Civil War - La Recensione

Civil War Poster 2024

C'è un momento in "Civil War" in cui Jessie, la giovane fotoreporter interpretata da Cailee Spaeny si ritrova di fronte a due uomini appesi a mezz'aria e picchiati a sangue, con uno psicopatico armato al suo fianco che le chiede se, secondo lei, è il caso di continuare a picchiarli ancora, oppure ucciderli direttamente.
La giovane ragazza resta immobile, impietrita, incapace anche di compiere quel gesto che, per lei, dovrebbe essere praticamente automatico: scattare una foto.
Nella scena successiva confessa il suo stato d'animo, il rimpianto di quell'attimo mancato, all'altra fotoreporter, che per lei è sia icona e sia punto di riferimento: la Lee di Kristen Dunst. La quale le risponde che il loro lavoro, in questi casi, non è fare qualcosa, non è lasciarsi coinvolgere, ma semplicemente documentare.

Ed è un crocevia importante perché qui la pellicola (pazzesca) di Alex Garland - che fino a quel momento non aveva ancora messo le cose in chiaro - prende nettamente una direzione, traccia le sue linee guida: e sono quelle di una storia che mette al centro sì una realtà distopica in cui c'è una guerra civile americana in corso, ma con l'occhio rivolto e messo a fuoco verso un mestiere (e verso un etica) - il giornalista e il fotografo di guerra - che per essere eseguito come si deve, e quindi da professionista, richiede(rebbe) necessariamente la messa in atto di un fortissimo distacco emotivo. Un distacco emotivo che Lee - e lo capiamo dal suo cinismo, dal suo freddo carattere - ormai ha assimilato e cementato nel corso degli anni, ma che Jessie deve imparare a costruire in fretta, specialmente se vuole stare al passo con la sua sete di ambizione (e di vita, e del suo modello). E, in questo senso, il pericolosissimo viaggio verso Washington, verso un Presidente da intervistare prima che sia troppo tardi, anticipando l'offensiva del Fronte Occidentale (i ribelli) che sta per raggiungerlo con l'intento di eliminarlo, diventa una sorta di percorso di formazione e di educazione violentissimo e doloroso.

Civil War Garland Film

Perché la Guerra Civile è spietata, totale e non intende fare sconti a nessuno.
Quella di Garland, poi, non entra mai nei dettagli, non approfondisce mai la politica degli schieramenti. Ed è palese che sia una scelta volontaria, una condanna alla popolazione, alla società. Perché non può esistere una ragione e un torto in un contesto come questo. Persino l'orientamento del Presidente non viene dichiarato. Democratico? Repubblicano? Qualche indizio, magari, potrebbe aiutarci a rispondere a questa domanda, ma non è fondamentale in "Civil War" che lo spettatore intercetti la bandiera della sua squadra. Piuttosto è importante che lo spettatore senta, che provi determinate emozioni, vivendo letteralmente il terrore, l'angoscia e quella sensazione di respiro che ogni tanto viene a mancare (e vi sfido a non rimanere senza fiato davanti a Jesse Plemons).
Una rappresentazione brutale, insostenibile, ma pure iperrealistica di una realtà lontana, forse, ma della quale già da tempo è possibile intravedere delle radici, dei segnali. Specialmente in un paese - prossimo alle elezioni - come l'America.

Una realtà che, se vogliamo, non è così distante da alcuni fatti di cronaca recente.
E che tende a proiettarci verso un futuro che - stando anche alle minacce di Trump degli ultimi giorni - non appare nemmeno così fantascientifico come, in teoria, dovrebbe.
Segno di un'umanità che - come suggerisce il finale meraviglioso del film - stiamo asciugando sempre di più e sempre più definitivamente, anziché trovare il modo di farla tornare a riemergere e a farsi spazio nella nostra coscienza. A prescindere dalla disperazione e dalla sofferenza che ciò potrebbe comportare.

Trailer:

Commenti

  1. Ma come è già uscito al cinema? Garland arriva da un trittico di generi interessante, questo non me lo perdo di sicuro al cinematografo.

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