Una serie di brevi clip si susseguono. Ognuna destinata a catturare - chirurgicamente e - in pochissimi secondi l'innamoramento, il sospetto e, infine, il terrore di una donna diversa, contestualizzata in altrettante epoche distanti. Un collage rapidissimo che culmina con una carrellata di quegli stessi volti urlanti, agghiacciati, ricoperti di sangue.
Comincia così "Keeper", il nuovo horror firmato Osgood Perkins che, a quanto pare, deve aver cominciato una vera e propria perlustrazione e sperimentazione all'interno del genere, immolandosi di volta in volta in un cambio di toni, artifici e possibilità distinte, con l'intento principe di creare tensione, paura e disagio. Rispetto all'ultimo "The Monkey", infatti, qui torna a farsi profondamente serio e cupo, accantonando quell'ironia leggera è un po' demenziale, e recuperando, in parte, quella patina di mistero che aveva contraddistinto e funzionato nel bellissimo "Longlegs". Attenzione, però, perché sebbene alcuni punti di contatto siano evidenti, "Keeper" tende ad avventurarsi palesemente verso altri lidi, magari intuibili o sospettabili, ma comunque in grado di rimanere confusi ed enigmatici fin quando non sarà il momento di fare (un minimo di) chiarezza su di essi. Per dare dei riferimenti, possiamo dire che, archiviato lo spaventoso intro in apertura, la storia si concentra prevalentemente su Liz - una bravissima Tatiana Maslany - e sul weekend che dovrà passare nella baita nel bosco del suo nuovo fidanzato, Malcom: un uomo timido e silenzioso del quale, forse, si sta innamorando e che - somiglia tantissimo a Josh Brolin, pur essendo interpretato da Rossif Sutherland e che - frequenta da circa un mesetto: troppo poco, secondo la sua (migliore?) amica, per poter escludere le stia nascondendo un segreto, un passato oscuro (una moglie? una famiglia?). Pregiudizi che Liz dà un lato non scarta, ma dai quali neppure vuole lasciarsi influenzare, incoraggiata dalle sensazioni (speranze?) positive che quella nuova relazione le sta inviando. Giunti a destinazione, però, il suo intuito comincia a percepire e a notare dei comportamenti a dir poco sinistri, alcuni invisibili e, magari, suggestionati dal paesaggio, dalla natura, ma altri piuttosto evidenti e allarmanti: come l'invadenza del fratello di Malcom, passato a trovarlo in compagnia di una strana fidanzata, oppure l'insistenza subita nell'assaggiare una torta di benvenuto, dall'aria (e dalla confezione) inquietante e sospetta.
E qui vale la pena fermarsi per evitare di entrare ulteriormente nelle pieghe (e negli spoiler) di un racconto che proprio in questo gioco tra vedo e non vedo e (ci) credo e non (ci) credo, intende andare a costruire la sua linfa vitale. Come detto, Perkins torna in territori e alle atmosfere già calpestate in "Longlegs" (quindi l'isolamento, i boschi, una civiltà lontana chilometri), ma mentre li c'era un serial killer da inseguire e da scovare ed il male, quindi, era tangibile, seppur ugualmente terrificante, in "Keeper" sono le presenze invisibili le minacce da cui bisogna - almeno in teoria e almeno in apparenza - guardarsi le spalle. Presenze che diventano sempre più invadenti e affamate (e violente) e che danno l'impressione di voler prendere di punta Liz, disinteressandosi di Malcom, il quale non è ben chiaro (oppure lo è, fin troppo) che tipo di interazione possa avere con loro. Mostri invisibili - ma non a noi - che Liz è, però, in grado di intravedere (e di sentire) e non per via di semplice fortuna, o di un sesto senso particolare, ma probabilmente, più a causa di un'eredità della quale non è a conoscenza e che, quando emerge, definisce piuttosto chiaramente, e senza perplessità, le intenzioni e la metafora (e il messaggio) sotterrata dentro la (notevole) sceneggiatura scritta da Nick Lepard.
Perché nonostante vada di moda (anche al cinema), ormai, parlar di patriarcato e di potere (maschile), così come di privilegi e di territori da difendere, e si cerchi di controbilanciare, ogni volta, con atteggiamenti e soluzioni che rischiano di risultare imbarazzanti, o poco credibili (o ipocrite), "Keeper" è uno di quei casi rari in cui l'intento è ben orchestrato e confezionato. Perkins riesce a trattare determinati argomenti, sfuggendo di gran classe alle trappole, realizzando in primis un horror capace di paralizzare lo spettatore, mettere i brividi e suggestionare. Ponendo quel che sottende il racconto, formalmente in secondo piano, ma narrativamente parlando in enorme (e profondissimo) risalto.
Trailer:


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