IL SITO DEDICATO AL CINEMA IDEATO, SCRITTO E DIRETTO DA GIORDANO CAPUTO

giovedì 28 dicembre 2017

I Migliori 20 Film Del 2017 Secondo Inglorious Cinephiles

Top 20 Movies

Sempre più in ritardo, ma sempre presente, la classifica dei migliori 20 film dell'anno secondo Inglorious Cinephiles. Un appuntamento immancabile per i cinefili e per chi, distratto o troppo impegnato, ha voglia di recuperare il meglio (o parte del meglio) che gli è sfuggito durante l'anno. In questa edizione, oltre a tornare i brevi commenti per ogni film in classifica, una piccola novità: le menzioni speciali dedicate ad altri film (e non solo) che valeva la pena premiare in modo diverso.
Ricordo, a chi ancora non è esperto di questo simpatico giochetto, che i film scelti sono tutti usciti, o nella sala cinematografica, o direttamente in home video, oppure in streaming legale, durante l'anno 2017. Per cui i titoli che non trovate, o sono ancora inediti in Italia, o usciranno l'anno prossimo (2018), oppure semplicemente erano al di sotto di quelli selezionati.
Bene, mi sembra di aver fatto un discreto cappello, per cui basta con le chiacchiere e che si aprano le danze...

20 - Tutto Quello Che Vuoi
Tutto Quello Che Vuoi Film

Ultima posizione per Francesco Bruni e la sua ultima commedia, la migliore uscita in Italia quest’anno. In “Tutto Quello Che Vuoi” si ride, ci si commuove e si va persino all'avventura, restando costantemente su alti ritmi grazie a una scrittura esperta e di livello. Questo sarà l’unico titolo italiano di questa Top 20 del 2017.

19 - Sette Minuti Dopo La Mezzanotte
Sette Minuti Dopo La Mezzanotte Bayona

Con questa favola Juan Antonio Bayona ci ha fatto vivere un sogno a occhi aperti e fatto scendere anche qualche lacrimuccia. Un fantasy meraviglioso capace di raccontare una situazione seria e drammatica con gli occhi, la testa e l’immaginazione di un bambino. Semmai vi fosse sfuggito, sbrigatevi a rimediare.

18 - Silence / L'Altro Volto Della Speranza

Eccola qua: l’unica accoppiata di questa classifica. Due film diversissimi tra loro, accomunati, secondo me, da uno stile narrativo molto particolare che, magari, ha un po’ frenato il pubblico a correre in sala. Due opere importantissime per la filmografia dei loro registi che varrebbe davvero la pena recuperare, magari compiendo anche un piccolo sforzo.

17 – Headshot
Headshot 2017

Qui è tutto più semplice, in questo film d’azione indonesiano la parola chiave sono le botte e le coreografie (di macchina e degli attori) che fanno da contorno. Ci si diverte un mondo a vedere “Headshot”, anche perché il film ha una buona spina dorsale capace di tenerci coinvolti emotivamente fino alla fine.

16 – Logan
Logan Film

Ci sono volute due cilecche prima di regalare a Wolverine -  uno degli X-Men più importanti per eccellenza (se non il) - uno stand-alone degno del suo nome. Con questo terzo tentativo, che dovrebbe essere anche l’ultimo stando a quanto detto, finalmente la formula sembra essere quella giusta. Un cine-comic in salsa western veramente inaspettato.

15 - Star Wars: Gli Ultimi Jedi
Star Wars: Gli Ultimi Jedi Johnson

Intorno a questo film il mondo si sta scannando. Per alcuni va bene perché prende delle posizioni che il precedente non aveva preso, per altri è da rinnegare proprio perché si discosta troppo dalla tradizione. Secondo chi scrive Rian Johnson ha fatto un ottimo lavoro, si è preso delle responsabilità che però ha saputo onorare come meglio non si poteva.

14 – It
It Film 2017

Il pregio più grande dell’operazione affidata ad Andrès Muschietti è quella di essere riusciti a mantenere intatto lo spirito di un libro di oltre mille pagine, pur andandolo a tagliare e a modificare moltissimo. Questo nuovo “It” non sarà la versione sputata del romanzo che i fan avrebbero voluto vedere, ma a guardarlo emoziona e spaventa come se lo fosse davvero. O quasi.

13 - Borg McEnroe
Borg McEnroe 2017

La partita di tennis più famosa della Storia, portata al cinema in una pellicola che cerca anche di tratteggiare caratterialmente i due tennisti che ne presero parte. Più Borg che McEnroe, ad essere onesti, ma quello che conta è che alla fine è tifo da stadio: che si conosca o meno il risultato finale, infatti, ci sembrerà a tutti di trovarci a Wimbledon a vivere quella stessa finale come fosse live.

12 - Il Cliente
Il Cliente Film

Come riesce a raccontare l’Iran - il suo paese - Asghar Farhadi probabilmente nessuno. In questo nuovo film la cosa da fare per rispondere e per punire una violenza subita si scontra con una cultura vecchio stampo e sin troppo radicata che si ha ancora paura di cominciare a scalfire o, peggio ancora, riscrivere. Un dramma famigliare ben scritto, diretto e interpretato.

11 – Jackie
Jackie Larrain

Pablo Larrain racconta Jacqueline Kennedy con un biopic in controtendenza: concentrato tutto sul lutto della first lady nei momenti appena successivi alla morte del marito-Presidente. Un approccio in punta di piedi, assai rischioso, che ha la qualità di rivelarsi sincero e umano come forse difficilmente sarebbe stato se messo in mano a un regista statunitense qualunque.

10 – Sieranevada
Sieranevada Film

Ambientata quasi integralmente dentro un appartamento, l’opera del regista rumeno, Cristi Puiu, conquista per come riesce a più livelli a mostrarsi vivida e reale. Uno specchio di quelle rimpatriate di famiglia - solitamente organizzate durante le feste comandate - dove ci si ritrova a discutere di vari argomenti passando dalla risata al battibecco, ma fornendo anche, in questo caso, degli elementi importanti, utili a trarre conclusioni sull'epoca che stiamo vivendo e su quelle lasciate alle spalle.

09 - Baby Driver
Baby Driver Film

La storia di questo autista di criminali con le cuffie dell’iPod sempre in testa, che a un certo punto decide di scendere dal suo mondo incantato per andarsi a prendere la donna che ama è una delle più irresistibili dell’anno. Se ci aggiungiamo, poi, che a dirigere c’è Edgar Wright, con la sua ironia e genialità, diventa anche inutile mettersi qui a sprecare altre parole…

08 – Elle
Elle Paul Verhoeven

E a proposito di parole da non sprecare, ecco un’accoppiata che di certo non ha bisogno di presentazioni: Isabelle Huppert e Paul Verhoeven. Il regista torna finalmente ai suoi livelli migliori, la sua protagonista quei livelli non li ha mai lasciati e insieme tirano fuori un thriller perverso, folle, divertente e sovversivo.

