IL SITO DEDICATO AL CINEMA IDEATO, SCRITTO E DIRETTO DA GIORDANO CAPUTO

lunedì 22 gennaio 2018

Dragon Ball Super - Diciotto Anni Dopo, Il Mito RIvive

Dragon Ball Super Goku

Va a posizionarsi in mezzo tra la fine di “Dragon Ball Z” e l’inizio di “Dragon Ball GT” questo nuovo “Dragon Ball Super”: precisamente andandosi a occupare degli eventi accaduti nei dieci anni successivi alla morte di Majin Bu. Trasmessa in Giappone nel 2015 e sbarcata in Italia, su Mediaset, a fine 2016 (a scaglioni, infatti ancora in corso), la serie prevede un totale di 131 episodi, con il ritorno di Akira Toriyama come autore del soggetto originale e come designer dei personaggi.

A diciotto anni di distanza quindi da quello che sembrava un punto definitivo, non negoziabile, Goku e co. tornano a farci compagnia, provando a regalare un bonus d’infanzia a chi era cresciuto con le saghe precedenti e, insieme, azzardando il colpaccio di conquistare anche le nuove generazioni. Una missione che, per capire bene se stia andando a buon fine, oppure no, sarebbe il caso di seguire online tra forum e social, dove le opinioni impazzano, si dividono e si scontrano, tra puristi che avrebbero preferito maggiori accortezze, nostalgici che ringraziano del regalo e matricole che si schierano un po’ da una parte e un po’ dall’altra, a seconda dei gusti.

Ma come si dice, in questi casi, l’importante è che se ne parli, che la stella di Goku tramonti il più tardi possibile, con l’ardua sentenza di decidere sulla qualità di questa inaspettata resurrezione attraverso, magari, la versione home video prodotta da Yamato e Rai Cinema che hanno pensato bene di andare anche incontro ai fan incalliti, modificando qualche refuso di doppiaggio trasmesso in tv e togliendo ogni genere di censura nei primi dodici episodi raccolti dal loro cofanetto d'esordio.

Dragon Ball Super Home Video

Il Blu-Ray Disc, in edizione italiana, prevede le seguenti specifiche tecniche:
Dischi: 2
Formato Video: 1,78:1 Anamorfico
Tracce Audio: 2.0 PCM: Italiano, Giapponese
Sottotitoli: Italiano (traduzione fedele all'originale Giapponese)
Contenuti Speciali: Booklet 32 Pagine Con Guida Episodi E Galleria Personaggi, Anticipazioni Inedite In TV, Sigle Senza Crediti
Durata: 300 minuti ca.
Confezione: Slipcase
Produttore: Yamato Video
Distributore Home Video: Rai Cinema
Data di Uscita: 4 Gennaio 2018

A Monster Calls: Sette Minuti Dopo La Mezzanotte - Un Fantasy Che Resta Nel Cuore

Sette Minuti Dopo La Mezzanotte Film

Forse se ne è parlato troppo poco, o comunque a voce troppo bassa, di “A Monster Calls: Sette Minuti Dopo La Mezzanotte.
Perché quello diretto da Juan Antonio Bayona, disponibile già da qualche mese in home video – in streaming legale e nelle edizioni classiche DVD e Blu-Ray Disc – è uno di quei fantasy, e uno di quei film, che magari quando escono al cinema passano inosservati; che per intercettarli devi seguire con attenzione i consigli di un certo tipo di critica, ma quando poi li vedi ti restano nel cuore per sempre, marchiati a fuoco.

La storia è quella di un bambino che ogni notte, sette minuti dopo la mezzanotte – appunto – vede il gigantesco albero posto in cortile, davanti alla sua finestra, prendere vita e irrompere nella sua stanza per raccontargli una storia, una storia non casuale, però. Una magia che forse è reale, ma forse è solo frutto dell'immaginazione di Conor, il quale, a dodici anni, deve già fare i conti con una madre malata di cancro, un padre assente e una nonna che si prende cura di lui con una severità che è parte di un’educazione lontana, apparentemente crudele, eppure benevola nel profondo.

Tratto dall’omonimo libro di Patrick Ness, “A Monster Calls: Sette Minuti Dopo La Mezzanotte” si affaccia quindi come un racconto intenso ed esteticamente (e volontariamente) cupo, che ruota attorno all’infanzia di un protagonista troppo grande per essere un bambino e troppo piccolo per essere un uomo, chiamato a fare i conti con un reale che spinge violento sulla sua sensibilità, ancora impreparata a gestire lucidamente ciò che, allo stesso tempo, non può essere fermato.

Sette Minuti Dopo La Mezzanotte Poster

Il Blu-Ray Disc, in edizione italiana, prevede le seguenti specifiche tecniche:
Dischi: 1
Formato Video: 2,40:1 Anamorfico
Tracce Audio5.1 DTS HD: Italiano, Inglese
Sottotitoli: Italiano Non Udenti
Contenuti Speciali: Trailer, Featurettes, Making of
Durata: 108 minuti ca.
Confezione: Slipcase
Produttore: Leone Film Group
Distributore Home Video: Rai Cinema
Data di Uscita: 12 Ottobre 2017

domenica 21 gennaio 2018

Lady Bird - La Recensione

Lady Bird Greta Gerwig
Lady Bird è il soprannome con il quale ha voluto ribattezzarsi autonomamente la Christine MacPherson interpretata da Saoirse Ronan. Un nome particolare, insolito, a cui lei però tiene molto al punto da obbligare mamma, papà e fratello ad utilizzarlo ogni volta che intendono coinvolgerla per socializzare. Il culmine di una ribellione giovanile dovuta principalmente alla voglia di evadere della ragazza, disposta a fare carte false per fuggire dalla città di Sacramento – dove dice di abitare, tra l’altro, dalla parte sbagliata della ferrovia – e iscriversi a un college che sia, magari, collocato nella metropoli caotica di New York, città sicuramente più adatta alle sue (grandi) ambizioni.

