IL SITO DEDICATO AL CINEMA IDEATO, SCRITTO E DIRETTO DA GIORDANO CAPUTO

venerdì 30 settembre 2016

Festa Del Cinema di Roma 2016 - Tutti I Film In Programma


Questa mattina, in quello che sarà il luogo di svolgimento dell'evento, ovvero l'Auditorium Parco Della Musica, il direttore artistico Antonio Monda e la Presidente Piera Detassis, hanno reso noto il programma ufficiale dell'undicesima Festa Del Cinema di Roma, che si svolgerà dal 13 al 23 Ottobre prossimo. Questi i film che saranno proiettati.

Selezione ufficiale:

"7 MINUTI" di Michele Placido (Italia)
"7.19AM" di Jorge Michael Grau (Messico)
"THE ACCOUNTANT" di Gavin O'Connor (Stati Uniti, Canada)
"THE BIRTH OF A NATION" di Nate Parker (Stati Uniti)
"LA CAJA VACÍA" di Claudia Sainte-Luce (Francia, Messico)
"DENIAL" di Mick Jackson (Stati Uniti, Regno Unito)
"THE EAGLE HUNTRESS" di Otto Bell (Regno Unito, Mongolia, Stati Uniti)
"LA FILLE DE BREST" di Emmanuelle Bercot (Francia)
"AL FINAL DEL TÚNEL" di Rodrigo Grande (Argentina, Spagna)
"FLORENCE FOSTER JENKINS" di Stephen Frears (Regno Unito)
"FRITZ LANG" di Gordian Maugg (Germania)
"GOLDSTONE" di Ivan Sen (Australia)
"THE HOLLARS" di John Krasinski (Stati Uniti)
"INTO THE INFERNO" di Werner Herzog (Regno Unito, Austria)
"IRRÉPROCHABLE" di Sébastien Marnier (Francia)
"JAVDANEGI" di Mehdi Fard Ghaderi (Iran)
"THE LAST LAUGH" di Ferne Pearlstein (Stati Uniti)
"LION" di Garth Davis (Australia, Regno Unito, Stati Uniti)
"MANCHESTER BY THE SEA" di Kenneth Lonergan (Stati Uniti)
"MARIA PER ROMA" di Karen Di Porto (Italia)
"MEDINAT HAGAMADIM" di Yaniv Berman (Israele, Palestina)
"MOONLIGHT" di Barry Jenkins (Stati Uniti) - Film D'Apertura
"LA MUJER DEL ANIMAL" di Victor Gaviria (Colombia)
"NAGAI IIWAKE" di Miwa Nishikawa (Giappone)
"NAPOLI '44" di Francesco Patierno (Italia)
"NOCES" di Stephan Streker (Belgio, Francia, Lussemburgo, Pakistan)
"POWIDOKI" di Andrzej Wajda (Polonia)
"RICHARD LINKLATER: DREAM IS DESTINY" di Louis Black, Karen Bernstein (Stati Uniti)
"THE ROLLING STONES OLÉ OLÉ OLÉ!: A TRIP ACROSS LATIN AMERICA" di Paul Dugdale (Regno Unito)
"SAN SHAO YE DE JIAN" di Tung-Shing 'Derek' Yee (Hong Kong, China)
"THE SECRET SCRIPTURE" di Jim Sheridan (Irlanda)
"SNOWDEN" di Oliver Stone (Stati Uniti, Germania)
"SOLE CUORE AMORE" di Daniele Vicari (Italia)
"TODO LO DEMÁS" di Natalia Almada (Messico, Stati Uniti)
"TRAMPS" di Adam Leon (Stati Uniti)
"LA ÚLTIMA TARDE" di Joel Calero (Perù, Colombia)
"UNA" di Benedict Andrews (Regno Unito)

Tutti Ne Parlano (spazio dedicato ai titoli che hanno avuto un sorprendente esordio internazionale)

"BUSANHAENG" di Yeon Sang-ho (Corea del Sud)
"GENIUS" di Michael Grandage (Regno Unito, Stati Uniti)
"HELL OR HIGH WATER" di David Mackenzie (Stati Uniti)
"LA TORTUE ROUGE" di Michael Dudok de Wit (Francia, Giappone, Belgio)

In Collaborazione con Alice nella Città:

"CAPTAIN FANTASTIC" di Matt Ross (Stati Uniti)
"LOUISE EN HIVER" di Jean-François Laguionie (Francia, Canada)
"SING STREET" di John Carney (Irlanda, Regno Unito, Stati Uniti)

Indivisibili - La Recensione

Indivisibili Edoardo De Angelis
Dasy e Viola sono due gemelle siamesi trasformate dai loro genitori in due fenomeni da baraccone. Cantanti neomelodiche per eventi più disparati come professione principale, ma anche simbolo di miracolo, di religiosità e di speranza per la Chiesa e i suoi credenti. A volte le due cose si incrociano nelle ospitate a cui prendono parte girando in lungo e in largo per una Caserta povera e trasandata, quella che “Indivisibili” sceglie come ambientazione unica per rafforzare la condizione di prigionia e malessere delle due ragazze-sorelle: supervisionate da una famiglia allargata, capitanata da un padre padrone e manager e da un prete che le noleggia per rafforzare la sua posizione e la sua parola.

Il dramma della pellicola diretta da Edoardo De Angelis, allora, non risiede tanto nelle complicazioni fisiologiche di una separazione possibile - anche se da sempre nascosta per motivi di denaro - che le due ragazze (una in particolare) ad un certo punto decidono di voler eseguire contro tutti e tutti, quanto in quelle economiche e di equilibrio che andrebbero a scatenarsi in seguito, se l’operazione andasse in porto, all'interno del loro nucleo famigliare, nonché, di riflesso, in quello ecclesiastico di spettacolo, nel quale accordi e operazioni commerciali fanno da padrone e da muro maestro. Quell'essere indivisibili dato per scontato, quindi, assume ad un tratto un significato deforme, ingiusto, connesso non più alle regole crudeli e superiori della natura e della genetica, ma a quelle di un mondo che letteralmente ha deciso, prepotente, di cibarsi dell’handicap delle due protagoniste, non volendo in assoluto smettere di nutrirsene. Un incipit molto interessante, in cui la mano di Nicola Guaglianone – uno dei tre sceneggiatori di “Lo Chiamavano Jeeg Robot”, qui affiancato da Barbara Petronio e dal regista stesso – sicuramente si sente forte e compie la differenza, permettendo a De Angelis di potersi muovere lungo un percorso infinitamente vasto, originale e stimolante come, forse, mai prima d’ora gli era capitato di fare.

Indivisibili Dasy ViolaMette in ballo tanti argomenti “Indivisibili”, infatti, dalla povertà delle periferie in cui sopravvivere è questione di arrangiamento e fortuna, al concetto di diversità, che oggi può assumere, in determinati casi, un’accezione piuttosto rovesciata, fungendo da punto di forza, anziché da punto debole. Non a caso, in una scena specifica, messo alle strette, il padre di Dasy e Viola lo dice chiaro e tondo alle figlie: “Là fuori la gente normale fa la fame!”, sottolineando proprio quanto sia tutt'altro che intelligente, da parte loro, il volere uscire fuori da un circo equestre pagato a peso d’oro da quel giro estremamente decadente, ma ricco che frequentano, solo per entrare a far parte dell'intimo di un mondo reale che il più delle volte è disposto, al massimo, a prenderti a calci in faccia e a ignorarti. E di calci in faccia ne ricevono molti le due ragazze, in effetti, dal momento in cui stabiliscono di voltare le spalle al cinismo, gli inganni e l’oppressione di una famiglia brutta, sporca e cattiva, per fuggire di nascosto e andarsi a prendere quel futuro che sentono (in modi diversi) appartenergli, rompendo finalmente la protezione di vetro che la famiglia gli aveva costruito intorno sin da bambine e scontrandosi con una verità tagliente e ancor più amara, perché schietta e non filtrata.

Una strada che De Angelis sceglie di intraprendere, tra le tante, per esplorare da vicino, con primi e primissimi piani, una maturazione e un conoscimento personale la cui miccia viene accesa dall'impossibilità di evasione da un luogo che somiglia a un carcere, piuttosto che a un castello gigantesco disegnato da Escher. Per fare ciò deve rinunciare però all'altra possibilità, quella che avrebbe portato subito al raggiungimento dello scopo principale per andarne, poi, a spiare da vicino i sapori e le conseguenze. Ma, invece, "Indivisibili" preferisce tornare a flirtare con il simbolismo religioso, cattolico, e stavolta sul serio, allestendo un finale decisamente duro e avvilente, che, visto dalla giusta distanza, è forse quello maggiormente idoneo a raggiungere il pubblico per colpirlo allo stomaco e, infine, scuoterlo. Non solo sentimentalmente.

Trailer:

Oceania - Trailer Italiano Ufficiale

Oceania Disney

Arriva il trailer italiano, ufficiale, anche di "Oceania", il nuovo film d'animazione targato Disney, diretto dal duo formato da Ron Clements e John Musker, con le voci originali di Dwayne Johnson, Alan Tudyk, Nicole Scherzinger e Jemaine Clement, nelle sale italiane dal 22 Dicembre 2016.

Trailer Italiano Ufficiale:


Sinossi (Ufficiale):
Tremila anni fa, i più grandi navigatori al mondo attraversavano lo sconfinato Oceano Pacifico, alla scoperta delle numerose isole dell’Oceania. Ma poi, per un millennio, i loro viaggi cessarono – e ancora oggi, nessuno sa il perché.

