IL SITO DEDICATO AL CINEMA IDEATO, SCRITTO E DIRETTO DA GIORDANO CAPUTO

sabato 25 aprile 2015

The Visit - Trailer Italiano


Primo trailer italiano per "The Visit" il nuovo thriller scritto e diretto da M. Night Shyamalan, prodotto da Jason Blum che uscirà nelle nostre sale il prossimo 8 ottobre.

Trailer Italiano Ufficiale:


Sinossi (Ufficiale):Un fratello e una sorella vengono mandati a stare per una settimana nella fattoria dei loro nonni in Pennsylvania. Appena i ragazzi si accorgeranno che l'anziana coppia è coinvolta in qualcosa di veramente inquietante, vedranno diminuire ogni giorno le loro possibilità di tornare a casa.

Run All Night: Una Notte Per Sopravvivere - La Recensione

La collaborazione artistica tra il regista Jaume Collet-Serra e Liam Neeson raggiunge, al terzo tentativo, il massimo del risultato cui potesse aspirare.
Riscattato parzialmente il fallimento di "Unknown: Senza Identità", tramite il buonissimo "Non-Stop", con "Run All Night: Una Notte Per Sopravvivere" la coppia trova finalmente la ricetta perfetta per l'action assoluto e impeccabile: quel prodotto d'intrattenimento dalla corposità asciutta e il sapore equilibrato, gustoso abbastanza da rifiutare qualunque appunto o divagazione.

Stiamo parlando di una pellicola furba e intelligente sotto tutti i punti di vista, che sfrutta la figura attuale di Neeson per radunare adepti ed inserirla in un contesto più o meno solito a quello in cui ormai abbiamo imparato a contraddistinguerlo, con la sola regola di non forzare esageratamente la mano e restare quindi tra quelle sembianze di realtà e credibilità ultimamente valicate e ignorate oltremisura. Una direttiva, tra l'altro, che in primis non fa che avvantaggiare l'attore stesso, non obbligato a rischiare di risultare involontariamente ridicolo e costretto a condividere la scena con spalle di soccorso dalle quali anche lo script scaltramente va a rubare il meglio per ampliare e fortificare la propria minimale struttura. Struttura che sembra essere stata scritta su di un fazzoletto di carta, ispirata probabilmente da "Io Vi Troverò", ma diversificata e migliorata dallo sceneggiatore Brad Ingelsby tirando fuori un surrogato rafforzato e più solido.
C'è ancora un figlio da salvare allora in "Run All Night: Una Notte Per Sopravvivere", soltanto che questa volta è tutto fin troppo cercato e previsto, da quando Neeson - killer in pensione, alcolizzato e con la coscienza sporca - è costretto ad uccidere il figlio del suo migliore amico e boss - Ed Harris - per evitare che questo faccia fuori il suo, involontariamente colpevole di aver assistito a un omicidio e di non far parte della malavita scelta dal padre con cui, non a caso, ha chiuso ogni genere di rapporto.

Anziché "trovare", la parola d'ordine in questo caso perciò diventa "nascondersi", far perdere le tracce e tentare, durante la fuga, di far ragionare un mandante, consapevole della brutta piega intrapresa dal figlio, eppure costretto, moralmente, a vendicarlo ad ogni costo. Tutto è fin troppo scontato e prevedibile, insomma, nella pellicola di Collet-Serra, come anche in certi casi teatrale e artificiale, due considerazioni tendenzialmente negative, ma che nel caso specifico non condizionano il godimento di una visione tesissima e gradualmente incalzante. Ogni cosa verte in favore dello spettacolo e dell'adrenalina, piega degli eventi compresa, come se in gioco non ci fossero davvero le vite dei protagonisti, bensì il divertimento da confezionare per bene e da distribuire allo spettatore. Lo conferma persino la svolta con cui viene anticipato l'atto conclusivo, dove in maniera a dir poco pratica, la minaccia pericolosa e mortale, schivata per oltre un'ora, viene spazzata via in maniera fin troppo agevole, al punto da chiedersi come mai non fosse stata presa di petto fin da subito e archiviata alla svelta.

Ma tuttavia, ripensandoci, ci rendiamo conto di essere stati fortunati ad aver trovato lunga attrazione da un giocattolo, in realtà, meno complesso di quanto non fosse sembrato. Quella di Collet-Serra è una pellicola disposta a complicarsi la vita e a manipolare il suo andamento, appositamente per appagare il voyeurismo dello spettatore. Una tattica che teoricamente tende a non pagare o a non essere vincente, ma in questo caso trova prepotente la sua eccezione.

Trailer:

venerdì 24 aprile 2015

Forza Maggiore - La Recensione

La settimana bianca di una comune famiglia svedese si trasforma in un crescente lago di rabbia e di dolore quando una valanga accidentale, non controllata, sfiora la terrazza di un ristorante durante il loro pranzo all'aperto. Scongiurato il disastro e scampato il pericolo l'episodio di fuga da parte del marito, impensierito più dagli oggetti personali che dalla moglie e i figli, scatenerà un'icrinazione nel rapporto di coppia destinata ad allargarsi a macchia d'olio.

Si parla di istinti nella pellicola di Ruben Östlund, istinti primordiali, istinti di sopravvivenza, azioni non controllate o non controllabili che, quando meno ce lo aspettiamo, possono rivelare la vera natura di una persona e il suo effettivo senso di responsabilità. Conta molto sui contrasti infatti "Forza Maggiore", tra silenzi e urla assordanti e l'apparente situazione di una famiglia felice, alla ricerca di tranquillità, minacciata da una musica inquietante in sottofondo, di frequente ritorno, palesemente segno di negatività e maretta.
Vuole scavare nel profondo e nel subconscio Östlund, andare a creare più danni di quanti realmente ne sarebbero accaduti se quell'incidente evitato avesse colpito duro come per un istante aveva esitato a far credere. La spaccatura tra Tomas e Ebba (la coppia protagonista) d'altronde è simile a un allontanamento incontrastabile, in crescita minuto dopo minuto e indubbio anche agli occhi dei loro bambini, impauriti e spaventati da una separazione messa già in conto. I tentativi poco convincenti di lui nel riscrivere l'esperienza allora lasciano il tempo che trovano, mentre la determinazione della moglie nell'andare a capire a fondo il comportamento del proprio marito acquistano le redini, cominciando a spogliarlo, pezzo dopo pezzo, della sua armatura fino a lasciarlo nudo, munito solo della sua fragilità e debolezza.

