IL SITO DEDICATO AL CINEMA IDEATO, SCRITTO E DIRETTO DA GIORDANO CAPUTO

venerdì 17 novembre 2017

Il Domani Tra Di Noi - La Recensione

Il Domani Tra Di Noi Film
Il titolo originale era più centrato, perché riusciva a sintetizzare contemporaneamente sia il significato metaforico che letterale contenuto nella storia tratta dal romanzo di Charles Martin. Non è tanto il domani, infatti, a stare in mezzo tra Kate Winslet e Idris Elba, quanto una montagna che per loro è sia quella da scalare - per riuscire a tornare in mezzo alla civiltà - e sia quella che gli impedisce – fino a un certo punto, almeno – di far scattare quella passione che, vuoi per la solitudine, vuoi per il freddo, vuoi perché la carne è carne, nel film di Hany Abu-Assad viene soppressa il più a lungo possibile, per questioni morali.

Sono sconosciuti del resto, inizialmente, i due. Passeggeri di un volo annullato per tempesta-in-arrivo che però non possono permettersi di rimandare il loro viaggio: lui in quanto medico con operazione programmata il giorno successivo, lei per via di un matrimonio che la vede sposa attesa all’altare e quindi imprescindibile. Necessità fa virtù, insomma e perciò la scappatoia è quella di affidarsi a un pilota privato disposto a fregarsene delle disposizioni ufficiali, uno di quelli che non vede l’ora di volare-a-vista, che si lascia sfuggire la frase maledetta - che dovrebbero vietare come gli apparati elettronici in fase di decollo - “tranquilli, non ci succederà nulla”, ma che poi - indovinate un po’ - rimane vittima improvvisa di un ictus proprio in corso d’opera, provocando uno schianto tra le vette del Colorado e morendo sul colpo. Il classico incipit utile ad aprire le porte al survival-movie, quel genere piuttosto in ombra negli ultimi anni, al cinema, che "Il Domani Tra Di Noi" decide, sorprendendo, di abbracciare in toto alternando momenti intimi, legati al privato dei suoi protagonisti, ad altri più canonici, esplorativi, in cui riesce con grande fascino e atmosfera a esaltare anche un panorama immenso e innevato, dalla portata stupefacente.

Il Domani Tra Di Noi ElbaNatura contro uomo, speranza contro cinismo, ieri contro domani. Quando ha a che fare con questi temi, pur senza brillare, gira bene la pellicola di Abu-Assad, tiene i piedi saldati a terra, dimostra di avere il controllo, riesce addirittura a trasmettere l'intimo delle anime che racconta, senza diventare didascalico o retorico. Redini che sembrano essere ben saldate e destinate a non spezzarsi, se non fosse che, a un certo punto, "Il Domani Tra Di Noi" deve andare incontro a quella sorte romantica che a priori ha promesso e che lo porta a fare i conti con una storia d'amore che forse sarebbe stato meglio evitare, o perlomeno affrontare non come se ci trovassimo all'interno di un libro Harmony. Perché tolto quel freno a mano che sempre più a fatica la Winslet ed Elba continuavano a tener tirato, l'equilibrio della pellicola scivola in maniera costante, rapida, con scelte di sceneggiatura incomprensibili che, giunti alla chiusura, si fanno addirittura involontariamente comiche e accettabili solo se stessimo guardando una puntata di "Boris".

Un cambio di rotta fuori dagli schemi, capace di rovinare non parzialmente, ma totalmente il giudizio di un film che, nonostante la qualità media inseguita, era riuscito in gran parte a fare il suo mestiere intrattenendo e trainando. Un po' come - per utilizzare un esempio coerente - se i suoi protagonisti, dopo averne passate di tutti i colori per salvare la pelle, decidessero, con la salvezza in pugno e di punto in bianco, di gettarsi giù da un burrone e di farla finita.
Uno scenario che, probabilmente, per quanto folle, gli avrebbe permesso tuttavia di uscire di scena con dignità migliore.

Trailer:

giovedì 16 novembre 2017

Happy End - La Recensione

Happy End Michael Haneke
E’ racchiuso tutto nei due prologhi d’apertura il nuovo film di Michael Haneke: nel primo fatto con lo smartphone in verticale, dove una bambina (che vedremo più avanti) all’inizio riprende la madre in bagno intenta a prepararsi per andare a letto e dopo - con un brusco stacco di montaggio - mostra la reazione del suo criceto inconsapevole di aver ingerito le pillole anti-depressive, rubate sempre da lei stessa dalla scorta della sua genitrice; e nel secondo dove vediamo franare - stavolta a tutto schermo, in panoramica - parte di un cantiere di lavoro con vittima a seguito.
Due scene nelle quali non proviamo (per forza di cose) alcuna empatia, eppure ci è impossibile scollare gli occhi fuori dallo schermo.

