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venerdì 15 novembre 2013

[In Concorso] Take Five - La Recensione

Un idraulico, un ricettatore, un fotografo, un pugile squalificato a vita e un gangster reduce dalla prigione si uniscono per mettere in atto un facile colpo in banca che dovrebbe fargli guadagnare milioni di euro e sistemare la loro esistenza. In teoria.

Parte da uno spunto consumato e sbiadito Guido Lombardi per realizzare la sua opera seconda, gira con accento stretto per le vie di Napoli, ormai teatro sempre più adatto a racconti amari con protagonisti boss, mafia e delinquenza, ma il suo però è un dramma dal retrogusto dolce, beffardo se vogliamo, che rimanda per alcune caratteristiche ad un cinema di cinquant'anni fa e per molte altre, viceversa, è assolutamente in linea con quello contemporaneo. Contro ogni previsione "Take Five" infatti sfrutta la sua stoffa di recupero per cucirsi addosso un abito tutto nuovo, rispettabilissimo, magari non fine ed elegante ma che indossato sa bene come farsi notare, attirando gli sguardi e soddisfacendo gli appetiti.

E' difficile voler male a una pellicola che non ha (ed evita di volere) presunzioni, che non sente assolutamente il bisogno di sensibilizzare individui ma solamente di intrattenere, suscitando spesso risate di gusto ma con loro anche riflessioni e sguardi sinceri. Separata assolutamente dai toni lugubri e disperati di “Gomorra”, per intenderci, la città partenopea inquadrata da Lombardi stringe l'occhio su di una criminalità meno organizzata e complessa di quella portata in scena da Garrone, è spicciola, ugualmente miserabile ma priva di preparazione e scaltrezza, motivo per il quale diventare vittima dei propri miraggi e delle disperazioni che spronano ad agire è una reazione supponibile e non spiazzante.
Sotto uno sfondo di musica Jazz onnipresente a ritmare le peripezie dei suoi cinque protagonisti, "Take Five" cerca di battezzarsi come un pulp-noir di piccole misure, attento alle sue mosse e ottimamente pianificato per arrivare fino in fondo.

Senza la pressione delle grandi produzioni, né di romanzi celebri, Lombardi riesce a sfornare un film leggero e digeribile a cui si perdona persino in alcune occasione il carattere sfrontato che lo porta a  fare il verso a Leone e dove la morale di interruzione ha il sapore sorridente della rassegnazione.

Trailer:

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