Belli e (im)Possibili: The Interview

Sarà ricordato per altro "The Interview", probabilmente per quel film che ha messo in grossissimi guai la Sony attraverso gli infiniti leak che nelle ultime settimane hanno occupato le pagine dei maggiori siti di cinema e non. Colpa di un attacco hacker ancora poco chiaro, attribuito sostanzialmente alla Corea Del Nord rimasta irritata da una sceneggiatura che metteva in cattivissima luce il suo Supremo Leader e dittatore Kim Jong-un, e per questo costretta a forzare psicologicamente le decisioni di Mamma Sony (il ramo americano) minacciandone rapporti sociali ed equilibrio economico. Fatto sta che - a prescindere dal colpevole - dopo una cortissima vittoria che aveva visto la release della pellicola venire bloccata definitivamente (c'era stata una minaccia con riferimenti ad un nuovo 11 Settembre), un movimento piuttosto corposo di addetti ai lavori (a cui ha partecipato anche il Presidente Obama) ha manifestato il suo dissenso per una libertà di espressione venuta a mancare, rimettendo in discussione ogni decisione e facendo in modo che cinema indipendenti dell'America aprissero alla possibilità di proiettare - in concomitanza con le piattaforme online di streaming legale - il film più chiacchierato del secolo nel giorno di Natale. E così è stato.

Ma dopo migliaia di peripezie - e la concreta condizione che "The Interview" potesse davvero finire nelle casseforti più remote del cinema per essere riesumato chissà quando - dopo l'uscita la vera domanda che sorgeva spontanea era: come sarà mai questo film? Sarà l'ennesimo fenomeno mediatico tutto fumo e niente arrosto?

Nemmeno per sogno. Perché evirato di tutte le chiacchiere, i problemi e gli intrighi politici che ha scatenato, "The Interview" resta comunque un ottima commedia americana, con intenti e risvolti tutt'altro che banali. Si, è vero, l'attacco a Kim Jong-un è molto forte, come lo è anche quello che per gran parte della storia è dedicato alla Corea Del Nord (salvo fare dei passi indietro verso la fine), ma tuttavia gli intenti dei due registi e principali sceneggiatori Evan Goldberg e Seth Rogen (ma in scrittura compare anche la collaborazione di Dan Stergling, autore del soggetto) sono assai differenti e scostati dall'intero contesto a cui erano stati relegati e ammanettati. Come lascia intendere il titolo - in italiano sarebbe stato "L'Intervista" - è il giornalismo infatti a prendere in mano il timone dell'intera farsa, un giornalismo inizialmente spiccio, inutile e gossipparo, che accompagna e affianca lo show di successo condotto dal protagonista James Franco a quelli simili, e da noi molto in voga, condotti generalmente da una Barbara D'Urso qualsiasi. Quel giornalismo che i veri giornalisti odiano, insomma, e che a livelli enormemente più alti è stato preso d'assalto persino dal genio di Aaron Sorkin e dal suo "The Newsroom", in una maniera più approfondita ed elaborata, ma con lo stesso scopo di voler ripescare esattamente cosa significhi prendere parte ad un mestiere del genere e quale etica dovrebbe essere adottata da coloro che ne fanno parte (o hanno intenzione di farne). Certo, James Franco e Seth Rogen non hanno nulla a che vedere con Will McAvoy, MacKenzie MacHale e la loro banda, ed il loro film è fin troppo ironico e grossolano per potersi proporre come guida positiva e definitiva per chiunque abbia intenzione di comprendere l'essenza di un mestiere importantissimo come quello di cui si fanno fedeli scudieri, tuttavia nella loro avventura si percepisce, a un certo punto, quella stessa volontà di volersi sbarazzare del giornalismo più bistrattato ed effimero per provare ad intraprendere quel tipo di informazione che sia in grado di fare del bene sia al popolo che al mondo.

Kim Jong-un a questo punto diventa solo il mezzo più comodo per arrivare al punto, lo pseudo-fan di una trasmissione fittizia da utilizzare a piacimento (ma appoggiandosi a fatti di cronaca reali) per giungere a una rinascita professionale altrimenti impossibile. Un insulto che sebbene da molti punti di vista potrebbe esserci stato ai danni della Corea Del Nord, non salva neppure la nazione americana: dipinta nitidamente come aggressiva e calcolatrice non appena decide di cogliere la palla al balzo e incaricare il personaggio di Franco ad assumere le vesti di killer sotto copertura per uccidere una volta per tutte il suo ospite televisivo numero uno. Ma in fondo, per chi conosce bene la premiata ditta Goldberg-Rogen-Franco, ciò non dovrebbe andare a rappresentare nulla di troppo eclatante, visto che è palese a chiunque da anni che il famoso trio - oltre a fare ciclicamente ironia senza scrupolo verso loro stessi (vedi "Facciamola Finita" ma anche questo film) - non ha alcun timore di togliersi ogni tipo di sassolino che gli si incastri tra le scarpe, che questo sia figlio del loro paese o di qualsiasi altra cosa.

E' un peccato perciò che "The Interview" debba portarsi dietro un carico di responsabilità (e una Storia) che obiettivamente lo riguardano ben poco. La reputazione del dittatore nordcoreano di cui si fanno beffe d'altronde non era tra le migliori neppure prima dell'esistenza di questo film e poi il cinema, a prescindere dall'attualità, deve restare, per definizione, una forma d'arte libera e lontana da qualsiasi tipo di influenze, lasciando che sia lo spettatore, infine, a decidere se ciò che ha visto sia valido, non valido piuttosto che giusto o sbagliato.

Per esempio, al sottoscritto "The Interview" ha convinto e divertito, a prescindere dal politicamente scorretto e dalla figura pesante e scomoda contenuta al suo interno, la quale - al di la dello scherno - non è affatto la regina della narrazione.

Trailer:

Commenti

  1. anche a me ha ricordato the newsroom, più che altro all'inizio...
    concordo. un film divertente e a suo modo riuscito, sebbene il contorno di polemiche l'abbia caricato di aspettative forse un tantino esagerate.

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