Questo perché a Haneke gli si può (e, a volte, gli si deve) dire di tutto, tranne che non sia capace a girare, a riconoscere la maniera migliore per raccontare una storia: che per lui molto spesso significa posizionarsi alla giusta distanza, avvicinando lo sguardo solo se (gli) serve e se ne vale la pena, scegliendo pianisequenza, o comunque dei take molto lunghi e con rarissimi tagli. Il problema del suo ultimo film però è che, pur lasciandoti entrare, introducendo frammentariamente, ma in modo integro, tutti i protagonisti di questa famiglia alto-borghese piena di scheletri nell’armadio, ipocrisie, problemi personali e chi più ne ha, più ne metta, non riesce mai a costruire davvero un impianto narrativo che sappia coinvolgere lo spettatore a livello emotivo, a scaldarlo, a creare con lui un principio di legame, andando oltre, appunto, quel fascino voyeuristico colmo di distacco nel quale si finisce per non essere interessati praticamente a nulla, qualsiasi cosa accada. Di buono c’è che la vena ricattatoria che, di solito, il regista tende a inserire nelle sue storie, in “Happy End” viene a mancare, insieme però anche all’originalità e a quella voglia di provocare o fuorviare che hanno contraddistinto e mosso il suo cinema nel bene come nel male.

Happy End Film CannesPerché la verità è che Haneke qui pare volersi concedere più a qualcosa di simile a un esercizio di stile: non a caso cita sé stesso, si strizza l’occhio allo specchio (il personaggio di Jean-Louis Trintignant potrebbe essere lo stesso di “Amour”, ma con un seguito diverso), aggrappandosi debolmente all’attualità dei migranti (gli eventi si svolgono a Calais) e alla rappresentazione di una società indirizzata verso il baratro se non addirittura verso il patibolo. Tira fuori un dramma grottesco, che forse in determinati frangenti ostenta persino una timida volontà a farsi commedia, strappando risate per il rotto della cuffia, in un paio di occasioni, ma risultando assai più rodato in quegli spaccati nei quali a primeggiare sono il mistero, l’inquietudine e il dolore. Quei temi, insomma, che gli sono più famigliari e che sa maneggiare meglio, e che per riconoscenza probabilmente gli permettono di salvare la faccia, portando a casa un film che altrimenti avrebbe potuto sgretolarsi lentamente e non arrivare vivo al traguardo.

Per sua fortuna, invece, vivo al traguardo "Happy End" ci arriva eccome, magari un po' cianotico in volto e un po' stanchino, ma abbastanza convinto dei propri mezzi tecnici e protetto da un cast incredibile che non commette pecche neppure a distrarlo. Del resto a quelle ci pensa la pigrizia di Haneke, che dall'alto della sua esperienza e da furbo fuoriclasse qual è, spera ancora una volta di farla franca e di incartarla al suo pubblico (a gran parte, almeno) tramite un colpo di coda che, a dirla tutta, nel caso specifico lascia un tantino il tempo che trova.

Trailer:

mercoledì 15 novembre 2017

Deadpool 2 - Teaser Trailer Italiano

Deadpool 2 Poster 2018

Sbuca come un fulmine a ciel sereno il primo teaser trailer (sottotitolato in) italiano di "Deadpool 2", il sequel del film sul supereroe politicamente più scorretto che esista diretto da David Leitch, con Ryan Reynolds, Josh Brolin, Brianna Hildebrand, T.J. Miller, Zazie Beetz, Jack Kesy e Leslie Uggams, al cinema da Maggio 2018.

Teaser Trailer Ufficiale Italiano:

Amori Che Non Sanno Stare Al Mondo - Trailer Ufficiale

Amori Che Non Sanno Stare Al Mondo Comencini Film

Disponibile il trailer ufficiale di "Amori Che Non Sanno Stare Al Mondo", il film diretto da Francesca Comencini, tratto dall'omonimo romanzo da lei scritto, con Lucia Mascino, Thomas Trabacchi, Carlotta Natoli, Camilla Semino Favro, Valentina Bellè e Iaia Forte, al cinema dal 29 Novembre.

Trailer Ufficiale:


Sinossi (Ufficiale):
Claudia (Lucia Mascino) e Flavio (Thomas Trabacchi) si sono amati, a lungo e con grande passione. Poi tutto è finito e per lei non è stato facile. Dopo tanti anni il loro è un mondo alla deriva, come un'isola. Lui ha dentro la furia di andare avanti, tornare a terra; lei non vorrebbe dimenticare mai. Poi un giorno Flavio incontra Giorgia (Camilla Semino Favro), con l'energia e la vitalità dei suoi trent'anni, e basta un attimo tra loro e una pioggia d’estate per fare il resto. Claudia e Nina (Valentina Bellè) invece si conoscevano già, all'università, divise dal ruolo, dall'età, dall'idea che il rispetto non si sarebbe mai trasformato in amore. Eppure Nina è bellissima, seducente e meravigliosa e il suo abbraccio ha una potenza a cui non ci si può sottrarre.

La Ruota Delle Meraviglie - Trailer Ufficiale Italiano

La Ruota Delle Meraviglie Woody Allen

Rilasciato il trailer italiano ufficiale di "La Ruota Delle Meraviglie", il nuovo film di Woody Allen con Kate Winslet, Jim Belushi, Justin Timberlake e Juno Temple, nei nostri cinema il 21 Dicembre.

