IL SITO DEDICATO AL CINEMA IDEATO, SCRITTO E DIRETTO DA GIORDANO CAPUTO

sabato 29 dicembre 2018

I Migliori 20 Film Del 2018 Secondo Inglorious Cinephiles - Parte Due

Migliori Film 2018

Come va?
Sopravvissuti al post-Natale?!
Spero per voi di si, perché altrimenti potreste perdervi il momento della verità.
Della seconda tranche.
Delle feste, certo! Ma pure della classifica dei migliori 20 film dell'anno!
L'avete letta la prima parte, si? (se la risposta è no, cliccate qui)
Mancavano le prime dieci posizioni, ricordate?
Bè, è giunta l'ora di svelarle!
Siete pronti?

10 – Blackkklansmen
Blackkklansmen Film

Ad aprire la Top 10 è Spike Lee, che si risveglia bruscamente dal torpore degli ultimi anni e ritorna prepotentemente con questa pellicola grottesca e divertentissima che si prende gioco dei razzisti e del razzismo-tutto. Una storia vera, ambientata negli anni ’70 e che risulta attualissima ancora oggi, al punto da lasciare, nel finale, una punta di amarezza che nei titoli di coda si trasforma in bastonata.

09 - Fahrenheit 11/9
Fahrenheit 11/9 Film

In questo periodo politicamente buio, confuso e preoccupante non poteva mancare il punto di vista e l’approfondimento di Michael Moore. Ma come cazzo è potuto accadere? Si apre con questa domanda - riferita alla Presidenza di Trump - il suo ultimo documentario, prima di andare ad aprire un vaso di Pandora struggente, che ogni tanto strappa qualche risata, ma che prevalentemente ci mette in guardia su un futuro in cui l’unica speranza – della politica e del mondo – arriva dai giovani.

08 – Dogman
Dogman Marcello Fonte

Niente sangue, niente splatter, niente exploitation. Matteo Garrone ricostruisce – liberamente – i fatti di cronaca relativi al Canaro della Magliana raccontando non la storia di un Mostro, ma quella di un uomo: uno straordinario Marcello Fonte che, nella sua anima fragile e dolce, coltiva un’attrazione spontanea verso il lato oscuro e violento che vede nel suo (non)amico Simone. A derivarne è un film tetro, ambiguo, ansiogeno; una discesa agli inferi profondissima che vi accompagnerà ben oltre i titoli di coda.

07 - Un Affare Di Famiglia
Un Affare Di Famiglia Kore-Eda

C’è ancora una volta la famiglia a caratterizzare il cinema di Hirokazu Kore-Eda, nella sua declinazione, forse definitiva: che questa volta va ad occuparsi direttamente del nucleo, mettendo da parte ogni sfumatura. Parliamo di un film pieno di maschere, di cui meno si dice e meglio è per la visione; che fra scheletri nell'armadio, tempeste e interrogativi, prova a fornire un nuovo punto di vista sull'argomento, talmente ragionato e impetuoso, da non poter lasciare indifferenti.

06 - The Post
The Post Streep

Due mostri sacri del cinema contemporaneo - Meryl Streep e Tom Hanks – diretti da un regista – Steven Spielberg – tra i più influenti e importanti in circolazione. Non poteva che uscirne un film gigantesco, vitale, che ruota attorno all'etica e alla morale del giornalismo, alla sua divulgazione e alle responsabilità assunte da chi tale mestiere decide praticarlo, diffondendo la verità. Una verità che all'epoca – siamo negli anni ’70 – avrebbe potuto mettere in ginocchio un paese e che spettava a una donna – e questo era più unico che raro, perché la disparità di genere era ancor più netta – decidere se diramare o meno.

05 - I Segreti Di Wind River
Wind River Sheridan

Un western tra i ghiacci ambientato in una riserva indiana. Una morte e un caso da risolvere. Taylor Sheridan scrive e dirige un thriller controllato, ma trascinante, dall'atmosfera algida, ma capace anche di concedersi - a più riprese - attimi di calore assoluto: favoriti dalla conoscenza e dall'accrescimento delle minimali-ma-essenziali storyline dei suoi protagonisti. Il risultato è quello di un film potente, chirurgico e proporzionato in ogni suo strato.

04 - Last Flying Flag
Last Flying Flag Film

Uscito su Amazon Prime Video a maggio (e non in sala, purtroppo), l'ultimo film di Richard Linklater spicca soprattutto per un trio d'attori formidabile, composto da Bryan Cranston, Steve Carell e Laurence Fishburne. La storia è quella di un viaggio on-the-road divertente, amaro e sincero, con il quale elaborare il grave lutto di uno dei tre ex-soldati protagonisti, analizzando indirettamente una madre - l'America - che proprio non ce la fa, nonostante gli anni, a farsi pura e protettiva nei confronti dei propri figli. Meraviglioso.

03 - Mektoub My Love: Canto Uno
Mektoub My Love: Canto Uno Kechiche

Uno dei pregi del cinema di Abdellatif Kechiche è che praticamente mai ti consente di staccare gli occhi dallo schermo. Si resta ipnotizzati, rapiti, attratti dalla sua maniera di raccontare storie, di raccontare la vita, al punto che quando arrivano i titoli di coda si finisce con il restare spaesati, scossi: provando a fare mente locale e a metabolizzare. Esperienza che si ripete anche qui, guardando (o entrandoci proprio, fate voi) l'estate bollente ed entusiasmate di Amin, che tra feste, amori e spiagge, comincia - suo malgrado - a fare i conti con piccoli sussulti di una maturità di cui, forse, capiremo di più nel Canto Due.

02 - Tre Manifesti Ad Ebbing, Missouri
Tre Manifesti McDormand

Vi svelo un segreto (che poi, se mi conoscete o mi seguite, è il segreto di Pulcinella): per me - per i miei gusti - questo film rappresenta tutto quello che io chiedo e vorrei trovare quando vado al cinema. Una sceneggiatura di ferro, dialoghi corrosivi, interpretazioni magistrali, regia all'altezza. Per questo non smetterò mai di ringraziare Martin McDonagh - che è uno dei migliori sceneggiatori in circolazione, uno di quelli (e sono pochissimi) con un altro passo - per aver tirato fuori dal cilindro questa storia micidiale, un tumulto di emozioni incessante dall'inizio alla fine, che ancora adesso, quando ci penso, mi viene voglia di mollare tutto e andare a rivedere. Stratosferico.

01 - Il Filo Nascosto
Il Filo Nascosto Paul Thomas Anderson

Sopra lo stratosferico c'è solo il sublime. E il sublime è materia per i Maestri.
Il miglior film del 2018 l'ha firmato Paul Thomas Anderson, il regista contemporaneo, forse, più grande in circolazione. La sua nuova pellicola pone sul tavolo argomenti e riflessioni assolutamente attuali, trapiantati indietro nel tempo probabilmente per questioni di fascinazione, eleganza, intelligenza, ma con uno spirito perennemente proiettato in avanti, se non addirittura oltre. Un fuoriclasse che dirige, poi, un altro fuoriclasse, Daniel Day Lewis, formando così un'accoppiata che a vederla ti cade la mascella per quanto è perfetta, armonica, onnipotente.
Certo, non sarà quel film mainstream che puoi dare in pasto a chi ti pare; non sarà quel film che ti basta una singola visione per metterlo a fuoco, ma sicuramente è quel film che quando lo guardi capisci subito cos'è il Cinema e chi lo sa fare per davvero.

