IL SITO DEDICATO AL CINEMA IDEATO, SCRITTO E DIRETTO DA GIORDANO CAPUTO

lunedì 16 settembre 2019

Yesterday - La Recensione

Yesterday Film
Cosa succederebbe se, per un motivo qualsiasi, facciamo un blackout, il mondo perdesse alcuni dei suoi dati? Succede spesso con gli hard disk, con gli apparati elettronici muniti di schede di memoria: un imprevisto, un errore di sistema e come per magia, di certi file, di certe foto, di certi ricordi non rimane nulla, il vuoto assoluto. Partendo, forse, da questa intuizione (o forse no), lo sceneggiatore Richard Curtis si è chiesto, quindi, cosa potrebbe accadere se a finire nel dimenticatoio, disgraziatamente, fossero i Beatles: se la loro musica e le loro canzoni scomparissero per sempre e completamente, restando nella testa solo di un aspirante cantante che non ce la fa a sfondare.

È un canovaccio brillante e vivace, allora, quello che fa da spalla a “Yesterday”, un canovaccio elastico, poliedrico, che – come qualcuno ha correttamente fatto notare – poteva essere cantato e arrangiato in due modalità antitetiche: ragionando seriamente sull'importanza dei Beatles e sull'eredità che (ci) hanno lasciato, oppure attraverso la strada della leggerezza, dei ritmi scanzonati e dei testi convenzionali, tipici del pop. Ora, nonostante la prima opzione sarebbe stata l’ideale e avrebbe dato vita a una pellicola di tutt'altro spessore, il copione che Curtis consegna nelle mani di Danny Boyle prevede che a prevalere debba essere la seconda, con il conflitto tra amore e successo che colpisce il protagonista, non appena la fama comincia a tallonarlo per quelle canzoni meravigliose che fanno sciogliere il mondo intero. Eppure non è un passo falso come a orecchio rischia di suonare, quello commesso dal duo, perché la commedia romantica che ne viene fuori, al netto della generosità di zucchero, scalda il cuore e strappa sorrisi – non è solo il gruppo di Liverpool a svanire, c’è dell’altro – compiendo in forma assai più epidermica, ma incisiva, anche quel discorso legato all'importanza di quei pezzi – e di una band - che hanno contribuito a scrivere la Storia della musica.

Yesterday CurtisLe soddisfazioni migliori di “Yesterday”, tuttavia, arrivano dal contorno; dal quel mondo simile al nostro, ma diverso, da cui ogni volta l’immaginazione di Curtis è in grado di cavare un personaggio, un monologo o una scena che ti restano addosso, scolpiti a fondo. In questo caso, probabilmente, l’apice è raggiunto da una trovata che vede Jack – il protagonista – incontrare una persona molto speciale, capace di rimetterlo in riga e di fissare l’ordine delle priorità – sue, ma di chiunque, alla fine – da (in)seguire. Si tratta di una scena che, a pensarci bene, stava lì a portata di mano, ma che allo stesso tempo (ci) appare assurda e inverosimile; una scena cruciale, perché fa (non) prendere al film una piega specifica, indirizzandolo verso una conclusione prevedibile (sentimentalmente), ma per determinati aspetti pure malinconica, audace e spiazzante.
Il resto, invece, è ordinaria amministrazione. Ma di quell'ordinaria che però sa quasi di straordinario, se consideriamo la qualità dei tempi, delle virgole e dei puntini messi nero su bianco da un direttore d’orchestra che praticamente è una garanzia: capace di far cadere in secondo piano persino un Boyle inspiegabilmente (o volontariamente?) sottotono, autore di una regia in cui passa inosservato.

Così, quando a trionfare – e piuttosto facilmente – sono l’amore, la condivisione e la sincerità, non fai troppo caso alla retorica – che comunque resta controllata – pensi più che non poteva essere altrimenti, che non avresti saputo fare (o accettare) di meglio. Che dentro quel mondo – quello di Richard Curtis – sarebbe bello se un giorno ti ci svegliassi anche tu, fa niente se per colpa di un blackout o di un errore a piacere.

Trailer:

venerdì 13 settembre 2019

[HOME VIDEO] Stanlio & Ollio - Il Duo Comico Più Celebre Della Storia Del Cinema Rivive In Blu-Ray

Stanlio & Ollio Coogan Reilly

Uscirà in home video il 19 settembre “Stanlio & Ollio”, il film diretto da Jon S. Baird con John C. Reilly e Steve Coogan nei panni del duo comico più celebre della storia del cinema. Un tributo esemplare e toccante che indaga anche (e in gran parte) sulle vite private dei due uomini, tutt'altro che semplici e leggere come lo il grande schermo amava suggerire.

Ce li presentano inizialmente, infatti, quando sono ancora sulla cresta dell’onda, all'apice del loro successo, ma si tratta di un attimo, di una sorta di prologo, perché una volta poste le basi, la pellicola fa un balzo avanti e ci mostra la coppia – a inizio anni ’50 – alle prese con una tournée teatrale che dovrebbe servire a rilanciarli nel cinema e che, in sostanza, ne decreterà invece la definitiva uscita dalle scene.

Si concentra, dunque, su una profonda relazione che è quasi paragonabile a un matrimonio, “Stanlio & Ollio”. Lo fa con sincerità, con tenerezza, mettendoci dentro quei diverbi e quelle cicatrici che all'interno di una carriera enorme, che praticamente vale una vita, esistono e non devono mancare. I due attori, dal canto loro, sono eccezionali, tali e quali: capaci di farci rivivere non solo il mito che raccontano, ma pure le emozioni intime di un’amicizia incredibile che resta scolpita nel cuore.

Stanlio & Ollio Home Video

Il Blu-Ray, in versione italiana, prevede le seguenti specifiche tecniche:
Dischi: 1
Formato Video: 2,35:1 Anamorfico 1080p
Tracce Audio: 5.1 DTS HD: Italiano, Inglese
Sottotitoli: Italiano, Italiano Non Udenti
Contenuti Speciali: Il Film; Dietro Le Quinte; Il Trucco; Trailer
Durata: 94 minuti
Confezione: Amaray
Produttore: Lucky Red
Distributore Home Video: Koch Media
Data di Uscita: 19 Settembre 2019

Le Verità - Trailer Ufficiale Italiano

Le Verità Kore-Eda Hirokazu

Presentato il trailer ufficiale italiano di "Le Verità", il film diretto da Kore-Eda Hirokazu - in Concorso alla 76. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia - con Catherine Deneuve, Juliette Binoche e Ethan Hawke, dal 10 Ottobre al cinema.

Trailer Ufficiale Italiano:


Sinossi (Ufficiale):
Fabienne (Catherine Deneuve) è una star del cinema francese circondata da uomini che la adorano e la ammirano. Quando pubblica la sua autobiografia, la figlia Lumir (Juliette Binoche) torna a Parigi da New York con marito (Ethan Hawke) e figlia. L’incontro tra madre e figlia si trasformerà velocemente in un confronto: le verità verranno a galla, i conti saranno sistemati, gli amori e i risentimenti confessati.

[HOME VIDEO] Godzilla II: King of the Monsters - Lo Scontro Più Spettacolare Dell'Anno Sbarca In Home Video

Godzilla II Film

Dal prossimo 19 settembre si appresta a entrare nelle vostre case (nelle versioni 4K Ultra HD, Blu-Ray, DVD e streaming legale) “Godzilla II: King of the Monsters”: il sequel del film uscito nel 2014 – diretto da Gareth Edwards – affidato alla regia di Michael Dougherty e interpretato, tra gli altri, da Kyle Chandler, Vera Farmiga, Millie Bobby Brown, Ken Watanabe e Sally Hawkins. Si tratta del terzo titolo appartenente al monsterverse promosso dalla collaborazione di Warner Bros. e Legendary Pictures, la stessa che a breve ci regalerà – nel 2020, pare – anche il super-crossover Godzilla vs. Kong”.

In questo grande ritorno, il celebre kaijū del cinema giapponese, dovrà prepararsi a tenere testa a Mothra, Rodan e al mostro a tre teste King Ghidorah: tre avversari decisamente alla sua altezza che, risvegliati dal sonno, combatteranno tra loro per stabilire a chi spetta il ruolo di Re. Il campo di battaglia, neanche a dirlo, sarà il nostro pianeta Terra: con la squadra di un’agenzia cripto-zoologica che proverà a fare il possibile per sistemare gli errori commessi e sostenere un Godzilla mai così in difficoltà.

La sfida è chiaramente quella di superare i limiti calcati fino ad ora; di gonfiare lo spettacolo; di stupire il pubblico ponendolo al cospetto di creature gigantesche, infuriate e spaventose. Una sfida che la pellicola vince indubbiamente a mani basse, magari lesinando qualcosina in sceneggiatura, ma recuperando terreno a falcate con l'impiego di smodati effetti speciali. “Godzilla II: King of the Monsters” incarna a pieno, infatti, il significato di blockbuster moderno: lo fa suo, lo sposa incondizionatamente, spingendo la concorrenza interessata a stare al passo e a controbattere, a rimboccarsi le maniche, escogitando l’impossibile.