Praticamente un uccello in gabbia, sofferente perché costretto a chiudere le ali e a non volare alto come il suo istinto gli chiede e lei stessa vorrebbe, tarpata da una famiglia - in primis da una madre, secondo il suo punto di vista - che non può permettersi (e non vuole, anche) economicamente di sostenere le spese utili a pagare quel biglietto in grado di liberarla e condurla alle altitudini che gli spettano e - soprattutto - che considera appropriate. E allora soffre Lady Bird, si adatta a non perdere la pratica volteggiando circolarmente all’interno della sua prigione, ma dentro di sé, in realtà, studia il piano più efficace che possa aiutarla a fuggire via, verso il suo destino; prova ad allietare la permanenza in quello che per lei è peggio di un carcere attraverso la recitazione e le prime cotte, ma le barriere culturali, ecclesiastiche e un po' di sfortuna la convincono ulteriormente di non potersi adattare a ciò che proprio non gli appartiene. Neppure il provare a passare, con astuzia, dalla parte giusta della ferrovia si rivela essere per lei una boccata d’ossigeno, forse perché non tarata secondo gli standard di superficialità richiesti per sopravvivere su quella sponda.

Una tragedia, insomma? No, solo l’adolescenza.
Lady Bird Saoirse RonanCi porta nei luoghi della sua infanzia, infatti, Greta Gerwig, per esordire alla regia con una pellicola (semi)autobiografica capace di raccontare con grande aderenza i conflitti interni, i capricci e i rapporti con un mondo esterno - considerato ostile, in tutto e per tutto - che possono invadere la vita di una ragazza (o ragazzo) di periferia, pronta ormai ad essere lanciata verso le porte enigmatiche dell’età adulta. Un percorso non molto distante da quello che l'ha riguardata personalmente, sviscerato con la maturità intima e artistica, raggiunta solo nel corso degli anni, che gli permette, ora, di potere avvicinarsi alla ragazzina che era (?) ponendosi esattamente alla giusta distanza: distribuendo perciò con molta cura la drammaticità e l’ironia di una storia passionale e impetuosa come la protagonista (esemplare) che la fa da padrona, ma che ha anche il grosso pregio di andare a centrare, di rimbalzo, la mentalità e le radici di un luogo che, pur facendo parte degli Stati Uniti, culturalmente e civicamente, pare essere lontano anni luce dal progresso.

Un luogo che la Gerwig di allora – e non stentiamo a crederci – probabilmente non vedeva l’ora di mettersi alle spalle, di lasciarsi indietro per correre verso il flirt suggestivo e carnale di una New York attaccata al cuore dai terroristi (siamo nel periodo post-Torri Gemelle) e quindi vulnerabile e più accessibile. Ma un luogo, anche, al quale la Gerwig di oggi sentiva il bisogno, probabilmente, di dichiarare il suo amore, di chiedere scusa, attraverso un film sincero ed emozionante, abile a parlare di gioventù, maturità, famiglia e amicizia con una leggerezza che solo pochi altri in circolazione.

Trailer:

sabato 20 gennaio 2018

La Forma Dell'Acqua: The Shape Of Water - La Recensione

La Forma Dell'Acqua: The Shape Of Water Del Toro
Un bambino che gioca ai mostri. O meglio, un bambino grande che gioca ai mostri.
La sensazione che si ha guardando i film di Guillermo Del Toro è più o meno questa: ti viene da immaginartelo lì, seduto sul pavimento coi suoi giocattoli, mentre dà sfogo alla sua immaginazione infinita, inventando (o prende in prestito) creature meravigliose che mette al centro di storie improbabili, - a volte riuscite e a volte meno - catturando comunque la tua attenzione verso un universo intrigante, ricco di umanità e nel quale non ti dispiacerebbe affatto riuscire a fare una breve incursione.

Discorso che regge anche nella Guerra Fredda che fa da sfondo a “La Forma Dell’Acqua: The Shape Of Water”, se non altro perché vissuta e inquadrata dal punto di vista di un’inserviente muta e apparentemente dimessa, che diventa incorreggibile, però, quando si tratta di dover salvare una stranissima creatura - metà pesce e metà umana - appena arrivata nei laboratori governativi statunitensi dove, quotidianamente, lei va a svolgere le sue mansioni. Questo perché tra i due sembra instaurarsi già dal primo incontro una fortissima connessione, un rapporto empatico profondo, dovuto - più che all’incapacità condivisa di emettere suoni e farsi capire - alla consapevolezza di entrambi di essere entità da sempre alla ricerca di un posto preciso nel mondo: quel posto che, probabilmente, nell'epoca in cui stanno vivendo (è il 1963) non è neanche detto ci sia (o che ci sarà in futuro). Tuttavia, quando a fornire le regole sono i bambini, sappiamo benissimo che ogni cosa è lecita e ogni cosa è possibile; se questi bambini sono pure grandi, poi, allora è normale aspettarsi l’inverosimile di un miscuglio privo di limiti e, all’occorrenza, di filtri. Così, Del Toro, finisce per frullare insieme film d'animazione come "La Sirenetta" (e ce lo dice anche nel poster) e "La Bella E La Bestia", con un horror fantascientifico come "Il Mostro Della Laguna Nera" - a dimostrazione ulteriore di un cervello infantile, si, ma fino a un certo punto – consegnandoci un fantasy-romantico, dal gusto gotico, capace di racchiudere lo spirito totale della sua cinematografia e di affacciarsi, allo stesso tempo, come sua opera migliore in assoluto.

The Shape Of Water Del ToroPur senza eccedere con gli entusiasmi, infatti, - a meno che non abbiate un rapporto di amore immenso con il regista e sceneggiatore messicano (io non ce l'ho, per esempio, e quando dico che "Il Labirinto Del Fauno" non lo trovo un gran film, spesso, mi guardano male) non ci metterete molto ad ammettere e ad avvertire che "La Forma Dell'Acqua: The Shape Of Water" rappresenta un po’ oggettivamente, per Del Toro, la quadra proporzionata di uno stile, in passato, frequentemente sbilanciato, poco costante e distratto. Una sorta di maturità artistica incompleta che lo porta a maneggiare con professionalità e sicurezza i vari generi, a utilizzare sapientemente l’arma inaspettata e pericolosa (in un film così, più che altro) dell’erotismo, eppure a mancare nuovamente l’appuntamento con una visceralità, raccontata, magari, in maniera precisa e sicura, ma incapace di venir fuori dallo schermo per avvolgere i nostri stomaci e i nostri cuori.

Ed è senz'altro questo, dunque, l’unico appunto che vale la pena di fare a un film diretto benissimo e interpretato ancora meglio: da una Sally Hawkins perfetta e da un Michael Shannon che nel terzo atto si trasforma nel mostro d’attore che è, e si mangia tutti con un’interpretazione che pare uscita dritta da un film di Quentin Tarantino. Perché mandare a casa il pubblico senza il privilegio puro degli occhi umidi è decisamente un autogol, a maggior ragione se dalla tua parte hai una favola incantevole, dolce e innamorata del cinema - che, tra l’altro, omaggia – che aveva tutta la potenza necessaria per annientare una quarta parete, in tutta onestà, ingombrante e fastidiosa.

