IL SITO DEDICATO AL CINEMA IDEATO, SCRITTO E DIRETTO DA GIORDANO CAPUTO

domenica 10 dicembre 2017

La Ruota Delle Meraviglie - La Recensione

La Ruota Delle Meraviglie Allen
Quando al termine della visione di un film di Woody Allen, a rimanere impressa più di ogni altra cosa è la fotografia, e quindi non la storia, non una battuta geniale e nemmeno un colpo di scena, vuol dire che qualcosa che non quadra deve esserci per forza. Va detto, a onor del vero, che Vittorio Storaro in “La Ruota Delle Meraviglie” compie un lavoro straordinario e fuori dal comune - illuminando ogni interno e ogni stanza tramite un meraviglioso gioco di luci che filtra dalle finestre rivolte sul coloratissimo luna park di Coney Island - ma è altrettanto assodato che ciò solitamente dovrebbe aiutare ad accrescere, non a sovrastare il valore complessivo di un’opera cinematografica.

Eppure non è immediato accorgersi di quanto Allen in "La Ruota Delle Meraviglie" lavori di rimessa, con un temperamento meno brillante, meno pungente, rispetto a quando, per dire, è in quegli anni in cui la sua ispirazione risplende e trafigge. Non è immediato perché anche quando scrive con la mano sinistra, quando non aggiunge nulla alla sua filmografia, sviluppando temi già visti senza neanche un minimo di rielaborazione, il regista di "Manhattan" sa essere comunque esperto abbastanza, ormai, in materia per coinvolgerci e farci sentire parte del racconto, parte di avvenimenti che - per quanto prevedibili, conoscendolo, in relazione alla meta – costituiscono una filosofia e una visione della vita con cui sarebbe difficile non empatizzare e non rispecchiarsi. Del resto sono sempre le insicurezze, le debolezze umane, le colpe, quelle nevrosi che fanno parte di noi e patiamo a controllare, a dominare le azioni e le scelte dei suoi protagonisti; a spingerli verso un lato oscuro che, forse, non sapevano neppure di avere, pressati da una vita che, naturalmente, procede col suo corso, che a volte sembra quasi volerci beffare, e tendenzialmente se ne frega di quelli che sono i nostri bisogni e i nostri desideri.

La Ruota Delle Meraviglie WinsletNe sa qualcosa in merito la Kate Winslet (mostruosa, come al solito) della pellicola, che da quando ha tradito il marito, fuggito via non si sa dove, ha visto la sua esistenza cadere in frantumi un pezzo dopo l'altro, prima di essere raccolta da un James Belushi alcolizzato - grossomodo nelle sue stesse e miserabili condizioni - che l'ha portata a vivere in una Coney Island perennemente in festa e rumorosissima: per nulla adatta al suo cronico mal di testa. Un inferno, o un purgatorio (dipende dai punti di vista), che per la donna sembra trovare spiragli di ristoro nel colpo di fulmine estivo con il bagnino, aspirante romanziere, Justin Timberlake, sebbene l'entrata in scena di Juno Temple, figlia del suo attuale compagno, in fuga dal marito-gangster, rischi di complicare un tantino la linearità del suo piano di guarigione.
Prende spunto dalla tragedia shakespeariana allora, stavolta, Allen, citandola esplicitamente, a un certo punto, attraverso la voce-narrante del co-protagonista Timberlake, al quale, in forma sporadica, viene concesso il lusso di abbattere la quarta parete e ammiccare a noi pubblico, ostentando la sua rispettabile preparazione letteraria e giustificando anche parte delle sue astute ed egoistiche azioni. Un suggerimento che, per quanto fornito in tempi prematuri, e quindi del tutto considerabile come fuorviante, man mano che il cerchio si va a stringere, consolida la sua posizione diventando quasi come una bussola: consentendoci di anticipare con margine d'errore praticamente pari a zero, le derive di un conflitto dalla classica impostazione, tristemente orfano di una vena umoristica grottesca che avrebbe agevolato a esaltarlo.