07 - The Big Sick
The Big Sick Commedia

La commedia che non ti aspetti, anzi, no: la commedia dell’anno. Una storia vera, per certi versi assurda, che sa miscelare col giusto equilibrio satira, attualità e romanticismo. La storia d'amore tra un pakistano e un’americana che dopo essersi lasciati, a causa della scarsa maturità di lui e dell'inconciliabilità di due culture diverse e assai testarde, vengono rimessi nuovamente "insieme" da una vita che a quanto pare ama sorprendere e stupire a modo suo.

06 – Nocturama
Nocturama Film

Ecco il primo film della classifica non uscito al cinema. Il “Nocturama” di Bertrand Bonello infatti è stato presentato alla Festa del Cinema di Roma, nel 2016, per uscire poi su Netflix nel 2017. Si parla di terrorismo, di ragazzi che per rabbia fanno esplodere alcune bombe a Parigi, in delle zone cardine, e che poi tentano di farla franca rifugiandosi dentro un centro commerciale per tutta la notte. Un’opera davvero sconvolgente e che non fa sconti a nessuno.

05 – Allied
Allied Brad Pitt

Marion Cotillard e Brad Pitt come due stelle di Hollywood negli anni cinquanta. Omaggia quel cinema Robert Zemeckis con “Allied” e lo fa tirando fuori un thriller intenso e affascinante, capace di rapire totalmente lo spettatore dall'inizio alla fine. Un’opera imponente, tecnicamente ineccepibile di fronte alla quale non ci si può fare altro che innamorare e prendere appunti.

04 – Victoria
Victoria Film

E’ arrivato da noi con due anni di ritardo “Victoria”, che nel suo paese d’origine – la Germania – è uscito nel lontano (ormai) 2015. Diretto dal regista Sebastian Schipper, il film è girato interamente in un unico piano-sequenza e racconta le vicende notturne della protagonista del titolo - una ragazza spagnola - che incontra fuori da un locale notturno un gruppetto di ragazzi tedeschi, poco raccomandabili, ai quale si unisce per passare la serata in baldoria. Un lavoro tecnicamente e visivamente (e non solo) stratosferico che, se amate il cinema, non potete di certo ignorare.

03 – Coco
Coco Pixar

La Disney e la Pixar ce l’hanno fatta ancora. Con “Coco” tirano fuori l’ennesimo capolavoro incredibile della loro collaborazione, uno di quelli che non ti conviene andare a vedere se non hai con te almeno un pacchetto di fazzoletti in tasca; che se sei piccolo va bene, ma se sei grande è ancora meglio: perché oltre ai colori bellissimi, alla musica allegra e alle risate assicurate, al suo interno è contenuto anche un messaggio bellissimo legato alla morte, ai ricordi e alle nostre radici.

02 - Personal Shopper
Personal Shopper Olivier Assayas

Una storia di fantasmi senza fantasmi, una Kristen Stewart sensuale, che si regala alla camera come forse mai aveva fatto in carriera. “Personal Shopper” è in assoluto il film migliore di Olivier Assayas, un thriller girato in maniera magnifica, in cui una volta entrati dentro si finisce per essere completamente assorbiti, trascinati e incantati. Una lezione di regia, di scrittura e di cinema che mozza il fiato ed entusiasma.

01 - La La Land
La La Land Emma Stone

Lo so, è scontato, ma al cuor non si comanda. E non lo dico solo perché in “La La Land” c’è Emma Stone - il mio noto amore cinematografico - ma perché io di fronte al film di Damien Chazelle ho dato - mio malgrado - il peggio di me. L’ho visto tre volte al cinema e sempre subendo una devastazione emotiva che riuscivo a ricomporre solo lentamente, tornando a casa. Saranno le canzoni, sarà la storia d’amore, sarà che la vita spesso è beffarda come Chazelle ce la descrive: sta di fatto che ogni volta che provo solo a pensare alle musiche e alle immagini del suo film a me vengono i brividi. E di solito è in base alla potenza di queste suggestioni che io mi regolo per misurare la bellezza di un film.


Menzioni Speciali:

Premio "A Un Passo Dalla Top" : "Get Out: Scappa" / "Train To Busan"

Premio "Sorpresa Dell'Anno" : "Your Name"

Premio "Stamo A Fidasse" (il film da recuperare, non visto da me, di cui si dice un gran bene) : "Nico, 1988"

Premio "Levateje Er Vino (O La Droga)" : "Mother!"

Premio "Peggior Sequel/Remake/Reboot" : "Alien: Covenant" / "La Mummia"

Premio "Non Farti Più Vedere" : "Assassin's Creed"

Premio "Dai, C'Hai Provato" : "Blade Runner 2049"

Premio "Migliore Serie TV 2017" : "Twin Peaks 3"

The Greatest Showman - La Recensione

The Greatest Showman JackmanLo spirito del musical vuole incarnarlo tutto “The Greatest Showman”, mettendo al primo posto lo spettacolo, l’intrattenimento, le coreografie danzanti e il canto. Un’impostazione che per il personaggio che racconta - il P.T. Barnum di Hugh Jackman, creatore dello show business – sembrerebbe addirittura l’unica possibile e la più logica da adottare, sebbene da un certo punto di vista – quello più ricercato – è anche la più semplice e la meno rischiosa.

Mettono in piedi una festa, il regista esordiente Michael Gracey e Jackman (che praticamente gli ha fatto da sponsor scegliendolo per il progetto), una festa architettata in maniera piuttosto canonica, ma travolgente, dove ogni invitato può scommettere di divertirsi dall'inizio alla fine, trainato dai numeri pirotecnici esercitati in scena e da una colonna sonora azzeccata, firmata da Justin Paul e Benji Pasek, già premi Oscar per “La La Land”. Per quanto riguarda la sceneggiatura, intesa nel suo senso più classico, però, “The Greatest Showman” risulta un pochino più approssimativo: abbastanza convincente (quanto scontato) quando deve addentrarsi nella voglia di riscatto sociale di Barnum - il quale all'improvviso non si accontenta più di essere riuscito a trasformare in realtà i suoi sogni, ma sente il bisogno di trovare per forza un modo per farsi accettare da quell’alta borghesia che continua a vederlo dall'alto verso il basso – ma molto meno acuto e appassionato nel maneggiare la tematica della diversità – peraltro attualissima – che vede coinvolte le freaks-star del Circo, alle prese con una luce della ribalta che non credevano possibile da una parte e con una frangia di popolo che continua a minacciarli e ad aggredirli, facendoli sentire inadeguati e sbagliati, dall'altra.
Ecco, questa poteva essere una sottotrama importantissima da gestire, una di quelle in grado di andare a stravolgere completamente la traiettoria di un opera che invece sceglie, volontariamente - secondo chi scrive - di non esporsi troppo, optando per una pista meno azzardata da battere e capace di garantire certezze assolute.