Trailer Ufficiale Italiano:

Sinossi (Ufficiale):
Tra fragili speranze e nuovi sogni, le vite di quattro personaggi si intrecciano nel frenetico mondo del parco divertimenti: Ginny (Kate Winslet), ex attrice malinconica ed emotivamente instabile che lavora come cameriera; Humpty (Jim Belushi), il rozzo marito di Ginny, manovratore di giostre; Mickey (Justin Timberlake), un bagnino di bell'aspetto che sogna di diventare scrittore; Carolina (Juno Temple), la figlia che Humpty non ha visto per molto tempo e che ora è costretta a nascondersi nell'appartamento del padre per sfuggire ad alcuni gangster.

martedì 14 novembre 2017

Loveless - Trailer Ufficiale Italiano

Loveless Poster Cannes

Presentato il trailer ufficiale italiano di "Loveless", il film di Andrey Zvyagintsev, vincitore del Premio della Giuria all'ultimo Festival di Cannes, con Maryana Spivak, Alexey Rozin e Matvey Novirok, nelle sale dal 6 Dicembre 2017.

Trailer Ufficiale Italiano:


Sinossi (Ufficiale):
Loveless racconta una Russia moderna in cui le persone sono in balia di forze implacabili, un mondo senza amore come un universo in cui i valori che danno un senso alla vita dell’uomo sono andati perduti, un luogo dove i bisogni primari per la sopravvivenza si sono trasformati in una richiesta, continua e senza fine, di potere, denaro, libertà sfrenata, affermazione sociale e autoaffermazione.
Il film inizia con il ritratto di un matrimonio fallito arrivato all’ultimo terribile atto. Zhenya e Boris hanno deciso di divorziare. Non si tratta però di una separazione pacifica, carica com'è di rancori, risentimenti e recriminazioni. Entrambi hanno già un nuovo partner con cui iniziare una nuova fase della loro vita. C'è però un ostacolo difficile da superare: il futuro di Alyosha, il loro figlio dodicenne, che nessuno dei due ha mai veramente amato. Il bambino un giorno scompare.





sabato 11 novembre 2017

Tutta Casa, Letto E Chiesa - A Teatro Valentina Lodovini E' Più Brava Che Mai

Tutta Letto, Casa E Chiesa 2017

Ha una sensualità disarmante Valentina Lodovini, di quelle che quando la vedi salire sul palco in baby-doll e vestaglia aperta può pietrificarti, ammaliarti, - parlo da uomo, s’intende - farti mettere in secondo piano ciò che, per un’attrice dovrebbe contare molto, ma molto di più: ovvero la recitazione.
Però è solo questione di un attimo, il tempo che l’apparenza e la visione incantevole della donna lascino spazio ai personaggi e al testo da interpretare: quello ereditato da Franca Rame e Dario Fo che in “Tutta Casa, Letto E Chiesa” permette alla Lodovini di entrare e uscire dalla vita di quattro donne diverse e, di fatto, di mettere in mostra un talento mostruoso che mai gli era stato concesso di esibire in precedenza.

Si mangia il palco, praticamente, l’attrice umbra, prima nei panni di una donna segregata in casa dal marito geloso, egoista e, all’occorrenza, violento, poi in quelli di un’altra schiacciata dallo stereotipo che la vorrebbe realizzata solo se madre, con tentativo di aborto messo da parte a causa dei ricatti morali subiti dai medici, in seguito nelle vesti di moglie operaia, a cui spetta il compito di lavorare, prendersi cura della casa, del bambino e di un marito che neppure ci pensa a concedergli una mano e, infine - tramite una chiusura piuttosto onirica - dove appare come fosse una nuova Alice, piombata in un paese delle meraviglie tutto particolare in cui combatte, o almeno ci prova, per non andare incontro a un destino che la vorrebbe perfetta, purificata, accessoriata e schiava dell’apparenza e della condanna secondo la quale una donna ha il dovere (l’obbligo?) di essere (una) fica.
E lapalissiana, insomma, che lo scopo sia quello di mettere a fuoco il ruolo del gentil sesso all’interno della nostra società: una società prettamente maschilista, ipocrita, che nonostante sembri voler cambiare e aggiornarsi, finisce sempre per mantenere scorie che la rendono pericolosamente uguale a sé stessa. Ed è il motivo che permette, poi, al copione di Rame e Fo di mantenersi giovane, fresco e divertentissimo quando c’è da giocare coi cliché, da tirare frecciate e sbandierare nevrosi e paradossi legati all’uomo, meno macho e padrone della situazione di quanto vorrebbe essere o passare in superficie.

In tutto questo la Lodovini - senza alcun aiuto in scena, ma utilizzando il pubblico come attore non protagonista – spadroneggia e incanta, entrando in contatto con le vite di queste protagoniste diverse, eppure uguali tra loro, con una naturalezza e una disinvoltura che la mostrano al pubblico come l’animale da palcoscenico che era e che, per colpa dei soliti stereotipi, forse?, noi tutti ci eravamo persi.
Tant’è che alla fine dello spettacolo quella bellezza che ci aveva travolto all’inizio, ci accorgiamo, essere stata superata di gran lunga dallo stupore: lo stupore di una pièce scintillante, attuale, irresistibile, valorizzata da un’attrice che a questo punto merita anche al cinema di interpretare qualcosa in più del classico ruolo della bellona, tutte curve e mozzafiato.
Così come “Tutta Casa, Letto E Chiesa”, del resto, meriti - con l’aggiunta di qualche sketch, o allungando quelli già presenti (purché la scrittura resti all’altezza) - di piazzarsi nel cartellone di nuovi teatri, affinché riesca a raggiungere, a emozionare e a rallegrare quanto più pubblico possibile.

