28 Anni Dopo: Il Tempio Delle Ossa - La Recensione

28 Anni Dopo Il Tempio Delle Ossa

Che il progetto era ambizioso, lo avevamo capito (e anticipato).
Una trilogia (sperata) estesa che voleva allargare quanto accaduto in "28 Giorni Dopo" e allo stesso tempo raccontare il cambiamento del (nostro) mondo, le battaglie moderne che sta provocando: prendendo una posizione netta a riguardo, o in forma dichiarata, oppure attraverso un racconto che ne evidenziasse le eventuali brutture a cui stiamo andando incontro.

Un discorso (politico e sociale) che Danny Boyle in questo secondo capitolo - quello di mezzo, forse il più complicato da gestire - lascia alla collega Nia DaCosta, la quale può fare affidamento, comunque, su una sceneggiatura scritta ancora da Alex Garland e quindi, in qualche modo, coerente e continuativa narrativamente parlando, rispetto ai fatti avvenuti nel capitolo precedente. Si riparte da lì, infatti, dalla scena finale con la quale avevamo lasciato in sospeso il piccolo Spike, o perlomeno dalle conseguenze che ora lo vedono schierato - dopo rito di iniziazione passato fortunosamente - tra le file dello psicopatico, sanguinario e satanista sir Jimmy Crystal, interpretato da Jack O'Connell. Privato delle sue fondamenta e in preda al caos, ora è la legge del più forte - o del più feroce, se vogliamo - a comandare, ed oltre a guardarsi dagli attacchi rabbiosi dei soliti infetti, chi è sopravvissuto deve imparare a fare attenzione anche a chi infetto non è, ma mentalmente resta ugualmente pericoloso e instabile (tant'è che poi tra le due cose ci sarà un collegamento). Cruciale diventa, quindi, la figura del misterioso medico affidato a (un gigantesco) Ralph Fiennes che di questo "28 Anni Dopo: Il Tempio Delle Ossa" è una sorta di equilibratore, ma pure mattatore: perché i suoi folli tentativi di studiare Samson - un predatore alpha che sembra la controfigura di Jason Momoa - da vicino, nel tentativo di trovare una cura, lo porteranno ad essere scambiato per qualcun altro (o qualcos'altro) e a dover assecondare quell'errore per non peggiorare una già complicata situazione.

28 Anni Dopo Il Tempio Delle Ossa

E, come accade spesso, quando ci si trova a dover gestire gli intermezzi, il rischio è quello di perdere la bussola, di trovarsi in quel limbo a fare da ponte, tra un prologo promettente e un finale (chissà, viste le premesse) scoppiettante. DaCosta, però, di fare la traghettatrice non ha nessuna voglia - per fortuna - e sebbene il copione che ha tra le mani, ha decisamente appigli meno solidi di quelli che vantava Boyle, riesce a spingere forte sul ritmo e sull'intrattenimento per regalare a noi spettatori una pellicola - splatter, home invasion - che si diverte a ribaltare gli stereotipi, pur conservando e tenendo conto della (sacra) grammatica del genere. Chiamiamola blasfemia - termine non casuale - dal retrogusto accattivante e a tratti spiritoso, capace di ripagare in termini di attenzione e compattezza (e di spettacolo, se consideriamo l'incredibile show di Fiennes nel pre-finale) permettendo a "28 Anni Dopo: Il Tempio Delle Ossa" di risultare un lavoro di passaggio sì, ma di quelli distintivi, affidabili, funzionali.

Apprezzamenti e conferme che si guadagna in anticipo, rispetto al colpo di scena mozzafiato - per chi è informato, nemmeno troppo sorprendente - con lancia le premesse per il capitolo di chiusura. Che, fino a prova contraria, rischia di diventare l'ago della bilancia con cui andremo poi a misurare il reale valore dell'interno progetto. Finora sopra la sufficienza, ma non appassionante e prestigioso come, magari, ci si poteva (o voleva) aspettare.

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