Jack Reacher: Punto Di Non Ritorno - Nuovo Trailer Ufficiale Italiano

Jack Reacher: Punto Di Non Ritorno Tom Cruise

E' sbarcato online da pochissime ore il nuovo trailer ufficiale, italiano di "Jack Reacher: Punto Di Non Ritorno", il nuovo action-thriller ispirato al personaggio creato da Lee Child, diretto da Edward Zwick con Tom Cruise, Cobie Smulders, Robert Knepper e Aldis Hodge, dal 20 Ottobre al cinema.

Nuovo Trailer Italiano Ufficiale:


Sinossi (Ufficiale):
Susan Turner (Cobie Smulders), maggiore dell'esercito che dirige la vecchia unità investigativa di Reacher, viene arrestata con l’accusa di spionaggio e Reacher, consapevole della sua innocenza, deve aiutarla ad uscire di prigione e scoprire la verità dietro una grande cospirazione del governo per proteggere i loro nomi e salvare le loro vite. Fuggitivo dalla legge, Reacher scopre un potenziale segreto del suo passato che potrebbe cambiare la sua vita per sempre.

Animali Fantastici E Dove Trovarli - Trailer Finale Italiano

Animali Fantastici E Dove Trovarli David Yates

La Warner Bros ha presentato il trailer finale, ufficiale e italiano di "Animali Fantastici E Dove Trovarli", il nuovo film diretto da David Yates con Eddie Redmayne, Katherine Waterston, Colin Farrell, Jon Voight, Ron Perlman, Ezra Miller e Samantha Morton, al cinema dal 17 Novembre.

Trailer Finale Ufficiale Italiano:


Sinossi (Ufficiale):
"Animali Fantastici E Dove Trovarli" inizia nel 1926 con Newt Scamander che ha appena terminato un viaggio in giro per il mondo per cercare e documentare una straordinaria gamma di creature magiche. Arrivato a New York per una breve pausa, pensa che tutto stia andando per il verso giusto…se non fosse per un No-Maj (termine americano per Babbano) di nome Jacob, una valigetta lasciata nel posto sbagliato, e per la fuga di alcuni degli Animali Fantastici di Newt, che potrebbero causare molti problemi sia nel mondo magico che in quello babbano.

Che Vuoi Che Sia - Teaser Trailer Ufficiale

Edoardo Leo Anna Foglietta Che Vuoi Che Sia

Sbarca online il teaser trailer ufficiale di “Che Vuoi Che Sia", il nuovo film di Edoardo Leo, con Anna Foglietta e Rocco Papaleo, nelle sale dal 9 Novembre.

Teaser Trailer:


Sinossi (Ufficiale):
Che cosa saresti disposto a fare per €250.000? È la domanda che si pongono Anna (Anna Foglietta) e Claudio (Edoardo Leo), quando si trovano a decidere se girare o meno un video hard da diffondere in rete, in cambio di questa cifra.

Deepwater: Inferno Sull'Oceano - Trailer Italiano Ufficiale

Deepwater: Inferno Sull'Oceano Peter Berg Mark Wahlberg

Rilasciato il trailer italiano, ufficiale, di "Deepwater: Inferno Sull'Oceano", il film di Peter Berg con Mark Wahlberg, Kurt Russell, John Malkovich, Gina Rodriguez, Dylan O’Brien e Kate Hudson, al cinema dal 6 Ottobre.

Trailer Ufficiale Italiano:


Sinossi (Ufficiale):
Il 20 aprile 2010 sulla Deepwater Horizon nel Golfo del Messico, si è verificato uno dei più gravi disastri mondiali causati dall’uomo. Questo film racconta una storia di vitale importanza che molti non hanno visto: la storia dei 126 lavoratori che si trovavano a bordo della Deepwater Horizon quel giorno, sorpresi nelle più strazianti circostanze immaginabili – uomini e donne altamente specializzati che riponevano in un faticoso turno le speranze di tornare dalle loro famiglie ed alle loro vite sulla terraferma. In un attimo, si sono trovati catapultati nel giorno più brutto della loro vita, spinti a trovare il coraggio per combattere contro un inarrestabile inferno di fuoco nel bel mezzo dell’oceano e, quando tutto sembrava perduto, cercare di salvarsi l’un l’altro.

Lettere Da Berlino - Trailer Italiano Ufficiale

Lettere Da Berlino Vincent Pérez

Disponibile il trailer italiano ufficiale di "Lettere Da Berlino", il film di Vincent Pérez, tratto dal romanzo di Hans Fallada, con Emma Thompson, Brendan Gleeson e Daniel Brühl, al cinema dal 13 Ottobre.

Trailer Italiano Ufficiale:


Sinossi (Ufficiale):
Berlino 1940. Otto e Anna Quangel sono una coppia appartenente alla classe operaia che, come tutti, cerca di stare alla larga dai guai durante la dominazione nazista. Quando il loro unico figlio viene ucciso al fronte, la perdita spinge Otto e Anna a compiere uno straordinario atto di resistenza e rivolta. Iniziano così a diffondere per tutta la città cartoline anonime contro il regime di Hitler, con il rischio concreto di essere scoperti e giustiziati. Presto la loro campagna antinazista richiama l'attenzione dell'ispettore della Gestapo Escherich e inizia una spietata caccia all’uomo. Nella loro ribellione silenziosa ma decisa, i Quangel riescono a sfidare il regime spietato e dispotico di Hitler con la sola forza delle parole.

Rocco - Trailer Ufficiale Italiano

Rocco Docufilm

Presentato il trailer ufficiale, italiano, di "Rocco", il docufilm su Rocco Siffredi, diretto da Thierry Demaizière & Alban Teurlai, presentato alle Giornate degli Autori della 73^ Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Il film uscirà nelle sale italiane, come Evento Speciale, dal 31 Ottobre al 3 Novembre.

Trailer Italiano Ufficiale:



Sinossi (Ufficiale):
Rocco Siffredi è per la pornografia quello che Mike Tyson è per il pugilato: una leggenda vivente. Sua madre avrebbe voluto che si facesse prete e lui è diventato un attore porno con la sua benedizione, dedicando la sua esistenza ad un unico dio: il Desiderio. Nell'arco dei trent'anni che ha dedicato alla professione, Rocco Siffredi ha esplorato tutte le fantasie dell'animo umano e si è prestato ad ogni sorta di trasgressione. Attore porno dal destino eccezionale, in questo documentario introspettivo Rocco si immerge negli abissi più reconditi della sua dipendenza dal sesso e si confronta con i suoi demoni. Per questo mostro sacro del sesso è anche giunto il momento di appendere i guanti al chiodo. Per girare l'ultima scena della sua carriera, Rocco ha scelto questo documentario. Una galleria di personaggi – parenti, amici, soci e professionisti dell'industria del porno – lo accompagnano fino a questa spettacolare uscita di scena, in un road-movie corale dall'atmosfera crepuscolare. Dai pasti in famiglia nella casa di Budapest alle riprese di film pornografici a Los Angeles, dalle stradine italiane di Ortona alle ville americane della Porn Valley, il film ripercorre la storia di una vita ossessionata dal desiderio e offre uno sguardo in filigrana ai retroscena dell'industria del cinema porno, oltre allo scandalo e all'apparente oscenità. In un periodo in cui la pornografia emerge dalla clandestinità e invade il cinema tradizionale, la moda e l'arte contemporanea, è un universo a tutto tondo filmato da vicino quello che ci viene rivelato in uno stile impressionista.

Collateral Beauty - Teaser Trailer Italiano

Collateral Beauty David Frankel

Disponibile il teaser trailer, italiano di "Collateral Beauty", il nuovo film del regista David Frankel con un cast straordinario composto da Will Smith, Edward Norton, Keira Knightley, Michael Peña, Naomie Harris, Jacob Latimore, Kate Winslet e Helen Mirren al cinema da gennaio 2017.

Teaser Trailer Italiano:

Allied: Un’Ombra Nascosta - Spot Italiano da 60''

Allied Brad Pitt Marion Cotillard

Primo spot italiano da 60'' per "Allied: Un’Ombra Nascosta", il nuovo film del regista Robert Zemeckis con Brad Pitt, Marion Cotillard, Lizzy Caplan, Matthew Goode e Jared Harris, dal 24 Novembre al cinema.

Spot Italiano da 60'':

Sinossi (Ufficiale):
Allied: Un’Ombra Nascosta” racconta la storia dell’ufficiale dei servizi segreti Max Vatan (Pitt), che nel 1942 incontra nel Nord Africa la combattente della Resistenza Francese Marianne Beausejour (Cotillard) in una missione mortale oltre la linee nemiche. Riuniti a Londra, la loro relazione è minacciata dalle estreme pressioni della guerra.

Bad Moms: Mamme Molto Cattive - Trailer Italiano Senza Censure

Bad Moms Senza Censura

Disponibile il trailer italiano, senza censure di "Bad Moms: Mamme Molto Cattive", il film diretto da Jon Lucas e Scott Moore con Mila Kunis, Kristen Bell, Kathryn Hahn, Christina Applegate, Annie Mumolo e Jada Pinkett Smith, al cinema dal 13 Ottobre.