Tutta Letto, Casa E Chiesa Teatro 2017


Suburbicon - Trailer Ufficiale Italiano

Suburbicon Poster Clooney

Rilasciato il trailer ufficiale italiano di "Suburbicon", il film diretto da George Clooney (che lo ha anche riscritto dopo aver ereditato la sceneggiatura dai Fratelli Coen), presentato in concorso all'ultimo Festival Di Venezia, con Matt Damon, Julianne Moore, Noah Jupe e Oscar Isaac, al cinema dal 14 Dicembre.

Trailer Ufficiale Italiani:


Sinossi (Ufficiale):
Suburbicon è lo specchio ideale di un gioioso sobborgo californiano degli anni ’50, dove il meglio e il peggio dell’umanità si riflettono nelle azioni della gente comune. Ma dopo un misterioso omicidio, una famiglia apparentemente perfetta è costretta a ricorrere al ricatto, alla vendetta e al tradimento per sopravvivere.

giovedì 9 novembre 2017

The Big Sick - La Recensione

The Big Sick Nanjiani
Leggere il nome di Judd Apatow tra i produttori di “The Big Sick” è un’informazione che filtra in maniera quasi naturale, scontata, perché un certo tipo di rom-com, in America, le ha sdoganate lui, rivoluzionando completamente e per sempre quelli che erano gli standard scarichi di un vecchio prototipo che nessuno trovava ancora il coraggio di smontare, analizzare e rinnovare.

Un occhio lungo e un istinto acuminato, quindi, che ha contribuito ad accendergli più di una lampadina nel cervello quando l'attore, stand-up comedian e sceneggiatore pakistano Kumail Nanjiani - durante vari incontri di lavoro per altri progetti - finì col raccontargli la vera storia con la quale aveva conosciuto e sposato la moglie americana: una di quelle che una volta ascoltata non puoi fare altro che insistere affinché il cinema ci metta le mani sopra, condividendola col mondo. Sembra frutto di uno sceneggiatore folle e lungimirante, infatti, "The Big Sick", di uno di quei portenti che per brillantezza e originalità vorresti cominciare a monitorare e a non perdere di vista; della serie che una volta appurato che stiamo parlando di vita vissuta e non di pura fantasia, dentro hai la strana sensazione che ciò non sia corretto, che sia una nota stonata, un punto a sfavore. Eppure è tutto il contrario, perché quella composta da Nanjiani assieme a sua moglie Emily Gordon - sostituita sullo schermo, al fianco del marito che interpreta sé stesso, da Zoe Kazan - è una storia talmente sincera, onesta e radicata nel nostro tempo dalla quale si può rimanere solamente coinvolti, incantati e, infine, innamorati. Merito di una narrazione per nulla convenzionale in cui, al di là dell’amore, viene lasciato molto spazio per trattare in maniera non banale tematiche sociali e d'integrazione legate alla multicultura statunitense, vista sia dalla parte dello straniero e sia dall’interno: con attriti e differenze, per lo più dovute alla religione, inevitabilmente responsabili di contaminare relazioni sentimentali come anche interpersonali.

The Big Sick KazanTutto scaturisce dal grande malato del titolo, cioè l’Emily portata in coma farmacologico dall’ospedale, di punto in bianco, a causa di un virus ai polmoni di natura sconosciuta da contrastare all'istante. Kumail si ritrova coinvolto nella faccenda praticamente per caso, chiamato in fretta e furia al telefono da un’amica della ragazza, nonostante già da un pezzo i due avessero interrotto i rapporti per questioni legate a un futuro insieme, a quanto pare, impossibile. La lotta di Emily tra la vita e la morte però diventa spontaneamente, per lui, uno stimolo per affrontare se stesso e gli altri, per conoscere i genitori di lei - prima evitati - e confessare, poi, ai suoi quelle verità che, per paura, aveva cercato ogni volta di reprimere o di nascondere sotto il tappeto.
Cambiamento e maturazione che “The Big Sick” affronta tramite un equilibrio e un’umanità disarmanti; oscillando con maestria tra la serietà di chi è consapevole di avere tra le mani ambizioni considerevoli, da non gettare alle ortiche, e l’umorismo di chi, in quanto stand-up comedian (e vi prego, vi prego non traducetelo con cabarettista), non può prescindere dall’essere, all’occorrenza, tagliente e caustico con le battute: andando a colpire lo spettatore in contropiede e tramortendolo in un paio d’occasioni (la battuta sull'11 Settembre è tra le migliori mai sentite).

Crediti da non sottovalutare, nei quali è contenuta l’intera sensibilità di una pellicola straordinaria e autentica, probabilmente da collocare tra le migliori commedie romantiche americane degli ultimi dieci, o quindici anni.
Di quelle visioni, per intenderci, che ti spiazzano e ti scaldano il cuore, restandoti dentro senza mollarti, per farti capire che, forse, un giorno avrai nuovamente bisogno di loro.

Trailer:

Il Premio - Trailer Ufficiale

Il Premio Poster Gassmann

Disponibile il trailer ufficiale de "Il Premio", il film diretto e interpretato da Alessandro Gassmann, con Gigi Proietti, Rocco Papaleo, Anna Foglietta, Matilda De Angelis, Marco Zitelli, Erica Blanc e con la partecipazione di Andrea Jonasson, al cinema dal 6 Dicembre.

Trailer Ufficiale:


Sinossi (Ufficiale):
Il Premio” racconta il viaggio di Giovanni Passamonte (Gigi Proietti), uno scrittore di fama internazionale che viene insignito del premio Nobel per la Letteratura.
Per paura di volare, Passamonte decide di partire verso Stoccolma in auto con Rinaldo (Rocco Papaleo), suo assistente da sempre.
Inaspettatamente, si uniscono a loro i due figli Oreste (Alessandro Gassmann) proprietario di una palestra prossima alla chiusura e Lucrezia (Anna Foglietta) inconcludente e nevrotica blogger.
Durante le numerose tappe di questo viaggio pieno di imprevisti, il gruppo incontrerà curiosi personaggi che metteranno ironicamente in discussione le certezze dei protagonisti, costringendoli finalmente a svelare dinamiche familiari insospettabili e a conoscersi veramente.

mercoledì 8 novembre 2017

Auguri Per La Tua Morte - La Recensione

Auguri Per La Tua Morte Film
Non è spoiler dire che l’impalcatura di “Auguri Per La Tua Morte” è la stessa e identica di “Ricomincio Da Capo”. Già dal trailer, infatti, si intuisce quanto la pellicola diretta da Christopher Landon (e prodotta da Jason Blum) ci tenga particolarmente a mettere in chiaro le sue derive: che per quanto usate e abusate trasversalmente da cinema, televisione e non solo, per noi pubblico riescono ancora a funzionare e ad agire come esca appetibile ed efficace.

Un’esca che però quando ti ci aggrappi e ne rimani impigliato ti ricorda, puntuale, quanto cominci a subire i danni del tempo e dell’usura, diventando un po’ noiosa nel corso di quel processo fisiologico che vede la storia ripetersi per la seconda, o la terza volta, mostrando la vittima dell’incantesimo ancora frastornata e incredula, mentre cerca di reagire alla questione nella maniera più istintiva e improvvisa possibile. Perché tanto lo sappiamo tutti, ormai, che in questi casi la faccenda è assai più complicata del previsto, che c’è una spiegazione “logica” a ciò sta accadendo e che molto spesso questa ha a che vedere col dover cominciare a guardarsi dentro e farsi un esame di coscienza: non a caso i protagonisti di queste storie, solitamente, tendono ad essere dei veri e propri stronzi; gente egoista, con nessun rispetto per il prossimo e automaticamente disprezzata da tutti. E non fa eccezione a riguardo neppure la Tree di Jessica Rothe, al quale spetta il compito di incarnare il classico stereotipo della ragazza attraente e antipatica, a cui piace divertirsi e trattare a pesci in faccia gli uomini con cui esce, una volta soddisfatti i suoi capricci: comportamento non molto differente da quello utilizzato anche con le cosiddette sorelle del suo campus, che quando possono non perdono tempo nel fulminarla con occhiatacce o a stuzzicarla con battute volgari. Difficile perciò individuare chi, nel giorno del suo compleanno, abbia deciso di farla fuori, di ucciderla, inconsapevole del loop generato, dal finale sempre più cruento che, sforzi o meno, pare non volersi arrestare finché sull'assassino non venga fatta luce.

Auguri Per La Tua Morte RotheBisogna arrivare piuttosto avanti, di conseguenza, per abbandonare certi automatismi e permettere ad “Auguri Per La Tua Morte” di sciogliersi un po’, di mostrare di che pasta è fatto; c’è bisogno che la sua protagonista cominci a far intravedere un minimo di introspezione, di umanità, buttando giù la corazza arrogante che fungeva da diga per la nostra empatia, assolvendo in questo modo a quel ruolo di vittima, dapprima aderito solo in teoria. Diventa un thriller assai più concentrato e incalzante così il film di Landon, in grado di recuperare buona parte del terreno perduto e di svolgere con discreta bravura la sua funzione di pop-corn-movie dal temperamento slasher-sarcastico.
Certo, poi va detto che nel finale si poteva fare più attenzione all'intreccio, che nella risoluzione ci sono alcune scorie d’approssimazione che sarebbe stato meglio eliminare, sebbene in un prodotto come questo è cosa assurda mettersi lì a pretendere la perfezione.

Perché quello di Landon, in fondo, è uno di quei film che andrebbero visti in serate a tema, tipo Halloween, in compagnia degli amici e di una tavola bandita di schifezze, dolcetti e bibite gasate. Nella leggerezza totale, quindi, la stessa che da cinefilo ti fa dire – quando la protagonista ammette di non aver visto il film da cui la sua storia è tratta, né tantomeno di conoscere Bill Murray o “Ghostbusters” – che quasi quasi la visita della morte, un pochino se l’è cercata.
Ma con affetto, è…

Trailer:

L'Isola Dei Cani - Trailer Ufficiale Italiano

L'Isola Dei Cani Poster Wes Anderson

Finalmente anche in versione italiana, il trailer ufficiale de "L'Isola Dei Cani", il nuovo film di Wes Anderson, girato in stop-motion, con le voci (nella versione originale) di Bill Murray, Frances McDormand, Jeff Goldblum, F. Murray Abraham, Tilda Swinton, Kunichi Nomura, Bob Balaban, Harvey Keitel, Edward Norton, Bryan Cranston, Liev Schreiber, Scarlett Johansson, Yoko Ono, Greta Gerwig e Courtney B. Vance, al cinema nel 2018.

