C'è un non so che di affascinante in "Crime 101: La Strada Del Crimine", qualcosa capace di rievocare atmosfere sopite, dimenticate, di quelle che riescono a prenderti e a incollarti alla poltrona, facendoti passare di mente qualunque cosa tu stessi pensando. Sarà l'apertura con questa voce fuori campo che invita al rilassamento, all'aprirsi, e che in qualche modo fa immediatamente entrare in contatto con l'assicuratrice interpretata da Halle Berry: che pratica mindfulness (e yoga) per non impazzire (e aumentare l'autostima) e mantenere la calma in un ambiente lavorativo (e in un mondo) voracissimo e competitivo che la sta sfruttando, prendendo in giro con promesse non mantenute.
Un personaggio alla ricerca di riscatto, esattamente come gli altri protagonisti della pellicola, i quali, ognuno in modo diverso, inseguono (o remano contro) un successo (una sicurezza economica) che, ormai, sembra l'unico valore a fare rima con (ricerca della) felicità. E, allora, il ladro di Chris Hemsworth non si accontenta dei milioni di dollari che ha già guadagnato, accumulando colpi su colpi, deve raggiungere una cifra precisa (sa solo lui quale) per sentirsi al sicuro, al costo di rischiare tutto e di rimetterci pelle e amore. Il poliziotto di Mark Ruffalo, invece, è sulle sue tracce ed è talmente ossessionato dal modus operandi con cui lavora questo ladruncolo perfettino da essersi messo contro l'intera centrale, perché (unico onesto tra i corrotti e quindi) sta rallentando i loro (falsi) numeri positivi. E poi c'è Barry Keoghan, il giovane criminale che sbraita per avere un'occasione e che non vede l'ora di sedersi al tavolo coi più grandi, sebbene irruenza e aggressività rischino ogni volta di giocargli brutti scherzi. Tutte anime sole, insomma, emarginate, in apparenza distanti anni luce, eppure dannatamente simili. Non a caso, li vediamo intrecciarsi spesso lungo le trafficate strade di Los Angeles, collaborare, entrare in conflitto, come se il premio rincorso da uno, in qualche modo, impedisse all'altro di conquistare il suo. Ed è, forse, anzi, con grande probabilità, oserei dire, è proprio per questo motivo che la pellicola scritta e diretta da Bart Layton sembra uscir fuori dritta dagli anni '90 o i 2000, da quel cinema crime teso, denso e solidissimo, il cui esponente principale e di riferimento era Michael Mann.
Ed è proprio il suo nome a spuntar fuori nel corso della visione (con legami a "Heat: La Sfida", a "Collateral"). Durante gli inseguimenti, gli intrecci e soprattutto al cospetto di un ritmo che è così perfettamente studiato, scandito e implacabile, da mettere in evidenza, persino ai profani, l'importanza cruciale del montaggio (cinematografico) che per "Crime 101: La Strada Del Crimine" è un asso nella manica accattivante e dichiaratissimo. Gli stacchi con cui si passa da una storyline all'altra, scendendo con le inquadrature su un dettaglio, per poi tornare a una ripresa più larga, intenta a mostrare un nuovo contesto, è incredibilmente utile per aumentare la suspense e il coinvolgimento nel racconto. Perché quello di Layton è un film che - come il suo ladro professionista - non intende lasciare nulla al caso, vuole curare qualsiasi dettaglio, riportando in auge il concetto - forse fin troppo dimenticato - che per funzionare come Dio comanda, un film deve avere quanta più sostanza possibile, non (solo) apparenza.
E di sostanza in questa storia - tratta dall'omonimo racconto di Don Winslow - ce n'è eccome, specialmente nella maniera in cui Layton approfondisce il privato dei suoi personaggi, evidenziandone i conflitti, le pressioni e le aspettative che gravano sulle loro teste, che si riveleranno poi decisive nella chiusura di un intreccio che (con grande scaltrezza) intende farsi beffe del Capitalismo (e dei capitalisti), andando a rimettere, almeno nella finzione, quel pizzico di equilibrio all'interno di un mondo vittima di avidità e ingiustizia.
Spiazza, quindi, questo "Crime 101: La Strada Del Crimine". Arrivando come un oggetto che, considerati gli standard moderni, potremmo addirittura etichettare come misterioso, fuori dal tempo. La verità però è che di opere di questo tipo è con questo spirito il cinema - non solo quello dedicato agli heist movie - ne ha grande bisogno e lo stesso vale per noi spettatori che, al netto delle scelte sbagliate che, per forza di cose facciamo e continueremo a fare, sappiamo ancora riconoscere un diamante autentico da un diamante finto. E in questo frangente siamo sicuramente di fronte ad una pietra per cui vale la pena sporcarsi le mani.
Trailer:


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