Trailer:

giovedì 18 gennaio 2018

Downsizing: Vivere Alla Grande - La Recensione

Downsizing Film
Siamo in troppi su questa Terra. La popolazione non fa che aumentare, mentre le risorse - al contrario - cominciano a diminuire. È un dato di fatto. Se andiamo avanti su questa linea e senza prendere provvedimenti, la situazione peggiorerà, è inevitabile: avvicinandoci verso quel collasso che, secondo gli esperti, ha già avuto silente inizio.
Una tiritera di cui siamo stati messi al corrente ripetutamente, definibile come una proiezione preoccupante e drastica, che magari non ci riguarda ancora da vicino, ma che prima o poi - generazione più, generazione meno - rischia davvero di venire a bussare alla porta di noi esseri umani chiedendoci di pagare un conto chissà quanto salato e chissà quanto veemente.

C’è chi allora cerca di rispondere ai primi sintomi sacrificandosi a modo suo, battendosi - per esempio - affinché l’alimentazione a base d'insetti diventi legale e vista con maggior tolleranza e minor pregiudizio dagli scettici; ma c’è pure chi, come Alexander Payne, da tutto questo si limita a cavare uno spunto ingegnoso per scrivere e dirigere una dramedy fantascientifica dove due scienziati norvegesi trovano il metodo di rimpicciolire l’essere umano a 12 cm, abbassando copiosamente il suo consumo di materie prime e quindi l’impiego cumulativo delle risorse del pianeta. Una scoperta che – come gli insetti nel piatto – stuzzica il buon senso generale, attecchendo però in ridottissima parte, con colonie abitate da esseri minuscoli che non tardano ad arrivare, ma che non riescono a compiere, tuttavia, quella rivoluzione ecologica e ambientale sbandierata lungo la scia dell'entusiasmo. Questo perché – ed è quello che poi accade a Matt Damon e a una Kristen Wiig, moglie poco affidabile – quasi la totalità di coloro che accettano di rimpiccolirsi e aderire a questo progetto incredibile, è spinta non tanto dal sacrificio necessario per provare a salvaguardare la natura e il suo habitat, quanto dall’opportunità di abbandonare finalmente una realtà in cui si è sempre appartenuti a una classe-media, inferiore, o comunque non altamente borghese, per una seconda in cui, quasi per magia, con la stessa ricchezza è possibile permettersi uno stile di vita sproporzionatamente superiore, invidiabile e sognato.

Downsizing Alexander PayneL'egoismo umano che non la smette di imporsi e di riciclarsi, quindi, di rendersi protagonista condannandoci sardonicamente a morte, fiero della sua solita insensibilità e spietatezza che forse non è neppure da valutarsi ingiusta o gratuita, se confrontata ai nostri egocentrici e stupidi comportamenti. Eppure no, non è proprio così, o perlomeno non lo è nella misura in cui ci si aspetterebbe da un film con un incipit come quello di “Downsizing: Vivere Alla Grande”. Questo perché Payne non ce la fa a voltare le spalle alla sua furbizia, a non farsi persuadere da quell'indole che gli sussurra, ogni volta, di ricordarsi che col pubblico è molto meglio, nonché produttivo, essere accomodante e simpatico: bastone, si, ma anche carota. Tanta carota. Troppa carota. Perciò, quella che poteva diventare un’acuta riflessione su di noi, sull'essere umano, allestita dal punto di vista antropologico, filosofico e grottesco, finisce col prendere pieghe incomprensibili e tramutarsi in un miscuglio eterogeneo e sconclusionato, utile solo a indebolire i punti di forza di una storia che nel suo primo spaccato aveva dimostrato di avere tutti i presupposti per ambire in alto e per lasciare il segno.

Un ridimensionamento - e non è per voler fare una battuta - che delude le attese e trasmette spaesamento, se non altro per via di una mancata lungimiranza che scaglia la meta della pellicola su un territorio assai più piccolo rispetto a quello a cui era destinata. Un territorio che in principio dava l’impressione di avere il giusto perimetro per accoglierla, ma ristretto man mano, contro la sua volontà, dal superfluo e dal banale, giungendo al punto da non sopportare più nemmeno il peso delle due ore e un quarto di durata.

Trailer:

mercoledì 17 gennaio 2018

L'Uomo Sul Treno: The Cummuter - La Recensione

L'Uomo Sul Treno Neeson
Che Liam Neeson sia diventato ormai un’icona del genere action è cosa assodata.
Una fetta massiccia di pubblico da anni lo segue, lo esalta, lo idolatra, spedendogli – com'è successo per esempio con “L’Uomo Sul Treno: The Commuter” – anche sceneggiature scritte appositamente per lui in cui gli si chiede di tornare a vestire i panni del solito badass - meglio se padre di famiglia - al quale sarebbe consigliabile non rompere mai le scatole e far perdere la pazienza. Un vestito, questo, che però a Neeson sembra cominci a stargli un po’ strettino; che l’attore non ha perduto la voglia di sfoggiare, ma che vorrebbe gli fosse cucito addosso perlomeno su misura. Una misura più comoda e credibile, diciamo.

Non è un caso allora se l’inizio di “L’Uomo Sul Treno: The Commuter” è ricco di stacchi di montaggio - anche bruschi e discutibili - studiati apposta per dare, nel minor tempo possibile, l’informazione allo spettatore che il protagonista della storia stavolta sarà un uomo-medio, un uomo di famiglia semplice, una persona che la mattina va a lavoro, come la maggior parte della gente, con l'obiettivo di far fronte alle spese e al benessere della propria moglie e del proprio figlio. Una quotidianità che, appunto, scopriamo essere ciclica, ridondante, macchiata al massimo da giorni grigi anziché soleggiati, da cambi di temperature e di stagione e, ogni tanto, di umore: con qualche discussione neppure troppo accesa, utile ad allontanare lo stereotipo di una felicità perenne, tipica del Mulino Bianco. Insomma Neeson stavolta non è un ex-agente segreto, non è un ex-sicario, ma un assicuratore che ama il suo lavoro così come ama quell’ordinarietà che lo contraddistingue e lo rassicura. O almeno fino a un certo punto. Perché quando a lavoro gli mostrano il benservito - giustificato dalla solita crisi - scopriamo che, in realtà, prima di stipulare polizze, il suo personaggio era uno stimato agente di polizia, passato a un mestiere meno rischioso a causa di quel senso di responsabilità che un capo-famiglia dovrebbe avere e tenere in considerazione.

