IL SITO DEDICATO AL CINEMA IDEATO, SCRITTO E DIRETTO DA GIORDANO CAPUTO

mercoledì 23 maggio 2018

Il Sacrificio Del Cervo Sacro - La Recensione

Il Sacrificio Del Cervo Sacro Film
A Yorgos Lanthimos va riconosciuto di essere un autore ricco d’immaginazione, capace di incuriosire lo spettatore portando sul grande schermo storie intriganti, assurde e grottesche, abili a fondere insieme fantascienza e realtà. Lo avevamo captato con "The Lobster", dove questi elementi erano fondamentali a gettare interesse su di un racconto intriso di possibilità che però, di punto in bianco, decideva di buttare tutto all'aria, dedicandosi più a disturbare chi stava guardando che a scavare dentro sé stesso. Questo perché Lanthimos è anche, e soprattutto, un grandissimo provocatore, uno di quegli autori che spaccano di netto l'opinione, dividendola tra chi lo adora e chi, semplicemente, non vorrebbe averlo davanti agli occhi per preservare i nervi.

Chi scrive, appartiene senza ombra di dubbio alla seconda categoria, facendo fatica di volta in volta a digerire le manovre ingiustificate di un regista che controlla i suoi personaggi, non secondo logica, ma come pupazzi privi di cervello utili a dare sfogo alle sue perversioni: e questo solo per andare a toccare corde irritanti e scomode che neppure è in grado di suonare a dovere (fosse, no so, Lars von Trier…). Ne è prova provata ciò che succede ne "Il Sacrificio Del Cervo Sacro", dove il sinistro rapporto tra il chirurgo Colin Farrell e l’adolescente Barry Keoghan - orfano di padre – parte da una direzione già abbastanza discutibile, per compiere poi delle scelte ancor più insensate e paradossali, che riescono a ridimensionare - ponendolo in secondo piano - qualsiasi dubbio o spiegazione legata al colpo di scena - irrazionale, ma accettabile - che a metà pellicola fa capolino, ribaltando totalmente ogni lettura e previsione (a meno che non abbiate visto il trailer italiano, fin troppo ricco di spoiler). Parliamo di una storia ricca di misteri e di scheletri negli armadi, di sensi di colpa, delitti e di castighi, indirizzata inevitabilmente a smuovere questioni morali e inquietudini profonde, che a Lanthimos, tuttavia, sembrano interessare assai meno dei tranelli che escogita per farci sentire di continuo a disagio.

Il Sacrificio Del Cervo Sacro FilmPraticamente un disegno architettato a dovere, il suo, all'interno del quale ogni battuta, ogni sguardo e ogni gesto compiuto dai protagonisti è pensato, non secondo una spontaneità legata o suggerita dal contesto, ma attraverso una meccanicità rigidissima che è anche sinonimo di freddezza e di scarsa genuinità. Quella che percepiamo nella recitazione volontariamente a intensità zero degli attori; nell'impossibilità di empatizzare con loro per via di un comportamento mai simile a quello di una persona normale e nel tentativo evidente, ma inefficace, di innestare gradualmente un’atmosfera a tinte horror (con un bambino all'interno volto, forse, a richiamare lo “Shining” di Kubrick), assolutamente conforme alle circostanze, eppure distantissima dall'incutere ansie e timori, forse perché non affine alle attitudini note del suo esecutore.
E' bravo a girare, infatti, il greco, a posizionare la macchina da presa, ma quando si tratta di scrivere sceneggiature o di azzeccare toni, probabilmente, farebbe meglio a cedere il posto a qualcun altro o a chiedere aiuto: tenendo a bada un istinto ambizioso, ma molto impulsivo che ogni volta lo spinge a strafare e, infine, a sbattere contro il muro.

Se "Il Sacrificio Del Cervo Sacro" allora non solo non convince, ma fa perdere proprio la pazienza -  generando contrasti profondi tra quello che passa sullo schermo e lo spettatore - è unicamente colpa dell'arroganza e dell'ego eccessivi di un regista che, anziché essere premiato e sorretto (come accaduto a Cannes dello scorso anno, ma non solo) senza motivo, andrebbe un attimino rimesso coi piedi a terra e, magari, bastonato come si deve.
Il tutto, s'intende, metaforicamente parlando...

