Un Anno Di Scuola - La Recensione

Un Anno Di Scuola Poster Film

A occhio e croce, lo sforzo maggiore compiuto da Laura Samani, mentre pensava - e scriveva con Elisa Dondi - "Un Anno Di Scuola", deve essere stato quello di sfuggire alla convenzionalità e a tutte le trappole che un film del genere - con un'impalcatura del genere - avrebbe attirato spontaneamente verso di sé. Un lavoro complicato e meticoloso, del quale forse lo spettatore si renderà conto solo parzialmente, o per niente, ma che sullo schermo, però, paga tantissimo, perché chiude le porte a una prevedibilità che, per tematiche e direzioni, era proprio li, nascosta dietro l'angolo (per rovinare tutto).

E invece no, a dispetto dei pregiudizi e di un cinema - il nostro - che si sta impegnando, mettendocela tutta, per sembrare sempre più piatto, invisibile e uguale a sé stesso, Samani va in direzione opposta, ostinata: adattando liberamente l'omonimo racconto - del 1929 - di Giani Stuparich, attraverso la storia di Fred, una diciassettenne svedese, arrivata a Trieste nel 2007 e finita a frequentare una classe di liceo di soli alunni maschi, scombinando gli equilibri (dell'intero istituto e) di tre migliori amici con i quali entra solidamente in comitiva. L'integrazione con loro è spontanea, genuina, a differenza di quella con le ragazze del posto che la etichettano subito come "la figlia del tagliatore di teste", facendo riferimento al ruolo del padre, chiamato appositamente da quelle parti per mandare a casa il personale superfluo di un'azienda locale (la crisi del 2008 è imminente). Ma a Fred interessa poco, lei è più a suo agio quando deve andare a fare baldoria con Antero, Mitis e Pasini che, pure, sembrano solleticati da questa new entry esotica, alla quale permettono addirittura di entrare dentro la Trappola, una tipografia abbandonata - appartenente al nonno di uno dei tre - in cui, da regolamento (loro), le donne sono categoricamente bandite. E, forse, non casualmente.

Un Anno Di Scuola Samani

Cosa succederà, alla lunga, lo potrete immaginare, sebbene il fattore cruciale, qui, non sia tanto il cosa, bensì il come. Perché Fred diventerà il corpo - non piccolo, come il film d'esordio di Samani, ma grande abbastanza - per il quale Antero e Pasini perderanno la testa, il capro espiatorio di crepe e di rotture tanto stupide, quanto spiacevoli ma, come le suggerisce sapientemente il padre, lo sarà per via dello stesso processo - naturale - che attiva una mela se inserita in mezzo ai kiwi. Fred, in pratica, è la mazzata che arriva quando meno te lo aspetti, quella che ti costringe ad aprire gli occhi e a fare i conti con te stesso, a compiere il passo che rimandavi da troppo tempo, oppure quella scelta (giusta) che ti spaventava a morte (una rivoluzione ed evoluzione che, di riflesso, subirà anche lei). E quindi crescita, maturità. In fondo è questo ciò che interessa catturare a "Un Anno Di Scuola" e lo fa intendere chiaro e tondo quando si risparmia di inseguire - e di approfondire - altre imbeccate presenti nel contesto (per arricchimento), che avrebbero potuto danneggiarlo, omologarlo, o annacquarlo inutilmente. Proseguendo a testa bassa e concentratissimo, per non smarrire l'identità di un teen-movie e di un coming-of-age fieramente distante dagli schemi (italiani) e dai cliché.

Ancorato alla post-adolescenza, alla vitalità fervente delle sue anime e al futuro (da scrivere) a cui aspirano - fatto di salti nel vuoto e inevitabili incertezze - il film di Samani salva così il cuore che gli permette di battere e che, al di là delle apparenze, ostenta comunque un peso specifico e una musica da non sottovalutare affatto.

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