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sabato 25 marzo 2017

L'Altro Volto Della Speranza - La Recensione

L'Altro Volto Della Speranza Kaurusmaki
Lo ammette senza mezzi termini Aki Kaurismäki, il suo intento con "L'Altro Volto Della Speranza" è quello di strappare in mille pezzi il pregiudizio che gira intorno agli immigrati che sbarcano in Europa, di azzittire gran parte di quelle voci secondo le quali debbano essere visti o sotto l'aspetto di vittime per le quali avere compassione, oppure di persone arroganti aventi lo scopo di rubarci il lavoro, la felicità, piuttosto che la sicurezza. Dice di voler influenzare, privo di scrupoli, la visione e le opinioni degli spettatori sull'argomento, ma poi continua e aggiunge di sapere benissimo che tale sforzo comunque fallirà immancabilmente.

Un po' serio e un po' spiritoso, quindi, il regista finlandese, caratteristiche del suo essere che spiccano chiare e forti anche se non lo si sente parlare: assorbite da una pellicola di cui è autore totale e che, appunto, tratta di tematiche attualissime secondo una visione decisamente improntata verso un punto di vista preciso, un punto di vista che però - e il che è disarmante - rimane isolato da quella retorica di cui avrebbe potuto farsi sia forza che scudo. Ci sono due protagonisti che vogliono cambiare vita infatti in "L'Altro Volto Della Speranza", uno è un rappresentante di camicie che improvvisamente decide di lasciare la moglie e di giocarsi gli ultimi risparmi ad una partita di poker per tentare di guadagnare la cifra che gli serve ad aprirsi un ristorante, e l'altro è un clandestino di Aleppo, arrivato ad Helsinki a causa del solito ping-pong riservato ormai ai rifugiati, che vorrebbe ricevere asilo e, contemporaneamente, rintracciare la sorella da cui si è diviso in maniera accidentale lungo la traversata. Due destini diversi, ma uguali insomma, due uomini all'apparenza con nulla in comune, ma uniti da quella convinzione di potercela fare che li porta a sfidare chiunque abbia intenzioni di mettersi tra loro e il loro obiettivo, quello che nel mondo reale, ma visionario di Kaurismäki è raggiungibile attraverso l'assurdo e la tenacia e che tende a non voltare le spalle a tutti coloro capaci di ostentare collaborazione, amore e generosità verso il prossimo.

L'Altro Volto Della Speranza FilmTi verrebbe da trasferirtici allora nell'immaginario del regista: un immaginario che non è purificato dal male, attenzione, perché al suo interno ci sono pure nazisti repressi che vanno in giro a rompere le scatole a profughi innocenti minacciandoli di morte con un coltello. Nonostante ciò, in queste atmosfere simili a quelle che conosciamo, ma distinguibili dalle nostre grazie a quella punta di irrazionale che non smette mai di colorare i contorni, appare tutto molto più semplice, complicato uguale, ma risolvibile, come dimostra la gestione di un ristorante in difficoltà che pur di rialzare la china e non mandare sul lastrico il suo nuovo proprietario e gli storici dipendenti, non ha problemi a non trovar pace nella cucina e nell'insegna, reinventandosi di continuo e sempre con discreto successo. Del resto se gli intenti sono nobili e la missione legittima non c'è motivo di peggiorare le cose, non c'è motivo di cavalcare una condizione già complessa rimarcando quanto complessa essa sia, molto meglio mostrare con l'utilizzo di una manciata di genialità come questa possa essere assai migliore se gestita con maggior leggerezza e umanità.

Solo questo, in fondo, chiede a noi e all'Europa Kaurismäki: leggerezza e umanità nei confronti di un oggi a cui si guarda, forse, sempre superficialmente e con terrore ed ignoranza. Lo fa tirando fuori il suo senso dell'umorismo migliore, la positività che gli appartiene e in cui ripone piena fiducia, confezionando un film registicamente impeccabile e meraviglioso e concettualmente suggestivo. 

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