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venerdì 2 marzo 2018

Quello Che Non So Di Lei - La Recensione

Quello Che Non So Di Lei Polanski
L'hanno scritta in coppia Roman Polanski e Olivier Assayas la sceneggiatura di "Quello Che Non So Di Lei", in un processo nel quale ognuno ha avuto il suo spazio per inserire ossessioni e inclinazioni di un cinema, non identico, eppure amalgamabile con sintonia. Perché, sebbene siano ben distinti i tratti di un Assayas che richiama al suo "Personal Shopper" e di un Polanski intento a rievocare il suo "L'Uomo Nell'Ombra", è stimolante accorgersi quanto la loro creatura, comunque, possegga una vita propria e galoppi in autonomia.

Certo, poi se dovessimo andare a scrutarne l'esistenza e a spiarne le abitudini e i segreti, ci accorgeremmo che è assai meno speciale di quanto avessimo creduto e voluto; che molto probabilmente i due hanno puntato più alle sensazioni da trasmettere che all’originalità e ai twist di un testo che basterebbe aver letto un bignami di cinema circoscritto agli ultimi vent’anni per anticiparlo e smontarlo sin dalla seconda scena. Il che è, forse, anche il peccato più grande di una storia che ricorda moltissimo “Misery Non Deve Morire” e che racconta le vicende di una Eva Green dalla bellezza agghiacciante che riesce a insidiarsi lentamente – ma poi mica tanto lentamente – nella vita privata e professionale della scrittrice Emmanuelle Seigner, indaffarata con la ricerca del giusto spunto da utilizzare per la stesura del suo prossimo romanzo. Un peccato, se non altro, perché l’intero sottotesto elaborato da Polanski e Assayas, connesso al processo creativo di un artista che - secondo loro - non può prescindere dal suo stesso auto-sabotaggio, era una pista interessante da dover battere, però, attraverso la massima trasparenza e attenzione dello spettatore, la stessa che, al contrario, i due scelgono di dislocare sull’oscurità di un rapporto ambiguo e agghiacciante, dal sapore vecchio e ripetitivo, a prescindere da come sia ancora in grado – se maneggiato da un esperto – di racimolare (sottili) risultati.

Quello Che Non So Di Lei PolanskiDel resto non è una sorpresa che Polanski sappia il fatto suo dietro la macchina da presa; che si trovi a suo agio quando c’è da manipolare situazioni in cui la morbosità e la sensualità femminile fanno da padrone, divenendo entrambi quindi termometro della tensione. Non a caso se "Quello Che Non So Di Lei" riesce a non sfaldarsi, a mantenersi in equilibrio sopra un flebile filo e a non crollare fino al telefonato colpo di scena risolutivo, è solo grazie a questo: o meglio, grazie a questo e a due carismatiche attrici dalla bravura e dal fascino magnetizzante (ovviamente, per vari motivo, per la Green questo discorso vale doppio). Tuttavia lo sguardo della Green, per quanto ipnotizzante, erotico e demoniaco allo stesso tempo, non ce la fa a reggere, ingannare e a impadronirsi della scena al punto da colmare quella mancata personalità che man mano - quando le nostre dita cominciano a incrociarsi, sperando in un asso nella manica che non c'è – dilaga, facendosi sempre più nitida e lasciandoci tutti un po’ delusi e un po’ sconcertati.

Delusi perché è evidente che, in questo caso, l’errore è di valutazione; che Polanski (e Assayas) aveva(no) tra le mani qualcosa dal valore decisamente superiore a quello poi conquistato. E sconcertati a causa di un auto-sabotaggio che, per quanto in linea con il soggetto della pellicola, sinceramente, si fa grossa fatica a mandare giù.

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