Mette dunque in discussione qualsiasi tipo stereotipo e figura "Forza Maggiore", dalla tendenza maschile a manifestare superiorità e fiducia a quella dell'eroe - in genere rappresentato da uomini - non accessibile a chiunque. Esamina i tipi di responsabilità separandoli in categorie ben distinte: quella assunta per volontà e quella messa sulle spalle per costrizione, magari per colpa di una società che, attraverso codici non scritti, ne implica l'assunzione così come e abituata a fare con alcuni comportamenti. Il tentativo, ovviamente, è quello di allargare il discorso a tutto campo, fare in modo che ogni persona presente all'appello si sintonizzi all'ascolto e provi ad entrare nell'oscura incertezza di potere, in frangenti simili, non comportarsi come a mente fredda potrebbe pensare e credere giusto. In fondo nella riduzione a brandelli del povero Tomas, psicologicamente atterrito e spiazzato, esiste la piena disperazione di chi, a scopo di sopravvivenza, ha mentito su sé stesso per migliorare il suo status pubblico, decisamente inconsapevole di dover fare i conti, un giorno, con una forza maggiore non all'altezza, incontrollabile e prepotente.

Già perché, sforzi a parte, non sempre riusciamo ad essere come vorremmo, spesso, e in genere quando non vogliamo, siamo anche come siamo e in quei casi, se non riusciamo a sfuggire all'istinto, dobbiamo sperare di avere seconde opportunità per riscattarci e rimediare. Chance che teoricamente la vita non concede facilmente, ma che Östlund, al contrario, nel suo lavoro non se l'è sentita di non dare.
Sebbene continui a fidarsi assai più delle donne.

Trailer:

mercoledì 22 aprile 2015

Child 44: Il Bambino Numero 44 - La Recensione

In paradiso non ci sono omicidi.
E' lo slogan della Russia dominata da Stalin, quella in cui Tom Rob Smith ha deciso di ambientare - prendendosi una licenza Storica - il suo "Child 44: Il Bambino Numero 44", anticipando quindi gli omicidi del serial killer di Rostov, avvenuti più avanti, per aumentare il contrasto dittatoriale di un sistema che pur di imporsi e di non mostrare falle era disposto a mentire agli altri e a sé stesso. A piegarsi allora ci pensa Tom Hardy, agente fidato della polizia segreta sovietica che per amore mette in discussione gli ordini del suo superiore, procurandosi un declassamento e un esilio, con il quale tuttavia avrà l'opportunità di perseverare il suo pseudo-tradimento investigando sulla scomparsa di quei bambini ritrovati tra i boschi, ufficialmente dichiarati morti per incidente, ma evidentemente figli di un unico assassino ancora in circolazione.

C'era un'ossatura piuttosto resistente, quindi, da mettere a disposizione del regista Daniel Espinosa, una di quelle con cui David Fincher solitamente non vede l'ora di entrare in contatto e di fare faville. Ma invece per demerito anche dello sceneggiatore Richard Price, l'adattamento di "Child 44: Il Bambino Numero 44" non si rivela all'altezza delle aspettative, incasinando l'amalgama dei suoi ingredienti e guastando, di conseguenza, un composto che poteva esser montato, se non proprio in maniera deliziosa, quantomeno in maniera piacevole. Lo spaccato storico, che doveva essere più una cornice diventa così cuore pulsante e centro, mentre l'aspetto investigativo, su cui anche il titolo verte interesse, viene prosciugato di spazio, attrattiva e suspance. Gli effetti della pellicola, a questo punto, si fanno tutt'altro che positivi: con una narrazione confusa, a volte improvvisata, e una promessa mancata da inserire a corrente alternata come se facesse parte di una sottotrama secondaria o terziaria, buona esclusivamente per ampliare lo sguardo sui personaggi.
Riceve l'ordine di dar priorità all'oppressione e al terrore politico, dunque, Espinosa, con la camera sempre accesa tra i dialoghi e le stanze in cui in ballo c'è, invisibile, la figura di Stalin da difendere e sostenere. Per chi metteva in discussione il Paradiso propagandato, si aprivano velocemente le porte del vero inferno, quello violento e sanguinario a cui sfuggire era pressoché impossibile. Un concetto ribadito così fortemente da rendere la figura dell'assassino di Rostov superflua e quasi invadente, una perdita di tempo a cui concedere uno spazio non esattamente disponibile, sebbene necessario per chiudere un discorso altrimenti incompiuto.

Smette di sapere persino dove voglia andare a parare allora, intorno alla metà del suo viaggio, la pellicola di Espinosa, rendendosi conto di cominciare a girare a vuoto e non poter più tornare indietro a correggere la sua falsa partenza. Prova a concedersi al thriller in extremis, nei suoi ultimi trenta minuti, agguantandolo di petto, ma senza restituirgli il giusto prestigio e il reale spessore di cui necessitava sin dall'inizio. Mostra, insomma, le carenze di un progetto partorito con scarsa perizia, in cui a parte la bravura incontestabile di Tom Hardy non c'è nulla a cui è possibile aggrapparsi per giustificarne la realizzazione (perché nel proprio paese i russi parlano americano con accento russo?!).
Le ambizioni elevate sbandierate in origine – confermate da un cast che vanta le presenze anche di Vincent Cassel e di Gary Oldman – restano visibili perciò solamente provando a scrutare la costruzione ipotetica che si voleva fornire dai piani alti, tra obiettivi di ampio spessore pienamente non conseguiti.

Del resto, quella di Espinosa è una pellicola così scentrata, disinteressante e sbagliata da rischiare addirittura di estraniare lo spettatore prima ancora che si concludano i suoi lunghissimi centotrentasette minuti. Un fallimento totale, di cui non dispiacerebbe sapere motivo e con cui sarebbe salutare non entrare in contatto.

Trailer:

Jurassic World - Secondo Trailer Italiano


La Universal Pictures ha rilasciato il nuovo trailer italiano di "Jurassic World" la nuova pellicola diretta da Colin Trevorrow con Chris Pratt, Bryce Dallas Howard, Vincent D’Onofrio, Ty Simpkins, Nick Robinson, Omar Sy, BD Wong e Irrfan Khan in uscita al cinema da giovedì 11 giugno 2015.