Trailer:

sabato 19 maggio 2018

Festival Di Cannes 2018 - Tutti I Vincitori

Cannes 2018 Poster

Si è conclusa la 71a edizione del Festival di Cannes, di seguito la lista dei vincitori:

Palma D'Oro: "Shopfilters" di Kore-Eda Hirokazu

Palma D'Oro Speciale: "Le Livre D'Image" di Jean-Luc Godard

Gran Premio Della Giuria: "BlacKkKlansman" di Spike Lee

Premio Alla Regia: Pawel Pawlikowski per "Cold War"

Premio Della Giuria: "Cafarnaúm (Capernaum)" di Nadine Labaki

Premio Alla Sceneggiatura (ex-aequo): Alice Rohrwacher per "Lazzaro Felice" e Jafar Panahi per "Three Faces"

Premio Per L'Interpretazione Femminile: Samal Yeslyamova per "Ayka"

Premio Per L'Interpretazione Maschile: Marcello Fonte per "Dogman"

Camera D'Or Per La Miglior Opera Prima: "Girl" di Lukas Dhont

Palma D'Oro Per Il Miglior Cortometraggio: "All These Creatures (Toutes Ces Créatures)" di Charles Williams

Menzione Speciale: "Yan Bian Shao Nian (On The Border)" di Wei Shujun

Dogman - La Recensione

Dogman Garrone
Ti aspetti il sangue (tanto), la tortura, l’orrore. Ti aspetti “Hostel”.
Ti aspetti che il fatto di cronaca legato al Canaro della Magliana, da cui “Dogman” prende liberamente spunto, venga raccontato nella forma massima dell’exploitation, dello splatter: cosa normale e lecita, per carità, ma solo se non si conosce a dovere un regista come Matteo Garrone.

Perché quel film - quello capace di assecondare la ricostruzione di eventi a tutt’oggi oppugnabili, appoggiando il suo intero valore su di essi e sfamando, in questo modo, l’immaginazione di quei spettatori convinti che non possa esserci via alternativa - avrebbe potuto farlo chiunque, bastava seguire i puntini e tracciare le linee. Ecco perché la vera difficoltà - quella che a lungo aveva tenuto a freno Garrone da questa storia - stava proprio nel riuscire a trovare un altro punto di vista, una nuova prospettiva, una chiave di lettura originale. Quella che “Dogman” e il suo regista (e sceneggiatore con Ugo Chiti e Massimo Gaudioso) intercettano andando proprio a lavorare in sottrazione, togliendo – appunto – dalla vicenda di cui si fanno narratori tutto quello spaccato legato alla violenza estrema e al mostro, per edificare nel vuoto ricavato la semplice profondità di un uomo assai sensibile, fondamentalmente buono, ma appartenente a un mondo, forse, troppo brutto, sporco e cattivo per non consumarlo piano piano, fino all'osso. Il Marcello che possiede un negozio di toelettatura per cani nella periferia di Roma, del resto, è un personaggio a parte, rispetto al Pietro De Negri descritto dai giornali; lo guardi e capisci immediatamente che non farebbe male neppure a una mosca, lo percepisci dal bene immenso per sua figlia e per come addomestica - nella scena di apertura - l’aggressività di un cane intento a mostrargli ripetutamente i canini, mentre lui è lì a cercare gentilmente di dargli una lavata (e asciugata). Si, è vero, ha un po’ di cocaina nascosta tra i cassetti del negozio, ma la sensazione è che, più che ad uso personale, questa serva maggiormente a legare con Simone: la peste della zona - e alter ego di Giancarlo Ricci - che non fa altro che cacciarsi nei guai e provocare caos nei dintorni, ma ai suoi occhi - probabilmente - anche uomo-animale che un po' caratterialmente invidia e un po' lo attrae.

