IL SITO DEDICATO AL CINEMA IDEATO, SCRITTO E DIRETTO DA GIORDANO CAPUTO

lunedì 21 agosto 2017

Dunkirk - La Recensione

Dunkirk Film Nolan
Fu un’operazione di salvataggio spericolata e miracolosa quella avvenuta sulla spiaggia di Dunkerque, in Francia, durante la Seconda Guerra Mondiale. Una sconfitta per gli eserciti inglesi, francesi e belgi, costretti alla ritirata per non sopperire all'avanzata tedesca, che però si tramutò in avanti in mossa strategica, decisiva per il ribaltamento delle sorti.
Non c’è da stupirsi troppo allora se Christopher Nolan abbia visto in questa pagina di Storia (inglese) l’opportunità di realizzare un kolossal alla sua maniera, così come non c’è da stupirsi troppo se in “Dunkirk” tutto venga ripreso quasi sempre da vicino, con inquadrature strette, raramente disposte a lasciare spazio a quelle più larghe, ed estese, insieme alle quali tuttavia il regista riesce ad imprimere la sensazione di immensa maestosità e di enorme senso drammatico.

Una sensazione che nel film di Nolan è palese, avvertita, capace di sovrastarti completamente e senza alcuna possibilità di scampo. Ci si sente un po’ come quelle persone che racconta, come quei soldati prossimi alla morte, intrappolati su una spiaggia dalla quale è impossibile fuggire, perché se da una parte ci sono i nemici - armati di fucili e di granate - dall'altra c’è il mare, un mare sconfinato e profondo al quale chiedere aiuto se non si hanno i mezzi per navigarlo è un po’ come doversi arrendere e scegliere la padella al posto della brace. Serve sangue freddo allora, speranza, gestione di una paura che, ogni volta che dal cielo spunta qualche aereo, alza i suoi picchi e ricorda quanto sia striminzito quel tempo a disposizione ancora per vivere, o per agire, per immaginarsi a casa, a migliaia di chilometri da un territorio diventato ormai incubo e fabbricante di tormenti. Nonostante ciò, tuttavia, non è la guerra l’interesse principale di “Dunkirk”, che raramente si sofferma in battaglia, ampliando lo sguardo verso la mobilitazione inglese voluta da Churchill: qui rappresentata da una barca “da passeggio” capitanata da Mark Rylance - partita con l’intento di andare a salvare più superstiti possibili - e un trio di aviatori tra i quali spicca Tom Hardy, i suoi galloni in esaurimento e la sua mira infallibile.

Dunkirk Film BranaghTutto molto epico, tutto molto patriottico, troppo forse. Eppure Nolan riesce abbastanza bene a schivare la retorica più spinta e a mettere in scena una scenografia e una regia da brividi dalla quale difficilmente si riesce a prender le distanze e a non farsi inghiottire. Il suo obiettivo è ambizioso - come la sua personalità, del resto - e dedicato interamente ad inquadrare l’Operazione Dynamo (il nome reale della missione avvenuta a Dunkerque) non seguendo attentamente le peripezie di uno o più personaggi della pellicola - aiutandosi, magari, attraverso il trascinamento emotivo e viscerale vissuto da ognuno di essi - ma tramite l’occhio di una lente grandangolare che viaggia distaccata dall'uomo e dal suo punto di vista, per aggrapparsi in prima persona alla Storia e alla battaglia. Un cinema nuovo, se vogliamo, che sicuramente il regista inglese affronta per la prima volta e con indiscutibile maturità e padronanza, se non fosse per quella freddezza che da sempre lo contraddistingue e che, in questo caso, non può che aumentare di temperatura annientando totalmente il carattere emozionale e vibrante dell'intera opera.

Ottima l'idea, insomma, innovativa e inaspettata. Ma quando hai difficoltà a creare empatia con lo spettatore per definizione, non puoi permetterti di fare in modo che quest'ultimo si trovi privo di una personalità con cui identificarsi e che, inoltre, può essere di forte aiuto anche a te, autore, nel limitare le tue carenze. Quello pensato da Nolan è un progetto titanico, sconvolgente, cinema allo stato puro che esalta l'immagine, lesina i dialoghi e manipola sapientemente montaggio e suoni. Talmente distante dalla filmografia precedente del regista che a fatica si riuscirebbe a scorgere la sua mano se non fossimo stati in anticipo informati sui fatti. Per questo motivo l'amaro in bocca è tanto, alla fine, nell'accorgersi che al cospetto di tanta magnificenza e celebrazione di umanità la commozione è l'unica a non essere stata invitata. Proprio lei, elemento indispensabile, che avrebbe potuto dare anima e cuore ad un corpo possente, ma, purtroppo (per noi), privo di battito.

