un medico che vive in una piccola città di montagna in Transilvania, ha cresciuto la figlia Eliza con l'idea che al compimento del diciottesimo anno di età lascerà la Romania per andare a studiare e a vivere all'estero. Il suo progetto sta per giungere a compimento: Eliza ha ottenuto una borsa di studio per studiare psicologia in Gran Bretagna. Le resta solo da superare l'esame di diploma degli studi superiori, una mera formalità per una studentessa modello come lei. Ma il giorno precedente la prima prova scritta degli esami, Eliza subisce un'aggressione che mette a repentaglio la sua partenza. Adesso Romeo è costretto a prendere una decisione. Ci sono diversi modi per risolvere il problema, ma nessuno di questi contempla l'applicazione di quei principi che in quanto padre ha impartito a sua figlia.

giovedì 21 luglio 2016

Ghostbusters - La Recensione

Ghostbusters 2016 Poster
Una possibilità non si nega a nessuno, nemmeno a Paul Feig. D’altronde chiedeva solo questo il regista, quando ha iniziato a leggere e ad intuire che il suo reboot di “Ghostbusters” tanto bene non era stato preso dal popolo della rete che, forse in maniera un tantino repentina, aveva massacrato l’intera operazione (non) cibandosi a malapena delle immagini del trailer.
Che poi, si sa, dietro a mosse commerciali di questo tipo è automatico aspettarsi reazioni negative di qualche affezionato, di gente (morbosamente) attaccata a quel titolo, magari considerato cult, al punto da prenderla sul personale ed esagerare nei modi, dimenticando che l’industria cinematografica (purtroppo e per fortuna) è liberissima di operare, così come chi ne usufruisce (purtroppo e per fortuna) è liberissimo di ignorare.

Polemiche a parte, però, questo “Ghostbusters” incuriosiva veramente. Era scontato infatti che Feig si era messo a giocare col fuoco. Insulti o meno (su cui fa anche ironia), la responsabilità di qualcosa con cui avrebbe potuto solo scottarsi, sicuramente, la sentiva anche lui e, per questo, era interessante capire come si era messo in testa di volerla affrontare. Ed è stato furbo, il regista, bisogna concederglielo, ha fatto tesoro dell’operazione nostalgia di “Star Wars”, lavorando sul suo reboot alla stessa maniera di J.J. Abrams, ovvero cercando di prendere spunto dalla pellicola originale del 1984, per creare una versione aggiornata, da dedicare alla generazione contemporanea. Certo, rispetto al suo collega, lui, ci è andato coi piedi meno di piombo, cambiando completamente storia e dinamiche e accontentandosi di mantenere simile e coerente solo l’immaginario più indelebile (logo, attrezzature, musiche, ecc.), ma, probabilmente, l’ha fatto perché oggi un blockbuster non può essere considerato tale se non evidenzia determinate caratteristiche: e quindi se non è abbastanza esagerato, grosso e intriso di tutta una serie di ingredienti che, se disgraziatamente ti ritrovi ad avere un palato appena più fino, finisci, magari, per non gradire abbastanza (ingredienti che, peraltro, lo “Star Wars” del 1977, a suo lungimirante modo, già aveva, mentre il “Ghostbusters” del 1984 assolutamente no).
Eppure la sensazione è che, comunque, Feig l’obiettivo l’abbia centrato in pieno, che sia riuscito ad inquadrare perfettamente il target a cui puntava, costruendo un prodotto che non ha assolutamente intenzione di andarsi a prendere i consensi di chi era sentimentalmente legato alla pellicola di Ivan Reitman (anche se non gli dispiacerebbe se ci riuscisse), bensì quelli di coloro che con la suddetta pellicola (ancora) non sono entrati in contatto (il che non significa per forza non averla vista).

Melissa McCarthy Kristen Wiig GhostbustersC’è rispetto e coraggio, insomma, da parte del regista, che addirittura frena il suo umorismo, spesso, esagerato e fastidioso, provando a contenersi e a replicare lo spirito dell’opera a cui si ispira. A volte ci riesce e a volte meno, ma la buona volontà è visibile e, in più di un occasione, finisce addirittura per premiarlo (eh già, si ride). Del resto l’alchimia tra le quattro donne al comando funziona sopra ogni aspettativa, Kristen Wiig si conferma una garanzia certificata, Melissa McCarthy - come Feig - tiene a bada i suoi istinti strabordanti e la forma esplosiva di Kate McKinnon compensa quella sottotono e approssimativa di Leslie Jones; fermo restando che Chris Hemsworth versione imbecille fornisce delle battute extra e delle chicche per niente da sottovalutare (lui si che si è divertito un mondo!).
Quasi dispiace, allora, quando le regole dell’industria, in chiusura, salgono in cattedra decidendo di sovrastare i vari sforzi e l’impegno stimato per richiamare i tratti peggiori dei cinecomic-tutti, mandando all’aria, di fatto, una stabilità narrativa che, seppur mai retta e precisa, aveva saputo fare, sostanzialmente, il suo dovere e farlo piuttosto bene.