L'Uomo Sul Treno FilmDel resto non poteva essere altrimenti, è una questione, appunto, di credibilità, di limitare il ridicolo, di giustificare uno spettacolo a cui mancherebbe sennò la terra sotto i piedi; uno spettacolo che, per quanto gratuito, gonfiato e composto per essere in sintonia con chi ne andrà a usufruire e a godere – ovvero persone disinteressate al pelo nell’uovo - non può fare a meno di quel briciolo di attenuanti, a grandi linee accettabili e capaci di reggere il gioco.
Un gioco, quello di “L’Uomo Sul Treno”, che a essere sinceri non fila liscio come avremmo sperato, arrancando, forse, più del dovuto e incasellando lungo il suo tragitto, sì’ e no, appena due colpi degni del genere e degni di nota: gli unici tuttavia capaci di scatenare l’accenno di una tensione davvero palpabile in oltre cento minuti di pellicola.

Media da rivedere, sicuramente, e vale lo stesso per un finale telefonato nel quale i (fantomatici) colpi di scena, la retorica (l'esaltazione del proverbio "l'unione fa la forza!") e i buonismi prendono il sopravvento, guastando ulteriormente un prodotto, magari guardabile, intrigante nel provare a emulare il cinema di Agatha Christie e Hitchcock, ma comunque, nel complesso, assai modesto e dimenticabile.

Trailer:

martedì 16 gennaio 2018

Belli e (im)Possibili: Mayhem - La Recensione

Mayhem Film
Alzi la mano chi, se sapesse con certezza di non rischiare nulla, domani non vorrebbe andare in ufficio e dire al proprio Capo (o a chi gli pare) ciò che pensa veramente di lui.
Non posso vedervi, quindi devo fidarmi.
Alzi la mano adesso chi, sempre sapendo di non rischiare nulla, domani non vorrebbe andare in ufficio e dire al proprio Capo (o a chi gli pare) ciò che pensa veramente di lui, mentre violentemente gli si scaglia contro, picchiandolo a sangue.
Non posso vedervi ancora, ma secondo me siete molti più di prima.

Il fatto è che non è una notizia ammettere che viviamo in un momento storico in cui a lavoro - a meno che non ricopriate posti di alto rango - bisogna abbozzare, accontentarsi di essere pagati poco e male, sgobbando il doppio, senza neppure, magari, sperare in una carriera futura degna dei sacrifici compiuti. E questo mentre, senza tregua, veniamo vessati da superiori, mega-Boss o dirigenti che non vedono l’ora di migliorare il loro status attraverso il nostro palese sfruttamento: destinato a terminare, probabilmente, tramite un calcio in culo improvviso verso la porta d’uscita, nell'istante in cui i nostri servigi non saranno più utili o richiesti dall'azienda. Scenario assai simile a quello che capita - lontano ormai dall'apocalisse di “The Walking Dead" - a Steven Yeun, licenziato dai piani alti per parare il sedere a qualcuno più importante di lui, esattamente qualche minuto dopo essersi comportato da pezzo di merda con una cliente in cerca d'aiuto, per salvaguardare la faccia dei suoi responsabili colpevoli dell’ennesima disonestà egoistica e capitalista. Peccato che, rispetto alla posizione comune di ognuno di noi, Yeun ha la fortuna di vivere in una realtà distopica, dove da qualche tempo gira un potente virus che - se innescato - induce l’essere umano ad agire d’istinto, a perdere ogni freno inibitorio e ad ampliare rabbia, cattiveria e nevrosi: portando di conseguenza, il più delle volte, a fare del male in proporzioni gravissime.
Con l’aggravante, tra l'altro, di un precedente - un caso processuale avvenuto in passato, affidato alla compagnia di avvocati di Yeun e risolto da lui in prima persona – che praticamente sentenzia che durante lo sfogo del virus e il suo contenimento - per il quale servono otto ore di tempo - nessuno può muoversi dall'area messa in quarantena e nessuno sarà giudicato colpevole penalmente dei potenziali reati commessi (per una sorta di incapacità di intendere e di volere).

Mayhem Joe LynchCapite facilmente, quindi, che il “Mayhem” di Joe Lynch nasce per palesarsi a noi spettatori un po’ come una catarsi, come una droga psichedelica capace di pompare adrenalina, provocare eccitazione e voglia di riscatto, facendoci sentire, oltre che meno soli, la testuggine di quella rivoluzione che abbiamo in testa, ma a cui manca la scintilla di follia per deflagrare e farsi ascoltare. Tutto il contrario, insomma e per fortuna, di quello che accade al personaggio di Yeun e a colei che - a un certo punto, e cioè quando questo famoso virus invade lo stabile in cui si trovano - diventa la sua partner di botte e di vendetta (e di sesso): una Samara Weaving (nipote di Hugo, l’Agente Smith di “Matrix”) bravissima, letale e tremendamente sensuale. Saranno loro, infatti, - vittime di una follia che vale la pena cavalcare forte - che armati di pistola spara-chiodi, pinze, martelli e altri oggetti di recupero andranno a scalare i piani del grosso palazzo blindato, trasudante ira, per affrontare uno dopo l’altro i componenti di quella piramide di potere che, come nei videogiochi, più converge verso la punta e più va a complicarsi negli ostacoli a cui far fronte: aumentando di difficoltà e di rischio.

A venirne fuori è uno spettacolo d’intrattenimento vorace, intelligente e privo di qualunque filtro anti-violenza. Una commedia-grottesca che nella sua leggerezza e voglia di divertire (e divertirsi) porta con sé un messaggio bellissimo legato alla nostra libertà e al nostro stare bene, ultimamente forse represso o messo troppo spesso, da molti, in secondo piano.

Trailer:

venerdì 12 gennaio 2018

The Party - Trailer Ufficiale Italiano

The Party Sally Potter

Disponibile il trailer ufficiale italiano di "The Party", la commedia di Sally Potter già presentata al Festival di Berlino e alla Festa del Cinema di Roma, con Kristin Scott Thomas, Timothy Spall, Patricia Clarkson, Bruno Ganz, Cillian Murphy, Emily Mortimer e Cherry Jones, nei cinema dall'8 Febbraio.