The Greatest Showman Michelle WilliamsOggettivamente allora la pellicola di Gracey pur non scendendo mai in profondità – se non forse nei testi delle canzoni – decolla lo stesso, a volte magari perde un tantino quota, è vero, ma nel complesso è bravissima a mantenere uno standard armonico e frizzante tipico di chi ha studiato il genere e in particolare il suo riferimento principe (specialmente oggi), – soprattutto per l’euforia contenuta – ovvero il “Moulin Rouge!” di Baz Luhrmann. Un paragone che regge, tuttavia, solo perché stabilito alla lontana e con cautela, nello specifico in quella voglia smodata di arricchire la scena con elementi imponenti e sgargianti e in una cultura pop che torna a dominare, erogando colore e vigore al contesto.
Un modo scaltro e decisamente pratico, con cui suggestionare e conquistare lo spettatore, che sembra essere stato preso in prestito da Barnum in persona: uno dei primi in assoluto a sperimentare l’arte dell’illusione, a metà ‘800, mettendo in piedi show stracolmi di personalità bizzarre e numeri incredibili, che nascondevano, però, sotto di loro, sempre creativi espedienti.

Il risultato comunque, anche qui, è quello dell’applauso scrosciante, che può esser caldo o leggermente più tiepido a seconda della sala, ma che comunque testimonia che sia Jackman, sia Gracey hanno saputo cogliere e riadoperare con grande mestiere i consigli di un personaggio obiettivamente - per quanto romanzato dal film - abile a intercettare i gusti e le fantasie del (suo) pubblico, ancor prima che quest’ultimo se ne rendesse conto.

Trailer:

sabato 23 dicembre 2017

Morto Stalin Se Ne Fa Un Altro - La Recensione

Morto Stalin Se Ne Fa Un Altro Film
Come suggerisce il titolo – sia l’originale “Death Of Stalin”, sia il nostro più allargato – il film diretto (e co-scritto) da Armando Iannucci (che non è italiano, ma scozzese) racconta le vicende immediatamente successive alla morte del Segretario Generale dell'Unione Sovietica, nonché Dittatore, Joseph Stalin. Un personaggio assai particolare, temuto, tratteggiato brevissimamente, ma in modo esaustivo, nella divertente scena iniziale ambientata nella sala di un concerto di musica classica, dove un incidente di percorso porta a delle conseguenze assurde e poi al fatidico momento “tragico” e fortuito dell’ictus stroncatore.

Così facendo, oltre a fare chiarezza sulla condizione Storica e politica respirata in Russia in quegli anni – siamo nel 1953 – Iannucci mette anche nero su bianco, verso noi spettatori, i toni ricercati e voluti per la sua pellicola: che pur trattando di argomenti e personalità reali e serissime, cerca di prendere ogni faccenda dal lato comico senza andare tuttavia a modificarne o a storpiarne la sua essenza intrinseca. Il dibattito fisiologico, allora, relativo al papabile e futuro successore di Stalin finisce col prendere una piega tutt'altro che ruvida e inquieta, i componenti del comitato del partito comunista sovietico cominciano a tessere le loro trame, a giocare d’anticipo, a fare tutti i propri interessi, facendo finta di remare ognuno dallo stesso lato durante quelle parentesi in cui sono costretti a riunirsi intorno a un tavolo, ostentando devozione e professionismo. Ci mostra l’ipocrisia della politica nella sua maniera più infantile infatti “Morto Stalin Se Ne Fa Un Altro”, con la corsa spietata verso la poltrona vuota e le dichiarazioni o i comportamenti di facciata che vorrebbero davvero far credere – non solo a noi, ma anche ai diretti concorrenti - che il potere non sia l’unico desiderio possibile di chiunque orbiti attorno a quei pianeti. Del resto non è un caso se il contesto dove questa battaglia-silenziosa tenti di avere luogo è proprio nel corso dei preparativi e del funerale stesso, dedicati alla figura di Stalin: quella che, in teoria, vista la freschezza dell'accaduto, dovrebbe ancora considerarsi integra e luminosa.

Morto Stalin Se Ne Fa Un Altro FilmMette a punto quindi l'umorismo che meglio conosce Iannucci, un umorismo da situazione piuttosto equilibrato e sobrio, assai simile a quello che lo ha portato, con la serie televisiva "Veep: Vicepresidente Incompetente", a raggiungere il successo e un certo grado di notorietà e clamore. L'obiettivo di "Morto Stalin Se Ne Fa Un Altro" in fondo non vuole mai essere quello di scatenare risate a crepapelle, di esagerare nell'estremizzazione o nella caratterizzazione dei suoi personaggi; gli sketch della pellicola - tolto forse quello di apertura dove il pedale viene leggermente più premuto - sono tutti grossomodo ideati per strappare dei sorrisi, per concedere al grande cast a disposizione il lusso di mettersi alla prova e sperimentare, cambiando rotta: come testimonia un bravissimo Steve Buscemi, reso ai limiti del riconoscibile, con la trasformazione utile ad avvicinarlo al massimo ai connotati di Nikita Kruščëv.

Intenti per nulla altissimi, ma che almeno hanno l'onore di essere rispettati e conseguiti dal primo all'ultimo, con la realizzazione di un prodotto onesto che non può deludere, proprio perché non promette nulla di ciò che non può permettersi.
L'esatto contrario di certi politici, insomma.

Trailer:

giovedì 21 dicembre 2017

[HOME VIDEO] Train To Busan - Lo Zombie-Movie Che Non Dovete Perdere

Train To Busan Film

Era stata una delle proiezioni più inattese e (anche per questo) entusiasmanti della Festa del Cinema di Roma del 2016, “Train To Busan”. Uno degli horror più belli, intelligenti e accurati degli ultimi anni, uno di quelli che ogni tanto ci pensi e ti andrebbe di rivedere molto volentieri.

Se non sapete di cosa parlo, se l’avete perso in sala, da qualche mese lo potete recuperare in home video grazie alla collaborazione tra Midnight Factory e Koch Media, che lo hanno distribuito sul mercato nelle classiche versioni commerciali DVD e Blu-Ray Disc. Si tratta, nello specifico, di uno zombie-movie coreano ambientato interamente (o quasi) all’interno di un treno, un treno dove all’improvviso un padre e una figlia piccola - in viaggio verso la città dove vive la madre di lei - devono fare i conti con un virus che inizia a trasformare i passeggeri in morti viventi.

Come immaginerete quel che accadrà dopo sarà uno spettacolo colmo di tensione e coinvolgente, divertente e ben combinato, con una piccola morale contemporanea seminata in sordina, legata all’egoismo e alla generosità, che nel corso di quella che è una palese battaglia per la sopravvivenza giocherà un ruolo fondamentale, a più livelli.
Diretto dal regista Shin-yeong Jang, “Train To Busan” rappresenta in pratica una garanzia per gli amanti del genere e non, una di quelle visioni che difficilmente possono lasciar delusi o scontenti gli spettatori (qui la recensione approfondita del film).