Godzilla II: King of the Monsters 4K

Il Blu-Ray UltraHD 4K, in versione italiana, prevede le seguenti specifiche tecniche:
Dischi: 2
Formato Video: Ultra HD 4K Dolby Vision
Tracce Audio: 5.1 Dolby Digital: Italiano, Inglese, Tedesco, Polacco, Spagnolo - Dolby TrueHD Atmos: Italiano, Inglese, Tedesco
Sottotitoli: Italiano Non Udenti, Inglese Non Udenti, Tedesco Non Udenti, Svedese, Spagnolo, Polacco, Norvegese, Finlandese, Danese
Contenuti Speciali: Welcome To The Monsterverse; Godzilla 2.0; Mothra: Queen Of The Monsters; Scene Eliminate; Commento Del Regista Michael Dougherty, Del Produttore Esecutivo Zach Shields E Dell'Attore O'Shea Jackson Jr.
Durata: 131 minuti
Confezione: Slipcover
Produttore: Warner
Distributore Home Video: Warner Home Video
Data di Uscita: 19 Settembre 2019

La Mafia Non E' Più Quella Di Una Volta - La Recensione

La Mafia Non E' Più Quella Di Una Volta Maresco
Quando sullo schermo appare quest’anziana donna, alle prese col trucco e con delle luci che non apprezza, che si rivolge a Franco Maresco ricordandogli di stare ancora aspettando che lui le faccia interpretare il ruolo della vecchia bottana in un suo film, i più impreparati – come è successo al sottoscritto – penseranno che il regista abbia trovato l’ennesimo mostro da mettere di fronte alle telecamere. Servirà qualche minuto e la rettifica ufficiale di Maresco per scoprire che quella donna coi “suoi mostri” non ha nulla a che vedere; che si chiama Letizia Battaglia ed è una fotoreporter italiana famosissima, assai vicina (lavorativamente e politicamente, in passato e nel presente) a Falcone e Borsellino.

Si prendono in giro, i due, ogni tanto si stuzzicano, ma è evidente la stretta amicizia e la stima reciproca che nutrono l’uno verso il lavoro e l’impegno sociale dell’altra. Ed è proprio insieme alla presenza, alle emozioni e alle parole di Letizia che Maresco vorrebbe documentare la venticinquesima edizione della festa che ogni anno, a Palermo, si celebra intorno a quello che è stato rinominato l’Albero Falcone, per onorare la morte del magistrato vittima della Mafia. Una festa che nel tempo, a quanto pare, ha paradossalmente perduto le sue radici, somigliando sempre più a una sagra e per nulla a quella resistenza e lotta alla malavita che era in principio. Un pretesto che “La Mafia Non E’ Più Quella Di Una Volta” prende e plasma a modo suo (alla-Maresco, se vogliamo), apparentemente scegliendo una strada di comodo: quella che riporta il regista in quelle periferie e in quei rioni, che avevamo già incontrato nel suo precedente “Belluscone: Una Storia Siciliana”, andando a intervistare persone di diverse età anagrafiche che, puntualmente, alle parole Falcone e Borsellino, lo insultano, lo ignorano, o semplicemente gli rispondono con sufficienza, come se si stesse parlando di due persone comuni, o comunque di basso rilievo. Tra loro, a fare capolino e a rubare – inevitabilmente – la scena, c’è anche Ciccio Mira, l’organizzatore squattrinato e impresentabile di feste di paese, devoto alla Mafia per definizione, ma stranamente impegnato, adesso, nella preparazione di un evento – con location allo Zen 2, quartiere non esattamente di parte – in memoria dei due esponenti antimafia.

La Mafia Non E' Più Quella Di Una Volta MarescoE’ lui a pronunciare - incalzato da Maresco - la frase che da il titolo al documentario; lui che attraverso la scarsa proprietà di linguaggio, l’ingenuità e la meschinità che lo contraddistingue, a poco a poco, si lascia andare a dichiarazioni, stramberie e confessioni che culminano, infine, nel backstage e nel dietro le quinte di un live surreale, quanto tristemente pericoloso e di cattivo gusto. Non a caso si ride e molto spesso si ride persino a crepapelle, assistendo alle castronerie, ai comportamenti palesemente omertosi e alle bruttezze che “La Mafia Non E’ Più Quella Di Una Volta” ci scaraventa addosso, ma lo si fa sempre con quella coda di amarezza che alla fine ti stringe lo stomaco e alla quale stenti a dar credito per non farti cadere le braccia: nonostante sai perfettamente che, purtroppo, esiste e che bisogna pure farci i conti. Del resto Maresco non vuole prendersi (solo) gioco dei suoi “attori”, non vuole ridimensionare la solennità di un film che, appunto, nasce con l’intento di andare a onorare due grandi Uomini, ma utilizzare casomai questo circo, questa incredibile passerella di corpi e di volti - che a David Lynch piacerebbero molto - per comunicare a noi spettatori che la Mafia vince, laddove a perdere è la cultura, l’intelligenza, il sapere.

La sua, infatti, è un opera che ci esorta non (solo) a ricordare Falcone e Borsellino, non (solo) a ribadire quanto la Mafia sia da abbassare, ma che la nostra salvezza, la salvezza del nostro paese e – perché no – dell’umanità e del mondo-tutto, risiede unicamente nelle nostre mani. Nella fame di istruzione implacabile che può rendere ognuno di noi un po' più eroe, concedendogli la forza necessaria a sconfiggere i mostri.

Trailer:

giovedì 12 settembre 2019

Last Christmas - Trailer Ufficiale Italiano

Last Christmas Emilia Clarke

Disponibile il trailer ufficiale italiano di "Last Christmas", il film diretto da Paul Feig con Emilia Clarke, Henry Golding, Michelle Yeoh e Emma Thompson, al cinema dal 14 Novembre.

Trailer Ufficiale Italiano:


Sinossi (Ufficiale):
Kate (Emilia Clarke) arranca per le strade di Londra, un ammasso di scelte sbagliate accompagnato dal tintinnio delle campanelle sulle sue scarpe, un'altra irritante conseguenza del suo lavoro come elfo in un negozio natalizio aperto tutto l'anno. L'entrata di Tom (Henry Golding) nella sua vita, e la sua capacità di vedere attraverso le numerose barriere di Kate, le sembra qualcosa di troppo bello per essere vero. Sullo sfondo di una Londra che si trasforma per il periodo più meraviglioso dell'anno, niente sembra funzionare per questi due. A volte, però, devi lasciare che la neve cada dove vuole, devi ascoltare il tuo cuore... e devi avere fede.

Piccole Donne - Trailer Ufficiale Italiano

Piccole Donne Greta Gerwig

Primo trailer italiano di "Piccole Donne", il film scritto e diretto da Greta Gerwig - basato sul romanzo di Louisa May Alcott - con Saoirse Ronan, Emma Watson, Florence Pugh, Eliza Scanlen, Timothee Chalamet, Laura Dern e Meryl Streep, dal 30 Gennaio al cinema.

Trailer Ufficiale Italiano:

mercoledì 11 settembre 2019

[Belli e (im)Possibili] Nuestro Tiempo - La Recensione

Nuestro Tiempo FilmVedrai che si sistemerà tutto.
Voi vivete in un altro mondo.
Tu hai i tuoi tori, la tua casa, i tuoi figli, la tua poesia.
Sono le parole dette da un amico a Juan – il protagonista di “Nuestro Tiempo” – nel momento di crisi maggiore del suo rapporto coniugale: quello che ora vede sua moglie Ester andare regolarmente a letto con un altro uomo. I due si amano, tanto; hanno sempre vantato di essere una coppia aperta, libera, ma quando lei decide di servirsi – per necessità e maturazione – di questa apertura mentale, lui comincia a mettere in discussione tutto, compreso sé stesso.

Non basta il ranch, allora, a tranquillizzare Juan, non bastano le parole di consolazione che gli vengono dette – e alle quali risponde che sarebbe disposto a rinunciare a tutto, pur di uscire da questo limbo – e tantomeno gli basta compiere quella mossa altruista – che in realtà è più disperata e manipolatoria – con la quale chiama il suo rivale in amore per comunicargli il via libera a perseverare, se ciò serve a far sentire meglio la sua amata. Perché, in fin dei conti, l’anima di “Nuestro Tiempo” sta tutta dentro questo quesito, al cruccio di un amore improvvisamente cambiato, diverso, ma non per questo, forse, da ripristinare, terminare o buttare via. Ci ragiona Juan, ne parla onestamente (e ossessivamente) con Ester, pensa a cosa farebbe qualsiasi altro uomo e a cosa sarebbe giusto debba fare lui; riflette di pancia e poi di testa e agisce ancora alternando prima l’una e poi l’altra. Lo fa per onorare quelle che furono le promesse stipulate dalla coppia in principio, lo fa perché ama troppo sua moglie per lasciarla andare via e lo fa – particolarmente – per dimostrare a sé stesso di poter sostenere davvero ciò che, inizialmente, era stato posto solo come ipotesi. Prova a recuperare le fila, in sostanza, a ricomporre il gomitolo che gli era sfuggito di mano, convinto stavolta di poterlo gestire, di poterlo tenere: sottovalutando che proprio in quel presupposto e in quella certezza di potere è racchiuso l’errore.