Trailer Ufficiale Italiano:


Sinossi (Ufficiale):
Janet (Kristin Scott Thomas) è appena stata nominata Ministro del Governo Ombra, il coronamento della sua carriera politica. Lei e suo marito Bill decidono di festeggiare con gli amici più intimi. Gli ospiti arrivano nella loro casa di Londra, ma la festa prende una piega inaspettata quando Bill all'improvviso fa due rivelazioni esplosive. Amore, amicizia, convinzioni politiche e un intero stile di vita vengono messi in discussione. La Potter costringe i suoi personaggi ad usare l’artiglieria pesante anche in senso letterale, punta sul caos, sul panico per mettere a nudo le false sicurezze, la morale senza più consistenza dell’intellettuale borghese, il ruolo delle donne nell'era post – post femminista.

Black Panther - Nuovo Trailer Ufficiale Italiano

Black Panther Marvel Film

Nuovo trailer ufficiale italiano per "Black Panther", il nuovo film targato Marvel diretto da Ryan Coogler con Chadwick Boseman, Michael B. Jordan, Lupita Nyong'o, Danai Gurira, Martin Freeman, Daniel Kaluuya, Angela Bassett, Forest Whitaker e Andy Serkis, al cinema dal 14 Febbraio.

Nuovo Trailer Ufficiale Italiano:


Sinossi (Ufficiale):
Il film Marvel "Black Panther" vede T’Challa tornare nell'isolata e tecnologicamente avanzata nazione africana di Wakanda dopo la morte di suo padre, il re di Wakanda, per succedergli al trono e prendere il suo posto come legittimo re. Ma quando un vecchio e potente nemico farà ritorno, il suo ruolo come sovrano e la sua identità come Black Panther verranno messe alla prova e T’Challa sarà trascinato in un tremendo conflitto che metterà a rischio il destino di Wakanda e di tutto il mondo. Costretto ad affrontare tradimenti e pericoli, il giovane re dovrà radunare i suoi alleati e scatenare tutto il potere di Black Panther per sconfiggere i suoi nemici, mantenere Wakanda al sicuro e preservare lo stile di vita del suo popolo.

giovedì 11 gennaio 2018

Barry Seal: Una Storia Americana - La Follia Dell'America E Dell'Intrattenimento Targato Tom Cruise

Barry Seal Film

Da un lato Tom Cruise: la star per eccellenza quando si parla di azione, adrenalina e divertimento. Dall'altro il meno conosciuto Barry Seal: un pazzo scatenato che se gli avessero detto che un giorno sarebbe stato impersonato da Cruise avrebbe cominciato a ridere di pancia, prendendo la notizia come la ciliegina sulla torta in grado di santificare la sua filosofia.

Perché in fondo lui l’aveva capito con largo anticipo che l’America è un paese distopico, un paese dove tutto è possibile, forse, ma non sempre in senso positivo. Lui l’aveva capito prima di altri che il sogno americano era una farsa, che l’unica realtà contenuta al suo interno era quella di sfruttare ogni tipo di possibilità, comprese quelle che in America passavano indirettamente e che non avevano alcuna intenzione di fare del bene al paese.
Non stupisce allora che di fronte a una personalità del genere e a una parabola così variopinta, il regista Doug Liman abbia deciso di schivare qualunque tipo di imitazione scorsesiana e limitare i suoi rischi: consapevole ovviamente che la cosa gli avrebbe fatto guadagnare più di un beneficio, centrando un bersaglio. Se è verissimo infatti che “Barry Seal: Una Storia Americana” era praticamente perfetto per affermarsi come il fratellastro minore di “The Wolf Of Wall Street”, è anche vero che nulla sarebbe andato (o avrebbe potuto) ad aggiungere a quella materia, per cui tanto valeva rinunciare a inseguire ambizioni impossibili e dirigersi verso quella che era, probabilmente l’unica via realmente fruttifera: guardando a uno spettacolo puramente intrattenitore, folle e (quindi) piacevole.

Tanto con Cruise in questi casi si casca sempre in piedi, anzi, è più facile che si decolli con a bordo tanta benzina, provviste e paracaduti di scorta sufficienti a stare tranquilli. A tal proposito, semmai stiate accarezzando l'idea di recuperare “Barry Seal: Una Storia Americana”, ora che è disponibile in home video, fareste meglio a mettere da parte ogni dubbio residuo e a preoccuparvi al massimo di allacciare le cinture, spegnere gli apparati elettronici e fare provviste di pop-corn, stuzzichini e bibite gassate.

Barry Seal: Una Storia Americana 4K

Il Blu-Ray Disc 4K UHD, in edizione italiana, prevede le seguenti specifiche tecniche:
Dischi: 2
Formato Video: Ultra HD 4K HDR
Tracce Audio: 5.1 DTS: Italiano - DTS Headphone X: Inglese - DTS X: Inglese, Tedesco
Sottotitoli: Italiano, Inglese Non Udenti, Tedesco, Turco
Contenuti Speciali: Scene Eliminate, Narratore Americano, Intervista, Sulle Ali, Making Of, Volando In Alto, Il vero Barry Seal
Durata: 115 minuti ca.
Confezione: Slipcase
Produttore: Universal
Distributore Home Video: Universal
Data di Uscita: 3 Gennaio 2018

Baby Driver - La Portentosa Creatura Di Edgar Wright Vira Verso Casa Vostra


Baby Driver Wright

Chi ci segue sa perfettamente che da queste parti “Baby Driver” ha avuto un posto molto importante nella classifica dei migliori film del 2017. Un’onorificenza che siamo stati felicissimi di attribuirgli perché con Edgar Wright è stato amore a prima vista dai tempi della trilogia del cornetto, ma non per questo concessa, sia chiaro, solamente per via di una debolezza affettiva che - e se siete di casa lo sapete - non tende a contraddistinguerci affatto.

Se l’è guadagnato, in sintesi, il nostro rispetto e il nostro entusiasmo questo titolo, ed il merito non è solamente di una storia originale e folle, che permette a Wright di dar sfogo alla sua profonda passione musicale e cinematografica: andando a giocare, come ha sempre fatto, coi generi, gli stereotipi e con il montaggio. Perché per rendere possibile la totale riuscita di un film di questo tipo è necessario azzeccare anche gli attori, le battute, l’arco narrativo dei personaggi e la loro evoluzione, dimostrando che l’intento inseguito non è solo quello di voler intrattenere con stile lo spettatore, ma anche di farlo appassionare, di tirarlo nella storia e farlo sentire vicino ai desideri, gli istinti e le paure dei principali protagonisti.