Trailer:

venerdì 11 agosto 2017

Monolith - La Recensione

Monolith Film
Un bambino resta intrappolato nel deserto all’interno di una macchina costruita secondo tecnologie di futura generazione. Fuori dall’abitacolo una madre disperata vorrebbe rimediare all’incidente senza però riuscire a trovare un modo per rendersi utile. I tentativi di infrangere il monolite nero su cui entrambi viaggiavano infatti sono del tutto vani e contrari al concetto di sicurezza che avrebbe dovuto proteggerli e farli viaggiare tranquilli. Un comfort che rischia ora di rivoltarsi contro di loro nel bel mezzo di un ambiente ostile che, con il passare dei minuti, non fa altro che aumentare le difficoltà, lasciando intendere che la questione possa solo finire in tragedia.

Anche se a leggere un incipit di questo tipo potrebbe sembrare, le intenzioni di “Monolith” non sono quelle di voler andare a sensibilizzare lo spettatore su dei fatti di cronaca recente che hanno visto madri (o genitori in generale) irresponsabili e/o distratte nei confronti dei loro figli. Nemmeno il mettersi a discutere di tecnologia e della lama a doppio taglio che, per natura, la contraddistingue sta alla base della pellicola diretta da Ivan Silvestrini che, ispirandosi a un soggetto (e a un fumetto) scritto da Roberto Recchioni, si appoggia ad entrambi i temi per analizzare da vicino la psicologia di una madre insicura, innamorata pazza del suo bambino, eppure per certi versi ancora aggrappata ad una vita precedente della quale non capisce se sentire la mancanza, o se invece è davvero pronta a mettersi alle spalle. Un conflitto privato che a livello narrativo viene affrontato senza forzare troppo la mano, con la Sandra protagonista che appare ancora malinconicamente attratta da quella vita da pop-star e ragazza libertina che ha dovuto abbandonare per dedicarsi al sacrificale e maturo mestiere di madre. Cambiamento di cui si proclama – davanti a un suo (ex) fan - orgogliosa e convinta, nonostante poi, in seguito, nel corso di un momento di debolezza, sembra quasi voler affermare - a noi - l'esatto contrario: tradendosi con uno sguardo nel quale è quasi visibile la speranza di una morte accidentale del figlio, vicino a ingoiare una di quelle biglie che, lei stessa ammette, non sa perché ha accettato di comprargli.

Monolith SilvestriniLa tecnologia e la cronaca ecco che allora servono a “Monolith” più come due leve, come due mezzi necessari, e magari obbligatori, per giustificare un fine maggiormente nobile e far sì che tutto lo scheletro eretto possa apparire credibile senza alcun rischio di contestazione e penalizzazione nei confronti di storia e tensione. Un compito che fondamentalmente, dobbiamo ammettere, in parte gli riesce pure, concentratissimo nella sua scarsa durata di ottantacinque minuti a seguire uno schema piuttosto consolidato, all'interno del quale praticamente tutto è studiato per muoversi con coordinazione e nel verso giusto. Forse troppo ad esser sinceri, nel senso che difficilmente nella pellicola di Silvestrini si resta sorpresi o disorientati per via di un colpo di scena o di una svolta non letta in anticipo, magari in controtendenza con quel modello classico-buonista che a un certo punto, a tutti, traspare oltremodo nitido e lucente. Con un pizzico di estrosità aggiuntiva in fase di sceneggiatura è probabile che adesso staremmo qui a incensare un progetto italiano aggressivo e robusto, anziché accontentarci di sostenere che "Monolith" complessivamente fa il suo dovere, ha degli ottimi spunti, pur non assumendo mai un atteggiamento autoritario e ambizioso.

E ciò è un peccato che, oltre a limitarlo, gli impedisce soprattutto di poter fare la voce grossa e di rimescolare immediatamente le carte che vanno a gestire le convinzioni stantie, relative ad alcuni equilibri appartenenti alla nostra industria cinematografica. Quella che speriamo, chi lo sa, forse proprio grazie a un successo inaspettato - anche tiepido - di "Monolith", possa avvalersi in un futuro recente di più operazioni di questo tipo: visto che, comprese di tutti i loro difetti, operazioni del genere ci farebbero senz'altro più bene che male...