Trailer Italiano Senza Censure:


Sinossi (Ufficiale):
Amy Mitchell (Mila Kunis) ha una vita apparentemente perfetta: un matrimonio fantastico, dei bambini adorabili, una bella casa e una carriera. Tuttavia lavora troppo, è super impegnata, è esausta a tal punto che sta per perdere la testa. Stufa, unisce le forze con altre due mamme super stressate, Kiki (Kristen Bell) e Carla (Kathryn Hahn), in una missione per liberarsi dalle responsabilità convenzionali – darsi alla pazza gioia, abbandonarsi a una tardiva libertà atipica per una mamma, divertimento e autoindulgenza – ed entrare in rotta di collisione con la regina dell’Associazione Insegnanti-Genitori, Gwendolyn (Christina Applegate), e la sua cricca di mamme perfette, Vicky (Annie Mumolo) e Stacy (Jada Pinkett Smith).

Lego Batman: Il Film - Comic-Con Trailer Italiano

Lego Batman

Arriva anche in italiano il Comic-Con trailer di "Lego Batman: Il Film", diretto da Chris McKay, con le voci originali di Will Arnett, Michael Cera, Rosario Dawson e Zach Galifianakis, al cinema nel 2017.

Comic-Con Trailer:

giovedì 29 settembre 2016

Scusate Il Ritardo - Quando la Sincronia Fa La Differenza


Scusate Il Ritardo” è il secondo film di Massimo Troisi, quello arrivato due anni dopo “Ricomincio Da Tre”, che anticipa il successivo e celebre “Non Ci Resta Che Piangere”, co-diretto con l’amico Roberto Benigni. Un’opera di cui solitamente si sente parlar meno, di cui si riconosce meno l’eco, ma che invece meriterebbe, oggi, una bella rispolverata, se non addirittura, un’attenta rivalutazione.

Qui Troisi infatti non si accontenta di far solo commedia e, pur cercando sempre di accontentare il suo pubblico a suon di sketch e di risate, apre sé stesso ad una ricerca drammatica interiore che potrebbe tranquillamente riguardarlo da vicino, come essere inventata o ispirata. Una ricerca in cui la timidezza e la difficoltà di comunicazione di uomo (o degli esseri umani tutti, alla fine) rischia di fargli perdere l’amore per la donna che ama: perché il linguaggio del corpo, i fatti e le evidenze vanno bene, ma spesso, non rassicurano quanto le parole, i complimenti e le banalità. Quelle frasi scontate, comuni e di rito, che ogni tanto ci vien da dire contino poco o nulla, possono essere infatti fondamentali a fare la differenza, in eccesso o in difetto, specie se utilizzati dentro una relazione sentimentale condivisa da persone, magari, molto fragili e insicure.

Se da una parte perciò c’è chi viene lasciato perché esterna troppo in maniera ossessiva, assillante e pedante (un convincente Lello Arena), dall'altra troviamo chi deve fare i medesimi conti perché è l’esatto opposto. In anticipo o in ritardo sul verbo, appunto, abbastanza da minare la sincronia di quello strano sentimento chiamato amore, di cui non sapremo mai, davvero, se la costanza e la permanenza dipenda esclusivamente da noi, da lui, oppure soggiorna nel mezzo.

Da questo mese “Scusate Il Ritardo” è disponibile in DVD-Video nella sua nuova release a cura di Cecchi Gori Home Video.



Il DVD-Video prevede le seguenti specifiche tecniche:
Dischi: 1
Formato Video: Anamorfico 1,66:1
Tracce Audio: Italiano Dolby Digital 2.0
Sottotitoli: Italiano Non Udenti
Durata: 112 Minuti ca.
Contenuti Speciali:
Confezione: Amaray
Casa di Distribuzione: Cecchi Gori Home Video
Distributore Home Video: Cecchi Gori Home Video
Data di Uscita: 6 Settembre 2016

mercoledì 28 settembre 2016

Piuma - La Recensione

Piuma Roan Johnson
Per il suo terzo film da regista Roan Johnson alza la posta. La alza parecchio, a dire il vero. Con un film che avrebbe l’ambizione di dedicarsi a una tematica delicatissima come la gravidanza inattesa tra due adolescenti (maggiorenni, si, ma non ancora adulti), alternando tra dramma e commedia la serie di imprevisti e di difficoltà che, con l’ausilio delle rispettive famiglie, devono imparare (o provare a farlo) ad affrontare e a gestire.

Ferro e Cate, infatti, hanno fatto – citando testualmente le loro parole – un po’ na cazzata. Lei è rimasta incinta e, complice un precedente aborto, non se la sente di rinunciare alla gravidanza perché potrebbe, in futuro, non avere più occasione di fare un bambino. A diciannove anni (l’esame di maturità è alle porte) è sicuramente una scelta difficile da prendere, ma i due ragazzi, nonostante le irresponsabilità che si portano dietro, decidono di lanciarsi in questa avventura convinti di potercela fare e di sovvertire ogni pronostico. Le loro famiglie non sono esattamente d’accordo, anzi, considerando l’affidabilità pari a zero del padre della ragazza (la moglie lo ha lasciato per tornare in Romania e lui passa tutto il giorno in sala scommesse), la situazione finisce col pesare tutta in casa dei genitori di lui: più normali, ma decisamente non entusiasti. E’ un canovaccio che impugna, allora, moltissimi ingredienti della commedia all'italiana, quello di “Piuma”, con Johnson che ci mette del suo per griffare il modello e per renderlo maggiormente vicino alla sua cifra stilistica e alle sue radici. Ciò che ne esce è un ibrido gradevolissimo da vedere e ostico da decifrare, tecnicamente ben studiato e concepito per generare emozioni e risate, sebbene non totalmente equilibrato e adeguato per riuscire nell'intento di agguantare netto il bersaglio.

Piuma Roan JohnsonPerché quando c’è da far ridere “Piuma” fa centro, sa mettere insieme scene buffe, incontenibili, dove disastri impensabili e diatribe famigliari sono gli indiscussi protagonisti. Può contare sui tempi comici travolgenti del toscano Sergio Pierattini e su quelli inaspettati e spontanei del giovane romano Luigi Fedele (il duetto tra i due lontano da casa vale da solo la visione del film), che benissimo riescono ad interpretare l’umorismo tipico di Johnson e a fornire alla pellicola quelle parentesi memorabili che trascinano e solleticano il pubblico. Dove, tuttavia, la questione risulta ben diversa, è dal punto di vista emotivo, versante in cui la mano del regista pisano dà l’impressione di essere meno allenata e precisa di quanto richiederebbe il contesto. Ci prova lo stesso, comunque, Johnson a scavare e a cercare di raggiungere quelle corde profonde che si era prefisso e che gli servirebbe di intercettare, ma riesce a farlo solo con la dimestichezza e la preparazione di chi deve ancora prendere misure e stoffa, facendosi apprezzare più per lo sforzo che per gli esiti pervenuti.

Eppure, sbavature incluse, sono adorabili i suoi Ferro e Cate, l’atteggiamento con cui vogliono reagire al mondo è adorabile, racchiuso in quell'ingenuità con la quale promettono agli altri (ma anche a loro) di crescere il più velocemente possibile per il bene del figlio che aspettano e in quell'ostinazione con cui, contemporaneamente, cercano di non privare sé stessi di una giovinezza che hanno ancora voglia di vivere e di scoprire. Sono adorabili quando progettano un futuro grigio a cui già sanno dover mettere le pezze, quando discutono e litigano come fossero già sposati e quando dimostrano, essenzialmente, di essere ancora troppo piccoli per fare i genitori, ma non abbastanza distanti per tener testa a coloro considerati adulti.

Trailer:

martedì 27 settembre 2016

Lo Chiamavano Trinità - Disponibile in DVD la Versione Integrale


Quando penso a “Lo Chiamavano Trinità” mi viene subito in mente la scena iniziale con Terrence Hill nel saloon che mangia fagioli da un padellone enorme, facendo la scarpetta con il quarto di pane casareccio che ha di fianco e dissetandosi, infine, con un buon bicchiere di vino dal fondo inesauribile.
Un’immagine che tengo nel cervello scolpita dalla prima volta che ho visto il film, e che rispolvero automaticamente quando, a casa, mi capita di trovarmi a tavola in una situazione culinarmente simile (al costo di forzare la mano!).

Questa esternazione solo per darvi un’idea di quanto sono stato felice quando ho saputo che quella pellicola da me (e da tanti) amatissima, da oggi, grazie a Mustang e Cecchi Gori ha, finalmente, la versione in DVD che si merita.
Sto parlando di quella integrale, completa, senza i famosi tagli che avevano fatto storcere il naso a parecchi consumatori che tramite forum e store online si erano attivati per sottolineare il problema: chiedendo a chi di dovere un pronto intervento risolutivo, nonché un adeguamento alle versioni internazionali. La risposta ci ha messo un po’ ad arrivare, ma c’è stata. Nonostante manchi ancora la versione in Blu-Ray Disc - che speriamo arrivi presto - possiamo dare per certo che quella rilasciata questo mese in home video sia sicuramente la trasposizione migliore, sotto l’aspetto globale della qualità e della fedeltà, dedicata al film cult con Terrence Hill e il compianto Bud Spencer che sia mai uscita in Italia.

Una vittoria importantissima, visto che stiamo parlando di uno spaghetti-western per eccellenza, indimenticabile, che porta il merito di aver rivoluzionato il genere e di aver fatto breccia nel cuore di milioni di spettatori italiani come stranieri. Per cui da questo istante anche noi, orgogliosamente, potremo gustarci Trinità nella sua forma smagliante e assoluta, avere una nuova scusa per divertirci e ridere mentre picchia forte i delinquenti insieme a suo fratello Bambino, rispolverando quell'immaginario e quei marchi di fabbrica che hanno reso l’accoppiata Hill e Spencer inconfondibile, memorabile e immortale.