Non è un altro mondo, infatti, quello in cui vivono Juan e Ester, o meglio lo è nella superficie, nell'ambiente, ma non nelle regole che lo costituiscono e che, poi, sono le stesse che tutti conosciamo. Non ci si sente mai estraniati da Juan e dalle sue reazioni, anzi, spesso ci rispecchiamo e peniamo con lui, tifando contemporaneamente per una (ri)soluzione che, magari, riesca a darci nuove letture e informazioni sull’amore e le sue conseguenze. Perché, in fondo, quell’emancipazione in materia, quel volere a tutti i costi, e a prescindere, il benessere di chi ci è a fianco - a noi uomini nello specifico - serve e servirebbe, ed il fatto che la pellicola del messicano Carlos Reygadas – che dirige, sceneggia e interpreta (con la moglie nei panni di Ester, tra l’altro) – provi almeno ad esplorarla, a scavare nella tematica (seppur sperimentando, a volte), è già qualcosa che l'aiuta a mettersi in mostra, a differenziarsi, ad attirare l’attenzione. Se poi ciò riesce ad essere persino eseguito con lucidità, con passione, ed enorme originalità, sia tecnica che estetica, sotto il profilo visivo, ecco che la grandezza dell'opera che si ha di fronte si fa palese, indiscutibile.

E non solo per via delle tre ore di durata, che tanto scorrono senza neppure accorgersene, ma per la forza e l'intensità con la quale questo western sentimentale sa piazzarsi nel cervello e – che sia per determinate sequenze, che sia per determinati dilemmi – non vuole più saperne di traslocare.
Continuando a elaborare, a crescere e a confermare il suo splendore.

Trailer:

Brave Ragazze - Trailer Ufficiale

Brave Ragazze Andreozzi

Presentato il trailer ufficiale di "Brave Ragazze", il film diretto da Michela Andreozzi con Ambra Angiolini, Ilenia Pastorelli, Serena Rossi, Silvia D'Amico, Luca Argentero, Stefania Sandrelli e Max Tortora, al cinema dal 10 Ottobre.

Trailer Ufficiale:


Sinossi (Ufficiale):
A Gaeta, primi anni '80.
Quattro donne in crisi provano a cambiare il corso delle loro vite armate di bigodini e pistole. Anna (Ambra Angiolini) è una ragazza madre, due figli da mantenere e nessun lavoro stabile. Maria (Serena Rossi) è una timida devota alla Vergine, vittima di un marito violento. Chicca (Ilenia Pastorelli) e Caterina (Silvia D’Amico), sorelle di indole opposta, sognano un futuro migliore, lontano. Col coraggio di chi ha poco da perdere, decidono di travestirsi da uomini e svaligiare insieme la banca del paese. Ma è solo l'inizio di una serie di azioni spericolate, su cui è chiamato ad indagare il commissario Morandi (Luca Argentero), un vortice destinato a stravolgere per sempre il destino di quattro "brave ragazze”.

martedì 10 settembre 2019

[HOME VIDEO] Dr. House: Medical Division - La Serie Completa Torna Disponibile In Un Cofanetto DVD

Dr. House: Medical Division

C’è un cofanetto che somiglia molto a un’enciclopedia medica, ad attirare l’attenzione sulla nuova edizione home video - composta da ben 46 DVD - di “Dr. House: Medical Division”. Il frutto di 8 stagioni televisive e di 177 episodi, tutti costruiti secondo quella dinamica - un po’ rischiosa e un po’ intrigante - di un particolare caso clinico da risolvere ogni volta, arricchita dalle storyline dei protagonisti che, in pratica, sono il vero fiore all'occhiello dello show.

Su tutti, neanche a dirlo, l’ironia, il cinismo e la verve di chi questo show lo deve tenere sulle spalle, scuoterlo, animarlo: quel dottore scorbutico, dispettoso, detestabile, ma spaventosamente accattivante e capace, interpretato da uno Hugh Laurie stratosferico - e, fidatevi, anche stratosferico, come aggettivo, è assai limitativo. Lui è il punto fermo che, puntualmente, si trova a rimbalzare contro tutti: assistenti, superiori, colleghi, amici, pazienti. Lo Sherlock Holmes della medicina, munito persino di un Watson che, in questo caso, è interpretato dal povero oncologo e migliore unico amico James Wilson (Robert Sean Leonard). Il loro rapporto, così come quello che vedrà coinvolta la direttrice sanitaria dell’ospedale Lisa Cuddy (Lisa Edelstein), oltre che professionale, è soprattutto intimo e profondo, e lo diventerà puntata dopo puntata, stagione dopo stagione, mentre lentamente verrà sviscerato, raccontato e sviluppato.
Allo stesso modo di come accade per quello coi tre specializzandi: il team (che poi cambierà) che lavora a stretto contatto con House, messo costantemente sotto pressione (pure privata), interrogato, schernito e col quale il medico si confida per venire a capo della patologia oscura che tormenta il paziente di turno, quasi sempre in lotta tra la vita e la morte.

Ma al di là di queste dinamiche, che vanno a costituire la struttura ossea della serie, sono l’etica e la filosofia applicate dal suo protagonista al mestiere, alle relazioni e alla vita, che hanno permesso a “Dr. House: Medical Division” di dominare per otto anni sulla scena televisiva, appassionando e stregando regolarmente una crescente moltitudine di spettatori. L'ingrediente segreto che, se non l'avete ancora fatto, non mancherà di far cadere anche voi nella tela del Dottore più famoso, più perfido e più irresistibile del pianeta.

Dr. House: Medical Division Home Video

Il cofanetto DVD, in versione italiana, prevede le seguenti specifiche tecniche:
Dischi: 46
Formato Video: 1,78:1 Anamorfico
Tracce Audio: 2.0 Stereo Dolby Digital: Italiano, Inglese - 5.1 Dolby Digital: Inglese
Sottotitoli: Italiano, Inglese
Contenuti Speciali: Casting, Speciali, Visite Sul Set, Interviste
Durata: 7900 minuti
Confezione: Cofanetto
Produttore: Universal
Distributore Home Video: Universal
Data di Uscita: 28 Agosto 2019

[HOME VIDEO] Pokemon: Detective Pikachu - Finalmente Disponibile In Blu-Ray, DVD E Streaming Legale

Pokemon: Detective Pikachu Film

Per quanto mi riguarda i Pokemon occupano un piccolo posticino nel mio cuore: si, faccio parte anche io di quella generazione che rimaneva attaccata al Game Boy per ore e ore perché la parola d’ordine era “acchiappali tutti” e io, cadesse il cielo, tutti li dovevo acchiappare.
Al cinema, tuttavia, la questione non ha mai funzionato allo stesso modo, e non solo con me. I film che provarono a cavalcare quella gigantesca bolla di successo, magari, incassavano sì, ma nessuno di loro è mai stato in grado di conquistare davvero gli spettatori. Doveva passare qualche anno, evidentemente, per fare in modo che il vento cambiasse; quella gigantesca bolla doveva scoppiare, dissolversi, e Ryan Reynolds doveva far parlare Pikachu con la sua voce.
Ok, quest’ultima cosa, forse, era la meno ipotizzabile.

Eppure funziona e nemmeno poco, perché se “Pokemon: Detective Pikachu” – disponibile dal 12 settembre nei suoi formati blu-ray, DVD e streaming legale – riesce a fare della simpatia e della dolcezza le sue mosse più acute, lo deve in gran parte ad una sceneggiatura che mette gli animaletti creati da Satoshi Tajiri sullo sfondo ed esalta questo misterioso rapporto, tutto da scoprire, tra il giovane protagonista Tim Goodman e il Pikachu in salsa Sherlock, che solo lui ha il potere di comprendere. Insieme dovranno collaborare, tra mille difficoltà, per risolvere l’enigma che ruota attorno al padre del ragazzo: dato per morto in un incidente, ma secondo alcuni sospetti, ancora in vita da qualche parte.

Intrattenimento trasversale, per famiglie, allora, capace di coinvolgere tutte le fasce d’età utilizzando le armi della tenerezza, delle risate e dei buoni sentimenti. Una storia semplice, scorrevolissima e a volte persino prevedibile, quella diretta da Rob Letterman. Ma probabilmente è proprio con questa leggerezza e con questa voglia di non strafare troppo che il regista riesce a resistere e a conquistare quel territorio difficilissimo dove chiunque, prima di lui, transitando aveva fallito.

Pokemon: Detective Pikachu Home Video

Il Blu-Ray, in versione italiana, prevede le seguenti specifiche tecniche:
Dischi: 1
Formato Video: 2,40:1 Anamorfico 1080p
Tracce Audio: 5.1 Dolby Digital: Italiano, Inglese, Spagnolo, Cinese, Coreano, Tailandese - Dolby TrueHD Atmos: Inglese
Sottotitoli: Italiano Non Udenti, Inglese Non Udenti, Greco, Finlandese, Danese, Norvegese, Spagnolo, Svedese, Cinese, Coreano, Tailandese
Contenuti Speciali: My Pokémon Adventure; Modalità Detective; Scena Iniziale Alternativa; Creating The World Of Detective Pikachu; Commento Audio Di Mr. Kime; Ryan Reynolds Outside The Actor's Studio; Video musicale
Durata: 104 minuti
Confezione: Amaray
Produttore: Warner
Distributore Home Video: Warner Home Video
Data di Uscita: 12 Settembre 2019

lunedì 9 settembre 2019

Miserere - Trailer Ufficiale Italiano

Miserere Film

Disponibile il trailer ufficiale italiano di "Miserere", la black-comedy diretta da Babis Makridis con Yannis Drakopoulos, Evi Saoulidou, Pavlos Makridis, Costas Xikominos, Makis Papadimitriou, Kostas Kotoulas, Nota Tserniafski, Georgina Chryskioti, al cinema dal 24 Ottobre.

Trailer Ufficiale Italiano:


Sinossi (Ufficiale):
Un uomo di circa 45 anni, l’Avvocato, vive col figlio adolescente in una bella villetta. È in salute, ha un volto affabile, buone maniere, una bella presenza. I suoi capelli sono ben curati e tagliati. Nella sua vita tutto sembra perfetto: eppure sua moglie, in seguito ad un incidente, è ricoverata in un ospedale privato ed è in coma. La tristezza causata da questa situazione è diventata il principale, quasi vitale elemento della sua esistenza. Di fronte al suo dolore, improvvisamente tutti mostrano compassione verso di lui: la vicina gli porta spesso una torta fatta in casa, il proprietario della sua lavanderia gli fa lo sconto, perfino quella segretaria che conosce appena trova il modo di condividere un momento di emozione con lui. La sua vita non è mai andata meglio di adesso, che è triste e compatito, ma riempito di attenzioni. Ma se la moglie si risvegliasse, che succederebbe?

domenica 8 settembre 2019

Doctor Sleep - Trailer Ufficiale Italiano

Doctor Sleep McGregor

Presentato il trailer ufficiale italiano di "Doctor Sleep", il film diretto da Mike Flanagan - e seguito della storia di Danny Torrance a 40 anni dalla sua terrificante permanenza all’Overlook Hotel in "Shining" - con Ewan McGregor, Rebecca Ferguson e Kyliegh Curran, dal 31 Ottobre al cinema.

Trailer Ufficiale Italiano:


Sinossi (Ufficiale):
Ancora irrimediabilmente segnato dal trauma che ha vissuto da bambino all'Overlook, Dan Torrance ha combattuto per trovare una parvenza di pace. Ma questa tregua va in frantumi quando incontra Abra, un'adolescente coraggiosa con un potente dono extrasensoriale, noto come la "luccicanza". Riconoscendo istintivamente che Dan condivide il suo potere, Abra lo contatta, invocando disperatamente il suo aiuto contro la spietata Rose The Hat e i suoi seguaci, i membri del The True Knot, che si nutrono della Luccicanza degli innocenti alla ricerca della loro immortalità.
Formando un'improbabile alleanza, Dan e Abra si impegnano in una brutale lotta tra la vita e la morte contro Rose. L'innocenza di Abra e l'intrepida consapevolezza della sua Luccicanza costringono Dan a invocare i suoi stessi poteri come mai prima d'ora - affrontando immediatamente le sue paure e risvegliando i suoi fantasmi del passato.

sabato 7 settembre 2019

Venezia 76 - Tutti I Vincitori


Si è conclusa la 76a edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.
Di seguito la lista dei vincitori:

Leone d'Oro per il Miglior Film: "Joker" di Todd Phillips
Leone d'Argento: Gran Premio della Giuria: "L'Ufficiale E La Spia" di Roman Polanski
Leone d'Argento per la Miglior Regia: Roy Andersson per "About Endlessness"
Coppa Volpi per la Migliore Attrice: Arian Ascaride per "Gloria Mundi"
Coppa Volpi per il Migliore Attore: Luca Marinelli per "Martin Eden"
Premio per la Migliore Sceneggiatura: "Nr. 7 Cherry Lane" di Yonfan
Premio Speciale della Giuria: "La Mafia Non E' Più Quella Di Una Volta" di Franco Maresco
Premio Marcello Mastroianni al Miglior Attore/Attrice Emergente: Toby Wallace per "Babyteeth"
Leone del Futuro: Premio Luigi De Laurentiis per un'Opera Prima: "You Will Die At 20" di Amjad Abu Alala

Premio Orizzonti per il Miglior Film: "Atlantis" di Valenty Vasyanovych
Premio Orizzonti alla Miglior Regia: Théo Court per "Blanco En Blanco"
Premio Speciale della Giuria Orizzonti: "Verdict" di Raymund Ribay Gutierrez
Premio Orizzonti per la Migliore Attrice: Marta Nieto per "Madre"
Premio Orizzonti per il Migliore Attore: Sami Bouajila per "Bik Eneich: Un Fils"
Premio Orizzonti per la Migliore Sceneggiatura: Jessica Palud, Philippe Lioret e Diastème per "Revenir"
Premio Orizzonti per il Miglior Cortometraggio: "Darling" di Saim Sadiq

Premio Venezia Classici per il Miglior Film Restaurato: "Estasi" di Gustav Machatý
Premio Venezia Classici per il miglior Documentario Sul Cinema: "Babenco: Tell Me When I Die" di Bárbara Paz

Venice Virtual Reality - Miglior VR: "The Key" di Céline Tricart
Venice Virtual Reality - Miglior Esperienza: "A Linha" di Ricardo Laganaro
Venice Virtual Reality - Miglior Storia: "Daughters Of Chibok" di Joel Kachi Benson

venerdì 6 settembre 2019

Martin Eden - La Recensione

Martin Eden Luca Marinelli
Pietro Marcello è uno di quei registi italiani che, quando lo nomini, è praticamente certo che nessuno lo conosce. Uno di quelli che nel nostro paese vengono etichettati come “giovani autori emergenti”, e che, probabilmente, dopo “Martin Eden”, comincerà a raccogliere quanto il suo talento merita.
Ma Pietro Marcello è anche uno di quei registi (e autori) italiani che la critica ha costantemente sostenuto, apprezzato: lodando quel suo stile fuori dagli schemi, spesso contorto e ermetico, dentro al quale sapeva mescolare benissimo massicce dosi di bellezza, poesia e libertà.
Tutte caratteristiche che questo “Martin Eden” incarna e difende, pur sapendo di doversi muovere con la responsabilità del film di finzione che è.

Non è uno sprovveduto, del resto, Marcello, sa quanto il materiale che ha tra le mani sia delicato e appartenga a qualcosa di ben definito, e non ha la minima intenzione di sciuparlo ponendo sé stesso avanti a lui. Non è uno di quei registi che – citando anche un termine usato ultimamente in ambito calcistico – potremmo etichettare come integralisti; che se ne fregano dell'opera e dei contenuti per dare priorità al loro manierismo, al loro ego: nonostante tenga a proteggere, come è giusto che sia, la sua cifra stilistica, fondendola nel migliore dei modi alla causa. La libertà più grande che si prende, allora, è quella di ricollocare il romanzo di Jack London all’interno di una Napoli che non sarà la California – come la carta vorrebbe – ma che, di certo, non impedisce di raccontare quello spaccato di Storia – il Novecento – nel quale Eden, consumato dall’amore nei confronti di una ragazza largamente più altolocata di lui, comincia a inseguire voracemente una fame di cultura e di conoscenza – che sfocia in breve tempo nel sogno di diventare scrittore – convinto ciò possa bastargli a coprire quello scarto sociale che, al contrario, chiede tutt’altre fatiche per essere conseguito (e poi, sulla sua pelle, scoprirà quali).

Martin Eden FilmPerché c’è la politica, in “Martin Eden”, è vero; si parla del socialismo e dell’individualismo – e lo si fa anche in maniera piuttosto approfondita - riuscendo addirittura a scorgere un ritratto del paese che fu il nostro, almeno fino allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Ma - e non bisogna perderlo di vista - quella di Eden, nelle viscere, è una crociata intellettuale assolutamente disinteressata alle conseguenze e ai dibattiti culturali che ne conseguirono, e che lo videro protagonista; una crociata che solamente in apparenza e per convenienza si ritrovò ad assumere tratti rivoluzionari e illuminanti: in quanto effetto collaterale di un sentimento d’amore abbandonato e, quindi, da vendicare. Deve essere stato questo uno dei motivi principali – se non Il – che ha spinto Marcello a non lasciarsi affascinare troppo dai parallelismi che quel periodo potesse avere con il nostro oggi, dribblando ogni assist messo a disposizione e insistendo nel tratteggiare il suo Martin da vicino, mettendolo più a fuoco possibile: alternando la narrazione con filmati di repertorio volti a fornire indizi su un passato assai remoto.

Particolari, inclinazioni e incognite di un adattamento svincolato, allora, indubbiamente ambizioso e arduo, ma che riesce comunque a portare a casa ogni intento. Sorretto da una regia diligente e esperta e da un Luca Marinelli scrupolosissimo, abile in primis a non strappare i panni del personaggio che gli è stato affidato.

Trailer:

Bad Boys For Life - Trailer Ufficiale Italiano

Bad Boys For Life Smith

Presentato il trailer ufficiale italiano di "Bad Boys For Life", il film diretto da Adil El Arbi & Bilall Fallah con Will Smith, Martin Lawrence, Vanessa Hudgens, Alexander Ludwig, Charles Melton, Paola Nunez, Kate Del Castillo, Nicky Jam e Joe Pantoliano, dal 23 gennaio al cinema.

Trailer Ufficiale Italiano:

mercoledì 4 settembre 2019

Long Shot - La Recensione

Long Shot Rogen
Avete presente “Notting Hill”?
Ecco, ora provate a immaginarne una versione dove al posto di Julia Roberts ci sia Charlize Theron: che non fa l’attrice, però, ma aspira a diventare il prossimo Presidente degli Stati Uniti D’America. E dove, al posto di Hugh Grant, c’è Seth Rogen: il quale non vende libri, ma si arrabatta come giornalista d’inchiesta per una piccola testata online che sta per essere fagocitata da un magnate capitalista che odia.
Ci siete? No? Fa niente, dai.

Perché, per vostra fortuna, a rendervi le cose semplici ci pensa “Long Shot”, la commedia romantica, diretta da Jonathan Levine, in cui la Theron e Rogen vanno letteralmente a formare la coppia più assurda del mondo. Non è un incidente a legarli, tuttavia, ma un passato a metà tra il dolce e l’imbarazzante che una sera li rimette faccia a faccia, ricordando a entrambi quanto i loro ideali e il loro integralismo siano rimasti mosche bianche all'interno di una società sempre più ipocrita ed egoista. Due anime gemelle, insomma, ma solo nello spirito. Eppure ciò non basta a fermare l'intuizione della donna che, contrariamente a quanto consigliato dal suo staff, vuole a tutti i costi ingaggiare quel giornalista, spiantato e malvestito, come ghostwriter della sua campagna politica, convinta che il talento e l'ironia che traspare dai suoi articoli possano essere decisivi a guadagnare quei punti in simpatia che, stando ai sondaggi che la riguardano, stentano a decollare. Un canovaccio dai risvolti prevedibili, dunque, con questo amore che – come accadeva nella pellicola di Roger Michell – deve mettercela tutta per resistere a una popolarità e a una differenza di classe che non perdono occasione per farlo sentire in discussione, sbagliato e inammissibile. Ma un canovaccio assai sorprendente, anche, nel momento in cui lo vediamo toccare e battere su quel paio di punti ai quali, è evidente, tiene particolarmente e mai per elemosinare retorica.

Long Shot Theron RogenCi sono i sentimenti, infatti, che sono la spina dorsale di “Long Shot”, ma c’è pure e soprattutto la fatica della Charlotte di Charlize Theron che, in quanto donna, deve lottare per non essere sovrastata dal maschilismo che la circonda. Ha le idee chiare lei, le idee giuste, ma deve stare attenta a non pestare i piedi a chi detiene il potere e potrebbe metterla fuori gioco; deve essere pronta a fare un passo indietro se questo può permettergli di farne, poi, due in avanti; ad accettare i compromessi: una strategia che il Fred di Rogen – in quanto uomo – non accetta e non riesce a comprendere (del resto lui non ce la fa proprio a immedesimarsi nei panni dell’altro). Un’analisi importante e per niente superficiale, fatta dalla pellicola di Levine, che messa insieme alle problematiche ambientali, poste in cima alle priorità del programma di Charlotte, implementano il potenziale e l’intelligenza di una commedia leggera sì, ma niente affatto effimera.

Si resta conquistati, quindi, appagati di risate e di emozioni, con in testa i tanti flashback di una storia folle, spassosa e romantica al punto giusto – su tutti un bellissimo lento ballato tra i due innamorati durante una serata di Gala – alla quale non mancano neppure intuizioni fuori di testa, come quella rappresentata dal (geniale) Presidente degli Stati Uniti di Bob Odenkirk (ma pure l’omaggio a “Blackkklansman” in apertura e le disinibite richieste della Theron tra le lenzuola).

Trailer:

martedì 3 settembre 2019

It: Capitolo Due - La Recensione

It: Capitolo Due Film
Uno dei momenti più esilaranti di questo “It: Capitolo 2” – tolti i camei di Peter Bogdanovich e Stephen King – riguardano i commenti che vengono rivolti al Bill adulto di James McAvoy, in merito al suo lavoro di scrittore. Tutti, infatti, dal regista che sta adattando un suo romanzo per il grande schermo, alla sua compagna che non ce la fa a trattenersi, passando anche per il club dei perdenti, gli rammentano che sui finali – usando un eufemismo – la sua inventiva lascia piuttosto a desiderare.

E fa ridere perché ti viene in mente subito Stephen King, pensi agli adattamenti che i suoi di romanzi hanno avuto al cinema, alla quantità di modifiche che hanno ricevuto e che di rado si son rivelate fortunate, in quello che poi è, e resta, un dibattito soggettivo rovesciabile solo in determinate eccezioni. Persino questa ennesima rivisitazione del suo “It” per buona parte è stata rivista e ritoccata, ce ne eravamo accorti già nel primo capitolo, accettando e vagliando la questione non appena quell'atmosfera magica – comprensibile unicamente da chi ha letto il libro – che speravamo (pretendevamo?) di ritrovare cominciava a farsi viva, promettendoci che, per quanto diversa, l’esperienza cinematografica non avrebbe tradito affatto quella cartacea. Una promessa mantenuta a metà, però. Una promessa che questo capitolo due si rimangia con la stessa violenza e spietatezza tipiche del suo villain. Perché ammesso e non concesso che si possa alzare il gomito, esagerare con certe libertà – persino laddove non sia necessario – e sforbiciare, quando è necessario per ridimensionare il volume, non è tollerabile per nessunissima ragione al mondo che vadano a perdersi o a mozzarsi i legami con l’opera originale: ovvero con una storia che fa paura quando deve fare paura, ma che non gira mai esclusivamente intorno a quello; con una storia che parla di amicizia, di unione, ma soprattutto di crescita, e che mette al centro una lotta contro il male che metaforicamente rappresenta ben altro rispetto a quello che la pellicola di Andrés Muschietti semplificando (troppo) esprime.

It: Capitolo Due MuschiettiCi sono errori imperdonabili, allora, sui quali passare sopra, con tutta la buona volontà, non è possibile.
Il più grave è l’aver costruito una narrazione incapace – più di quanto accadesse nella prima parte, dove già si intravedeva tale difetto – di darsi un respiro profondo, di farci conoscere meglio i protagonisti, farci entrare in maggiore empatia con loro: si, ok, sono spaventati perché un clown assassino vuole ucciderli, ma dietro quella paura c’è dell’altro, dietro quel timore di agire o non agire ci passa un mare di roba, una roba che si intuisce appena (e che non può essere data per scontata). Un sacrificio eseguito, probabilmente, per soddisfare il bisogno di un horror a stampo commerciale. E qui veniamo all'altra nota dolente dell’operazione, specialmente per via di quella rincorsa allo spavento facile, capitanato da jumpscare, che costringe a un montaggio poco omogeneo, con scene incollate a catena, che penalizzano il ritmo e, a tratti, fanno sorgere il dubbio di trovarsi di fronte a una rassegna di corti a tema. Una sequela di passi falsi, o perlomeno demoralizzanti, che trova la quadra in un finale che – come quelli rinfacciati al Bill adulto – non regge e spiazza negativamente: e non perché tradisce il romanzo – quello sarebbe il minimo – ma perché tradisce e ridimensiona il mito, la forza e la suggestione di un cattivo che non può ridursi a giocare il ruolo di coperta di Linus.

Perciò no, non è questo l’adattamento di “It” che stavamo aspettando.
Lo pensavamo, forse. Lo speravamo, sicuramente, ma non è così. E non è una questione di luoghi comuni, non si tratta di “è, ma il libro è sempre meglio, si sa”: perché non era l’attaccamento o l’autenticità delle pagine che chiedevamo di proteggere a questa nuova versione. Casomai erano le emozioni, i sobbalzi, il batticuore, sensazioni che – stando a quanto visto – non si è neppure provato a ricostruire.
E questa è, indiscutibilmente, la delusione maggiore.

Trailer:

mercoledì 28 agosto 2019

Mademoiselle - La Recensione

Mademoiselle Park Chan-wook
Non c’è che dire il cinema orientale, attualmente, ha una marcia in più.
Ce l’ha perché non ha paura di spingere, di sperimentare; perché può contare su una colonna portante di registi (e autori) che sanno dove mettere e come far muovere la macchina da presa, e nessuno di questi ha esitazioni nel raccontare storie che, in qualche modo, pur non prendendolo di petto, fotografano lo stato recente di un paese (o magari due).

E allora ecco che, come nel “Parasite” di Bong Joon-ho – che però è arrivato cronologicamente dopo – anche Park Chan-wook ci trascina all'interno di una compagnia – che poi compagnia non è – di miserabili, di truffaldini; una compagnia dove a dettare le regole è un uomo apparentemente benestante che adora organizzare truffe e sfruttare asservite alla ricerca di denaro per allestire piani più complessi, a cui non bastano le sue abilità da Casanova per essere portati a termine. E il piano di “Mademoiselle” prevede che una di queste ragazze vada alla corte di una ricca e giovane ereditiera, per farle da balia e sostenere lui dall'interno non appena si paleserà per corteggiarla e, infine, chiederla in sposa: mettendo le mani sul suo inestimabile patrimonio e liberandosi, poi, di lei facendola passare per pazza e sbattendola in manicomio. Dopo la parentesi (ottima) americana di “Stoker”, dunque, Park ritorna nel suo paese di origine – quella Corea del Sud che è anche patria di Bong – e lo fa adattando il romanzo Ladra della scrittrice inglese Sarah Waters: un’opportunità che gli consente di mettere insieme gran parte – se non tutte – delle caratteristiche che contraddistinguono il suo cinema e realizzare una pellicola affascinante, esteticamente ineccepibile, ma anche assai coinvolgente per via dei numerosi ribaltamenti e colpi di scena.

Mademoiselle Park Chan-wookDiviso in tre capitoli, infatti, in “Mademoiselle” nulla va mai dato per scontato.
Inizialmente pensiamo che il punto di vista dal quale apprendere la vicenda sia solo quello della (finta) ancella reclutata e proclamata serpe, ma poi, quando il mistero si infittisce e si fa più torbido, capiamo che le carte in tavola sono decisamente maggiori di quelle che avevamo contato e che senza la seconda campana, legata alla versione dell’ereditiera, probabilmente, non sarebbe stato possibile arrivare a quella terza (di campana) che serve a mettere a posto il disordine (o a confondere l’ordine, fate voi) e a convergere in direzione di coerenze etiche e rivalse necessarie. Perché nonostante si tirino in ballo gli inganni, il potere (maschile e femminile), la violenza e il sesso (esplicito, lesbo e sadomaso), quello di Park resta un film che punta dritto verso l’amore, il sentimento; che della distanza tra classi ne parla con qualche citazione o dialogo, ma non entra mai nell'esame scientifico della tematica, tanto è preso a stare attaccato alle inclinazioni, pulsioni e deviazioni dei suoi protagonisti.

Nessuno stravolgimento alla sua filmografia, quindi, per il regista; nessuna aggiunta di tasselli ulteriori o atipici, eppure questo suo tornare agli antipodi e riaccarezzare – con veemenza, pure – certi contenuti non ha minimamente il suono di qualcosa di antiquato. Sarà puro intrattenimento e basta, magari, ma condito come meglio, francamente, non si potrebbe chiedere.

Trailer:

Joker - Trailer Finale Ufficiale Italiano

Joker Phoenix

Trailer finale ufficiale italiano per il "Joker" diretto da Todd Philips, il film - in concorso alla 76° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia - con Joaquin Phoenix, Robert De Niro, Zazie Beetz, Frances Conroy, dal 3 Ottobre al cinema.

Trailer Finale Ufficiale Italiano:


Sinossi (Ufficiale):
"Joker" del regista Todd Phillips è incentrato sulla figura dell'iconico villain, ed è uno standalone originale, diverso da qualsiasi altro film apparso sul grande schermo fino ad ora. L'esplorazione di Phillips su Arthur Fleck, interpretato in modo indimenticabile da Joaquin Phoenix, è quella di un uomo che lotta per trovare la sua strada in una società fratturata come Gotham. Durante il giorno lavora come pagliaccio, di notte si sforza di essere un comico di cabaret... ma scopre che lo zimbello sembra essere proprio lui. Intrappolato in un'esistenza ciclica sempre in bilico tra apatia e crudeltà, Arthur prenderà una decisione sbagliata che provocherà una reazione a catena di eventi, utili alla cruda analisi di questo personaggio.

[HOME VIDEO] Shazam! - Il Simpatico Supereroe Arriva A Casa Vostra

Shazam! Film

Se lo aspettavano in pochissimi, forse nessuno, e invece “Shazam!” è stato un raggio di sole piuttosto tiepido, giunto nel momento più cruciale e buio del progetto DC Comics, avviato da Warner Bros.
Disponibile da oggi in formato blu-ray (anche steelbook), 4K Ultra HD, dvd e streaming legale, il film diretto da David Sandberg, con protagonista Zachary Levi, è riuscito infatti a vincere la sua scommessa puntando dritto su una strada diversa, alternativa: che abbraccia la leggerezza e il divertimento, portando a casa una commedia per famiglie dal gusto irresistibile.

Ad aiutarlo in questa "impresa" un supereroe fuori dal comune, immaturo: e questo perché, svestito della sua calzamaglia, altri non è che un adolescente senza genitori, adottato dall'ennesima famiglia (allargata) e convinto che anche questa, prima o poi, lo riconsegnerà indietro, delusa dal suo carattere (disubbidiente). Un controsenso se pensiamo che il mago che lo ha scelto, e gli ha concesso l'eredità dei poteri magici che lo fanno trasformare - attivabili dalla parola d’ordine Shazam! -  lo ha fatto perché ha intravisto in lui la purezza di cuore necessaria a contrastare le forze del male dominate dal pericolosissimo Dott. Thaddeus.

Porta una ventata di freschezza all'interno del genere, allora, “Shazam!”, con un Levi capace di aderire egregiamente al ruolo conferitogli e un Sandberg che riesce a tenere sotto controllo la situazione, scivolando raramente in qualche sbavatura. I toni della pellicola sono quelli giusti, le battute e le gag funzionano a meraviglia e la parata finale – scontata – contro il guastafeste di turno, per quanto simile e prevedibile agli standard, non basta a spazzare via i tanti fulmini che accendono lo spasso.

Shazam! Home Video

Il Blu-Ray UltraHD 4K, in versione italiana, prevede le seguenti specifiche tecniche:
Dischi: 2
Formato Video: Ultra HD 4K Dolby Vision
Tracce Audio: 5.1 Dolby Digital: Italiano, Inglese, Francese, Spagnolo, Polacco, Turco - Dolby TrueHD Atmos: Inglese
Sottotitoli: Italiano Non Udenti, Inglese Non Udenti, Spagnolo, Polacco, Norvegese, Svedese, Coreano, Turco, Francese, Finlandese, Danese, Cinese, Cantonese
Contenuti Speciali: Un Fumetto In Movimento Esclusivo: Superhero Hooky; Inizio E Finale Alternativi; Scene Eliminate; Le Gag; Video Delle Audizioni; Sul Set con Zachary Levi; La Storia di Shazam!
Durata: 131 minuti
Confezione: Slipcover
Produttore: Warner
Distributore Home Video: Warner Home Video
Data di Uscita: 28 Agosto 2019

venerdì 23 agosto 2019

Il Re Leone - La Recensione

Il Re Leone Poster
Qualche settimana fa, navigando in rete, mi sono imbattuto in un post che aggiustava i musi dei personaggi di questo nuovo “Il Re Leone”, rendendole espressive quasi quanto quelle del vecchio cartone animato. Non avevo ancora avuto modo di vedere il film, per cui intuivo il motivo per cui lo facesse, ma non sapevo ancora se essere d’accordo a riguardo.
Ora, però, il film l’ho visto e il suddetto suggerimento non mi appare poi così sbagliato.

In molti potranno dire di no, che non è così, che la Disney è riuscita a realizzare un live-action (che poi live-action non è, vista la totale assenza di attori in carne e ossa) tecnicamente perfetto, impressionante; che sembra di trovarsi davanti a un documentario di National Geographic Channel, per quanto gli animali appaiano reali, e che enfatizzando la loro mimica questo effetto sarebbe andato irreparabilmente perduto. Vero, anzi, verissimo, se non fosse che nella realtà gli animali non parlano e non cantano, per cui dal momento in cui sei costretto a farli parlare e cantare per incontrare le esigenze della storia, tanto vale fare un passetto in più e rinunciare all'effetto autenticità. Insomma, pretendere di avere la botte piena e la moglie ubriaca è tecnicamente impossibile, per cui il rischio, in questi casi, è quello di ritrovarsi con la botte quasi piena e la moglie quasi ubriaca: non proprio il massimo, diciamo. Infatti, se a livello visivo questa riproposizione del classico Disney del 1994 è a dir poco strabiliante, bisogna ammettere che a livello viscerale funziona decisamente meno. E se qualche brivido arriva – perché arriva, è arrivato anche a me in più di un’occasione – lo fa solamente a causa di un riverbero che ci riporta indietro a quando eravamo più piccoli e – probabilmente – consumavamo la videocassetta dell’originale guardandolo e riguardandolo senza sosta. Perché, ammettiamolo, nella maggior parte di queste rivisitazioni - e forse in questo caso ancora di più - si tende eccessivamente a voler campare di rendita: a sfruttare i ricordi, le emozioni e la malinconia del passato per creare uno spessore che, in sostanza, scrutato da vicino è sottilissimo.

Il Re Leone FilmTant'è che – come è accaduto recentemente pure in “Aladdin” – l’espediente diventa quello di ricalcare fedelmente le immagini del film d’animazione, rielaborandole dal vivo nella maniera più speculare possibile. Come se, appunto, fosse basilare, vitale, tornare a solleticare determinate reminiscenze per avere accesso a un canale emotivo che altrimenti potrebbe non accendersi proprio, oppure farlo, ma con intensità minore. Poi, certo, va riconosciuto che rispetto proprio ad “Aladdin”, in questo “Il Re Leone” esiste un fattore JF, ovvero Jon Favreau: che, rispetto a un nome come Guy Ritche, non ti trascina in sala con delle promesse visive da mantenere, lo sai che come regista è abile nel portare a casa il prodotto con meno sbavature possibili e difficilmente riesce a mancare tale obiettivo (che, non a caso, centra benissimo). Un altro fattore, poi, è quello di Edoardo Leo e Stefano Fresi, due Timon e Pumba inaspettati: ricchi di alchimia, verve, frizzantezza, in un doppiaggio peraltro – salvando anche Massimo Popolizio – piuttosto rivedibile e che evidentemente – specie per Simba – deve aver dato priorità alla bravura vocale, perdendo qualcosa in recitazione.

Ma che creatura è, allora, questo nuovo “Il Re Leone”?
Bè, esteticamente è una creatura sbalorditiva, portentosa, incredibile. Peccato, tuttavia, sia altresì fredda, asettica, ambigua. Una pellicola che si vede e che si lascia vedere, ma che deve tutto – deve troppo – alla versione che l’ha preceduta e con la quale – secondo chi scrive – avrebbe dovuto creare un rapporto di co-esistenza e non di subordinazione.

Trailer:

Tutto Il Mio Folle Amore - Trailer Ufficiale

Tutto Il Mio Folle Amore Salvatores

Disponibile il trailer ufficiale di “Tutto Il Mio Folle Amore”, il nuovo film di Gabriele Salvatores - liberamente tratto dal romanzo di Fulvio ErvasSe Ti Abbraccio Non Aver Paura” e in anteprima Fuori Concorso al Festival di Venezia - con Claudio Santamaria, Valeria Golino, Diego Abatantuono e per la prima volta sullo schermo Giulio Pranno, al cinema dal 24 ottobre.

Trailer Ufficiale:

Sinossi (Ufficiale):
Sono passati sedici anni dal giorno in cui Vincent è nato e non sono stati sedici anni facili per nessuno. Né per Vincent, immerso in un mondo tutto suo, né per sua madre Elena e per il suo compagno Mario, che lo ha adottato.
Willi, che voleva fare il cantante, senza orario e senza bandiera, è il padre naturale del ragazzo e una sera qualsiasi trova finalmente il coraggio di andare a conoscere quel figlio che non ha mai visto e scopre che non è proprio come se lo immaginava. Non sa, non può sapere, che quel piccolo gesto di responsabilità è solo l’inizio di una grande avventura, che porterà padre e figlio ad avvicinarsi, conoscersi, volersi bene durante un viaggio lungo le strade deserte dei Balcani in cui avranno modo di scoprirsi a vicenda, fuori dagli schemi, in maniera istintiva. E anche Elena e Mario, che si sono messi all’inseguimento del figlio, riusciranno a dirsi quello che, forse, non si erano mai detti.
“Ora capisco cosa cercavi di dirmi e quanto soffrivi sapendo di avere ragione. Ma avrei potuto dirti, Vincent, che questo mondo non è adatto a uno così bello come te”.

Vincent - Don Mc Lean

giovedì 22 agosto 2019

Blinded By The Light: Travolto Dalla Musica - La Recensione

Blinded By The Light Film
Esplorando la filmografia della regista e sceneggiatrice britannica Gurinder Chadha, salta subito all'occhio quanto le sue origini indiane – e probabilmente la sua formazione – l’abbiano influenzata e portata a raccontare storie che orbitassero sempre intorno alla sua cultura di origine e alle difficoltà che questa può generare se si è (o si vuole essere) cittadini del mondo, o più semplicemente ci si vuole integrare in un altro paese. Ne era stato grande archetipo il suo più grande successo commerciale: quel “Sognando Beckham” di molti anni fa che ora rischia - con l'arrivo di quest'ultimo lavoro - di dover cedere lo scettro a una celebrità e ad un mito decisamente superiori.

Poteva chiamarsi “Sognando Springsteen” – e, sinceramente, vista la fantasia di chi traduce i titoli nel nostro paese, ci saremmo stupiti il giusto – ma per fortuna, ”Blinded By The Light: Travolto Dalla Musica”, è riuscito a mantenere il suo titolo originale (il sottotitolo è il male minore). Gli estremi c’erano, però, perché anche qui il protagonista – il pakistano Javed – trova la forza di ribellarsi e di smarcarsi dai meccanismi e dai nodi della cultura pakistana - fortemente patriarcale, introversa e antiquata - non appena entra in (fortuito) contatto con la musica e le parole del Boss: che sembra leggerlo dentro, capirlo e spingerlo verso quei sogni e quel futuro da scrittore (e da scrivere) che prima gli sembravano illusori e irraggiungibili. Un coming-of-age a tutti gli effetti, insomma, liberamente tratto dal romanzo Greetings From Bury Park di Sarfraz Manzoor – che mi confermano essere assai più articolato e quindi molto rivisitato – e costruito attorno ai pezzi più rappresentativi di Springsteen che, molto spesso, oltre che accompagnare, vengono rimarcati sullo schermo da stralci di testo utili ad accentuarne la forza: diventando parte integrante della trama, delle motivazioni e dell’evoluzione di Javed.
Una scelta stilistica e artistica che farà indubbiamente felici i fan della Star, ma che non basta a sostenere pienamente l’economia della narrazione.

Blinded By The Light SpringsteenC’è un pizzico di confusione, infatti, nel copione di “Blinded By The Light: Travolto Dalla Musica”: personaggi battezzati come importanti che entrano, spariscono, poi rientrano e poi spariscono ancora dalla scena; quella voglia di mantenere toni leggeri e piacevoli, ma allo stesso tempo non sorvolare su alcuni eventi (rilevanti) del libro, affrontati quindi in maniera troppo superficiale e frettolosa e, infine, l’energia esplosiva emanata da un’artista come Springsteen che non si vede l’ora di far deflagrare, perché in grado di mandare al diavolo ogni (consapevole, forse) ingolfata, esitazione o negligenza e tornare a far vibrare gli animi. Ed è proprio a questo prodigio che Chadha si aggrappa, dopo le pause nelle quali mette in risalto l’ottusità di un muro culturale che non ci sta a cadere o ad ammorbidirsi (ma tanto lo sapevamo), oppure quando si serve della Storia, ricordando gli episodi di fascismo foraggiati dal governo Thatcher (che a noi ci ricordano il presente), il suo rifugio, l’interruttore valido a ridare la scossa e a riportare stimoli, passione e risate è imprescindibilmente quello del Boss.

La forza dei suoi pezzi, l’ispirazione che le sue parole riescono a dare a Javed è un po’ quella che influisce anche su noi spettatori: che alla fine con la pellicola riusciamo a empatizzare lo stesso, a scendere a patti (passando sopra anche a eccessiva retorica e buonismo), commuovendoci, addirittura, per un discorso meraviglioso volto a rileggere il significato della canzone che dà il titolo al film. Basta chiusure, bisogna aprire dei ponti. Quelli che Javed, lungo un cammino che non può arrestarsi, promette di tendere – ricambiato – alla sua famiglia e alle sue origini e quelli che noi esseri umani, in questo momento storico, magari, dovremmo pensare di tendere nuovamente verso il prossimo.
Questo, perlomeno, parafrasando lo Springsteen pensiero.

Trailer:

martedì 20 agosto 2019

Rambo: Last Blood - Nuovo Trailer Ufficiale

Rambo: Last Blood Stallone

Nuovo trailer ufficiale italiano di "Rambo: Last Blood", il film diretto da Adrian Grunberg che vede il ritorno di Sylvester Stallone nei panni di John Rambo: veterano di guerra del Vietnam ed ex soldato delle forze speciali dell’esercito americano. Con lui, nel cast, anche Adriana Barrazza, Paz Vega, Sergio Peris-Mencheta, Joaquin Cosio e Oscar Jaenada. L'uscita in sala è fissata per il prossimo 26 settembre.

Nuovo Trailer Ufficiale Italiano:


Sinossi (Ufficiale):
John Rambo, veterano del Vietnam, torna finalmente a casa. Ma dopo esser tornato nel ranch di famiglia in Arizona, Rambo si troverà ad affrontare i membri di un temibile cartello messicano implicato in un commercio sessuale di ragazze dell'Est.

lunedì 19 agosto 2019

Parasite - La Recensione

Parasite Film
La crisi, la precarietà, il futuro incerto.
Sono tematiche diventate universali; che puoi spostarti o migrare dove ti pare e piace, ma non esiste luogo in cui puoi mettertele davvero alle spalle. Il dislivello tra classi è aumentato – e continua ad aumentare - considerevolmente e le conseguenze in una società che non fa nulla per invertire la tendenza possono portare, a lungo andare, a preoccupanti punti di rottura.

Come succede nel “Parasite” di Bong Joon-ho, dove una famiglia caduta nel lastrico più totale prova a rialzarsi a colpi di sotterfugi e inganni facendosi assumere a turno - e nascondendo la parentela - da un’altra famiglia più ricca, alla ricerca inizialmente solo di un tutor di inglese adeguato alla formazione universitaria della figlia maggiore. Da una piccola opportunità nasce quindi un piano divertente, quanto complesso, spietato e pericoloso, con il quale fratello, sorella, padre e madre riescono a mettere una bella pezza alla scarsità di risorse economiche che li affliggeva, approfittando della semplicità e dell’ingenuità di una giovane coppia, facilmente raggirabile e troppo, decisamente troppo attenta alle apparenze – come spesso accade quando di mezzo c’è uno status da difendere. Parassiti, come dice il titolo, sebbene dipenda sempre da che punto di vista si voglia vedere la faccenda: perché se è vero che da una parte c’è chi si aggrappa ferocemente – e scorrettissimamente - alla ricchezza altrui per sbarcare il lunario, dall’altra c’è chi fa lo stesso – in generale - sfruttando la mano d’opera e la fatica di altri per pura pigrizia e vanità, spesso – anche se non è questo il caso – sottopagando, o non pagando proprio: e permettendosi di umiliare in privato (o in pubblico) e a più livelli, magari, chi, per motivi diversi o semplicemente per sfortuna, non ha potuto godere dei loro stessi privilegi o lussi.

Parasite CannesMa nonostante la pellicola di Bong Joon-ho porti ad attivare certi discorsi, non è su quelli che in realtà intende soffermarsi. Il regista sud-coreano, infatti, è maggiormente attento a delineare i suoi personaggi, le loro emozioni, costruendo una storia che monta gradualmente coinvolgimento e suspense, passando dalla commedia di partenza al thriller, al mistery, fino a raggiungere e ad abbracciare quel dramma fasciato sottopelle. Un crescendo di sussulti che incolla letteralmente alla poltrona, che con un colpo di scena dopo l’altro sprigiona nel nostro corpo una sorta di adrenalina visiva dalla quale è impossibile restare immuni, soprattutto per via di una capacità di fare Cinema, e di creare Cinema, che sicuramente non è da tutti, anzi.
Perché ci sono sequenze – come quella in cui troviamo In Ginocchio Da Te di Gianni Morandi in sottofondo – in “Parasite” che ti rimangono stampante in testa e a cui non puoi smettere di pensare; sequenze contornate da inquadrature maestose, accompagnate da movimenti di macchina perfetti, e che contribuiscono a lanciare il film verso vette altissime che generano vertigini e ne suggeriscono la straordinarietà.

Prima ancora di emettere (personale) verdetto sul naufragio economico e sociale della Corea del Sud – ma non solo - Bong Joon-ho riesce, quindi, a erigere (e a scrivere) un’opera enorme, imponente, magnetizzante. Torna a parlare di lotte di classe, di guerre tra poveri (come fece nell'ottimo “Snowpiercer”), ma con un carico di brillantezza e di tiro che gli permettono di realizzare uno dei suoi lavori migliori in assoluto.
Complice pure un finale romantico, e per certi versi toccante, che sa tanto di non avverabile e, forse, di politicamente scorretto.

Trailer:

venerdì 9 agosto 2019

Attacco Al Potere 3 - Final Trailer Ufficiale Italiano

Attacco Al Potere 3 Butler

Final trailer italiano ufficiale per "Attacco Al Potere 3", il film diretto da Ric Roman Waugh con Gerard Butler, Morgan Freeman, Nick Nolte, Jada Pinkett Smith, Lance Reddick, Danny Huston, Piper Perabo e Tim Blake Nelson, dal 28 agosto al cinema.

Final Trailer Ufficiale Italiano:


Sinossi (Ufficiale):
Dopo una vorticosa fuga, Mike Banning è ricercato dalla sua stessa agenzia e dall'FBI, mentre cerca di trovare i responsabili che minacciano la vita del Presidente. Nel disperato tentativo di scoprire la verità, Banning si rivolgerà a improbabili alleati per dimostrare la propria innocenza e per tenere la sua famiglia e l’intero Paese e fuori pericolo.

lunedì 5 agosto 2019

C’Era Una Volta A…Hollywood - La Recensione

C’Era Una Volta A Hollywood Tarantino
Ve lo ricordate il fottuto campo da gioco?

Quello sul quale Vincent Vega e Jules, in “Pulp Fiction”, pesavano se la reazione – eventuale – di Marsellus Wallace nei confronti di uno scagnozzo che aveva osato massaggiare i piedi di sua moglie fosse stata onesta o eccessiva?
Bè ecco, parlando di “C’Era Una Volta A…Hollywood”, forse, sarebbe il caso di richiamarlo in causa.

Perché – per dirla come la direbbero i protagonisti di quel (suo) film – in questo caso ci troviamo in un campo da gioco fottutamente diverso da quelli calpestati finora nella filmografia tarantiniana. Non è un mistero che nella sua lunga – o corta, dipende da come preferiate leggerla – carriera Quentin Tarantino è cambiato molto: ha assaporato generi, sperimentato tecniche, sfidato il suo genio alzando sempre l’asticella, con la curiosità di intercettare dove – e se ci – fosse il suo tetto massimo e il suo limite. Un limite che – secondo chi scrive e che lo adora – non è mai riuscito ad inquadrare, a guardare negli occhi: sfornando ogni volta pellicole strabilianti, gargantuesche dal punto di vista tecnico e sorprendentemente mature da quello narrativo. Tutti, però, abbiamo dei limiti e più ne siamo ossessionati; più non vediamo l’ora di sapere quali sono, maggiore è il rischio che prima o poi questi ci si palesino davanti. Cosa che finalmente a Tarantino – a forza di scavare - è successa.
Era arrivato il momento, infatti, che tutto quell’amore per il Cinema che Quentin ci aveva mostrato, regalato e decantato in questi anni trovasse il modo di venire celebrato; che quella passione che lo contraddistingue e che ne ha contraddistinto la formazione artistica trovasse la via per una dedica vera e propria, per un attestato di riconoscenza, un testamento. Quella via si chiama “C’Era Una Volta A…Hollywood” e ha portato il suo regista a fare i conti con un’emotività inedita, straripante e percepibile che, inevitabilmente, deve aver offuscato – in forma volontaria o meno – un pizzico la sua lucidità.

C’Era Una Volta A Hollywood Brad PittParte con il voler raccontare il declino di una star negli ultimi giorni di una Hollywood - quella del 1969 - grandiosa e che non tornerà mai più, allora, la pellicola, sebbene a un certo punto sembri cambiare idea, attirata dall'aria di cambiamento, dai profumi dei set, dalle strade di Los Angeles, le sue insegne ed i suoi cinema. Un po’ come se l’anima di Tarantino fosse combattuta, titubante, spinta dal suo estro da un lato e dai ricordi della sua infanzia e un pizzico di malinconia dall’altro. Due strade che – colpendo sia il cerchio, sia la botte – il regista cerca poi di percorrere insieme, a corrente alternata, forte di una chiusura che, comunque, le andrà ad armonizzare e ad incastrare, sposandole. Un processo che funziona con qualche riserva, tuttavia, che in alcune occasioni rischia di ingolfarsi, di risultare compassato, creando una sorta di ritmo sincopato assolutamente insolito e inaspettato. A venirne fuori, quindi, è un’opera meno tarantiniana se esaminata nel senso pulp del termine – passatemi il concetto - e tarantiniana all'ennesima potenza, invece, se considerato quanto di personale e intimo sia stato inserito, specie in alcune sequenze, attingendo meticolosamente dalla memoria del suo autore.

Un film minore, dunque?

No, semplicemente un film diverso; un campo da gioco distinto. Per certi aspetti un regalo da parte di Tarantino, che condivide emozionato con noi spettatori un pezzo puro di sé stesso e un dispiacere che, forse, da qualche parte, fa rima pure con la fragilità mostrata dall’attore al tramonto Rick Dalton - interpretato da uno straordinario Leonardo DiCaprio a rischio Oscar – nel corso della discesa che lo vede passare dall’eroe che era, a trampolino di lancio – o punch ball – per le nuove leve.
Una generosità nuova, disarmante, insomma, accompagnata dalla dolcezza del personaggio di Margot Robbie e controbilanciata da un fichissimo Brad Pitt a cui è affidato il compito di rompere le righe e riaccendere puntuale la miccia di quello spettacolo irresistibile che, seppur diluito, non smette di timbrare il cartellino e lasciare il segno (chiudendo anche una trilogia Storica).

Trailer: