Perlifica, dice Caparezza, in una delle canzoni contenute all'interno del suo magnifico "Orbit Orbit". Un album nato proprio a seguito della realizzazione del suo primo fumetto, nato a sua volta dall'esigenza di una rinascita dovuta a un momento di dolore profondissimo, nel quale l'artista si interrogava su come e se proseguire la carriera da musicista, a seguito dei seri problemi di udito con cui da anni stava (e sta) lottando. E perlificare è un termine da lui coniato per sinterizzare quel processo che solitamente fanno le ostriche quando, per difendersi dalle impurità che penetrano nel loro guscio, reagiscono andandole a ricoprire di strati madreperlacei, determinanti per dare poi vita a quelle perle che tutti conosciamo.
Impreziosire il male, dunque, dare senso al dolore.
Un processo che chi ama l'arte e chi produce arte, almeno una volta nella vita deve aver sperimentato, specialmente in quei momenti bui dove spesso ci si trova di fronte a uno specchio a chiedersi se ciò che si sta facendo abbia o meno valore, importanza. Domande a cui non è sfuggito nemmeno il fumettista Tatsuki Fujimoto, dopo la strage avvenuta alla Kyoto Animation il 18 luglio 2019, quando un uomo appiccò un incendio, causando la morte di 36 persone. Evento tragico, drammatico, assorbito e convogliato (ed elaborato) nella realizzazione del manga Look Back che, qualche anno più tardi, in piena pandemia e con le sorti del mondo in bilico, si è rivelato strumento salvifico per la crisi di un altro (grande) artista: Hirokazu Kore'eda. Il progetto in live-action del suo "Look Back" sboccia in quel preciso istante, con il regista e sceneggiatore giapponese che, trovatosi tra le mani, e per puro caso (o destino, chissà?), quella storia, decide di leggerla e poi di utilizzarla come medicina e come spinta per ritrovare ispirazione e se stesso.
Un processo che chi ama l'arte e chi produce arte, almeno una volta nella vita deve aver sperimentato, specialmente in quei momenti bui dove spesso ci si trova di fronte a uno specchio a chiedersi se ciò che si sta facendo abbia o meno valore, importanza. Domande a cui non è sfuggito nemmeno il fumettista Tatsuki Fujimoto, dopo la strage avvenuta alla Kyoto Animation il 18 luglio 2019, quando un uomo appiccò un incendio, causando la morte di 36 persone. Evento tragico, drammatico, assorbito e convogliato (ed elaborato) nella realizzazione del manga Look Back che, qualche anno più tardi, in piena pandemia e con le sorti del mondo in bilico, si è rivelato strumento salvifico per la crisi di un altro (grande) artista: Hirokazu Kore'eda. Il progetto in live-action del suo "Look Back" sboccia in quel preciso istante, con il regista e sceneggiatore giapponese che, trovatosi tra le mani, e per puro caso (o destino, chissà?), quella storia, decide di leggerla e poi di utilizzarla come medicina e come spinta per ritrovare ispirazione e se stesso.
Un cerchio che si chiude, forse, oppure che si amplia, se pensiamo a quanto, negli ultimi anni, (il cinema di) Kore'eda abbia avuto a che fare con storie che ruotano attorno ai bambini e al loro sguardo verso il mondo (e sul mondo). Qui le protagoniste sono, infatti, due alunne delle elementari, Ayumu Fujino e Kyomoto, alle quali spetta il compito di dividersi le strisce da disegnare sul giornalino mensile della scuola. Ma mentre Fujino frequenta fisicamente l'istituto, ha un gruppo di amicizie e vive la sua fanciullezza come una bambina normale, Kyomoto è una hikikomori, quindi frequenta la scuola a distanza e non esce mai dalla sua cameretta, se non per disfarsi dei quaderni sui quali continua a disegnare per affinare il suo livello. Ciò mette Fujino in condizioni di doversi esercitare, di stare al passo, per non sfigurare di fronte ai suoi compagni di classe che notano la differenza tra lei e la sua "rivale". Ma la competizione dura pochissimo, perché non appena il loro insegnante riesce a farle incontrare, diventano immediatamente amiche per la pelle, partner artistiche, cominciando a lavorare per costruire insieme un futuro nell'editoria.
Chi lo ha letto, afferma che "Look Back" sia estremamente fedele all'opera originale.
Lo è nella scansione degli eventi, ma - pur non conoscendola personalmente - azzarderei a dire, guardando le immagini, anche nella composizione delle inquadrature, delle tinte, dei toni. Un approccio che spesso lascia stupefatti, di sasso, riportando alla mente riferimenti all'animazione (e ai film) di Miyazaki - citato come riferimento cruciale dalle protagoniste - che, stando al contesto, diventano quasi un obbligo, se non addirittura attesissimi. Kore'eda si fa trasportare dai colori, dai suoni, dalla dolcezza e da un entusiasmo puro e contagioso che è tipico di quell'età anagrafica in cui tutto (ci) appare più raggiungibile, alla portata, basta solo corrergli incontro. Una fame di vita rigenerata dall'arte, dalla potenza dell'amicizia, che rinforza identità e coraggio nei confronti di quel mondo che può spaventare e spesso intimidire. E Kore'eda è fenomenale nel restituire tali sentimenti, nel farci appassionare e scaldarci il cuore (con risate annesse), prima di gelarcelo in blocco attraverso un ribaltamento che, per quanto coerente, colpisce basso e in maniera inaspettata. Tuttavia, lo abbiamo detto, "Look Back" esiste per rispondere a un malessere, è una sorta di reazione, e riflessione sull'utilità dell'arte davanti al dolore, alla crudeltà (e all'insensatezza) della nostra esistenza. Per cui dai colori accesi e caldi della prima parte, può capitare di ritrovarsi rovesciati e sommersi dal nero del lutto, da una morte che arriva per levarci la terra sotto i piedi, mostrando un terzo atto intenso e struggente dove la magia, la fantasia e la maestria di narrazione si mescolano per generare pelle d'oca e commozione.
Lo è nella scansione degli eventi, ma - pur non conoscendola personalmente - azzarderei a dire, guardando le immagini, anche nella composizione delle inquadrature, delle tinte, dei toni. Un approccio che spesso lascia stupefatti, di sasso, riportando alla mente riferimenti all'animazione (e ai film) di Miyazaki - citato come riferimento cruciale dalle protagoniste - che, stando al contesto, diventano quasi un obbligo, se non addirittura attesissimi. Kore'eda si fa trasportare dai colori, dai suoni, dalla dolcezza e da un entusiasmo puro e contagioso che è tipico di quell'età anagrafica in cui tutto (ci) appare più raggiungibile, alla portata, basta solo corrergli incontro. Una fame di vita rigenerata dall'arte, dalla potenza dell'amicizia, che rinforza identità e coraggio nei confronti di quel mondo che può spaventare e spesso intimidire. E Kore'eda è fenomenale nel restituire tali sentimenti, nel farci appassionare e scaldarci il cuore (con risate annesse), prima di gelarcelo in blocco attraverso un ribaltamento che, per quanto coerente, colpisce basso e in maniera inaspettata. Tuttavia, lo abbiamo detto, "Look Back" esiste per rispondere a un malessere, è una sorta di reazione, e riflessione sull'utilità dell'arte davanti al dolore, alla crudeltà (e all'insensatezza) della nostra esistenza. Per cui dai colori accesi e caldi della prima parte, può capitare di ritrovarsi rovesciati e sommersi dal nero del lutto, da una morte che arriva per levarci la terra sotto i piedi, mostrando un terzo atto intenso e struggente dove la magia, la fantasia e la maestria di narrazione si mescolano per generare pelle d'oca e commozione.
In quello che, a conti fatti, è un coming-of-age poetico ed emozionante, capace di restare dentro per giorni e giorni, continuando a occupare un posto fisso nei pensieri della nostra testa. Merito di un direttore d'orchestra come Kore'eda che incanta e trascina su una montagna russa carica di emozioni, dalla quale è impossibile non lasciarsi coinvolgere e rimanere folgorati. Il suo è un inno alla vita, alla forza dirompente dell'arte, e lo è al netto delle sofferenze profonde che, purtroppo, non possono esser rimosse dal percorso (e forse ne fanno parte), non lasciandoci altra scelta se non quella di usare l'arma (bianca) dell'immaginazione (e della creatività) per assorbirle e perlificarle.
Trailer:

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