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martedì 28 novembre 2017

Wind River - La Recensione

11/28/2017 By Giordano Caputo , , No comments

Wind River Sheridan
Conclude una trilogia scollegata “Wind River”. Una trilogia dedicata alla frontiera americana che può considerarsi tale solo dal punto di vista del regista e sceneggiatore Taylor Sheridan, autore dei copioni di “Sicario” e di “Hell Or High Water” e ora evidentemente pronto a passare anche dietro la macchina da presa.
Lui che un film, tra l’altro, lo aveva già diretto, a dire il vero, ma con risultati non egregi, probabilmente per colpa di una storia non scritta da lui e che nulla aveva a che vedere con lui, il suo genere e la sua scrittura (era un horror). Altrimenti non si spiega perché questo “Wind River” - grazie anche ai molti punti di contatto che detiene coi film sopra citati - sia così intenso, affascinante e ineccepibile a livello formale.

Un western tra i ghiacci ambientato nella riserva indiana del Wind River - dalle parti del Wyoming - dove le condizioni climatiche, specialmente in pieno inverno, non sono per nulla favorevoli all'uomo e al suo vivere abitudinario. Bisogna essere preparati, infatti, per affrontare il gelo, la neve e le tempeste violente che all'improvviso calano sulla piccola comunità residente: abituata a gestire (o meglio: ad essere sopraffatta) la difficoltà perenne e spesso letteralmente immobilizzata dalla volontà ostile della natura. Se ne accorge in breve tempo persino l’agente dell’F.B.I. Elizabeth Olsen, la quale chiamata a fare chiarezza su una morte molto particolare, deve imparare molto presto - praticamente non appena mette piede fuori dalla macchina - le regole di un ambiente dove per sopravvivere (non per vivere, attenzione) è strettamente necessario lottare e volerlo veramente: come gli dice, in uno dei momenti più toccanti della pellicola, il cacciatore di animali, e a tempo perso esperto in aggregazione di indizi, Jeremy Renner. Da quelle parti un’ambulanza impiega circa un’ora per farsi viva, il che significa che se c’è un’emergenza di soccorso, è più facile battezzare la vittima come defunta che promettergli speranze che quasi sicuramente non si materializzeranno.

Wind River Renner FilmUn appunto lungo e dettagliato sul contesto che in “Wind River” è assai doveroso quanto non trascurabile, da considerarsi direttamente allacciato, per non dire stretto a doppio nodo, alla morte della nativa americana posta al centro della vicenda. Caso di cronaca nera accaduto per davvero e attorno al quale Sheridan riesce a cucire - lavorando liberamente di fantasia, laddove era necessario - un thriller controllato, trascinante e dall'atmosfera algida, capace di concedersi, a più riprese, attimi di calore assoluto, favoriti dalla conoscenza e dall'accrescimento delle minimali-ma-essenziali storyline dedicate ai protagonisti.
Un cowboy reinventato e ferito al cuore, lui, e una lottatrice del crimine inesperta, eppure determinata a far giustizia, lei. Entrambi uniti per motivi differenti verso un comune obiettivo per il quale agiscono separati e secondo un diverso codice da seguire, lo stesso che però, anziché allontanarli, non fa altro che convergerli sempre di più in direzione di una verità scomoda, nascosta inevitabilmente sotto il tappeto e relativa a un'America ancora discriminante nei riguardi della popolazione nativa.

Rabbia e dolore rivolti a una cultura, insomma, che fatica a smettere di comportarsi in maniera disumana e inconcepibile, cultura trattata da Sheridan con la moneta e le dosi che, alla fine, non sono altro che quelle che merita e dovrebbe pagare. E' un western per alcuni aspetti classico, ma dai temi moderni, quindi, il suo, composto con quel fare misurato e vigile che gli consente di evitare retorica e paternale e di affacciarsi al pubblico-tutto come film potente, chirurgico e proporzionato in ogni suo strato.

Trailer:

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