IL SITO DEDICATO AL CINEMA IDEATO, SCRITTO E DIRETTO DA GIORDANO CAPUTO

venerdì 28 marzo 2014

Nymph()maniac: Volume I - La Recensione

Che si eviti di liquidarlo come la storia torbida di una donna capricciosa e anaffettiva, che di punto in bianco decide di svendere il proprio corpo per puro gusto e piacere personale. Sarebbe un errore imperdonabile, madornale. Poiché di giusto nel ragionamento di cui sopra ci sarebbe solo un (grosso) particolare: la figura della donna.

Ebbene si, perché mettere al posto della malconcia e pentita (?) Charlotte Gainsbourg una figura maschile, allora si che avrebbe cambiato le cose, e di molto anche, limitando il progetto "Nymphomaniac" a provocatorio, poco utile e insopportabile. E invece no, c'è lei, il sesso femminile, e sotto esso c'è Lars von Trier, le sue paure, i suoi drammi, e i suoi complessi verso una controparte per la quale ancora nutre incomprensioni, ansie e dubbi. Ecco perciò come la sua nuova pellicola improvvisamente riesca a prendere corpo e senso e a diventare l'ennesima seduta terapeutica, non solo per dinamiche narrative, ma soprattutto mentali per il regista, il quale manifesta la sua inferiorità verso il sesso debole e si arrende ad esso identificandolo come dominante nonché, all'occorrenza, letale e distruttivo per l'uomo (inteso come maschio). Al di là delle polemiche legate al materiale esplicito (ma nulla di sconvolgente) e al titolo - che evoca, se non al porno, almeno all'erotico - allora "Nymphomaniac" è più che altro un'altro (bel) pezzo di percorso (quello cominciato con "Antichrist") che va ad incastrarsi nella filmografia di von Trier in maniera automatica e inevitabile, un processo che avanza, cieco, alla ricerca non tanto di risposte quanto di ulteriori interrogativi e di autocoscienza.

Diviso in due volumi, a loro volta spezzettati in capitoli per facilitarne racconto e fruizione, "Nymphomaniac: Volume I" avvolge lo spettatore con una dolcezza brutale, che in piena contraddizione schiaffeggia e accarezza l'esposizione togliendo il mistero dai segreti di una donna che sin da giovane ha imparato ad usare il potere femminile in maniera meccanica e sperimentale, asportando qualunque parvenza di sentimento e prendendosi gioco delle sue vittime non considerando, neppure emotivamente, le conseguenze dei suoi gesti nei loro confronti, nemmeno quando, involontariamente, scombinava piani e progetti, spesso, elaborati e preziosi. Nel suo momento di ispirazione (e di carriera) migliore, von Trier, è voglioso di aprirsi e di capirsi, cammina nel suo limbo con brillante carica spirituale, fa con il sesso paragoni assurdi ma calzanti, sceglie l'arte della pesca per spiegare l'abbordaggio e la polifonia musicale per giustificare le relazioni multiple, procede con stile, cultura, smuovendo una trama che non cessa mai di sconquassare, roteare, affascinare e sorprendere.

Promette la presenza di una morale inoltre, ci tiene ad esplicitarlo fin da subito, una morale che sarà comprensibile solo al termine della narrazione integrale, solo dopo aver concluso il cerchio legato al profilo della protagonista Joe e il suo scontro/perdono con lo spettatore giudicante Seligman affidato a Stellan Skarsgård. Nulla perciò al termine di "Nymphomaniac: Volume I" è destinato a risultare chiaro, ultimato o finito, a parte il sospetto che, salvo sorprese nel finale, ci spinge a pensare ad un'opera pensata e scritta da von Trier in forma quasi Dantesca, l'apice di una Divina Commedia concepita a immagine e somiglianza e scritta, appunto, "nel mezzo del cammin della sua vita...".

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mercoledì 26 marzo 2014

Storia di Una Ladra di Libri - La Recensione

Spesso uno sguardo minimale aiuta. Non allargare gli orizzonti e stringere il cono visivo su un dettaglio, un particolare, una storia minore, non necessariamente è segno di pochezza o risparmio, ma può essere interpretato semplicemente come pura, astuta perspicacia. Quello della Storia poi è un terreno che di fertile ha lasciato ben poco e se andiamo a stringere sulla Seconda Guerra Mondiale, i Nazisti e gli Ebrei la situazione non può fare altro che peggiorare, quindi perché ostinarsi a voler coltivare ancora gli stessi frutti? Perché non cambiare seme o provare a cercare una prospettiva inedita, rovesciata?

Già, perché non farlo? Probabilmente la risposta è contenuta in quelle solite mura di protezione, le stesse che "Storia di Una Ladra di Libri" anziché abbattere con bombardamenti pesanti preferisce abbracciare per trovare conforto, coccolandosi a volte, e perdendo tra esse tempo prezioso e attrazione. C'è tutto infatti nella pellicola diretta da Brian Percival, qualsiasi cosa possa entrare a far parte di una pellicola ambientata tra la fine degli anni trenta e la metà degli anni quaranta non se la lascia sfuggire, trascinandola a forza in una sceneggiatura che appesantisce sempre più, rimanendo a tratti persino indigesta. C'è l'abbandono di una bambina da parte di madre comunista in fuga, la morte del fratellino più piccolo, l'adozione di una figlia a una famiglia per bene costretta ad accettare il dominio di Hitler nel paese, il rifugiato clandestino, la brutalità dei tedeschi, l'infanzia rubata, l'amore, le bombe, la guerra. E infine i libri e la cultura. Già, solo infine però, solo in piccola parte, la migliore probabilmente, se non per sviluppo quantomeno per significato globale.