Il DVD-Video prevede le seguenti specifiche tecniche:
Dischi: 1
Formato Video: Anamorfico 2,35:1
Tracce Audio: Italiano Dolby Digital 2.0
Sottotitoli: Italiano Non Udenti
Durata: 110 Minuti ca.
Contenuti Speciali: Continuano A Chiamarlo Trinità (a cura di Mario Sesti), La Mia Vita Da Bambino (a cura di Mario Sesti), Trailer, Galleria fotografica
Confezione: Amaray
Casa di Distribuzione: Mustang Entertainment
Distributore Home Video: Cecchi Gori Home Video
Data di Uscita: 6 Settembre 2016

Frantz - La Recensione

La Prima Guerra Mondiale si è appena conclusa e in un piccolo paese tedesco, una giovane ragazza sta ancora piangendo la morte del suo fidanzato: Frantz. Accolta come una figlia nella casa di coloro che sarebbero dovuti diventare suoi suoceri, Anna passa allora le sue giornate distrutta dal dolore, recandosi al cimitero per far visita alla tomba del suo amato, mentre in parallelo i genitori di quest’ultimo pensano di farla fidanzare con un altro pretendente in modo da poterla aiutare a superare il trauma. Un giorno però alla loro porta si presenta Adrien, un ex- soldato francese - inizialmente cacciato via all'istante perché nemico/assassino - arrivato da Parigi per portare anche lui i fiori sulla tomba del compianto Frantz, del quale sostiene essere stato un grande e caro amico.

Semplice, eppur complessa. Si potrebbe riassumere in questo modo l’ultima fatica di François Ozon, che tendenzialmente è orientato a parlare di guerra e delle conseguenze della stessa, ma con uno strato assai più profondo rispetto al solito conosciuto. Del cambiamento della personalità di chi è reduce, e deve riuscire a reintegrarsi e a convivere con i postumi del terrore vissuto, infatti, in “Frantz” non c’è traccia, o meglio, ce n’è, ma in modalità un tantino più elaborata. Perché sebbene per creare quel minimo di suspense il regista lasci intendere, inizialmente, che l'Adrien sbucato all'improvviso possa essere stato, in qualche modo, legato sentimentalmente all'invisibile protagonista, in realtà, il ragazzo francese ha solamente bisogno di confessare ai cari della vittima di essere stato il primo, tra i due, ad aver premuto il grilletto in un faccia a faccia improvviso che sul campo di battaglia ha colto alla sprovvista entrambi. Un peso sulla coscienza con cui non riesce a convivere e che non riesce a confessare, ma con cui spera, in caso di perdono, di essere liberato placando il bruciore di quella ferita enorme che gli impedisce di andare avanti e di smettere di tormentarsi.

Tuttavia - e qui Ozon compie un altro passo verso il distacco dagli stereotipi del genere - a prendere in mano le redini e a sobbarcarsi della ricucita delle vite di tutti - la sua compresa - in “Frantz” ci pensa la giovane ragazza Angela: la prima (e l’ultima) a scoprire le vere le ragioni che hanno spinto Adrien a venire fino in Germania e la prima (e l’unica) che dopo averlo protetto e allontanato per sempre, decide di concedergli quell'assoluzione di cui il ragazzo era alla ricerca, compresa dell'opportunità di sostituire in tutto e per tutto l’uomo a cui ha tolto la vita: dovere che da un lato lui ostenta e sente di doversi assumere, ma dall'altro non proprio agevole da portare a termine. Pur addentrandosi nel melo, allora, Ozon non smette di trainare avanti il suo discorso, di rimanere agganciato agli effetti collaterali del conflitto appena finito, ma ancor vivo nella memoria di tutti (la scena dei padri che parlano di responsabilità sui figli è un po’ retorica, però importante), di esaltare gli strascichi provocati da esso attraverso l'esaltazione della menzogna, probabilmente unica cura, mostrando in questo modo una parentesi temporale stravolta da ogni logica, ogni razionalizzazione, in cui a regnare è la paura e la confusione mentale generale.

Per cui la scelta definitiva che Angela, infine, compie non può altro che essere l’unica possibile, dolorosa, ma salvifica a lungo raggio, capace di tracciare quella linea sottile necessaria a rimettere tutto in circolo, stavolta definitivamente, restituendo gioia di vivere e fiducia a chi rischiava davvero di perdere tutto pur avendo ancora la possibilità di salvare molto.
Un conforto liberatorio che Ozon sceglie di festeggiare visivamente colorando con tonalità lievi, ma rassicuranti quel bianco e nero quasi regolare che, fino a poco tempo prima, era ben riuscito a raffigurare la crisi e lo stallo circostante. Due condizioni messe da parte per ricominciare a credere in uno spiraglio di serenità.

Trailer:

Café Society - La Recensione

Café Society Woody Allen
A invecchiare come Woody Allen sarebbe da metterci la firma. Riuscire a mantenere un certo tipo di lucidità, un certo tipo di brillantezza e tenere banco a ottant'anni raccontando una storia piena di sfumature vivide, che sa benissimo cosa vuole dire, seppur non originalissima e liscia nella sua struttura, è sicuramente qualcosa di straordinario e sorprendente. Ancor di più se si pensa alla media di quel film all'anno che il regista pare non avere alcuna intenzione (o bisogno) di abbassare (anzi, tra poco esordirà con una serie tv in cui tornerà anche a fare l’attore).

Pare aver trovato un bilanciamento stabile, Allen. Quel processo di scrittura che alla sua veneranda età gli permette di elaborare il sé stesso attuale con tutte le paranoie, i dubbi e le considerazioni raggiunte, senza perdere di vista quello che è stato, che è ancora, magari, e che lo aveva contraddistinto in passato: ovvero l’ebreo impacciato, cresciuto a pane e ansia, con un innato senso dell’umorismo tagliente, cinico e dissacrante. E in questo senso “Café Society” gioca un po’ il ruolo di una carta d’identità, una semi-biografia a metà tra il vero e l’immaginario, ambientata tra Hollywood e New York, dove momenti irresistibili, esperienze di vita e sogni (infranti), si alternano e si mescolano tra loro per dare vita a quella filosofia rassegnante e assurda accettata e compresa dal regista in tutto e per tutto. Per fare ciò è indispensabile ancora una volta, quindi, l’utilizzo di una storia d’amore, quella che deve fungere, praticamente, da ago della bilancia o da specchio rivelatore, scuotendo i personaggi e mostrando loro, senza mezze misure, nel bene e nel male, quanto effettivamente vivere sia un mestiere ridicolo, non programmabile e fuori da qualsiasi tipo di controllo o sensazione che ci ostiniamo a tenere o a inseguire.

Café Society Woody AllenA pagarne le conseguenze - se così si può dire - sono il Jesse Eisenberg, alter-ego del regista, e Kristen Stewart, la segretaria dello zio produttore che lo accoglie a Los Angeles e lo aiuta ad ambientarsi lontano dalla sua famiglia e dalla Grande Mela. Tra loro l’alchimia e il colpo di fulmine è quasi istantaneo, naturale, se non fosse per la situazione sentimentale di lei, già impegnata con un altro uomo, spesso assente e indaffarato. Un triangolo sul quale “Café Society” punta i piedi e del quale si serve fino all'ultimo per abbracciare e affermare i suoi punti, rischiando anche di perdere qualcosina, probabilmente, con una seconda parte più scontata e prevedibile della prima. Nonostante la lieve ed evidente flessione però, complici soprattutto le battute sottili e potentissime, installate ordinatamente dal regista lungo la strada, la pellicola riesce a rimanere ugualmente in piedi e ad intrattenere solida fino al suo compimento, strabiliando per energia nel serbatoio e colpendo decisa, al momento giusto, quando è il turno di suonare quella nota di inquietudine e malessere che lentamente dai volti e dai corpi dei protagonisti invade anche i nostri cuori: rammentandoci di nuovo quanto la fatalità della vita - di cui siamo responsabili attraverso le nostre scelte, ma limitatamente – possa incastrarci con crudeltà in delle gabbie da cui uscire, poi, comporterebbe, comunque, dei danni a destra o a manca (ammesso che esista uscita).

Credere nella bugia di essere i padroni di noi stessi è l’errore peggiore che potremmo commettere, d'altronde. E non bastano il jazz o le luci calde, incantate e cinematografiche del technicolor per salvarci, distrarci o, meglio ancora, toglierci da tale situazione di amarezza e prigionia, così come non basta nemmeno il perdersi tra le sale lussuose, chiacchierate e festose di quella società borghese di cui si serve il titolo. Perché, come dice giustamente Eisenberg scherzando, ma dietro di lui Allen seriamente: “La vita è una commedia scritta da un sadico che fa il commediografo”. E noi, sarebbe da aggiungerci, siamo nient’altro che sue pedine.

Trailer:

sabato 24 settembre 2016

Neruda - La Recensione

Neruda Luis Gnecco Gael Garcia Bernal
Questo film non è su Pablo Neruda, ma su quello che lui ha fatto per noi, per il popolo cileno.
Un concetto che ci tiene a sottolineare, Pablo Larrain, per evitare che qualcuno possa cadere nel tranello ed etichettare il suo “Neruda” come il biopic che invece non è.

