Noi Due Sconosciuti - La Recensione

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L'ascesa del cinema scandinavo è, ormai, incontrovertibile.
Un fenomeno che non possiamo più sottovalutare, o fare finta di ignorare, e questo vale sia da spettatori che da industria. Con una presenza costante nei maggiori festival internazionali e con una forbice di (nuovi) autori che continua a prosperare - e a vincere premi - attirando attenzioni, c'è sempre più curiosità e interesse verso storie che, magari, danno l'impressione di somigliare a qualcosa di già visto, ma che nel loro sviluppo, o approccio, poi riescono sempre a portare una ventata d'aria fresca e un punto di vista originale, alternativo.

Pattern che ritroviamo anche dentro "Noi Due Sconosciuti", film norvegese in cui Edith, una donna diventata madre grazie all'inseminazione artificiale, decide di sfruttare il proprio mestiere di giornalista per avvicinarsi (con la scusa di un'intervista sul suo mestiere da progettatore di videogames) all'uomo che ha appena scoperto essere il suo donatore (e pure quello della sua migliore amica). Un gesto spericolato, dettato dall'insicurezza e dalla volontà di lei di comprendere meglio alcuni aspetti caratteriali del proprio figlio, indagando, già che si trova, su eventuali disturbi o malattie ereditarie e mettendo le mani avanti rispetto a un possibile scenario futuro in cui l'identità di questo padre mai visto, magari, possa richiedere di essere svelata. Preoccupazioni (o paranoie) da genitore (single), in sostanza, che rischiano di prendere una brutta piega quando il piano di Edith però esce fuori dai binari e tra lei e Niels - nome del padre biologico - sboccia una specie di interesse e di reciproca attrazione che li porta a sfiorare una notte di passione. Momento che, di fatto, segna un crocevia nella pellicola di Janicke Askevold, facendo chiarezza sulla posizione e sull'identità che ha intenzione di assumere: se quella della commedia romantica con al centro una storia d'amore un po' divertente e un po' sopra le righe, a cui strizzava l'occhio, oppure quella di un dramma agro-dolce indirizzato a esplorare fino in fondo gli interrogativi e le questioni di cui coraggiosamente si fa carico.

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Fortunatamente - per lei e per noi - la scelta di "Noi Due Sconosciuti" vira verso la via più tortuosa e, quindi, la migliore, evitando di ridimensionare il suo potenziale e mettendo in risalto le difficoltà di chi, per desiderio, vocazione e auto-determinazione, ha compiuto una scelta dal peso enorme che la spinge a mettere in discussione sé stessa quotidianamente. Perché certe sfide di rado sono prevedibili, misurabili, e a volte possono persino complicarsi ancora di più quando viene a mancare l'appoggio di chi prima era d'aiuto - come un genitore, per esempio - ma che all'improvviso, per colpa dell'età, o degli imprevisti, è costretto a rinunciare. E, allora, la fragilità, il terrore di non farcela e di aver fatto il passo più lungo della gamba, possono diventare motori responsabili di mosse azzardate, come quella che mette Edith e Niels l'uno di fronte all'altra e giocando un po' coi loro destini (e non solo coi loro) semina ipotesi e risvolti che, forse, potrebbero funzionare, o forse no. Sebbene, in certi casi, ad avere la meglio - sulle nostre aspettative, sensazioni o egoismi personali - è consigliabile che sia la logica, la razionalità.

Quella che fondamentalmente finisce per abbracciare e sposare una pellicola che, comunque, con l'istinto e col desiderio decide di flirtare, alleggerendo e sfumando la gravità di un argomento per nulla semplice e sul quale è difficilissimo - e pretestuoso - riuscire a dare risposte assolute. Askevold, infatti, si limita ad esplorare, a fantasticare sui what if, ironizzando e azzardando, alla bisogna, ma rinunciando a ogni salto nel buio che non preveda il rimanere coi piedi ben incollati a terra.

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