Trailer:

mercoledì 9 agosto 2017

Justice League - Nuovo Trailer Italiano Ufficiale

Justice League Film

Nuovo trailer italiano ufficiale per "Justice League", il nuovo film diretto da Zack Snyder, con Ben Affleck, Henry Cavill, Amy Adams, Jason Momoa, Gal Gadot, Ezra Miller, Willem Dafoe, Jesse Eisenberg, Jeremy Irons, Diane Lane, Connie Nielsen, J.K. Simmons e Raymond Fisher, al cinema dal prossimo 16 Novembre.
Che tradotto quindi significa: Batman, Wonder Woman, Aquaman, Cyborg e Flash tutti insieme appassionatamente per dare inizio ufficialmente al franchise DC Comics che farà in pratica da contrappeso agli Avengers della Marvel.

Nuovo Trailer Italiano Ufficiale:

Sinossi (Ufficiale):
Alimentato dalla sua rinnovata fiducia nell'umanità e ispirato dal gesto d’altruismo di Superman, Bruce Wayne chiede aiuto alla sua ritrovata alleata Diana Prince, per affrontare un nemico ancora più temibile. Insieme, Batman e Wonder Woman si mettono subito al lavoro per trovare e assemblare una squadra di metaumani pronti a fronteggiare questa nuova minaccia. Ma nonostante la formazione di questa alleanza di eroi senza precedenti - Batman, Wonder Woman, Aquaman, Cyborg e Flash - potrebbe essere già troppo tardi per salvare il pianeta da un attacco di proporzioni catastrofiche.

Detroit - Trailer Italiano Ufficiale

Detroit Kahtryn Bigelow

Verrà presentato alla prossima edizione della Festa Del Cinema di Roma "Detroit", il nuovo film diretto da Kahtryn Bigelow, con John Boyega, Will Poulter, Algee Smith, Jason Mitchell, John Krasinski e Anthony Mackie, prima di uscire, poi, nelle nostre sale da Novembre.
Qui di seguito potete ammirare il suo primo trailer italiano ufficiale.

Trailer Italiano Ufficiale:


Sinossi (Ufficiale):
La storia è ispirata alle sanguinose rivolte che sconvolsero Detroit nel 1967. Tra le strade della città si consumò un vero e proprio massacro ad opera della polizia, in cui persero la vita tre afroamericani e centinaia di persone restarono gravemente ferite.
La rivolta successiva portò a disordini senza precedenti costringendo così, ad una presa di coscienza su quanto accaduto durante quell’ignobile giorno di cinquant’anni fa.

martedì 8 agosto 2017

Madre! - Trailer Ufficiale Italiano

Madre! Jennifer Lawrence

Disponibile finalmente il trailer ufficiale italiano di "Madre!", il nuovo film di Darren Aronofsky che sarà presentato in concorso alla 74’ Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, con Jennifer Lawrence, Javier Bardem, Ed Harris e Michelle Pfiffer, nelle sale dal 28 Settembre.

Trailer Ufficiale Italiano:


Sinossi (Ufficiale):
La tranquilla relazione di una coppia è messa a dura prova quando alcuni ospiti inattesi vanno a far loro visita, sconvolgendone e distruggendone gli equilibri.

lunedì 7 agosto 2017

Belli e (im)Possibili: Free Fire - La Recensione

Immaginate se il finale de “Le Iene” fosse stato l’inizio. Se quello stallo tesissimo e dal sapore amaro non fosse arrivato a fine corsa - con gran parte della banda già fuori dai giochi o acciaccata - bensì con tutta la squadra fresca e in forze. Ecco, ora immaginate se le squadre invece fossero state due, se ci fossero state due bande di delinquenti pronti a darsele di santa ragione perché ciò che doveva essere in teoria, per una cazzata (o forse più), non è stato in pratica. E se al centro ci fosse stata non la rapina di una banca, ma una semplice compravendita di armi che nel momento cruciale diventa spontaneamente il rifornimento illimitato per uno scontro all'ultima vita.

Ci siete riusciti?
Bè comunque sia andata non fa niente, visto che a immaginare la cosa per voi, e a immaginarla bene, ci ha pensato il regista britannico, semi-sconosciuto ancora in Italia, Ben Wheatley. Ce li ha messi lui tutti questi delinquenti in un magazzino abbandonato, ci ha pensato lui ad armarli fino ai denti e sempre lui ha permesso che la malasorte facesse il suo corso, scatenando una sparatoria che, a conti fatti, tra colpi di pistola, fucili, attacchi verbali, insulti e pause, porta la durata di circa un’ora. In pratica due terzi del suo film totale - ed è probabilmente la caratteristica di maggior spicco – ambientati esclusivamente all'interno di questo luogo di scambio dal quale i vari protagonisti non riusciranno più ad uscire, prigionieri dei loro comportamenti, stili di vita e l’incapacità di alcuni di loro ad applicare buon senso e diplomazia. Gli piace raccontarli così a Wheatley i suoi (strambi) personaggi, mentre tra una battuta e l’altra e l’indice sul grilletto, provano ognuno a (non) fare il suo gioco: c’è chi cerca costantemente di mediare, chi vuole almeno far uscire di scena l’unica donna presente, chi è talmente fuori di testa che non ne vuole sapere di galateo, chi cerca vendetta e chi, infine, è preoccupato per i propri vestiti di marca o per la pettinatura curata messa a rischio.

Free Fire FilmGià, la prende ironicamente “Free Fire”, ma poi neanche tanto. C’è parecchia tensione infatti spalmata lungo la pellicola, un carosello di fuochi d’artificio dove non mancano colpi di scena, prese di posizione personali e scambi di squadra o accoppiamenti che non fanno mai capire che tipo di direzione voglia prendere il regista. Ci si colpisce ripetutamente, a volte persino cercando la sponda degli oggetti e dei muri che si hanno davanti, ci si prende alle gambe, alle spalle, così come al torace e in testa, eppure ciò non risulta mai abbastanza per morire ed uscire velocemente dalla scena. Certo si soffre, ci si accascia, magari si dà anche l’impressione che ormai non ci sia più nulla da fare, ma nella girandola di emozioni allestita da Wheatley nulla va assolutamente dato per scontato o preso sottogamba. Traditori e freelance compresi.

Così, mentre questa guerra assurda e, a tratti divertentissima, non smette di cessare, mentre la camera non sbaglia un’inquadratura narrando alla perfezione una situazione claustrofobica in cui a muoversi sono all'incirca una decina di personaggi, cominciamo a capire come mai tra i produttori esecutivi del film figuri un tale Martin Scorsese, uno che di registi e di cinema forse se ne intende più di altri e che non ha resistito, come è giusto che sia, ad una sceneggiatura che ha dalla sua molte cartucce a disposizione per affacciarsi come spiazzante, folle e degna di nota.
Uno spettacolo che difficilmente, insomma, faticherà a rimanervi impresso.

Trailer:

venerdì 4 agosto 2017

Come Ti Ammazzo Il Bodyguard - Trailer Italiano Ufficiale

Come Ti Ammazzo Il Bodyguard Reynolds

Rilasciato il trailer italiano ufficiale di "Come Ti Ammazzo Il Bodyguard", action-comedy diretta da Patrick Hughes, con protagonisti Ryan Reynolds, Samuel L. Jackson e Gary Oldman, al cinema dal prossimo 12 Ottobre.

Trailer Italiano Ufficiale:

Sinossi (Ufficiale):
Dopo "Deadpool", Ryan Reynolds torna sul grande schermo in una action-comedy in cui la guardia del corpo più ambita al mondo viene assunta per proteggere il killer più ricercato al mondo (Samuel L. Jackson). Questa strana coppia tra un litigio e un altro dovrà difendersi dagli attacchi di Vladislav Dukhovich (Gary Oldman), dispotico dittatore di un piccolo stato dell’Europa dell’Est.

La Torre Nera - La Recensione

La Torre Nera Arcel
Trasposizione e continuazione canonica.
Oscilla da ambo i lati il progetto che vede approdare al cinema “La Torre Nera”, famosa saga fantasy partorita dalla mente di Stephen King e composta, ad oggi, da ben 8 romanzi, nessuno dei quali però - per stessa ammissione del regista danese Nikolaj Arcel – preso in considerazione per la realizzazione di questo primo capitolo d'esordio. Una scelta prevista agli antipodi, a quanto pare, autorizzata da King in persona e avente lo scopo di andare a proseguire virtualmente la storyline del franchise, attingendo magari a tutto tondo dai libri a disposizione per quanto riguarda l’utilizzo di determinate informazioni e accadimenti.