Menzioni Speciali:

Premio "Stamo A Fidasse!" (il film da recuperare: non visto da me, di cui si dice un gran bene) : "Museo: Folle rapina a Città del Messico"

Premio "Peggior Sequel/Remake/Reboot" : "Ocean's 8"

Premio "Pussa Via!" : "Nelle Pieghe Del Tempo"

Premio "Dai, C'Hai Provato!" : "7 Sconosciuti A El Royale"

Premio "Migliore Serie TV 2018" : "Barry"

Ed è in questo modo - in bellezza, direi - che andiamo a chiudere quest'ennesimo anno cinematografico. Cosa accadrà (e cosa vedremo) nel 2019 è ancora presto per dirlo, ma - in un modo o nell'altro - da queste parti proveremo sempre a parlare, discutere e raccontare di cinema (del resto, qualsiasi altra cosa ci verrebbe peggio!).
Vi auguro di cominciare al meglio l'anno che verrà e di rivedervi nuovamente passare da queste parti!
A presto! ;)

giovedì 27 dicembre 2018

I Migliori 20 Film Del 2018 Secondo Inglorious Cinephiles - Parte Uno

Migliori Film 2018

Rieccoci.
Messa da parte la prima tranche delle feste natalizie, ho pensato che, per aiutarvi a rimettervi in moto, la classifica dei migliori 20 film dell'anno secondo me - e quindi secondo Inglorious Cinephiles - potesse essere un discreto rimedio da collaudare. Un giochetto al quale, da cinefilo, non mi sottraggo mai nonostante le guerre e le discussioni che, ogni tanto, mi capita di dover affrontare - quest'anno siate clementi, però - con chi, giustamente, non trova il film che vorrebbe o non giustifica una posizione che è troppo bassa, oppure troppo alta. Ci tengo, pertanto, a ribadire che questa classifica non è oggettiva, ma soggettiva: questi sono i miei migliori film; quelli che secondo il mio modesto parere sono stati migliori: capaci quindi di trasmettermi ciò che vorrei vedere, provare e ricevere quando vado al cinema.
La regola, ovviamente, è una ed è sempre la stessa: i film scelti devono essere tutti usciti, o nella sala cinematografica, o direttamente in home video, oppure in streaming legale, durante il 2018.
Detto questo, basta chiacchiere e via con le posizioni dalla 20 alla 11...

20 - Il Ragazzo Più Felice Del Mondo
Il Ragazzo Più Felice Del Mondo Film

La classifica dei migliori venti film dell’anno la deve aprire per forza Gipi che, con il suo bellissimo film, ha voglia di aprirsi, di farci tornare bambini, ma soprattutto di incitarci a fare, creare e osare. Non importa con quanti e con quali mezzi, perché con la voglia e la fame, a volte, ogni ostacolo può essere superato o frantumato.

19 - Tito E Gli Alieni
Tito E Gli Alieni Film

E a proposito di ostacoli frantumati, a seguire, mi pareva quasi naturale inserire l’opera seconda di Paola Randi. Un film italiano teoricamente di fantascienza, ma in pratica senza la fantascienza. Un modo diverso, ingegnoso, di raccontare l’elaborazione del lutto attraverso una storia semplice, a tratti brillante e che arriva dritta al cuore.

18 - Old Man And The Gun
Old Man And The Gun Film

L’ultima interpretazione di Robert Redford. E questo basta, direte voi, a entrare in Top 20? No, assolutamente, ma se vi è capitato di vederla, vi sarete accorti che il copione diretto da David Lowery è forse il migliore in assoluto che potesse capitare a Redford per congedarsi. Con quel sapore retro di uomini di altri tempi, tutti d'un pezzo e costretti a rincorrersi, che fa un po’ ridere e un po’ immalinconire, se pensiamo ai nostri giorni.

17 - Gli Incredibili 2
Gli Incredibili 2 Disney

Il primo e unico sequel della classifica è targato Pixar, e del resto c’era da aspettarselo. Il secondo capitolo di questa famiglia di super-eroi riesce a mantenere qualitativamente le vette del primo film (e non era facile per niente), aggiungendo una serie di dettagli, di colpi di genio e di situazioni, che esulano dal mondo dell’animazione e ne fanno un’esperienza cinematografica totale e matura.

16 - A Quiet Place: Un Posto Tranquillo
A Quiet Place Film

Quando avevo sentito di un horror quasi completamente muto, la curiosità maggiore di andare a vederlo era legata in gran parte alla sensazione che no, non poteva funzionare. Invece, quella diretta da John Krasinski è una prodigiosa, nuova e palpitante esperienza cinematografica. Imperfetta, certo, ma che sa togliere letteralmente il fiato, conquistando scettici, appassionati del genere e non.

15 - Un Sogno Chiamato Florida
Un Sogno Chiamato Florida

Di questo film ho impressa nella mente l’ultima scena: quando le due bambine si prendono per mano e cominciano a correre giungendo di fronte a una famosa struttura che non sto qui a spoilerarvi. Ricordo ancora i brividi che provai per come esplose sullo schermo, a margine di una storia che, comunque, fino a quel momento aveva saputo convincere sia drammaticamente che esteticamente (i colori di questo film sono straordinari).

14 - The Disaster Artist
The Disaster Artist Film

James Franco ci racconta la genesi di quello che è stato – forse con troppa cattiveria – definito come il peggior film mai realizzato al cinema: il “The Room” di Tommy Wiseau. Ne esce fuori un film assurdo, folle, divertentissimo, che tra le sue pieghe, però, riesce anche a ragionare sul rapporto tra successo e talento e sull'industria cinematografica hollywoodiana: una macchina schizofrenica e, spesso, assai illogica.

13 - L'Isola Dei Cani
L'Isola Dei Cani Film

Lo spirito e l’anima bambinesca di Wes Anderson partoriscono un film fresco e sbalorditivo (e in stop-motion); una favola paradossale rivolta apparentemente ai più piccoli, ma che cerca di parlare ai più grandi: accarezzando i temi della tolleranza, dell'unione e della fedeltà, smascherando i meccanismi di una politica che ama plagiare il popolo allo stesso modo di come il pifferaio magico faceva coi topi. Insegnamenti che, di questi tempi, andrebbero imposti nelle scuole.

12 - A Ghost Story
A Ghost Story Film

Primo titolo non uscito in sala, purtroppo (ma direttamente in home video). E secondo titolo diretto da David Lowery (non me lo ricordavo, l’ho realizzato solo ora). Che prima di dirigere l’addio di Redford si era cimentato con questo fantastico horror a sfondo romantico, dalle influenze malickiane. A interpretarlo una Rooney Mara stratosferica, affiancata da Casey Affleck che recita praticamente sempre con un lenzuolo in testa, bucherellato all'altezza degli occhi (del resto è il fantasma!).

11 – Unsane
Unsane Claire Foy

Mai avuto un ottimo rapporto col cinema di Steven Soderbergh, eppure, da quando ha annunciato il ritiro - non mantenendo la parola, ma cominciando a fare cinema tendenzialmente sperimentale – qualcosa è cambiato. Sarà stato lui, sarò stato io – probabilmente io, dai – però all'improvviso ho cominciato a vederlo come un autore interessante, intelligente, fuori dal comune. Come dimostra questo thriller psicologico, girato interamente con l’iPhone, che ti incolla alla poltrona, regalandoti qualche sussulto imprevisto, con punte d’angoscia e panico in omaggio.

Bene, questo era il primo blocco. Ora, tempo qualche giorno e sarà online anche la Top 10 [UPDATE: clicca qui per la parte due].
Per cui, se vi va, e se vi fa piacere: stay tuned!

lunedì 24 dicembre 2018

Men In Black: International - Trailer Ufficiale Italiano


Presentato il trailer ufficiale italiano di "Men In Black: International", il film di F. Gary Gray con Chris Hemsworth, Tessa Thompson, Rebecca Ferguson, Kumail Nanjiani, Liam Neeson, Rafe Spall, Emma Thompson, Laurent Bourgeois e Larry Bourgeois, nei cinema da Giugno 2019.

Trailer Ufficiale Italiano:


Sinossi (Ufficiale):
I Men in Black hanno sempre protetto la terra dalle insidie dell’universo.
In questa nuova avventura dovranno affrontare la più grande minaccia di sempre: una talpa all'interno dell’organizzazione Men in Black.

domenica 23 dicembre 2018

Vice: L'Uomo Nell'Ombra - La Recensione

Vice Christian Bale
Ne “La Grande Scommessa” ci aveva spiegato per filo e per segno come eravamo arrivati alla crisi finanziaria del 2008: lo faceva in una modalità particolare, simile a quella che alcuni libri denominano for dummies, ma in quel caso era normale, vista la complessità della materia. Ora, con “Vice: L’Uomo Nell’Ombra”, Adam McKay ci riprova, ricostruendo il più fedelmente possibile – in base al materiale ricavato – una delle figure più misteriose e imperscrutabili della politica americana: quel Dick Cheney che amava agire sempre dietro le quinte, da non protagonista, eppure responsabile - attraverso la vicepresidenza ottenuta nell'era George W. Bush - dell’evoluzione della politica degli ultimi decenni, non solo americana.

Lo stile è quello, insomma, meno for dummies – perché stavolta non ci sono mutui subprime da decriptare – ma sempre pungente e goliardico. Un’arma vincente, capace di risaltare il background e le intuizioni di McKay, così come di alleggerire un’esposizione che, altrimenti, presa troppo sul serio, avrebbe rischiato di farsi appetibile solo per coloro già inoltrati e sedotti dalla politica. Del resto parliamo di un personaggio che ha iniziato la sua formazione durante il governo Nixon; del più giovane in assoluto ad aver ricevuto l’incarico di Capo di Gabinetto alla Casa Bianca; di un talento naturale della categoria, ammaliato dal potere e quindi abbastanza sveglio e sfrontato da comprenderne funzionamento, declinazioni e migliore applicazione possibile. Un uomo paziente, prima di tutto, che non a caso viene mostrato - durante pause per nulla scontate - alle prese con la sua passione per la pesca a mosca: pratica in cui la regola fondamentale per far si che il pesce abbocchi è proprio quella di non avere fretta, tirando l’amo al momento giusto. Un concetto che Cheney ha fatto suo anche (e specialmente) sul lavoro, preferendo la panchina, a volte, piuttosto che accontentarsi delle briciole o rischiare di macchiare il suo curriculum con professioni che riteneva operativamente ininfluenti.
Come la carica da vicepresidente degli Stati Uniti offertagli da Bush: inizialmente declinata, ma poi accettata non appena messo a fuoco lo spessore della trota e le gigantesche opportunità concepibili sul menù.

L'Uomo Nell'Ombra Amy AdamsUna delle maggiori abilità di Cheney, infatti, era quella di saper manipolare le sue vittime (e collaboratori), di guardare perennemente al di là della staccionata, supportato da una moglie assetata di comando quanto – se non più di - lui, e da una serie di professionisti espertissimi nell’andare a disassemblare e riassemblare legalmente qualunque accezione relativa a ruolo, istituzione o codice potesse mettere bastoni in mezzo alle ruote nel suo cammino. Il villain per eccellenza, tant'è che a metà pellicola McKay ci scherza anche sopra, facendo scorrere i titoli di coda alla-e-vissero-tutti-felici-e-contenti, ingannando gli spettatori rispetto a una mossa che l'avrebbe visto farsi da parte per amore e incolumità della figlia omosessuale: episodio mai accaduto veramente, ma di un’altissima intelligenza creativa, come di un'immensa competenza del linguaggio cinematografico. Perché da lì in poi arriva il peggio, ovvero la scalata verso quelle deleghe “banali” di esercito, politica estera, amministrazione ed energie, e posto nero su bianco che Cheney non guardava in faccia nemmeno ai suoi figli, è scontato immaginare gli scrupoli che si sarebbe posto nei confronti degli americani, oppure degli esseri umani in generale, con tutta quell'autorità nelle sue mani.

La conta delle ossa rotte (o frantumate), dei danni irreversibili e delle conseguenze che, ancora oggi, non abbiamo smesso di pagare (tutti), è scontata, allora. In un terzo atto dolce-amarissimo che si fa cronaca seria e preoccupante di eventi - dall’11 Settembre, all’assurda nascita dell’ISIS, passando per le Guerre in Iraq e in Afghanistan - attraverso i quali tirare tristissime somme indotte da un cinico, arrogante e insensibile burattinaio che - come evidenzia l'intervista di chiusura - la notte riesce a dormire, comunque, molto meglio di tutti noi messi assieme.

Trailer:

sabato 22 dicembre 2018

Benvenuti A Marwen - La Recensione

Benvenuti A Marwen Zemeckis
C’è la motion capture e c’è il live-action.
In pratica tutto il cinema di Robert Zemeckis (che si autocita, non a caso). Quello che fino ad ora aveva viaggiato disciplinato, su rette parallele, ma che in “Benvenuti A Marwen” trova terreno fertile per azzardare un incrocio, abbozzando una strana convivenza.

L’intuizione per l’esperimento arriva dalla storia vera del fotografo, disegnatore e artista Mark Hogancamp, il quale a seguito di un pestaggio omofobo, perde memoria e capacità di disegnare (nella realtà, anche la parola), reinventandosi fotografo di bambole all'interno dell’installazione artistica presente nel suo giardino: dove con la fantasia inventa avventure che lo vedono affrontare e uccidere all'infinito la furia dei nazisti, durante la Seconda Guerra Mondiale. Un rifugio mentale escogitato per (non) reagire al fortissimo shock subito; per sfogare la rabbia verso quei malviventi che – svastica tatuata sul braccio – una sera, al pub, hanno deciso di picchiarlo a sangue perché incapaci di accettare l’idea di un uomo appassionato (e collezionista) di tacchi a spillo e affascinato da quell’essenza femminile, saltuariamente citata. Richiami ad un’omosessualità più insinuata che effettiva. Di fatto assente, se diamo retta alle foto in cui Mark appare sposato con la donna che, ormai, lo ha abbandonato: sebbene Zemeckis cerchi di alimentare i dubbi a riguardo, mostrandoci il suo alter-ego-pupazzo allontanare – e in un caso addirittura provocandone la morte – qualsiasi donna osi avvicinarsi a lui in termini sentimental-sessuali.
Ma si tratta sempre e solo di paura, di non mettere in pericolo – provocando dolore, come è accaduto alla sua Wendy – qualcuno a cui si vuole bene, premuroso, innocente: e la risposta definitiva all’interrogativo arriva con l’entrata in scena della vicina Nicol, della quale Mark s’innamora perdutamente, in entrambi i (suoi) mondi. Perché il sentirsi consapevolmente un diverso, in qualche modo, nella sua mente ancora fragile, lo condanna a rimanere vittima degli intolleranti e calamita di avversità praticamente per sempre: come testimoniano le resurrezioni dei bambocci nazisti, che ogni volta uccide nei suoi viaggi mentali, ma che poi – come dice lui - torneranno.

