Send Help - La Recensione

Send Help Raimi Poster

Lo spunto da cui sembra partorita la sceneggiatura di "Send Help" - scritta da Damian Shannon e Mark Swift - potrebbe tranquillamente arrivare dal terzo atto di "Triangle Of Sadness": il film di Ruben Östlund in cui, ad un certo punto, c'è un naufragio - per nave, non per aereo, ma son dettagli - su un'isola deserta e lì, le dinamiche di potere tra ricchi e poveri (viste fino a quel momento) si ribaltano, con quest'ultimi che dimostrano di sapersela cavare (a sopravvivere) decisamente meglio dei magnati.

Scenario per niente diverso da quello che capita alla Linda Liddle di Rachel McAdams, nella pellicola diretta da Sam Raimi: la quale in ufficio viene emarginata, derisa e sfruttata sia dai colleghi che dal nuovo capo, perché non abbastanza cool e anche perché giudicata piuttosto freaky. Tuttavia, nel suo lavoro lei è meticolosissima, attenta, al pari di quanto è una grandissima appassionata di talent sulla sopravvivenza nella vita privata, e quando l'azienda è costretta a portarsela dietro, in Thailandia, per gestire un affare delicato e importante, l'aereo su cui stanno volando va in avaria e si schianta in mare, lasciando vivi, su un'isola sperduta, solamente lei e quel nuovo capo che le ha pure negato la promozione a vicepresidente che le era stata promessa. Il contesto, allora, si ribalta e per quel capo stronzo, viziato e maschilista, l'esperienza di Linda diventa fondamentale per conservare una speranza di salvezza, sebbene la ragazza cominci subito a dimostrarsi assai meno stupida e ingenua (e debole) di quello che l'uomo pensava. E, ironia della sorte, giunti a questo punto "Send Help" comincia a somigliare - volontariamente o casualmente? - ad una specie di antitesi dello "Spider-Man" che fu del suo stesso regista. La frase più famosa di quella pellicola, infatti, che recitava "da un grande potere, derivano grandi responsabilità", qui torna prepotente per compiere il tragitto in senso inverso, con Linda che ubriaca di un potere che neppure si sognava di possedere, si trasforma lentamente in ciò che, fino a qualche giorno prima, considerava la sua nemesi (se non peggio).

Send Help Raimi

Le ripercussioni le potete immaginare (o forse no, non tutte quante), così come il divertimento che Raimi - che diciamolo chiaro e tondo, dirige un po' con la mano sinistra - cerca di costruirci intorno, non banalizzando completamente una storia che, messa in mano a qualcun altro, rischiava davvero di farsi anonima. Perché di elementi da cogliere e da trattare, estremizzandoli poi, in "Send Help" ce ne sono parecchi, a cominciare dal passaggio di un potere - la società da cui si parte è chiaramente maschilista, mentre nell'isola in cui si arriva si instaura un regime femminile - che però non ha nulla a che vedere con quel girl power che va tanto di moda adesso e che di solito viene tradotto nella vendetta (catartica) di una donna che, finalmente, può restituire a chi se lo merita ogni grammo delle ingiustizie subite. Per buoni tratti ce lo fa credere, Raimi, che la direzione sia quella, ma poi c'è un colpo di scena - e pure qualche avvisaglia anticipatoria - che smentisce la teoria, la annienta, virando più verso una sorta di demonizzazione del potere in generale, paragonabile a moneta di corruzione, malvagità e individualismo.

Ed è un discorso interessante, o quantomeno capace di donare al film quello spessore e quel sarcasmo in più che ci ricorda che un Raimi sotto risparmio energetico, sarà sempre meglio di un regista medio(cre) a carica completa. Certo, i tempi di "Drag Me To Hell" sono lontani e nemmeno paragonabili, ma non c'è dubbio che, in termini d'intrattenimento e di divertimento, a certi prodotti si può rimproverare ben poco.

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