Dov'è La Fiesta? - La Recensione


Quando ho sentito Francesco Carril parlare in perfetto italiano, sporcato con accento toscano, sono rimasto di sasso. Per me era - ed è - l'Óscar di "Dieci Capodanni" quella serie capolavoro - di Rodrigo Sorogoyen - che, se non l'avete ancora, vista ma che diavolo ci fate ancora qui a leggere davanti a uno schermo (la trovate su Rai Play). Sta di fatto che l'interrogativo mi ha ronzato in testa per ore, tant'è che poi ho deciso di approfondire e ho scoperto che - non era intelligenza artificiale, ma - sua madre è italiana, che a Madrid ha frequentato un liceo italo-spagnolo e che le estati, da bambino, le passava in Toscana. Insomma, mistero risolto, come direbbe qualcuno. 
Ma c'è n'è un secondo.

Già, perché di fronte a "Dov'è La Fiesta?", i misteri diventano due - se anche voi contate quello di Carril - e l'altro è legato al fatto che quella co-scritta (insieme a Lisa Nur Sultan) e diretta da Niccolò Gentili è una commedia romantica irresistibile e divertentissima, di quelle che al cinema - e pure altrove - non si vedevano da un sacco di tempo. E se consideriamo che stiamo parlando di un prodotto italiano al 100%, allora è legittimo porsi una domanda che rischia addirittura di sconfinare nell'esistenziale: chi siamo noi? Che poi è la stessa domanda che Irene - una bravissima Linda Caridi - vuole fare a Leo - il sorprendente Carril - dopo tre mesi di frequentazione e con un capodanno ormai alle porte. Sollecitata dalla sua migliore amica che vorrebbe sapere se alla festa che stanno organizzando dovrà prenotarle una stanza singola, una doppia, oppure nulla. Problema che parallelamente vive anche Leo, aspirante attore, assillato dall'amico e co-inquilino - che poi è Gentili - che continua a proporgli feste in cui dovrebbero palesarsi attoroni del circoletto toscano, come Benigni e Pieraccioni: feste alle quali lui continua a non presenziare per correre dietro a questa ragazza con la quale sarebbe ora di capire se sia il caso di fare sul serio, o mandare tutto all'aria. Dilemma che, pur non mettendosi d'accordo, i due decidono di risolvere quella stessa sera, a cena. Se non fosse che appena fuori dal ristorante, nel bel mezzo del discorso, Leo si accorge che la sua Fiesta - due settimane di vita - è appena scomparsa dal parcheggio (pessimo), in cui proprio Irene gli aveva consigliato di metterla.

Comincia cosi una rincorsa infinita alla ricerca dell'auto perduta: tra improbabili agenti di polizia - e carabinieri - che speriamo non siano repliche fedeli di qualche pezzo originale, una burocrazia terribilmente pigra e una Roma che, in pratica, si fa sinonimo di imbottigliamento in mezzo al traffico. Gentili però è tutt'altro che statico, il suo film gode di un dinamismo eccellente, sguscia via come un agile motorino, barcamenandosi tra commedia (purissima) e romance, senza mai perdere neanche un minimo di brillantezza e di ritmo. Merito di una sceneggiatura di ferro, pienissima di battute e di situazioni fulminanti (gli stati emotivi e i timori dei millennials la fanno da padroni), accompagnate da idee di regia simpatiche e originali che ti fanno chiedere per quale motivo, se siamo in grado di fare questa roba, ci ostiniamo a promuovere mediocrità. Ma forse la risposta ce la da direttamente Gentili, nella scena in cui Irene - che di mestiere fa la sceneggiatrice - sta provando a scrivere una fiction con altri due colleghi, distratti e annoiati. Qui i riferimenti a "Boris" si sprecano - più avanti ci sarà pure un attacco diretto ai toscani - e il modo di fare, misto alle affermazioni dei due, fanno riflettere sul perché certi prodotti lascino, come dire, un po' troppo a desiderare.

Non questo, per fortuna, non "Dov'è La Fiesta" che, al contrario, è un colpo di fulmine immediato, capace di riuscire laddove, ultimamente, una caterva di film simili hanno fallito (e non solo italiani). Quella di Gentili, infatti, è una commedia romantica moderna, che non cerca mai inutili complicazioni e che guarda ai modelli di riferimento più classici con devozione e con astuzia, prendendo spunto, se serve, e aggiungendo quel pizzico di estro che contraddistingue e non guasta. Un risultato da applausi che, fossi in voi, correrei subito a (ri)vedere. Che sia a piedi, o in macchina.

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