The Conjuring: Per Ordine Del Diavolo - La Recensione

The Conjuring 3 Poster
Cambia il regista, cambiano gli sceneggiatori e – chi lo avrebbe mai detto?! – cambia anche il risultato finale. La saga di “The Conjuring” passa dalle mani di James Wan a quelle di Michael Chaves e, in scrittura, da quelle di Chad e Carey W. Hayes a quelle di David Leslie Johnson-McGoldrick.
Un dettaglio invisibile – trascurabile – al grande pubblico, eppure determinante per stravolgere totalmente quello che, fino ad ora, era stato l’impatto di un franchise horror capace di mescolare con grande equilibrio intrattenimento e suggestione.

Il coinvolgimento, la capacità di mantenere credibile quel patto di partenza stipulato con lo spettatore – al quale veniva garantito che ciò a cui stava per assistere era una ricostruzione piuttosto fedele di un caso di demonologia e paranormale a cui avevano preso parte gli esperti in materia e coniugi Ed e Lorraine Warren – questa volta reggono praticamente poco e niente, viste e considerate le tante scelte – registiche – sconclusionate e improvvisate che portano questo terzo capitolo dalle parti dell’horror commerciale, dedito a fare numero e a riempire le programmazioni delle sale. Nulla di male, sia chiaro, se non fosse per la controtendenza con cui va a guastare le premesse impostate da Wan e indicativamente apprezzate da un certo tipo di pubblico, amante del genere. Chaves, in sostanza, eredita il timone senza preoccuparsi minimamente della strada tracciata, cambiando rotta, quindi, e piazzandosi su un tragitto che poi, alla fine, è quello che meglio conosce e che sa interpretare. Diminuiscono i jumpscare, allora, rimpiazzati da una serie di scene oniriche e allucinogene che, come una casa degli orrori del luna-park, permettono di andare a moltiplicare i momenti di suspense, così da non rischiare di far perdere mai l’attenzione allo spettatore. Un’arma a doppio taglio, però, che di sicuro infonde più ritmo alla pellicola, ma a scapito di una solidità che poteva, per esempio, arrivare da una trama più orientata all’investigazione e alla scoperta.

The Conjuring 3 Film
I riferimenti sono chiari e forti e principalmente – specie nel prologo – convergono tutti verso “L’Esorcista” di William Friedkin, un caposaldo se l’obiettivo è quello di occuparsi di demoni e possessioni. Il problema è che Chaves a un certo punto pare farsi prendere un po’ troppo la mano e allo stesso modo di ciò che sta manipolando, torce interamente la spina dorsale al suo racconto, frantumandogli stabilità e obbligandolo a vivere esclusivamente di occasioni: alcune riuscite e altre meno. Persino la fonte del male non è messa a fuoco: sappiamo chi è e perché agisce in quel modo, ma la connessione con le sue vittime (e con le nemesi) appare leggermente vaga, facilona e di conseguenza ai limiti dell’accettabile. Piccoli dettagli che sommati portano “The Conjuring: Per Ordine Del Diavolo” a perdere ogni legame con quelle che erano le sue radici, rimaste vincolate alla sola presenza di Vera Farmiga e Patrick Wilson che, a dirla tutta, danno l’impressione di avere più dubbi di noi in merito all’operazione.

Giungere alla risoluzione e alla liberazione dal male, perciò, diventa sollievo comune, e la consapevolezza di un cambio di marcia volto ad abbassare le ambizioni è, forse, la sensazione maggiore con cui si torna a casa.
Indifferenti o restii alle possibilità di un quarto episodio futuro.

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