Senza averne le minime possibilità Percival tenta quindi di mettere in piedi un kolossal memorabile, di comporre un tessuto narrativo in perenne estensione pur non avendo a disposizione la stoffa. Per farlo è disposto a minimizzare il titolo del suo lavoro, pensando meno alla ladra di libri e al suo bisogno di crescita e di salvezza e incoraggiando spazi forzati in cui a venir fuori, teoricamente, dovrebbe essere commozione e dolore, il più delle volte meccanizzati entrambi. Finisce per strabordare quindi la sua pellicola, con un atteggiamento che anziché liberarsi e alleggerirsi dai pesi scomodi è concentrato ad aggiungere e aggiungere, e quando non sono i fatti è la manciata di retorica, quella di seconda mano, che se non disturba comunque neppure stimola. Così facendo l'appoggio fermo di Geoffrey Rush sfuma in un personaggio utilizzato in maniera parziale e non ottimale, leggermente meglio invece va ad Emily Watson, che perlomeno si rende protagonista della scena migliore della scaletta, l'unica in cui è possibile udire un filo di cuore battere e pulsare davvero.

Il troppo storpia, insomma, e "Storia di Una Ladra di Libri" ne è test verificato. Un drammone ripieno di migliaia di ingredienti, aggiunti ognuno senza alcun minimo di regolazione, una di quelle esperienze cinematografiche, per intenderci, dove i titoli di coda non sono solo la cosa più attesa ma funzionano anche da buon digestivo.

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domenica 23 marzo 2014

[EXTRA - TEATRO] Cinecittà di Christian De Sica - La Recensione


Si prende un piccola libertà Christian De Sica, dimentica un po' il cinema (suo habitat naturale) e torna sul palcoscenico con uno spettacolo tutto nuovo. Mancava dal 2008 a teatro, anno in cui terminavano le repliche dello spettacolo-tributo al padre Vittorio "Parlami Di Me" (presentato poi come film al Festival Di Roma) . Ora si ripresenta invece con un altro tributo, a cambiare è il destinatario, non più il padre appunto, persona fisica, ma un luogo, un luogo sacro, a cui ogni attore e ogni amante di cinema non può che essere affezionato: Cinecittà.

Quello dell'attore romano è praticamente un onesto One Man Show: rispetta in pieno le corde che lo rappresentano e alterna momenti di racconto a sketch comici, aneddoti, canzoni e balletti. Il De Sica che abbiamo imparato a conoscere oltre il cinepanettone, quello con più frecce nell'arco, appassionato di musica e di canto, che ha vissuto un infanzia invidiabile arricchita da un padre che l'ha "trascinato" al contatto con miti e leggende come Alberto Sordi, per esempio, a cui è dedicato anche uno spicchio dello spettacolo e del quale parla come fosse uno zio acquisito. Ma al di là di colui che ne arricchisce e abbellisce il canovaccio "Cinecittà" serve soprattutto a noi per ricordare quanta storia sia passata attraverso quelle magiche mura dentro le quali, oggi, il traffico oltre ad essere cambiato si è incredibilmente affievolito.
Il che è un vero peccato.

Diretto da Giampiero Solari e scritto dallo stesso Cristian De Sica insieme a Riccardo Cassini e Marco Mattolini, "Cinecittà" è attualmente in programmazione al teatro Brancaccio di Roma, e lo sarà fino a domenica 13 Aprile.

Per informazioni su orari e biglietti potete consultare la pagina ufficiale del teatro.

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venerdì 21 marzo 2014

Captain America: The Winter Soldier - La Recensione

La cura Joss Whedon ha portato alla Marvel benefici che, periodicamente, non smettono di restituire segnali ultra positivi. L'ultimo viene proprio da "Captain America: The Winter Soldier", il sequel che riabilita il soldato Steve Rogers a una figura assai meno blanda e da copertina come quella che gli era stata cucita intorno nel precedente, deludente, capitolo d'esordio. E soprattutto va ad accendere il turbo per chiudere la fase due aperta da "Iron-Man 3" con eclatanti fuochi d'artificio.

Sviando ogni pronostico la pellicola dei fratelli Anthony e Joe Russo esce assolutamente dalla prevedibile caratterizzazione fumettistica, attrezzandosi di armature, armi e scudi tipici del miglior thriller action e delle atmosfere solide e imprevedibili degne del più rispettabile agente 007. Diversamente dai super-eroi che lo affiancano in "The Avengers" infatti l'immagine e il carisma di Capitan America per vivere e convincere sullo schermo ha bisogno, senza se e senza ma, di perenni spalle e compagni pronti a sostenerlo e a dargli supporto, e non è un caso quindi che le presenze di Vedova Nera e di Nick Fury in questo capitolo godano di spazio simile a quello ritagliato loro nel lavoro di Whedon, e che Falcon diventi (specie nel roboante climax) un'ottimo elemento da giocare per chiudere positivamente una corsa infinita. Il rischio preso allora diventa, paradossalmente, solo quello di evitare una snaturazione eccessiva del personaggio, il coprire troppo le sue radici caratteristiche, ma anch'esso viene sventato intelligentemente riconducendolo saltuariamente al suo territorio abituale per farlo sfogare quanto basta in battaglia e poi trapiantarlo ancora nell'inedito ambiente dipinto a colori più tenui.

In questo gioco di salti, di ruoli e di picchi adrenalinici, l'equilibrio diviene, di conseguenza, fattore imprescindibile, da controllare sotto ogni minima goccia per garantire la riuscita dell'operazione. Scene d'azione si alternano perciò ad altre più statiche e ad altre ancora unicamente parlate, vengono sviluppati intrighi, generati dubbi e la credibilità dei personaggi - anche celebri e amati - viene messa in totale discussione, il tutto all'interno di una struttura intricata e sorretta da una sceneggiatura che, se era stata punto debole in passato, ora tramuta a punto di forza ineccepibile.

