Ella McKay - La Recensione

Ella McCay Poster Ita

A volte, potrebbe essere più costruttivo - e più interessante, anche - mettersi lì a fare l'analisi della sconfitta, del cosa non ha funzionato, piuttosto che il solito resoconto personale, o accurato - o recensione, se preferite - di un film che, evidentemente, ha sovvertito ogni pronostico sì, ma in negativo.

Intorno a "Ella McKay", infatti, c'erano grandi aspettative, al pari, mi verrebbe da dire, di quelle che nel film ci sono, intorno al personaggio interpretato da Emma Mackey: non a caso, in America, è stato fatto uscire nelle sale durante la finestra pre-natalizia, il che solitamente è sinonimo di prestigio, di sicurezza nei confronti di un prodotto che, però, al botteghino si è rivelato a dir poco pessimo. Un flop (costato 35 milioni di dollari, ne ha incassati 4 e mezzo) talmente grande da far rivedere i piani alla Disney - distributrice - e fermare l'uscita al cinema della pellicola in Europa, destinandola direttamente come nutrimento streaming per la sua piattaforma. Un'ammissione di fallimento che, onestamente, speravo di ribaltare: a volte capita che un film venga capito meno - o apprezzato meno - in America, ma poi rivalutato ampiamente altrove. Ma non è questo il caso, purtroppo. Sia chiaro, "Ella McKay" non è un brutto film, anzi, è una commedia che ha del potenziale, che per toni e umorismo, cerca di rievocare - riuscendoci, a tratti - un cinema d'altri tempi - anni '90, 2000 - a cui eravamo - almeno io - molto affezionati e che, ultimamente, latita, risultando quasi assente come proposta. Non a caso a scrivere e a dirigere c'è uno come James L. Brooks che, per farvi capire, è stato colui che ha realizzato "Qualcosa è Cambiato" con Jack Nicholson, che ha fatto "Spanglish" con Adam Sandler e ha vinto 3 Oscar con "Voglia Di Tenerezza", insomma, uno dal curriculum tutt'altro che improvvisato.

Ella McCay Film

Eppure, la sensazione è che stavolta si sia lasciato influenzare (o ingolosire) troppo dalle urgenze (e dalle mode) moderne, quelle che magari potrebbero aver giocato contro l'appeal di un personaggio - la Ella protagonista - al quale, fondamentalmente, si chiede di fare il politico progressista, la predestinata - la donna più giovane a diventare governatrice del suo paese - la rompiscatole che ricorda agli altri politici – più anziani, più improvvisati e meno appassionati di lei - che non stanno facendo abbastanza bene il loro lavoro, che dovrebbero impegnarsi di più, pensare di più al prossimo. Un personaggio che poi, come contraltare, si ritrova sposato con un uomo arrivista (coglione) e meschino - e che la mette nei casini - del quale non riesce a cogliere né l'immaturità, né i loschi giochetti. Forse per colpa di una famiglia d'origine che definire disastrata è assai riduttivo: demolita da un padre pessimo che a furia di tradimenti ha traumatizzato sia lei che suo fratello (che non è una cima a comunicare e passa le giornate tombato in casa), una madre scomparsa prematuramente e una zia diventata, per forza di cose, ancora di salvezza e unico riferimento possibile.

Il peso narrativo da gestire è evidente, allora, è eccessivo.
Ed è sicuramente responsabile principale della leggerezza che viene a mancare e che in certi contesti, invece, è necessaria, imprescindibile. Per quanto sia piacevole e mai davvero indigesto, è un po' come se "Ella McKay" faticasse comunque a trovare una sua armonia, se quelle zavorre che il film stesso ha voluto caricarsi sulle spalle, gli impedissero di librarsi nell'aria e di brillare Resta incollato a terra, affaticato da ogni slancio, tra flashback prolissi, spiegoni macchinosi e numerose sottotrame da gestire e incastrare che fanno perdere spesso a Brooks il filo del discorso e, quindi, il trasporto di noi spettatori che a fatichiamo a empatizzare con una protagonista, preferendogli, magari, il fratello un po' schizzato, ma decisamente più simpatico e accattivante (e interpretato benissimo da Spike Fearn). 
Un fratello al quale bastano un paio di scene per entrare in sintonia con noi e che, paradossalmente, lascia il dubbio se non sarebbe potuto essere un protagonista migliore. Di un'altra storia, è chiaro.

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