Ma questo, diciamolo, è il parere di chi ha qualche problemino con quelle “esagerazioni” di cui sopra, che fa parte di una generazione che, senza dubbio, continuerà a intendere “Ghostbusters” come il film del 1984, che pur avendo relativamente apprezzato il lavoro di Feig, con certe pieghe industriali continua ancora a fare a botte e a discutere. Convinto, tuttavia, che le generazioni nuove (la massa, almeno) che approcceranno questo nuovo film, lo apprezzeranno, forse, più dell’originale, perché scritto su misura secondo i loro standard e secondo i loro gusti.
E a noi, cari nostalgici, non resta altro che accettare la faccenda e farcene una ragione.

Trailer:

Star Trek Beyond - La Recensione

star trek beyond poster
Beyond, ovvero oltre qualcosa; al di là della stessa.
Termine che, forse, sta lì a suggerirci uno stato; a significare un sottotesto: quello di un franchise che, allontanatosi dal padre per forze maggiori, deve iniziare a camminare con le proprie gambe, a tagliare il cordone ombelicale, ad andare per la sua strada. Dietro quel beyond potrebbe esserci benissimo la figura di J. J. Abrams, guida affidabile e determinante occupata ora col fratellastro, mentre davanti, invece, c’è lo spazio infinito, l’ignoto, le opportunità a disposizione visualizzate dall’Enterprise che, per adesso, indicano le coordinate di Justin Lin, ma che in futuro, come al solito, non si sa mai.

Eppure ha le ossa forti questo Star Trek, è cresciuto bene. Non si lascia scoraggiare dai cambiamenti e dalle deviazioni, mantiene il passo spedito, lucido, sicuro. Si sente che ha assimilato alla perfezione il concetto di lavoro di squadra (che poi è lo stesso dei protagonisti di cui narra le gesta), che sa adattarsi alle condizioni rispondendo sempre positivamente ai vuoti d’aria e alle perturbazioni, rinforzando più che mai le sue radici e il suo credo. Le prerogative allora non cambiano, il destino della saga non cambia, tutto resta come da programma, integro, immutato, tranne per quel che riguarda il tatto. Già, perché il tatto è una variabile indipendente, non lo si può apprendere o mantenere, ognuno deve avere il suo: derivato, magari, dalla personalità che ci appartiene, dai modelli di riferimento e da una serie sconfinata di altre influenze impossibili persino da scindere e da elencare a cascata. E se quello di Abrams sa essere delicato, di tatto, sensibile, persuaso dalla matrice spielbergiana anni ’80, per quanto riguarda Lin, sotto questo aspetto, è tutto un altro paio di maniche. Che il regista venga da un’altra scuola e sia cresciuto a pane e “Fast & Furious”, infatti lo si capisce (e si sapeva) non appena “Star Trek Beyond” entra nel vivo, da quelle scene - ancora presenti – in cui le interazioni umane, accompagnate spesso da emozioni forti, ma sottili, dovrebbero teoricamente prendere autorevolezza e cavalcare la scena, manifestando però, qui, freddezza al posto di calore. E’ di un’altra pasta il regista taiwanese, non c’è nulla da fare, prova ad adattarsi, a rispondere alle esigenze del copione, ma l’incapacità nel saper gestire un certo tipo di emotività che non ha nulla a che vedere con lo spettacolo massiccio, fatto di effetti speciali e fuochi d’artificio, non risiede (ancora?) nelle sue corde.

simon pegg sofia boutella
Non è un caso perciò se la visione di “Star Trek Beyond” somiglia un po’ ad un lungo giro sulle montagne russe: tra momenti di rettilineo in cui si rischia addirittura di sfiorare la monotonia e momenti adrenalinici, in cui il percorso ripido, le accelerazioni e le curve scatenano un repentino entusiasmo, utile a risvegliare dal torpore. Perché quando c’è da azionare il rombo dei motori la pellicola riesce a scaldarsi (e a scaldare) alla grande, è generosissima nello spingere il pedale della velocità e lanciarsi a mille: intercettando persino sequenze pregevoli, roboanti e avvincenti per lo spettatore. Peccato che Lin non riesca comunque, tramite ciò, a pareggiare le sue mancanze, a equilibrare un prodotto che, per certi versi, quando ci si mette a livello di adrenalina e divertimento, non ha nulla da invidiare ai suoi predecessori, anzi, molto spesso pare addirittura essere in grado di superarli, sfondando di prepotenza il muro della fantascienza e dello spasso, ma soddisfacendo lo stesso con qualche riserva di troppo.

Paradossalmente una fusione (o assurda collaborazione) tra lui ed Abrams avrebbe dato vita alla quadratura definitiva, quella che la saga di Star Trek sta tentando di raggiungere, pian piano, attraverso test ed esperimenti a cui, tuttavia, ormai è richiesto solo il compito di andare a limare, non più quello di rivoluzionare. Il futuro, quindi, seppur incerto e privo di un leader unico, appare prospero come non mai, non importa quanto oltre ci si possa spingere o quanto al di là ci si possa muovere, perché con una base collaudata e robusta come quella costruita non c’è alcun bisogno di temere nessun attacco, né tantomeno nessuna imboscata.

