The Only Living Pickpocket in New York - La Recensione


Quanto è difficile la vita da borseggiatore? Non in generale, è. Intendo di questi tempi, quelli in cui la gente paga col POS e nei portafogli i contanti scarseggiano. Dove gli orologi sembrano scomparsi, oppure hanno perso valore perché ormai l'orario te lo segna qualsiasi cosa, persino i forni a microonde. E allora, quando riesci a fare un piccolo colpo, la maggior parte di quello che ti ritrovi tra le mani non ha alcun valore (per te), è da buttare via, è tempo sprecato. 

Uno scenario con cui sta facendo i conti l'Harry di uno straordinario John Turturro che, nonostante tutto, non molla e continua ad arrabattarsi collezionando delusioni e misere ricompense. Lo vediamo mentre si sbatte quotidianamente nella metro e lungo le strade di New York alla ricerca della preda perfetta, del soggetto ideale, salvo poi recarsi dal suo ricettatore di fiducia e scoprire che quello che ha rimediato è tutto fumo e niente arrosto. Non abbastanza, almeno, per provvedere a sé stesso e alle cure di una moglie in stato vegetale a cui resta amorevolmente accanto, preoccupandosi di cambiarle il catetere e di farla sorridere - platonicamente - ballando nella stanza e raccontandole la sua (finta) giornata. Una sera, però, riesce a fregare portafogli e borsa a un figlio di papà arrogante e antipatico, ritrovandosi con in mano una quantità assurda di banconote. Colpo di fortuna niente male, direbbe qualcuno, se non fosse che dalla borsa non spunta fuori una pistola e tra gli effetti personali una chiavetta USB tanto inutile per lui, ma fondamentale per il proprietario che l’ha perduta. Roba pericolosa, insomma, da non sottovalutare, ma Harry questo non lo sa, non può saperlo, e lo stesso vale per gli amici a cui si rivolge, provando a capire se da ciò che ha rimediato può ricavare dell’altro.
In realtà, ciò che sta per ricevere sono guai. Guai molto seri. 

Ci sono due mondi che si incontrano e si scontrano, infatti, dentro "The Only Living Pickpocket in New York", due mondi che non sono in grado di comunicare tra loro e che, quando ci provano, ci riescono a fatica, creando contrasti pericolosi e difficilmente sanabili. L'analogico e il tecnologico, il povero e il ricco (di famiglia), il vecchio e il nuovo (che avanza). C'è tutto questo dentro le peripezie che portano Harry a dover rincorrere una chiavetta USB in lungo e in largo per la città, senza sapere di preciso il motivo, ma consapevole che se fallisce a pagarne le spese sarà sua moglie. E questo perché lui fa parte di quella generazione che non si rende conto di dove siamo arrivati, quella generazione che sta scomparendo, che non ha saputo (voluto?) adattarsi al cambiamento, ritrovandosi con un’obsolescenza programmata che adesso la costringe a farsi da parte per lasciare spazio al futuro. Un futuro che secondo Noah Segan – sceneggiatore e regista del film – appartiene a quei giovani – spesso arroganti e maleducati – che coi portatili e coi tablet (e con gli smartphone e gli smartwatch) riescono a interagire, a fare magie, a discapito di quella fetta più matura, e magari pure più intelligente e sveglia, che tuttavia non saprebbe da dove cominciare, come inserirsi. 

Il tempo dei ladri (gentiluomini) come Harry è giunto al capolinea (come quello di numerosi mestieri più onesti), in sostanza, una notizia che lui già sospettava, ma che all’improvviso gli arriva dritta dentro casa, pronta a riscuotere il conto. Ed è un conto salato, il suo, che lo costringe ad accelerare la risoluzione di pratiche (personali, intime) che, forse, avrebbero richiesto maggior sforzo e maggior tempo, e che lui gestisce come è solito fare, ovvero improvvisando e sperando che un paio di scuse bastino a risanare. E laddove ciò non funzionasse, c’è sempre l’asso nella manica, quello che "The Only Living Pickpocket in New York" si gioca un po’ per attendibilità, un po’ perché vuol troppo bene al suo personaggio. Che non sarà una cima coi computer, ma in astuzia e destrezza sa il fatto suo più di qualsiasi genietto multi-miliardario sbucato fuori dal nulla per pestargli i piedi.

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