Benvenuti A Marwen Steve CarellPerciò si divide Zemeckis, alternandosi in maniera più o meno bilanciata tra digitale e attori in carne e ossa e manifestando una leggera pendenza e affezione verso la prima categoria. Un feticismo, il suo, che somiglia tantissimo a quello di Mark per le scarpe col tacco e che – volendo trovare un punto di contatto tra i due – lo porta a perdere perizia e orientamento di una narrazione che, in questo modo, non può scendere in profondità come vorrebbe, costretta a tornare, ogni volta, il quel parco giochi accattivante, ma – alla lunga - ridondante. C’era un film straordinario, allora, dentro “Benvenuti A Marwen”, un film dove il profilo, le contraddizioni e le crisi di Mark potevano emergere ben oltre la superficie, appassionarci, diventare universali. Ma si tratta di un film che, purtroppo, è destinato a rimanere nella nostra testa, idealizzato (assaporando il trailer), filtrato dall’amore verso una tecnologia strabiliante, ormai evolutissima, utilizzata però con eccessivo trasporto e, forse, minor logica.

Certo, la curiosità intorno a un personaggio come Mark, al suo vissuto, all'amore per la donna (l'unica in grado di salvare il mondo) e agli sviluppi che lo hanno portato a reagire, recuperando sé stesso, ovviamente, non sfumano. Tant'è che la voglia di recuperare "Marwencol" - il documentario di Jeff Malmberg, da cui Zemeckis ha preso spunto per il suo lavoro - con la speranza di ricavarne più informazioni, alla fine, è più che un'ipotesi. Una sorta di rimbalzo - o contraccolpo - che tuttavia, per una pellicola così carica di inventive e di potenzialità, suona un po' come uno smacco.

Trailer:

venerdì 21 dicembre 2018

L'Uomo Dal Cuore Di Ferro - Trailer Ufficiale Italiano

L'Uomo Dal Cuore Di Ferro Rosamund Pike

Presentato il trailer ufficiale italiano di "L'Uomo Dal Cuore Di Ferro", il film diretto da Cedric Jimenez - tratto dal romanzo HHhH di Laurent Binet - con Jason Clarke, Rosamund Pike, Mia Wasikowska, Jack O'Connell e Jack Reynor, al cinema dal 24 Gennaio.

Trailer Ufficiale Italiano:


Sinossi (Ufficiale):
La storia dell'inarrestabile ascesa di Reinhard Heydrich (Jason Clarke) e del suo assassinio. Freddo e implacabile, Heydrich fu uno dei più potenti gerarchi del regime Nazista e principale artefice della “soluzione finale”. Accanto a lui sua moglie Lina, (Rosamund Pike) che lo introdusse all'ideologia Nazista e gli fu accanto negli anni della sua ascesa. Tuttavia, un piccolo gruppo di combattenti della Resistenza Ceca in esilio, addestrati dagli Inglesi e guidati dal governo Cecoslovacco, tentò di fermare “l’inarrestabile”. Heydrich fu ferito a morte durante un'azione dei paracadutisti capitanata da Jan Kubis e Jozef Gabcik, mentre con la colonna di mezzi militari stava attraversando Praga. Reinhard Heydrich fu il più alto ufficiale Nazista ad essere ucciso durante la Seconda Guerra Mondiale.

Captive State - Trailer Ufficiale Italiano

Captive State 2019

Teaser trailer ufficiale italiano di "Captive State", il film di Rupert Wyatt con John Goodman, Vera Farmiga, Ashton Sanders, Madeline Brewer, Machine Gun Kelly, Alan Ruck e James Ransone, dal 28 Marzo al cinema.

Trailer Ufficiale Italiano:


Sinossi (Ufficiale):
Dieci anni dopo un’invasione aliena, l’ormai occupata Chicago è divisa in due fazioni: coloro che hanno giurato fedeltà agli alieni e coloro che si sono uniti ai ribelli nella loro lotta contro gli invasori.

giovedì 20 dicembre 2018

Hellboy - Trailer Ufficiale Italiano

Hellboy Film 2019

Disponibile il trailer ufficiale italiano di "Hellboy", il reboot dell’eroe della saga a fumetti cult, creata da Mike Mignola, diretto da Neil Marshall e con David Harbour (nei panni del demone protagonista), Milla Jovovich, Daniel Dae Kim, Sasha Lane, Brendan Gleeson e Ian McShane, al cinema da Aprile 2019.

Trailer Ufficiale Italiano:

Aquaman - La Recensione

Aquaman Jason Momoa
L’universo DC Comics, progettato dalla Warner Bros. per contrastare la concorrenza Disney/Marvel, è collassato. Il Superman di Henry Cavill è da rimpiazzare, o riavviare, dello stand-alone di Flash si sa sempre meno e pure Batman non è che si senta tanto bene.
A salvarsi – ma per il rotto della cuffia - è stata solo la Wonder Woman di Gal Gadot. Lei e l’Aquaman del vichingo Jason Momoa, che il film tutto suo ha cominciato a girarlo prima (terminandolo durante) che questo terremoto esplodesse, provocando grossi danni.

Un destino in bilico, dunque, il suo, affidato nelle mani di un regista votato all’horror, come James Wan, reduce da un’esperienza dimenticabile coi blockbuster – il suo esordio fu “Fast And Furious 7” - e per la prima volta alle prese col fantasy e coi fumetti. Però, forse, è anche la prima volta che alla Warner si affidano a un regista degno di portare tale nome: bravo ad adempiere a ordini e obiettivi della produzione, ma bravo ancora di più nel trovare modi sempre nuovi per divertirsi e sperimentare. Basta la prima scena di combattimento, allora, per capire che la piattezza di chi è venuto prima, in “Aquaman”, è rimasta chiusa fuori, con soluzioni visive – digitali, è ovvio – incredibili e quell’aria da videogioco a livelli – con inquadrature in prima persona, comprese – adattate perfettamente alla narrazione cinematografica. Dirige in maniera scanzonata, Wan, e consiglia a Momoa di fidarsi di lui, recitando in scena allo stesso modo: consiglio che l’attore non si lascia ripetere due volte, aderendo e marcando il suo personaggio come mai gli era riuscito in passato. Così quella che poteva essere temuta come la goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso, si trasforma all’improvviso nel super-attack che potrebbe salvarne i cocci: non tutti, non molti, ma almeno una buona parte. Perché non appena può farlo questo “Aquaman” cerca di scrollarsi di dosso la rigidità, gli obblighi, prendendosi meno sul serio di quanto amavano fare i suoi compagni di squadra, ora in crisi, e risultando pure simpatico.

Aquaman MomoaLa leggerezza, quindi.
Quella che a Wan piace tenere costantemente in tasca e tirare fuori, ogni qual volta le impalcature scomode e la tematica ambientale (i mari inquinati da chi vive sulla terra) della sua pellicola devono far capolino: perché questi sono gli ordini e, vuoi o non vuoi, un pochino vanno rispettati. Così come va rispettata quella prassi del caos, dei folti combattimenti - qui sotto i mari - tra mostri e schieramenti, alla ricerca del potere e della gloria. Tutti intralci, tutte parentesi noiosissime (tranne quella in Sicilia, pregevolissima) che mettono i bastoni in mezzo alle ruote di una regia che si esalta quando può tornare a sfogare la sua visionarietà e libertà creativa: che trova l’apice nella splendida scena del Regno dei Trench, dove la percezione – tra pesci orrendi, oscurità e luci rosse - è quella di ritrovarsi all’interno di un girone Dantesco infernale.

Opportunità che Wan sfrutta anche per tornare a giocare con quella paura, con quei jump scare piazzati qui e là (ci apre il film!), che fanno parte di lui e che nelle profondità degli abissi è coerentissimo bussino alla porta, spaventando.

Qualcuno, poi, si potrà divertire a trovare dei riferimenti, a cogliere citazioni esplicite, come quella a “La Spada Nella Roccia”, miscelate a quelle implicite e provocatorie su “Captain America” o su “Thor”: di cui questo “Aquaman”, molto spesso, da’ l’idea di voler esserne una versione rielaborata tra i mari.
Ma con l’aria che tira(va), poco male, alla fine.

Trailer:

L'Agenzia Dei Bugiardi - Trailer Ufficiale

L'Agenzia Dei Bugiardi Giampaolo Morelli

Presentato il trailer ufficiale di "L'Agenzia Dei Bugiardi", il film di Volfango De Biasi con Giampaolo Morelli, Massimo Ghini, Alessandra Mastronardi, Paolo Ruffini, Herbert Ballerina, Diana Del Bufalo, Carla Signoris, Paolo Calabresi, Raiz, Nicolas Vaporidis e Antonello Fassari, dal 17 Gennaio al cinema.

Trailer Ufficiale:


Sinossi (Ufficiale):
Il seducente Fred (Giampaolo Morelli), l’esperto di tecnologia Diego (Herbert Ballerina) e l'apprendista narcolettico Paolo (Paolo Ruffini) sono i componenti di una diabolica e geniale agenzia che fornisce alibi ai propri clienti e il cui motto è “Meglio una bella bugia che una brutta verità.” Fred si innamora di Clio (Alessandra Mastronardi), paladina della sincerità a tutti i costi, alla quale quindi non può svelare qual è il suo vero lavoro. La situazione si complica quando Fred scopre che il padre di Clio, Alberto (Massimo Ghini) è un suo cliente, che si è rivolto all'agenzia per nascondere alla moglie Irene (Carla Signoris) una scappatella con la sua giovane amante Cinzia (Diana Del Bufalo). Accidentalmente, per una distrazione di Alberto, si ritroveranno in vacanza tutti insieme: Irene, Clio, Alberto e Cinzia in una situazione esplosiva.
Cosa si inventeranno questa volta Fred e i suoi per creare l’alibi perfetto e sfuggire ancora una volta alla verità?

mercoledì 19 dicembre 2018

La Befana Vien Di Notte - La Recensione

La Befana Vien Di Notte Cortellesi
Ha ragione Michele Soavi quando dice – durante la conferenza stampa di “La Befana Vien Di Notte” - che, una volta, in Italia, si facevano solo film di genere.
Chi se non lui, del resto, potrebbe azzardare un'affermazione simile, che negli anni ’80 e ’90 - prima di tirare a campare in televisione, con mini-serie generaliste - è stato uno dei maggiori esponenti del cinema horror italiano.
Un periodo che - glie lo si legge in faccia - ricorda con un pizzico di malinconia, alleviata dalla fortuna – a quanto pare – di essere stato scelto come regista imprescindibile per fare in modo che questa storia sulla Befana, scritta da Nicola Guaglianone, potesse giungere sul grande schermo priva di ridimensionamenti.

Serviva un artigiano, un maestro d’altri tempi, infatti, per rendere giustizia a un copione di genere – appunto – come “La Befana Vien Di Notte”. Una persona che ama osare; che non si fa problemi a chiedere - tra furbizia e ingenuità - ai suoi attori di fare il passettino più lungo della gamba: senza arrabbiarsi, o portare rancore, se quel passettino per loro è troppo rischioso, oppure impossibile da compiere senza l’apporto di un artificio. E poi perché in mano a un regista qualsiasi probabilmente – a uno di quelli con l’animo freddo, industrializzato, moderno, insomma - quell’atmosfera anni’80 un po’ gooniesca, un po’ “Gremlins” e un po’ “Stranger Things” non si sarebbe respirata, o perlomeno non con la stessa temperatura e intensità di come, in realtà, avviene. Non sbaglia nulla allora, Soavi, scende a patti col coming-of-age e ci racconta quest’avventura magica e divertente, dove sei bambini, muniti di zaini e di biciclette, affrontano il gelo, la neve e i boschi del Trentino (cacciatori e lupi, compresi) per andare a salvare la loro maestra delle elementari - che hanno appena scoperto essere la vera Befana - dalle grinfie di un giocattolaio malvagio che ha intenzione di eliminarla, prendendo il suo posto.

La Befana Vien Di Notte Stefano FresiSono loro a essere i veri protagonisti; a scandire il ritmo; a dover compiere un percorso tortuoso, azzardato e privo di certezze, nel quale mettere alla prova sé stessi, paure e debolezze, scoprendosi, infine, più coraggiosi, uniti e maturi di quanto avrebbero mai pensato. Ci tiene molto ai (suoi) bambini, “La Befana Vien Di Notte”, all’educazione da impartirgli, all’importanza di fare gruppo: mettendoli in guardia anche dal lato oscuro del bullismo che, visto il mondo che c’è lì fuori, proprio non conviene a nessuno, gli dice la maestra. Insegnamenti civici di livello base che in una pellicola dedicata ai più piccoli (ma che i grandi apprezzeranno lo stesso) non possono venire meno, sebbene Soavi non si faccia troppi problemi neppure a mostrare l’approccio con le loro prime pulsioni sessuali, gestite con impaccio, ma, in certi casi, pure con smaliziata organizzazione.

Il tutto senza dimenticare di ritagliare lo spazio necessario (che è molto) per far salire in cattedra la Befana di Paola Cortellesi; per mettere in evidenza gli effetti speciali del suo (secondo) faticoso lavoro praticato nei cieli; una vita sentimentale ostica da tenere in piedi, l'odio fortissimo verso l’antagonista Babbo Natale - più amato di lei perché, forse, viviamo in una società assai maschilista - e l’ottimo trucco e parrucco (capace di preservare la sua espressività in scena) che va a fare il paio con l’altro – meno complicato, ma ugualmente incantevole – del favoloso villain di Stefano Fresi (che vanta una dimora dal gusto pop, davvero niente male).

Nel suo piccolo – dove piccolo sta per un budget, comunque, più stretto del necessario – l'impressione, quindi, è che si sia riusciti, alla fine, a realizzare qualcosa di veramente originale e inconsueto. Un oggetto misterioso, nel nostro cinema, oggi, che torna a maneggiare finalmente un film di genere e – come dice la Cortellesi – a portare a casa un titolo che - glie lo auguriamo - può ambire, in futuro, a diventare un classico (delle feste) per tutta quella fetta di pubblico cui è dedicato.

Trailer:

Boy Erased: Vite Cancellate - Nuovo Trailer Ufficiale Italiano

Boy Erased: Vite Cancellate

Nuovo trailer ufficiale italiano di "Boy Erased: Vite Cancellate" il film scritto, diretto e interpretato da Joel Edgerton - ispirato alla vera vita di Garrard Conley - con Lucas Hedges, Russell Crowe, Nicole Kidman, Cherry Jones, Michael "Flea" Balzary e Xavier Dolan, dal 14 Marzo al cinema.

Nuovo Trailer Ufficiale Italiano:


Sinossi (Ufficiale):
"Boy Erased: Vite Cancellate" racconta la vera storia della crescita, della presa di coscienza e della dichiarazione della propria omosessualità di Jared Eamons (Lucas Hedges), figlio di un pastore battista di una piccola città dell'America rurale, che all'età di 19 anni ha deciso di aprirsi con i suoi genitori (Nicole Kidman e Russell Crowe), riguardo alle proprie preferenze sessuali. Temendo di perdere la famiglia, gli amici e la chiesa cui appartiene, Jared viene spinto a partecipare ad un programma di terapia di conversione. Mentre è lì, Jared entra in conflitto con il suo terapeuta (Joel Edgerton) e inizia per lui il viaggio alla ricerca della propria voce e per accettare il suo vero io.

martedì 18 dicembre 2018

Pets 2: Vita Da Animali - Terzo Trailer Ufficiale Italiano

Pets 2 Vita Da Animali

Terzo trailer ufficiale italiano per "Pets 2: Vita Da Animali", il sequel dell'omonimo blockbuster d'animazione diretto da Chris Renaud che vedremo al cinema dal 6 Giugno 2019.

Terzo Trailer Ufficiale Italiano:


Moschettieri Del Re - La Recensione

Moschettieri Del Re Veronesi
Non sono più quelli di una volta.
Lo dicono spesso, D’Artagnan, Athos, Aramis e Porthos, sia quando stanno per essere reclutati per conto della Regina Anna, e sia quando - partiti in missione per la Francia - si accorgono di essere cambiati profondamente, invecchiati male: tristi, infelici, acciaccati e aggrappati a un passato da cui si sarebbero aspettati maggior riconoscenza. Questo perché prende (libero) spunto da Vent’Anni Dopo, Giovanni Veronesi, il secondo romanzo di Alexandre Dumas sui Moschettieri, ambientato nella metà del 1600, quando il Re Luigi XIV era ancora troppo giovane per governare e a esercitare il potere c'era il Cardinale Giulio Mazzarino.

Una rivisitazione in chiave comica – stracolma di licenze poetiche – che Veronesi teneva nel cassetto dagli anni ’80, rimandata per problemi di casting, ma realizzata, forse, nel periodo storico più opportuno, se consideriamo anche certi riferimenti (sottili) che il regista si prende il lusso (e il rischio) di toccare. Devono salvare gli Ugonotti dalla repressione dei Cattolici, infatti, questi Moschettieri; contrastare le politiche spietate e violente di un tiranno, nei confronti di una minoranza a cui non è concessa la libertà di pensarla diversamente: ed ecco che il pensiero va subito ai migranti, a quegli scontri culturali quotidiani, appartenenti alla stretta cronaca recente. Come accennato, però, “Moschettieri Del Re” è soprattutto una commedia, una farsa all’italiana, costruita fin dalle fondamenta – e quindi dalla scelta degli attori – per funzionare come tale e non lasciarsi troppo distrarre da parallelismi - o serietà - che non sarebbe all’altezza di controllare. Armato di fioretto, ma pure (troppo) di moschetto, allora, Veronesi si concentra prevalentemente su ciò che sa fare meglio, cercando di sfruttare il talento e la versatilità dei fantastici quattro che ha a disposizione, caratterizzandoli come fossero disadattati fuori dal tempo, obbligati – per romanticismo e moralità - a rientrare in un contesto, nel frattempo avanzato, che faticano ad afferrare, e dal quale, perciò, rimangono sempre con un piede al di fuori.

Moschettieri Del Re FilmPagano l’assenza, la malinconia di un'epicità che avrebbero voluto cavalcare più a lungo - magari in eterno - ma che a un certo punto, invece, gli ha voltato le spalle disarmandoli come raramente gli era capitato in battaglia, questi protagonisti. Un lato grigio, velato, singolare della figura dell’eroe – o dei super-eroi – che “Moschettieri Del Re” ha la fortuna di avere all’interno della sua bisaccia, servendosene, tuttavia, molto meno (e meno bene) rispetto a quanto avrebbe dovuto. Tra una spadacciata e l’altra, battute, sotterfugi e parentesi sentimentali (eccessive), è fortissima la sensazione che a mancare sia un collante, una scena imponente, una situazione di (ri)unione sincera, con la quale dare gloria e giustizia a questo quartetto che, ruggine o non ruggine, conserva lo stesso i nomi e i valori di un immaginario da idolatrare e scatenare.
 

E ciò vale anche se dalla tua hai un colpo di scena finale che vuole andare a ribaltare tutto, smorzare l’avventura, modificando i connotati di una pellicola che aveva le potenzialità e l’esuberanza per incidere molto, molto di più.

Una pellicola a cui, forse, è mancato il sostegno di una regia un tantino più spavalda ed esperta, abile a entrare meglio in contatto col cuore del Lato B dell'opera più famosa di Dumas, realizzando un prodotto che non puntasse solamente all'intrattenimento, ai costumi e a una manciata di risate.

Trailer:

Il Primo Re - Trailer Ufficiale

Il Primo Re Alessandro Borghi

Disponibile il trailer ufficiale di "Il Primo Re", il nuovo film di Matteo Rovere con Alessandro Borghi e Alessio Lapice, al cinema dal 31 Gennaio 2019.

Trailer Ufficiale:


Sinossi (Ufficiale):
Due fratelli, soli, nell'uno la forza dell’altro, in un mondo antico e ostile sfideranno il volere implacabile degli Dei.
Dal loro sangue nascerà una città, Roma, il più grande impero che la Storia ricordi.
Un legame fortissimo, destinato a diventare leggenda.

lunedì 17 dicembre 2018

Roma - La Recensione

Roma Netflix Poster
La Roma del titolo fa riferimento al quartiere Colonia Roma, di Città Del Messico: una zona elegante, abitata da famiglie benestanti e costituita da grandi palazzi e case di lusso, come quella in cui vive la famiglia di cui seguiamo le vicende, attraverso gli occhi della domestica mixteca, Cleo.
Occhi che, però, in realtà, sono quelli del regista Alfonso Cuarón, che proprio lì è cresciuto e che con “Roma” da l’impressione di voler ricordare, vagamente, un periodo molto significativo della sua vita, come del (suo) paese.

Troppo piccolo, all’epoca, per avere memoria nitida, Cuarón si affida a quegli eventi che, come si dice in gergo, ti segnano, ti lasciano cicatrici. Momenti chiave di un’infanzia apparentemente facile e in discesa, sgretolata e scossa dall'addio di un padre fedifrago e non presente che getta nello scompiglio l'equilibrio generale e la serenità di una madre, impreparata a condividere la notizia con i suoi quattro figli. Questo mentre, in primo piano e in contemporanea, scorre la disavventura della loro domestica - rimasta incinta di un uomo che fugge via non appena viene a sapere della notizia - e sullo sfondo, il Messico, sta inviando le prime scosse – politiche e naturali – di un cambiamento, ormai, alle porte. Non si può certo dire, quindi, che gli manchino le ambizioni a “Roma”; le specifiche per affacciarsi come un affresco, come il manifesto di un momento storico cruciale che, casualmente o meno, va a fondersi con le vite dei protagonisti che racconta, diventandone quasi corpo unico e inscindibile. Un film esteticamente abbagliante, seducente, alla stregua di come a livello tecnico il suo regista riesce a non smentirsi, azzeccando i tempi e le punteggiature della narrazione: tinteggiata da quel bianco e nero elegante e accurato, in grado di restituire in un baleno la sensazione di un tempo passato mista all’essenza di una rievocazione in essere.

Roma NetflixNon è l’aspetto formale, infatti, il punto debole della pellicola, e men che meno quello legato alla cronaca: dove Cuarón attraverso due, tre scene nodali, senza staccarsi dalla trama principale, mette perfettamente a fuoco il cosa e il quando. Meno preciso, semmai, “Roma” lo è nell’essere capace di allestire un flusso viscerale, nello stilare quella traccia intrinseca e coinvolgente con la quale farci entrare a stretto contatto col privato di coloro che pone in evidenza. Volendo utilizzare una metafora non casuale, è un po’ come se avesse ricevuto l’ordine di potersi immergere, al massimo, fino all’ombelico; di stare sulla spiaggia, ma non poter lasciare la riva per paura di ritrovarsi, poi, a navigare verso acque troppo profonde e ardue da amministrare. Un paradosso, insomma, se pensiamo che è proprio nell’attimo in cui questo accade – e stavolta non è una metafora - che il film registra, in assoluto, il suo squillo più alto ed espressivo: con una sequenza potente abbastanza da farsi simbolo, che è impossibile lavare via.

Ma quando entri sul personale, quando ti metti a scavare recuperando pezzi della tua esistenza, lasciandoti guidare dalla malinconia, incappare in impacci da giusta distanza forse è un incidente calcolato, tollerabile. Cuarón, purtroppo, non ha fatto eccezione, e sebbene la sua resti, comunque, un’opera considerevole, da queste parti speriamo di rivederlo presto, maggiormente lucido, in un progetto, magari, un pochino meno confidenziale.

Trailer:

Spider-Man: Un Nuovo Universo - La Recensione

Spider-Mani Nuovo Universo
Dici: “Ma come un altro Spider-Man? Di già?!”.
No, o meglio si, però questo è animato, non c’entra nulla coi film (o quasi). Avendo ceduto la gestione – non i diritti - della versione live-action alla Disney (che l’ha integrata nel marvelverse e negli Avengers), l’unico modo per la Sony di rimettere mani sul super-eroe creato da Stan Lee era, infatti, architettare uno stratagemma che non pestasse i piedi alla concorrenza e non oltrepassasse i confini burocratici del loro accordo.
Perciò dici: “Vabbè, ma quindi è la solita operazione commerciale, pensano solo a guadagnarci di più?
Forse, anzi, sicuramente. Ma, in questo caso, sembra esserci anche la volontà di creare qualcosa di nuovo e, a suo modo, interessante.

Perché con l’animazione e con il linguaggio del fumetto - che questo “Spider-Man: Un Nuovo Universo” tende a fare suo, sia a livello formale che estetico – si aprono spiragli completamente nuovi, inediti, addirittura folli. C’è uno Spider-Man teenager, afro-americano, allora, ad essere protagonista di questa nuova avventura, morsicato accidentalmente da un ragno radioattivo, in una Brooklyn dove, comunque, lo Spider-Man di Peter Parker esiste, e giornali, telegiornali e persone non fanno altro che parlarne. Due Spider-Man, insomma, che in pochissimo tempo diventano sei, dopo essere stati - in teoria - sette per un brevissimo istante! Roba da mani nei capelli, incomprensibile, assurda. Eppure è tutto meno complicato del previsto, tutto piuttosto chiaro: con un acceleratore di particelle - utilizzato dal cattivo di turno per riportare da lui moglie e figlio scomparsi - che apre le porte di varie dimensioni, facendole confluire in un’unica principale, generando l’anomalia. Varie collane del personaggio, quindi, all’improvviso si trovano a dover condividere lo stesso spazio e raggio d’azione, unendo le forze – con meno contrasti egocentrici di quanto ci si aspetti - per rimettere a posto un collasso che nessuno di loro - fatta eccezione per il protagonista - sarebbe in grado di sostenere troppo a lungo.

Spider-Man: Un Nuovo Universo ProtagonistaDelle origini piuttosto fuori dal comune, ma perfettamente in linea con la tradizione. Spetta questo al giovane Miles Morales, che nonostante le apparenze di una coralità che c’è in scena, deve compiere quel percorso di iniziazione, fatto di insicurezze, paure e di perdita, a cui ogni Peter Parker che si rispetti – ma non solo lui, scopriremo – non può assolutamente sottrarsi, né tantomeno scavalcare. Ce lo insegna la Storia, quella che “Spider-Man: Un Nuovo Universo” riassume in apertura e che tira fuori ogni volta - sfogliando i fumetti - c’è da contestualizzare la new entry del gruppo: avvalendosi della consapevolezza e dell’ironia di chi vuole evitare di sembrare noioso e ridondante, ma non può neanche esimersi dall’infarinare velocemente eventuali nuovi adepti o smemorati. Dimostra intelligenza, sfrontatezza e persino una certa incoscienza - figlia, forse, di un esperimento in cui era concesso osare più del solito - la pellicola diretta a sei mani da Bob Persichetti, Peter Ramsey e Rodney Rothman, che rompe schemi a ripetizione, risultando divertente, piena di sorprese e di grosse potenzialità: sarebbe interessante vedere se, in futuro, è previsto uno stand-alone su una delle due Spider-Man donna, o magari su quello noir, doppiato in originale da Nicolas Cage.

Una freschezza, una spensieratezza artistica, a cui si perdonano anche degli errori – uno di sceneggiatura, probabilmente – dettati, può darsi, dal troppo entusiasmo. Errori che, tuttavia, nella giostra movimentata di colori, battute e emozioni, non rischiano mai di far perdere il filo, il gusto, come nemmeno di sciupare la vivacità di quel messaggio essenziale - inviato in trasversale – secondo il quale, in fondo, esiste un Peter Parker in ognuno di noi.

Trailer:

Remi - Trailer Ufficiale Italiano

Remi Daniel Auteuil

Presentato il trailer ufficiale italiano di "Remi", il film di Antoine Blossier con Daniel Auteuil, Maleaume Paquin, Virginie Ledoyen, Jonathan Zaccaï, Jacques Perrin e Ludivine Sagnier, in sala dal 7 Febbraio.

Trailer Ufficiale Italiano:


Sinossi (Ufficiale):
Tratto dal romanzo di Hector Malot, uno dei classici per ragazzi di tutti i tempi, il film racconta le avventure di Remi e la sua vita al fianco del musicista girovago Vitalis e dei suoi inseparabili compagni: il fedele cane Capi e la scimmietta Joli-Couer. Uno straordinario ed emozionante viaggio attraverso la Francia, fatto di incontri e nuove amicizie che porteranno Remi a scoprire le sue vere origini.

domenica 16 dicembre 2018

[HOME VIDEO] Mission: Impossible - La Collezione Completa In 4K UltraHD

Mission: Impossible Tom Cruise

Approfittando dell’uscita in home video – nei formati 4K UltraHD, blu-ray e streaming legale - di “Mission: Impossible - Fallout”, la Paramount Pictures e la Universal hanno deciso di distribuire - in parallelo alle versioni singole della pellicola - anche un cofanetto riassuntivo dell’intera saga, con all’interno tutti e 6 i capitoli (e 13 dischi), in formato 4K UltraHD e blu-ray. Un’occasione dedicata, probabilmente, a chi ha voglia di avvicinarsi al franchise per la prima volta o a chi solo ora – magari scollato dalle logiche dei collezionisti – ha deciso di volerla collezionare e di volerlo fare in blocco: risolvendo la questione con la praticità e la disinvoltura di un unico, secco, acquisto.

Non ci sarebbe nulla di cui stupirsi, del resto, se pensiamo alla capacità con la quale “Mission: Impossibile” ha saputo, lungo il suo tragitto, rinnovarsi costantemente e cambiare pelle (parzialmente), tenendo alta la sua qualità media e diventando, di fatto, la saga action-thriller maggiormente prolifica (e di riferimento) in circolazione. E il merito è pure di un protagonista come Tom Cruise che, nonostante l’età, ogni volta ha cercato di trovare un metodo per superarsi, per mettersi alla prova e valicare i suoi limiti, trasformando ogni nuovo capitolo in un evento da non perdere per via di una performance altamente spettacolare di cui godere, e con cui farci agitare sulla poltrona.

Una costante che non manca all’appello neppure in questa sesta – e per ora ultima – uscita, con un combattimento in elicottero all’ultimo respiro e tutto da vivere che, oltre a cesellare l’ennesimo, riuscitissimo film, va a nutrire ulteriormente quella fame e quella fiamma che da anni ci porta al cinema super-curiosi di rispondere alla domanda: Chissà cosa dovrà inventarsi stavolta Ethan Hunt per salvare il mondo?

Mission: Impossible 4K UltraHD

Il Blu-Ray 4K, in edizione italiana, prevede le seguenti specifiche tecniche:
Dischi: 13
Formato Video: Ultra HD 4K HDR
Tracce Audio: 5.1 Dolby Digital: Italiano, Francese, Spagnolo, Tedesco, Portoghese, Giapponese - Dolby TrueHD 5.1: Inglese - Dolby TrueHD 7.1: Inglese - Dolby TrueHD Atmos: Inglese
Sottotitoli: Italiano, Inglese, Inglese Non Udenti, Danese, Olandese, Finlandese, Francese, Giapponese, Norvegese, Portoghese, Spagnolo, Svedese, Tedesco
Contenuti Speciali: gli stessi presenti nelle edizioni singole di ogni film
Confezione: Slipcover
Produttore: Paramount
Distributore Home Video: Universal
Data di Uscita: 12 Dicembre 2018

venerdì 14 dicembre 2018

[HOME VIDEO] Spider-Man Collection - Tutti I Live-Action Racchiusi In Un Super Cofanetto

Spider-Man Collection Film

C’è la trilogia di Sam Raimi, il dittico di Marc Webb e il primo capitolo della nuova era – allacciata al Marvel Cinematic Universe - affidato a Jon Watts.
Mantiene la sua parola, insomma, il cofanetto “Spider-Man Collection”, con 6 film al suo interno e ben 12 dischi per riuscire ad accontentare sia i fanatici della tecnologia, già passati al 4K UltraHD, e sia chi sta temporeggiando per effettuare l’upgrade – ma magari ha intenzione di farlo a brevissimo – e possiede ancora un semplicissimo lettore blu-ray.

La maniera più rapida e indolore per recuperare in un sol colpo tutto l’universo in live-action appartenente all’uomo ragno, con sedici anni di successi, reboot e rivoluzioni che, in qualche modo, hanno anche saputo accompagnare l’evoluzione (e l’avanzata) dei cine-comic all’interno del cinema contemporaneo. Le differenze tra il Peter Parker di Tobey Maguire, quello di Andrew Garfield e l’ultimo - riportato al liceo e arruolato negli Avengers - di Tom Holland, sono evidenti, in fondo, e non per forza (e non tutte) da affibbiare al cambio di casting o alla voglia di diversificarsi da chi è venuto prima.

Perché Spider-Man, in fondo, è uno dei pochi – pochissimi - super-eroi che al cinema c’è sempre stato, che ha spianato la strada per fare spazio a chi è venuto dopo e dimostrato di saper resistere (e rispondere), negli anni, a ogni intemperia, crisi o minaccia che tentasse di farlo fuori.
Conservando gelosamente la sua aria da simpaticone di quartiere che a Natale, per esempio, potrebbe rivelarsi decisiva per tutti coloro che avessero intenzione di radunare sotto lo stesso schermo parenti e amici di ogni età.

Spider-Man Collection Blu-Ray

Il Blu-Ray 4K, in edizione italiana, prevede le seguenti specifiche tecniche:
Dischi: 12
Formato Video: Ultra HD 4K Dolby Vision e Ultra HD 4K HDR
Tracce Audio: 5.1 Dolby Digital: Italiano - 5.1 DTS HD: Italiano, Inglese - Dolby TrueHD Atmos: Inglese
Sottotitoli: Italiano Inglese Non Udenti
Contenuti Speciali: gli stessi presenti nelle edizioni singole di ogni film
Durata: 733
Confezione: Slipcover
Produttore: Sony Pictures
Distributore Home Video: Universal
Data di Uscita: 12 Dicembre 2018

Il Ritorno Di Mary Poppins - La Recensione

La falsa riga.
Ormai è diventata la soluzione a tutti quei progetti che vorrebbero riportare in auge un franchise famosissimo, abbassando il più possibile la soglia di fallimento (e disapprovazione dei fan). Lo aveva fatto J. J. Abrams con “Star Wars: Il Risveglio Della Forza” e, vista la resa, probabilmente, alla Disney hanno deciso di replicare la formula anche per questo nuovo “Mary Poppins”.

Ritorna, allora, la tata ideale, e lo fa ricalcando per filo e per segno i passi che le avevano portato fortuna cinquantaquattro anni fa: con un copione che si assume la briga – obbligata – di spostarsi in avanti di una ventina d’anni e mostrarci i piccoli Banks, ormai adulti, alle prese con la Grande Depressione che rischia di portargli via la casa in cui sono cresciuti. Niente più favole, insomma, niente più viaggi immaginari e né tantomeno magie, perché se Jane è diventata - seguendo le orme rivoluzionarie della madre – una sindacalista attivissima, a Michael spetta il duro compito di districarsi tra il lavoro part-time di banchiere – ereditato dal padre – e la sua passione per la pittura: messa da parte, recentemente, a causa della scomparsa della moglie e di tre figli a cui badare. Canovaccio che, teoricamente, avrebbe potuto portare questo sequel remake in qualsiasi direzione si fosse voluto, ma che lo sceneggiatore David Magee e il regista Rob Marshall non si azzardano neppure lontanamente a sviluppare di sana pianta, tenendo sotto mano, stretta fortissima, la scaletta consolidata della pellicola originale. Già dalla prima scena, infatti, le intenzioni paiono incontrovertibili, con il lampionaio Jack di Lin-Manuel Miranda che, a suon di canzone, si presenta e ci comunica di aver preso lui il ruolo - non lo stesso, ma in termini di compiti da svolgere, quello è - che fu di Dick Van Dyke (il quale torna, ma in un piccolissimo cameo), riuscendo in un colpo solo e in pochissimi minuti a farci avere uno schema mentale ben preciso sul tipo di prodotto che ci aspetta, ma soprattutto di quelli che saranno i suoi limiti.

Mary Poppins Emily BluntPretendere di avere successo con un’imitazione, del resto, è un’ipotesi percorribile esclusivamente se hai la certezza di avere il medesimo talento di chi vuoi andare a imitare. Che in un progetto come “Il Ritorno Di Mary Poppins” - che di fatto è un musical - è un discorso destinato ad andare oltre la bravura e il carisma degli attori – sui quali è stato comunque fatto un lavoro, non eccelso, ma buonissimo – perché esteso in maniera imprescindibile anche sulla scrittura di pezzi musicali e coreografie che devono assolutamente colpire lo spettatore, restandogli in testa, in alcuni casi, provando a conquistarlo. Una magia – restando in tema – che nella versione di Marshall - remissiva, ma onesta e tutto sommato godibile - non si verifica praticamente mai, che tu da spettatore dai per scontata, attendi al varco, – non sarò stato, e non sarò, l’unico a pensare, a ogni brano: “Eccola, è questa! Vabbè, sarà quest’altra! Dai, è questa sicuro!” - ma a ogni passo falso, a ogni testo debole che scorre, la convinzione che non si sia riusciti a scrivere una nuova Supercalifragilistichespiralidoso o Cam-Caminì aumenta, fino a cicatrizzarsi, ahi-noi, definitivamente.

Tutta colpa della falsa riga.
Quella che una mente brillante e astuta, come Abrams, può permettersi di manipolare quasi a piacimento, ma che affidata a un regista come Marshall - abituato a eseguire il suo lavoro e nient’altro – si rivela più insidiosa e meno agevole del previsto.

Basti pensare allo svarione di sceneggiatura presente nel terzo atto, dove – senza fare spoiler - i lampionai devono arrampicarsi su qualcosa di molto alto, rischiando di cadere, ma quando il tempo stringe e la situazione si complica, Mary Poppins – che, nel frattempo, era rimasta di sotto a guardarli impensierita – decide di volare in cielo col suo ombrello e di metterci una pezza.

Una scena che, sinceramente, oltre a generare comprensibili perché, va a macchiare non poco l'aurea di perfezione e di positività di un personaggio così iconico (e storico). Dicendo molto persino su questa discutibile operazione di rilancio.

Trailer: