Undertone - La Recensione

Undertone Poster Film

Come operazione, "Undertone", mi ha ricordato molto quelle di "The Blair Witch Project" e "Paranormal Activity". Progetti a costo bassissimo, girati con mezzi semplici da reperire e in location facili da intercettare, che compensano la mancanza di denaro con idee - e un pizzico di furbizia - capaci di sorprendere e di spiazzare più di quanto possano fare milioni di dollari spesi a caso.

Il regista e sceneggiatore canadese lan Tuason, infatti, approfitta della moda attuale lanciata dai podcast e dai podcasters per realizzare un horror che accumula tensione - ma tantissima tensione - attraverso il suono, le registrazioni, le voci. In una storia dove praticamente in scena c'è solo una protagonista, la Evy di Nina Kiri: tornata a vivere temporaneamente a casa della madre per starle vicino durante i suoi ultimi giorni di vita. Secondo i medici, l'anziana signora ha le ore contate e la figlia ha accettato di assumersi l'arduo compito di tenerle la mano in prossimità del trapasso, concedendosi come unico lusso quello di registrare a notte fonda - alle tre in punto - il suo programma streaming, dedicato alle storie di terrore che porta avanti insieme all'amico Justin, che vive in un altro fuso orario. Ed è proprio lui a parlarle di una misteriosa mail appena ricevuta: un messaggio cifrato con dieci file audio allegati, contenenti le registrazioni inquietanti di una coppia in dolce attesa, nate per testimoniare (e per ridere) il parlare nel sonno di lei. Un ascolto che, inizialmente, viene preso sottogamba, alla stregua di uno stupido scherzo, ma poi il materiale delle clip cambia registro e Justin comincia a trovare online dei riscontri che lo conducono a dei strani riferimenti biblici, musicali e religiosi. Con alcuni di questi che si intrecciano anche al passato di Evy, la quale si ostina a esorcizzare ogni preoccupazione, conservando - o fingendo - un pericoloso scetticismo.

Undertone Tuason Film

Non serve molto per accorgersi che Tuason è uno di quelli che sa il fatto suo. Che conosce bene il genere e pure quanto sia evocativo e terrificante mostrare il meno possibile con le immagini, perché l'immaginazione - la nostra - spesso sa essere ancora più tremenda e spaventosa. Mentre ascoltiamo gli audio, allora, e la camera stringe sulle cuffie e sul volto di Evy, spostandosi lentamente per spiare cosa avviene - o non avviene - alle sue spalle, i brividi lungo la nostra schiena corrono velocissimi, così come l'angoscia che rischia di farci strappare le viscere con le mani. Bisogna ammettere che funziona tutto in "Undertone", dalla meticolosità di una progettazione del suono eseguita alla perfezione (con picchi, silenzi, riti satanici disturbanti e canzoni riprodotte al contrario), all'allestimento sottile e intelligente di possibili jump scare che, fortunatamente, non si concretizzano mai (producendo un effetto che è addirittura peggiore), ma che a noi tengono sul filo e tolgono il fiato, perché "in questi casi vatti a fidare!". Del resto, la paura vera, la peggiore possibile, è quella viscerale e sepolta che Evy mostra (nello sguardo, nei ricordi, negli oggetti che nasconde) quando è da sola, quando sale le scale che la portano nella stanza della madre inferma, con le luci delle lampade che intanto vibrano e perdono di intensità, come se a disturbarle ci fossero segnali o energie invisibili che spingono per uscire.

Promesse di una catarsi che è dietro l'angolo, sebbene prima di deflagrare sia costretta ad attendere l'accumulo di informazioni passate e presenti (e di agitazioni, nervosismi). Perché "Undertone" rispetto a titoli analoghi che tendono a preservare la sostanza nelle ultime battute - a causa della pochezza a loro disposizione - risultando assai noiosi per la maggior parte del racconto, sa benissimo come gestire le proprie risorse, tenendo in ostaggio lo spettatore e non lasciandolo mai distratto o a bocca asciutta. Premiandolo, anche, attraverso la soddisfazione massima di una chiusura che, forse, non poteva essere più evocativa, efficace e coerente con quanto riprodotto e promesso.

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