E in effetti il suo film è tante cose, un poliziesco, un noir, un western, a volte è persino una commedia nera, ma un biopic di certo non lo è mai, ed è forse il motivo principale che lo rende unico ed incredibile. La responsabilità ed il peso abnorme di raccontare un personaggio complesso come Neruda infatti, per Larrain era qualcosa di pericoloso, di complicato, sia perché il suo cinema ha bisogno di respiro, di libertà, non certo di paletti e sia perché in patria, il poeta, rappresenta ancora oggi una figura (politica) fondamentale. Per cui, a guardarlo “Neruda”, si rimane di stucco, sbalorditi da una trovata registica straordinaria che prende sul serio la dichiarazione del suo protagonista – quella di non ricordare precisamente se il suo periodo di fuga dal fascismo cileno fosse parte della realtà, di un sogno, o della sua immaginazione di scrittore – giocando con la scenografia e gli ambienti attraverso sbalzi dove lo sfondo alle spalle degli attori finisce per diventare, in qualche modo, precario, superficiale e accessorio. Un modo di razionalizzare sopra le righe che Larrain sente nerudiano e fa suo, replicandolo cinematograficamente con un racconto focalizzato sugli archetipi di un fuggitivo e di un ispettore di polizia piuttosto discutibile, che senza darsi pace, quasi come motivo unico di vita, si rincorrono e si odiano, sebbene nel profondo sappiano di volersi bene, di esser simili e imprescindibili l’uno con l’altro.

Neruda Pablo LarrainGenialità e leggerezza, se vogliamo, di chi, comunque, non ha la minima intenzione di svincolare dalla politica, dalle battaglie, i soprusi e il sangue dello spaccato (breve, ma decisivo) di cui si fa carico (siamo in Cile, tre anni dopo la Seconda Guerra Mondiale). Perché la violenza in “Neruda” c’è e fa male, seppur solo discussa a parole e messa nero su bianco dalle poesie di rabbia che vengono lette ad alta voce dal poeta/uomo politico celebrato dal popolo. Un segnale di eleganza, di intelligenza, con cui il suo regista riesce a far percepire chiaramente la tensione del momento storico senza dover per forza entrare direttamente in scene dure, gratuite e conflittuali con il resto. Creare uno strappo nell'ossessiva rincorsa tra il cacciatore Gael García Bernal e la preda Luis Gnecco, d'altronde, avrebbe solo guastato l’atmosfera e lo spirito della sua opera, avrebbe distolto da quell'esilarante gioco tra gatto e topo, con libri gialli sparsi qua e là, come briciole di pane, utilizzati per mettere pepe ad una persecuzione teoricamente aggressiva, ma praticamente irresistibile e assurda: una persecuzione costantemente a metà e al confine, appunto, tra la finzione, l’attendibile e il fantasioso.
Un gioco che, a volte, sembra creato apposta per voler far dimenticare quella figura gigante (e il momento) posta al centro, mascherandola e truccandola come fosse cartoonesca o appartenente ad un mondo onirico e inaccessibile, fantastico, se non impossibile.

Eppure, alla fine della corsa, è emozionante accorgersi di quanto Neruda sia sempre stato lì. Chiaro, definito, completo. Il poeta romantico, comunista, appassionato di bordelli e prostitute che si è battuto politicamente affinché il suo paese mettesse fine all'oppressione del Presidente Videla e incontrasse la pace. Vicino a lui, poi, c’è Larrain. Chiaro, definito e completo allo stesso modo. Il regista cileno, devoto all'icona che ha rivoluzionato il suo paese e che si è battuto affinché il suo film onorasse il mito e allo stesso tempo non schiacciasse la sua persona e la sua vena creativa.
Due uomini grandi, tenaci, forti e valorosi che, sicuramente, se avessero vissuto nella stessa epoca sarebbero stati ottimi amici e perfetti compagni di bevute.

Trailer:

venerdì 23 settembre 2016

One More Time With Feeling - La Recensione

One More Time With Feeling Nick Cave
Circa un anno fa Arthur Cave, il figlio del noto cantate e artista Nick Cave, precipitò con la macchina sulle scogliere di Ovingdean Gap, in seguito, sembra, agli effetti allucinogeni di Lsd che aveva assunto con un suo amico qualche istante prima. In quel momento suo padre si trovava in studio a registrare quello che sarebbe stato il suo nuovo album, "Skeleton Tree", con tanto di operatori e videocamere intenti a riprendere la realizzazione di alcune performance documentali. L’incidente fatale del figlio, ovviamente, cambiò tutto: il processo creativo del disco venne interrotto e poi ripreso più avanti, mentre quelle riprese, ora, son diventate parte di un documentario sull'elaborazione del lutto della famiglia, con Nick presente in prima linea.

Non lo conosce neppure lui il motivo che lo ha spinto ad entrare in un progetto del genere, lo ammette personalmente in uno dei tanti momenti in cui viene intervistato in disparte. Attribuisce l’accidentalità della scelta proprio alle proporzioni di un evento che ti cambia completamente dall'interno: “Prima sapevo come reagivo a determinate cose, ora non lo so più. Non lo so perché ho detto sì a questa cosa!”, dice il cantante. È un tipo spirituale Cave, religioso, non crede nella casualità e al massimo è disposto ad accettarla come modo alternativo di intendere Dio, ma nelle sue parole si sente che quella solidità spirituale che lo ha caratterizzato da sempre, pur non cominciando a vacillare, ora inizia almeno a perdere di devozione. Metabolizzare la morte di un figlio è impossibile, d'altronde, la dimostrazione visiva che utilizza di fronte alla camera per spiegarlo al regista Andrew Dominik toglie qualsiasi dubbio, perché per quanto tu possa cercare di andare avanti e di non pensarci, alla fine, ci sarà sempre qualcosa, un pensiero o un’immagine, che ti trascinerà indietro, che ti trascinerà a quel fatto: e il principio è abbastanza simile a quello di quei metri che si allungano, ma che quando poi li lasci si arrotolano brutalmente, in un istante, con una rapidità che se non stai accorto potrebbe anche farti del male.

Nick Cave Andrew DominikGlie lo si legge inevitabilmente in faccia, il dolore, a Cave, nel sorriso (libero) che non concede mai e nelle occhiaie che davanti allo specchio lo spaventano e che un anno fa, ammette, non ricorda assolutamente di avere avuto. Le sue esternazioni sono sempre sincere, trattenute sicuramente, in quella bolla di sofferenza che “One More Time With Feeling” riesce benissimo a trasmettere e che ci avviluppa lentamente anche a noi spettatori, che siamo lì ad attendere di sentire chissà cosa che non si possa già immaginare a prescindere. Essere artisti non significa esser diversi e non significa nemmeno assorbire differentemente una tragedia o uno shock. La creatività, confessa Cave, non è aiutata da cose del genere, ha bisogno di spazio, di movimento, e rimanere gelati da un episodio traumatico di tale portata ti occupa tutta la superficie e ti arresta. A ciò, gli fa eco la moglie, che nelle poche dichiarazioni, ammette, di avere intensificato moltissimo i rapporti col suo lavoro, ma più per una questione terapeutica e scaccia pensieri che per altro.

Ha il sapore tetro e amaro, perciò, il documentario di Dominik, con le performance musicali registrate in studio che ogni tanto si alternano alle interviste e alla voice off di Cave (e non solo) che non fanno altro che aumentare quella commozione e quella partecipazione di oscurità che pervade tutto il flusso narrativo dall'inizio alla fine: complice il bianco e nero raffinato, scelto al posto del colore (che c’è solo in un paio di scene). Sentirlo aprirsi pubblicamente ed esternare i suoi dubbi e le sue certezze sulla vita, in fondo, è un qualcosa di liberatorio, qualcosa di cui, forse, lui inconsciamente aveva bisogno e che, a conti fatti, non lascia imperturbabili neanche noi.

Trailer:

I Magnifici 7 - La Recensione

I Magnifici Sette Antoine Fuqua
Cambia poco, Antoine Fuqua, de “I Magnifici Sette” che furono.
A grandi linee siamo sempre lì intorno: con dei poveri contadini minacciati da un bandito e la sua banda - che con la forza vuole estirpargli non più i loro frutti, ma l’intera terra - alla ricerca di un aiuto in grado di schierarsi tra le loro fila ed evitare di dargliela vinta. Saranno sette uomini, alla fine, ad accettare l’incarico, sette anime solitarie, attratte dal denaro e dal riscatto personale, unite temporaneamente dall'obiettivo comune di salvare sia la cittadina in pericolo che loro stessi.

Peccato, però, che con quel poco che tocca Fuqua non faccia altro che complicarsi la vita: guastando un western dall'epicità e dal divertimento assicurati con un’impronta personale che, probabilmente, non si adatta molto al genere e manca di restituire piccole o grandi vette allo stesso modo di bassi o alti entusiasmi. Principalmente è un problema di personaggi, di caratterizzazione. La bidimensionalità infatti è praticamente una regola e nessuno dei sette magnifici, né tantomeno il solo cattivissimo, riesce a far breccia nel cuore dello spettatore spingendolo a schierarsi e ad essere coinvolto nella causa. Appare un po’ robotica allora questa nuova versione de “I Magnifici 7”, pregna della contaminazione moderna che ne giustificava la rivisitazione, ma non di quell'equilibrio necessario capace di renderlo a tutti gli effetti un film denso e compiuto. Si sente la difficoltà registica di riuscire a dare uno spazio equo e organizzato al cast di stelle chiamato al rapporto, un lavoro su larga scala, complicato, che a Fuqua non riesce affatto e che lo porta, inevitabilmente, fuori dai binari, immaginando di potersela cavare con il solo uso di quel tipo di scenette in cui ad emergere sono la bravura e la scaltrezza del pistolero e gli occhiolini e le faccette furbe degli attori.

