Sesso Adolescenziale E Morte Al Camp Miasma - La Recensione


Inquadrare un film come "Sesso Adolescenziale E Morte Al Camp Miasma" è compito non facile. Limitarsi a dire che è un horror, o meglio ancora uno slasher, rischia di essere controproducente, ingannevole per lo spettatore (medio). Perché sì, il contesto in effetti è quello, ma lo sviluppo, la direzione, guarda da tutt'altra parte.

Quello scritto è diretto da Jane Schoenbrun è letteralmente meta-cinema, e lo è a vagonate. Un'opera che rimbalza continuamente tra finzione e realtà, due mondi che tra di loro non la smettono mai di flirtare, di prendersi in giro, di toccarsi, intrecciarsi e fare sesso. Sicuramente spicca per intelligenza e per originalità, la storia: che fa il verso a franchise storici del cinema dell'orrore (ma il discorso vale in generale) - come "Halloween", "Nightmare", "Venerdì 13" - e ne sviscera l'evoluzione, l'andamento industriale – più o meno simile - fatto di enorme successo del primo capitolo e poi di un deterioramento a venire, dettato dalla spremitura di sequel inevitabilmente inferiori e meno ispirati. Qui la saga in questione - fittizia - è intitolata "Camp Miasma" e il suo successo risale, ovviamente, agli anni '80, l'epoca d'oro di questi prodotti. Diventato un cult di riferimento, lo step successivo lo ha visto sfornare capitoli a rotta di collo, giochi da tavolo, collaborazioni pubblicitarie e merchandise. Questo finché la vena creativa - se così la vogliamo chiamare - non è arrivata al capolinea, l'entusiasmo del pubblico si è raffreddato e la cultura woke non gli ha dato il colpo di grazia. Ora "Camp Miasma" è un brand congelato, fermo, una grave perdita per la sua major che proprio di brand, ormai, tende a campare, e intende fatturare. Il suo lustro andrebbe rispolverato, rivisto, perché d'improvviso divisivo, pericoloso, non inclusivo. E non c'è niente di meglio - e di politicamente corretto - che affidare questa mission a una regista - sì, una donna - queer, fresca vincitrice di un premio al Sundance Film Festival (il festival indipendente per eccellenza) e apprezzatissima dalla critica (meno dal pubblico). Magari provando anche a convincere la survival girl del film originale a tornare sul set, nonostante il suo rapidissimo e prematuro addio alla recitazione.

La satira è palese, allora, così come il citazionismo e il tributo a un filone che, forse, nel tempo ha dovuto fare i conti con la stanchezza, con la ripetitività, affacciandosi, magari, in maniera meno interessante e (in)volontariamente divertente. Un dato di fatto che, forse, ha contribuito a far suonare più di un campanellino nella testa di Schoenbrun, la quale piuttosto che mettersi lì a realizzare l'ennesimo "surrogato-simile-a", sceglie - assumendosi tutti i rischi - di prendere una via alternativa, fresca (sperimentale?), che le permette di mantenere l'essenza del mondo che racconta, staccandosi però dalla massa e dall'effetto duplicato. Il suo "Sesso Adolescenziale E Morte Al Camp Miasma", infatti, non si prende mai sul serio. Certo, deve rinunciare a spaventare - l'esperienza non fa parte del menù, anzi viene schernita - al bollino di film dell'orrore per antonomasia, ma è un sacrificio che fa volentieri - e col senno di poi facciamo anche noi - per potersi permettere di allestire tutto un discorso metaforico - legato al desiderio, alla diversità, alla sessualità e all'orgasmo- che è sia divertentissimo da vedere - alcuni sketch sono esilaranti - sia per niente blando da osservare e da esaminare.

Ci sono dinamiche e logiche - di pensiero, simboliche, spesso smaccate - assai più profonde ed elaborate di quel che sembra, nella relazione che instaurano la giovane regista Kris - una bravissima Hannah Einbinder - e l'ex attrice Billy Presley, interpretata da un'ironicissima Gillian Anderson. E per intercettarle, per afferrarle, non serve nemmeno chissà quale sforzo, è sufficiente accettare di scavare un minimo sotto la superficie, aderire al cambio di prospettiva, a tratti assurdo, intavolato da Schoenbrun, che trasforma i cliché dell'horror - la paura, il desiderio, il sesso, la morte - in qualcosa di più filosofico e di ancestrale, senza rinunciare mai - per fortuna - al divertimento e alla leggerezza.

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