E questo “Baby Driver” lo fa senza mai perdersi per strada, con un ritmo costantemente acceso, infiammato dall'iPod di Ansel Elgort e dal suo amore per (e chiamalo scemo) la bellissima Lily James: donna per la quale decide di voler mollare il suo legame passivo con il mondo e la criminalità che lo incatena, per vivere finalmente la sua vita non nella testa, ma ad occhi aperti.
Gli stessi che dovreste aprire a voi, adesso, sapendo che da qualche giorno “Baby Driver” è disponibile in streaming legale e in home video nei suoi formati DVD, Blu-Ray Disc e 4K UHD.

Baby Driver 4K

Il Blu-Ray 4K UHD, in edizione italiana, prevede le seguenti specifiche tecniche:
Dischi: 2
Formato Video: Ultra HD 4K HDR
Tracce Audio: 5.1 DTS HD: Italiano, Giapponese, Spagnolo - Dolby TrueHD Atmos: Inglese
Sottotitoli: Italiano, Inglese, Inglese Non Udenti, Cinese, Coreano, Danese, Estone, Finlandese, Giapponese, Lettone, Lituano, Norvegese, Polacco, Russo, Spagnolo, Svedese, Tailandese
Contenuti Speciali: (nel disco Blu-Ray standard) Scene Integrali e Eliminate, Mozart In Go-Kart Animatics, Trova Qualcosa Di Funky, Eccolo Il Mio Baby, Mi Serve Una Traccia Da Urlo e molto altro...
Durata: 113 minuti ca.
Confezione: Amaray
Produttore: Sony Pictures
Distributore Home Video: Universal
Data di Uscita: 3 Gennaio 2018

Lady Bird - Trailer Ufficiale Italiano

Lady Bird Greta Gerwig

Presentato il trailer italiano ufficiale di "Lady Bird", il film scritto e diretto da Greta Gerwig, vincitore di due Golden Globes (Miglior Film Commedia O Musicale, Miglior Attrice In Un Film Commedia O Musicale: Saoirse Ronan), con Saoirse Ronan, Laurie Metcalf, Tracy Letts, Lucas Hedges, al cinema dal 1 Marzo.

Trailer Ufficiale Italiano:


Sinossi (Ufficiale):
Christine "Lady Bird" McPherson (Saoirse Ronan) combatte, ma è esattamente come sua madre: selvaggia, profondamente supponente e determinata (Laurie Metcalf), un’infermiera che lavora instancabilmente per mantenere a galla la sua famiglia dopo che il padre di Lady Bird (Tracy Letts) perde il lavoro. Ambientato a Sacramento, California nel 2002, in un panorama economico americano che cambia rapidamente, Lady Bird è uno sguardo commovente sulle relazioni che ci formano, le credenze che ci definiscono e l’ineguagliabile bellezza di un luogo chiamato casa.

mercoledì 10 gennaio 2018

Ghost Stories - Teaser Trailer Ufficiale Italiano

Ghost Stories Martin Freeman

Rilasciato il primo teaser trailer ufficiale italiano di "Ghost Stories", il film di Andy Nyman e Jeremy Dyson con Martin Freeman, Alex Lawther e Andy Nyman, al cinema dal prossimo Aprile.

Teaser Trailer Ufficiale Italiano:


Sinossi (Ufficiale):
Il professor Goodman è un docente di psicologia che non crede ai fenomeni soprannaturali.L’arrivo di una misteriosa lettera che contiene informazioni su tre casi mai risolti lo porterà a imbarcarsi in un viaggio alla scoperta di ciò che non può essere spiegato razionalmente.

martedì 9 gennaio 2018

The Strangers: Prey At Night - Trailer Ufficiale Italiano

The Strangers: Prey At Night Film

Primo trailer ufficiale italiano per "The Strangers: Prey At Night", il sequel della pellicola diretta da Bryan Bertino, il quale torna solo in sceneggiatura, affidato alla regia di Johannes Roberts, con Christina Hendriks, Bailee Madison, Martin Henderson e Lewis Pullman, nei nostri cinema dal 15 Marzo 2018.

Trailer Ufficiale Italiano:


Sinossi (Ufficiale):
Una famiglia è in viaggio per trascorrere un po' di tempo con dei parenti lontani. La trasferta prende una piega pericolosa quando giungono in uno sperduto camping di roulotte abbandonato. Nel buio della notte, tre psicopatici mascherati faranno loro visita per spingerli oltre il limite umano.

Tutti I Soldi Del Mondo - La Recensione

Tutti I Soldi Del Mondo Scott
C’è un momento, praticamente all'inizio di “Tutti I Soldi Del Mondo”, dove Paul Getty – il nipote del magnate Jean Paul Getty – prima di andare avanti con la storia ci tiene a fare chiarezza sulla sua famiglia e a spiegarci precisamente da dove viene: a mettere a fuoco, quindi, quel Mondo a parte dove a imperare è il nonno, il carattere di quest'ultimo nei suoi confronti e in quelli della sua famiglia, con la certezza di rendere meno assurda una successione di eventi che però, purtroppo o per fortuna, tenderà a rimanere comunque tale.

E questo non (solo) perché Ridley Scott decide di operare in maniera pressoché approssimativa, superficiale nel rappresentare l’andrangheta con un casting che vede coinvolto l’attore francese Romain Duris in primo piano e qualche partecipazione italiana al suo fianco: selezionata magari per farlo integrare un po' meglio con una realtà poco conosciuta; non (solo) perché la sceneggiatura di David Scarpa molto spesso dà l'impressione di volere andare di sua fantasia, prendendo la tangente verso uno spettacolo più cinematografico, ma meno fedele e soprattutto meno credibile; no, perché a rendere ciò a cui si assiste una totale assurdità è l’elemento probabilmente più vicino alla verità esposto dalla pellicola: il comportamento dell’uomo etichettato come il più ricco della Storia del Mondo, interpretato da Kevin Spacey Christopher Plummer. Vedere una personalità ricca sfondata, in grado di guadagnare milioni di dollari al minuto, comportarsi quasi da estraneo nei confronti di sua – vabbè, ex - suocera, in ansia e disperata per il rapimento del figlio - di cui si sa poco, ma che tuttavia non promette niente bene - è un atteggiamento incredibile, folle e da ribollire. Eppure è esattamente all’interno di tale atteggiamento che Scott vuole andare a puntare il suo interesse, il suo occhio documentaristico, che non a caso si distingue, e sa essere molto più incisivo, nei frangenti in cui è impegnato a spiare il Getty-pensiero, piuttosto che in quelli in cui, invece, è costretto a stare al gioco avanzando momenti di una trama di cui – e come lui, noi - farebbe volentieri a meno.