I Magnifici Sette Antoine Fuqua
Nessuno si aspettava o gli chiedeva di compiere chissà quale miracolo, sia chiaro. Che “I Magnifici 7” dovesse essere una pellicola d’intrattenimento purissima, staccata anni luce dalla versione originale del 1960, era e doveva essere certo a chiunque. Tuttavia ci si auspicava decisamente qualcosina di più, uno spettacolo incalzante dove il cinema muscoloso di Fuqua trovasse il metodo di amalgamarsi alla cadenza felpata del western, per esempio, tirando fuori un ibrido, magari imperfetto, ma comunque intrigante e soddisfacente. Invece nelle due ore abbondanti di visione - sebbene, va detto, che non ci si annoi mai sul serio - la sensazione è che questa fusione tanto attesa non sia neppure stata tentata, come se una negoziazione fallita sul nascere, per problemi diplomatici, abbia impedito ai due mondi di incontrarsi e di trovare un accordo, ostacolando così a quello show scoppiettante, che noi pregustavamo sin dall'inizio, di andare in onda e di spaccare di brutto.

Il risultato, dunque, è piuttosto deficitario, scialbo: con un cast di livello all'incirca sprecato, che deve accontentarsi di cavarsela trastullandosi con i soliti stereotipi da manuale. Né singolarmente, né unito riesce a compiere il miracolo di mettere una pezza ai grandi vuoti seminati dal suo regista, ma di questo, del resto, non bisogna neppure fargli colpa, perché per rovesciare in favore una situazione del genere sarebbe servito il supporto di qualcuno di particolarmente speciale.
Di Sette Magnifici in tutto e per tutto, magari, e non solo a chiacchiere.

Trailer:

Truth - La Recensione del Blu-Ray Disc


Quando il giornalismo d’inchiesta incontra il cinema da queste parti ci brillano gli occhi. Titoli come “Il Caso Spotlight”, “Insider: Dietro La Verità” e “State Of Play” li portiamo su un palmo di mano, per cui non ci rimane difficile tornare a parlare di “Truth”, il film scritto e diretto da James Vanderbilt, da pochi giorni disponibile in DVD e Blu-Ray Disc.

Fa riferimento agli eventi realmente accaduti, nel 2004, la pellicola, quando la giornalista della CBS News, Mary Mapes fu autrice di un reportage che sosteneva che George W. Bush aveva trovato un metodo per trascurare i suoi doveri durante il periodo in cui si trovava in forze presso la Guardia Nazionale dell’Aeronautica del Texas: ovvero tra il 1968 e il 1974. Un’accusa che ci mise pochissimo a gettare fango sulla giornalista, così come sulla sua rete: complici le varie fonti che improvvisamente cominciarono a fare marcia indietro e un Bush, ancora in carica come Presidente degli Stati Uniti d’America, non tanto incline, forse, ad accettare o ad ammettere accuse che non andavano esattamente a suo favore.

Supportato da una Cate Blanchett colossale (a un certo punto da brividi) e da un Robert Redford spalla di lusso, “Truth” allora porta a galla un processo le cui dinamiche aprono le porte fallate di un sistema a cui non ancora si è riusciti a rispondere come si deve. Con la forza degli argomenti supera senza troppi problemi qualche carenza a livello registico e di scrittura, mantenendo il grande pregio di denunciare, e soprattutto di prendere una posizione, verso chi abusa del suo potere e impedisce a un mestiere nobile e faticoso, come il giornalismo, di continuare a vivere secondo i principi su cui, inizialmente, era stato fondato.



Il Blu-Ray Disc in edizione italiana prevede le seguenti specifiche tecniche:
Dischi: 1
Formato Video: Anamorfico 2,35:1
Tracce Audio: 5.1 DTS HD: Italiano, Inglese
Sottotitoli: Italiano
Durata: 121 Minuti ca.
Contenuti Speciali: Trailer
Confezione: Amaray
Casa di Distribuzione: Lucky Red
Distributore Home Video: Cecchi Gori HV
Data di Uscita: 25 Agosto 2016

Trailer:

mercoledì 21 settembre 2016

Somnia - La Recensione del Blu-Ray Disc

Somnia

Di Mike Flanagan non si parla molto, il che proprio un bene non è.
Non tutti infatti ancora conoscono il regista di “Absentia” e di “Oculus”, due titoli a bassissimo budget che, nel loro piccolo, hanno saputo colpire gli spettatori, mettendo in luce il talento puro di chi con l’horror evidentemente ci sa fare e ci sa fare anche piuttosto bene. L’uscita in DVD e Blu-Ray di “Somnia” quindi arriva un po’ come una doppia opportunità: da una parte quella di recuperare una pellicola tra le migliori del genere uscite quest’anno, e dall'altra quella di rendersi conto che ciò che vi stiamo dicendo è tutt'altro che campato per aria.

Cuce l’horror con il fantasy, in questo suo ultimo lavoro, Flanagan, servendosi della storia di un bambino dai poteri soprannaturali che gli permettono di far diventare ciò che sogna parte integrante della realtà fino al momento del suo risveglio, nel bene come nel male. Orfano di madre, e adottato da una nuova famiglia che sta provando a buttarsi alle spalle la morte di un figlio precedente, decide quindi di evitare il rischio di essere rispedito indietro, all'orfanotrofio, aggrappandosi a vari espedienti che dovrebbero aiutarlo a non addormentarsi, con la certezza di evitare brutti spaventi ai suoi nuovi genitori che, come i precedenti, difficilmente gradirebbero la pericolosità del suo subconscio, tendenzialmente letale e feroce.
Sebbene al bisogno fisiologico di riposarsi, si sa, alla fine bisogna cedere.

Così, allestisce momenti di cinema notevole “Somnia”, con Flanagan che rispetto ai suoi colleghi non si affida ai classici suoni improvvisi o stereotipi logori, ma insegue il terrore e lo spavento aggrappandosi a situazioni e a stati d’animo in cui si resta inevitabilmente e piacevolmente implicati e spiazzati. Uno dei motivi per cui, come dissi a suo tempo (nella recensione), la sua pellicola riesce ad essere oltre che un horror/fantasy/thriller rilevante anche il miglior spin-off non ufficiale sugli X-Men che sia mai stato realizzato.

Somnia Home Video


Il Blu-Ray Disc in edizione italiana prevede le seguenti specifiche tecniche:
Dischi: 1
Formato Video: Anamorfico 2,40:1
Tracce Audio: 5.1 DTS HD: Italiano, Inglese - Earound: Italiano
Sottotitoli: Italiano
Durata: 96 Minuti ca.
Contenuti Speciali: Speciale Somnia, Trailer
Confezione: Slipcase
Casa di Distribuzione: Midnight Factory
Distributore Home Video: Koch Media
Data di Uscita: 22 Settembre 2016

Trailer:

Passengers - Trailer Italiano Ufficiale

Jennifer Lawrence Chris Pratt

Rilasciato oggi il trailer ufficiale, italiano di "Passengers", il nuovo film diretto da Morten Tyldum, con Jennifer Lawrence, Chris Pratt e Laurence Fishburne, al cinema dal 1° Gennaio 2017.

Trailer Italiano Ufficiale:


Sinossi (Ufficiale):
Durante un viaggio spaziale verso una nuova casa, due passeggeri vengono svegliati 90 anni prima del previsto. Jim (Chris Pratt) e Aurora (Jennifer Lawrence) si ritrovano con la prospettiva di passare il resto della loro vita a bordo, pur con tutti i comfort possibili, e si innamorano. Quando scoprono che l'astronave sta subendo seri danni, i due sono gli unici che possono salvare le vite dei 5000 passeggeri a bordo.

The Nice Guys - La Recensione del Blu-Ray Disc

Russell Crowe Ryan Gosling

Sul mercato home video sbarcano i due improbabili detective interpretati da Russell Crowe e Ryan Gosling, i nice guys di Shane Black, papà di “Arma Letale” (ne ha scritto la sceneggiatura) e già regista (e sceneggiatore, sempre) degli ottimi “Kiss Kiss Bang Bang” e “Iron Man 3”.
Segue proprio la falsa riga del suo esordio dietro la macchina da presa questo nuovo action, servendosi di una trama colma di intrighi e di situazioni inverosimili dove un Gosling sulle vie dell’alcolismo e un Crowe su quelle della violenza, dopo un incontro poco felice, decidono di collaborare per risolvere un caso in cui capitano loro malgrado e che pare essere più cervellotico e sporco di ciò che sembra.

Ambientato nella Los Angeles di fine anni ’70, “The Nice Guys” ruota attorno alla ricerca di una ragazza scomparsa, ma viva, inseguita a sua volta da alcuni criminali che hanno ricevuto il compito di farla fuori per aver partecipato alla realizzazione di un film pseudo-porno di cui, oltre ad essere sparite le tracce, pian piano hanno cominciato a sparire anche attori e collaboratori. Toccherà alla stralunata coppia di protagonisti allora far luce sulla vicenda, entrando in un giro losco diverso dagli standard a cui erano abituati e unendo le forze (e i cervelli) per decifrare la serie di indizi lasciati sparsi, utili a risolvere il puzzle.

Una sceneggiatura a prova di bomba, quindi, che non smentisce per nulla le capacità smisurate di Black nel saper affrontare il genere action come pochi altri in circolazione. Una garanzia di divertimento e di adrenalina assicurati che fanno passar sopra anche alla carenza di contenuti speciali di un DVD o un Blu-Ray che, ne siamo convinti, farà sempre comodo avere comunque a portata di mano (per la recensione integrale del film potete cliccare qui).