Secondo Trailer Ufficiale Italiano:
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martedì 21 aprile 2015

The Avengers: Age Of Ultron - La Recensione

Qualitativamente parlando, la seconda fase Marvel è stata di gran lunga superiore alla prima.
Da "Iron-Man 3" in poi infatti la musica ha iniziato a suonare diversamente, imponendo maggior cura nella scrittura delle sceneggiature, mantenendo salda la parvenza di un progetto tramite quei famosi fatti di New York - avvenuti nel primo "The Avengers" - e concedendosi a momenti di introspezione affascinanti e necessari che restituivano umanità a dei super-eroi così leggendari.

Fa strano allora rendersi conto che il fautore di tutto questo, il Padrino della macchina che finalmente cominciava a girare alla perfezione, in "The Avengers: Age Of Ultron" scavalca le responsabilità assunte con il primo capitolo e manca l'affondo indispensabile per guadagnare ulteriore quota. Nel momento in cui tutti quanti aspettavano da lui il suo colpo migliore, Joss Whedon risponde proponendo al pubblico gli stessi temi e uno spettacolo gonfiato in maniera sovrumana che sfocia in alcuni momenti persino in un troppo che mai avremmo pensato di denunciargli. Prime donne incapaci di condividere la stessa stanza e cattivi a primo impatto imbattibili, ma riducibili a mucchio di brandelli e poco più con la consueta forza dell'unione. Un prodotto di intrattenimento confezionato secondo le regole della classe migliore eppure in leggera controtendenza con la preparazione che Shane Black era stato ingaggiato per intraprendere e inaugurare.
Una grinza che da la percezione però di non essere stata né voluta e né selezionata, ma semmai conseguenza di una bussola perduta o danneggiata in fase di scrittura. A dircelo sono proprio gli indizi che vedono la creazione della nemesi metallica di Tony Stark - l'Ultron del titolo - non gestita a dovere e sprecata nei passaggi in cui la loro uguaglianza di pensiero e di carattere sarebbe dovuta venir fuori e dare spinta maggiore al contesto. Il lato oscuro del personaggio di Robert Downey Jr. viene quindi innescato, motivato dalla sua matrice scientifica, e poi in seguito arenato da una trama povera di ossigeno, costretta a non avere pause di ricarica e a soffrire sia nel dispiegamento che nello scopo.

Non fa alcun passo in avanti insomma "The Avengers: Age Of Ultron" né sotto l'aspetto creativo e né sotto quello dei fatti. Tutto resta uguale a come era prima che gli eventi della pellicola si scatenassero, lasciando in bocca quel sapore di amaro da tempo dimenticato. Che nelle sue intenzioni ci fosse tuttavia la volontà di dare giustizia al lavoro di Black è intravedibile in quelle poche parentesi - le migliori - che Whedon concede ai personaggi più in ombra trattati fin'ora, ovvero i mancanti di film dedicati come Hulk, Vedova Nera, ma soprattutto Occhio di Falco. Il personaggio di Jeremy Renner è quello che in assoluto esce più rafforzato e compiuto rispetto a ognuno dei suoi compagni, finalmente omaggiato del giusto spazio e sviscerato del reale valore che giustifica la sua presenza all'interno del gruppo, insieme alla parentesi della sua vita privata segretissima e sorprendente.
Per Whedon lui è l'unica ragione utile a fermare i giochi, a premere pausa su quei fuochi d'artificio spropositati, protagonisti sin dal frame d'apertura e perpetui per l'intera durata del suo lungo e voluminoso show. Uno di quelli, insomma, dove il rischio di rimanere appesantiti esiste e provato ad allontanare per mezzo di un umorismo che già nel primo capitolo si era dimostrato funzionale e intonato e a cui stavolta - merito del martello di Thor - sono richiesti gli straordinari soprattutto per via di un processo chimico di alleggerimento e digestione che altrimenti fallirebbe in toto.

Va a chiudere la cosiddetta fase due in maniera inaspettata e un po' deludente pertanto Whedon, distruggendo - ed è un'altra ripetizione - l'ennesima città seppur stavolta senza alcuna possibilità di ricostruzione. Andando avanti di questo passo il rischio è che nel terzo capitolo della saga (che sarà diviso in due parti), per convincere il gusto degli adepti, si debba andare ad inventare chissà che cosa, perdendo poi di vista ulteriormente umanità e conflitti interni delle grandi stelle che ne fanno parte.
Ed è per questo che la speranza resta quella di rivedere presto in giro la cura Shane Black, rispolverata dal quartier generale Marvel e obbligata in una terza fase magari, si scoppiettante, ma non solo nel vero senso della parola.
Fermo restando che se Whedon per "The Avengers" abbia in mente di far sciogliere e riunire il gruppo ogni volta, concludendo poi a ripetizione il suo lavoro in un disaster-movie, sarebbe meglio che si facesse da parte come lui stesso ha accennato nel corso delle sue ultime interviste.

Trailer:

lunedì 20 aprile 2015

Batman V Superman: Dawn of Justice - Teaser Trailer Originale [UPDATE: anche in ITA]


Prime immagini per il "Batman V Superman: Dawn of Justice" diretto da Zack Snyder. Nel teaser trailer possiamo vedere un assaggio dello scontro tra il Superman di Henry Cavill e il Batman di Ben Affleck. La pellicola uscirà in Italia il prossimo 25 marzo 2016.

Teaser Trailer Italiano:


Teaser Trailer Originale:

venerdì 17 aprile 2015

Belli e (im)Possibili: Camp X-Ray - La Recensione

Una giovane ragazza abbandona la sua piccola cittadina per arruolarsi nell'esercito americano e combinare qualcosa di importante. Anziché essere collocata in Iraq, come avrebbe voluto, viene spedita però nella prigione di Guantanamo, a fare la guardia a dei detenuti (e non prigionieri, sia chiaro) musulmani sospettati di aver collaborato o preso parte diretta all'attentato dell'Undici Settembre. Scaricata nel nulla e circondata da soldati uomini con cui spartire ben poco, i suoi rapporti andranno a legarsi gradualmente ad uno dei reclusi presenti in cella che, a suo modo, gli rivendica il ripristino dei suoi diritti assieme alla sua innocenza.

C'è un incipit piuttosto prevedibile e di scarso incoraggiamento ad accompagnare il "Camp X-Ray" dell'esordiente alla regia Peter Sattler. Uno di quelli, per intenderci, in cui prevedere il risvolto è ormai processo istintivo, quasi matematico, decifrabile in un batter d'occhio riducendo le possibilità a due semplici risultati: il primo a sfondo patriottico dove vien suggerito di diffidare sempre del proprio nemico e il secondo, esatto opposto del primo, che insegna a non dover fare per forza di tutta l'erba un fascio.
E da una parte, in effetti, è esattamente così, senza girarci troppo intorno, non c'è alcuna sorpresa riguardo alle sorti di una pellicola che tuttavia non ha alcuna intenzione di rendere il suo epilogo elemento di distinzione, né tantomeno gloriosa virtù. A Sattler (autore anche della sceneggiatura) infatti preme tutto ciò che viene prima, quel conflitto psicologico scatenato nella testa del personaggio di Kristen Stuart (convincente e riabilitata alla recitazione) quando il detenuto di Peyman Moaadi comincia ad entrargli in testa e a trovare terreno fertile per ognuna delle sue lamentele, questioni morali e giudizi. Parole che martellando a ripetizione finiscono per sfondare quel muro mai fatto di marmo, sorretto dalla giovane, rimettendo in discussione lei stessa, la sua decisione e i metodi esercitati dal suo paese per ottenere informazioni e collaborazione. Un processo che, sebbene anch'esso prevedibile, è costretto a fare i conti con quel senso del sospetto diventato oggi seme abitante nella coscienza di ognuno di noi.

Ed è sotto questo aspetto che "Camp X-Ray" trova il varco che voleva, nell'innescare dentro lo spettatore quel timore che l'apertura della giovane protagonista nei confronti del prigioniero sia in realtà una manipolazione, qualcosa in cui credere solo apparentemente e con cui vivere costantemente all'erta. Più dell'America, più dei nemici e dell'erba e i suoi fasci, quindi Sattler scava dentro le anime di noi spettatori, non dovendo neppure faticare per arrivare tanto a fondo, scovando limpida quella paura e quella diffidenza verso il prossimo che senza dubbio gli eventi successi negli ultimi anni hanno contribuito ad ampliare e innescare.
A questo punto scoprire se il prigioniero chiuso in cella sia innocente o colpevole non conta più nulla, poiché come dice la pellicola stessa, in uno dei suoi buonissimi dialoghi: <se il tuo paese è in guerra con lui,  allora lo sei anche tu>. E nella scena più difficile e drammatica posizionata nel pre-finale ci accorgiamo quanto nonostante le inconfutabili prove, quella tranquillità solare che una volta ci invitava a fidarci dell'altro, sia diventata un vago ricordo, riposto lontano, in territori remoti.

Tutti i discorsi sulla possibilità che Sattler poteva aver scommesso su un'opera prima sciatta e di poco interesse, dunque, sfumano come l'umanità scambiata tra paesi in guerra e il suo "Camp X-Ray" si impone sullo spettatore con carisma e decisione, tenendolo incollato allo schermo dal primo all'ultimo istante. Un' esordio quantomai incoraggiante a cui speriamo venga dato simile seguito.

Trailer:

Star Wars: Il Risveglio Della Forza - Secondo Teaser Trailer Italiano


Sfruttando l'evento della Star Wars Celebration, ecco arrivare online il nuovissimo teaser trailer, italiano di “Star Wars: Il Risveglio Della Forza”. Rispetto al precedente, rilasciato qualche mese fa, in queste nuove immagini spiccano i volti di Han Solo e Chewbacca tornati finalmente alle loro origini.
Diretta da J.J. Abrams e interpretata da John Boyega, Daisy Ridley, Adam Driver, Oscar Isaac, Andy Serkis, Domhnall Gleeson, Max von Sydow, Harrison Ford, Carrie Fisher, Mark Hamill, Anthony Daniels, Peter Mayhew e Kenny Baker, la pellicola uscirà nei nostri schermi il 16 dicembre, prima di ogni altro paese.

Nuovo Teaser Trailer Italiano Ufficiale:

giovedì 16 aprile 2015

Il Racconto Dei Racconti - Trailer Ufficiale


Appena dopo l'annuncio della sua partecipazione, in concorso, al prossimo Festival di Cannes, è stato rilasciato il trailer ufficiale del nuovo film di Matteo Garrone. Quel "Il Racconto Dei Racconti" liberamente tratto da raccolta di fiabe di Giambattista Basile e interpretato da un cast internazionale composto da Salma Hayek, Vincent Cassel, Toby Jones, Shirley Henderson, Hayley Carmichael, Bebe Cave, Stacy Martin, Christian Lees, Jonah Lees, Guillaume Delaunay, Alba Rohrwacher, Massimo Ceccherini, John C. Reilly, in uscita al cinema dal prossimo 14 maggio.

Trailer Ufficiale:


Sinossi (Ufficiale):
I re e le regine, i principi e le principesse, i boschi e i castelli di tre regni vicini e senza tempo; e poi orchi, animali straordinari, draghi, streghe, vecchie lavandaie e artisti di circo: sono i protagonisti di tre storie liberamente ispirate ad altrettante fiabe de “Il Racconto Dei Racconti” di Giambattista Basile.

Citizenfour - La Recensione

La trilogia documentaristica di Laura Poitras, dedicata all'America post Undici Settembre, si conclude sotto gli acuti del miglior botto che si potesse immaginare.
In "Citizenfour" infatti si parla di uno dei capitoli più scandalosi e tristi della Storia recente Americana, con i suoi piani di protezione e sicurezza (curati della NSA) messi in ginocchio da chi in quegli stessi piani era stato coinvolto dalla nascita al rilascio, conoscendone perciò vita, morte e miracoli. Quanto bastava, insomma, per giungere alla conclusione che quel sistema, ormai entrato in funzione, oltre ad essere illegale, portava con sé il compito di togliere il diritto di privacy ad ogni cittadino americano e non solo (erano coinvolti persino i maggiori capi di governo dell'Unione Europea), meritando quindi d'esser denunciato e distrutto a qualunque costo.

La persona in questione si chiama Edward Snowden, ventinovenne all'epoca dei fatti e consapevole ai limiti del dettaglio riguardo quello cui sarebbe andato incontro con la sua mossa a sorpresa. Fu lui stesso, attraverso delle mail cifrate, a contattare la Poitras e ad avvicinarla a quello che poi sarebbe diventato il suo progetto più rischioso e pericolante. Sensazioni che peraltro "Citizenfour" infligge allo spettatore da subito, tramite un'esposizione ricca di messaggi inseriti nero su bianco, la decifratura delle reali mail scambiate nella fase preliminare e un'inquadratura generale della situazione, eseguita talmente a fuoco da lasciar comprendere a secco la gravità della notizia affrontata.
Del resto aveva bisogno di qualcuno di cui si potesse fidare, Snowden, qualcuno che già in passato - e la Poitras ce lo ricorda immediatamente - aveva provato a far luce su dei fatti poco chiari legati al proprio paese e per questo strettamente marcato a uomo ed etichettato come pericoloso.
Nella camera di un albergo di Hong Kong allora Snowden e la Poitras, finalmente al sicuro, dopo il lungo corteggiamento si lasciano andare, rendendo chiaro e limpido l'approfondimento di quei messaggi e di quei sospetti precedentemente appuntati e seminati. Il ragazzo racconta i fatti che ben conosciamo, quelli che verranno alla luce più avanti, che suggeriscono il ritratto di un paese colpito a fondo dopo la caduta delle Torri al punto da non dare più alcuna importanza o scrupolo a regole o confini. Tutto in nome della protezione e della sicurezza, due status che però, tra le informazioni a cascata intercettate, sfociano in innumerevoli effetti collaterali utilizzati a loro volta per prevedere, anticipare e conoscere mosse di cittadini o nazioni europee che avrebbero potuto creare, in un modo o nell'altro, noie o problemi vincolati agli affari statunitensi.

Un caso scottante, quindi, montato con accortezza e dedizione non solo dalla regista, ma anche dalle partecipazioni determinanti dei giornalisti Glenn Greenwald e Ewen MacAskill, all'epoca dipendenti del The Guardian, uomini fondamentali per la pubblicazione dei leak destinati a tuonare e a provocare esplosioni dell’opinione pubblica, discussioni, nonché scontri diplomatici. Step durante i quali Snowden comincia a passare da sospettato a ricercato, a toccare con mano quel timore prima solo teorizzato e giorno dopo giorno, deposizione dopo deposizione, ad assumere sul proprio viso la paura di una punizione cruenta e definitiva, nascosta dietro l'angolo.
Un cambiamento lento e progressivo delle sue condizioni psicologiche che alla Poitras interessa tanto quanto il vortice giornalistico e politico che gli ruota attorno, lo studia in più di un'occasione, ci si sofferma, spesso sfruttando gli istanti in cui Snowden, per via di una telefonata con la ragazza completamente estranea al suo piano, o per via dei telegiornali che inneggiano il suo nome, viene chiamato in causa trovandosi maggiormente a tiro di quel mirino che vorrebbe individuarlo ed aprire la scarica.

Ansie che "Citizenfour" intende suggerire e provocare oltre quello che è il grande schermo e non solo per via della materia che racconta (e non risolve), ma per restituire gli stessi timori e le stesse paure che in quei giorni, chiunque stesse lavorando alla sua progettazione, deve aver provato e tenuto, senza mai tirarsi indietro o tradendo. Un esempio di coraggio e di giornalismo di cui si sentiva davvero mancanza e bisogno e che la Poitras ci insegna con perseveranza, specie nell'ultima scena mozzafiato. Quella molto simile a quei film di finzione che spesso ci capita di vedere al cinema, ma dove il senso di verità e di realtà onnipresente viene conservato e tenuto rigorosamente acceso.

Trailer:

Festival Di Cannes 2015 - Tutti i Film Selezionati


Questa mattina sono stati resi noti i film che parteciperanno al prossimo Festival di Cannes che si terrà dal 13 al 24 maggio prossimo. Spicca nel mucchio il tris d'eccellenza italiana composto da Nanni Moretti, Paolo Sorrentino e Matteo Garrone. Di seguito la lista completa divisa per categorie.

IN CONCORSO
The Assassin (Nie Yinniang) di HOU Hsiao Hsien
Carol di Todd Haynes
Dheepan (titolo non definitivo) di Jacques Audiard
The Lobster di Yorgos Lanthimos
Louder Than Bombs di Joachim Trier
Macbeth di Justin Kurzel
Marguerite And Julien di Valérie Donzelli
Mia Madre di Nanni Moretti
Mon Roi di Maïwenn
Mountains May Depart (Shan He Gu Ren) di JIA Zhang-Ke
Our Little Sister (Umimachi Diary) di Hirokazu KORE-EDA
Sea of Trees di Gus Van Sant
Sicario di Denis Villeneuve
A Simple Man (La Loi Du Marché) di Stéphane Brizé
Son Of Saul (Saul Fia) di László Nemes
The Tale Of Tales (Il Racconto Dei Racconti) di Matteo Garrone
Youth di Paolo Sorrentino
I tre film che mancano all'appello verranno comunicati in seguito.

FUORI CONCORSO
Inside Out di Pete Docter e Ronaldo Del Carmen
Irrational Man di Woody Allen
The Little Prince (Le Petit Prince) di Mark Osborne
Mad Max : Fury Road di George Miller
Standing Tall (La Tête Haute) di Emmanuelle Bercot

UN CERTAIN REGARD
The Chosen Ones (Las Elegidas) di David Pablos
Fly Away Solo (Masaan) di Neeraj Ghaywan
The Fourth Direction (Chauthi Koot) di Gurvinder Singh
The High Sun, (Zvizdan) di Dalibor Matanic
I Am A Soldier (Je Suis Un Soldat) di Laurent Larivière
Madonna di Shin Suwon
Maryland di Alice Winocour
Nahid di Ida Panahandeh
One Floor Below (Un Etaj Mai Jos) di Radu Muntean
The Other Side di Roberto Minervini
Rams (Hrútar) di Grímur Hákonarson Journey
To The Shore (Kishibe No Tabi) di Kurosawa Kiyoshi
The Shameless (Mu-Roe-Han) di Oh Seung-Uk
The Treasure (Comoara) di Corneliu Porumboiu

PROIEZIONI SPECIALI
Amnesia di Barbet Schroeder
Asphalte di Samuel Benchetrit
Hayored Lema'ala di Elad Keidan
Oka di Souleymane Cisse
Panama di Pavle Vuckovic
A Tale Of Love And Darkness (Sipur Al Ahava Ve Choshech) di Natalie Portman

PROIEZIONI DI MEZZANOTTE
Amy di Asif Kapadia
Office (O Piseu) di HONG Won-Chan

mercoledì 15 aprile 2015

[EXTRA - TEATRO] Brachetti Che Sorpresa! Di Arturo Brachetti - La Recensione


Bloccato in quello che dovrebbe essere un grande aeroporto internazionale per via della scomparsa misteriosa della sua valigetta rossa, Arturo Brachetti, come accadde un po' ad Alice nel paese delle meraviglie, viene avvicinato e disturbato da misteriosi figuri che con la scusa di volerlo aiutare non fanno altro che prolungare la sua permanenza in quel limbo che sicuramente, scopriremo in seguito, diventerà per lui consapevolezza e coscienza urgente e indispensabile.

Gli basta questo pretesto, semplice e appena accennato, a "Brachetti Che Sorpresa!" per aprire le danze, o meglio dire, per consentire al suo protagonista di presentarsi al pubblico con quello che è il suo timbro di riconoscimento per eccellenza. Il quick change è infatti il primo numero vero del suo spettacolo, trasformismo straordinario, con cui riesce in spazi di pochissimi secondi a cambiarsi d'abito da capo a piedi interpretando prima una serie di personaggi simbolo di paesi mondiali e dopo - riproponendolo circa a metà dello show - tutti gli interpreti di un fumetto western, con storia annessa.
A dividere il palco con lui, i colleghi Luca Bono, Luca & TinoFrancesco Scimemi e Kevin Michael Moore, ognuno padrone di un proprio intrattenimento, capace di coinvolgere il pubblico, di strappargli qualche risata e all'occorrenza - come fa il giovane Bono nel suo spazio maggiore - anche di lasciarlo a bocca aperta.

Cerca di colpire trasversalmente qualsiasi tipo di pubblico Arturo Brachetti, consentendo a chi è sul palco con lui di sfociare persino nel cabaret più estremo e raggiungere a dosi massicce famiglie, ma sopratutto bambini. Uno spettacolo d'intrattenimento che non annoia senza però neppure lasciare un vero e proprio segno, forse per colpa di tempi piuttosto concorrenziali dove tra talent show e televisione generalista, operazioni di questo tipo non solo hanno raggiunto quasi la saturazione, ma hanno anche imparato ad evolversi a livelli inimmaginabili e incredibili.
Livelli che però a "Brachetti Che Sorpresa!" non interessano affatto, adoperandosi più per impugnare con forza media lo spettatore piuttosto che con la volontà di sconvolgerlo o lasciarlo di sasso. Un'operazione che sicuramente gli riesce in pieno, sebbene a volte si corra il rischio di risultare ripetitivi o comunque non esattamente all'altezza di quella realtà che oggi, purtroppo o per fortuna, chiede a lavori di questo tipo degli sforzi assai superiori per potere adescare la platea, conquistandola.

Diretto da Davide Calabrese, "Brachetti Che Sorpresa!" si fa così spettacolo decisamente più adatto ad un pubblico eterogeneo, che raramente si concede al teatro con grossissime aspettative e disposto ad accontentarsi. Ma per tutti coloro che invece sono abituati a lasciarsi coinvolgere dalla vastosità della materia, guardando oltre l'Italia, e a conoscenza dunque di sconosciuti improbabili che ogni tanto sembrano diventare degli Dei, forse sarebbe meglio evitare il rischio, passando oltre. A meno che non siano pronti ad accettare la possibilità di andare incontro a qualcosa che li trasporti appena, con pizzichi di fiacchezza.

Per maggiori informazioni sullo spettacolo, date, orari e biglietti, potete consultare la pagina dedicata sul sito del teatro Il Sistina di Roma: http://www.ilsistina.it/event/brachetti-che-sorpresa/

martedì 14 aprile 2015

Terminator Genisys - Trailer Ufficiale Italiano


La Universal Pictures International Italy ha da poco rilasciato il trailer ufficiale, italiano di "Terminator Genisys", il nuovo film di Alan Taylor con Arnold Schwarzenegger, Jason Clarke, Matt Smith, Emilia Clarke, Jai Courtney, J.K. Simmons e Byung Hun Lee, al cinema da giovedì 9 luglio in 2D e 3D. Di seguito le immagini.

Trailer Italiano Ufficiale:


Sinossi (Ufficiale):
Quando John Connor (Jason Clarke), leader della resistenza umana spedisce il sergente Kyle Reese (Jai Courtney) indietro nel 1984 per proteggere Sara Connor (Emilia Clarke) e per salvaguardare il futuro, un evento inaspettato crea una frattura nella linea temporale. Il sergente Reese si troverà in una nuova e sconosciuta versione del passato, dove si troverà di fronte ad improbabili alleati, tra cui il Guardiano (Arnold Schwarzenegger), nuovi pericolosi nemici, e una nuova missione inaspettata: Un nuovo futuro.

Mia Madre - La Recensione

Come sottende l'aggettivo possessivo del titolo, "Mia Madre" per Nanni Moretti è un film molto intimo e personale, una pagina della sua vita (e del suo diario), importante come sofferta, scritta suo malgrado durante la fase di montaggio di "Habemus Papam" ed elaborata in qualcosa di enormemente prezioso nel tempo a venire.
Per la prima volta infatti Moretti, in preda alla devastazione emotiva, depone il suo scudo e la sua voce grossa per scrivere - assieme agli altri due collaboratori Francesco Piccolo e Valia Santella - una sceneggiatura in cui, raccontando gli ultimi giorni di vita della donna che lo ha messo al mondo, rivela sue fragilità e inadeguatezze, mostrandosi stanco di sopportare il peso di quella maschera intimidatoria e granitica indossata fino ad ora e alla ricerca della forza necessaria per sostenere il vuoto di una perdita, per lui, ma come per chiunque altro, così grande e dolorosa.

Procedendo in linea con i suoi ultimi due lavori, in questo più che mai, decide allora di affidare il suo alter ego a qualcun altro, anzi di imprimere i suoi comportamenti, emotività e vezzi ad un personaggio femminile, ad un corpo in cui riflettersi sia meno agevole e diretto, sebbene l'imprinting resti comunque a tutti gli effetti evidentissimo e sincero.
Tramite l'incursione di Margherita Buy, "Mia Madre" quindi prende vita, con un Moretti che, denaturalizzando leggermente la frase detta spesso proprio dalla sua protagonista (e da lui) sul set, sceglie di starle accanto entrando in scena sporadicamente tramite il ruolo di fratello che ha voluto ritagliarsi. La sua pellicola però, al contrario di quanto si possa pensare o intendere, non ha assolutamente intenzione di ripercorrere inflessibilmente un cammino mortifero o luttuoso, anzi, partendo esattamente da quella che poteva essere la condizione del suo autore nel contesto reale e di vita vissuta, il proposito è esattamente quello di andarsi ad aprire, e scavarsi dentro, per provare ad alleggerirsi e a trasformare tutta quella sofferenza e quel malessere in un tributo dolce ed affettuoso, destinato a ricordare per sempre e in maniera semi-indelebile una donna amata e rispettata.

C'è molto altro infatti sotto la superficie di "Mia Madre", a partire dall'amore di un figlio (o figlia se intendiamo restare nella finzione) che trasuda oltre la rocciosità e l'inflessibilità della sua materia, arrivando in superficie per scuotere forte, fortissimo, quel mondo conosciuto e manovrato in maniera ostentata, ma ora improvvisamente complicato da sostenere e da sopportare. Una sensazione di disagio che Moretti deve aver provato in prima persona, inserita nella finzione con l'aiuto di una narrazione temporalmente naturale e fluida, che senza preavviso tuttavia inizia a tradire lo spettatore facendo spazio a sogni (o incubi) e flashback, non distinguibili tra loro, perciò destabilizzanti a livello di ordine e ricostruzione.
Una ricostruzione che più o meno ritorna fedele nella scena in cui le visite degli ex-studenti rimasti in contatto con la madre vengono a sapere della sua scomparsa rivelando a Margherita (che appunto è Moretti) particolari relativi alla sua vita di cui lei stessa non era al corrente, concedendo così al regista l'input per una conclusione da brividi, in cui viene amplificato il disegno di chi, nonostante fosse strettamente legato al fianco della sua famiglia, si concedeva il lusso di mantenere un pezzettino di segretezza e alcuni lati sconosciuti.

E' un'opera, dunque, che nasce con il dovere di viaggiare quasi priva di filtri e di coperture, "Mia Madre", dove i riferimenti, le accuse e i ragionamenti sono di facile intercettazione e con cui, di conseguenza, è facilissimo entrare in contatto e lasciarsi trasportare a qualsiasi stratificazione, ridendo e piangendo con uguale equilibrio e volontà. Già, perché nonostante possa sembrare strano, lo spazio per ridere - e ogni tanto persino di gusto - non manca affatto: merito di un John Turturro fantastico e in vena, chiamato ad interpretare una stella hollywoodiana sul set italiano di Margherita e a fungere da contraltare alle scene drammatiche della straordinaria e perfetta Giulia Lazzarini, madre allettata.

Riesce a schivare la trappola di qualsiasi retorica (dichiaratamente odiata) insomma, Moretti, trovando il grande potere di trasmettere a chiunque si trovi al cospetto del suo film la verità intrinseca di uno spaccato esistenziale, derivata dal privato e dal confidenziale ma lentamente alterata e riconducibile ad ognuno di noi.
Sarà per questo motivo, forse, che nel finale non c'è verso di contenere le lacrime, di rimanere affranti per una perdita che seppur non diretta e non conosciuta sentiamo essere grave e dura come se veramente ci riguardasse da vicino.
L'esplosione di una commozione non forzata e amorevole che testimonia l'assoluta riuscita di un'opera sentita e rischiosissima.

Trailer:

Ant-Man - Trailer Ufficiale Italiano


Disponibile il primo trailer ufficiale, italiano, di "Ant-Man" la nuova pellicola Marvel diretta da Peyton Reed con Paul Rudd, Evangeline Lilly, Corey Stoll e Bobby Cannavale, in uscita nelle nostre sale dal prossimo 12 agosto

Trailer Italiano Ufficiale:

sabato 11 aprile 2015

Humandroid - La Recensione

Ha impiegato circa due anni, Neill Blomkamp per ammettere quello che era noto a chiunque dopo aver visto "Elysium", ovvero che a parte la proposta visionaria e uno script di fondo niente male, quella pellicola fosse assai meno riuscita rispetto alle (grandi) ambizioni iniziali di partenza.
Lo ha fatto durante la promozione stampa del suo terzo lungometraggio, quel "Chappie" divenuto da noi "Humandroid", a causa di eventuali giochi di parole o fraintendimenti che, probabilmente, di poco aiuto sarebbero stati in termini di incasso e di successo.

Eppure, pretattica e salvaguardia a parte, non è esattamente il titolo a minare quello che doveva essere l'eventuale riscatto di Blomkamp, poiché il suo terzo lavoro da cineasta, a prescindere dal battezzo, manifesta una supplementare perdita di personalità e inventiva, volta ad aggravare ulteriormente e pesantemente quella regressione che lui stesso aveva ammesso e di cui già era stato imputato. Come in "Elysium", ma in dosi nettamente maggiori, "Humandroid" riesce infatti a far intravedere il principio impalpabile di un'idea interessante elaborata e plasmata tuttavia con ingredienti industriali e metodi grossolani, mancando di rispetto dunque alle caratteristiche del suo creatore, per obbedire a leggi di mercato quantomai fantomatiche e vacue.
L'aura del regista è ridotta, perciò, ai minimi termini, domata da un canovaccio privo di coinvolgimento e tensione e da personaggi scarichi sia di spessore che di incisività. A rubare la scena, addirittura più del tenero robot-umano Chappie e dei protagonisti Dev Patel e Hugh Jackman, sono allora un gruppo di criminali da strapazzo entrati in possesso, fortunosamente, di un ex-robot-poliziotto in fase di dismissione, illegalmente rubato alla società produttrice dal suo impiegato e creatore Dev Patel, con l'intento di testare di suo pugno un nuovo software, appena programmato, capace di imprimere ad un prodotto di radice artificiale una coscienza umana, reale ed esatta. In un futuro prossimo in cui la criminalità ha raggiunto vette bassissime proprio per merito dell'entrata in scena di agenti-droidi indistruttibili, l'educazione violenta con cui Chappie, suo malgrado, entrerà in contatto non potrà che rimettere in discussione un sistema collaudato e funzionante, incoraggiando così anche i piani guerriglieri di un Hugh Jackman messo in panchina, ma scalpitante di sangue e pallottole.

Gli elementi per comporre qualcosa di concreto, insomma, non mancavano di certo, e messa da parte velocemente una premessa dai toni conosciuti (la criminalità ridotta dalla tecnologia sta diventando una soluzione fin troppo utilizzata), Blomkamp avrebbe potuto davvero divertirsi e combinare qualcosa di buono (specie lavorando sull'esportazione della coscienza). Il problema è che da parte sua traspaia palese, invece, un totale rifiuto, il distacco parziale se non pressoché nullo nell'entrare a tutti gli effetti, anima e cuore, in una storia che sicuramente ha pensato e messo su carta a grandi linee, ma forse non elaborato nel tempo e negli spazi che avrebbe voluto, a meno che quanto visto in "District 9" e respirato in "Elysium" fosse unicamente il bluff di qualcuno che fingeva di avere qualcosa da mostrare e da dire e che ora, povero di argomenti, fatica a mantenersi saldo in piedi.

Ma per vederci più chiaro magari basterà aspettare appena qualche anno, attendere la chiusura del suo nuovo progetto su "Alien" ed assisterne alla promozione stampa: luogo in cui Blomkamp potrebbe lasciarsi andare una seconda volta e ammettere, con la sua consueta sincerità, errori e colpe di una pellicola che per adesso, preferiremmo francamente non fosse mai venuta alla luce, o perlomeno non con sopra la sua firma.

Trailer:

Youth: La Giovinezza - Teaser Trailer


Arrivano le prime immagini di "Youth: La Giovinezza" il nuovo film di Paolo Sorrentino con Michael Caine, Harvey KeitelPaul Dano, Rachel Weisz e Jane Fonda, in uscita il prossimo 21 maggio.

Teaser Trailer:

venerdì 10 aprile 2015

Black Sea - La Recensione

Nel 1979 un gruppo di astronauti veniva eliminato brutalmente, uomo dopo uomo, da un'alieno assetato di morte, capitato accidentalmente nel loro abitacolo.
Nel 2015 lo stesso canovaccio - privato dell'elemento fantascientifico, ma con l'inserimento di una traccia Storica - viene riproposto da Kevin Macdonald e dal suo "Black Sea" tramite un gruppo di proletari disperati, alla ricerca di riscatto verso i potenti, che s'incammina verso una missione ai limiti del possibile, con l'intento di ovviare alle condizioni economiche pessime che li circondano.

Distanti come il cielo e la terra - o come lo spazio e le profondità del mare - allora "Alien" e "Black Sea" trovano connessione attraverso la loro struttura, assemblaggio e ultimo, ma non per ordine di importanza, attraverso la loro caratteristica claustrofobica e asfissiante. La pellicola di Macdonald infatti, non potendo contare sull'effetto sorpresa, preme l'acceleratore sulle atmosfere e sui personaggi: un misto di disperati e psicopatici, composto metà da inglesi e metà da russi, pronto ad entrare in competizione sulla spartizione di un bottino non ancora recuperato e a mettere a repentaglio la propria vita e quella degli altri pur di spostare la soglia dell'equilibrio secondo i suoi calcoli (sebbene i russi vengano dipinti con maggiore buon senso). A minare la stabilità di una vittoria tutta da conquistare, eppure teoricamente possibile, diventa quindi non più l'imprevedibilità del fattore esterno e né tantomeno il tradimento della presenza tecnologica di turno, è l'uomo stesso secondo lo sceneggiatore Dennis Kelly ad essere un pericolo, sia per lui che per la comunità, incapace oggi di condividere e di restare fedele persino quando ad entrare in ballo c'è uno scopo comune, che porterebbe a lui come agli altri gli stessi identici benefici.

L'unico tratto distintivo di "Black Sea", dunque, arriva proprio da questa nota di negatività che in qualche modo ci condanna tutti pur mantenendo aperto un leggero spiraglio positivo. La pellicola di Macdonald, nonostante ribadisca in più di un occasione di volere attaccare determinate categorie sociali e inclinazioni lavorative legate al periodo che stiamo vivendo, non riesce purtroppo a brillare integralmente per audacia e invenzione, pur mantenendo dalla sua il vantaggio di proporre costantemente uno spettacolo solido, potente, che raramente concede respiro e lascia spazio alla distrazione. Jude Law (bravissimo) e il suo equipaggio sono studiati appositamente per creare empatia con lo spettatore e la trama, la quale, esattamente perché scandita secondo regole conosciute, non si abbandona mai a momenti di ricarica, procedendo costante ad un ritmo non forsennato, ma dinamico.
Ed è sostanzialmente per questo motivo, quindi, che gli si perdonano volentieri alcuni intermezzi in cui sembra che le pieghe del racconto vogliano prendere strade potenzialmente dure, così come rischiose: come quando viene accennato, a seguito delle prime divergenze, uno scontro diplomatico e politico tra inglesi e russi, con i primi entrati in possesso del cibo e i secondi in possesso dell'acqua. Uno stallo interessante, in cui davvero Macdonald sembra voler far perdere la bussola e riscrivere completamente un copione letto e riletto, ma allo stesso tempo uno stallo che lui stesso accetta di risolvere in maniera forse fin troppo semplice, pur di riprendere quella strada principale che poi manterrà fino in fondo, senza alcuna deviazione.

Consapevole dei suoi mezzi e soprattutto dei suoi limiti "Black Sea" perciò si lascia voler bene, non aspirando a qualcosa di più vasto. Intrattiene con grande maestria e incolla alla poltrona come molti prodotti che vorrebbero ambire al suo stesso risultato, al contrario, non riescono. Da il meglio di sé nella scena di perlustrazione fuori dal sottomarino, dove l'oscurità del mare e gli effetti sonori creano un connubio affascinante e una tensione spietata.
Il segnale che quando Macdonald vuole, è in grado anche di spostare la sua asticella di bravura dal livello medio a quello più alto.

Trailer:

Tomorrowland: Il Mondo Di Domani - Teaser Trailer Italiano


La Disney ha rilasciato il primo teaser trailer italiano di "Tomorrowland: Il Mondo Di Domani", il film di fantascienza diretto da Brad Bird e interpretato da George Clooney, Britt Robertson e Hugh Laurie in uscita in Italia il prossimo 21 maggio. Di seguito potete vedere le immagini.

Teaser Trailer Italiano:


Sinossi (Ufficiale):
Legati da un destino comune, Frank (George Clooney), un ex enfant prodige ormai disilluso, e Casey (Britt Robertson), un’adolescente ottimista e intelligente che trabocca di curiosità scientifica, intraprendono una pericolosa missione insieme, per svelare i segreti di una misteriosa dimensione spazio-temporale nota come Tomorrowland. Le loro imprese cambieranno sia il mondo che la propria vita, per sempre.