Tutti I Soldi Del Mondo PlummerPossiamo girarci intorno quanto ci pare, insomma, ma “Tutti I Soldi Del Mondo” non è ciò che dice di essere. Non è l’adattamento (libero) di un fatto di cronaca realmente accaduto, semmai potrà esserlo, al massimo, come effetto collaterale. Quello diretto da Scott è un trattato sul denaro, sul suo peso specifico, il suo valore e, in particolare, su ciò che esso dietro nasconde. Non è una questione di tirchieria, infatti, quella di J. P. Getty, ma una questione di fiducia, di orgoglio, un preservarsi da persone che secondo lui vorrebbero solo fregarlo - nipote e suocera - ma anche figlio - compresi - persone che gli stanno vicino per spolparlo vivo, sempre, e che lui, sempre, deve essere bravo a riconoscere e a circoscrivere, muovendo in anticipo la sua pedina sullo scacchiere per poter vincere la partita, ovvero l'unica cosa che conta. Quella stessa partita che, una volta portata a casa, poi, gli dimostra quanto effettivamente sia andato in perdita, quanto l’amore per gli oggetti che - come lui stesso dice - non possono tradire, non paghi neppure un quarto dell’amore, finto o meno, di un essere umano, del suo calore e del suo contatto.

Allora il rimpianto sta tutto lì, nel non averlo compreso interamente e in anticipo, Getty come Scott, il quale se avesse scelto di fregarsene del buonsenso, delle mediazioni e del mainstream, avrebbe potuto realizzare una delle pellicole sul Capitalismo e sul Capitalista più sbalorditive in assoluto. Certo, non avrebbe potuto rigirarla in una manciata di giorni dopo lo scandalo che ha colpito il suo vecchio protagonista, ma a quel punto a chi sarebbe importato?

Trailer:

Final Portrait: L'Arte Di Essere Amici - Trailer Ufficiale Italiano

Final Portrait Stanley Tucci

Presentato il trailer ufficiale italiano di "Final Portrait: L'Arte Di Essere Amici", il film scritto e diretto da Stanley Tucci, con Geoffrey Rush e Armie Hammer, al cinema dall'8 Febbraio.

Trailer Ufficiale Italiano:


Sinossi (Ufficiale):
Nel 1964, durante un breve viaggio a Parigi, lo scrittore americano e appassionato d’arte James Lord incontra il suo amico Alberto Giacometti, un pittore di fama internazionale, che gli chiede di posare per lui. Le sedute, gli assicura Giacometti, dureranno solo qualche giorno. Lusingato e incuriosito, Lord accetta. Non è solo l’inizio di un’amicizia insolita e toccante, ma anche – visto attraverso gli occhi di Lord – di un viaggio illuminante nella bellezza, la frustrazione, la profondità e, a volte, il vero e proprio caos del processo artistico.

Slender Man - Trailer Ufficiale Italiano

Slender Man Film

Disponibile il trailer ufficiale italiano di "Slender Man", il film diretto da Sylvain White con Joey King, Julia Goldani-Telles, Jaz Sinclair, Annalise Basso e Javier Botet, dal 17 Maggio al cinema.

Trailer Ufficiale Italiano:


Sinossi (Ufficiale):
In una cittadina del Massachussets, quattro liceali eseguono un rituale con l’intento di sfatare la leggenda di Slender Man. Quando una delle ragazze svanisce misteriosamente, nasce in loro il sospetto che lei sia diventata la SUA ultima vittima.

Red Sparrow - Secondo Trailer Ufficiale Italiano

Red Sparrow Jennifer Lawrence

Secondo trailer ufficiale italiano per "Red Sparrow", il nuovo film di Francis Lawrence, ispirato al romanzo di Jason Matthews, con Jennifer Lawrence, Joel Edgerton, Matthias Shoenaerts, Jeremy Irons, Mary-Louise Parker e Charlotte Rampling, da Marzo 2018 al cinema.

Secondo Trailer Ufficiale Italiano:


Sinossi (Ufficiale):
La ballerina Dominika Egorova viene reclutata nella "Sparrow School", un servizio di intelligence russo dove viene educata a diventare una letale amante e seduttrice, ad usare il suo corpo come arma per uccidere obiettivi indicati dal KGB; dopo un intenso allenamento, Dominika diventa la più pericolosa "Sparrow" di sempre. La sua prima missione è Nathaniel Nash, un ufficiale della CIA che monitora le infiltrazioni dei servizi segreti della Russia. I due finiscono in una spirale di attrazione e inganno che arriva a minacciare la sicurezza di entrambe le nazioni.

lunedì 8 gennaio 2018

Golden Globe 2018 - Tutti I Vincitori

Golden Globe 75th

Questa notte si è svolta la 75esima edizione dei Golden Globe, di seguito tutti i vincitori:

Sezione Cinema

Miglior Film Drammatico:
Tre Manifesti A Ebbing, Missouri

Miglior Film Commedia O Musical:
Lady Bird

Miglior Regista:
Guillermo Del Toro per "The Shape Of Water"

Miglior Attrice In Un Film Drammatico:
Frances McDormand per "Tre Manifesti A Ebbing, Missouri"

Miglior Attrice In Un Film Commedia O Musical:
Saorsie Ronan per "Lady Bird"

Migliori Attore In Un Film Drammatico:
Gary Oldman per "L'Ora Più Buia"

Miglior Attore In Un Film Commedia O Musical:
James Franco per "The Disaster Artist"

Miglior Attrice Non Protagonista:
Allison Janney per "I, Tonya"

Miglior Attore Non Protagonista:
Sam Rockwell per "Tre Manifesti A Ebbing, Missouri"

Miglior Film Straniero:
Oltre La Notte

Miglior Film D'Animazione:
Coco

Miglior Sceneggiatura:
Martin McDonagh per "Tre Manifesti A Ebbing, Missouri"

Miglior Colonna Sonora:
Alexander Desplat per "The Shape Of Water"

Miglior Canzone:
This Is Me da "The Greatest Showman"

Sezione Televisione

Migliore Serie Drammatica:
The Handmaid's Tale

Migliore Serie Commedia o Musical:
The Marvelous Mrs. Maisel

Migliore Attore In Una Serie Drammatica:
Sterling K. Brown per "This Is Us"

Migliore Attrice In Una Serie Drammatica:
Elisabeth Moss per "The Handmaid's Tale"

Migliore Attore In Una Serie Commedia o Musical:
Aziz Ansari per "Master Of None"

Migliore Attrice In Una Serie Commedia o Musical:
Rachel Brosnahan per "The Marvelous Mrs. Maisel"

Miglior Miniserie O Film TV:
Big Little Lies

Migliore Attrice In Una Miniserie O Film TV:
Nicole Kidman per "Big Little Lies"

Migliore Attore Non Protagonista In Una Serie, Miniserie O Film TV:
Alexander Skarsgard per "Big Little Lies"

Migliore Attrice Non Protagonista In Una Serie, Miniserie O Film TV:
Laura Dern per "Big Little Lies"

mercoledì 3 gennaio 2018

Corpo E Anima - La Recensione

Corpo E Anima Ildikó Enyedi
Cosa hanno in comune un bosco innevato con due cervi che, liberi, si scambiano caste effusioni e un mattatoio industriale dove un direttore finanziario scruta curioso l’inserimento della nuova responsabile controllo qualità, agli occhi di tutti - lui compreso – donna inflessibile tanto quanto introversa?
Dobbiamo aspettare un po’ per capirlo, prima che la regista e sceneggiatrice ungherese Ildikó Enyedi decida di svelare le carte e darci la risposta, la quale arriva solamente per puro caso e nel corso di alcune indagini, che all'improvviso - causa incidente - invadono le mura del mattatoio in questione, scuotendone la routine.

Accade qualcosa di irregolare infatti, a un certo punto, in “Corpo E Anima”, qualcosa non di gravissimo (e neppure di così importante da entrare nel dettaglio, a quanto pare), ma ai confini della legalità, qualcosa che porta una psicologa a interrogare ogni impiegato dell’azienda, ponendogli domande specifiche (a sfondo sessuale) per tentare di fare chiarezza. Ed è tramite le risposte di questo test che, noi spettatori, veniamo a sapere che quei due cervi che, con regolarità, andavano ad alternarsi narrativamente al quotidiano dei due protagonisti - Mária ed Endre - altro non erano che il loro sogno costante: il sogno uguale di entrambi, sincronizzato negli eventi ogni notte, ma che nessuno dei due ancora sapeva di condividere. Da qui, perciò, quello che pareva un rapporto di scambio sociale impossibile, inesistente, tra un uomo arresosi alla propria banale esistenza e una donna bloccata nel suo processo d’interazione col mondo esterno sin da bambina, comincia a trovare spiragli e ad allargarsi, a fornire speranza e motivazione ad entrambi, stimolati a reagire e a rimettersi in gioco da questo avvenimento curioso e inusuale che non cessa di verificarsi, di intrigare entrambi e avvicinarli (non senza difficoltà) giorno dopo giorno.

Corpo E Anima Ildikó EnyediÈ senza dubbio una pellicola molto singolare e difficilmente paragonabile, quella di Enyedi, una storia d’amore romantica fuori dagli schemi in tutto e per tutto, dove però la capacità di non esagerare, avendo sotto controllo il senso della misura, si rivela approccio vincente e decisivo in termini di empatia e partecipazione. Dimostra infatti di essere dotata di grande sensibilità la regista, di un tocco umano calibratissimo con il quale riesce a far battere il cuore del suo racconto, permettendosi persino - e in più di un’occasione - il lusso di andare ad accarezzare il goffo e l’eccentrico, restando sempre credibile agli occhi di chi guarda e innalzando uno spessore attinente ai suoi protagonisti non di poco conto.
Del resto “Corpo E Anima” – come suggerisce il titolo - vive per definizione in bilico tra parallelismi e sfumature: dal giorno alla notte - dove gli approcci tra Mária ed Endre cambiano totalmente di vicinanza e intimità – fino al luogo in cui lavorano, che rappresenta tutto il contrario della libertà, l’istinto e la vita(lità) che la natura gli concede spiritualmente durante le loro ore di sonno.

Una esperienza visiva che, per questo, si fa piacevole e interessante, abile ad esprimere in modo originale e filosofico il significato e la complessità tipica dell’essere umani: il peso che a volte ne consegue, la morte mistica e fisica vista come soluzione, il piacere di rinascere, ma soprattutto la passione di un amore in grado, non di sistemare ogni cosa, ma perlomeno di rendere tutto incredibilmente più sopportabile e confortante.

Trailer:

martedì 2 gennaio 2018

Sono Tornato - Trailer Ufficiale

Sono Tornato Film

Rilasciato il trailer ufficiale di "Sono Tornato", il nuovo film di Luca Miniero, tratto dal film tedesco “Lui è Tornato”, che vede un cast formato da Massimo Popolizio nel ruolo di Benito Mussolini, Frank Matano, Stefania Rocca, Gioele Dix, Eleonora Belcamino, Ariella Reggio, Massimo De Lorenzo e Giancarlo Ratti, al cinema dal 1 Febbraio 2018.

Trailer Ufficiale:


Sinossi (Ufficiale):
“Eravate un popolo di analfabeti, dopo 80 anni torno e vi ritrovo un popolo di analfabeti.”
Roma. Giorni nostri. Dopo 80 anni dalla sua scomparsa Benito Mussolini è di nuovo tra noi. La guerra è finita, la sua Claretta non c’è più e tutto sembra cambiato. All'apparenza.
Il suo ritorno viene casualmente filmato da Andrea Canaletti, un giovane documentarista con grandi aspirazioni ma pochi, pochissimi successi. Credendolo un comico, Canaletti decide di renderlo protagonista di un documentario che finalmente lo consacrerà al mondo del cinema. I due iniziano così una surreale convivenza, che tra viaggi per l’Italia, ospitate tv e curiosi momenti di confronto con gli italiani di oggi, porta il Duce a farsi conoscere e riconoscere sempre di più, al punto tale da diventare il protagonista di un show in tv e di mettersi in testa di poter riconquistare il paese…
Una commedia politicamente scorretta che pone un’inquietante domanda: e se lui tornasse davvero?