The Nice Guys Home Video


Il Blu-Ray Disc in edizione italiana prevede le seguenti specifiche tecniche:
Dischi: 1
Formato Video: Anamorfico 2,35:1
Tracce Audio5.1 DTS HD: Italiano, Inglese
Sottotitoli: Italiano, Italiano Non Udenti
Durata: 117 Minuti ca.
Contenuti Speciali: Backstage, Trailer
Confezione: Amaray
Casa di Distribuzione: Lucky Red
Distributore Home Video: Warner Home Video
Data di Uscita: 15 Settembre 2016

Trailer:

martedì 20 settembre 2016

Pets: Vita Da Animali - La Recensione

Pets Vita Da Animali
Lo spunto di appoggio è quello del primo “Toy Story”, con la differenza che a fare baldoria e ad architettare piani particolari non ci sono i giocattoli, ma animali domestici, che in “Pets: Vita Da Animali”, orfani dei padroni impegnati ad andare a lavoro e a svolgere la loro vita quotidiana, ammazzano il tempo che li separa dal loro ritorno, dando sfogo alle passioni più recondite: che per alcuni può essere riversarsi sul classico cibo nascosto in frigo, ma per altri la musica metal a tutto volume piuttosto che un bel massaggio sulla schiena eseguito da un robot da cucina. Al cane Max, tuttavia, di ballare come fanno i topi quando non c’è il gatto, non va poi così tanto, specie da quando in casa deve fare i conti con la new entry di nome Duke: un cagnolone che, come Buzz Lightyear con Woody (anzi, peggio) rischia non solo di spodestarlo dal trono, ma anche di sottometterlo col suo carattere prepotente.

Non serve uno scienziato, quindi, per immaginare lo svolgimento della pellicola diretta a quattro mani da Yarrow Cheney e Chris Renaud, dove la gelosia e la paura di scendere dal piedistallo dei due cani protagonisti, fa incrinare la monotonia abituale, mettendo zizzania e trascinando entrambi in guai che li allontaneranno dalla loro casa e dai loro vizi, alle prese con un mondo esterno che è ben diverso dai letti morbidi e le ciotole piene di croccantini. Nella New York di “Pets: Vita Da Animali”, infatti, oltre a dover stare attenti agli accalappia cani che spuntano da ogni angolo della strada, c’è un movimento rivoluzionario di animali abbandonati dai loro padroni che ha deciso di dichiarare guerra agli esseri umani, con un coniglietto tenero e dolce a comandare, a cui manca, fortunatamente per noi, più di qualche rotella in testa. Qui, allora, alle carte in tavola che sembravano essere, ormai, tutte quante scoperte, va ad aggiungersi un tiepido stravolgimento che porta con sé il primo sapore di originalità, con l’elemento corale che comincia a prender piede e a fornire identità peculiare a un lavoro che altrimenti rischiava di vivere unicamente di scenette simpatiche e di scarsa freschezza.

Pets Vita Da AnimaliLa meta finale, neanche a dirlo, non cambia: si vuole andare a parare sempre al medesimo punto, lo sappiamo e lo conosciamo tutti. Però l’imprevedibilità del "come" è già qualcosa capace almeno di stimolare di più, che permette a Cheney e Renaud di divertirsi (e divertirci, senza esagerare) con un parco di personaggi ampissimo a cui poter chiedere di fare, in pratica, qualsiasi cosa, perdendo completamente di vista freni e logica e incentivando un intrattenimento sfrenato che, seppur a singhiozzo, funziona mantenendosi regolare e legato stretto. A loro due, del resto, è questo che preoccupa maggiormente, forse perché entrambi consapevoli che l’introspezione e il barcamenarsi con i sentimenti non sia esattamente qualcosa che vada a sposarsi con le corde che hanno a disposizione (e lo capiamo meglio nel momento in cui comunque provano a farlo ), molto più comode e intonate quando c’è da ammiccare al pubblico, allietarlo con furbizia, magari appoggiandosi a parentesi musicali pop che raramente mancano il bersaglio.

Per cui quel pubblico che volevano convincere e a cui puntavano, infine, Cheney e Renaud poi lo conquistano e lo entusiasmano. Parliamo di chi ha degli animali in casa, o ne ha avuti, per lo più, ma anche di chi si lascia intenerire facilmente da dolcissime palle di pelo a cui non serve altro che un po’ di calore umano per rilasciare un sorriso e scodinzolare di felicità. Un identikit, insomma, che ci riguarda tutti, o quasi.

Trailer:

lunedì 19 settembre 2016

The Assassin - La Recensione

The Assassin Hou Hsiao-Hsien
Farsi ingannare dalle apparenze non paga nella pellicola di Hou Hsiao-Hsien. Dare per scontato i combattimenti, le coreografie pirotecniche e l’azione spettacolare tipica del genere wuxia rischia di deludere di gran lunga le aspettative, perché in “The Assassin” a prevalere sono gli elementi che non ti aspetti, come le atmosfere, le inquadrature e lo stile minimale ed elegante tipico del regista cinese (naturalizzato taiwanese): il quale rilegge e reinterpreta una storia che in altre mani avrebbe quasi sicuramente seguito i soliti standard senza nemmeno pensarci due volte.

Siamo nella Cina del IX secolo e una ragazza torna nella sua città natale per terminare l’addestramento da assassina. La monaca insegnante di arti marziali che l’aveva portata via dal suo villaggio ad appena dieci anni, infatti, vuole che uccida il cugino governatore a cui, per un periodo, da piccolissima, era stata promessa sposa, e questo per superare la debolezza che gli impedisce di scindere la lama dai sentimenti e, di conseguenza, di diventare guerriera spietata sotto tutti i punti di vista senza rischiare di mandare all’aria le missioni. Incarico, questo, che farebbe felice anche i corrotti Governatori della provincia, che vedendo cadere il dominio e il successo incontrastato della città di Weibo, riuscirebbero a recuperare rapidamente il potere perduto, riafferrando le redini necessarie per comandare a piacimento.
Apre con un bianco e nero che serve ad accogliere il fattore scatenante e a determinare la caratterizzazione della sua protagonista, Hsiao-Hsien, spalancando in brevissime battute le porte al colore che, poi, manterrà costante, esaltandolo fino al termine del suo lavoro. Dà priorità all'immagine, il regista, alle tonalità e alle simmetrie con le quali rende ogni scena seducente e affascinante, che sia un totale, una panoramica o uno dei vari piani sequenza girati in interni. È molto statico il suo tocco, nella maggior parte dei casi con camera fissa e attori mai inquadrati da vicinissimo, incaricati di distribuire il movimento albergando lo spazio o lasciandosi andare a quei pochissimi dialoghi, misurati col contagocce, nei quali vengono fornite informazioni sulla trama e su un passato e un presente, personale e politico, da mettere in chiaro.

The Assassin Hou Hsiao-HsienUn tentavo di far luce sui fatti che, tuttavia, nonostante gli sforzi (sottili), continua a lasciare su “The Assassin” varie ombre, mettendone a fuoco la struttura basilare, ma non facendone comprendere integralmente il vasto quadro appeso alla parete, del quale la totale lettura resta compito non semplice e né tantomeno accessibile a chiunque. Questo perché, fondamentalmente, al suo regista interessa altro, interessa che a catturare lo spettatore non sia tanto la profondità di scrittura, quanto la potenza visiva e lo spirito partorito, per il quale - si vede chiaramente - la dedizione e le accortezze sono meticolose e puntuali al punto da chiedersi se, magari, non si poteva mollare leggermente la presa e dedicarsi un pizzico in più a quel un ritmo che, a conti fatti, per molti, è davvero impegnativo da sostenere e che in certi tratti finge accelerazioni che poi spezza in meno di qualche secondo.

Ci tiene, insomma, alla rigidità e alla cura della sua forma Hsiao-Hsien, sebbene da parte nostra un leggero smussamento lo avremmo accettato assai volentieri. Che l’estetica, per carità, va benissimo e in molte occasioni ci fa addirittura impazzire, ma nel cinema e, in particolare, in un determinato tipo di cinema, è indispensabile che questa venga mescolata in modo omogeneo con il resto degli elementi. Cercando di mediare tra le volontà del suo autore, che devono assolutamente non essere schiacciate, e le necessità del pubblico che, per quanto vada educato e non troppo assecondato, andrebbe almeno un po’ aiutato nell'esperienza (nuova) che gli si chiede di intraprendere.

Trailer:

venerdì 16 settembre 2016

Annabelle 2 - Teaser Trailer Italiano

Annabelle 2 Teaser Trailer

C'è David F. Sandberg al timone di "Annabelle 2", il regista che con "Lights Out" qualche mese fa aveva realizzato il sogno di trasformare il suo cortometraggio di successo postato su Youtube in un lungometraggio, purtroppo con risultati abbastanza deludenti. Il teaser trailer italiano del sequel dedicato alla bambola più inquietante del mondo però promette bene, perlomeno affidandoci alle prime immagini.
Interpretato da Stephanie Sigman, Talitha Bateman, Lulu Wilson, Philippa Anne Coulthard, Grace Fulton, Lou Lou Safran, Samara Lee, Tayler Buck, Anthony LaPaglia e Miranda Otto, "Annabelle 2" uscirà nei cinema nel 2017, al momento la data è il 19 Maggio.

Teaser Trailer Italiano Ufficiale:


Sinossi (Ufficiale):
In “Annabelle 2”, diversi anni dopo la tragica morte della loro bambina, un produttore di bambole e sua moglie accolgono in casa una suora e alcune ragazze provenienti da un orfanotrofio distrutto, che dopo poco tempo diventeranno il bersaglio della creatura posseduta del produttore di bambole, Annabelle.