Ci troviamo infatti in un universo molto simile al nostro, ma diverso. Un universo il cui equilibrio dipende, appunto, da una Torre Nera posta al centro che impedisce alle tenebre di invadere e di impossessarsi dei vari mondi che lo vanno a comporre. Una Torre apparentemente solida e indistruttibile, ma vulnerabile, sembra, di fronte al potere racchiuso all’interno della mente di un bambino. Bambino che tuttavia - come era Neo per Matrix - non può essere inteso come soggetto generico, altrimenti l’Uomo in Nero di Matthew McConaughey – Signore Del Male per eccellenza - avrebbe già smesso di mandare i suoi brutti e numerosissimi scagnozzi in giro per il Mondo-Cardine (ovvero il nostro) a rapire quanti più profili-potenzialmente-idonei possibili, verificandone ogni volta l’effettivo potenziale. È una minaccia sempre più frequente la sua, contrastata con poca lucidità ormai dal pistolero Roland di Idris Elba, accecato di vendetta e in crisi rispetto al suo ruolo di eroe e di ambasciatore del bene. C'è solo una persona allora che ha il dono di andare a spostare gli equilibri, di potersi considerare ago della bilancia tra il mantenimento della pace e l’inizio del caos, e le ipotesi vertono tutte in favore del piccolo Jake Chambers, considerato da madre e patrigno assai problematico per via degli incubi e degli allarmanti disegni che non smette produrre, eppure unico terrestre in grado di percepire l’imminente minaccia e soprattutto di muoversi attraverso i segreti portali.

La Torre Nera ArcelSpiegone necessario questo per inquadrare, grossomodo, il tipo di King con il quale ci troviamo in contatto, più orientato quindi verso il soprannaturale, il western e l'action e molto meno verso quell'horror che forse rappresenta un po' il suo marchio di fabbrica maggiormente affidabile (perlomeno al cinema). Sta di fatto che non è lui comunque il problema di "La Torre Nera" quanto una sceneggiatura e un immaginario che, nonostante abbia assolutamente i mezzi necessari per mettere in piedi uno spettacolo d'intrattenimento robusto e soddisfacente, dà l'impressione perenne di volersi limitare e contenere, fornendo poco spazio sia ai personaggi straordinari che ha a disposizione e sia ad un protagonista la cui visceralità non avrebbe faticato affatto ad accaparrarsi il centro dell'attenzione. E' come se fosse tutto costantemente ritagliato nella pellicola di Arcel, tutto detto rapidamente, descritto in quattro e quattr'otto, neanche se il tempo fosse lì a remargli contro e la priorità quella di compattare al massimo qualcosa che altrimenti il pubblico non riuscirebbe mai ad intendere o a mandare giù.

Il risultato è inevitabilmente quello di un prodotto asciutto e digeribile, ma anche dal sapore ambiguo e modesto; un prodotto che non ha la verve per scatenare approvazioni, così come nemmeno il carattere di solleticare un secondo assaggio.
Il che è probabilmente la sconfitta più grande da considerare, se pensiamo alla scommessa che vedeva legata al successo di questo capitolo la pre-produzione dei romanzi originali e già editi della saga. Romanzi che a questo punto, i più fedeli, rischiano di dover recuperare o di rivivere accontentandosi della sola esperienza su carta stampata.

Trailer:

martedì 1 agosto 2017

Belli e (im)Possibili: Raw (Grave) - La Recensione

Raw Grave
C’è un momento, nella vita di tutti, in cui bisogna iniziare a camminare con le proprie gambe, in cui il sostegno dei genitori si fa più elastico e si comincia, per necessità soprattutto, a doversela vedere da soli. Questo momento, per quanto ritardato possa essere e per quanto inquietante e ansiogeno possa sembrare agli iper-protetti, può sfuggire a moltissime insidie e a molti varchi, ma nulla può se messo faccia a faccia con il college e le sue regole: i college europei , per intenderci, quegli istituti in cui per studiare ci si trasferisce in pianta stabile e dove l’introduzione e l’ambientamento è piuttosto simile a quello che in Italia, una volta, era il militare per gli uomini.
Lì devi vedertela da solo, nessuno può proteggerti. Lì, il tuo vero io esce fuori, si manifesta, si forma.

Ce lo spiega meglio, e di sicuro in una forma maggiormente divertente e disturbante, la regista e sceneggiatrice francese Julia Ducournau, che con la sua opera prima “Raw” (o “Grave”, dipende da chi distribuisce) racconta appunto la liberazione totale degli istinti di una ragazza, probabilmente – e lo capiamo da un antefatto ambientato in un ristorante – abituata per gran parte della sua esistenza a vivere sotto l’ala protettrice di una madre e di un padre decisamente premurosi. E’ una ragazza dimessa infatti Justine, timida, una di quelle che non ha neppure il coraggio di lamentarsi se dentro il suo purea di patate c’è una polpetta di carne e lei ha chiaramente fatto presente al cameriere di essere vegetariana. Un comportamento che da matricola qual è gli comporta non pochi problemi nella sua nuova scuola per veterinari, dove come da prassi è costretta a superare varie fasi di inserimento a cui, di certo, non puoi cavartela rispondendo con un cortese “no, grazie”. Nulla a che vedere con la sorella, insomma, che in quella stessa scuola ha già una reputazione solida e disinibita, una sorella maggiore che dai genitori è vista come la ribelle impunita e che non mancherà di (non) aiutare Justine a mangiare un rene di coniglio in quello che è un rituale che dovrebbe evitargli di venire emarginata e presa di mira dall'intero istituto. Rene di coniglio che, suo malgrado, rappresenterà per lei il rovesciamento di ogni certezza, il termine di uno stato dormiente svegliato di soprassalto.

Grave FilmPerché assaggiato quel pezzettino di carne Justine si rende conto che forse tanto vegetariana, in fondo, lei non lo è mai stata, che sotto quella sensazione di rigetto e reazione cutanea, con tanto di prurito ed esfoliazione della pelle, potrebbe esserci dell’altro, magari una rivelazione che da tempo aspettava di emergere e che ora finalmente ha trovato una strada. Così, quella suspense e quella negatività percepita sin dalle prime battute comincia improvvisamente a prendere forma, ad assemblarsi nell’horror a tutti gli effetti che, stringendo stringendo, poi “Raw” vuole essere: fierissimo del suo manifestarsi esplicito e crudo come il significato italiano del titolo che porta. Di problemi nei confronti degli spettatori la Ducournau se ne fa pochi, del resto, se c’è da mostrare un animale morto, prossimo all’autopsia, non gira assolutamente la macchina da presa, quando c’è del sangue addirittura indugia e non vede l'ora di sostare su un quadricipite di una gamba, praticamente fatta a pezzi, nell’istante clou della pellicola dove le conclusioni, grossomodo, vengono tracciate. Non siamo ai livelli scioccanti dei cannibal-movie per eccellenza, insomma, ma nemmeno in quelli del vedo non vedo dove si cerca di proteggere (lo stomaco) lo spettatore: che sicuramente in più di un occasione dovrà sforzarsi per non girare la testa mentre Justine cavalcherà il percorso che la condurrà a scoprire la sua vera identità, deflorando pian piano (e a più livelli) l’immagine da (seducente) santarellina con la quale ci era stata presentata.

Cannibalismo, sesso, il, già citato, sangue cosparso a litri.
Non si fa mancare proprio niente "Raw" pur di rispettare la tradizione e convincere gli appassionati del genere, nonostante la Ducournau provi ad imprimere comunque il suo carattere, evitando di costruire una storia dai connotati riciclati, sbiaditi e scontati. Perché in fin dei conti non parla solo di crescita il suo film, dei percorsi che ci fanno capire chi siamo e cosa vogliamo, ma parla anche di una famiglia, di una famiglia condannata da qualcosa di cui non ci è concesso sapere le origini (ammesso che loro le sappiano) e alla disperata ricerca quindi di sfuggire a un destino che però, purtroppo, appare già scritto. Un destino che l'ormai consapevole Justine dovrà imparare ad affrontare da sola, spaventata e sfiduciata, ma munita di abbastanza forza e coraggio per non abbassare la testa e digrignare i denti.

Trailer:

Madre! - Teaser Trailer Ufficiale Italiano

Madre! Lawrence

Rilasciato il primo teaser trailer italiano di "Madre!", il nuovo film di Darren Aronofsky che sarà presentato in concorso alla 74’ Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, con Jennifer Lawrence, Javier Bardem, Ed Harris e Michelle Pfiffer, nei nostri cinema dal 28 Settembre prossimo.

Teaser Trailer Italiano Ufficiale:


Sinossi (Ufficiale):
La tranquilla relazione di una coppia è messa a dura prova quando alcuni ospiti inattesi vanno a far loro visita, sconvolgendone e distruggendone gli equilibri.