Scusate Se Esisto! - La Recensione

Capita, a volte, che per trovare i giri giusti l'unico modo sia semplicemente quello di partire, cominciare, convivere con le incertezze e le mancanze, sperando che in corso d'opera si riesca a trovare il bandolo della matassa per arrivare al traguardo, magari con qualche piccolo, ma sostenibile acciacco.

Un po' quello che accade a "Scusate Se Esisto!" la pellicola diretta da Riccardo Milani che, se giudicata solo in partenza, da l'impressione di voler essere l'ennesimo capitolo svogliato e senza senso del nostro bistrattato e cannibalizzato cinema. Ma invece no. Anzi.
Le turbe derivano tutte a causa di un incipit alquanto improbabile e poco solido, dove una Paola Cortellesi, architetto avviato all'estero, decide di tornare (per nostalgia?) in Italia per continuare la sua carriera, accettando senza problemi regressioni, secondi o terzi lavori e il disinteresse che il mondo dell'architettura mostra senza rimorsi nei suoi confronti. Peggio vanno le cose quando nel suo lavoro da cameriera, una serie di colleghe dall'ormone incontrollato, si spalleggiano quotidianamente, con cattiveria, per riprendere con il telefonino il fisico del loro capo, Raoul Bova, alle prese con lo sgranchimento della sua schiena, da cui per un attimo è possibile scrutare sia giro vita che parte dei suoi addominali.
Roba di bassissimo livello, insomma. Eppure...

Eppure dopo una ventina di minuti in cui l'unica cosa da fare dovrebbe essere quella di abbandonare la sala "Scusate Se Esisto!" doma i suoi spasmi trovando, appunto, quelli che dovevano essere i suoi giri giusti fin dall'inizio: dichiarando l'omosessualità del personaggio di Bova e sfruttando lo sfratto della povera Cortellesi per unire i due sotto lo stesso e improbabile tetto. Da qui l'armonia diventa quella della sit-com americana "Will & Grace", con i due protagonisti fatti l'uno per l'altra se non fosse che uno dei due non è etero; un nodo assai rilevante, ma non quando si tratta di darsi una mano a vicenda per risolvere i problemi. Ed ecco allora come Milani finalmente diventa padrone della sua pellicola (scritta oltre che da lui anche dalla Cortellesi stessa e da Giulia Calenda e Furio Andreotti) dandogli quel colore deciso di cui prima non esisteva alcuna traccia e virando la messa a fuoco sulla mentalità di un paese retrograde in cui non si riesce in alcun modo a sfondare delle barriere che, solo a nominarle, si fa davvero fatica a credere siano ancora in piedi.

Si tratta delle difficoltà legate al sesso, al suo orientamento e persino ai desideri di maternità, elementi che non dovrebbero influire sulla carriera di un individuo, ma che invece ad un colloquio possono fare la netta differenza sul risvolto finale. Su questo appiglio "Scusate Se Esisto!" costruisce agile il suo filo principale, incoraggiando la sua protagonista femminile a sconfiggere i numerosi fallimenti, fingendosi segretaria di sé stessa in versione uomo, attraverso un gioco di scambio di nome e cognome nato quasi spontaneamente per un incomprensione. Così, dal più classico dei meccanismi, la pellicola di Milani tira fuori finalmente il massimo possibile, affacciandosi furba come funzionante e allestendo siparietti spassosi, battute esilaranti ma soprattutto una marcia d'andamento spedita che rattoppa molte delle indecisioni iniziali.

Paola Cortellesi e Raoul Bova dimostrano nuovamente di avere tra di loro un'alchimia particolare, che gli permette di dare il massimo quando entrambi condividono lo stesso spazio. Peccato che "Scusate Se Esisto!" di questo si renda conto un tantino in ritardo, salvando comunque la faccia, ma mantenendo delle visibili cicatrici in alcune zone della sua superficie.

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