Grand Ciel - La Recensione

Grand Ciel Poster Ita

Akihiro Hata
- che è il regista e il co-sceneggiatore di "Grand Ciel" - è giapponese, ma vive in Francia dal 2003, da quando aveva 18 anni.
Per cui, se consideriamo anche che, dati alla mano, i suoi primi approcci cinematografici risultano datati 2010, possiamo azzardare a dire che la sua scuola e le sue influenze appartengano assai più alla scuola francese che a quella giapponese.

E osservando "Grand Ciel" non c'è alcun dubbio a riguardo.
La modalità di racconto, l'esposizione dei personaggi, i toni, sono assolutamente riconoscibili e incasellabili secondo quello che potremmo definire come uno standard europeo, piuttosto che orientale. Uno standard che, però, da noi, in Italia, non siamo ancora in grado di sostenere e di raggiungere a tali livelli, nonostante il nostro cinema negli ultimi anni ci abbia provato a raccontare storie simili, ma mai raggiungendo la solidità e - perché no - la credibilità che, per esempio, il cinema francese, quello cosiddetto impegnato, padroneggia e rinforza con grande maestria. Perché se andiamo a stringere, quella portata sul grande schermo da Hata è una storia profondamente universale, che conosciamo benissimo e che abbiamo sicuramente già visto e sentito, eppure rimescolata in questo modo, addensata di mistero, con un pizzico di horror (gotico) e conflitti interiori, relativi a etica e morale, assume un sapore leggermente alternativo, piacevole e accattivante.

Al centro c'è la costruzione del quartiere di Grand Ciel, un progetto dall'immaginario futuristico, ecologico, con alla base un centro commerciale immenso che porterà migliaia di nuovi posti di lavoro, riqualificando la zona. Ciò spiega, quindi, i motivi del cantiere a cielo aperto in cui da poco ha cominciato a lavorare Vincent, operaio trentenne alla ricerca di stabilità economica che si fa subito apprezzare - dai capi e dai colleghi - per disponibilità, fatica e dedizione. Il suo obiettivo è farsi assumere in pianta stabile (dalla società interinale) e, magari, trasferirsi dalla periferia al centro, prendendo in affitto una casa in cui andare a vivere con la sua compagna e il bambino di lei. Un sogno che si complica non appena alcuni suoi colleghi cominciano a sparire all'improvviso, senza lasciare traccia, creando dubbi sulla sicurezza e sulla trasparenza, legata a condizioni di lavoro negligenti, spesso ai limiti della legalità. Circostanze che portano Vincent a scalare rapidamente la sua posizione (la sua classe), ma pure a chiedersi da quale parte vuole lottare: se in quella in cui difendere gli interessi dei padroni, oppure a sostegno dei proletari.

Grand Ciel Film

Le intenzioni di Hata appaiono piuttosto evidenti e condivisibili, allora. Il suo vuole essere cinema politico, di denuncia sociale, una voce - ulteriore - contro chi se ne frega dei diritti umani, della persona, privilegiando i profitti e gli interessi personali. Eppure, la maniera con la quale schiva la trappola del convenzionale, della realizzazione di una pellicola che avrebbe rischiato di assomigliare fin troppo a tante altre, denota da parte sua un grande intuito e intelligenza. Perché se è vero che "Grand Ciel", come abbiamo detto, porta con sé i connotati del cinema francese ed è in assoluto figlio di quelle stesse influenze e riflessi, è altrettanto vero che, per come cerca di darsi un tono e distinguersi - in senso positivo - intricando la sua trama e incorporando dentro vari generi, dimostra una metabolizzazione e un fascino (e comprensione) verso correnti provenienti anche dall'esterno: e chissà se per quel che riguarda l'horror, forse, qualche spunto non sia potuto arrivare proprio da quel Giappone, che è terra natia del suo autore e fucina di creatività.

Senza strafare, allora, Hata porta a casa una storia che non si perde in fronzoli e va dritta al sodo. Efficace sia dal punto di vista critico, sia per la forma con cui allestisce un'atmosfera nella quale si resta coinvolti emotivamente a più livelli. Un prodotto, insomma, dal quale la nostra industria farebbe bene a prendere appunti, specialmente perché trattasi di modello di lavoro di sicuro alla portata.

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