Lovelace - La Recensione


Interessanti o meno che siano, certe storie fanno rumore. Vuoi perché sono legate ad un evento importante, vuoi perché sono incredibili e straordinarie, vuoi perché ad un produttore sembrano materiale ideale per del denaro facile, comunque, alla fine, qualcuno disposto a prendersi la responsabilità di portarle sul grande schermo c'è o quantomeno si trova sempre.

Linda Lovelace - nota ai più per essere l'attrice protagonista di "Gola Profonda" (il porno più chiacchierato e più visto (?) della storia del cinema) - ha intrapreso la sua carriera da pornodiva per una serie di coincidenze. Sfortunate coincidenze. A costringere la donna ad esplorare a fondo la sessualità e ad entrare a far parte del mondo del porno fu infatti il marito e manager di produzione Chuck Traynor che, assetato di denaro e in crisi economica, la costrinse prima al lavoro di pornodiva e poi, di fatto, a quello di prostituta. E "Lovelace", la pellicola diretta dai registi Robert Epstein e Jeffrey Friedman, vuole occuparsi esattamente di questo spaccato, mostrando la parentesi nascosta posizionata dietro al successo e alla fama raccolta dall'attrice.

Per fare ciò i due registi giocano con lo spettatore come si fa con gli specchi, lo ingannano utilizzando una scansione incompleta che spesso mozza la scena o la analizza secondo un punto di vista distratto e impreciso. I dettagli nascosti, chiaramente, fanno parte di un meccanismo che viene svelato solo nella seconda parte della pellicola, quella in cui ciò che era mancato o non era del tutto comprensibile in precedenza viene riproposto nuovamente secondo gli occhi diretti di Linda, sotto i quali emerge quindi la situazione reale a cui la povera donna era costretta. La bellezza e la sensualità oggettiva esibite da Amanda Seyfried (che concede nudi semi-integrali generosamente) però, pur allietando la visione, non bastano a salvare una sceneggiatura mai davvero consapevole delle sue intenzioni, costantemente indecisa e avvitata su sé stessa. La sensazione di girare a vuoto bussa alla porta con insistenza e in varie occasioni, risaltando l'assenza di qualsiasi elemento capace di andare oltre il quesito: cosa c'era dietro "Gola Profonda" e la sua Star.

Quando finalmente i propositi di Epstein e Friedman decidono di uscire alla luce del sole e di voler far di "Lovelace" una sorta di denuncia contro la violenza femminile, le condizioni della pellicola, già pessime, non possono far altro che peggiorare, coperte da una retorica insulsa che affossa definitivamente un progetto che di profondo, sinceramente, ha solamente la gola di cui narra le gesta.

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