Dogman FilmMesse queste basi, allora, "Dogman" non può che cambiare pelle, non può che diventare, per Garrone, ciò che non era stato, per esempio, "Il Racconto Dei Racconti": perlomeno sotto l'aspetto di un rapporto simbiotico e di una padronanza che, in quel caso, era venuta a mancare. Con l’ambientazione della periferia - che dovrebbe essere Roma, ma che in realtà è Castel Volturno - , infatti, qui, si ritorna dritti dritti agli antipodi, a riassaporare le atmosfere de “L’Imbalsamatore”, quelle tetre, ambigue e insidiose di un territorio sempre in bilico tra pericolo e falsa serenità; un territorio popolato da facce sgraziate in grado di mettere soggezione, che non si fanno problemi, magari, a parlare durante un pranzo di come sarebbe più idoneo muoversi per commettere un omicidio utile alla comunità. Quella comunità nella quale il Marcello protagonista - interpretato meravigliosamente da Marcello Fonte - risulta perfettamente integrato e accettato, ma che non lo appaga e non lo stimola - per certi versi - allo stesso modo di quel lato oscuro che, a un certo punto, il suo subconscio gli consiglia di salvaguardare e preferire, dannandolo in eterno.

Una discesa oltre gli inferi essenziale quanto complessa, quindi; la difficoltà di ognuno di noi a respingere quel male che però segretamente anche sogniamo.
Parla di questo "Dogman", o se non ne parla in maniera esplicita riesce ugualmente a farlo emergere risvegliando le debolezze e le contraddizioni sopite di tutti noi spettatori. Merito (e colpa) di un regista che da il meglio di sé quando è chiamato a scavare, a cercare nei meandri dell'animo umano quel torbido, spesso celato sotto la tenera purezza della superficie, che, per convenienza, in molti, fanno finta di non vedere.

Trailer:

martedì 15 maggio 2018

Bohemian Rhapsody - Trailer Ufficiale Italiano

Bohemian Rhapsody Rami Malek

Rilasciato il trailer ufficiale italiano di "Bohemian Rhapsody", il film diretto da Dexter Fletcher e Bryan Singer con Mike Myers, Rami Malek e Joseph Mazzello, al cinema nel 2018.

Trailer Ufficiale Italiano:

Sinossi (Ufficiale):
"Bohemian Rhapsody" è una coinvolgente celebrazione dei Queen, della loro musica e del loro leggendario frontman Freddie Mercury, che sfidò gli stereotipi e infranse le convenzioni, diventando uno degli artisti più amati al mondo. Il film ricostruisce la meteorica ascesa della band attraverso le sue iconiche canzoni e il suo sound rivoluzionario, la sua crisi quasi fatale, man mano che lo stile di vita di Mercury andava fuori controllo, e la sua trionfante reunion alla vigilia del Live Aid, quando Mercury, afflitto da una gravissima malattia, condusse la band in una delle performance più grandiose della storia del rock. Facendo questo, il film cementa l'eredità di una band che è sempre stata più di una famiglia e che continua ancora oggi a ispirare gli outsider, i sognatori e gli appassionati di musica.

End Of Justice: Nessuno E’ Innocente - La Recensione

End Of Justice: Nessuno E’ Innocente Washington
C’è un Denzel Washington straordinario, immenso, ai limiti dell’impressionante a trascinare il battito di “End Of Justice: Nessuno E’ Innocente”. Un Denzel Washington così in forma, così dentro il suo personaggio da riuscire a camuffare a lungo una verità che, tuttavia, alla fine non può che uscire fuori: quella di un intero resto, intorno a lui, per nulla all'altezza.