Trailer:

mercoledì 20 luglio 2016

xXx: Il Ritorno Di Xander Cage - Trailer Ufficiale Italiano

Vin Diesel Xander Cage

Sbarca online il trailer italiano di "xXx: Il Ritorno Di Xander Cage", film che segna il ritorno di Vin Diesel nella saga di xXx nella maniera più tamarra e spettacolare possibile. Diretto da D.J. Caruso e con, oltre a Diesel, Deepika Padukone, Nina Dobrev, Ruby Rose, Samuel L. Jackson, Donnie Yen, Tony Jaa e Toni Collette, questo nuovo capitolo uscirà nelle nostre sale il 19 Gennaio 2017.

Trailer Ufficiale Italiano:

lunedì 18 luglio 2016

I Magnifici 7 - Trailer Italiano Ufficiale


Rilasciato il trailer ufficiale, italiano, di "I Magnifici 7", la rivisitazione dell'omonimo classico diretta da Antoine Fuqua, scritta da Nic Pizzolatto e Richard Wenk, con Denzel Washington, Chris Pratt, Ethan Hawke, Vincent D'Onofrio, Byung-Hun Lee e Peter Sarsgaard, in uscita al cinema dal 22 Settembre.

Trailer Ufficiale Italiano:


Sinossi (Ufficiale):
Quando la città di Rose Creek si ritrova sotto il tallone di ferro del magnate Bartholomew Bogue (Peter Sarsgaard), per trovare protezione i cittadini disperati assoldano sette fuorilegge, cacciatori di taglie, giocatori d’azzardo e sicari – Sam Chisolm (Denzel Washington), Josh Farraday (Chris Pratt), Goodnight Robicheaux (Ethan Hawke), Jack Horne (Vincent D’Onofrio), Billy Rocks (Byung-Hun Lee), Vasquez (Manuel Garcia-Rulfo) e Red Harvest (Martin Sensmeier). Mentre preparano la città per la violenta resa dei conti che sanno essere imminente, questi sette mercenari si trovano a lottare per qualcosa che va oltre il denaro.

Sully - Trailer Ufficiale Italiano


C'è molta attesa intorno al sodalizio artistico creatosi tra Clint Eastwood e Tom Hanks, il primo regista e il secondo attore protagonista di "Sully": il film che ripercorre le vicende del capitano Sullenberg che nel gennaio 2009 riuscì a compiere un atterraggio di emergenza salvando la vita a tutti e 155 i passeggeri dell'aereo di cui era al comando. Ma per vedere come se la sono cavata queste due colonne di Hollywood l'uno di fianco all'altro, noi italiani, però, dovremo aspettare il prossimo 4 Dicembre, anche se, per adesso, intanto, possiamo dare uno sguardo alle immagini del primo trailer ufficiale, italiano.

Trailer Ufficiale Italiano:


Sinossi (Ufficiale):
Il 15 Gennaio 2009, il mondo assiste al "Miracolo sull’Hudson" quando il capitano "Sully" Sullenberger (Hanks) atterra in emergenza col suo aereo nelle acque gelide del fiume Hudson, salvando la vita a tutti i 155 passeggeri presenti a bordo. Tuttavia, anche se Sully viene elogiato dall'opinione pubblica e dai media, considerando la sua un’impresa eroica senza precedenti, delle indagini minacciano di distruggere la sua reputazione e la sua carriera.

giovedì 14 luglio 2016

Smetto Quando Voglio: Reloaded - Teaser Trailer Ufficiale


Arriva fresco, fresco il teaser trailer ufficiale di "Smetto Quando Voglio: Reloaded", primo dei due sequel previsti della saga diretta da Sydney Sibilia, con Edoardo Leo, Valerio Aprea, Paolo Calabresi, Libero De Rienzo, Stefano Fresi, Lorenzo Lavia, Pietro Sermonti, Luigi Lo Cascio, Greta Scarano e Valeria Solarino, in uscita il 2 Febbraio 2017.

Teaser Trailer Ufficiale:

La Notte Del Giudizio: Election Year - La Recensione

Di buffo c’è che, ad ogni nuovo capitolo, “La Notte Del Giudizio” sprigiona sempre le stesse reazioni. Evidenzia gli stessi pregi e gli stessi difetti, con la sola variante che ormai nessuno si aspetta più che James DeMonaco si metta a fare sul serio. Il format infatti è sempre lo stesso, cambia quanto basta, aumenta di eccentricità, ma ai fini pratici si tratta costantemente di un massacro gratuito installato nel caos, a cui un gruppo di persone (i protagonisti del caso) deve sfuggire salvando la pelle.

