Per Morgan ho un debole.
Mi è sempre piaciuta la sua musica, la profondità dei suoi testi, la passione con cui ha sempre cercato di divulgare il suo amore per l'arte, per la creatività. Un genio che, come spesso capita, si ritrova poi a dover fare i conti con l'errore, con la sregolatezza. Un lato oscuro pubblicamente noto che spesso lo ha portato a commettere - e lo ha detto anche lui, lo ha cantato addirittura - delle sciocchezze più o meno grandi. A perdere lavori, occasioni, notorietà. A raccogliere assai meno di quanto, a mio avviso, uno come lui avrebbe potuto.
Dr. Jekyll e Mr Hyde, quindi.
E l'interrogativo più grande, forse, sarebbe chiedersi se il primo potrebbe esistere comunque, e allo stesso livello, senza le invasioni di campo del secondo. Chi lo sa? Certo è che noi comuni mortali non lo sapremo mai, perché Morgan è così, in fondo, prendere o lasciare. Un pezzo unico, indivisibile. Un uomo complesso, difficile, a cui non si possono mettere confini se non quelli che lui stesso decide di mettersi e, molto spesso, vanno ben oltre la nostra immaginazione. Per dire, in "Non Importa Dove", il documentario diretto da Francesco Fei e Consuelo Moschella, a sua figlia di 5 anni vorrebbe regalare una foresta componibile da montare dentro casa. E quando la compagna si oppone perché...beh, perché è una foresta componibile da montare dentro casa, lui accetta, ma con riserva. Si sente tarpato, sente che la (sua) creatività è stata soffocata e gli dispiace per l'opportunità che non potrà avere sua figlia di dare sfogo totale alla fantasia, al suo estro. Un uomo complesso, dicevamo. Ma pure un uomo in crisi che, nel prologo, si definisce cancellato, messo al centro di notizie di cronaca - e di attacchi - che lo hanno spostato ai margini e ciò lo ha portato a domandarsi: quando questo grande musicista ha smesso di essere un musicista?
Sembra stia cercando sé stesso, in sostanza. O meglio, di riaffermare sé stesso. Dopo il trauma dello sfratto, dei traslochi e di un successo che ormai manca e che lo costringe a esibirsi in luoghi diversi, più piccoli e popolati da un pubblico eterogeneo: con il quale spesso si ritrova in contrasto e a dover sbracciare per un po' di attenzione. Insomma, un pesce fuor d'acqua. Eppure, fa parte del percorso, un percorso confuso, anarchico - come lui - e, se vogliamo sconclusionato, tramite il quale Marco Castoldi - l'uomo dietro l'artista - riflette su sé stesso, sul suo passato, presente e futuro. Lo fa coinvolgendo la camera, sfogandosi e filosofeggiando, ma pure addentrandosi in discorsi politici articolati, o litigando amorevolmente con una madre con la quale ha avuto un rapporto altalenante, tossico le dice, a un certo punto. Tra i due però traspare grande affetto, a prescindere da qualche ruggine e amarezza che svaniscono non appena viene rievocato il suicidio di un padre che, di sicuro, ha influito, e influisce tutt'ora, su quel lato oscuro già accennato.
Tanto da spingere Marco a vestirsi come lui e a tornare nel luogo del misfatto per simularlo (recitarlo), viverlo in prima persona. Si tratta della parentesi più stonata, (e parlo da spettatore), turbata e allo stesso tempo più intima di "Non Importa Dove", in cui le intenzioni di base (inizialmente parte come partirebbe una ragazzata), sfuggono di mano, lasciando spazio a un dolore immenso - non superabile, probabilmente - e a pensieri cupi e profondi sulla vita e sulla morte. Ma nonostante le angosce e la terra bruciata con cui deve fare i conti, Morgan è vivo, ed è vivo - dice - perché è la musica che continua a salvarlo e a tenerlo acceso. Quella musica che coltiva dall'età di sei anni e che lo ha reso il musicista che abbiamo conosciuto e che non ha fatto altro che auto sabotarsi, perdersi e poi ritrovarsi. E stavolta, per ritrovarsi, la strada da percorrere è quella più semplice, quella che lo riporta a casa, la casa metaforica che lo ha visto restare (artisticamente) più a lungo sulla cresta dell'onda. Una strada che si chiama Bluvertigo e una reunion che, parafrasando le sue parole, per lui è come medicina, la cura verso un benessere improvvisamente possibile. Per un ritorno, speriamo, dell'artista che ci aveva fatto emozionare e divertire con le sue canzoni, con la sua cultura (musicale) e con le sue parole.
Mr Hyde permettendo.
Mr Hyde permettendo.
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