Train To Busan Home Video

Il Blu-Ray Disc, in edizione italiana, prevede le seguenti specifiche tecniche:
Dischi: 2
Formato Video: 1,85:1 Anamorfico
Tracce Audio: 5.1 DTS HD: Italiano, Coreano
Sottotitoli: Italiano
Contenuti Speciali: Seoul Station (il prequel anime del film presente solo nelle edizioni day one), Booklet, Trailer, Making Of
Durata: 117 minuti ca.
Confezione: Slipcase
Produttore: Midnight Factory
Distributore Home Video: Koch Media
Data di Uscita: 12 Ottobre 2017

[HOME VIDEO] Dragon Ball GT: Vol 2 - In DVD Il Cofanetto Che Chiude La Saga

Dragon Ball GT Goku Super Sayan 4

Con l’uscita di “Dragon Ball GT: Vol. 2”, la Yamato Video e la Koch Media chiudono definitivamente le release legate alle saghe Storiche di Dragon Ball: disponibili ora integralmente in DVD.

Il secondo cofanetto, in uscita questo mese, riprende le fatiche di Goku dall’episodio 36 - con il nostro protagonista fresco fresco di trasformazione in Super Sayan 4 pronto a combattere ancora contro Baby – per chiudersi, infine, con la puntata numero 64 attraverso un finale affettuoso che non stiamo qui a svelare per motivi di rispetto e di spoiler.

Il box in questione - esattamente come abbiamo imparato - è composto da 6 DVD, all’interno dei quali potete trovare alcuni contenuti speciali e un booklet esclusivo di 16 pagine con la guida a tutti gli episodi disponibili. Parliamo quindi di un intrattenimento di oltre 700 minuti, qualitativamente non superabile, sul mercato, al momento e immancabile, perciò, nella vostra videoteca, in particolare se avete cominciato a collezionare questa saga sin dal suo esordio.

Dragon Ball GT: Vol 2 Home Video

Il cofanetto DVD, in edizione italiana, prevede le seguenti specifiche tecniche:
Dischi: 6
Formato Video: 1,33:1
Tracce Audio: 1.0 Dolby Digital: Italiano, Giapponese
Sottotitoli: Italiano
Contenuti Speciali: Booklet Di 16 Pagine, Anticipazioni Inedite, Sigla TV Italiana E Sigle Originali
Durata: 725 minuti ca.
Confezione: Slipcase
Produttore: Yamato Video
Distributore Home Video: Koch Media
Data di Uscita: 5 Dicembre 2017

Soldado - Trailer Ufficiale Italiano

Soldado Sicario

Presentato il trailer ufficiale italiano di "Soldado", il sequel di "Sicario" diretto da Stefano Sollima con Benicio Del Toro, Josh Brolin, Isabela Moner, Jeffrey Donovan, Manuel Garcia-Rulfo e Catherine Keener, prossimamente al cinema.

Trailer Ufficiale Italiano:


Sinossi (Ufficiale):
La lotta al narcotraffico fra Stati Uniti e Messico si è inasprita da quando i cartelli hanno iniziato a trasportare terroristi attraverso il confine americano. Per combattere questa guerra, l’agente federale Matt Graver (Josh Brolin) dovrà unire le forze con il misterioso e impenetrabile Alejandro (Benicio Del Toro).



mercoledì 20 dicembre 2017

Il Vegetale - Trailer Ufficiale

Il Vegetale Film Rovazzi

Rilasciato il trailer ufficiale de "Il Vegetale", il film diretto da Gennaro Nunziante, che segna l'esordio al cinema per Fabio Rovazzi, con la partecipazione anche di Luca Zingaretti e Ninni Bruschetta, in uscita al cinema il prossimo 18 Gennaio.

Trailer Ufficiale:

Inglorious Cinephiles Nella Top Ten Dei CineBlog Secondo La Rivista 8 ½ Di Istituto Luce Cinecittà

8 e mezzo rivista

Questo post è uno di quei post che potreste definire tranquillamente autocelebrativi: nel senso che - visto che neppure capita spesso - quando qualcuno parla di noi - e ne parla anche bene - ci fa sempre piacere evidenziarlo e ringraziarlo per l'interesse e l'attenzione nei nostri confronti.

Recentemente la rivista 8emezzorealizzata dall’Istituto Luce Cinecittà e diretta da Gianni Canova -  attraverso il giornalista e critico cinematografico Emanuele Rauco ha stilato una classifica dei dieci blog cinematografici secondo loro più autorevoli, innovativi, efficaci ed originali del web, inserendo all'interno - contro ogni pronostico, forse(!) - proprio Inglorious Cinephiles.
Qui potete trovare l'edizione integrale, con il numero di Novembre da scaricare in formato digitale, mentre più in basso la pagina dedicata a questo sito con i motivi della scelta e le belle parole spese.

8 e mezzo inglorious cinephiles

Ella & John - Trailer Ufficiale Italiano

Ella & John Paolo Virzì

Disponibile il trailer ufficiale italiano di "Ella & John", il nuovo film di Paolo Virzì, presentato in concorso all'ultimo Festival di Venezia, con Helen Mirren e Donald Sutherland, al cinema dal 18 Gennaio.

Trailer Ufficiale Italiano:


Sinossi (Ufficiale):
The Leisure Seeker è il soprannome del vecchio camper con cui Ella e John Spencer andavano in vacanza coi figli negli anni Settanta. Una mattina d'estate, per sfuggire ad un destino di cure mediche che li separerebbe per sempre, la coppia sorprende i figli ormai adulti e invadenti e sale a bordo di quel veicolo anacronistico per scaraventarsi...

martedì 19 dicembre 2017

Ocean's 8 - Teaser Trailer Ufficiale Italiano

Ocean's 8 Film 2018

Rilasciato da pochi minuti il teaser trailer ufficiale italiano di "Ocean's 8", il film diretto dal regista Gary Ross con Sandra Bullock, Cate Blanchett, Anne Hathaway, Mindy Kaling, Sarah Paulson, Awkwafina, Rihanna e Helena Bonham Carter, da Giugno 2018 al cinema.

Trailer Ufficiale Italiano:


Sinossi (Ufficiale):
Un gruppo di donne decide di fare squadra per pianificare e portare a termine il colpo del secolo a New York.

lunedì 18 dicembre 2017

Macchine Mortali - Primo Trailer Ufficiale Italiano

Macchine Mortali Peter Jackson

Presentato il primo trailer ufficiale italiano di "Macchine Mortali", il film diretto da Christian Rivers, prodotto da Peter Jackson, con Hugo Weaving, Hera Hilmar, Robert Sheehan, Jihae, Ronan Raftery, Leila George, Patrick Malahide e Stephen Lang, al cinema da Natale 2018.