Dimenticate quindi il classico fumettone scoppiettante e scontato, "Captain America: The Winter Soldier" ha come missione principale proprio il compito di non dare punti di riferimento o risvolti prevedibili. Intrattiene con maestria, diverte, ma, ancora meglio, incolla fissi alla poltrona. Ed è l'ennesimo riscatto con cui la Marvel spalanca le porte verso quello che è già diventato, di fatto, il seguito più atteso del prossimo anno: ovviamente "The Avengers: Age of Ultron”.

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mercoledì 19 marzo 2014

Non Buttiamoci Giù - La Recensione

Quattro aspiranti suicidi decidono di farla finita la stessa sera di capodanno gettandosi dall'ultimo piano dello stesso palazzo di Londra. Nessuno conosce l'altro, e l'incontro surreale, inaspettato tra loro, oltre a smorzare i primi intenti depressivi, li unisce come una famiglia portandoli a stingere un patto sotto il quale ognuno prometterà di rimandare il terribile gesto al giorno di San Valentino, sperando che, nel frattempo, le loro esistenze possano avere modo di migliorarsi.

Come facilmente intuibile la tematica posta alla base di "Non Buttiamoci Giù" è la vita, analizzata chiaramente dal suo lato più amaro, complicato, ostico. La pellicola diretta da Pascal Chaumeil - tratta liberamente dal romanzo di Nick Hornby - affronta infatti l'argomento meglio farla finita per allontanarsene subito e andare quindi a scardinare debolezze, paure e sensi di colpa che spesso portano l'essere umano a voler mollare qualunque cosa e a chiedere il conto. Il canovaccio preparato da Jack Thorne allestisce ciò con uno spirito dolce amaro, appoggiandosi ad un cast corale in grande spolvero, che benissimo sa adattarsi alle oscillazioni ironiche e drammatiche che muovono l'ago della bilancia repentinamente da un'opposto all'altro. Dal canto suo Chaumeil è chirurgico, non affonda mai troppo la lama in una direzione specifica, esplicitando la volontà dell'opera di volersi esprimere a tutti gli effetti sfruttando i tratti diversissimi che compongono i suoi protagonisti ma senza rischiare di risultare troppo indigesta o malinconica e né tantomeno superficiale o banale.

E se vogliamo, sotto questo aspetto, il compitino potrebbe considerarsi anche parzialmente superato: il messaggio inviato arriva ed arriva ben chiaro. A restare filtrate nella rete tuttavia sono le emozioni e lo spessore ridotto dei protagonisti, inquadrati sempre con un filo eccessivo di genericità, la quale a volte sconfina larga minando persino lo sviluppo della trama: basti pensare all'apparentemente futile ma importantissimo musicista in panne affidato ad Aaron Paul. La sottotrama che lo riguarda è volontariamente celata e preservata per essere giocata come asso nella manica durante la scoperta delle carte finale, eppure il non averlo seguito da vicino e a fondo, come accade per i suoi colleghi, è un inciampo che "Non Buttiamoci Giù" sconta e paga clamorosamente, specie quando ammette di volersi aggrappare proprio a lui per comporre la chiusura di un cerchio, a quel punto scarico e mai davvero definito.

L'impegno, o la destrezza (?), utilizzati per evitare di cadere esageratamente nel dramma o colpevolmente nell'ironia impediscono a Chaumel di spaccare dunque un centro ben più importante e grande di quello dell'equilibrio che, al contrario, cerca (con successo) di non perdere mai di vista per tutto il film. Questo rende "Non Buttiamoci Giù" un occasione tendenzialmente persa, a cui non vale la pena nemmeno di denunciare alcune falle di sceneggiatura e di cui ci si dimentica subito, non appena il volo intrapreso dall'alto si conclude su di una superficie gommosa e ravvicinata abbastanza da eliminare addirittura l'ebbrezza ricercata del volo.

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sabato 15 marzo 2014

Noi 4 - La Recensione

La macchina da presa evidentemente non dispiace a Francesco Bruni e pur ponendola in posizione inferiore rispetto alla penna di sceneggiatore, non disdegna la possibilità di rimettersi dietro essa, migliorandosi. Lo fa nella maniera più prudente possibile, non esagerando, soffermandosi sulle tematiche che ben conosce e che sa manipolare e aumentando il livello di difficoltà di uno scalino, forse due.

Dal rapporto padre figlio da scoprire e costruire di "Scialla! (Stai Sereno)" con "Noi 4" Bruni resta dunque vincolato ai legami familiari (moderni?), estesi qui a una famiglia intera, la quale tuttavia, come nucleo, è rimasta tale solamente in una foto mentre ora vaga, divisa e in difficoltà, afflitta dalla mancanza di coesione e orfana degli appoggi a cui potersi aggrappare per non cadere a terra. Questo è il modo più elementare per il regista di allargare quindi la rete e aggiungere al mezzo cerchio del padre (qui in versione immatura e inaffidabile) e del figlio, già analizzato, l'altra metà prima mancante: montando dunque una trama intrecciata che segue, in una sola giornata, le vite dei quattro protagonisti sia singolarmente che intersecandole, aventi il comune denominatore dell'esame di terza media che il piccolo Giacomo deve effettuare e a cui tutti dovranno assistere.

Con queste dinamiche allora l'aumento del livello di difficoltà inserito da Bruni emerge e e si fa sentire, mostrando sullo schermo le oscillazioni di chi, ancora poco sciolto nel mestiere, non può fare altro che sbattere contro l'ostica battaglia della gestione delle interpretazioni e del bilanciamento scenico. Battaglia combattuta, pian piano, in corsa e riportando qualche livido, ma comunque riuscendo velocemente a raddrizzare il tiro e ad intercettare, infine, il giusto equilibrio necessario ad infondere attimi emozionanti e, a tratti, commoventi.
Del resto, pur essendone sceneggiatore di punta, Bruni non possiede ancora la mano ferma dell'amico e collega Paolo Virzì, sta di fatto che ciò non gli preclude comunque di ricercare con "Noi 4" i medesimi incontri/scontri e situazioni già intravisti e assaporati in "La Prima Cosa Bella" e "Tutti i Santi Giorni" (entrambi da lui scritti). Sullo sfondo di una società oramai alterata, infarcita di scompensi, che ancora non smette però di muoversi a tutta birra invece di fermarsi a riflettere, torna perciò quella stessa volontà autentica e sensibile - nascosta chissà dove in ognuno di noi - di voler agguantare ad ogni costo una piccola parte di felicità, quel piccolo frammento che ci spetta e che una volta almeno abbiamo avuto tra le mani, racchiuso nella maggior parte dei casi proprio in quel concetto di famiglia che poco prima ci sembrava impossibile guardare negli occhi.

Perché in fondo quello di "Noi 4" è un cinema che tenta di essere meno di finzione possibile, un cinema che fa sempre bene perché non cerca a tutti i costi il lieto fine, un cinema a cui, al massimo, si può rimproverare la leggerezza di qualche piccolo difetto legato al troppo affetto verso ciò che racconta ma a cui sarebbe ingeneroso annodare la falsità di tanti altri prodotti che sempre più di frequente inquinano la nostra industria.

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giovedì 13 marzo 2014

Lovelace - La Recensione


Interessanti o meno che siano, certe storie fanno rumore. Vuoi perché sono legate ad un evento importante, vuoi perché sono incredibili e straordinarie, vuoi perché ad un produttore sembrano materiale ideale per del denaro facile, comunque, alla fine, qualcuno disposto a prendersi la responsabilità di portarle sul grande schermo c'è o quantomeno si trova sempre.

Linda Lovelace - nota ai più per essere l'attrice protagonista di "Gola Profonda" (il porno più chiacchierato e più visto (?) della storia del cinema) - ha intrapreso la sua carriera da pornodiva per una serie di coincidenze. Sfortunate coincidenze. A costringere la donna ad esplorare a fondo la sessualità e ad entrare a far parte del mondo del porno fu infatti il marito e manager di produzione Chuck Traynor che, assetato di denaro e in crisi economica, la costrinse prima al lavoro di pornodiva e poi, di fatto, a quello di prostituta. E "Lovelace", la pellicola diretta dai registi Robert Epstein e Jeffrey Friedman, vuole occuparsi esattamente di questo spaccato, mostrando la parentesi nascosta posizionata dietro al successo e alla fama raccolta dall'attrice.

Per fare ciò i due registi giocano con lo spettatore come si fa con gli specchi, lo ingannano utilizzando una scansione incompleta che spesso mozza la scena o la analizza secondo un punto di vista distratto e impreciso. I dettagli nascosti, chiaramente, fanno parte di un meccanismo che viene svelato solo nella seconda parte della pellicola, quella in cui ciò che era mancato o non era del tutto comprensibile in precedenza viene riproposto nuovamente secondo gli occhi diretti di Linda, sotto i quali emerge quindi la situazione reale a cui la povera donna era costretta. La bellezza e la sensualità oggettiva esibite da Amanda Seyfried (che concede nudi semi-integrali generosamente) però, pur allietando la visione, non bastano a salvare una sceneggiatura mai davvero consapevole delle sue intenzioni, costantemente indecisa e avvitata su sé stessa. La sensazione di girare a vuoto bussa alla porta con insistenza e in varie occasioni, risaltando l'assenza di qualsiasi elemento capace di andare oltre il quesito: cosa c'era dietro "Gola Profonda" e la sua Star.

Quando finalmente i propositi di Epstein e Friedman decidono di uscire alla luce del sole e di voler far di "Lovelace" una sorta di denuncia contro la violenza femminile, le condizioni della pellicola, già pessime, non possono far altro che peggiorare, coperte da una retorica insulsa che affossa definitivamente un progetto che di profondo, sinceramente, ha solamente la gola di cui narra le gesta.

Trailer:

mercoledì 12 marzo 2014

Noi 4 - Trailer Ufficiale


Forte del successo inaspettato di "Scialla! (Stai Sereno)", presentato alla 68ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia con vittoria nella sezione Controcampo, Francesco Bruni, meglio conosciuto per essere lo sceneggiatore di fiducia di Paolo Virzì, riprova a posizionarsi dietro la macchina da presa per dirigere "Noi 4", pellicola, da lui sempre scritta, con Kseniya Rappoport, Fabrizio Gifuni, Lucrezia Guidone, Francesco Bracci, Raffaella LebboroniGianluca Gobbi, Milena Vukotic, Giulia Li Zhu Ye in uscita il prossimo 20 Marzo.

Trailer Ufficiale:
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Sinossi (Ufficiale): In una giornata di giugno, in una Roma afosa, assediata dal traffico metropolitano, i quattro membri di una famiglia si cercano e si incrociano a coppie sempre diverse in vari punti del centro di Roma. Si ritrovano finalmente in una fuga dalla città tutti insieme, per un bagno al tramonto. Un breve, magico interludio che li riporta ad essere per un giorno quello che erano e malgrado tutto sono ancora: una famiglia.

Gigolò Per Caso - Trailer Italiano


Lucky Red presenta il primo trailer italiano di "Gigolò Per Caso", il film scritto, diretto e interpretato da John Turturro con Woody Allen, Vanessa Paradis, Liev SchreiberSharon Stone, Sofia Vergara, in uscita al cinema dal 17 aprile 2014.

Trailer Italiano:


Sinossi (Ufficiale): Fioravante e Murray, due amici per la pelle in condizioni economiche precarie, per sbarcare il lunario decidono di cimentarsi con il mestiere più antico del mondo. L’uno (John Turturro) nei anni di un gigolò, l’altro (Woody Allen) nel ruolo di manager. Con il nome d’arte Virgil, Fioravante si destreggia tra un ménage a trois con due avvenenti signore alla ricerca di emozioni forti (Sharon Stone e Sofia Vergara) e gli incontri ben più casti con Avigal, vedova di un rispettato Rabbino, rimasta sola con i figli, i ricordi di una vita vissuta nel mondo chiuso della comunità chassidica e un disperato bisogno di scoprire cose nuove. Mentre Fioravante viene messo in crisi dai sentimenti che quest’ultima suscita in lui, ignaro della gelosia di Dovi (Liev Schreiber), chassidico innamorato di lei fin da quando era ragazzo, Bongo (pseudonimo di Murray) scopre che non è poi così facile essere un protettore…

Transformers 4: L'Era dell'Estinzione - Teaser Trailer Italiano


L'insaziabile Michael Bay non molla i robottini Hasbro e firma anche il quarto capitolo di Transformers. "Transformers 4: L'Era dell'Estinzione", questo il titolo, uscirà nei nostri cinema il 10 Luglio 2014 e troverà un cast completamente rivoluzionato con a capo Mark Wahlberg affiancato da Nicola Peltz, Jack Reynor, Sophia Myles e Stanley Tucci.

Teaser Trailer Italiano:

Guardians of the Galaxy - Teaser Trailer Italiano


Sulla scia del successo di "The Avengers" la Marvel tenta il bis con "Guardians of the Galaxy". Diretta da James Gunn la pellicola vede tra i suoi interpreti Chris Pratt, Zoe Saldana, Dave Bautista, Vin Diesel (che nella versione originale dà la voce a Groot), Bradley Cooper (che nella versione originale dà la voce a Rocket), Lee Pace, Michael Rooker, Karen Gillan, Djimon Hounsou, John C. Reilly, Glenn Close (nel ruolo di Nova Prime Rael) e Benicio del Toro (nel ruolo del Collezionista).

Teaser Trailer Italiano:)

Sinossi (Ufficiale): L'audace esploratore Peter Quill è inseguito dai cacciatori di taglie per aver rubato una misteriosa sfera ambita da Ronan, un essere malvagio la cui sfrenata ambizione minaccia l'intero universo. Per sfuggire all'ostinato Ronan, Quill è costretto a una scomoda alleanza con quattro improbabili personaggi: Rocket, un procione armato; Groot, un umanoide dalle sembianze di un albero; la letale ed enigmatica Gamora e il vendicativo Drax il Distruttore. Ma quando Quill scopre il vero potere della sfera e la minaccia che costituisce per il cosmo, farà di tutto per guidare questa squadra improvvisata in un'ultima, disperata battaglia per salvare il destino della galassia.

Data di Uscita: 22 ottobre 2014

Godzilla - Trailer Ufficiale Italiano


Sta per tornare al cinema "Godzilla", il kaijū più temuto in assoluto dal mondo intero. E a prendersi la responsabilità di chiamarlo nuovamente a rapporto è stato il giovane regista Gareth Edwards ("Monsters"), il quale ha chiesto una mano anche agli attori Ken Watanabe, Aaron Taylor-Johnson, Elizabeth Olsen, Bryan Cranston, Juliette Binoche. Di seguito il trailer ufficiale in italiano del film che uscirà nelle nostre sale, in 3D, il prossimo 15 Maggio.

Trailer Ufficiale Italiano:


The Amazing Spider-Man 2: Il Potere di Electro - Nuovo Trailer Italiano


Columbia Pictures & Sony Pictures Italy hanno rilasciato il video internazionale di "The Amazing Spider-Man 2: Il Potere di Electro", il nuovo film della saga di The Amazing Spider-Man diretto Marc Webb e con Andrew Garfield, Emma Stone, Jamie Foxx, Dane DeHaan, Colm Feore, Paul Giamatti e Sally Field. Il video è disponibile qui sotto mentre la pellicola sarà al cinema a partire da Mercoledì 23 Aprile.

Il Potere Di Electro (video internazionale):


Sinossi (Ufficiale): Abbiamo sempre saputo che la battaglia più importante di Spider-Man è quella che combatte dentro di sé: la lotta tra gli impegni quotidiani di Peter Parker, e le straordinarie responsabilità di Spider-Man. Ma in "The Amazing Spider-Man 2: Il Potere di Electro", Peter Parker si ritrova a dover affrontare un conflitto molto più grande.

Data di Uscita: 23 Aprile 2014

47 Ronin - La Recensione

Alzi la mano chi, dopo la trilogia di "Matrix", ricorda di aver visto Keanu Reeves al cinema.
Nessuno?!

Bè c'è poco da stupirsi allora se "47 Ronin" nasca innanzitutto dalla volontà dell'attore di rilanciarsi in un ambiente nel quale, per un lungo periodo, si è sentito giustamente assoluto protagonista. Terminata la collaborazione con i fratelli Wachowski però la musica è cambiata in fretta, la qualità dei progetti proposti è scesa e la sua carriera si è bruscamente arenata. Al di là delle cause quindi (non sappiamo se Reeves abbia voluto tentare volontariamente un tragitto particolarmente staccato da quello mainstream) è evidente che tornare a muoversi in un ambiente conosciuto fosse per Keanu la mossa migliore da fare, e che la pellicola di Carl Rinsch, incentrata su Samurai e arti marziali, non poteva che fare al caso suo.

La sceneggiatura di "47 Ronin" (firmata tra gli altri anche da Chris Morgan, autore degli ultimi "Fast & Furious") infatti è un miscuglio di generi lasciato aderire su un vastissimo sfondo epico/mitologico Giapponese, il quale, pur mantenendo tosto il respiro orientale, naturalmente si lascia andare volentieri, e spesso, a cambi e ad apnee di stampo prettamente americano. Così, oltre a narrare le sorti e l'avventura di un protagonista mezzosangue al servizio di Samurai per devozione, l'opera di Rinsch finisce per aver di mezzosangue anche comportamento, aspetto e battito, manipolando la propria marcia affinché la potenza da lei sprigionata arrivi senza spinte o aiuti artificiali oltre i limitati confini orientali. Eppure - sarà per via delle troppe mani inserite in fase di scrittura - "47 Ronin" per non rischiare di affossare dimentica di accelerare proprio laddove c'era sia strada che indicazioni per farlo, nega allo spettatore accelerazioni e momenti di vera o tangibile tensione per chiudersi in una prudenza - per certi versi intelligente, considerando il prodotto - che va a levigare eccessivamente i suoi lati fantasy e avventurosi in favore di (poca) azione, romanticismo e una particolare sobrietà che infine va ad incidere addirittura sul maestoso spettacolo promesso nella resa dei conti decisiva.

La regia disordinata di Rinsch, inizialmente chiamato solo ad eseguire il compitino, vacilla ogni qual volta c'è da infondere l'adrenalina necessaria, smette di indossare i panni assegnati dell'operaio invisibile e influisce abbastanza sulla visione da abbassare un risultato che, a dirla tutta, supera comunque, abbondantemente, le aspettative. Senza essere completamente cosciente delle proprie potenzialità tuttavia "47 Ronin" agguanta in pieno la sufficienza, soffre più del previsto ma, cosa importantissima, ripone, come da copione, Keanu Reeves nell'unica (forse) veste a cui è delegato e delegabile.

Trailer:
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lunedì 3 marzo 2014

Oscar 2014: And the Oscar goes to...


La cerimonia è appena terminata, di seguito l'elenco dei vincitori:



Miglior Film: "12 Anni Schiavo" prodotto da Brad Pitt, Dede Gardner, Jeremy Kleiner, Steve McQueen e Anthony Katagas


Miglior Regia: Alfonso Cuarón per "Gravity"

Migliore Attore Protagonista: Matthew McConaughey per "Dallas Buyers Club"

Migliore Attrice Protagonista: Cate Blanchett per "Blue Jasmine"

Miglior Attore Non Protagonista: Jared Leto per "Dallas Buyers Club"

Migliore Attrice Non Protagonista: Lupita Nyong'o per "12 Anni Schiavo"

Miglior Sceneggiatura Non Originale: John Ridley per "12 Anni Schiavo"

Miglior Sceneggiatura Originale: Spike Jonze per "Her"

Miglior Film d’Animazione: "Frozen: Il Regno di Ghiaccio" di Chris Buck, Jennifer Lee e Peter Del Vecho

Miglior Film Straniero: "La Grande Bellezza" di Paolo Sorrentino (Italia)

Miglior Documentario: "20 Feet from Stardom" di Morgan Neville, Gil Friesen e Caitrin Rogers

Miglior Fotografia: Emmanuel Lubezki per "Gravity"

Miglior Scenografia:  Catherine Martin (Production Design); Beverley Dunn (Set Decoration) per "Il Grande Gatsby"

Migliori Costumi: Catherine Martin per "Il Grande Gatsby"

Miglior Trucco e Acconciatura: Adruitha Lee e Robin Mathews per "Dallas Buyers Club"

Miglior Montaggio: Alfonso Cuarón e Mark Sanger per "Gravity"

Miglior Montaggio Sonoro: Glenn Freemantle per "Gravity"

Miglior Missaggio Sonoro: Skip Lievsay, Niv Adiri, Christopher Benstead e Chris Munro per "Gravity"

Migliori Effetti Speciali: Tim Webber, Chris Lawrence, Dave Shirk e Neil Corbould per "Gravity"

Migliore Colonna Sonora: Steven Price per "Gravity"

Migliore Canzone: "Let It Go" da "Frozen: Il Regno di Ghiaccio" Musica e Parole di Kristen Anderson-Lopez e Robert Lopez

Miglior Cortometraggio Live Action: "Helium" di Anders Walter e Kim Magnusson

Miglior Cortometraggio Documentario: "The Lady in Number 6: Music Saved My Life" di Malcolm Clarke e Nicholas Reed

Miglior Cortometraggio d’Animazione: "Mr. Hublot" di Laurent Witz e Alexandre Espigares

Poche sorprese, per quanto ci riguarda. Tutto secondo i piani a parte due delusioni: la sceneggiatura non originale andata a "12 Anni Schiavo" anziché a "Philomena" e la statuetta per il miglior film andata sempre a "12 Anni Schiavo" anziché ad "Her".

domenica 2 marzo 2014

[EXTRA - TEATRO] Anita è Viva! Storie di Anita Oggi


La festa della donna è l'occasione migliore per promuovere e portare nuovamente in scena una pièce teatrale elaborata e toccante come quella di "Anita è Viva! Storie di Anita Oggi". Nato nel 2011 per celebrare i 150 anni dell'unità d'Italia, quello di Maria Grazia Putini e Francesco Oliviero è uno spettacolo che si fa carico di rielaborare e di analizzare delicati fatti di cronaca e scomode situazioni collegate alle difficoltà che ancora oggi non smettono di colpire brutalmente la figura femminile. Attraverso il personaggio nonché filo conduttore di Ana Maria Ribeiro Da Silva (meglio conosciuta come Anita Garibaldi) si alternano sul palco vari monologhi in cui a fare da sfondo è sempre l'infelice storia di una donna diversa, canovaccio che oltre a fornire ritmo alla scena restituisce anche la possibilità di spaziare tra momenti drammatici ad altri puramente comici e soprattutto permette lentamente di far emergere con determinazione la qualità dominante della donna in generale, ovvero la forza infinita che da sempre la contraddistingue.

Di seguito la sinossi ufficiale:

"Lo spettacolo "Anita è Viva! Storie di Anita Oggi" è nato nel 2011 in occasione delle celebrazioni per i 150 anni dall'Unità d’Italia ed è stato rappresentato in Toscana, in alcune città della provincia di Siena. La sua attualità, però, ci consente di poterlo riproporre quest’anno, nella Giornata Internazionale della Donna. Lo spettacolo, infatti, se da un lato, è un modo per rendere omaggio ad Ana Maria Ribeiro Da Silva, una donna che in tempi difficili è stata tra i protagonisti del Risorgimento italiano, una donna di cui si parla poco, o meglio lo si fa in modo leggendario, considerandola in fondo la moglie di Garibaldi, dall'altro, è un modo per rappresentare le voci, i pensieri, le immagini, le grida o le risate delle donne di oggi, in tempi altrettanto non facili per loro.

Abbiamo immaginato di cogliere Anita in quelli che potrebbero essere stati gli ultimi momenti di lucidità prima di morire, mentre con Garibaldi sta scappando, dopo la caduta della Repubblica Romana nell'estate del 1849, verso il nord dell’Italia. La sua voce, quei ricordi, quelle immagini di un tempo che sembra lontanissimo sono interrotte dalle storie, raccontate in prima persona, di alcune donne di oggi. Storie di violenza e di passioni, di allegria e di sofferenza, storie che riflettono e suggeriscono temi e problemi che tutti i giorni riempiono le pagine dei giornali, i programmi televisivi e soprattutto la nostra vita.

Che tempi per le donne quelli in cui ha vissuto Anita! 
Ripercorrendo la vita di questa giovane donna che si è consumata in soli 28 anni, il primo tratto del suo carattere che viene in mente è la passione: per l’uomo che ama, per la vita, per gli ideali di libertà. Se nel racconto di Anita c’è la cosa più importante per lei, l'amore per Giuseppe Garibaldi, nelle storie del tempo presente c’è il precariato, la violenza, la solitudine, la discriminazione o i diciassette anni senza futuro delle nostre ragazze.

Ad accompagnare le parole delle protagoniste delle nostre storie un po’ di musica e alcune canzoni. In particolare abbiamo scelto e attribuito ad Anita una canzone che non ha niente a che fare con l’epoca in cui è vissuta ma che risuonava in un altro momento importantissimo e drammatico della storia d’Italia, gli ultimi giorni della seconda guerra mondiale e la fine del fascismo. Una canzone, naturalmente, che parla d’amore."


Anita è Viva! Storie di Anita Oggi
di: Maria Grazia Putini e Francesco Oliviero
Voce Recitante: Maria Grazia Putini
Regia: Francesco Oliviero

Data Unica: 8 Marzo 2014 - Ore: 20.45

info e prenotazionisegreteria@teatroazione.org | 06 574 33 99 (lun-ven 15.30-19.30) | cell 3331538874

Oscar 2014: Deve Vincere/Vincerà - I Vincitori di Inglorious Cinephiles


Come da copione (e da promesse) Inglorious Cinephiles si riserva ancora una volta di anticipare l'Academy, e di conseguenza assegnare gli Oscar delle categorie più rilevanti prima della fatidica notte ufficiale. Molto spesso, e in particolar modo negli ultimi anni, le premiazioni hanno restituito a noi appassionati delusioni e (non) sorprese clamorose, difficili da digerire, e siccome a queste pagine le ingiustizie piacciono poco, per diluire un po' l'amarezza non perdiamo occasione di fare chiarezza e mettere ordine secondo il nostro codice.
Questo che andrete a leggere quindi è l'ordine che dovrebbe esserci quest'anno (ma state tranquilli che non sarà così!) misto al disordine possibile.

Miglior Film:
Deve Vincere: "Her" di Spike Jonze
Questa è una di quelle categorie in cui non dovrebbe esserci partita, quest'anno il film di Spike Jonze non ha rivali all'altezza. A suo modo un capolavoro, un film che sa parlare di sentimenti e della difficoltà umana a gestire gli stessi e, cosa importante, lo fa con una sincerità e un cuore di rara fattura. Una eventuale sconfitta per noi sarebbe difficile da digerire.
Vincerà: "12 Anni Schiavo" di Steve McQueen
Appunto, restando in tema, il favorito per vincere la statuetta al miglior film pare sia proprio l'ultimo lavoro del regista inglese, un opera sinceramente assai sottotono considerando gli standard mostrati da McQueen all'esordio e oltre. Rispetto alle sue opere precedenti infatti, quest'ultima secondo noi non è in grado di ritagliarsi un posto nell'album dei ricordi. Speriamo vivamente che i pronostici falliscano.

Miglior Regia:
Deve Vincere: Alfonso Cuaron per "Gravity"
La meraviglia realizzata da Cuaron non può restare orfana di retribuzione, per cui l'Oscar è doveroso e meritato. Probabilmente se avrete visto "Gravity" al cinema e in 3D lo capirete facilmente se non l'avete fatto pentitevi e recuperatelo.
Vincerà: Alfonso Cuaron per "Gravity"
Vincerà. si. Soprattutto perché se non dovesse essere così bisognerebbe mandare la giuria dell'Academy a fare...un bel giretto nello spazio aperto. Alla deriva magari.

Miglior Attore Protagonista:
Deve Vincere: Matthew McConaughey per Dallas Buyers Club
Qui c'è da fare una premessa: la statuetta per il migliore attore quest'anno sarebbe dovuta andare a mani basse a Joaquin Phoenix e alla sua interpretazione in "Her". La sua esclusione dalla lista dei cinque nominati a mio parere è ancora un mistero se non un boicottaggio. Comunque, detto questo, con tutto il rispetto e l'ammirazione che porto per Leonardo DiCaprio, quest'anno secondo me il migliore attore deve essere Matthew McConaughey, non solo per l'interpretazione, nemmeno troppo esaltante di "Dallas Buyers Club", ma anche per l'impronta potente che riesce a dare in quei pochi minuti minuti di "The Wolf Of Wall Street". Il 2013 è stato il suo anno e sarebbe giusto consacrarlo.
Vincerà: Matthew McConaughey per Dallas Buyers Club
Probabilmente non ci saranno sorprese, l'Academy ama le mutazioni fisiche e storicamente le ha sempre premiate, McConaughey ha perso più di venti chili per entrare nella parte di Ron Woodroof quindi sembra già tutto scritto. Eppure c'è qualcosa da non sottovalutare, un indizio uscito qualche settimana fa riguardante una foto che mostrava l'etichetta dell'Oscar al migliore attore con già sopra inciso il nome di Leonardo DiCaprio. Sarà uno scherzo o l'Academy ha deciso di espiare qualche peccato del passato?

Miglior Attrice Protagonista:
Deve Vincere: Cate Blanchett per "Blue Jasmine"
L'interpretazione disumana di Cate Blanchett nell'ultimo film di Woody Allen lascia poco sperare alle altre concorrenti. Probabilmente quella alla migliore attrice protagonista è la categoria più scontata della serata.
Vincerà: Cate Blanchett per "Blue Jasmine"
Per quanto ci riguarda questo Oscar dovrebbe essere già stato consegnato a casa di Cate. Non ha senso neppure far finta che ci sia partita.

Miglior Attore Non Protagonista:
Deve Vincere: Michael Fassbender per "12 Anni Schiavo"
E' un Oscar difficile da vincere ma se chi giudica ha un occhio esperto ed allenato (come pensiamo) allora non si sarà lasciato sfuggire i piccoli accorgimenti espressivi e istintivi che l'attore irlandese di origine tedesca ha donato al suo personaggio per elevarlo da una possibile e rischiosa macchietta. E secondo chi scrive c'è riuscito in pieno.
Vincerà: Jared Leto per Dallas Buyers Club
Quello di Jared Leto è, più o meno, parte dello stesso discorso fatto per McConaughey. Mutazione fisica + personaggio omosessuale afflitto da HIV: il classico mix che aiuta a far guadagnare punti agli Oscar. Eppure Leto da queste parti non è dispiaciuto ma neppure ha convinto del tutto, per cui continuiamo a sostenere che non sia lui la prima scelta in questa categoria.

Miglior Attrice Non Protagonista:
Deve Vincere: Lupita Nyong'o per "12 Anni Schiavo"
Obiettivamente è la categoria più aperta, potrebbero vincere tutte le nominate e nessuna ruberebbe nulla. Secondo Inglorious Cinephiles però Lupita Nyong'o ha dimostrato qualcosina in più e perciò si aggiudica il nostro tifo e la nostra preferenza.
Vincerà: Jennifer Lawrence per "American Hustle: L'Apparenza Inganna"
Ha stregato Hollywood e i bookmakers la danno come favorita assoluta. Il film per cui è candidata tuttavia da queste parti non è piaciuto granché e sosteniamo che la ragazza abbia fatto e possa fare assai meglio di quanto mostrato.

Miglior Film D'Animazione:
Deve Vincere: "I Croods" per Chris Sanders, Kirk DeMicco e Kristine Belson
Si, è vero: Emma Stone da la voce alla protagonista. Ma non è solo per amore che "I Croods" meriterebbe di vincere l'Oscar. Rispetto al suo rivale più temibile, ovvero "Frozen: Il Regno di Ghiaccio", questo film ha dalla sua una storia completamente nuova e originale che nel complesso regala qualcosa in più di quanto riesca a fare invece il lavoro firmato Disney.
Vincerà: "Frozen: Il Regno Di Ghiaccio" per Chris Buck, Jennifer Lee e Peter Del Vecho
Let it Go è la canzone del momento, la cantano tutti, grandi e piccini, uomini e donne e sinceramente ascoltandola nel film è impossibile non avere i brividi e non commuoversi. Con "Frozen: Il Regno di Ghiaccio" la Disney è tornata a sfornare i vecchi classici di una volta, quelli che restavano scolpiti nel cuore, ha giocato un po' di rimessa ma complessivamente ha vinto la partita. Almeno così pare.

Miglior Sceneggiatura Non Originale:
Deve Vincere: Steve Coogan e Jeff Pope per "Philomena"
A Venezia ha fatto ridere e commuovere e, seppur con qualche piccolo difetto e la sensazione che ci sia quel minimo di costruzione artificiale messa appositamente per piacere al pubblico, la sceneggiatura di "Philomena" oltre a risultare deliziosa e la migliore tra quelle nominate di quest'anno. Per Coogan e Pope sarebbe un premio meritato e giusto.
Vincerà: Steve Coogan e Jeff Pope per "Philomena"
Come accennato sopra non c'è altro film in lista che a livello di scrittura può competere con questo. Dovrebbe essere una vittoria semplice.

Miglior Sceneggiatura Originale:
Deve Vincere: Spike Jonze per "Her"
Un'altra vittoria semplice dovrebbe essere quella di Spike Jonze e le motivazioni le abbiamo scritte in precedenza. Per Inglorious Cinephiles "Her" è il miglior film di quest'anno e di conseguenza detiene anche i meriti e i diritti della migliore sceneggiatura.
Vincerà: Spike Jonze per "Her"
Perché se non vincesse cominceremmo a chiederci se l'Academy abbia gli stessi addetti ai lavori del Festival di Sanremo.

Miglior Film Straniero:
Deve Vincere: "La Grande Bellezza" (Italiano)
Perché è il miglior film europeo di quest'anno, è italiano, è diretto da uno dei nostri migliori registi e interpretato da uno dei nostri migliori attori.
Vincerà: "La Grande Bellezza" (Italiano)
Perché è quel che speriamo con tutto il cuore da quando è stato annunciato in cinquina.

Le sentenze ufficiali le vedremo stanotte. Vi ricordo che nel corso della nottata interverrò telefonicamente sulla WebRadio di www.ryar.net per fare due chiacchiere assieme alla truppa radiofonica di Pop Corn Da Tiffany. Se ci seguite ci fa molto piacere.

A domani con la lista dei vincitori e un eventuale resoconto.