E non è tanto una questione di cast, di competitività scenica: perché Colin Farrell, nel piccolo dello spazio concessogli, è bravissimo a interpretare il ruolo dell’avvocato di lustro, vincente e attento maggiormente alla fatturazione del suo immenso studio che a cose più "superficiali" tipo i diritti civili, il razzismo e la scarsa attenzione con cui certi processi, a volte, vengono liquidati o gestiti. Lo stesso potremmo dire della Carmen Ejogo che, invece, da volontaria qual è a questi temi ci è parecchio affezionata, anzi a un certo punto non gli pare vero di incontrare il Roman J. Israel di Washington e vedere che, in giro, esiste qualcuno più ossessionato, attaccato e morboso di lei nel difendere i valori di una società allo sbando, in cui ora vivono giovani ragazze che ti mandano persino a quel paese se per gentilezza tu ostenti galanteria. No, il problema della pellicola scritta e diretta da Dan Gilroy – che poi è lo stesso che aveva diretto il cupissimo e bellissimo “Lo Sciacallo: Nightcrawler” con Jake Gyllenhaal – sta a monte, ovvero in una sceneggiatura scrupolosissima nel tratteggiare il carattere, la profondità e la parabola discendente del suo protagonista freak, ma incapace di costruirgli intorno un perimetro solido in grado di mettere in moto quel thriller a tinte legali che, a sprazzi, fa intendere di voler intercettare e guardare come modello.
Un problema riconosciuto, messo a fuoco e affrontato da Gilroy già nella prima fase di rilascio del suo lavoro (post presentazione al Toronto International Film Festival), che lo ha portato infatti a rimontare il tutto, agevolando ritmo, sforbiciando minuti superflui e modificando qualcosina.

End Of Justice Colin FarrellOperazione che - va detto - considerando il montaggio ormai definitivo di “End Of Justice: Nessuno E’ Innocente” ha comunque garantito i suoi frutti; fornito alle circa due ore di pellicola una trazione accettabile e mai pedante, sebbene non sia servita poi moltissimo a rimescolare in maniera organizzata e adeguata tutto quel contorno legato alle conseguenze di un Washington che, a un certo punto, - causa eccesso di arroganza – commette un grosso errore (imprevedibile, però) che lo spinge a passare da paladino della giustizia e Don Chisciotte emarginato, ad avvocato da palcoscenico, affamato di successo e denaro, intento a recuperare quel tempo perduto dietro audacie che nessuno al mondo sembra avere intenzione di appoggiargli o di riconoscergli veramente. Un cambio di rotta, di personalità, che riusciamo a scorgere e a comprendere dalla sua rivoluzione estetica e comportamentale, ma che la storia da’ quasi l’impressione di non riuscire a seguire, stando al passo e mancando, di fatto, l'appuntamento con con quella tensione crescente, mai allestita, che avrebbe dovuto accompagnarci verso un emozionante epilogo.

Contrattempo che fa dissolvere come un buco nell'acqua tutta la curiosità immessa dal prologo assurdo con cui la pellicola di Gilroy aveva aperto i battenti e lasciato intravedere i suoi intenti. Quelli non concretizzati, che perde distratto lungo il tragitto, ma distinguibili nel tessuto di un racconto che – e non solo per l’interpretazione giustamente candidata all'Oscar del suo protagonista – avrebbe meritato di sicuro più giustizia.

Trailer:

Deadpool 2 - La Recensione

Deadpool 2 ReynoldsUno dei complimenti migliori che da queste parti avevamo fatto al primo "Deadpool" - citando proprio una battuta del suo protagonista - era stato quello di considerarlo un film a effetto-orgasmo: capace di scivolare via in un istante, ma lasciando una sensazione di benessere e di liberazione. E questo perché sapeva perfettamente come andare a rompere determinati schemi, come trasformare i suoi limiti in qualità pazzesche, non implementando nulla di nuovo al genere e in generale, ma lavorando comunque meglio di molti altri simil-prodotti. Ci schieravamo, insomma, dalla sua parte, facendo il tifo per un sequel che - visto che doveva esserci - seguisse la falsa riga del capostipite, viaggiando ancora a budget ridotto e lontano da ambizioni inutili e standardizzate.

Praticamente tutto il contrario di "Deadpool 2".
Con David Leitch, subentrato a Tim Miller dietro la macchina da presa, infatti, le avventure dell’anti-super-eroe in tutina rossa e nera aderente prendono una piega assai diversa, ampliandosi in muscolarità, azione e in CGI. L’aumento di budget a disposizione - dovuto al plebiscito del primo capitolo - anziché fungere da arma a favore, finisce tuttavia per snaturare le caratteristiche di un prodotto che ora sembra avere come obiettivo numero uno quello di omologarsi e di raggiungere i suoi fratellastri: come se dal brutto anatroccolo qual era, sentisse il bisogno di integrarsi e confondersi tra la massa. L’autoironia, il politicamente scorretto e la volgarità che rappresentavano la dinamite, all'improvviso danno la sensazione di cominciare a far cilecca, perdendo la spontaneità e  l'effervescenza incontenibile a cui ci eravamo abituati. Le battute non mancano, spesso persino caustiche e irriverenti (come quei fondi musicali fuori luogo, selezionati non a caso), ma la maniera con cui vengono sparate e giocate somiglia assai più a un voler accontentare il pubblico che a quella necessità di ostentare cattiveria e provocazione, due elementi indispensabili alle corde di un personaggio che altrimenti rischia di diventare fastidioso o comunque poco ficcante nei suoi interventi.