Primo Trailer Ufficiale Italiano:

Sinossi (Ufficiale):
Migliaia di anni dopo la distruzione del mondo civilizzato a causa di un cataclisma, la razza umana si è adattata e si è evoluta con un nuovo stile di vita. Gigantesche città in movimento vagano per la Terra, prendendo brutalmente di mira le più piccole città trazioniste. Tom Natsworthy (Robert Sheehan) - proveniente da una classe inferiore della grande città trazionista di Londra - si ritrova a dover combattere per la sopravvivenza dopo essersi imbattuto in Hester Shaw (Hera Hilmar), una pericolosa fuggitiva. I due opposti, i cui sentieri non avrebbero mai dovuto incontrarsi, sigleranno un'alleanza destinata a cambiare il corso del futuro.

[HOME VIDEO] Atomica Bionda - In Home Video La Charlize Theron Più Letale

Atomica Bionda David Leitch

C’è una Charlize Theron bollente e ghiacciata allo stesso tempo in “Atomica Bionda”, il film di David Leitch - già regista di “John Wick” e prossimamente di “Deadpool 2” – in uscita proprio in questi giorni in DVD, Blu-Ray Disc e 4K Ultra HD.
Una Theron che, sulla falsa riga di Keanu Reevs, mena come un fabbro chiunque osi mettersi sulla sua strada, troppo impegnata a non perdere tempo nella Berlino del Muro (ma siamo agli sgoccioli), mentre cerca come agente segreto, sotto copertura, di risolvere un caso che definire circondato da giochi doppi equivarrebbe a dire un eufemismo.

Ispirato alla graphic novel "The Coldest City" di Antony Johnston, “Atomica Bionda” è uno di quei film action adrenalinici che si discostano dalla massa perché pensati fino in fondo per essere cool, quindi per niente conformi a ciò che ci viene propinato abitualmente nello standard dei casi. Leitch è attentissimo nell'andare a cercare il modo di spiccare il volo, curando ogni singolo aspetto e particolare della sua creatura: dall'estetica decadente di un paese in piena crisi, a personaggi folli, sporchi e cattivi capaci di brillare però nelle loro stanze private o nei coloratissimi locali, quelli dove i muscoli e i proiettili vengono messi in pausa per favorire un divago alcolico, verbale ed erotico. E poi ci sono i combattimenti, quelli pirotecnici e sopra le righe; le battute ficcanti di personaggi irresistibili, che oltre alla bionda letale, già nominata, vedono i volti noti di James McAvoy, Sofia Boutella, John Goodman e Toby Jones.

Sarebbe da considerare una delle piacevoli sorprese di questo 2017, allora, “Atomica Bionda”, se non fosse che di sorpresa poco si tratta, perché sul talento di Leitch e sulla sua innata abilità a girare film action, ne eravamo tutti più o meno al corrente. Discorso diverso potrebbe essere fatto, semmai, per le scene roventi che vedono protagoniste la Theron e la Boutella: fermo restando che vederle scambiarsi generose effusioni, ripetutamente, può aver solo contribuito ad aumentare una soddisfazione generale già di per sé abbastanza ampia (qui la recensione approfondita del film).

Atomica Bionda Home Video

Il 4K Ultra HD, in edizione italiana, prevede le seguenti specifiche tecniche:
Dischi: 2 (contiene anche la versione Blu-Ray Disc)
Formato Video: Ultra HD 4K HDR
Tracce Audio: 5.1 DTS: Italiano, Francese - DTS X: Inglese, Tedesco
Sottotitoli: Italiano, Inglese Non Udenti, Francese, Tedesco
Contenuti Speciali: Scene Tagliate, Benvenuti A Berlino, Blondes Have More Guns, Maestro di Spionaggio, Anatomia Di Una Scena Di Lotta, L'Agente Broughton, La Caccia
Durata: 115 minuti ca.
Confezione: Slipcase
Produttore: Universal
Distributore Home Video: Universal
Data di Uscita: 13 Dicembre 2017

domenica 17 dicembre 2017

Wonder - La Recensione

Wonder Film
Stando a quanto dichiarato dall'autrice del libro, Raquel Jaramillo, la storia di "Wonder" nasce casualmente dal suo incontro in gelateria con una bambina affetta dalla Sindrome di Treacher Collins: incontro non proprio fortunato perché avvenuto in compagnia di suo figlio piccolo, il quale, alla vista del viso deformato della bambina, cominciò a piangere senza sosta, obbligandola a correre via imbarazzata. Tornata a casa, il senso di colpa relativo alla gestione di quella situazione ha cominciato ad affliggerla, e da lì è nata l'ispirazione.

Va da sé, insomma, che “Wonder” è innanzitutto una dichiarazione di scuse, il testamento emotivo di un corto circuito causato da ciò che dentro di noi sosteniamo di essere e di avere e quello che mostriamo concretamente al mondo nell’istante effettivo in cui ci mette alla prova. Tuttavia la Jaramillo nel suo racconto non si dedica a questo scarto, come nemmeno l’adattamento cinematografico dello stesso, diretto da Stephen Chbosky; quello che fanno entrambi, infatti, è mettere insieme più pezzi possibile, nel modo più giusto possibile, per sensibilizzare il lettore e lo spettatore nei confronti di chi, suo malgrado, ha avuto la sfortuna di nascere (o di esserne stato colpito, fa lo stesso) con una malattia rara (o handicap) che ogni giorno lo porta ad approcciarsi con difficoltà e pesantezze maggiori a un esterno il più delle volte ostile e insensibile. Quella bambina della gelateria allora diventa August "Auggie" Pullman, un bambino tenuto al sicuro dalla sua famiglia dal giorno della sua nascita (a cui sono seguite 27 operazioni), ma che adesso deve provare a integrarsi nella normalità della vita attraverso l’ostacolo della scuola media: passo complicato non tanto per via dei suoi studi - fino ad ora effettuati in casa con la madre - quanto per la spietatezza innegabile di ragazzi e ragazze che non potranno fare a meno di farlo sentire diverso come un alieno e di prenderlo in giro.

Wonder Julia RobertsStruttura narrativa con cui non si può fare altro che scendere a patti, dunque, moralmente costruita per farsi piacere, per sensibilizzare, commuovere, ma allo stesso tempo una struttura narrativa che non si adagia su queste sue caratteristiche e cerca dall'inizio a quasi fino alla fine di tenere a bada la retorica e abbracciare sia lo spirito, sia la durezza della realtà. Cambia spesso punto di vista, fortunatamente, Chbosky, fornendo com’è logico che sia maggior spazio al suo protagonista, ma andando a raccontare quella che è una situazione che, in qualche modo, coinvolge tutti, anche attraverso gli occhi di una sorella maggiore ormai conscia di dover ricevere minori attenzioni, di una madre che si è completamente annullata per il proprio figlio e di un padre che con l’ironia ha il compito e l’istinto di sdrammatizzare le tensioni (con una piccola parentesi aggiuntiva, dedicata alla migliore (ex)amica della sorella).
Così facendo "Wonder" riesce quindi ad acquisire l’ottimo pregio di rievocare con discreta abilità l'esperienza scolastica (privata compresa) di molti - probabilmente di tutti - trattando, si, in primis, le difficoltà enormi riscontrate da un ragazzo che purtroppo fa discorso a parte, ma con (e tramite) lui altre dinamiche e conflitti che, al contrario, hanno valore assai universale, come poi conferma la trazione del pubblico nel recepirli.