Trailer Ufficiale Italiano:

lunedì 6 novembre 2017

Under The Shadow: Il Diavolo Nell'Ombra - In Home Video L'Horror D'Autore Di Babak Anvari


Under The Shadows Home Video

Dopo essere stato rilasciato su Netflix a inizio 2017, attirando su di sé l’attenzione di molti appassionati del genere, “Under The Shadow: Il Diavolo Nell'Ombra”, esce anche in home video, nei formati classici DVD e Blu-Ray Disc.
L’opera prima del regista Babak Anvari è un horror d’autore molto personale, che rifiuta i soliti stereotipi triti e ritriti, per seguire un suo discorso politico e metaforico legato alla donna musulmana e al suo ruolo durante la guerra tra Iran e Iraq degli anni ’80.

Durante i conflitti post-rivoluzionari nel 1988, agli inizi della guerra tra Iran e Iraq, una mamma musulmana che vive a Teheran, Shideh, deve badare alla figlia Dorsa sotto la costante paura dei bombardamenti. La situazione peggiora quando il marito viene inviato, in quanto medico, nella zona di combattimento e gli inquilini del palazzo iniziano ad andarsene per paura delle bombe. Un giorno un razzo centra il palazzo dove vivono Shideh e Dorsa, rimanendo fortunatamente inesploso ma aprendo una grossa crepa nel soffitto dell'appartamento in cui abitano delle protagoniste. Da allora una serie di strani eventi sconvolgono la vita di Shideh, che diventa via via convinta della presenza di un essere maligno che sta cercando di possedere sua figlia.

Vincitore di un BAFTA nel 2017, e apprezzato in moltissimi festival dedicati al genere, quello di Anvari è un film che sicuramente dimostra di avere una personalità e un carattere per nulla scontati, rispetto agli horror che solitamente ci capita di vedere in sala. Tutto ciò rende “Under The Shadow: Il Diavolo Nell'Ombra” una proposta interessante, che oltre a gettare curiosità su di un regista che non vediamo l’ora di rivedere all’opera, fa anche bene il suo dovere scatenando tensione e ambiguità, con intelligenza.

Under The Shadows Home Video

Il Blu-Ray Disc, in edizione italiana, prevede le seguenti specifiche tecniche:
Dischi: 1
Formato Video: 2,35:1
Tracce Audio: 5.1 DTS HD: Italiano, Farsi
Sottotitoli: Italiano
Durata: 84 minuti ca.
Confezione: Slipcase
Produttore: Midnight Factory
Distributore Home Video: Koch Media
Data di Uscita: 26 Ottobre 2017
Contenuti Speciali: Booklet, Trailer

The Shape Of Water: La Forma Dell'Acqua - Trailer Ufficiale Italiano

The Shape Of Water Del Toro

Rilasciato il primo trailer ufficiale italiano di "The Shape Of Water: La Forma Dell'Acqua", il film di Guillermo del Toro, vincitore del Leone D'Oro all'ultimo Festival Di Venezia, con Michael Shannon, Sally Hawkins, Richard Jenkins, Octavia Spencer e Michael Stuhlbarg, al cinema dal 14 Febbraio 2018.

Trailer Ufficiale Italiano:

domenica 5 novembre 2017

The Place - La Recensione

The Place Poster Film
Il successo raggiunto con “Perfetti Sconosciuti” ha messo Paolo Genovese in una posizione molto particolare. Se da una parte infatti il regista ha conquistato carta semi-bianca nella realizzazione dei suoi progetti, dall’altra è anche vero che adesso non può più permettersi di tradire la fiducia dello spettatore: il che parafrasando significa dover continuare a tenere alto il livello dei suoi lavori e ridurre al minimo il margine d’errore.
Una pressione non da sottovalutare per un regista (e sceneggiatore) che ha sempre fatto cinema mainstream con leggerezza e “modesti” obiettivi (per quanto intrattenere lo spettatore, sia di per sé cosa nobile), ma anche un treno dei desideri da non farsi sfuggire per tentare, magari, di crescere e compiere il grande salto.

Grande salto che Genovese però accetta e che battezza con il nome di “The Place”, adattamento della serie televisiva americana “The Booth At The End” e prima volta in carriera, per lui, disconnesso dalla commedia e alle prese con un film dai toni cupi e prettamente drammatici. Decisione non casuale, forse, che da’ l’impressione di voler proseguire in maniera quasi del tutto naturale l’esplorazione di quel lato oscuro dell’essere umano cominciata in precedenza e che lo ha intrigato all'istante, trattata stavolta in maniera assai più aggressiva con un personaggio - quello di Valerio Mastandrea - che rappresenta in maniera del tutto misteriosa e indecifrabile quella porta di noi stessi con la quale non vorremmo assolutamente entrare mai in contatto. E’ sia tutto che niente, lui, del resto: un uomo di cui non si sa nulla, sempre presente al tavolino dello stesso bar con un’agendina al suo fianco, a cui pare sia stato concesso il potere di realizzare ogni tipo di desiderio da noi richiesto. E' sufficiente incontrarlo, comunicargli cos'è che si vorrebbe avere e poi, a seguito di un compito da portare a termine, moralmente orrendo, come per miracolo, l'evento si verificherà.

