La Sposa! - La Recensione

La Sposa! Poster Ita

Gira voce che, per convincere un produttore a finanziare un film, nell'industria moderna è cruciale saper impostare bene una logline: che, in pratica, significa riuscire a riassumere l'opera che si vuol realizzare in un massimo di tre righe. Meglio se utilizzando riferimenti cinematografici già esistenti (e di successo).
Se così fosse, sarebbe divertente immaginare che "La Sposa!" sia stato venduto da Maggie Gyllenhaal riassumendolo con: il "Povere Creature!" di Yorgos Lanthimos incontra i due "Joker" di Todd Phillips, scavando e ampliando l'universo del Mostro e della Sposa di Frankenstein". A quel punto poi, a qualcuno, saranno apparsi sugli occhi i simboli del dollaro e il progetto ha assunto luce verde.

Perché somiglia a un potpourri non casuale di titoli recenti, questa storia, che come dice la gigantesca Jessie Buckley in apertura, nei panni di una Mary Shelley defunta, non è di fantasmi, non è horror, ma la più spaventosa di tutte, perché è d'amore. E come darle torto, del resto, visto che ad accendere la fiamma c'è il Frankenstein di Christian Bale - nei panni della creatura, non del creatore - che vaga disperato alla ricerca di un dottore che possa aiutarlo a guarire dalla sua (centenaria) solitudine, trovando nell'Euphronious di Annette Bening la follia e la sensibilità necessaria per riportare in vita il cadavere di una donna - la Ida, interpretata ancora da Buckley - che poco prima di morire era rimasta impossessata proprio dallo spirito arrabbiatissimo della Shelley (infatti è sempre la Buckley). Uno spirito arrabbiatissimo, perché la prematura scomparsa a cui è andato incontro  - svela - ha impedito alla narratrice di raccontare la sua verità, di proseguire il suo mestiere, cosa che ora ha intenzione di risolvere tornando in vita attraverso un ospite: il che è un escamotage che scricchiola, per come viene rapidamente gettato nella mischia, ma che, comunque, regge e permette a "La Sposa!" di ingranare la marcia e (di)mostrarsi non solo come una serie di idee trafugate qui e là e appiccicate con lo scotch.

La Sposa! Film 2026

Mostro sì, insomma, ma con un'anima.
Perché proprio ricalcando la via di coloro da cui prende spunto, Gyllenhaal ci mette del suo e ce ne mette tanto, forse addirittura troppo. Il suo film, dall'estetica gotica, accattivante e ribelle, ad un certo punto, infatti, sembra quasi cominciare farsi prendere dalla fame, dalla voracità. Una voracità di generi, di argomenti e (sotto)trame che paradossalmente starebbero pure insieme, ma non quando si ha il paletto delle due ore di durata da rispettare. La passione è tanta, la voglia di (stra)fare lo è ancora di più e la sensazione che dietro questa spinta ci sia l'amore - per il cinema, per i protagonisti, per le battaglie in cui si crede - da parte di Gyllenhaal è abbastanza evidente, però non sufficiente, magari, per riuscire a tenere in piedi una storia che spazia dal monster-movie al romance, passando per il musical, il noir e la gangster-story, senza mai perdere di vista un cuore pulsante che batte verso l'inizio di una rivoluzione - novecentesca - femminile, stanca di sottostare alle regole e alle vessazioni del maschilismo e del patriarcato (che poi era la rabbia (il sospeso) agitava la Shelley (e il suo spirito) a tornare).

E strutturalmente il puzzle è possibile, per nulla utopistico, tant'è che a tratti e nella teoria funziona, eccome, ma viene strozzato dalla prescia di una seconda ora dove il bisogno di sbrigarsi a chiudere le fila, sovrasta l'esposizione e il piacere. Ciò non basta, tuttavia, a impedire alla "La Sposa!" di collezionare lo stesso momenti interessanti e spunti originali, certo è che lo penalizza facendolo somigliare a una creatura freak, sghemba e con qualche punto di troppo che si lascia intravedere qui e là sulla pelle. Difetti lampanti, per carità, ma anche sinceri e teneri da far venire voglia di chiudere (almeno) un occhio. Per simpatia, magari.

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