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mercoledì 14 febbraio 2018

Un Sogno Chiamato Florida - La Recensione

2/14/2018 By Giordano Caputo , 4 comments

Un Sogno Chiamato Florida Sean Baker
Il nome di Sean Baker, in Italia, è uno di quelli che ancora non dice niente a nessuno. In pochi - per lo più i festivalieri e gli appassionati – infatti sono a conoscenza che il regista statunitense si è distinto un paio di anni fa, in patria (e nel mondo, visto poi il passaparola), per quel piccolo film (da noi inedito, ad oggi) intitolato “Tangerine”, girato interamente con un iPhone 5s. Una realtà che, purtroppo, non verrà stravolta – almeno non radicalmente – nemmeno da "Un Sogno Chiamato Florida", sua ultima fatica con la quale è riuscito comunque a compiere - in termini di popolarità - dei netti passi avanti, trovando – a dispetto del predecessore – una data di uscita nei nostri cinema e guadagnandosi anche una nomination ai prossimi Premi Oscar (come Miglior Attore Non Protagonista a Willem Dafoe).

Ci sta mettendo del tempo, insomma, Baker, per sfondare le porte che lo dividono dal successo che merita, ma sul fatto che sia destinato a far parlare di sé e a raggiungere i corridoi dell’Olimpo, dedicato agli autori, ormai sembra non ci sia praticamente alcun dubbio. Ha del talento incredibile lui, del resto, che se con l’avventura low-budget di due anni fa riusciva a trasparire con moderazione, adesso trova tutti i mezzi necessari per esplodere e farsi sentire a chilometri e chilometri di distanza. Lo fa con la storia di una ragazzina dolcissima, eppure canaglia allo stesso tempo, che passa le giornate con i suoi amichetti a elemosinare dollari per un gelato, a fare casino e a importunare i turisti che transitano per il motel lilla pastello della Florida: dove vive con la madre spogliarellista-disoccupata perché - rispetto alle colleghe - ha preferito limitare il suo rapporto coi clienti alla (sola) danza in sala. Una ragazzina quindi a cui manca il sostegno di un'educatrice, che ha con la figura materna un rapporto più simile a quello che si può avere con una sorella maggiore: visto e considerato che quando sbaglia, non c'è mai nessuno pronto a sgridarla, e che spesso, addirittura, viene usata come esca-esperta per degli espedienti utili a racimolare il denaro per pagare l'affitto.

Un Sogno Chiamato Florida FilmFa parte di quelle bambine (e bambini) a cui non è stato concesso il lusso di vivere la propria infanzia, allora, Moonee; di quelle bambine (e bambini) costrette a crescere velocemente, che le vedi giocare con gli altri, sorridere, rincorrere il divertimento, ma che sotto sotto – nascosto - hanno uno strato di maturità precoce che devono gestire, loro malgrado. E questo strato di maturità, in Moonee, Baker preferisce filtrarlo attraverso le pause amare e violente che annullano il suo sorriso, tratteggiarlo mentre è presa a guardare attenta i comportamenti della madre, la sua rabbia, le situazioni scomode in cui non smette di cacciarsi, ma che lei sente di dover difendere, da chi giudica, con le urla, gli insulti e tutta se stessa. Perché Moonee è più grande degli altri bambini, più sensibile, e anche quando finge di non capire, sa perfettamente cosa non si vuole farle sapere: ecco perché il suo posto preferito, quando ha bisogno di star sola, è su di un albero caduto, un albero che nonostante tutto - confessa alla sua migliore amica - cresce ancora.

Albero che è il riassunto perfetto della sua situazione famigliare, che a volte sembra voglia danneggiarsi da solo, sabotarsi, ma che poi ci ripensa e fa di tutto per tornare sui suoi passi e non venire abbattuto. Un albero resiliente, quindi, capace di lottare, di opporre resistenza, ma anche di piangere e chiedere aiuto quando ha paura e si sente solo: come dimostra un finale da brividi, in cui commuoversi è spontaneo e l'inquadratura dedicata a una famosa struttura d'intrattenimento per nulla casuale.

Trailer:

4 commenti:

  1. Probabilmente uno dei film che ho amato di più durante questi folli giorni di preparazione agli Oscar; ci ho messo un po' ad affezionarmi a Moonee ma alla fine mi sono commossa tantissimo.
    Affascinante la scelta dei colori, sgargianti ma incapaci a nascondere lo squallore dei dintorni di Disney World, grandissimo Dafoe anche se quest'anno parte sfavorito, ahilui.

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    1. Film sorprendente. Su Dafoe, non credo sia il suo anno, sinceramente! :)

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  2. Te l'avevo detto...

    PS Tangerine è su Netflix

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