Neppure l’affacciarsi in politica stimola DeMonaco ad ampliare il discorso, a prendersi finalmente la briga di approfondire quei ragionamenti filosofici sulla società e sul suo bisogno di sangue e violenza, provando, magari, ad innalzare le ambizioni della sua invenzione, per trascinarla ad un livello successivo indiscutibilmente più interessante e fertile. E pensare che stavolta avrebbe potuto farlo davvero alla grande, partendo proprio da quelle elezioni americane in vista che aprono questo terzo capitolo, dove i due candidati a Presidente si danno battaglia discutendo, appunto, dello sfogo purificatorio e del suo destino, che se da una parte risulta prospero e intoccabile dall’altra, invece, ha le ore contate ed è prossimo all’abolizione. Entrano in gioco i poteri forti, allora, quei Nuovi Padri Fondatori che, impauriti dai sondaggi della papabile Presidente donna - contraria alla loro riscrittura della Costituzione - decidono di utilizzare la famosa Notte Del Giudizio per eliminare qualsiasi minaccia possa metterli all’angolo, sconfinando, di fatto, in un territorio in cui a tenere banco non sono più ricchezza e povertà, bensì potere e democrazia.
Questo, almeno, teoricamente. Perché poi, ad incipit archiviato, le premesse seminate saltano per aria e la dinamica dell’intrigo politico viene accantonata per abbracciare la carta della sopravvivenza-su-strada già collaudata nel capitolo precedente. Una sterzata con la quale “La Notte Del Giudizio: Election Year” non si da, certo, la zappa sui piedi, ma con la quale va a perdere moltissimo rispetto a quanto avrebbe potuto guadagnare.

Ci sono più sfumature, dunque, in questo terzo capitolo, estensioni intuitive e azzeccate che ingrandiscono la trovata di riferimento, apportando al suo interno persino un umorismo grottesco che stuzzica e rallegra lo spettatore. Su alcune cose, forse, si poteva spingere meno, tenere ferma la mano (quel villain è un criminale ambulante tutto l’anno!), ma nel complesso il colore e l’azione appagano le aspettative, allestendo uno spettacolo di grana grossa che, se sulla violenza cerca di risparmiare un po’, sul filo narrativo - se non altro per quel che riguarda tre quarti film - cerca di essere piuttosto attento, tratteggiando meglio di quanto ci si potesse aspettare personaggi e sottotrame. Le redini, diciamo, DeMonaco decide di forzarle, nel terzo atto, in una scena in particolare in cui si sceglie di tornare, senza motivo, in un negozio, poco prima lasciato alle spalle con tanto di motivazione logica. Un passaggio che gli serve – e che poteva curare meglio con poco - per giungere ad una conclusione che, ad avviso di chi scrive, è il movimento più evidente e coraggioso messo in pratica dalla pellicola e dal franchise: che per la prima volta valica la finzione fantascientifica, sfiorando la realtà, puntando il dito su di un’America brutta, sporca e schizofrenica, impossibile da assolvere e da perdonare (uno dei motivi, forse, per cui in patria, il film, non sia stato apprezzatissimo).

Si tratta di un passetto minimo, però, di un accenno di reazione che potrebbe voler dire qualcosa come niente, in una saga che obiettivamente continua a rimanere troppo uguale a sé stessa, e facilmente stancante se limitata al suo ciclico ritornello e schema. Fermo restando che tra il puntare il dito ed, eventualmente (in futuro), attaccare la preda ci passa sotto una Nazione che non avrebbe nulla in contrario, probabilmente, a mettersi di traverso e a sfogarsi, imponendo al regista di tornare sui suoi passi o di chiudere battenti in via definitiva.
Ma questo DeMonaco, siamo sicuri, l’abbia già messo in conto.

Trailer:

La La Land - Teaser Trailer Originale Ufficiale


Sarà il film di apertura, in concorso, di Venezia 73, "La La Land", nuova fatica del regista Damien Chazelle, dopo "Whiplash", con protagonisti Ryan Gosling ed Emma Stone. Da qualche ora, in rete, circola il primo teaser trailer ufficiale che potete comodamente gustarvi qui sotto.

Teaser Trailer Originale Ufficiale:

martedì 12 luglio 2016

[HOME VIDEO] Il Labirinto Del Silenzio - La Recensione del Blu-Ray Disc


C’era Quentin Tarantino che, nel suo universo, ai nazisti voleva punirli con una svastica incisa in fronte, una cicatrice, perché non era giusto - secondo lui - che un nazista potesse scomparire e nascondere tutte le sue malefatte con il solo togliersi la divisa di dosso. Per Giulio Ricciarelli (e per la Germania), invece, è un po’ diverso, nel senso che il suo di universo è più simile a quello reale, dove le distorsioni non sono ammesse e in cui ad essere raccontata c’è la vera storia di un paese: un paese che finita la Seconda Guerra Mondiale la cicatrice la porta ugualmente, non stampata in fronte ai suoi assassini, è ovvio, ma comunque riposta in quella coscienza che vorrebbe evitare di stuzzicare ancora, sperando che lo scorrere del tempo possa aiutare a pulirla, se non del tutto, quasi.

C’è Auschwitz allora al centro de “Il Labirinto Del Silenzio, o meglio c’è, ma non si vede (tranne in una scena finale in cui la si vede comunque dal di fuori, diversa da ciò che era), ci sono gli episodi disumani che accadevano al suo interno raccontati dai superstiti interrogati dall’avvocato protagonista che, seguendo la voglia di giustizia di un giornalista (e del suo assistito), assume l’incarico (scomodo) di ritrovare e condannare tutti quei nazisti che, appunto, post tirannia-hitleriana, sono stati reintegrati nella società come se nulla avessero compiuto, fuggendo in pianta stabile chissà dove all'occorrenza. Siamo nel 1958 e la Germania di strascichi ne porta ancora abbastanza, sotto forma di vergogna e di orgoglio: non tutti infatti sono pentiti di Hitler e del suo operato, alcuni cercano di andare avanti a testa bassa, eppure altri quella svastica svanita nel nulla ancora non smettono di disegnarla, minacciando con dei grossi sassi, magari, coloro che vorrebbero stanarli e condannarli. E’ un momento di transizione quello inquadrato da Ricciarelli, un passaggio fondamentale e critico di un paese che, in qualche modo, in quel periodo storico, era costretto a dover fare i conti con le proprie azioni, dall’interno assai più che dall’esterno, allestendo concorsi di colpa e scariche di responsabilità che non sempre, tuttavia, sapevano risultare sinceri o motivati.

Nominato all’Oscar come miglior film straniero, “Il Labirinto Del Silenzio”, quindi, tenta di portare alla luce un argomento assai visto e rivisto, inquadrandolo da un punto di vista differente e, per questo, interessante nonostante tutto. Perché il film di Ricciarelli, forse, lungo il suo cammino ogni tanto cede un po’ alla retorica, pecca un tantino di inesperienza, ma con la sincerità di fondo che lo contraddistingue e quella voglia di battere un terreno poco coltivato, riesce comunque a non cadere, rimanendo saldo in piedi e prendendosi l’affetto dello spettatore. Cosa, fidatevi, tutt’altro che da sottovalutare.

Queste le specifiche tecniche dell’edizione italiana, Blu-Ray, del film:
Dischi: 1
Formato Video: Anamorfico 2,35:1
Tracce Audio: Italiano 2.0 Stereo Dolby Digital, Tedesco 2.0 Stereo Dolby Digital, Tedesco DTS-HD 2.0
Sottotitoli: Italiano, Italiano per non udenti
Durata: 123 Minuti ca.
Contenuti Speciali: Trailer, Sul Set, Interviste
Confezione: Amaray
Casa di Distribuzione: Good Films
Distributore Home Video: Cecchi Gori Home Video
Data di Uscita: 21 Giugno 2016

Trailer:

sabato 9 luglio 2016

The Legend Of Tarzan - La Recensione

David Yates è un impiegato. Questo l’avevamo già detto, in passato, ma è bene ribadirlo. Essere impiegato e fare il regista significa letteralmente svolgere un preciso compito dietro la macchina da presa non avendo alcuna autorizzazione a fare di testa propria o a sperimentare; rassicurando, di conseguenza, lo Studio che ti commissiona il lavoro che questo venga portato a termine secondo un determinato piano di produzione, estraneo a qualsiasi discussione o confronto (uno Yes-Man, in pratica).

Certo, questa etichetta deriva, in gran parte, da quanto visto nella saga di Harry Potter (della quale il regista ha diretto tutta la seconda metà), dove i paletti erano sicuramente maggiori per Yates, e per lui si trattava della prima, vera, grande esperienza cinematografica: per cui quel carisma che a noi era sembrato totalmente assente, non è detto che non potesse esistere riposto, chi lo sa, magari in qualche cassetto, in attesa di essere tirato fuori e utilizzato al momento giusto. Ecco allora come “The Legend Of Tarzan”, in qualche modo, diventava un crocevia fondamentale, l’occasione perfetta, sia per Yates, sia per noi di rivalutare o meno la questione, andando a comprendere i suoi eventuali limiti e le sue qualità attraverso una storia che prometteva, sin dall’inizio, di voler tradire il romanzo di partenza, prendendosi delle libertà e riscrivendo l’epopea. Comincia infatti con un Tarzan già civilizzato e introdotto nei palazzi borghesi di Londra, la pellicola, con la parentesi della giungla ormai messa alle spalle (e rinnegata) e il rapporto con Jane legittimato nel sacro vincolo del matrimonio. Ciò che viene raccontato, quindi, è praticamente un ritorno alle origini, un riprendere contatto con quel luogo selvaggio in cui si è vissuti e cresciuti e nel quale, forse, si è lasciato qualche discorsetto (sentimentale e privato) in sospeso: sollecitato, qui, dalla scusante di una mossa politica da scatenare contro il monarca belga, Re Leopoldo II, che tramite un suo uomo mandato appositamente sul posto (in Congo), sembra stia per mettere in piedi un traffico di schiavi che dovrebbe ridurre i debiti contratti dalla sua Nazione ed arricchirla in breve tempo con il commercio di diamanti.

La fedeltà rigida e intoccabile respirata con l'universo potteriano, cessa di essere un ostacolo, insomma, anzi, teoricamente, stavolta più lontano ci si discostava dal modello classico, più chance si accumulavano di realizzare un buon prodotto e raggiungere eventuali consensi. Volenti o nolenti, però, quando nel sangue ti manca l’indole ribelle, l’istinto di gettarti nel vuoto e di azzardare, finisci sempre col rimanere sul ciglio del burrone guardando cosa c’è sotto a testa chinata e vertigini addosso. Esempio, questo, preso non a caso perché in “The Legend Of Tarzan” di burroni da cui gettarsi e, soprattutto, di liane a cui aggrapparsi che solamente Spider-Man, ce ne sono a bizzeffe e rappresentano, senza alcun dubbio, il meglio assoluto di uno spettacolo, in realtà, piuttosto rigido che - come per Yates sul ciglio – pare quasi voler lanciarsi, ma senza trovare mai la spinta necessaria per spiccare il volo. Colpa di una narrazione compassata e fiacca che proprio non ce la fa a non piacersi troppo e a crogiolarsi, a respingere i flashback superflui e soporiferi e a non mandare all'aria le promesse fatte di una versione vivace, fuori dagli schemi, con la quale rivitalizzare la genesi consumata e popolare dell’uomo delle scimmie e Re della giungla. Appare sempre disorganizzato Yates, frettoloso nelle scene d'azione e superficiale quando prova a farsi serio e ad affrontare argomenti moderni come lo sfruttamento e lo scontro tra razze: tematiche all'avanguardia, delicate, che tuttavia una sceneggiatura come quella che ha tra le mani non può permettersi il lusso di esaminare neanche se volesse leggerle a bassa voce.

A conservare la pelle, dunque, sono solamente gli esperti e infallibili Samuel L. Jackson e Christoph Waltz, vincolati in ruoli che, probabilmente, controllano come le loro braccia e le loro gambe, ma con i quali riescono a risultare sempre ordinati e impeccabili quando si tratta di stare in scena e orchestrare. Un talento, questo, che a Yates avrebbe fatto assai comodo, segno distintivo di tutti quei registi (e attori, appunto) che sanno sempre come cavarsela, a prescindere dalle condizioni, dalle difficoltà e dalle regole. Ma francamente, lui, regista non lo è, è un impiegato. E gli impiegati da che mondo è mondo non sanno orchestrare, sanno eseguire.

Trailer:

venerdì 8 luglio 2016

[HOME VIDEO] Carol - La Recensione del Blu-Ray Disc


Grande escluso nella categoria miglior film agli scorsi premi Oscar - con il contentino di sei nomination (tra cui attrice protagonista, non protagonista e sceneggiatura non originale) ricevute per le quali, tuttavia, non è riuscito a portar via nulla - esce finalmente in Dvd e Blu-Ray Disc, “Carol”, ultimo film di Todd Haynes (che mancava dalla scena cinematografica da circa 8 anni), tratto dall’omonimo romanzo di Patricia Highsmith e interpretato da due attrici gigantesche come Cate Blanchett e Rooney Mara.

Storia omosessuale tra due donne ambientata nella New York degli anni ’50, quando ancora pregiudizi, ruoli e sesso erano materie prive di sfumature a cui poter guardare solamente o in bianco o in nero. La passione che sboccia allora tra la diciannovenne Therese Belivet e la donna sposata, ricca e molto più grande di lei, Carol Aird, pur non essendo frenata da un eventuale buon senso di facciata delle due, deve inevitabilmente andare a fare i conti con un mondo ed una società che non è pronta ad accettare e a sostenere il loro amore: decisa a fare di tutto, quindi, per frenare l’avanzata di qualcosa che non riesce ad accettare e a comprendere.
Eppure, sebbene sarebbe stato facile, non è per niente un film urlato “Carol”, uno di quelli dove tutto viene costantemente esplicitato e messo sul piatto con irruenza, al contrario - in perfetto stile con il cinema di Haynes - qui le situazioni prediligono il gesto, lo sguardo, quel linguaggio del corpo che rispetto alle parole non è capace né di mentire, né di imbrogliare. Così il profilo delle due protagoniste - appartenenti a classi completamente diverse - senza troppi spiegoni viene svelato allo spettatore attraverso i particolari, attraverso piccoli rifiniture che diventano, poi, le stesse fondamentali, per andare ad elevare e a rendere meravigliose le emozioni di una storia d’amore che sa struggere tanto quanto mettere i brividi ed emozionare.

Una narrazione, quella di Haynes, che risalta l’estetica, la fotografia, per poi congiungersi con la struttura di un racconto capace di vibrare, di forgiarsi lentamente un'anima e di rimanere indelebile. Così come indelebili rimangono i volti e le occhiate della Blanchett e della Mara in quel ristorante dove si apre e si chiude il film, e dove noi spettatori tra brividi e lacrime finiamo per lasciare il cuore (qui la recensione integrale del film).

Il Blu-Ray in edizione italiana prevede le seguenti specifiche tecniche:
Dischi: 1
Formato Video: Anamorfico 1,85:1
Tracce Audio: Inglese DTS-HD Master Audio 5.1, Italiano DTS-HD 5.1
Sottotitoli: Italiano, Italiano per non udenti
Durata: 115 Minuti ca.
Contenuti Speciali: Trailer
Confezione: Amaray
Casa di Distribuzione: Lucky Red
Distributore Home Video: Cecchi Gori Home Video
Data di Uscita: 7 Giugno 2016

Trailer:

[HOME VIDEO] Strade Perdute - La Recensione del Blu-Ray Disc


Torna disponibile in una nuova edizione Blu-Ray e Dvd “Strade Perdute” di David Lynch, settimo film del regista e creatore di “Twin Peaks” e “Mulholland Drive”, con protagonisti Bill Pullman e Patricia Arquette: rispettivamente marito e moglie alle prese con uno strano caso che li vede ricevere, via posta, sulla soglia della porta di casa, una dopo l'altra, delle videocassette con all’interno riprese che ritraggono prima l’esterno della loro dimora e dopo la loro camera da letto con entrambi intenti a dormire, anticipando, di fatto, l’arrivo di una terza videocassetta con dentro le immagini dell’assassinio della moglie compiuto dal marito.

Un Lynch puro e ai suoi massimi livelli, insomma, con attorcigliamenti narrativi e mentali che inquinano la risoluzione di una trama thriller contorta, stracolma di misteri e dalla quale si viene praticamente inghiottiti e (forse) risputati solo alla fine. Potrebbe essere identificata un po’ come l’anticamera di “Mulholland Drive”, infatti, la pellicola (tra le due opere intercorre uno spazio di quattro anni, con “Una Storia Vera” a dividerli), con metodi e soluzioni che oltre a richiamare quel (capo)lavoro sembrano quasi voler cominciare, in questo caso, la loro prova sul campo e la sperimentazione sul pubblico, fornendo davvero un esperienza unica nel suo genere, dalla quale si rimane fatalmente contagiati e stregati.
Lo stratagemma, allora, forse è proprio quello di lasciar perdere, di non mettersi ad approcciare a “Strade Perdute” come fosse un film canonico, uno di quelli ”normali”, meglio fare in modo che questo suggestioni, invece, operi passivamente, ribaltando di sana pianta l’esperienza visiva e il concetto strutturato di quel cinema che meglio conosciamo, ma da cui ogni tanto fa anche bene, e vale la pena, allontanarsi.

Solo una volta compiuto questo passo da parte nostra la massima espressività lynchiana potrà mostrarsi ai nostri occhi, in un tripudio di follia, colori e stravaganze che pochi registi al giorno d’oggi (nel mondo) sanno maneggiare e gestire con cotanta classe.

Il Blu-Ray in edizione italiana prevede le seguenti specifiche tecniche:
Dischi: 1
Formato Video: Anamorfico 2,35:1
Tracce Audio: Inglese DTS-HD Master Audio 5.1, Italiano DTS-HD Master Audio 5.1, Inglese 2.0 Dolby Digital, Italiano 2.0 Dolby Digital
Sottotitoli: Italiano
Durata: 134 Minuti ca.
Contenuti Speciali: Trailer, Making of, Interviste al regista
Confezione: Amaray
Casa di Distribuzione: Mustang - RaroVideo
Distributore Home Video: Cecchi Gori Home Video
Data di Uscita: 7 Giugno 2016

Trailer:

lunedì 4 luglio 2016

Midnight Special - La Recensione

Midnight Special Poster
Mentre si spiega, ovvero mentre velocemente rivela l’incipit di un bambino paranormale, alieno forse, in fuga da una congrega religiosa e dall'FBI, perché rapito dal proprio padre e dal suo (migliore) amico, "Midnight Special" fa tornare alla mente quei film di Steven Spielberg intramontabili. Quei classici degli anni ’80 stampati nella memoria, per capirci.

Dietro la sua regia (e la sua sceneggiatura) tuttavia c’è la mano di Jeff Nichols, un autore che con Spielberg centra poco, nel senso che - messe da parte le influenze evidenti - sia per quanto riguarda le direzioni da prendere, sia per quanto riguarda lo stile, tende costantemente ad andare in tutt'altri luoghi, disinteressato a ricalcare o a imitare modelli predefiniti. Pare infatti essere tornato alle atmosfere di "Take Shelter", qui, il regista, a quell'inquietudine e a quelle paure che contraddistinguevano il personaggio di Michael Shannon che, guarda caso, riappare per proteggere ancora una volta la sua famiglia: ma non più con la costruzione di un bunker antiatomico, bensì con una fuga on the road (con qualche sosta) interminabile e singhiozzante attraverso la quale mettere al riparo il proprio figlio da interrogatori governativi e fanatismi religiosi alla disperata ricerca di un messia. E’ un po’ l’E.T. di turno infatti il piccolo Jaeden Lieberher, in apparenza umano eppure, in sostanza, capace di sparare dagli occhi raggi di luce messaggeri o, magari, scatenare involontariamente piogge di meteoriti dal cielo. Non viene da un altro pianeta, però, qualcosa pare averlo scelto per abitarlo e guidarlo, ancora non si sa se temporaneamente o per sempre, ma di certo, a breve, dovrebbe accadere un evento fondamentale in grado di fornire più spiegazioni a riguardo. C’è chi lo chiama giorno del giudizio, chi diffida e vuole indagare e chi senza pregiudizi attende curioso di scoprire la verità.
Sta di fatto che di quel filone fantascientifico che portiamo a cuore, "Midnight Special" prende solo l’impronta, il contorno della forma, andando a muoversi anarchicamente e non rispettando le regole stabilite per modernizzare (attualizzare, sarebbe meglio) la questione, facendosi imprevedibile. La magia, la gioia, l’emozione di quell'incontro ravvicinato del terzo tipo allora ecco che va a disperdersi, o meglio, a strozzarsi sotto il contenimento eccessivo di informazioni che mandano all'aria le premesse (buone) vibrate dall'atmosfera iniziale per incoraggiare uno svolgimento, probabilmente, troppo asciutto e uguale a sé stesso nel suo incedere.

Midnight Special Jaeden LieberherCi sono le fughe, i misteri da chiarire, il timore verso qualcosa che non si conosce o che comunque è diverso da noi, a fare da impalcatura alla pellicola di Nichols, elementi che vogliono rappresentare sicuramente un’aria di cambiamento, mostrandosi specchio di un’epoca che, inevitabilmente, stando anche alla cronaca, ormai soffre lo sconosciuto ed ogni suo tipo di derivazione, ma che non accontentano l’immaginario, né tantomeno l’intrattenimento. Il problema è che, oltre ciò, "Midnight Special" non ha nient’altro da dire, nient’altro da apportare al genere che approccia, girando intorno ad una storia che finge di tenere nascosti i suoi indizi, ma esclusivamente perché, in realtà, ha ben poco da svelare, se non un epilogo piuttosto moscio che non rende giustizia a quanto visto (e sopportato) nell'intero, sfiancante, cammino.

Perché va bene andare per la propria strada, niente in contrario ad essere innovativi, si può persino sbagliare, se l’intento è quello di seguire il proprio istinto, ma farsi trovare impreparati, confusi e responsabili della costruzione di un telo narrativo che non ha idea di che pesci prendere, forse, è comportamento un tantino goffo ed eccessivo. E non fa differenza se di mezzo c’è la fantascienza o un altro genere a caso, del resto, non è la prima volta che Nichols va a mettersi in difficoltà con le sue stesse mani, complicandosi la vita e rimettendoci la faccia. Sintomo della scomparsa di una bussola da recuperare il prima possibile, tornando a guardare, chissà, proprio a quei grandi nomi e a quei grandi miti da cui l'aver preso le distanze, magari, è stata azione precipitosamente affrettata e prematura.

Trailer:

sabato 2 luglio 2016

Il Drago Invisibile - Trailer Italiano Ufficiale

Il Drago Invisibile Poster

Uscirà a brevissimo in Italia, "Il Drago Invisibile" della Disney, riproposizione del classico "Elliott Il Drago Invisibile" del 1977. Ed ecco arrivare allora il trailer italiano, ufficiale, in cui, rispetto al teaser di qualche settimana fa, viene svelato un po' di più riguardo al film che vedremo integralmente al cinema a partire dal 10 Agosto.
Vi ricordiamo che sarà diretto da David Lowery e nel cast vedrà le presenze di Oakes Fegley, Bryce Dallas Howard, Wes Bentley, Karl Urban e Robert Redford.

Trailer Italiano Ufficiale:

Sinossi (Ufficiale):
Per anni il signor Meacham (Robert Redford), un vecchio intagliatore di legno, ha affascinato i bambini della sua città raccontando le storie di un feroce drago che si nasconde nelle foreste del Pacific Northwest. Per sua figlia Grace (Bryce Dallas Howard), che lavora come guardia forestale, queste storie non sono altro che leggende… finché non incontra Pete (Oakes Fegley). Pete è un misterioso bambino di dieci anni, senza casa né famiglia, che sostiene di vivere nella foresta insieme a un gigantesco drago verde di nome Elliott. Stando alle descrizioni di Pete, Elliott sembra estremamente simile al drago presente nei racconti del signor Meacham. Con l’aiuto dell’undicenne Natalie (Oona Laurence), figlia di Jack (Wes Bentley) proprietario della segheria locale, Grace deciderà di scoprire la verità su Pete e sul suo incredibile drago.

Perché Proprio Lui? - Trailer Italiano Ufficiale

Perché Proprio Lui Poster

Somiglia un po' a "Ti Presento I Miei" il nuovo film di John Hamburg, dove Bryan Cranston si mette di traverso nei confronti di James Franco che, sinceramente, in queste vesti, non è proprio il ragazzo migliore che un padre vorrebbe avere a casa come genero. Uscirà a Natale negli Stati Uniti "Perché Proprio Lui?", mentre da noi ancora non lo sappiamo, ma nel frattempo possiamo dare un occhiata al trailer.

Trailer Italiano Ufficiale:

venerdì 1 luglio 2016

Demolition: Amare E Vivere - Trailer Italiano Ufficiale

Demolition Jake Gyllenhaal

Rilasciato il trailer ufficiale italiano di "Demolition: Amare E Vivere", il film diretto da Jean-Marc Vallée con Naomi Watts, Jake Gyllenhaal e Chris Cooper in uscita nelle sale il prossimo 15 Settembre.

Trailer:


Sinossi (Ufficiale):
Davis Mitchell fatica a ritrovare un equilibrio dopo la tragica morte della moglie. Quello che nasce come un banale reclamo a una società di distributori automatici si trasforma in una serie di lettere, nelle quali Davis fa delle confessioni personali inquietanti che catturano l’attenzione di Karen, responsabile del servizio clienti. E così, due perfetti sconosciuti stringono un legame molto profondo, che diventa per entrambi un’ancora di salvezza.