The Place MastandreaNon è lui il mostro, tuttavia, lui è colui che ai mostri gli dà da mangiare: come esplicitamente - ad un certo punto - Mastandrea dice papale papale, mentre l'espressione del suo viso lascia intravedere ancora quella punta di empatia, tipica di chi non è né Signore del male, né tantomeno suo servitore. Non c’è obbligo allora nel portare a termine le “missioni”, nel pagare il brutto prezzo che divide l’uomo dal raggiungimento del suo obiettivo, perché in “The Place” è tutto in mano al cliente, è tutta e rigorosamente questione di libero arbitrio. La volontà di Genovese è quella di mettere lo spettatore in contatto con la sua moralità; di utilizzare le storie fantasma dei vari personaggi che si susseguono all’interno del bar - da cui mai l’attenzione si sposta - per sollecitare nella nostra testa quel tarlo che, scavando, ci porta a riflettere e a chiederci velenosi: “chissà se ne sarei capace, io, di fare una cosa del genere in cambio di ciò che più al mondo mi renderebbe felice”.

Quesito cardine di una pellicola che, a volte, appare talmente immersa nel suo fare antropologico – tant'è che per Mastandrea sono importantissimi i dettagli, ovvero appuntare sul taccuino ciò che i suoi avventori hanno provato nel fare male al prossimo – da peccare di distrazione e concedersi piccoli cali a cui, per fortuna - sempre grazie a un’ottima scrittura - riesce comunque a riprendersi e a ripartire. Chiudendo i battenti con un finale irrisolto, assai più imploso di quanto non lo fosse quello di “Perfetti Sconosciuti”, che ha il pregio di non concedere alcun sollievo allo spettatore, il quale, uscito dalla sala, non potrà che arrovellarsi e mettersi a cercare risposte che, in fondo, in fondo, già conosce.

Trailer:




venerdì 3 novembre 2017

Il Domani Tra Di Noi - Trailer Ufficiale Italiano

Il Domani Tra Di Noi Poster Winslet Elba

Primo trailer ufficiale italiano di "Il Domani Tra Di Noi", il film diretto da Hany Abu-Asad, con Kate Winslet e Idris Elba, al cinema dal prossimo 23 Novembre.

Trailer Ufficiale Italiano:


Sinossi (Ufficiale):
Rimasti isolati a seguito di un tragico incidente aereo, due estranei sono costretti ad avvicinarsi per sopravvivere in condizioni estreme tra le nevi di un massiccio montuoso lontano da ogni forma di civiltà. Quando si rendono conto che non arriveranno aiuti, intraprenderanno un difficile viaggio attraverso migliaia di chilometri nella natura selvaggia, stimolandosi l’un l’altro a resistere e accendendo così un’attrazione inaspettata.

Borg McEnroe - La Recensione

Borg McEnroe Poster Metz
Il tennis - e chi mi conosce lo sa - è uno sport che seguo distrattamente: conosco Federer, Nadal, Djokovic, so che sono i migliori tennisti del presente, ma di vederli all'opera mi è sempre importato il minimo. Sono più per il calcio, io, e nemmeno tutto, a dire il vero, mi basta seguire una squadra in particolare, quella che sento mia, la più vicina, quella della mia città.
Ci sono eventi storici (e sportivi) però che, a volte, riescono ad andare oltre tutto questo, a superare le abitudini, gli interessi, e a monopolizzare l'attenzione su di loro come se in quel momento non ci fosse nulla di più importante al mondo. E uno di questi fu proprio lo scontro tra Björn Borg e John McEnroe.

Era ora che il cinema gli riservasse (finalmente) un occhio di riguardo, allora, purché quest'occhio non fosse miope, ma con più decimi a disposizione possibili: perché certi spaccati o li racconti nel migliore dei modi, oppure faresti bene a lasciarli perdere, a conservarli nei filmati di repertorio e negli albi. Non è un lavoro facile, è vero, serve individuare la chiave di lettura migliore, capire quanto si deve calcare la mano, individuare la giusta distanza, senza tuttavia perdere il contatto con quello spettacolo e quell’intrattenimento, indispensabili al (e per il) cinema. Una serie di calcoli che Janus Metz è riuscito a fare senza sbagliare nemmeno i numeri da mettere dopo la virgola, un esercizio robotico quasi, che fa di "Borg McEnroe" un ottimo documento non solo di ciò che è stata quella famosa finale di Wimbledon del 1980 (parliamo ancora oggi, forse, del migliore incontro di tennis che si sia mai visto), ma anche di due atleti assai diversi di fronte alle telecamere, eppure molto simili nel privato. C'è più Borg che McEnroe, in effetti, nella sua pellicola, che tuttavia prima di arrivare al fatidico incontro finale, si guarda bene dal valorizzare il tempo a propria disposizione con frammenti legati all'infanzia e all'adolescenza di entrambi i suoi protagonisti, mettendone a fuoco l’intimo e la personalità, e approfondendo quindi la maschera di ghiaccio con la quale veniva etichettato lo svedese, così come quella rabbiosa e scugnizza appioppata alla sua nemesi americana.

Borg McEnroe MetzC’era un mondo infatti dentro le anime di Borg e McEnroe, un mondo complesso e gonfio di pressioni che se il secondo non riusciva ad arginare, eruttandolo contro tutto e tutti e creandosi terra bruciata d’affetto intorno, nel primo si era riusciti a tenere sotto controllo attraverso un addestramento cominciato agli antipodi dall’ex-professionista e talent scout, Lennart Bergelin: determinante per quanto riguarda i traguardi del suo assistito, perché autore di quell’aurea spirituale con la quale il tennista riusciva a convogliare ogni singola emozione nel colpo lanciato dalla racchetta - aurea che molto spesso, comunque, per l’eccessiva tensione, rischiava di forarsi e dover essere riparata d'urgenza.
Del resto - e il film ce lo dice (e lo fa intendere) a più riprese - è la testa a comandare nel tennis, la concentrazione, la capacità di non farsi sopraffare in primis da noi stessi e solo poi dall’avversario: un problema non di poco conto se di fronte ci sono due atleti sanguigni abituati a vivere (e a dover gestire) maremoti nello stomaco.

Ma al di là di tutto questo che può interessare o meno a chi sta a guardare, il vero colpo ad effetto messo a segno da "Borg McEnroe" è quello di portare lo spettatore - appassionato o meno e informato sui fatti o meno - a vivere, poi, la partita decisiva come fosse live; riuscire a trasformare la sala cinematografica in arena, ricostruendo il match per eccellenza del tennis ricaricandolo di adrenalina e di partecipazione: con annessa commozione verso un finale che - senza spoilerare - concede umanamente la vittoria ad ambo i concorrenti.
Mentre a noi, meno appassionati in materia, la curiosità di avvicinarci un pochino di più a uno sport che, magari, avevamo sbrigativamente sottovalutato.

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giovedì 2 novembre 2017

Birds Without Names - La Recensione

Birds Without Names Shiraishi
Esistono storie che forse, per essere raccontate a dovere, devono per forza passare per il cinema orientale. Passare per il suo ritmo dapprima compassato, per personaggi che all’occhio di chi viene da una cultura occidentale non possono che risultare bizzarri, atipici, per quella sensibilità e quell’approccio mai comuni e sempre personali che sono simili eppure distaccati da quelle, maggiormente masticate, europee o americane.

Ragionamento concreto in materia che nasce proprio post-visione di “Birds Without Names”, il thriller sentimentale di Kazuya Shiraishi dove una donna mantenuta da un coinquilino di quindici anni più grande, innamorato di lei alla follia, cerca di riprendere i contatti con il suo ex-amante fedifrago e violento, mentre instaura una relazione di ripiego con un secondo uomo anch’esso sposato e propenso a sfruttarla. Una trama che letta così, sulle prime, potrebbe sembrare assai più intricata del previsto, sbrogliata con scioltezza e furbizia da un regista conscio del lavoro teorico dello spettatore e quindi bravissimo nell’organizzare un depistaggio che, oltre ad alterare gli indizi per le cosiddette conclusioni affrettate, inganna anche rispetto a quelle che sono le intenzioni reali della pellicola.
Già, perché arrivati ad un punto specifico, sembra quasi tutto fin troppo chiaro in “Birds Without Name”, sembra quasi non ci sia più nulla da risolvere, al massimo da capire come un piano altamente psicologico possa funzionare in relazione a dei sentimenti imprescindibili che però non ci sono e non hanno alcuna voglia di nascere. E a dir la verità, Shiraishi, quasi se la rischia, portando lo spettatore a credere che il suo lavoro sia meno profondo del previsto e giocando moltissimo su di una superficie che inganna noi, per primi, e i suoi protagonisti per secondi. E’ intelligente, infatti, il regista, molto scaltro: tant’è che non appena la prima scatola – che ci passi il termine – cinese del suo film smette di avere segreti, ecco aprirsene subito una nuova che, in perfetta sincronia con la precedente, lascia infine spazio a una terza e ultima, a cui viene affidato il compito di svelare le carte.

Birds Without Names FilmNon sono poi tanto scontati, in fondo, i personaggi di “Birds Without Name”, o meglio, lo sono gli uomini negativi che la sua protagonista Towako si sceglie per andare a nutrire quel desiderio di autodistruzione, ma sia lei che il suo volgare compagno di appartamento hanno entrambi delle ombre da scoperchiare e su cui fare luce. Ecco perché sono i ribaltamenti a dare spessore, energia e valore ad una pellicola che non sa fare altro che crescere e migliorarsi ad ogni singolo passo; sono le soluzioni registiche e di sceneggiatura mai banali, sotterrate a dovere come fossero trappole, ad aiutarla a distinguersi e ad affermarsi, giungendo ad un terzo atto dove la tensione è a livelli altissimi e i scenari relativi alla risoluzione multipli, e tutti con un sapore ed un peso differenti da digerire.

Chi era diavolo si fa angelo custode, chi era candido, pece e avanti in questo senso miscelando le carte per non avere più punti di riferimento nei confronti di cosa è giusto e cosa è sbagliato. Ogni punto di vista di colpo si fa possibilità, ogni scelta giusta potrebbe essere quella sbagliata: perché andrebbe a colmare un vuoto, creando tuttavia una voragine al suo fianco.
E allora Shiraishi non può che affidarsi alla speranza, alla speranza del ricordo e dell’amore, quell’amore puro, vero, assoluto abbastanza da potersi permettere di morire, ma poi di rinascere. Rinascere migliore, senza difetti, ideale.

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