Questo ovviamente in parallelo alla coesione di una famiglia che lentamente, tra contrasti, chiarimenti e intese, solidifica il suo nucleo, agguantando un equilibrio che, onestamente, non pareva raggiungibile neppure secondo i loro migliori auspici. Un equilibrio che è un po' quello su cui Chbosky danza costantemente, tentando di tenere ferma la mano e fare in modo che uno script composto, per certi versi, a tavolino non cada mai nel ricattatorio o nel sentimentalismo smisurato.
Un lavoro che gli riesce piuttosto bene, tranne per gli ultimi dieci minuti dove, magari, si distrae un tantino, allentando un pizzico il freno.

Trailer:

Coco - La Recensione

Coco Disney
Quando vidi per la prima volta le immagini di “Coco”, mi tornò in mente all’istante “Il Libro Della Vita”, il film d’animazione di tre anni fa, firmato 20th Fox, ambientato anche lui nel Día De Los Muertos: celebre festa della cultura messicana dove ogni famiglia si riunisce per commemorare i propri defunti parenti.
Lì per lì pensai, così, che la Disney - magari in preda a una mancanza di idee - volesse riciclare quel canovaccio con una storia diversa, ma analoga; una storia che avrebbe fatto comunque la sua figura e il suo dovere, ma senza infamia e soprattutto senza lode.
Un errore di valutazione - il mio - di proporzioni cosmiche.

Avevo sottovalutato, in realtà, moltissimo dell’intera operazione, come ad esempio la collaborazione Pixar e la presenza di un co-regista affidabilissimo come Lee Unkrich (il quale firma il film a metà con lo sceneggiatore e regista Adrian Molina), già autore di “Alla Ricerca Di Nemo”, “Mosters & Co.” e dei due sequel di “Toy Story”. Garanzie pesanti che non a caso portano “Coco” a un livello decisamente superiore, un livello dove il termine di paragone - se proprio dovesse continuare a esistere - potrebbe reggere solamente con “Inside Out”, ovvero con il viaggio che Gioia e Tristezza compiono per sistemare il guaio legato ai ricordi, e le risposte che invece trovano e che vanno a cambiare dal giorno alla notte le loro certezze e le loro visioni. Perché lo stesso accade, qui, al Miguel protagonista della pellicola quando decide di ripudiare la sua famiglia (e il suo futuro) di calzolai per andare incontro alla sua passione e al suo sogno di musicista: arte considerata maledetta dalla sua dinastia dal giorno in cui un suo parente lontano abbandonò moglie e figlia per il successo, senza fare ritorno. La voglia di partecipare al contest in piazza e mettere in mostra il suo talento, infatti, porta il ragazzo a profanare la tomba di un noto artista locale – che a quanto pare dovrebbe essere proprio il parente incriminato – e a rubare la sua chitarra, un sacrilegio che - non appena commesso – lo costringe, per vari motivi, a non esser più visto nel Mondo Dei Vivi e ad andare a chiedere perdono nel Mondo Dei Morti a uno dei suoi antenati: tutti disposti ad assolverlo, ma alla sola condizione che la smetta per sempre con l’unica cosa che lo rende felice.

Coco PixarPiù che un film per la famiglia allora "Coco" diventa un film sulla famiglia, sulle radici che ci appartengono, sulla loro profondità e su quei legami e ricordi che non possono (e non devono) essere né interrotti e né occultati. Il richiamo alla musica, a ciò che tutti intorno a Miguel considerano come il male, è l'apertura definitiva di una crepa mai risolta, una crepa che mina la loro serenità globale e quindi da affrontare e da richiudere: e l'unico modo per farlo è quello di far luce su un avvenimento poco chiaro che, nel corso del tempo, lo è diventato ulteriormente.
Unkrich e Molina alzano quindi l’asticella delle loro ambizioni, prendendo un argomento tendenzialmente legato a una cultura specifica per trattarlo in maniera trasversale e ragionare con grande luminosità e delicatezza sul ruolo della vita, della morte e su tutta quella zona grigia che non cessa mai di passarci in mezzo o intorno. Lo fanno con un film capace - nonostante i temi - di traghettare allegramente sia grandi che piccini, una favola dal sapore magico e divertente, coinvolgente ed esteticamente gradevole nella fantasia come nei colori.

Una favola che lentamente e attraverso un conflitto dalle pieghe piuttosto canoniche va a puntare dritta ai nostri cuori centrando il bersaglio, facendoci aprire, nell'ultimo quarto d’ora, i rubinetti delle lacrime fino a perderne il controllo.
Lacrime che riusciremo ad asciugare, con convinzione, esclusivamente a incanto ultimato.

Trailer:

venerdì 15 dicembre 2017

Tre Manifesti A Ebbing, Missouri - La Recensione

Tre Manifesti A Ebbing, Missouri Film
Un altro passo.
E’ quello che ha Martin McDonagh quando scrive, quando caratterizza i suoi personaggi, quando sciorina la sua ironia ficcante e sovversiva allo stesso tempo, e quando riesce a imprimere in modo nitido la sua visione del mondo, facendola sembrare, lì per lì, distorta ed estrema, ma poi, all’improvviso, indiscutibilmente centrata, schietta, autentica.
Lo aveva sperimentato - con ottimi risultati - su scala più stretta nei precedenti “In Bruges” e “7 Psicopatici”, concentrandosi su un microcosmo che andava, via via, aumentando di proporzioni, accennando già da allora a un’evoluzione definitiva che è un po’ ciò che va a rappresentare questo “Tre Manifesti A Ebbing, Missouri”.

Perché stavolta McDonagh, pur fingendo un salto proporzionato, in linea con quelli ostentati in precedenza, ne fa in realtà uno molto più lungo che va ad accerchiare una cittadina – quella di Ebbing, nel Missouri, citata nel titolo – all’interno della quale un’azione (che poi tecnicamente è una reazione) finisce per scatenare una serie di reazioni, uguali e contrarie, di complicata previsione, contenimento e gestione. Tutto parte dall’intuizione di una madre rabbiosa che decide di affittare tre cartelloni pubblicitari abbandonati per provocare, legalmente, lo sceriffo di zona in merito alle indagini, irrisolte, su sua figlia stuprata-mentre-moriva da un colpevole che, dopo sette mesi, a quanto pare, ancora tarda a uscire fuori. Colpo basso, inaspettato, che lascia di sasso, letteralmente, ogni membro della polizia locale: e non tanto per via di un lavoro eccelso, non apprezzato dalla donna, quanto per un capo gravemente malato e stimato, tirato in ballo in prima persona che, non solo loro, vorrebbero proteggere e tutelare dalle diffamazioni. Ciò porterà, dunque, all'inizio di una guerra psicologica fatta di nervi e di tensioni, dove il razzismo, la violenza e l’ipocrisia di una comunità non tarderanno a venir fuori e dove la rabbia non farà altro che portare con sé altra rabbia, alzando maggiormente l’asticella di una tregua - o di una pace - a cui nessuno pare volere ambire.

Tre Manifesti A Ebbing, Missouri McDormandApparentemente è un luogo che fatica a scrollarsi di dosso le reminiscenze di una Storia e di una cultura sbagliata, l’Ebbing in cui è ambientata la vicenda; uno di quei luoghi americani dove il tasso di famiglie armate è ai massimi storici, i figli crescono per la strada - e quindi con il pelo sullo stomaco - e ai genitori piace comportarsi da figure autoritarie per non perdere mai polso all’interno delle mura domestiche. Un quadro della vicenda che, visto alla giusta distanza, non si discosterebbe molto da quella che poi è la verità, ma che non tiene conto, tuttavia, di tutto quel lato universale seminato da McDonagh che fa della sua pellicola uno dei ritratti più nitidi, efficaci e pungenti dell’epoca che stiamo vivendo.
La Ebbing (un po' western) in cui si muove una Frances McDormand straordinaria - madre ferita e implacabile, disposta a combattere sola contro il mondo per avere risposte che comunque non riusciranno a placare i suoi dolori - infatti potrebbe trovarsi ovunque: potrebbe essere da qualche altra parte, sempre in America, oppure altrove, ma non smetterebbe lo stesso di portare con sé quell’ostilità di fondo che in “Tre Manifesti A Ebbing, Missouri” brucia veloce e potente come benzina sotto fiamma di un accendino. Questo perché l’intolleranza, il rispetto e la sete di sangue, oggi, è diventata, per certi versi, parte integrante di una quotidianità spaventosamente normale, una quotidianità alla quale abbiamo cominciato ad abituarci, a convivere, arrendendoci ad essa un po' come fa Woody Harrelson con la sua centrale di polizia piena di impresentabili, che licenziare è inutile perché tanto in giro non c'è di meglio.

Eppure in mezzo a un negativismo cavalcante, dove si gioca a rilancio e alzando ogni volta la posta per colpire più duro, anche un cinico-furbacchione, apparentemente senza cuore, come McDonagh ha bisogno di piantare un fiore; di farlo in mezzo alla cenere, sia chiaro, senza rinunciare quindi alle sue battute caustiche (di quelle che ridi di gusto, ma con amarezza), alle vittime e alla possibilità che tutto vada in malora ugualmente. Perché, in fondo, a lui di darci il contentino non gli interessa, la priorità è la storia, la sua direzione, la coerenza.
Del resto lo avevo detto, no? Un altro passo.

Trailer:

Made In Italy - Trailer Ufficiale

Made In Italy Film Ligabue

Presentato il trailer ufficiale di "Made In Italy", il film diretto da Luciano Ligabue, con Stefano Accorsi, Kasia Smutniak, Fausto Maria Sciarappa, Walter Leonardi, Filippo Dini, Alessia Giuliani, Gianluca Gobbi e Tobia De Angelis, in sala dal 25 Gennaio.

Trailer Ufficiale:


Sinossi (Ufficiale):
Made in Italy è una dichiarazione di amore frustrato verso il Paese, raccontata con le parole e la musica di Luciano Ligabue, attraverso lo sguardo di Riko. Un uomo onesto, che può contare su un gruppo di amici veri e su una moglie che, tra alti e bassi, ama da sempre. È però anche un uomo molto arrabbiato con il suo tempo, che sembra scandito solo da colpi di coda e false partenze. E se a volte si cade e rialzarsi non è facile, Riko ha scelto di non darla vinta al tempo che corre.

giovedì 14 dicembre 2017

The Post - Trailer Ufficiale Italiano

The Post Hanks Streep

Finalmente arriva il trailer ufficiale italiano di "The Post", il nuovo film di Steven Spielberg, - candidato a 6 Golden Globe (Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Attrice Protagonista, Miglior Attore Protagonista, Miglior Sceneggiatura, Miglior Colonna Sonora) - con Meryl Streep, Tom Hanks, Alison Brie, Carrie Coon, David Cross, Bruce Greenwood, Tracy Letts, Bob Odenkirk, Sarah Paulson, Jesse Plemons, Matthew Rhys, Michael Stuhlbarg, Bradley Whitford e Zach Woods, nei nostri cinema dal 1° Febbraio 2018.

Trailer Ufficiale Italiano:


Sinossi (Ufficiale):
1971: Katharine Graham (Streep) è la prima donna alla guida del The Washington Post in una società dove il potere è di norma maschile, Ben Bradlee (Hanks) è lo scostante e testardo direttore del suo giornale. Nonostante Kay e Ben siano molto diversi, l’indagine che intraprendono e il loro coraggio provocheranno la prima grande scossa nella storia dell’informazione con una fuga di notizie senza precedenti, svelando al mondo intero la massiccia copertura di segreti governativi riguardanti la Guerra in Vietnam durata per decenni. La lotta contro le istituzioni per garantire la libertà di informazione e di stampa è il cuore del film, dove la scelta morale, l’etica professionale e il rischio di perdere tutto si alternano in un potente thriller politico. I due metteranno a rischio la loro carriera e la loro stessa libertà nell'intento di portare pubblicamente alla luce ciò che quattro Presidenti hanno nascosto e insabbiato per anni.

mercoledì 13 dicembre 2017

Ore 15:17: Attacco Al Treno - Trailer Ufficiale Italiano

Ore 15:17: Attacco Al Treno Film

Presentato il teaser trailer ufficiale italiano di "Ore 15:17: Attacco Al Treno", il nuovo film di Clint Eastwood, tratto da una storia vera, con Anthony Sadler, Alek Skarlatos, Spencer Stone, Jenna Fischer, Judy Greer, Ray Corasani, Paul- Mikél Williams, Bryce Gheisar e William Jennings, dall'8 Febbraio al cinema.

Trailer Ufficiale Italiano:


Sinossi (Ufficiale):
Nelle prime ore della sera del 21 agosto 2015, il mondo ha assistito stupefatto alla notizia divulgata dai media, di un tentato attacco terroristico sul treno Thalys n. 9364 diretto a Parigi, sventato da tre coraggiosi giovani americani in viaggio attraverso l’Europa. Il film ripercorre le vite di questi tre amici, dai problemi dell’infanzia alla ricerca del loro posto nel mondo, fino alla serie di eventi sfortunati che hanno preceduto l’attacco. Durante quell'esperienza che li ha messi a dura prova, la loro amicizia non ha mai vacillato, diventando la loro arma più potente che ha consentito loro di salvare le vite di oltre 500 passeggeri presenti a bordo.

Star Wars: Gli Ultimi Jedi - La Recensione

Star Wars: Gli Ultimi Jedi Film
Questa storia non andrà come tu pensi.
Lo avevamo sentito dire da Luke Skywalker nel trailer di “Star Wars: Gli Ultimi Jedi”, una di quelle frasi ad effetto, contestualizzate in una storia ancora blindatissima - e quindi da decifrare - che però ora, col senno di poi, sembrano diventare più il simbolo di un messaggio che il regista e sceneggiatore del film, Rian Johnson, stava cercando di trasmettere già da allora a noi spettatori.
Perché, sebbene abbiano un senso, le parole di Mark Hamill, nel momento specifico in cui vengono pronunciate, c’è da dire che la forza sprigionata dal suo avvertimento gioca assai più col nostro cervello e le nostre attese che con il resto.

In fondo Johnson non è uno sprovveduto, non è l’ultimo arrivato – e qui lo dimostra a gran voce – lo sapeva che dopo “Star Wars: Il Risveglio Della Forza” eravamo tutti lì ad aspettarci la copia carbone di “Star Wars: L’Impero Colpisce Ancora”. Sapeva pure che se ce l’avesse data, probabilmente, ce la saremmo presa di corsa, ma sapeva maggiormente che non era questo il suo destino e né tantomeno il suo compito. Però Johnson - che è anche un uomo di grande spirito - a tratti ce lo fa credere seriamente che la sua pellicola cerchi di ricalcare - come fece Abrams con la sua e con il Capitolo IV - le orme del Capitolo V, ci fa credere che stia lì incapace di rischiare, a firmare il compitino per il fan-service, quello che quando meno te lo aspetti, però, poi ti diventa improvvisamente una rivoluzione totale, inaspettata, devastante e fisiologica. Perché evidentemente lo ha capito anche lui che è giunto il tempo di prendersi dei rischi, di tagliare i ponti con un passato che ormai conoscono tutti e che non serve a nessuno, un passato importante, sia chiaro, da non dimenticare affatto, ma un passato che non ha più nessun posto nel futuro in cui ci si vuole immettere: futuro che, se vogliamo e non a caso, ha infiniti punti di contatto con il nostro presente terrestre.
E allora largo alle nuove leve, quelle che non ragionano più come i loro genitori o i loro nonni, largo alla loro arroganza, alle loro visioni, ai loro demoni e alle loro lotte. Largo a Rey e a Kylo-Ren, due caratteri che credevamo opposti, che credevamo rappresentare nettamente l'una il bene e l'altro il male, e che invece non sono mai stati così connessi, sincronizzati e così vicini. In una galassia lontana lontana, che a questo punto si è allontanata ancora, ma avvicinandosi alla realtà che conosciamo, una realtà dove il light-side e il dark-side, pur mantenendo forte contrasto, stanzionano e bollono costantemente e in parallelo, condividono binari, hanno a che fare ogni volta con deviazioni e uscite che potrebbero unirli, incrociarli, scambiarli (e questo vale anche per chi giovane non lo è più).

Star Wars: Gli Ultimi Jedi ReyChe se ci andiamo a riflettere è il modo maggiormente solido e persuasivo per andare a tagliare un cordone ombelicale che iniziava a pesare non poco su questa nuova trilogia, un cordone che addirittura subisce il colpo di grazia, morendo definitivamente, per mezzo di un personaggio che proprio non ti aspetti: nonostante, a pensarci bene, era l’unico che poteva davvero ufficializzare tale cambio d’intenti accontentando e convincendo un po’ tutti (non faccio il nome che sennò è spoiler!). La sua scena, la sua azione, il suo discorso sono l’emblema di una cesura che, dall’istante in cui viene stipulata, toglie le ultime catene ad un film che - sebbene avesse già cominciato a farlo a sprazzi e con un’ironia sparpagliata in dosi massicce come non mai – raggiunta la sua libertà totale, comincia a viaggiare potentissimo e spettacolare su quel famoso equilibrio che prima aveva dominato, si, ma con impalpabile riserva: un equilibrio che per Johnson è importantissimo tanto quanto lo è per la meta del suo lavoro, inteso come presente, futuro e oltre.

Un film, questo “Star Wars: Gli Ultimi Jedi”, che si permette il lusso di rimescolare, perciò, ogni carta e ogni certezza; che da risposte – appunto - impreviste e in controtendenza a quelle che avremmo pensato di ricevere (anche rispetto alle GRANDI domande), stando sempre attentò comunque a non perdere di vista la caratterizzazione dei suoi personaggi, approfonditi ed esaltati in maniera straordinaria ed esaltante (e vale sia per chi aveva avuto meno spazio due anni fa, sia per le new-entry di quest'anno, ma soprattutto per la Principessa Leia).
Una ribellione artistica violenta, difficilmente ipotizzabile e, magari, spiazzante per i fedeli incalliti, che tuttavia ha il pregio di non perdere nessun tipo di contatto con le radici primordiali tanto amate, e per questo ancora in grado di preservare l'epicità di base e quella voglia inarrestabile di sapere come andrà a finire (e dove) il conflitto in essere.
Per poi ricominciare subito dopo, certo, ma ovviamente non come pensiamo adesso...

Trailer:

Tutti I Soldi Del Mondo - Nuovo Trailer Ufficiale Italiano

Tutti I Soldi Del Mondo Ridley Scott

Nuovo trailer ufficiale italiano per "Tutti I Soldi Del Mondo", il film Ridley Scott, ricostruzione del fatto di cronaca realmente accaduto relativo al rapimento di Paul Getty III, - e candidato a tre Golden Globes (Miglior Regista, Miglior Attrice Protagonista Drammatica, Miglior Attore Non Protagonista Drammatico) - con Michelle Williams, Christopher Plummer, Mark Wahlberg, Charlie Plummer e Romain Duris, al cinema dal 4 Gennaio.

Trailer Ufficiale Italiano:


Sinossi (Ufficiale):
Roma, 1973. Alcuni uomini mascherati rapiscono un ragazzo adolescente di nome Paul Getty III (Charlie Plummer), nipote del magnate del petrolio Jean Paul Getty (Christopher Plummer), noto per essere l’uomo più ricco al mondo e al tempo stesso il più avido. Il rapimento del nipote preferito, infatti, non è per lui ragione sufficientemente valida per rinunciare a parte delle sue fortune, tanto da costringere la madre del ragazzo Gail (Michelle Williams) e l’uomo della sicurezza Fletcher Chace (Mark Wahlberg) a una sfrenata corsa contro il tempo per raccogliere i soldi, pagare il riscatto e riabbracciare finalmente il giovane Paul.