Elvis & Nixon - La Recensione

Elvis e Nixon Spacey Shannon
Diversi, ma pari.
È così che si potrebbe riassumere, superficialmente, il memorabile incontro tra due personalità di spicco come Elvis Presley e il Presidente Americano Richard Nixon avvenuto nel 21 Dicembre del 1970. Umanamente due uomini che non avrebbero nulla da spartire l’uno con l’altro: stella del palcoscenico e idolo delle folle il primo, leader di una nazione, non amatissimo in generale, il secondo. Eppure, una volta visti da vicino, nel loro privato, nel ritratto eseguito dalla regista Liza Johnson, ci si accorge di quanto in fondo entrambi stiano vivendo in quel preciso momento storico una solitudine interiore, una solitudine gestita, magari, differentemente, ma capace di renderli allo stesso tempo potenti e fragili simmetricamente.

E che siano pari e simmetrici la pellicola ce lo chiarisce subito, non appena i due entrano in contatto, con una scena dove Nixon concede a Presley l’opportunità di toccare con mano un souvenir preziosissimo a lui regalato, ricevendo la risposta secca dell’artista che non ne ha bisogno perché la stessa persona ne ha regalato un esemplare identico anche a lui. Momento divertente, simpatico, in cui il Presidente, prima non esattamente allineato su chi fosse la persona che voleva incontrarlo, capisce immediatamente con chi ha a che fare e quanto misura di preciso il riverbero che lo precede. Tuttavia l’obiettivo di “Elvis & Nixon” non ha nulla a che vedere con la gara a chi ce l’ha più lungo tra i due, in realtà ciò è solo una scelta stilistica utilizzata dal film per alleggerirsi, per non pesar mai (solo) di quella politica che in sottofondo è presente, urla e disturba, e lo dimostra la volontà insistente del Re del Rock and Roll di ricevere ad ogni costo quel distintivo da Agente Federale Aggiunto, con il quale vorrebbe contrastare, in parallelo alla sua attività di cantate, l’ascesa preoccupante della droga nel suo paese.

Shannon Spacey Elvis NixonRicostruendo, probabilmente, un po’ di suo pugno – per cui non fedele alla verità - un evento illustre e di enorme richiamo appartenente all'America, allora, la sceneggiatura scritta da Joey Sagal, Cary Elwes e Hanala Sagal più che documentare cerca di mettere in primo piano i sintomi allarmanti già evidenti dei due protagonisti, che fanno il paio con quelli di un paese che da lì a qualche anno avrebbe subito scosse di cui ancora non poteva immaginare la gravità. L’Elvis di Michael Shannon infatti soffre palesemente la popolarità che lo accompagna, si sente un oggetto, pensa che coloro che considera veri amici gli siano accanto solo per usufruire del suo successo, andando alla ricerca di un corto circuito che possa scuoterlo e con il quale reagire alla sua (imminente) depressione. Il Nixon di Kevin Spacey, invece, per quanto meno venga ripreso, abbozza quelle paure e quelle paranoie che poi lo contraddistingueranno: i sospetti di chi tende a non fidarsi, del maniaco del controllo e del potere, disposto ad abbassare la testa solo nel caso in cui è la figlia a chiedergli di farlo.

L’istantanea radicata in un presente, dunque, in cui è possibile, ampliando lo sguardo, andare ad intravedere le scie del futuro. Quello a breve termine che a quattro anni di distanza, come vien scritto ai margini di “Elvis & Nixon”, sfocerà negli eventi storici tragici e scandalosi che conosciamo e che scuoteranno il mondo: la morte di Elvis da un lato e la fine del Watergate dall'altro.
Due cataclismi diversi, ma di pari carico, accompagnati da una semi-sincronia spaventosa che va a rafforzare il valore simbolico di un avvenimento unico e lo scatto di una fotografia divenuta leggenda.

Trailer:

The Assassin - Trailer Ufficiale Italiano

The Assassin Poster Italiano

Dopo aver conquistato il premio per la Migliore Regia al Festival di Cannes del 2015, "The Assassin", il film diretto da Hou Hsiao-Hsien si appresta a sbarcare in Italia. Uscirà nelle nostre sale il 29 Settembre prossimo e questo qui sotto è il trailer ufficiale, italiano.

Trailer Ufficiale Italiano:

Sinossi (Ufficiale):
Cina, IX secolo. Sotto la dinastia Tang il paese vive e prospera. A minacciare la sua età d’oro si adoperano gli ambiziosi e corrotti governatori della provincia. “L’ordine degli assassini” è incaricato di eliminarli. Nelle sue fila serve e combatte Nie Yinniang, abile con la spada e con la chioma nera come inchiostro lucente. Rientrata nella sua città e nella sua provincia, dopo l’apprendistato marziale e un esilio lungo tredici anni, Nie Yinniang deve uccidere Tian Ji’an, governatore dissidente della provincia di Weibo. Cugino e sposo a cui fu promessa e poi negata, Tian Ji’an è l’oggetto del suo desiderio. Amato e mai dimenticato, Nie Yinniang lo avvicina e lo sfida senza riuscire ad affondare il fendente. Ostinata a seguire le ragioni del cuore e a vincere quelle della spada, Nie Yinniang abdicherà al suo mandato, congedandosi dall’ordine.

Blair Witch - La Recensione

Blair Witch Poster
Di acqua sotto i ponti ne è passata dal primo “The Blair Witch Project”. Dello scalpore di un horror girato in found-footage, che all'epoca pareva affacciarsi come la quintessenza dello spavento, non a caso, oggi, è rimasto poco o niente; la stanchezza, magari, quella generata da repliche su repliche di uno stile che oramai ha finito di sorprendere consumandosi, forse, più velocemente di quello che voleva andare a sostituire.

Questo solo per dire che sentir parlare della Strega di Blair negli anni duemila inoltrati è nettamente diverso da quando se ne sentiva parlare nei duemila alle porte, sono passati appena sedici anni, ma cinematograficamente è come un secolo: per cui se si ha intenzione di esibirsi e di riproporre lo stesso trucco, o nel cilindro si ha un animale diverso dal coniglio e la colomba, oppure si rischia davvero di ricevere applausi di circostanza se non addirittura fischi (a discrezione del pubblico). Due conti questi che, evidentemente, però nella testa del regista Adam Wingard e in quella dello sceneggiatore Simon Barrett sono venuti completamente a mancare, a giudicare dal lavoro povero e scarno compiuto attorno a quello che sarebbe dovuto essere il sequel sanguigno della pellicola originale diretta da Daniel Myrick nel 1999. C’è il fratello della Heather Donahue di quel film infatti al centro di questa nuova storia, le ricerche che su YouTube gli mostrano un filmato inquietante, girato sul luogo del misfatto, in cui si intravede il corpo di qualcuno che, secondo lui, potrebbe essere la sorella, e la sua amica aspirante documentarista, armata di reflex Canon e altri ritrovati della tecnologia moderna (drone, microcamere da orecchio, ecc.), che ha intenzione di incoraggiarlo girando un documentario sui motivi che spingono il ragazzo a continuare a sperare, credendo che a distanza di anni nulla sia ancora perduto.
E sono proprio le immagini registrate tramite i suoi dispositivi quelle che vengono trasmesse sullo schermo, i girati recuperati sul posto, montati da chissà chi, che ci mostrano, oltre all'esito scontato della spedizione, la presenza anche di altri due loro amici presenti sul posto e di un’altra coppia di sconosciuti, con villa vicino al bosco, che ha insistito molto per unirsi all'avventura e provare da vicino il brivido della leggenda.

Blair Witch Callie HernandezTuttavia di brividi e paura “Blair Witch” ne fa venir ben pochi, gli riesce meglio, casomai, il compito di annoiare lo spettatore, mettendolo di fronte ad uno spettacolo statico, povero di idee e contenuti, ispirato nelle atmosfere e nello stile al titolo di riferimento, ma nella forma e nelle idee ai più recenti horror low budget capitanati da “Paranormal Activity”. I suoi protagonisti, a ripetizione, gridano, piangono, agiscono in modo completamente discutibile (con la gamba perforata e il piede tagliato una ragazza si arrampica su un albero per recuperare il drone), sempre e solo al servizio di una storia che cerca nell'effetto audio e nella ripresa frenetica la furbizia per disorientare lo spettatore e coglierlo di sorpresa. Il pacchetto completo, gestito alla peggio, degli stereotipi e dei trucchetti che andrebbero evitati ogni qual volta ci si misura con operazioni di questo tipo, praticamente, un esercizio di stile fastidioso e non incisivo, da evitare assolutamente se il tentativo dovrebbe essere quello nobile di portare a casa un lavoro rispettabile e soddisfacente.

Tra gli applausi di circostanza e i fischi, quindi, a “Blair Witch” sarebbe più facile ipotizzare spettino i secondi, considerato il tentativo fallito di ridar vita a qualcosa che già all'epoca aveva brillato più per marketing che per concreto valore e che, inevitabilmente, adesso, giunta al massimo della sua saturazione già da anni, senza contenuti dimostra di non aver alcuna ragione di esistere.
A meno che - ma qui avrebbe dovuto arrivarci uno dei due tra Wingard e Barrett - l’atto finale della pellicola non fosse stato spostato nel mezzo, con la seconda parte interamente riscritta da capo a piedi prendendo spunto da un altro lavoro recente come il “Rec” di Jaume Balagueró e Paco Plaza, che probabilmente, insieme a "Cloverfield", resta solidamente una delle migliori operazioni  found-footage portate al cinema.

Trailer: