IL SITO DEDICATO AL CINEMA IDEATO, SCRITTO E DIRETTO DA GIORDANO CAPUTO

sabato 30 marzo 2013

Wolverine: L'Immortale - Trailer Italiano


Le prime immagini del secondo film degli X-Men dedicato a Wolverine, intitolato "Wolverine: L'Immortale", la cui data d'uscita è prevista da noi per il prossimo 25 luglio. L'impronta data stavolta ci sembra meno pop-corn movie e più dark, a voi il parere finale.

Trailer:

giovedì 28 marzo 2013

The Host - La Recensione

Benché di solito rimane difficile vederla così, il cinema è un industria, e molto spesso l'obiettivo principale non è realizzare il miglior lavoro possibile in termini qualitativi ma molto più semplicemente adescare lo spettatore e convincerlo ad entrare in sala.

Sulla cresta dell’onda dell'enorme successo di “Twilight” allora il nome di Stephenie Meyer vale tanto oro quanto pesa, una garanzia per produttori e distributori. La sua penna ha fatto incassare milioni di dollari in tutto il mondo e credere che chiunque si sia fidato di un suo lavoro non ne prenda in considerazione anche un secondo è un pensiero troppo remoto da poter essere considerato seriamente. "The Host" allora è la risposta a questa analisi logica, il romanzo che la Meyer ha scritto dopo “Twilight” e che neppure tanto si discosta da quei stessi temi, abbondantemente trattati, analizzati e lavorati fino all'esasperazione.

Niente vampiri né licantropi stavolta ma alieni. Alieni che però non sono paragonabili a umanoidi ma analoghi a parassiti che abitano i corpi umani come fossero macchine, cancellando definitivamente (?) l'anima dei proprietari e diventandone quindi padroni assoluti (un po’ come faceva Baby in "Dragon Ball GT” e chissà se lo spunto sia o meno involontario). Sebbene questo complichi un tantino le cose, di certo non impedisce alla Meyer di imbastire una trama sentimentale-romantica preparatissima a ripercorrere largamente quella più storica di Edward e Bella, aggiungendo perfino quel terzo incomodo che, a conti fatti, trascina nella combinazione anche l'ombra del povero e sfortunato Jacob.

Eppure nonostante “The Host” non giunga mai a toccare i punti piacevoli e onesti del primo capitolo di "Twilight", nella sua forma a esposizione secca va a edificarsi un sostegno che lo lascia assorbire in maniera più asciutta e meno noiosa rispetto a quanto sapeva fare la precedente quadrilogia fantasy. E ciò non dipende affatto dal genere, qui leggermente mutato - ci troviamo nella fantascienza adesso - ma in gran parte perché si vanno ad evitare facilmente quei momenti interminabili in cui poco o nulla sembra muoversi in termini di azione sulla scena. Peccato quindi non essere stati bravi abbastanza da fuggire completamente dai tradizionali passaggi poco comprensibili, i dialoghi imbarazzanti e dalle scelte di sceneggiatura opinabili, bassi che in queste pellicole per teenager hanno sempre un sopravvento assicurato e appesantiscono stavolta un racconto che, forse, con un minimo di impegno a favore, poteva dare dei frutti decisamente maggiori e stimolanti.

Ma su un universo del genere a contare, infine, sono esclusivamente riflessioni di altro tipo, estemporanee, non certo quelle appena sviluppate. La battaglia tra chi sarà il lavoro migliore fra “The Host” è “Twilight” già impazza tra i fan, nonostante l'attrazione evidenziata attorno a Edward e Bella spunta ancora troppo lontana per replicarsi nella relazione meno passionale e più flebile tra Melanie e Jared.

Una cosa però è certa: che l'amore sia in grado di superare qualunque ostacolo (diversità tra razze, conflitti, scontri, ecc) Stephenie Meyer ce lo aveva già detto e fatto capire a dovere, perciò, se il messaggio che ha da dire ogni volta continua a rimanere solamente questo, pensiamo davvero sia il caso che si metta da parte e lasci il campo cinematografico a chi ha idee nuove. Dato che a noi le minestre riscaldate ci hanno stufato fin troppo.

Trailer:

mercoledì 27 marzo 2013

G.I. Joe: La Vendetta - La Recensione

Che un certo tipo di cinema sia acqua passata - per non dire morta addirittura - e che adesso anche il più insulso lavoro di intrattenimento deve portare con sé fondamenta robuste e articolate, è una realtà imprescindibile che a "G.I. Joe: La Vendetta" o sfugge o fa finta di non vedere. Il seguito che continua le vicende di "G.I.Joe: La Nascita dei Cobra" – ma che potrebbe tranquillamente compiersi anche ignorandolo - sembra infatti aver perduto gli ultimi dieci anni di evoluzione che il suo genere ha avuto al cinema, che nel frattempo, intanto, continua a maturare migliorandosi di continuo.

Il regista Jon Chu sa perfettamente in che direzione collocare la sua pellicola ed infatti ci si inserisce in tronco, senza se e senza ma. "G.I. Joe: La Vendetta" basa la sua intera natura sull'azione, la spettacolarità e i muscoli dei suoi protagonisti, tralasciando l'importanza di una sceneggiatura scritta in maniera concreta e accontentandosi di averne un abbozzo, così, tanto per poter procedere e agire d'istinto. Diventa allora praticamente scontato il tipo di riscontro a favore di pubblico che una scelta simile può comportare, padrona assoluta di discontinuità narrativa e pronta a gonfiarsi nelle bellissime e architettate scene di puro intrattenimento come a sgonfiarsi, ovviamente, quando a stare al centro dell'attenzione deve esserci quella trama flebile, superficiale e costretta purtroppo a spiegare le vele per dare il via a nuove spettacolari scazzottate o battaglie.

E' fattore programmabile allora che avere degli alti e bassi così diversificati tra loro trascini l'intero contesto a perdersi per poi ritrovarsi fino a perdersi ancora, in un valzer di sbadigli e occhi spalancati che si danno il cambio per tutta la giostra. Chu probabilmente conosce benissimo il copione che ha tra le mani e cerca di ricavarne il massimo sia per tornaconto personale e sia per favorire quella parte legata al box office, ma tirando le somme di questo secondo capitolo di G.I. Joe resta a fuoco solamente la straordinaria battaglia nel vuoto tra le montagne innevate in cui anche l'uso del 3D trova per l'unica volta una collocazione precisa e salutare.

L'aver tentato di rifarsi alle orme dei film di Bruce Lee è servito quindi solamente a tardare di pochissimo un destino che a più di qualcuno appariva già scritto e inevitabile, visto che lo stato zoppicante di questo franchise è talmente evidente e doloroso ormai da essere diventato irreversibile. Channing Tatum ha già salutato, Dwayne Johnson e Bruce Willis hanno deciso di crederci ancora, ma come fu per "I Fantastici 4" anche per gli uomini di Joe sembra essere molto più vicina la cancellazione che l'ulteriore promozione ad un terzo capitolo.
Certo, miracoli a parte.

Trailer:

Il Cacciatore di Giganti - La Recensione

Quando si passa da "I Soliti Sospetti" e "X-Men" a "Il Cacciatore di Giganti" è il segnale che qualcosa nel cammino non ha funzionato. E Bryan Singer, se fosse costretto a guardarsi indietro per cercare l’intoppo, sicuramente si soffermerebbe a riflettere su "Superman Returns" e "Operazione Valchiria", due pellicole che non meriterebbero neppure troppa cattiveria nei loro confronti ma che purtroppo sono state complici di delusioni e insuccessi commerciali.

Fiaschi, che hanno portato il regista a cuocersi all'interno di un interminabile inattività e quindi ad essere coinvolto (forse per obbligo di contratto) poi in un progetto che probabilmente se gli fosse sbucato appena dopo "X-Men 2" non avrebbe neppure guardato oltre la prima pagina. "Il Cacciatore di Giganti" infatti fa parte di quell'insieme di blockbuster che ogni anno approdano nei cinema - più o meno nel periodo tra marzo e aprile - per far botteghino e numero, e che alla loro direzione vedono sempre il nome di uno sconosciuto di turno scelto appositamente per mettere una persona fisica dietro ad un opera che potrebbe tranquillamente sussistere anche con sedia da regista vacante.

La verità è che basta davvero troppo poco per afferrare questo concetto, e il prologo iniziale interamente allestito in computer grafica ed eseguito con scarsissime tecniche d'animazione ed effetti speciali ne è un ottimo esempio. Da li in poi l'operazione va ad assumere i tratti fortemente fiabeschi dei due libri da cui prende spunto - "Jack the Giant Killer" e "Jack and the Beanstalk" - facendo il pieno di scenari già visti e soluzioni narrative tutt'altro che originali: il protagonista contadino innamorato della principessa entra in possesso di fagioli magici pericolosi, i quali accidentalmente compiono il loro destino e scatenano la furia di un mucchio di orripilanti Giganti con conti in sospeso verso gli esseri umani.

Come andrà a finire non è certo un mistero e allo stesso modo non lo è nemmeno la grandissima conferma di Stanley Tucci che davvero riuscirebbe a spiccare persino se inserito in una pellicola di Serie Z. Uno dei grandi misteri potrebbe essere invece scoprire come Ewan McGregor sia capitato a recitare in una pellicola del genere o magari comprendere se il protagonista Nicholas Hoult - al cinema solo pochi mesi fa con "Warm Bodies" - con la sua ironica mimica facciale possa veramente prendere un giorno l'eredità di Hugh Grant nelle commedie sentimentali, proprio lui che con l'attore inglese aveva trovato fortuna nel lontano 2002 recitando in "About a Boy".

In sostanza, per farla breve, “Il Cacciatore di Giganti” equivale a due ore scarse di intrattenimento passabile e allo scoccare della sua fine le recenti voci che confermavano Bryan Singer tornare al timone della regia dei suoi vecchi amici mutanti non suonano più così tanto incomprensibili, e in netta contrapposizione rispetto a scelte eseguite in passato, come potevano suonare inizialmente.

Anche per lui è giunto il momento di tornare a casa, di viaggiare a ritroso per recuperare quell'ossigeno mancato negli ultimi anni, di fuggire da quel soffocamento che lo ha debilitato e portato a dirigere blockbuster sfortunati o troppo trash. Una luce adesso è comparsa dall'oscurità, al miglior Singer ora il compito e il dovere di percorrerla, per ricalcare nuovamente ma con stile quelle origini antiche che sono sue come degli X-Men.

Trailer:

martedì 26 marzo 2013

World War Z - Nuovo Trailer Italiano


Nuovo trailer per "World War Z", il blockbuster estivo diretto da Marc Foster con protagonista Brad Pitt che uscirà in Italia il prossimo 27 giugno. Potete vedere le immagini direttamente qua sotto.

Trailer:

sabato 23 marzo 2013

Into Darkness: Star Trek - Nuovo Trailer Internazionale Italiano


Giovedì 13 giugno finalmente sapremo se le parole di J.J. Abrams erano autentiche. Tutto quello che è stato fin'ora della sua carriera è contenuto in "Into Darkness: Star Trek". Da queste parti il suo cammino è apprezzato, e anche molto, per cui non vediamo l'ora di verificare la cosa.
Intanto per stuzzicarci un po' l'appetito vi proponiamo il nuovo trailer internazionale e in italiano del film.
Buona visione!


Nuovo Trailer Internazionale Italiano:

G.I. Joe: La Vendetta - Una Nuova Clip



Ricco di combattimenti spettacolari. La nuova clip di "G.I. Joe: La Vendetta" ci conferma un film carico di intrattenimento assoluto. Chissà, forse lo scarso apprezzamento del primo avrà fatto scattare qualche molla nei produttori? Presto lo sveleremo. Intanto, per voi, un'altra clip.

Jinx contro Snake Eyes:
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Hitchcock - La Recensione

Alfred Hitchcock torna a rivivere servendosi del corpo e della voce di Anthony Hopkins, trasformato camaleonticamente per l'occasione del primo dei due lavori dedicati alla vita personale del maestro del brivido, entrambi con rilascio d’uscita previsto quest'anno (l'altro è "The Girl" di Toby Jones per la rete televisiva HBO).

Sacha Gervasi dirige allora il biopic numero uno (l'altro gli è temporalmente successivo), incentrato sulle vicende che portarono Hitchcock a lavorare all'adattamento cinematografico di "Psycho" avvenuto nel momento più difficile della sua carriera: quando "Intrigo Internazionale" usciva nei cinema americani riscuotendo successo di pubblico ma non di critica e lui veniva messo in discussione e identificato come un regista al tramonto con vena d'originalità in esaurimento.

Gervasi compie un approfondimento contemporaneamente minuzioso e cauto sulla persona di Alfred Hitchcock: lo descrive da vicino ma con distacco e ne affronta le pareti più superficiali prima, per avvicinarsi con moderazione a quelle più profonde poi. Ci scontriamo perciò con due tipi di Hitchcock assai diversi: quello visto dall'esterno e presente sul set e quello privato, impegnato sentimentalmente nel rapporto caloroso e difficoltoso con la moglie, e preziosa collaboratrice, Alma Reville (senza di lei non avremmo lo “Psycho” che conosciamo). In "Hitchcock" (questo il titolo del film) difatti viene evidenziato lucidamente quanto il regista soffrisse di un vittimismo cronico, non solo nei confronti di Hollywood, irriconoscente dei suoi successi e in continuo astio coi suoi progetti, ma anche con le attrici che lui stesso, accuratamente, sceglieva per le storie che voleva raccontare, e dalle quali in cambio pretendeva un tipo di riconoscenza comparabile solo a quella spirituale.

Un attaccamento morboso era l'approccio tra lui e le donne: le scrutava, le spiava, percependole sempre figura singolare e imperscrutabile, impossibili da comprendere secondo il suo personal pensiero, esseri traditrici e irriconoscenti. Eppure la mossa migliore della pellicola di Gervasi avviene proprio su questo senso: rappresentando la crisi matrimoniale detonata durante le riprese di quello che sarebbe stato il suo più grande (e sofferto) successo in carriera e risolvendola a sorpresa con due scene toccanti in cui la bravissima Helen Mirren e il magistrale Anthony Hopkins danno il meglio di loro strappando una lacrima, o forse di più, agli spettatori.

Non c'è dubbio che "Hitchcock" funzioni, e che sappia farlo soprattutto per merito della straordinaria eccellenza dei due attori sopra citati. L'aderenza al personaggio da parte di Hopkins è straordinaria, le movenze, ma soprattutto il tono di voce basso e profondo contornato da quell'accento peculiare mettono i brividi. Gervasi non vuole compiere un opera memorabile (forse il materiale preso dal saggio di Stephen Rebello "Come Hitchcock ha realizzato Psycho" da cui il film è tratto non è abbastanza), si accontenta perciò di svelare alcune chicche (neppure troppo inedite), di giocare con un personaggio che persino nel suo intimo amava curiosare (e immaginare) i comportamenti di chi lo circondava e amava ancor di più spaventare, programmando apparizioni improvvise o scherzi inaspettati sul set. Ciò nonostante però la pellicola riesce a mettere in piedi un paio di sequenze memorabili, su tutte quella di Hitchcock fuori dalla sala cinematografica durante l’anteprima di "Psycho" mentre mima la famosissima colonna sonora della doccia in cui la povera Janet Leigh (interpretata da Scarlett Johansson) viene pugnalata ripetutamente da Norman Bates.

Insomma, seppur in forte forma di tributo, risentir le note musicali e riveder le fattezze di chi della suspance ha fatto la storia è sempre un piacere notevolissimo, pertanto, noi, a questo "Hitchcock" ce lo teniamo ben stretto. In tutti i sensi.

Trailer:

mercoledì 20 marzo 2013

Cattivissimo Me 2 - Il Nuovo Trailer Italiano


La Universal Italy ha rilasciato oggi il nuovo trailer italiano di "Cattivissimo Me 2", l'attesissimo seguito del fortunato successo "Cattivissimo Me" che ha incassato in tutto il mondo oltre 540 milioni di dollari. Il film uscirà nelle nostre sale il prossimo 17 ottobre 2013, di seguito potete vederne le prime immagini.

Trailer:

G.I. Joe - La Vendetta - Una Nuova Clip


Nelle nostre sale da giovedì 28 marzo prossimo, "G.I. Joe - La Vendetta" continua a proporre clip spettacolari. Di seguito potete vedere la battaglia dello strapiombo, scenografico combattimento nel vuoto all'ultimo respiro.


Battaglia sullo Strapiombo:
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La Madre - La Recensione

Preso unicamente come horror, poco si può rimproverare al primo lungometraggio di Andrés Muschietti che, con un colpo al cerchio e uno alla botte, si presenta commercialmente munito di tutti gli elementi cari al genere a cui appartiene, e allo stesso tempo provvisto della volontà di distaccarsi da similari prodotti di massa, evitando il rischio che chiunque gli si avvicini ne resti istintivamente insoddisfatto o non colpito.

La sua operazione architettata a tavolino – e bravissima a non peccare di presunzione - rimanda ad un'altro lavoro uscito al cinema solo pochi mesi fa, quello de "Le 5 Leggende", chiaramente un altro campo da gioco a confronto, ma che in comune con "La Madre" porta anche lui il nome di Guillermo Del Toro tra i produttori esecutivi, e cercava - in perfetta linea con il suo nuovo parente - di accontentare tutti raggruppando vari personaggi festaioli vestiti da super-eroi.

Il poliedrico regista messicano infatti ha deciso di produrre una versione lunga del corto di Muschietti, "Mama", dopo averlo visto ed esserne rimasto altamente impressionato, abbastanza almeno da vederne le capacità per farne un vero e proprio successo di cassetta. Forte di un produttore dal nome così pesante allora "La Madre" (ancora “Mama” in originale) ecco che ingigantisce, cresce, e compie un lavoro curato al millimetro dove bambini, fantasmi, eventi soprannaturali, case infestate, cliché e momenti da far sobbalzare dalla poltrona non si fanno certo pregare, accontentando lo spettatore medio e lasciando privo di novità ma anche privo di malcontento quello più pretenzioso.

Eppure c'è anche qualcosa di più che trasuda da questo horror di radice spagnola formalmente onesto e ordinario, un secondo valore, più profondo, più puro di quanto non lo sia il volersi accaparrare modestamente i consensi del pubblico. Riguarda principalmente l'attaccamento all'istinto materno, al senso di protezione di una madre –generica, non solo quella del titolo - verso i propri bambini: un comportamento che trascende dal ruolo in sé stesso, poiché fa parte della donna tutta a prescindere. Troviamo allora una Jessica Chastain - per la prima volta dark e punkettara - restia a prendersi cura dei nipoti acquisiti dalla scomparsa del fratello del compagno, insicura di essere in grado di eseguire la sua nuova mansione materna ma che poi intuisce di possedere in lei quasi spontaneamente. Dall'altro lato invece c'è la seconda madre - quella del titolo stavolta - con un passato oscuro che non gli ha permesso di esercitare quel ruolo con il suo vero bambino e che, col vagare oltre la forma umana, ha trovato il modo di rifarsi alimentando il desiderio di accudimento e di affetto verso qualcuno in difficoltà, da crescere e da educare.

Gli effetti di ciò vengono racchiusi nei comportamenti e nell'attaccamento delle vittime, le due bambine, traumatizzate da ciò che i loro genitori biologici gli hanno riservato e affettivamente salvate, formate e legate a entrambe le madri "acquisite", che di loro si son prese cura, chi selvaggiamente e chi meno. Con questa introspezione sulla figura materna Muschietti alza leggermente pertanto il valore del suo prodotto, staccandolo dagli altri fratellastri meno accuditi e più insipidi e consegnando la pratica del confezionamento al mentore Guillermo Del Toro, uno specialista a riguardo. Nonostante questo però una volta scartato, “La Madre” si accetta con accoglienza misurata, esente di quell'entusiasmo che qualcuno, forse, lecitamente poteva aspettarsi, fallendo perciò il raggiungimento completo degli obiettivi prefissati.

Trailer:

sabato 16 marzo 2013

I Croods - La Recensione


Dando uno sguardo ai loro tratti, ruvidi e duri, tutto ci si poteva aspettare tranne che facessero parte di una storia deliziosa e piacevole. E invece "I Croods" - ultima creazione di casa DreamWorks - esce dalla caverna e si propone come uno dei migliori film d'animazione dell'anno, sostenuto da un plot ben scritto ma soprattutto capace di fornire quell'esperienza in crescendo che molto spesso manca a prodotti d'animazione di questo tipo.

Paragonarlo a "Ribelle - The Brave" è uguale a un riflesso incondizionato, semplicissimo: la protagonista Eep è rossa e adolescente proprio come lo era la Merida della Pixar e, in più, in comune con lei, possiede anche quel caratterino ostinato e difficile da gestire che manda perennemente in crisi i suoi genitori. "I Croods" però, da cavernicoli quali sono, ancora non arrivano a discutere di emancipazione femminile, ma non si fanno mancare un appropriazione - a loro modo grandissima - del valore di libertà e il rafforzamento - forse già sentito ma fondamentale da rimarcare in ogni epoca - del concetto di famiglia.

Abituati a vivere nella paura intesa come linfa vitale, salvavita perché protettrice dai pericoli, e a respingere ad ogni costo tutto ciò che è nuovo, o forma di curiosità, perché pericoloso, la famiglia Croods è costretta all'improvviso ad abbandonare le proprie regole quando la terra che è sotto i suoi piedi comincia a cedere e a sfaldarsi, costringendoli in esplorazione dietro i consigli del giovane ragazzo Guy, altro superstite nettamente più evoluto e dal linguaggio altamente più sviluppato. Dal nascondersi nell'oscurità al marciare dritti verso la luce del sole la differenza è esorbitante, di gran lunga, e l'ignoranza dovuta alla pochissima conoscenza del mondo facilita la generazione di situazioni improbabili ed esilaranti, a maggior ragione se la realtà con cui si va a fare i conti è meno scontata del previsto.

Munita di un 3D discreto e non irresistibile, la pellicola diretta a quattro mani da Kirk De Micco e Chris Sanders con la sua onestà e i suoi inverosimili personaggi tenta di stupire e intrattenere rafforzando il contenuto di quella che è la parola curiosità. Avvalendosi anche di un allestimento scenografico incantato e imponente, abitato tra l'altro da una fauna particolarissima, fusa e mischiata con così tanta originalità da far perdere cognizione sulla ferocia o la bontà di chi ne prende parte, il viaggio verso il domani di questo gruppo cavernicolo e strampalato assume dei toni freschi e spensierati che impediscono a chiunque e in qualunque momento di abbassare la testa dallo schermo.
Nonostante il doppiaggio italiano ne schermi leggermente la grazia, c'è da considerare inoltre il lavoro magnifico che Emma Stone è riuscita a fare nella versione originale sulla protagonista Eep, la figura più interessante della storia. E’ impressionante quanto in lei traspaia l'ironia e lo straordinario modo di fare dell'attrice che in alcune occasioni sembra persino intravedersi in carne ed ossa sullo schermo.

Convince senza dubbio quindi l’insperata realizzazione DreamWorks, e la cosa vale sia per il pubblico più piccolo ma con stupore, e in forza maggiore, per quello più adulto. L'idea di fondo non è niente male, lo sviluppo non del tutto fresco, ma la scelta di alcune straordinarie trovate (la caccia mattutina ispirata al rugby e miscelata con un’altra manciata di sport per esempio è incredibile) sanno imprimere notevolmente grande efficacia a tutto il contorno. Sebbene tecnicamente non sia all'altezza degli indistruttibili lavori Pixar, il titolo di De Micco e Sanders ha decisamente le carte in regola per rimanere marchiato a fuoco nel tempo, portatore di un messaggio semplice ma che non ci stancheremo mai di sentirci ripetere, dove si inneggia a vivere la vita al presente e nella sua intera pienezza, affrontando uniti e con coraggio gli infiniti rischi che questo può comportare.

Trailer:

Gli Amanti Passeggeri - La Recensione

Costeggiate le tinte del thriller e dell'horror con "La Pelle che Abito", Pedro Almodovar si prende altro tempo prima di tornare al melodramma - genere che più gli appartiene - e innalza allora una commedia tutta da ridere in cui alla base restano saldi però i suoi principi e le sue ossessioni.

Un volo aereo di una compagnia fittizia (la Peninsula) con personale rigorosamente gay, contornato anche da assistenti di volo donne - messe ai margini - e soprattutto da un pilota bisessuale e un co-pilota ambiguo, deve rinunciare a viaggiare verso la meta iniziale del Messico e girare in tondo sulla città di Toledo, in attesa di conoscere il momento in cui poter effettuare un atterraggio di emergenza, dovuto al guasto che ha visto un "tacco" (termine tecnico) rimanere incastrato in uno dei carrelli dell'aereo durante il qui pro quo accaduto in fase di manutenzione pre-volo, a noi mostratoci nelle sequenze iniziali.

Prima ancora di esser commedia, la pellicola di Almodovar somiglia più a uno spettacolo di cabaret portato al cinema in cui personaggi esageratamente caratterizzati danno vita a situazioni assurde o addirittura grottesche che non trovano assolutamente limite ma anzi cercano il più delle volte di stupire aggrappandosi a una farsa elevata all'infinito, la quale concede loro libertà pienissima e priva di freni. A mettere i bastoni in mezzo alle ruote esiste comunque un nucleo di fondo che "Gli Amanti Passeggeri" non tenta mai di costruire: l'idea di fare del cabaret può anche starci ma se portata in un contesto diverso dal suo habitat naturale deve essere forzatamente adattata all'altro preso in prestito. Il regista spagnolo invece mette in piedi gag su gag, non lesinando sull'omosessualità, che probabilmente è il tema più adoperato e plasmato, ma non tralasciando ovviamente neppure il sesso, i costumi, la politica e qualche piccolo dramma seminato qua e là.

Eppure l’amalgama è inesistente, il filo narrativo slamato e il tocco di Almodovar assai sottotono, tanto da sussurrarci inconsciamente il messaggio di sfogo: "ci sono, eccomi, ma in questo momento sto in evidente affaticamento di idee e di ispirazione. In crisi, come il mio paese". L'ironia stemperatrice, utilissima nei suoi drammi, spalmata su tutta la linea di una pellicola come questa funziona poco. E' vero, a volte strappa sorrisi, spiazza, ma a vincere sono più i momenti in cui ci si annoia o si rimane storditi, specie quando si va a scendere in alcune trappole dell'eccessivo dove non ci si aspetta che un regista del suo calibro vada a tentare l'approccio.

"Gli Amanti Passeggeri" passano senza lasciare traccia quindi, come è giusto che sia d'altronde. Lo fanno velocemente, più velocemente di quanto a loro serve per scendere dall'aereo in avaria o di quanto si fermino sulla scena i gioiosi camei di Penelope Cruz, Antonio Banderas e Paz Vega. Una miscela eterogenea senza salvataggio alcuno, più facile da lasciarsi alle spalle, e che - soprattutto in Italia - rischia di vivere sotto l’ombra inquietante del cinepanettone che, tra l’altro, secondo alcuni potrebbe addirittura finire per sovrastarlo.

Ma questo sarebbe un destino troppo crudele da scagliare contro il povero Almodovar che, nervoso, prova a prendersela addirittura con il musical pur di rilanciare testardo con la sua sventurata idea di cabaret cinematografico. Tuttavia, ultimamente, è evidente che il regista di "Volver" non stia passando un luminoso periodo creativo per cui è bene sostenerlo e fargli sentire il nostro supporto, sconsigliandolo magari di dar forma ad altre storie come questa che non lo rappresentano e che sono qualitativamente lontane dal suo standard abituale.

Trailer:

G.I. Joe - La Vendetta - Due Nuove Clip


Si avvicina la sua data di uscita, e G.I. Joe - La Vendetta ne approfitta per rilasciare altre due clip dimostrando quanto il tasso d'azione questa volta sfondi ogni tetto immaginabile. Ve le proponiamo qui sotto ricordandovi che la pellicola uscirà nei nostri cinema il prossimo 28 marzo.

Re-Enlisting: 


Snake Eyes vs Storm Shadow:

sabato 9 marzo 2013

Il Grande e Potente Oz - La Recensione

Con "Drag me to Hell" era tornato agli antipodi, a fare ciò con cui avevamo imparato a conoscerlo, voltando del tutto pagina da "Spider-Man 3" e mostrando - a chi aveva iniziato a sospettare qualcosa - di essere ancora quel Sam Raimi che circa trent'anni fa si faceva largo nel grande cinema attraverso l’horror-splatter-ironico. Eppure leggere un'altra volta il suo nome alla regia di un blockbuster come "Il Grande e Potente Oz" non ci stupiva affatto, ma anzi gettava riflessioni su come il regista de "La Casa" avesse affrontato nuovamente, e stavolta senza contrasti produttivi, una nuova mirabolante avventura.

Dai titoli di testa, le musiche di Danny Elfman e il bianco e nero perfezionato da un formato in quattro terzi, "Il Grande e Potente Oz" somiglia più a una pellicola di Tim Burton, quella del riscatto magari, spuntata dopo il difficile e non completamente apprezzato "Alice in Wonderland" di qualche anno fa. Ma invece, se proprio di una rivincita dobbiamo discutere, questa c’è solo in casa Disney, che affida a Raimi una pellicola dal sapore fantasy e con cui il regista fatica a tenere a bada il suo estro, manifestando - in un paio di occasioni - come avrebbe voluto in realtà scatenarsi e prendersi il rischio di scentrare un progetto che invece era piuttosto assettato per uno scopo precisissimo. Perché la pellicola con protagonista James Franco - e non lo scartato Robert Downey Jr, peccato - è scritta su misura per un pubblico di bambini, quelli accompagnati al cinema dai genitori, e pertanto deve centellinarsi e censurarsi da quelle che potrebbero essere scene troppo paurose o spaventose, ma che però ad un pubblico di altra fascia (e soprattutto a Raimi) piacerebbe immensamente vedere e subire non appena se ne scorge la possibilità.

E' automatico allora che sebbene l'impronta di Tim Burton con il procedere sparisca, e lasci nitida quella dell’autore originale, "Il Grande e Potente Oz" comunque oscilla tra ciò che vorrebbe e ciò che, viceversa, può fare, una doppia personalità che non solo si rispecchia con il conflitto del suo personaggio principale, ma che inoltre - durante i suoi schizofrenici scambi - sa saldamente persuadere, lasciando magari leggermente delusi soltanto nel corso del frangente di chiusura, dove l'importanza di concludere il racconto ha la meglio su qualsiasi fisionomia di narrazione. E’ decisamente l'equilibrio, dunque, il fattore più sregolato, mentre scenograficamente il mondo fantastico e magico ricostruito in digitale, risulta solido e stupefacente, tanto da rimanerne incantati e mai infastiditi nonostante l'uso del 3D, stavolta valido e non sprecato.

In questa maniera allora Sam Raimi compie il suo prequel del celebre film di Victor Fleming nell'esatto modo in cui gli era stato commissionato, non riesce a mettere in piedi quella sorta di “Avatar” che potenzialmente era possibile ricavarne, ma concedendosi qui e là qualche libertà registica e facendo felice un pubblico misto estrae dal cilindro una favola straordinaria in cui anche i piccoli significati sanno assumere dei valori smisurati.

Trailer:

venerdì 8 marzo 2013

After Earth - Trailer Italiano

Il prossimo 6 giugno tornerà al cinema anche M. Night Shyamalan - il creatore de "Il Sesto Senso" e "Signs" - per lui, una nuova pellicola che vede come protagonisti Will Smith e suo figlio Jaden, proprio come fu per "La Ricerca della Felicità" di Gabriele Muccino.

Sinossi Ufficiale: A causa di un incidente, il giovane Kitai Raige (Jaden Smith) e il suo leggendario padre, Cypher (Will Smith), precipitano sulla Terra mille anni dopo che cataclismi avevano costretto l’umanità ad abbandonare il Pianeta.

Essendo Cypher gravemente ferito, sarà Kitai a dover intraprendere un viaggio pieno pericoli per chiedere soccorso, affrontando territori inesplorati, nuove specie animali che ora governano il pianeta e un’incontrollabile creatura aliena scappata durante la collisione.
Padre e figlio dovranno imparare a collaborare e a fidarsi l’uno dell’altro se vorranno avere qualche possibilità di tornare a casa.






Trailer:







giovedì 7 marzo 2013

Una Notte Da Leoni 3 - Il Primo Teaser Trailer in Italiano

E' la settimana dei trailer più attesi, è la settimana dei terzi capitoli. Dopo avervi proposto pochi giorni fa il trailer definitivo di "Iron Man 3", oggi è la volta di un'altro attesissimo titolo di questo 2013. Il Wolfpack si riunisce per chiudere il cerchio, l'ultimo viaggio, l'ultima baldoria. Signori e signore, per voi, il teaser trailer in italiano di "Una Notte da Leoni 3"

Locandina (ispirata a Harry Potter e i Doni della Morte):























Teaser Trailer Italiano:

mercoledì 6 marzo 2013

Attacco al Potere - Locandina, Trama e Trailer Italiani

Arriverà nelle sale italiane il 4 aprile l’attesissimo ATTACCO AL POTERE – OLYMPUS HAS FALLEN diretto da Antoine Fuqua (Training Day) e distribuito da NOTORIOUS Pictures. Gerard Butler torna al thriller ad alta tensione affiancato da un gruppo di attori del calibro dei premi Oscar Morgan Freeman e Melissa Leo e poi Aaron Eckhart, Dylan McDermott, Angela Basset e Ashley Judd.
Quando dei terroristi Nord Coreani assaltano la Casa Bianca, un ex agente dei servizi segreti tenterà di salvare il presidente e preservare la sicurezza degli Stati Uniti d’America. Attacco al potere - Olympus Has Fallen, porta sul grande schermo una vicenda che si ispira alle recenti tensioni tra gli Stati Uniti e la Corea del Nord, che, nonostante le dure condanne del presidente Obama e del segretario generale Onu, ha continuato imperterrita nella sperimentazione di ordigni nucleari.

Trama (Ufficiale): Un piccolo gruppo di estremisti, armati fino ai denti e meticolosamente addestrati, da il via a un audace agguato in pieno giorno alla Casa Bianca, oltrepassando l’edificio e prendendo in ostaggio il Presidente Benjamin Asher (Aaron Eckhart) e il suo staff all'interno dell’impenetrabile bunker presidenziale sotterraneo. Il loro obiettivo è quello di mettere sotto scacco l’intera nazione degli Stati Uniti, attaccandoli con le loro stesse armi. Mentre infuria una battaglia campale sul prato della Casa Bianca, l'ex responsabile della sicurezza presidenziale, Mike Banning (Gerard Butler), si unisce alla mischia, scoprendo che è l’unico membro dei Servizi Segreti ancora vivo nell’edificio assediato.Banning usa la sua preparazione e la dettagliata conoscenza della residenza presidenziale per divenire gli occhi e le orecchie del vice presidente Allan Trumbull (Morgan Freeman) e dei suoi consiglieri. Nel momento in cui gli invasori iniziano a giustiziare degli ostaggi minacciando di ucciderne molti di più se non vengono esaudite le loro richieste, Banning, cerca di individuare il giovane figlio del presidente, nascosto da qualche parte all’interno dell’edificio, e salvare il presidente stesso prima che i terroristi possano mettere in atto il loro piano. Quando il numero delle vittime aumenta e il tempo sta per scadere, diventa chiaro che Banning rappresenta l’unica speranza degli Stati Uniti per evitare la catastrofe.

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martedì 5 marzo 2013

Iron Man 3 - Il Nuovo Trailer Italiano


Finalmente, lo stavamo aspettando tutti, arriva online il nuovo trailer (probabilmente il definitivo) di "Iron Man 3". Immagini spettacolari, trama intrigantissima e la voglia di non vederlo finir mai. Ma se non ci credete, potete guardare coi vostri occhi direttamente qui sotto.

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Epic - Il Nuovo Trailer Italiano


Dai creatori de "L'Era Glaciale" e "Rio" arriva "Epic", il nuovo film d'animazione che uscirà nelle nostre sale il prossimo 23 maggio. In anteprima Inglorious Cinephiles vi propone qui sotto il nuovo trailer italiano e ancora più in basso il link diretto alla pagina Facebook dedicata al film.

Trailer:

Pagina Facebookhttp://www.facebook.com/Epicilfilm

lunedì 4 marzo 2013

Spring Breakers - La Recensione

Il titolo è l'idea di partenza.
Ebbene si, perché lo Spring Breakers non è altro che la vacanza di una settimana che gli studenti universitari si concedono durante l'anno di studio - generalmente nel periodo di primavera - per staccare dalla monotonia e dalla noia e potersi dare alla pazza gioia senza porre alcun limite a ogni genere di trasgressione.

Ma nella pellicola di Harmony Korine lo sballo collettivo è presentato in tutt'altra forma rispetto a quella più conosciuta e consona di altri film commerciali-collegiali in stile "American Pie". Dato che a "Spring Breakers" non interessa minimamente di rifarsi a quei modelli ma, al contrario, vuole promuoversi come portatore di una corrente fortemente drammatica e altamente preoccupante. Le quattro amiche protagoniste infatti incarnano a tutti gli effetti quella che è buona parte della gioventù moderna, ideali compresi, e la solita vacanza alla conquista dei piaceri proibiti - che comincia per loro con la bravata di una rapina in un ristorante compiuta per gioco e disperazione economica - si tramuta in breve tempo in qualcosa di enormemente incontrollabile con destinazione finale l'inappagante identificazione del proprio io.

Tuttavia il modo con cui Korine cerca di incanalare i suoi punti di vista sulle ambizioni giovanili vive di un efficacia traballante che, alla lunga, e a forza di rimarchi, fa risultare la sua esposizione ripetitiva e ridondante, raffreddando e arrancando il coinvolgimento, tanto da costringere il regista a forzare la mano su di un terzo atto decisamente scarico e meno tonico, su cui va a gravare anche il finale smaccato e ai limiti dell'accettazione.

Soldi facili, droghe, sesso, sono elementi di cui "Spring Breakers" si serve per accentuare il grave crollo delle responsabilità della (grossa) fetta adolescenziale catalogata, crollo sanabile, peraltro, solamente con l’espediente di testarne per direttissima, e sulla propria pelle, tutti gli effetti negativi. Il messaggio è fin troppo nitido quindi, appesantito, e così la stuzzicante comparsa in scena da parte di James Franco – rapper-criminale irriconoscibile - diventa una indovinatissima mossa tattica per rovesciare la pellicola - fino a quel momento velatamente drammatica – e trasformarla in un gangster-movie scanzonato con tanto di lotta tra bande rivali per il predominio della città.

Musiche elettroniche e colori vivaci accompagnano allora questo ritratto misto che da una parte tende la mano al divertimento e alla sregolatezza e dall'altra mette in mostra una crisi adolescenziale che ormai è molto più che un ambiguo pensiero. "Spring Breakers" complessivamente riesce abbastanza bene nei suoi intenti anche se non è capace di mantenersi sobrio fino al culmine e, come i suoi personaggi, ecco che sul più bello si lascia cadere preda del suo ennesimo eccesso di ribellione irrefrenabile.

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