Tuttavia, va ammesso, che il 70% dei drammaturghi in attività darebbe via un arto per realizzare un copione come quelli che Allen tira fuori quando inserisce il pilota automatico, per cui - malgrado "La Ruota Delle Meraviglie" lo ricorderemo più per i cambi di luce rosso/arancione/blu che Storaro gestisce con parsimonia sul volto e sul corpo di una Winslet-musa, che per altro - è innegabile confessare che di fronte a film così è buona educazione ringraziare sempre. E ringraziare col cuore.

Trailer:

venerdì 8 dicembre 2017

Alita: Angelo Della Battaglia - Trailer Ufficiale Italiano

Alita film 2018

Sbarca online il primo trailer ufficiale italiano di "Alita: Angelo Della Battaglia", il nuovo film diretto da Robert Rodriguez, ispirato al manga di Yukito Kishiro, con Rosa Salazar, Jennifer Connelly, Jackie Earle Haley, Christoph Waltz, Ed Skrein, Mahershala Ali, Michelle Rodriguez e Keean Johnson, nei nostri cinema nel 2018.

Trailer Ufficiale Italiano:

Suburbicon - La Recensione

A stento crediamo che la sceneggiatura tirata fuori dal cassetto dei fratelli Coen da George Clooney fosse rinchiusa lì dentro per puro caso, o per forza maggiore. E il fatto che sia stato Clooney stesso, non appena in possesso, a volerla riscrivere e modificare, facendosi affiancare dal suo partner di fiducia Grant Heslov, centra poco, perché, più che altro, i dubbi su “Suburbicon” arrivano tutti una volta che viene deciso di vuotare il sacco, ammettendo veramente dove si vuole andare a parare e (parzialmente) per quale motivo.

Si dice che, in sostanza, Clooney abbia aggiunto all'idea originale la sottotrama legata all’integrazione razziale, nello specifico l’arrivo di una famiglia di colore in questa città ideale - dove sembra che la vita sia non molto distante a quella che ci capitava di vedere tempo fa nelle vecchie pubblicità della Mulino Bianco - che manda in tilt buone maniere e apparenze, per favorire comportamenti incivili e aggressivi. Imbeccata alla quale è sin troppo facile credere, visto e considerato che, proprio tale parentesi, in “Suburbicon”, sembra essere costantemente corpo estraneo rispetto al centro dell’attenzione dedicato alla disgrazia e alle assurde ripercussioni che colpiscono Matt Damon e la sua famiglia. Eppure parliamo di un ampliamento che, tuttavia, in un certo senso, è quasi fisiologico: perché aggiorna e rende contemporanea la storia di una pellicola che, probabilmente, lasciata così com'era avrebbe lo stesso avuto la chiave per sbloccare e smuovere determinati ragionamenti e critiche al suo paese d'appartenenza, ma andando a perdere, di fatto, un'appendice che, secondo il Clooney-pensiero - possiamo supporre - era importante tanto quanto il resto, se non addirittura di più. Così, quella che in mano ai Coen, se l’avessero voluto (ma c'era da lavorarci su parecchio, mi sa), poteva diventare qualcosa di completamente folle, divertente e sopra le righe, attraverso questo passaggio di consegna e di revisione, finisce col subire un raffreddamento di toni abbastanza evidente, virando verso una satira politica dal sapore altrettanto nero e grottesco, ma con intenti maggiormente seri, o comunque meno propensi a farci capire che il nonsense sia al primo posto.