Deadpool 2 FilmSenza entrare in dettagli sulla trama - o rigurgitare spoiler che potrebbero fare irritare qualche lettore - potremmo dire allora che il peggior difetto di "Deadpool 2" sia quello di rinnegare sé stesso e cedere il passo verso una svolta buonista che non gli appartiene. Sbeffeggia Wolverine e il suo corso da spin-off cinematografico, la pellicola di Leitch, fingendo di volerla sfidare a-chi-ce-l'ha-più-lungo salvo poi replicarla (nelle tematiche) in parte e a suo modo. Vediamo quindi un Wade Wilson perso in un presente che non sa più come gestire (colpa di certi eventi), alle prese con un cattivo – o presunto tale – che ricorda tantissimo i Terminator (uno e due) di Arnold Schwarzenegger (un Josh Brolin sprecatissimo per quanto non recita), un cattivo che lo costringerà ad ingaggiare un conflitto che - guarda un po' - somiglia esattamente a una riscrittura libera del capolavoro di James Cameron, con la sostanziale differenza di avere dei mutanti posti a margine. Si tratta di un impasto che funziona, valido se l'intento è quello di intrattenere e strappare qualche sorriso agli spettatori regalandogli un bis che, probabilmente, volevano e che neanche disdegnano. Ma un impasto che, contemporaneamente, copre le potenzialità di un personaggio che, a nostro avviso, doveva continuare a vivere fuori da coro, a mantenere pura quella dose di cattiveria e d'impertinenza, fregandosene dei buoni sentimenti che su di lui son nocivi quasi quanto la kryptonite verde per Superman.

Perciò vengono a galla - o perlomeno lo fanno nella nostra testa - le divergenze creative che hanno portato - in fase di pre-produzione - Ryan Reynolds ad usare il potere che ormai ha conquistato (legittimamente) sul franchise per sostituire Miller con un regista disposto ad accontentarlo in quella che, secondo lui, era la direzione migliore da prendere. Quella che adesso risulta - secondo chi scrive - piuttosto sbagliata e contribuisce a far rimpiangere maggiormente un addio che, magari, meritava pugno più duro da poter scagliare.
Visto e considerato che il Deadpool più nitido, in questo sequel, lo si trovi tutto nella scena inserita nei titoli di coda.

Trailer:

venerdì 11 maggio 2018

Loro: 2 - La Recensione

Loro: 2 Sorrentino
Lo avevamo lasciato con Fabio Concato a cantare dal vivo a casa sua per riconquistare l’amor perduto della sua Veronica, al Berlusconi di Toni Servillo. Lo avevamo lasciato, però, - un passettino più indietro - anche con quell’avvistamento tentatore della barca di Riccardo Scamarcio / Gianpiero Tarantini che stava lì a dirci – forte dei fatti di cronaca – che, prima o poi, quei due mondi ancora distanti si sarebbero incontrati.
E in “Loro: 2”, infatti, si incontrano.

Si incontrano, sì, eppure non è un focus sulle olgettine e sui festini a Villa Certosa, la seconda parte dell’opera dedicata a LUI. Il racconto di un ipotesi di come andavano grossomodo le cose Sorrentino ce la mostra, ma lo fa in una versione assai pudica (nonostante le donne di facili costumi invitate) e ancora non esattamente avviata: come se l’intenzione di arrivare a ciò che conosciamo c’era, ma in fase di allestimento e collaudo. E questo perché le maggiori attenzioni – e questo lo si era capito già in partenza – per lui sono da dedicare alla cosiddetta storia d’amore, al rapporto in crisi, prossimo alla rottura, che si trascina tra Silvio e sua moglie. Un peso non poco indifferente da portare per un politico che, comunque, in quel periodo, era ossessionato dalla strategia migliore da adottare per recuperare nel modo più veloce possibile il trono di un Governo e di un paese che aveva osato scaricarlo, favorendogli la sinistra. Eppure nei pensieri e negli sguardi - che trasudano tristezza e malinconia, a prescindere dal sorriso finto - del Berlusconi-sorrentiniano quello di ritrovare la scintilla che possa ripristinare il sereno e la felicità tra lui e la sua consorte è qualcosa di altrettanto importante, se non più importante, da sistemare: e qualcosa senza dubbio più arduo e complesso da manipolare. Del resto a plagiare sei senatori, convincendoli a cambiare casacca, per un venditore nato come lui – o un piazzista, fate voi – è un po’ come bere un bicchiere d’acqua: parliamo di venti secondi netti cadauno, se il tempo stringe e non vale la pena gigioneggiare troppo. Ma quando in ballo ci sono questioni di cuore o, peggio ancora, di donne, il tenere a bada sé stesso o il dichiararsi autentico nei sentimenti risulta leggermente meno efficace e produttivo.

Loro: 2 SorrentinoScarsa efficacia e scarsa produttività che si evincono, finalmente, quando le ombre e le nuvole che avevano avvolto il rapporto Berlusconi-Lario decidono di deflagrare e di farsi tempesta casalinga rabbiosa e intensa. Parliamo del momento più acuto, presente in “Loro: 2”, quello in cui la Veronica di Elena Sofia Ricci, all’apice della sua rabbia, vomita in faccia al marito una serie di verità e di riflessioni lungimiranti - volte ad attaccare sia l’uomo politico, sia l’uomo privato – che, sebbene in quel contesto sembrino soggettive, e quindi figlie esclusivamente del pensiero di chi le pronuncia, alle nostre orecchie finiscono (ed è chiaramente una conseguenza voluta) per suonare drasticamente come l’esatto opposto, ovvero il ritratto limpido e preciso di Silvio Berlusconi. Una sensazione a dir poco stranissima, tra l’altro, perché rappresenta l’unica occasione in cui, forse, Paolo Sorrentino decide di scoprirsi un minimo e concedersi un (velato) giudizio personale all’interno di una pellicola estremamente attenta a non schierarsi mai e a non farlo sul serio: restando concentrata e scrupolosamente aderente a quella vitalità e a quella paura di invecchiare che, a un certo punto, Servillo rivendica addirittura a gran voce.

In quella che è la somma testimonianza di un cammino stravagante e singolare che solo un autore indecifrabile e geniale avrebbe potuto concepire. Chiunque, in fondo, partendo da Berlusconi, si sarebbe fatto trascinare da determinate tappe, facili stereotipi e narrazione di avvenimenti ovvi. Invece “Loro: 2” – che mette il punto sul terremoto dell’Aquila e l’apertura delle prime case antisismiche – ha l’immenso pregio di farci perdere la bussola, di disorientarci e farci illudere su cosa andremo a vedere e cosa succederà, salvo poi rivelare puntuale la maschera con su scritto il nome di colui che tira i fili, posto dietro la macchina da presa.
Un Sorrentino sempre indomabile e graffiante.

Trailer:

mercoledì 9 maggio 2018

Lazzaro Felice - Trailer Ufficiale

Lazzaro Felice Alice Rohrwacher

Presentato il trailer ufficiale di "Lazzaro Felice", il film scritto e diretto da Alice Rohrwacher - presentato in concorso a Cannes 71 - con Adriano Tardiolo, Alba Rohrwacher, Luca Chikovani, Agnese Graziani, Sergi Lopez, Tommaso Ragno, Natalino Balasso, Nicoletta Braschi, Pasqualina Scuncia e Carlo “Carletto” Tarmati, dal 31 Maggio al cinema.

Trailer Ufficiale:


Sinossi (Ufficiale):
Quella di Lazzaro, un contadino che non ha ancora vent’anni ed è talmente buono da sembrare stupido, e Tancredi, giovane come lui, ma viziato dalla sua immaginazione, è la storia di un'amicizia. Un’amicizia che nasce vera, nel bel mezzo di trame segrete e bugie. Un’amicizia che, luminosa e giovane, è la prima, per Lazzaro. E attraverserà intatta il tempo che passa e le conseguenze dirompenti della fine di un Grande Inganno, portando Lazzaro nella città, enorme e vuota, alla ricerca di Tancredi.

martedì 8 maggio 2018

[HOME VIDEO] L'Ora Più Buia - In Home Video Il Winston Churchill Di Joe Wright e Gary Oldman

L'Ora Più Buia Gary Oldman

Verrà ricordato in assoluto per essere il film che ha permesso a Gary Oldman di portarsi a casa quel benedetto Oscar (al Miglior Attore Protagonista) che da anni avremmo voluto vedere nelle sue mani. In realtà, però, “L’Ora Più Buia” – ora disponibile in home video nei formati 4K UHD, Blu-Ray Disc, DVD e streaming - è anche molto, molto di più: se non altro per la pagina di Storia che racconta e che il regista Joe Wright cerca di delineare attenendosi ai fatti, pur non rinunciando a quella punta di libertà cinematografica intenta ad addolcirne e a decantarne la visione.

Siamo nel 1940, la Seconda Guerra Mondiale ha aperto i suoi fuochi e Winston Churchill è stato appena eletto Primo Ministro della Gran Bretagna. Un compito giunto in uno dei momenti più delicati della Storia del suo paese, perché in ballo, come decisione urgentissima, c’è la scelta di continuare la Guerra contro la Germania - nonostante le numerose perdite e le scarsissime possibilità di vittoria - oppure arrendersi e lasciarsi, di fatto, conquistare dai tedeschi, negoziando i trattati di pace.

Quello di Wright, va da sé, non è assolutamente un film interessato a narrare i fatti; a scandire le tappe di quanto accaduto passo dopo passo, limitandosi a ripercorrere scolasticamente quanto scritto e riportato nei libri. “L’Ora Più Buia” infatti prende il suo protagonista, la figura che rappresentava per la sua nazione e i suoi colleghi politici e dalle ombre (e le leggende) che la circondavano prova a ricavarne un ampio velo di luce: delineandone sfera privata e pubblica e facendone uscire essenza e umanità. Ne viene fuori una pellicola esteticamente affascinante - soprattutto per una fotografia eccellente – e curata, incapace di evitare determinate, piccole, sbavature in termini di sceneggiatura (meno retorica avrebbe giovato), ma comunque validissima, specie per via delle interpretazioni di un cast indiscutibilmente maiuscolo: su tutti, ovviamente, lo stratosferico Oldman.
L'Ora Più Buia Blu-Ray

Il Blu-Ray UHD 4K, in edizione italiana, prevede le seguenti specifiche tecniche:
Dischi: 2
Formato Video: Ultra HD 4K HDR
Tracce Audio: 7.1 Dolby Digital Plus: Italiano - Dolby TrueHD Atmos: Inglese, Tedesco
Sottotitoli: Italiano, Inglese Non Udenti, Tedesco
Contenuti Speciali: Nell'Ora Più Buia, Diventare Churchill, Commento Audio Del Regista
Durata: 125 minuti ca.
Confezione: Amaray
Produttore: Universal
Distributore Home Video: Universal
Data di Uscita: 9 Maggio 2018

Mamma Mia!: Ci Risiamo - Trailer Finale Ufficiale Italiano

Mamma Mia sequel

Arriva il trailer finale ufficiale italiano di "Mamma Mia!: Ci Risiamo", il sequel del musical del 2008 scritto e diretto da Ol Parker con Meryl Streep, Pierce Brosnan, Colin Firth, Stellan Skarsgård, Julie Walters, Dominic Cooper, Amanda Seyfried, Christine Baranski, Lily James, Josh Dylan, Hugh Skinner, Jeremy Irvine, Alexa Davies, Jessica Keenan Wynn, Andy Garcia e Cher, al cinema dal 6 Settembre.

Trailer Finale Italiano: