[HOME VIDEO] Sedotta E Abbandonata - Il Capolavoro Di Pietro Germi Esce In 4K UltraHD


La sedicenne Agnese resta incinta di Peppino, il giovane fidanzato - e promesso sposo - di sua sorella Matilde. Quando il padre, Don Vincenzo Ascalone, lo scopre, va su tutte le furie, segregandola in una stanza e recandosi immediatamente a casa di Peppino per obbligarlo - tramite l'uso di maniere forti - a sposare la figlia. Il giovane, però, pur acconsentendo sul momento, spaventato a morte dalla situazione, confessa ai propri genitori di non volersi legare sentimentalmente a una donna che non ha saputo resistergli carnalmente, presentandosi all'altare non illibata. Siamo nell'Italia dei primi anni '60, precisamente in Sicilia, a Sciacca, in un piccolo paesino dove l'onore e il rispetto - e le chiacchiere e i pettegolezzi - detengono un'importanza cruciale. II delitto d'onore è ancora in essere, così come l'articolo 544, noto ai più come quello del matrimonio riparatore: perché permetteva a qualsiasi uomo responsabile di violenza sessuale o di rapimento a fine di libidine, di svincolarsi dalla pena, portando la vittima all'altare.

Un paese di mostri (potenziali), in pratica.
E, forse, non è casuale che molti, moltissimi, personaggi di "Sedotta E Abbandonata" somiglino davvero a dei mostri. Per quantità di sudore, per denti mancanti, per pettinature strambe. E persino chi, inizialmente, mostro non sembra, nel corso della storia, mostro ci diventa a causa del suo coinvolgimento all'interno di una farsa che fa ridere tantissimo, pur rappresentando una tragedia. Pietro Germi fotografa, allora, il paradosso di un paese ridicolo, superficiale, posizionandosi nel punto in cui l'iperbole che ha in testa riesca a raggiungere l'apice: del dramma, del grottesco, della risata. L'Agnese di Stefania Sandrelli è la vittima sacrificale - la donna continuamente usata dall'amante, dal padre, dalla famiglia intera - a cui è stato tolto, anzi peggio, a cui non è mai stata concessa la facoltà di poter decidere della sua vita (sebbene il suo carattere ribelle sia indomabile). I tempi erano quelli che erano, ovviamente, così come i padri e a Don Vincenzo - un Saro Urzi stratosferico, premiato come Miglior Attore al Festival di Cannes - era tranquillamente permesso di trattare le proprie figlie come fossero automobili in vendita al concessionario (e decidere il destino "criminale" del suo unico maschio). Un uomo pessimo, inetto, dai valori frivoli, eppure un personaggio meraviglioso, capace di architettare un piano di riscatto personale che non guarda in faccia a nessuno e che finisce per coinvolgere carabinieri, giudici, avvocati: e per provocare traumi ai suoi cari.

Attraverso di lui, timoniere indiscusso, Germi ci parla - come al solito - dell'Italia. Dei paradossi (ridicoli) che viveva e che vive ancora, se vogliamo, seppur sotto nuove forme e nuove dinamiche. Lo fa realizzando un film meraviglioso, immortale, che è irresistibile e atroce allo stesso tempo. Un film dalla sceneggiatura pazzesca - scritta da Germi con Age, Scarpelli e Luciano Vincenzoni - paragonabile a una bomba a orologeria per come cresce, si gonfia a dismisura e poi deflagra. E la notizia più sorprendente è che gli anni passati non sono riusciti a sfiorirlo di una virgola, aumentandone forse la portata in termini di perfezionismo e splendore.
Un titolo assolutamente da non perdere, ora disponibile anche in 4K UltraHD grazie a CG Entertainment.

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