IL SITO DEDICATO AL CINEMA IDEATO, SCRITTO E DIRETTO DA GIORDANO CAPUTO

venerdì 1 dicembre 2017

Smetto Quando Voglio: Ad Honorem - La Recensione

Smetto Quando Voglio: Ad Honorem Edoardo Leo
Lo avevamo percepito al termine di “Smetto Quando Voglio: Masterclass” che i due sequel di “Smetto Quando Voglio”, molto probabilmente, erano inscindibili. Da quella sensazione d’incompiutezza legata, più che a una storia da terminare, ad alcuni conti che non tornavano proprio del tutto: tipo se ci trovassimo di fronte a un'equazione chimica spaccata in due per praticità, o per via di una lavagna troppo striminzita, ma palesemente partorita dal suo creatore - e quindi risolvibile - per essere corpo unico, intero e poco funzionale se distaccato (non a caso i due film sono stati girati in contemporanea).

Equazione che all'improvviso "Smetto Quando Voglio: Ad Honorem" rende chiara e risolvibile in un battibaleno, giusto il tempo di riprendere il filo del discorso e continuare, appunto, ciò che un anno fa era rimasto in sospeso. Più che di un finale pertanto stiamo parlando della seconda metà di una mela che, ricongiunta, torna a riacquistare velocemente tutto il sapore e tutto il gusto in precedenza smorzato o comunque disperso. Perché preso come monolite, il sequel diretto da Sydney Sibilia, torna subito competitivo e all’altezza (un pelo sotto, magari) dell’originale, con una trama densa e ben costruita - a cui si perdonano alcune superficialità di chiusura - a fare da scheletro, palesi riferimenti a serie tv e blockbuster americani da scovare e quella buona dose d’umorismo dettata da un cast assortito e (ancora) in grande spolvero (è facile accorgersi di quanto si divertano loro per primi) a cui difficilmente si riesce a resistere. Un’operazione folle, a livello cinematografico italiano, che poteva avere successo e adempimento solo se gestita e portata avanti da una banda altrettanto folle, simile, se non spiccicata forse, a quella assemblata e innescata dal Pietro Zinni di Edoardo Leo: con la sola differenza che come risultato finale non si è arrivati alla realizzazione di una nuova droga da poter vendere legalmente, bensì a un precedente positivo che nel nostro paese rappresenta, ora (speriamo), un punto d’inizio da cui ripartire.

Smetto Quando Voglio: Ad Honorem SibiliaPensare in grande, a lungo termine, senza nessun complesso d'inferiorità verso le industrie oggettivamente più organizzate: scherzando e ridendo “Smetto Quando Voglio” ha fatto capire che ha bisogno di questo il nostro cinema per rialzare la testa, e che non ci manca assolutamente niente per poterlo fare. Come i ricercatori di cui racconta le gesta, che fanno di necessità virtù a più riprese, anche Sibilia & Co. in questi anni sono riusciti a riunirsi intorno a un tavolino tirando fuori una strategia capace di rivoluzionare la loro vita, in primis, ma anche di abbattere diversi muri relativi all'industria filmica nostrana che ormai a stento potranno essere rialzati o ricostruiti. Un miracolo che, da solo, basterebbe a conceder loro tanto di cappello, ma probabilmente è altrettanto vero che nulla di ciò sarebbe stato plausibile se il progetto globale non avesse portato con sé anche una sostanza per nulla indifferente di contenuti: rinnegando con veemenza la commedia italiana recente - confezionata e trita - per (ri)abbracciare quel modello considerato, una volta, tradizionale, seppur corretto però da qualche leggera, ma legittima contaminazione.

Lo scombussolamento che Pietro Zinni e la sua banda, allora, hanno creato nella finzione in questa Roma dai colori saturati al massimo e simbolo di un'Italia in crisi che cerca di sbarcare il lunario come meglio gli viene, lo ha fatto di rimbalzo anche un franchise che, in principio, avrebbe dovuto affacciarsi in punta di piedi, un franchise che con la stessa casualità dei suoi protagonisti si è trovato poi a dover gestire una situazione più grande di lui, non perdendosi mai d'animo e scorgendo sempre e in ogni situazione il modo per sfangarla a dovere.
Vincendo la sua scommessa contro ogni pronostico che - decontestualizzando anche una battuta del film - lo vedeva se non perdente, al massimo pareggiante.

Trailer:

0 commenti:

Posta un commento