Suburbicon George ClooneyL’attrazione di Clooney per coloro che dovrebbero occuparsi dello Stato, della società e della sua educazione, del resto, - e non è un segreto - è al pari di quella che negli ultimi anni, lui stesso, ha dimostrato di avere nei confronti del cinema. Anzi, a dirla tutta, per molti sembra che nell’ultimo periodo, colpa o merito anche delle recenti elezioni Americane, – che non vengono affatto sottovalutate da questo film - l’equilibrio si sia addirittura spostato, sfavorendo quello che fino ad oggi era, ed è ancora, considerato il suo mestiere primario. Chiacchiere e teorie effimere, per quanto ci riguarda, che avremmo volentieri assorbito in maniera relativa e superflua, se solo “Suburbicon” avesse fatto qualcosa per spazzarle via, rispedendole al mittente, invece di concedergli un terreno fertile spaventoso, capace di rinforzarle e di renderle all’improvviso non trascurabili minimamente. La percezione che ad avere la priorità, infatti, nella pellicola, non sia tanto la scrittura e l’amalgama della stessa, ma il messaggio corrosivo e spietato, rivolto a una nazione che, anziché armonizzarsi, si sta operando per alzare barriere divisorie, è ampia e indubbia; allo stesso modo di com’è indubbio che questo abbia sacrificato non poco le potenzialità di uno script orientato in partenza a tutt’altro sfogo.

La buona notizia è che, nonostante ciò, a "Suburbicon", gli va riconosciuto il pregio di mantenere intatte le sue ossa, affermandosi ugualmente prodotto valido e piacevole, capace di andare oltre ogni messaggio subliminale o secondo fine. Poi, ecco, il tocco di Clooney magari non sarà quello acuto e meticoloso di un tempo, cinematograficamente parlando, ma questo, forse, è un discorso diverso, che potrebbe trovare soluzione e giustifica in un prossimo futuro.

Trailer:

L'Ora Più Buia - La Recensione

L’Ora Più Buia Gary OldmanSi apre in un parlamento in cui a prevalere è l’oscurità “L’Ora Più Buia”, un parlamento illuminato con decisione solo al centro, dove con concitazione si sta ufficializzando la sfiducia verso il primo ministro inglese Neville Chamberlain, motivata dalla sua incapacità a gestire una politica estera che, in piena Seconda Guerra Mondiale, sta dando risultati tutt'altro che sperati. Serve un uomo nuovo al comando, insomma, un uomo diverso, uno che abbia carisma, orgoglio e l’intelletto necessario per correre ai ripari bene e in fretta, fermando l’avanzata della Germania e di Hitler prima che sia troppo tardi.
In tre parole: serve Winston Churchill.

Una scelta obbligata, in realtà, priva di alternative; per alcuni strategica, anche, e quindi non condivisa ma accettata con disprezzo generale, alla stregua di un male minore. Questo perché Churchill all'epoca non era considerato un politico, ma prima di tutto una figura: era un uomo temuto e imprevedibile, con una disfatta alle spalle e la nomina di mettere avanti sempre sé stesso e il suo ego, a discapito di ciò che fosse più logico e più giusto. Una leggenda infondata, poi scopriremo, sulla quale però Joe Wright gioca sin dalla prima scena in cui ce lo presenta, nella quale vediamo un Gary Oldman burbero e aggressivo che liquida in men che non si dica una Lily James intimorita e appena arrivata alla sua corte come dattilografa. Tutta apparenza, logicamente, perché come Kristin Scott Thomas poi ricorda alla ragazza - cercando di rassicurarla sui modi del marito - "gli uomini sono tutti uguali", e questo vale a prescindere dal ruolo che coprono, dalle scelte che devono compiere e, in seguito, sostenere. E infatti non era così atipico come le voci di corridoio affermavano, Churchill, come ognuno di noi anche lui portava una maschera, certo, ma in certi contesti indossarla, più che un segnale di difesa e di protezione personale, è cosa necessaria e indispensabile per esser credibile nel momento in cui il bisogno è quello di rassicurare una nazione che ormai stava intuendo di aver perduto qualunque tipo di vantaggio (astratto o tangibile) nei confronti dei suoi avversari: in bilico quindi tra la resa emotiva e un tenere duro disperato.

L'Ora Più Buia OldmanCi racconta questo spaccato, allora, la pellicola di Wright e ce lo racconta, ovviamente, dal punto di vista del suo fautore principale, andando a comporre, di conseguenza, un profilo piuttosto nitido, relativo al lato intimo e umano della persona. Vediamo un Churchill perciò che supera di gran lunga la classica silhouette e il bidimensionalismo, un uomo che nel privato è meno sicuro e oscuro di quanto in pubblico si dimostri; ossessionato da una scacchiera di guerra che non lascia troppa libertà di movimento e circondato da colleghi che aspettano solo di vederlo fallire per liberarsene definitivamente. Non molla mai quelle ombre con cui aveva aperto la scena, insomma, “L’Ora Più Buia”, porta avanti un’estetica chiaroscura in perfetta linea con gli istanti e il periodo storico di cui si fa carico, affidandosi a un Oldman a cui dire strepitoso è dire davvero poco e giocando, anche involontariamente - e questo è sicuro - coi riferimenti del “Dunkirk” di Nolan che qui viene citato per forza di cose, aprendo nella nostra mente dei controcampi spontanei e affascinanti.

Si tratta forse del lavoro migliore del Wright regista, un passetto avanti notevole, per lui, sebbene ogni tanto quella paura di perdere l'attenzione dello spettatore e di volergli dare quindi lo zuccherino lo porta a commettere delle leggere sbavature che in un film come questo equivalgono praticamente a peccato. Un peccato minino, sia chiaro, perdonabilissimo, ma che macchia un passaggio di maturità che altrimenti sarebbe stato positivo e eclatante. Un passaggio di maturità che, con un minimo di sicurezza e sfrontatezza in più, sarebbe riuscito addirittura a tirar fuori qualche lacrima in quelle tesissime parentesi dove patriottismo e arroganza - legittimamente - prendono il sopravvento.

Trailer:

Jurassic World: Il Regno Distrutto - Trailer Ufficiale Italiano

Jurassic World: Il Regno Distrutto 2018

Appena rilasciato il primo trailer ufficiale italiano di "Jurassic World: Il Regno Distrutto", sequel di "Jurassic World" affidato alla regia di J.A. Bayona, con Chris Pratt, Bryce Dallas Howard, BD Wong, James Cromwell, Ted Levine, Justice Smith, Geraldine Chaplin, Daniella Pineda, Toby Jones, Rafe Spall e Jeff Goldblum, nei nostri cinema dal 7 Giugno 2018.

Trailer Ufficiale Italiano:

mercoledì 6 dicembre 2017

Come Un Gatto In Tangenziale - Trailer Ufficiale

Come Un Gatto In Tangenziale Film

Rilasciato il trailer ufficiale italiano di "Come Un Gatto In Tangenziale", il film di Riccardo Milano, con Paola Cortellesi e Antonio Albanese, al cinema dal 28 Dicembre.

Trailer Ufficiale:

Sinossi (Ufficiale):
Giovanni, intellettuale impegnato e profeta dell’integrazione sociale vive nel centro di Roma. Monica, ex cassiera, con l’integrazione ha a che fare tutti i giorni nella periferia dove vive. Non si sarebbero mai incontrati se i loro figli non avessero deciso di fidanzarsi. Sono le persone più diverse sulla faccia della terra, ma hanno un obiettivo in comune: la storia tra i loro figli deve finire. I due cominciano a frequentarsi e a entrare l’uno nel mondo dell’altro. Giovanni, abituato ai film nei cinema d’essai, si ritroverà a seguire sua figlia in una caotica multisala di periferia; Monica, abituata a passare le sue vacanze a Coccia di Morto, finirà nella scicchissima Capalbio. Ma all'improvviso qualcosa tra loro cambia..

martedì 5 dicembre 2017

The Midnight Man - Trailer Ufficiale Italiano

The Midnight Man Film 2018

Presentato il trailer italiano ufficiale di "The Midnight Man" il film di Travis Zariwny, con Robert Englund, Lin Shaye e Summer H. Howell, dall'11 Gennaio al cinema.

Trailer Ufficiale Italiano:


Sinossi (Ufficiale):
Rovistando nella soffitta della nonna, Alex trova le istruzioni per un misterioso gioco che, se eseguito correttamente, risveglierà “l’uomo di mezzanotte”: un essere malvagio che trasforma i peggiori incubi in realtà. Alex e i suoi amici inizieranno a giocare.

La Danza Della Realtà - Il Gioiello Da Scoprire, Firmato Jodorowsky

La Danza Della Realtà Film

Il penultimo film diretto da Alejandro Jodorowsky è una dichiarazione d’amore alla vita, alla sua infanzia, a un padre tiranno e a una madre affettuosissima, ma anche una dichiarazione d’amore a un paese, il Cile, nel quale da immigrato qual era, da bambino, durante la dittatura di Carlos Ibáñez non riuscì a sentirsi accolto come pensava e avrebbe voluto.

Di ambizione ne ha moltissima allora “La Danza Della Realtà”, se non altro perché per il regista è una vera e propria autobiografia (spesso appare anche di persona a supporto del protagonista), una storia intima e sincera raccontata sempre attraverso il suo stile surreale e magico, ma legata comunque ad eventi - Storici e vissuti - davvero accaduti: eventi che l’hanno condizionato pesantemente nella crescita, incanalandone i percorsi. Figlio di un padre comunista-aggressivo innamorato di Stalin, e di una madre vincolata nel negozio di famiglia ma con la vocazione per l’Opera (infatti nel film ogni battuta che dice è cantata come fosse sul palco), lo Jodorowsky bambino che vediamo nel film è perciò un’anima che cerca di comprendere e di assorbire situazioni assai più grandi di lui, tramite un padre che lo vorrebbe istruire immediatamente al coraggio e alla mascolinità, da una parte, e una madre che lo coccola e lo consola, trattandolo forse nella maniera più consona, dall'altra. Sullo sfondo un Cile variopinto che cerca di liberarsi dall'oppressione politica dominante attraverso la resistenza dei comunisti, purtroppo costretti a elaborare piani di rivoluzione di nascosto, a causa della violenza dipanata da Ibáñez e dai suoi sostenitori che li etichetterebbe come frangia illegale.

Inquadra il periodo storico con grande precisione Jodorowsky, e con precisione ancor più nitida stila un quadro meraviglioso di sé stesso e della sua famiglia, aprendosi spontaneamente e con dolcezza al pubblico e sprigionando un affetto per i suoi genitori talmente commovente da riuscire persino a perdonare simbolicamente un padre che più di qualche cicatrice addosso glie l’aveva lasciata. Senza ombra di dubbio “La Danza Della Realtà” dimostra di essere uno dei film più potenti della sua filmografia, piuttosto lineare a livello narrativo e oggettivamente da considerare tra le opere migliori sfornate in assoluto negli ultimi anni al cinema.
Un gioiello da scoprire, insomma, ora comodamente reperibile in DVD e Blu-Ray Disc, del quale difficilmente potrete pentirvi.

La Danza Della Realtà Blu-Ray

Il Blu-Ray Disc in edizione italiana prevede le seguenti specifiche tecniche:
Dischi: 1
Formato Video: 2,35:1 Anamorfico 1080p
Tracce Audio: 2.0 Stereo Dolby Digital: Spagnolo 5.1 - DTS HD: Spagnolo
Sottotitoli: Italiano
Contenuti Speciali: Presentazione Del Film A Roma, Tour 2014, Trailer
Durata: 127 minuti ca.
Confezione: Amaray
Produttore: CG Entertainment
Distributore Home Video: CG Entertainment
Data di Uscita: 21 Novembre 2017
Link Scheda Ufficialehttps://www.cgentertainment.it/film-dvd/la-danza-della-realta/f21684/

lunedì 4 dicembre 2017

El Topo + The Holy Mountain - I Film Cult Di Alejandro Jodorowsky In Versione Restaurata E In HD

Alejandro Jodorowsky Blu-Ray

Nel documentario “My Life Directed by Nicolas Winding Refn” - diretto dalla moglie del regista di “Drive”, Liv Corfixen - Alejandro Jodorowsky appariva in un paio di scene mentre leggeva i tarocchi ad entrambi, pronunciandosi (e prendendoci, un pochino) sul loro futuro. Pur non conoscendolo ancora benissimo, ma sapendo a malapena della sua attività da regista – decantata da Refn in più di un’occasione – era quindi possibile cogliere, già da quelle brevissime immagini, la natura spirituale di un uomo poliedrico, sicuramente molto particolare, che proprio attraverso la regia di alcuni film è riuscito ad imporsi e a far valere su scala internazionale una poetica e una personalità affatto comuni.

Nello specifico ci riferiamo a due opere di grande impatto come “El Topo” e “The Holy Mountain”, che Mustang e RaroVideo, insieme alla collaborazione di Cecchi Gori, hanno deciso di restaurare e rilasciare finalmente sul mercato in una versione inedita e in alta definizione. Due film completamente diversi tra loro eppure con numerosi punti in comune; due film che riescono a evidenziare alla perfezione la modalità piuttosto anarchica, visionaria e lungimirante di Jodorowsky, risaltando i caratteri di un cinema che, molto probabilmente, non nasce per abbracciare in trasversale i gusti del grande pubblico, ma capace benissimo di soddisfare i palati più fini, alla ricerca di esperienze visive fuori dagli schemi.

Il primo (“El Topo”) è un western che qualcuno ha definito - non a torto – spirituale, con protagonista un pistolero che per l’amore di una donna abbandona il suo bambino a dei Monaci e sfida i quattro Maestri del revolver per diventare il migliore in assoluto: inconsapevole che, una volta riuscito nell'impresa, colei che avrebbe dovuto amarlo incondizionatamente deciderà di scaricarlo a colpi di pistola, facendolo risvegliare in una montagna abitata da storpi nella quale comincerà, redento, una sorta di processo/cambiamento mistico.
Il secondo, invece, (“The Holy Mountain”) è una pellicola, a suo modo, di fantascienza, con un ladro dall'aspetto assai simile a Gesù Cristo che, ad un certo punto, si ritrova nel corso di una delle sue peripezie alla corte di un alchimista che lo recluta, assieme ad altri sette discepoli, per raggiungere una fantomatica Montagna Sacra e prendere il posto dei nove saggi presenti, detentori dell’Immortalità.

Un’accoppiata di titoli, insomma, considerati cult dove la figura misteriosa e profonda di Jodorowsky riesce a farsi meno oscura e molto più nitida, permettendo anche a chi, all'inizio, non ne era assolutamente a conoscenza, di entrare in contatto con un autore dal carisma fortissimo e dall'immaginazione smisurata, considerato, non a caso, anche da Refn un vero e proprio Maestro.

El Topo The Holy Mountain Blu-Ray

Il Blu-Ray Disc in edizione italiana prevede le seguenti specifiche tecniche:
Dischi: 2
Formato Video: El Topo: 4:3 - La Montagna Sacra: 16:9
Tracce Audio: 2.0 DTS HD: Italiano Originale - 5.1 DTS HD: Originale
Sottotitoli: Italiano, Inglese
Contenuti Speciali: Commento Audio Del Regista Ad Entrambi I Film, Intervista A Mario Sesti, Intervista Al Regista, Photo Gallery, Trailer, Documentario "The Tarot", Documentario Sul Restauro, Scene tagliate
Durata: 237 minuti ca. (durata complessiva)
Confezione: Cofanetto
Produttore: Mustang/RaroVideo
Distributore Home Video: CG Entertainment
Data di Uscita: 7 Novembre 2017

venerdì 1 dicembre 2017

Smetto Quando Voglio: Ad Honorem - La Recensione

Smetto Quando Voglio: Ad Honorem Edoardo Leo
Lo avevamo percepito al termine di “Smetto Quando Voglio: Masterclass” che i due sequel di “Smetto Quando Voglio”, molto probabilmente, erano inscindibili. Da quella sensazione d’incompiutezza legata, più che a una storia da terminare, ad alcuni conti che non tornavano proprio del tutto: tipo se ci trovassimo di fronte a un'equazione chimica spaccata in due per praticità, o per via di una lavagna troppo striminzita, ma palesemente partorita dal suo creatore - e quindi risolvibile - per essere corpo unico, intero e poco funzionale se distaccato (non a caso i due film sono stati girati in contemporanea).

Equazione che all'improvviso "Smetto Quando Voglio: Ad Honorem" rende chiara e risolvibile in un battibaleno, giusto il tempo di riprendere il filo del discorso e continuare, appunto, ciò che un anno fa era rimasto in sospeso. Più che di un finale pertanto stiamo parlando della seconda metà di una mela che, ricongiunta, torna a riacquistare velocemente tutto il sapore e tutto il gusto in precedenza smorzato o comunque disperso. Perché preso come monolite, il sequel diretto da Sydney Sibilia, torna subito competitivo e all’altezza (un pelo sotto, magari) dell’originale, con una trama densa e ben costruita - a cui si perdonano alcune superficialità di chiusura - a fare da scheletro, palesi riferimenti a serie tv e blockbuster americani da scovare e quella buona dose d’umorismo dettata da un cast assortito e (ancora) in grande spolvero (è facile accorgersi di quanto si divertano loro per primi) a cui difficilmente si riesce a resistere. Un’operazione folle, a livello cinematografico italiano, che poteva avere successo e adempimento solo se gestita e portata avanti da una banda altrettanto folle, simile, se non spiccicata forse, a quella assemblata e innescata dal Pietro Zinni di Edoardo Leo: con la sola differenza che come risultato finale non si è arrivati alla realizzazione di una nuova droga da poter vendere legalmente, bensì a un precedente positivo che nel nostro paese rappresenta, ora (speriamo), un punto d’inizio da cui ripartire.

Smetto Quando Voglio: Ad Honorem SibiliaPensare in grande, a lungo termine, senza nessun complesso d'inferiorità verso le industrie oggettivamente più organizzate: scherzando e ridendo “Smetto Quando Voglio” ha fatto capire che ha bisogno di questo il nostro cinema per rialzare la testa, e che non ci manca assolutamente niente per poterlo fare. Come i ricercatori di cui racconta le gesta, che fanno di necessità virtù a più riprese, anche Sibilia & Co. in questi anni sono riusciti a riunirsi intorno a un tavolino tirando fuori una strategia capace di rivoluzionare la loro vita, in primis, ma anche di abbattere diversi muri relativi all'industria filmica nostrana che ormai a stento potranno essere rialzati o ricostruiti. Un miracolo che, da solo, basterebbe a conceder loro tanto di cappello, ma probabilmente è altrettanto vero che nulla di ciò sarebbe stato plausibile se il progetto globale non avesse portato con sé anche una sostanza per nulla indifferente di contenuti: rinnegando con veemenza la commedia italiana recente - confezionata e trita - per (ri)abbracciare quel modello considerato, una volta, tradizionale, seppur corretto però da qualche leggera, ma legittima contaminazione.

Lo scombussolamento che Pietro Zinni e la sua banda, allora, hanno creato nella finzione in questa Roma dai colori saturati al massimo e simbolo di un'Italia in crisi che cerca di sbarcare il lunario come meglio gli viene, lo ha fatto di rimbalzo anche un franchise che, in principio, avrebbe dovuto affacciarsi in punta di piedi, un franchise che con la stessa casualità dei suoi protagonisti si è trovato poi a dover gestire una situazione più grande di lui, non perdendosi mai d'animo e scorgendo sempre e in ogni situazione il modo per sfangarla a dovere.
Vincendo la sua scommessa contro ogni pronostico che - decontestualizzando anche una battuta del film - lo vedeva se non perdente, al massimo pareggiante.

Trailer: