IL SITO DEDICATO AL CINEMA IDEATO, SCRITTO E DIRETTO DA GIORDANO CAPUTO

giovedì 13 febbraio 2020

Il Talento Del Calabrone - Trailer Ufficiale

Il Talento Del Calabrone Richelmy

Presentato il trailer ufficiale di "Il Talento Del Calabrone, l'opera prima di Giacomo Cimini con Lorenzo Richelmy, Sergio Castellitto e Anna Foglietta, dal 5 marzo nelle sale italiane.

Trailer Ufficiale:


Sinossi (Ufficiale):
Milano. Steph è un giovane DJ radiofonico sulla cresta dell’onda, molto popolare sui social media. Ogni sera conduce un programma radiofonico con un forte seguito durante il quale riceve chiamate dai fan. Una sera, una telefonata, però, lo raggela: uno sconosciuto dal sangue freddo annuncia in diretta di volersi togliere la vita, facendosi esplodere nel centro della città. Steph cerca di gestire la situazione: l’attentatore minaccia di farsi esplodere se il DJ non lo intratterrà in diretta. L’uomo, che si fa chiamare Carlo, sfida Steph in un duello di resistenza mentale. Nel frattempo, il nucleo investigativo dei Carabinieri guidato dalla risoluta Tenente Colonnello Rosa Amedei si mette sulle tracce del terrorista e scopre che il piano dell’uomo è molto più complesso di quanto lui stesso voglia mostrare: è l’atto di un uomo dotato di un’intelligenza superiore, capace di mettere in scacco un’intera città con una sola, semplice telefonata.

Magari - Trailer Ufficiale

Magari Poster Elkann

Disponibile il trailer ufficiale "Magari", il film diretto da Ginevra Elkann con Riccardo Scamarcio, Alba Rohrwacher, Milo Roussel, Ettore Giustiniani, Oro De Commarque, Céline Sallette, Benjamin Baroche e Brett Gelman, in sala dal 26 marzo.

Trailer Ufficiale:


Sinossi (Ufficiale):
MAGARI è una commedia sentimentale che racconta la storia di Alma, Jean e Sebastiano, tre fratelli molto legati tra loro che da Parigi, città in cui vivono nel sicuro, seppur bizzarro, ambiente alto borghese della madre di fede russo-ortodossa, si ritrovano scaraventati nelle braccia di Carlo, padre italiano, assente, anticonformista e completamente al verde che non ha alcuna idea di come badare a sé stesso, figuriamoci ai figli. Durante una vacanza di Natale passata in una casa al mare insieme a Carlo e alla sua collaboratrice Benedetta, in un momento di sospensione dalle loro vite vere, i nodi delle tensioni di famiglia vengono al pettine. Carlo scopre degli aspetti oscuri della sua ex moglie e dimostra ai suoi figli di essere un padre inaffidabile, ma incredibilmente carismatico e - nonostante le sfide e le tensioni quotidiane - la piccola Alma continua a credere fermamente che un giorno MAGARI la sua famiglia possa tornare a unirsi come un tempo.

mercoledì 12 febbraio 2020

Cattive Acque - La Recensione

Cattive Acque Ruffalo
Il prologo è da film horror.
Un gruppo di ragazzi elude il cancello di una proprietà privata e si concede la bravata di un bagno notturno, all'interno di un lago dalle sembianze sinistre. Un lago dal quale ci si aspetterebbe – per convenzione – la fuoriuscita di qualche creatura, di un mostro alieno (?), ma da cui, invece, vengono messi in fuga non appena due uomini in barca appaiono all'improvviso, rammentandogli l’infrazione. Siamo nel 1975 e l’azienda chimica DuPont ha appena cominciato ad inquinare le acque di Parkersburg, West Virginia, con gli scarichi produttivi del suo Teflon, il materiale – utilizzato prevalentemente per rendere le padelle antiaderenti – che gli consente di fatturare annualmente cifre astronomiche.

Sono i primi indizi di quanto andremo a vedere e del come un regista come Todd Haynes abbia intenzione di raccontarcelo: perché “Cattive Acque” è una storia vera, un fatto di cronaca e, in quanto tale, ha bisogno di mantenere il più possibile un approccio documentaristico, evitando tutte le trappole – commerciali - che questo modello di pellicole, inevitabilmente, pongono lungo il cammino. Quando saltiamo al 1998, allora, quel sapore di paura imminente lascia spazio al thriller, tendenzialmente a sfondo legal, ma non del tutto estraneo a delle tinte psicologiche. Perché quello che può fare Haynes – in attesa di arrivare a ciò che probabilmente lo ha attirato, convincendolo a prendere in mano il progetto – è proprio mettersi a saltellare tra i generi, a mescolare il ritmo, facendosi ispirare dai continui risvolti e dai pericolosi soggetti che l’avvocato Mark Ruffalo raccoglie e coinvolge, briciola su briciola, dopo essersi preso la briga di aiutare un campagnolo ostinato, convinto che nelle sue terre stesse accadendo qualcosa di particolarmente strano (e meschino).
Intuizione che aprì le porte a quello che sarebbe diventato da lì a qualche anno – ma facciamo decennio – uno dei casi legali più grandi della storia, con oltre settantamila persone vittime di avvelenamento e di malattie, per lo più incurabili.

Cattive Acque HaynesEppure non è per via di tale importanza che “Cattive Acque” intende giustificare il suo ruolo. No, quella è una gravità che pesa, ovviamente, ma che ad Haynes non interessa quanto come lo sviscerare quali fossero i motivi che portarono a una così grande dilatazione: puntando i fari su un sistema – quello Americano, certo, ma nel profondo quello capitalista – che, al di là delle evidenti prove scientifiche – e quindi scritte – e di una realtà – terribile – che le consolidava, proseguiva a proteggere e ad assecondare un’azienda chiaramente colpevole, ma di enorme valore (economico) nazionale. Di quelle, insomma, per cui vale la pena permettere il sacrificio di qualche essere umano.
E, allora, come fece Adam McKay ne “La Grande Scommessa”, anche qui c’è la voglia di gridare al mondo, di gridare ai cittadini, di piantarla di aggrapparsi al quel ragionamento secondo il quale le istituzioni, o i grandi colossi, non possano approfittarsi di loro e tradirli (come qualche ingenua vittima non smette di sostenere neppure di fronte alla verità). Il grido del Robert Bilott di Ruffalo – quando sconsolato, dice alla moglie Anne Hathaway, che l’unica soluzione ormai è quella di non fidarsi e di non perdere mai la forza di lottare – è un inno alla sopravvivenza che bisognerebbe appuntarsi e tenere perennemente in tasca.

Perché il mondo in cui viviamo è terribile, inaffidabile, governato da irresponsabili.
E quindi è obbligatoria una nostra supervisione; quella responsabilità che, magari, prima non ci toccava, che non avevamo e che avremmo preferito non avere mai, ma che per bene comune, giustizia e rispetto, è giunto il momento di imparare a sostenere.

Trailer:

lunedì 10 febbraio 2020

Diamanti Grezzi - La Recensione

Diamanti Grezzi Netflix
Howard Ratner è uno di quei uomini che – come si dice, in questi casi – non appena si muovono pestano una merda.
Uno scommettitore cronico, pieno di debiti, che continua a sognare la svolta trafficando diamanti e oggetti di valore che prende in prestito e non, dalla gioielleria che gestisce. Una gioielleria frequentata anche da persone di spicco, perché ad Howard non mancano gli agganci e perché si è appena fatto spedire dall'Etiopia un preziosissimo – a quanto pare – opale che dovrebbe vendere all'asta per sistemare i suoi casini, ma che per vantarsi mostra entusiasta al suo idolo Kevin Garnett – il giocatore dei Boston Celtic – il quale lo prende in prestito, convinto possa diventare suo portafortuna in campo.

Un completo disastro, quindi.
Incapace di mantenere l’ordine persino in famiglia, dove è in rotta con la moglie a causa di un’amante che lavora per lui e che mantiene in un secondo appartamento, e dove ha spezzato la corda tesa da suo cognato, il quale gli ha appena lanciato contro i suoi scagnozzi per farsi ridare indietro – con le cattive – i centomila dollari che gli spettano. C’è da capirlo, allora, se Howard tende ad andare sempre di corsa, a non fermarsi mai, a parlare di continuo – che sia al telefono o faccia a faccia – per giustificarsi, organizzare, convincere ed escogitare qualunque cosa possa fargli guadagnare tempo o denaro. Lui lo sa perfettamente di essere un perdente, ma come ogni perdente che si rispetti non ha la minima intenzione di mollare, di arrendersi. Sfida costantemente la sorte, e lo fa su più tavoli. E la sensazione – la nostra – è che in ogni momento questa possa fargliela pagare più di quanto non faccia o abbia già fatto. Per tutti questi motivi – e per altri, ancora – “Diamanti Grezzi” – che è la traduzione orrida dell’originale “Uncut Gems” – non si concede mai un momento di relax, di respiro, tirando dritto a cento all'ora dal suo fotogramma iniziale a quello finale.

Diamanti Grezzi SafdieAl volante un Adam Sandler versione ebreo newyorchese al quale si vorrebbe riempire la faccia di schiaffi; si vorrebbe sgridare, nonostante sotto sotto si faccia il tifo per lui, affinché le sue mosse e le sue ripetute e irrazionali azioni lo portino a raggiungere quella felicità e quella pace di cui – forse – è alla ricerca. Reazioni che evidenziano i tratti di un’interpretazione incisiva, raffinata, attraverso la quale il suo Howard riesce con una manciata di inquadrature a farsi quasi reale, vivente: non più personaggio, ma persona. Un’intuizione decisamente vincente da parte dei fratelli Safdie, a cui va il merito di aver saputo riscattare il precedente esercizio di stile di “Good Time” con una pellicola che stavolta ha ben chiare le sue direzioni; e dove regia, fotografia, ma anche e in gran parte sonoro, vanno a svolgere un lavoro fondamentale, creando quell'atmosfera e quello stato ansiogeno – e spesso nervoso – che accompagna noi e il protagonista per tutte le due ore e un quarto di durata.

Una maratona percorsa sul filo del rasoio verso la salvezza, la soddisfazione, verso la vita.
Parole che ci riguardano tutti da vicino e tramite le quali scegliamo di filtrare il comportamento e i valori (sbagliati) di Howard restando al suo fianco a prescindere, e incrociando le dita per tutta l’ultima parte del film.

Trailer:

Cambio Tutto! - Trailer Ufficiale

Cambio Tutto! Valentina Lodovini

Disponibile il trailer ufficiale di "Cambio Tutto!", il film di Guido Chiesa con Valentina Lodovini, Libero Di Rienzo, Dino Abbrescia, Andrea Pisani, Nicola Nocella, Claudio Larena, Flora Canto, Chiara Spoletini, Valeria Perri, Valentina D'Agostino e Neri Marcorè, dal 5 marzo al cinema.

Trailer Ufficiale:


Sinossi (Ufficiale):
Giulia ha 40 anni e vive nella frenesia di una grande città sottoposta a ogni tipo di stress. Ogni giorno si trova a dover combattere contro tutti: un nuovo capo senza alcuna esperienza e troppo incline a subire il fascino delle giovani impiegate, un compagno pittore squattrinato e approfittatore con un irrequieto figlio adolescente, una migliore amica presa solo da se stessa e dai suoi amori immaginari, e per non parlare della maledetta bilancia che segna sempre lo stesso peso nonostante la faticosissima dieta...
Giulia abbozza, trangugia, si piega, del tutto incapace di farsi rispettare. A nulla servono i tranquillanti che prende da tempo e, stremata, decide di rivolgersi a un counselor olistico, la cui faccia da un po' di tempo inspiegabilmente le appare ovunque. Quello che succede a Giulia quando esce dallo studio del carismatico terapeuta è una vera e propria deflagrazione e tutte le umiliazioni e la rabbia tenute dentro per troppo tempo rimbalzano all'esterno con centuplicata energia. Ma nella vita di Giulia sarà davvero tutto da cambiare?

Oscar 2020: And The Oscar Goes To...

Oscars 2020

La 92esima edizione degli Oscar è appena terminata, di seguito l'elenco dei vincitori:

Miglior Film: "PARASITE"

Miglior Regia: BONG JOON HO per "Parasite"

Migliore Attore Protagonista: JOAQUIN PHOENIX per "Joker"

Migliore Attrice Protagonista: RENEE ZELLWEGER per "Judy"

Miglior Attore Non Protagonista: BRAD PITT per "C'Era Una Volta A...Hollywood"

Migliore Attrice Non Protagonista: LAURA DERN per "Storia Di Un Matrimonio"

Miglior Sceneggiatura Originale: PARASITE

Miglior Sceneggiatura Non Originale: JOJO RABBIT

Miglior Film d’Animazione: "TOY STORY 4"

Miglior Film Straniero: "PARASITE" di Bong Joon Ho (Corea Del Sud)

Miglior Documentario: "AMERICAN FACTORY" di Steven Bognar e Julia Reichert

Miglior Fotografia: ROGER DEAKINS per "1917"

Miglior Scenografia: "C'ERA UNA VOLTA A...HOLLYWOOD"

Migliori Costumi: "PICCOLE DONNE"

Miglior Trucco e Acconciature: "BOMBSHELL"

Miglior Montaggio: "LE MANS' 66: LA GRANDE SFIDA"

Miglior Montaggio Sonoro: "1917"

Miglior Missaggio Sonoro: "AD ASTRA"

Migliori Effetti Speciali: "1917"

Migliore Colonna Sonora: "JOKER"

Migliore Canzone: (I'M GONNA) LOVE ME AGAIN da "ROCKETMAN"

Miglior Cortometraggio Live-Action: "THE NEIGHBOR'S WINDOW"

Miglior Cortometraggio Documentario: "LEARNIG TO SKATEBOARD IN A WAR ZONE (IF YOU'RE A GIRL)"

Miglior Cortometraggio d’Animazione: "HAIR LOVE"

venerdì 7 febbraio 2020

[OSCAR 2020] Deve Vincere / Vincerà - I Vincitori Di Inglorious Cinephiles

Oscars 2020

Allora, cominciamo?
Ah, no. Avete ragione.
Serve un cappello. Vabbè, ma è la solita, dai!
Quella cosa che io scrivo chi dovrebbe vincere l'Oscar secondo me e poi sotto scrivo chi, sempre secondo me, l'Academy premierà come vincitore.
Semplice.

Lineare.
Vale come cappello?

Dai, che tanto nemmeno li leggete i cappelli quando ci sono i pronostici. 
Andate tutti quanti a vedere direttamente quali sono, questi pronostici.
Quindi cominciamo?
Si, coi pronostici, intendo.
Dai...

Miglior Film
Deve Vincere: “Parasite”: perché secondo me è nettamente superiore a tutti i nove titoli presenti in lizza. Quella di Bong Joon Ho è la pellicola più centrata, più lucida e capace di dire tantissimo sui nostri tempi e di farlo onorando come meglio non si potrebbe il significato di cinema.
Vincerà: "C’Era Una Volta A…Hollywood": perché la dichiarazione d’amore di Quentin Tarantino al cinema che è stato e che, probabilmente, non tornerà mai più – con tanto di finale romantico e dolce – è piaciuta tantissimo sia al pubblico che alla critica statunitense, e questo potrebbe fare la differenza al momento della scelta.

Miglior Regia
Deve Vincere: “Parasite”: per coerenza e per merito non posso che ribadire quanto, anche tecnicamente, il film di Bong Joon Ho sia una spanna sopra a tutti. Non è una sorpresa la bravura del regista, ma forse mai come in questa occasione – con una storia così piena di colpi di scena e di eccellenti trovate – il suo talento emerge in tutta la sua grandiosità.
Vincerà: “1917”: perché se è vero che il film di Tarantino ha convinto tutti, anche quello di Sam Mendes è riuscito a conquistare: forse, anche in maniera fin troppo eccessiva rispetto a quanto meritava. E quindi, la mia sensazione, è che si possa scegliere di spaccare a metà i riconoscimenti, facendo torto a nessuno.
E poi questi piani sequenza (finti) lunghi-un-film non lasciano mai indifferenti.

Miglior Attrice Protagonista
Deve Vincere: Scarlett Johansson: perché, sarà per via di un film che ho apprezzato di più, ma in “Storia Di Un Matrimonio” dimostra che quando vuole sa essere un’attrice sorprendente. Ironica, drammatica, intensa, cose che non gli si vedevano fare da tanto, tantissimo tempo.
Vincerà: Renée Zellweger: perché la sua interpretazione in “Judy” è oggettivamente calzante, azzeccata e poi perché l’Academy tendenzialmente non lascia mai a bocca asciutta chi si presta a questo tipo di immedesimazioni.

Miglior Attore Protagonista
Deve Vincere: Joaquin Phoenix: perché il suo Joker è come ogni sua solita interpretazione: meraviglioso. E nonostante quest’anno una parte di me è convinta che toccherebbe a Leonardo DiCaprio vincere questo premio, un’altra sa perfettamente che Phoenix avrebbe meritato di vincerlo già in passato – e per molte volte – per cui già che ci siamo – e che DiCaprio l’ha vinto quando non lo meritava – è giusto che le cose vadano così.
Vincerà: Joaquin Phoenix: per quello che ho detto sopra e anche perché, nonostante il suo carattere lo abbia spesso penalizzato agli occhi dell’Academy, quest’anno Phoenix – aiutato da chi gli sta vicino – sta cercando di limitare le sue alzate di gomito, proprio perché sente che non è mai stato così vicino alla statuetta. E ha ragione.

Miglior Attrice Non Protagonista
Deve Vincere: Scarlett Johansson: perché se non vince l’altro, almeno questo glie lo dovrebbero dare. Ufficialmente per un film in cui il suo talento si nota meno (“Jojo Rabbit”), ma tecnicamente per la summa di un’annata in cui merita di essere celebrata.
Vincerà: Laura Dern: perché in certe occasioni esistono anche i trend e, in questo caso, si va per questa linea. Oggettivamente discutibile, considerato quanto poco faccia in “Storia Di Un Matrimonio” (e lungi da me mettere in discussione il talento della Dern, è), ma quando la maggioranza ai piani alti decide una cosa, di solito…

Miglior Attore Non Protagonista
Deve Vincere: Al Pacino: perché a quasi 80 anni davanti alla macchina da presa è ancora un leone, un gigante. Quando c’è lui in scena lo schermo scotta, vibra, come non accade con tanti altri attori, teoricamente, sulla cresta dell’onda. E in “The Irishman” è nettamente il più in forma del gruppo.
Vincerà: Brad Pitt: perché ad avere la meglio sarà sempre quel trend di cui sopra, che, sinceramente qui, mi fa un tantino più piacere. Penso che il meglio di Pitt lo abbiamo visto ne “L’Arte Di Vincere: Moneyball”, ma anche in “C’Era Una Volta A…Hollywood” ogni volta che c’è lui sono grasse risate e immenso divertimento, per cui…

Miglior Sceneggiatura Originale
Deve Vincere: “Parasite”: perché ormai sarà abbastanza chiaro che si tratti del mio pupillo, e pur cambiando di categoria, questo film non mostra il fianco a nessuno dei suoi avversari.
Vincerà: “C'Era Una Volta... A Hollywood”: perché se immaginiamo una serata in cui “Parasite” venga emarginato da una festa a tinte prevalentemente americane - pur meritando di più “Storia Di Un Matrimonio”, forse - le voci di corridoio vanno tutte in favore di un trionfo di Mr. Quentin.

Miglior Sceneggiatura Non Originale
Deve Vincere: “The Irishman”: perché è nettamente la migliore della sua categoria. In assoluto. In teoria, se non ci fosse la variabile / discriminazione Netflix di mezzo, non bisognerebbe neppure starne a parlare, mentre invece alcune schermaglie degli ultimi mesi lasciano clamorosamente tutto aperto.
Vincerà: “Joker”: perché è la vittoria “scavalca-The-Irishman” che aprirebbe meno polemiche e meno delusioni. Parliamo comunque di un film che ha saputo convincere – più o meno – trasversalmente e che, se non lo si sottopone a un’autopsia accurata, può apparire come il candidato ideale.

Miglior Film Straniero
Deve Vincere: “Parasite”: senza che vi ammorbi ancora, le motivazioni sono sempre quelle, l’unica cosa che posso dire è che se non l’avete visto, correte a vederlo.
Vincerà: “Parasite”: perché se per le categorie Miglior Film e Miglior Regia dovesse andare come penso, almeno qui nessuno può impedire a questo fantastico film di prendersi il minimo di ciò che gli spetta.

Miglior Film D’Animazione
Deve Vincere: "Toy Story 4": perché lo ammetto, mi manca “Klaus: I Segreti Del Natale” e da qualche parte ho letto che possa essere un valido candidato. Gli altri però li ho visti tutti e, secondo me, nonostante non sia indiscutibilmente compiuto, il film della Pixar merita di vincere questo premio.
Vincerà: Dov'è Il Mio Corpo?: non me lo chiedete il perché, non lo so. Certe volte vado a sensazione, a istinto, e sento che quest’anno l’Academy deciderà di dare l’Oscar a questo film. A mio avviso non ottimo – come molti hanno scritto – ma abbastanza buono e, per certi versi, singolare.

Miglior Fotografia
Deve Vincere: “1917”: perché al film di Sam Mendes gli si può dire tutto e il contrario di tutto, ma il lavoro tecnico ed estetico compiuto da Roger Deakins è sotto gli occhi di chiunque (e da sempre). Girare un film in questo modo comporta non poche difficoltà e richiede non pochi stratagemmi (e accortezze) da utilizzare, e i professionisti in grado di sostenere sfide del genere si contano, forse, sulle dita di una mano.
Vincerà: “1917”: per quanto detto sopra e perché penso che questa pellicola porterà a casa la maggior parte dei premi tecnici per i quali è candidata.

Bene, detto questo, vi ricordo che la cerimonia di premiazione avverrà questo week-ed: nella notte tra domenica e lunedì. Quindi lunedì mattina troverete - dappertutto - la lista delle premiazioni ufficiali e, se volete, potrete confrontare com'è andata, con come pensavo io che sarebbe andata e, infine, con come avrei voluto che andasse.
Si, sembra uno scioglilingua, ma ho ricontrollato e ha senso!
Stay tuned!

giovedì 6 febbraio 2020

[HOME VIDEO] Joker - La Scalata Del Villain Approda In Home Video

Joker Film Phoenix

Dopo aver vinto il Leone d’Oro all'ultimo Festival di Venezia, sbancato i botteghini delle sale di tutto il mondo e accumulato ben undici nomination ai prossimi premi Oscar, il “Joker” di Joaquin Phoenix, scritto e diretto da Todd Phillips, arriva finalmente anche in home video (disponibile nei formati dvd, blu-ray, 4K ultraHD e streaming legale).

La storia – per chi ancora non la conosca – è quella di Arthur, ultimo degli ultimi, che in una Gotham City in cui la distanza tra ricchi e poveri ha assunto differenze abissali – somigliando molto, quindi, alla realtà che ci circonda – comincia a subire ingiustizie su ingiustizie che lo portano ad amplificare i sintomi della sua malattia mentale e ad evolversi in quel famoso e affascinante villain che ormai tutti conosciamo.

È un finto cine-comic, allora, quello proposto da Phillips.
Una storia che avrebbe avuto senso anche se al posto di Joker fosse stata intitolata semplicemente Arthur: sebbene in queste vesti, magari, avrebbe rischiato di perdere molto di quel fascino guadagnato di riflesso. Sono fortissime, infatti, le influenze di Martin Scorsese e dei suoi “Re Per Una Notte” e “Taxi Driver”, all'interno della trama: cesellate peraltro dalla partecipazione per niente casuale di un Robert De Niro che ricorda vagamente un Rupert Pupkin, navigato e affermato. In quella che vuole essere - volontariamente - una pellicola assai ambiziosa e radicata nel nostro presente, e che da qui a pochi giorni rischia di venir promossa come la migliore dell’anno dalla giuria dell’Academy.
E a voi, nel frattempo, non resta che ripassare o – nei casi più critici – mettervi in paro (anche al cinema se volete, perché da oggi il film torna anche in sala).

Joker Home Video

Il DVD, in versione italiana, prevede le seguenti specifiche tecniche:
Dischi: 1
Formato Video: 1,85:1 Anamorfico
Tracce Audio: 5.1 Dolby Digital: Italiano, Inglese, Francese, Tedesco
Sottotitoli: Italiano Non Udenti, Inglese Non Udenti, Tedesco Non Udenti, Francese, Olandese
Contenuti Speciali: Please Welcome...Joker!
Durata: 116 minuti
Confezione: Amaray
Produttore: Warner
Distributore Home Video:Warner Home Video
Data di Uscita: 06 Febbraio 2020

mercoledì 5 febbraio 2020

Minions 2: Come Gru Diventa Cattivissimo - Teaser Trailer Ufficiale Italiano

Minions 2 Film

Teaser trailer ufficiale italiano di "Minions 2: Come Gru Diventa Cattivissimo", il sequel di "Minions" diretto da Kyle Balda e Brad Ableson con la voce - in originale - di Steve Carell, dal 27 agosto al cinema.

Teaser Trailer Ufficiale Italiano:


Sinossi (Ufficiale):
Quest'estate, dal più grande franchise d’animazione di tutti i tempi, nonché fenomeno culturale globale, arriva la storia inedita del sogno di un dodicenne di diventare ‘Cattivissimo’, in Minions 2: Come Gru Diventa Cattivissimo.

Birds Of Prey - La Recensione

Birds Of Prey FilmL’obiettivo era uno: salvare il salvabile.
Che in un pasticcio sconclusionato come quello di “Suicide Squad”, in parole povere significava inventarsi qualcosa per trattenere il personaggio di Harley Quinn. O, meglio ancora, per trattenere le curve e la bellezza di una star come Margot Robbie.
Non è un mistero che al momento l’attrice – a Hollywood e non solo – goda di una certa attenzione e di un certo appeal, e che la sua versione della psicologa votata alla pazzia per colpa del Joker porti con sé una miriade di potenzialità, e fantasie di varia natura, che difficilmente potevano essere ereditate – senza andare in perdita – da una qualsivoglia sostituta.

Ma alla Warner sapevano che ciò non poteva bastare; che poteva essere al massimo un punto di partenza, specialmente nel periodo in cui movimenti come il #metoo e il #timeisup stanno influenzando scelte e produzioni, ammonendo pubblicamente episodi gratuiti di maschilismo e disparità di genere. E allora come rispondere a tutto ciò? Come unire l’utile al dilettevole? La realtà dei fatti con il politically correct? Semplice, con una pellicola che parla di donne sottomesse agli uomini – in amore, professionalmente, per timore e via dicendo sotto ogni declinazione – che per motivi diversi decidono di reagire alla loro condizione e poi, addirittura, di fare gruppo: dimostrando alla specie alfa dell’altro sesso di non detenere il monopolio del potere. Un risvolto furbo, insomma, secondo alcuni ruffiano, magari, ma se innestato in un contesto fumettistico, e cavalcato in un certo modo, neppure eccessivamente da condannare. A dare una mano, poi, c’è anche quel pizzico di follia spiritosa sostenuta da una cornice altamente pop, disegnata appositamente per estremizzare i toni e strizzare di continuo l’occhio allo spettatore. Una missione apparentemente compiuta, verrebbe da dire. Apparentemente, però. Perché c’è sempre quel nodo relativo alla narrazione che, rispetto al suo predecessore, “Bird Of Prey” migliora, snellisce, ma dimostra ancora di non riuscire a controllare: facendosi più chiaro nella teoria che nella pratica.

Birds Of Prey FilmForse paga il non essere stato pensato negli ultimi due mesi il film diretto dalla regista – donna, ovviamente – Cathy Yan. Paga il non aver vissuto in terza persona il collasso dei blockbuster che nelle ultime settimane – dopo il caos Star Wars – ha portato l’industria cinematografica americana a riflettere se non sia il caso di tornare a sedersi al tavolo e riflettere su come – forse – sono cambiati (o si sono saturati) i gusti degli spettatori. Una cosa, tuttavia, è inconfutabile: lo spettacolo da luna park fine a sé stesso comincia a vacillare, a non garantire più quei frutti che per un lungo periodo di tempo aveva concesso. E sotto questo aspetto “Bird Of Prey” perde parecchie chances, perché di incentivi per non trastullarsi e dare spessore ai suoi personaggi ne aveva a bizzeffe: avrebbe potuto dar vita a un immaginario e a un universo femminile di tutto rispetto e contrapporsi a quello Marvel, maschile, capitanato dagli Avengers. Invece finisce col sottovalutarsi, col giocherellare, che – attenzione – non c’entra nulla col non prendersi troppo sul serio. Non rispetta i suoi protagonisti, non rispetta il suo villain – meritava un trattamento migliore – né tantomeno quella sorellanza che sbandiera e di cui si fa ambasciatore.

Per cui se l’obiettivo era uno ed era salvare il salvabile, è evidente che non lo si è portato a casa con successo. Si è riusciti a tirare fuori una seconda possibilità dalle macerie, forse, ma a guardare il risultato, onestamente, si fatica a pensare di trovarsi di fronte a una costruzione stabile.

Trailer:

Un Amico Straordinario - La Recensione

Un Amico Straordinario Hanks
Quando appare Tom Hanks con quell'aria accomodante, pacata, che si rivolge a noi guardando dritto in camera, identificandoci come fossimo dei bambini, il pensiero (mio, almeno) va automaticamente a una persona: Giovanni Muciaccia. Sarà il maglioncino rosso, sarà quel buonismo strabordante e infantile – qui alimentato da alcuni pezzi canori – ai limiti della credibilità: fatto sta che, come riferimento, quello del conduttore di Art Attack, resta il più plausibile per inquadrare a grandi linee una figura a noi così estranea come quella di Fred Rogers.

Un presentatore educativo, affidabile, poliedrico, a suo agio e comodo nell'assumersi la responsabilità di – e sono parole sue – aiutare i più piccoli a gestire positivamente le loro emozioni. Un fardello non poco indifferente, che l’uomo sembra portare con sé anche al di là della macchina da presa, al di là dello show. Ad accorgersene è Lloyd, il giornalista incaricato di scrivere un pezzo di 400 parole su di lui, con il vizietto di “smascherare”, o comunque gettare fango, su chiunque accetti di sottoporsi alle sue domande (tant’è che nessuno vuole più farsi intervistare da lui). E se ne accorge quando prova in tutti i modi a fargli cadere quella che, secondo il suo punto di vista, è una maschera; quando lo scruta da lontano, lo studia, cercando ossessivamente una falla, ma finendo puntuale col passare da carnefice a vittima. Si, perché Fred nel suo essere tanto accogliente e formalmente puro – cosa che spesso fa rima con inquietante – riesce a stuzzicare e – in più di un’occasione – a mettersi in contatto con la parte bambina di Lloyd; con un passato che ancora lo tormenta, lo condiziona e che gli impedisce di vivere serenamente la sua vita di uomo, di marito e di padre.

Un Amico Straordinario FilmOggettivamente è una storia semplice, allora, quella raccontata da “Un Amico Straordinario”. Una storia riassumibile, volendo, con una manciata di parole: un uomo in crisi, carico di rabbia repressa, ne incontra un altro che lo aiuta a capire meglio (e a lavorare su) determinati aspetti del suo carattere e della sua vita. Eppure si viene travolti da qualcosa di strano durante la visione, da una presenza sinistra, a tratti disturbante: sono le ombre – prodotte da pause, inquadrature e suoni – utilizzate per mettere in discussione l’onestà e la veridicità del Rogers di Hanks, che molto spesso risulta talmente angosciante, da scavalcare persino il conflitto principale che vede Lloyd provare a ricucire il rapporto logoro che ha con suo padre. Sono le ripercussioni di una bontà che, in quantità estreme come questa, ci sembra automaticamente impossibile, simulata, aliena. Saranno i tempi che corrono, forse, o sarà che Fred Rogers aveva trovato una consapevolezza e un equilibrio – per la maggior parte di noi lontanissimi – che gli permettevano di sfogare le sue brutte giornate e i suoi cattivi pensieri, gestendoli emozionalmente in maniera efficace (positiva, appunto), ma evitando che interferissero coi suoi rapporti umani.

Un atteggiamento ai limiti della robotica, per certi versi, che rischia di rimanere una chimera, a prescindere dalle sue fattibilità. Ma un atteggiamento, anche, che consente alla regista Marielle Heller di giocare quanto basta con la narrazione e con il cinema, per portare a casa una pellicola – che, ricordiamolo, è tratta da una storia vera – trascinante, persuasiva e più complessa della sua (apparente) semplicità.

Trailer:

martedì 4 febbraio 2020

Dopo Il Matrimonio - Trailer Ufficiale Italiano

Dopo Il Matrimonio Julianne Moore

Presentato il trailer ufficiale italiano di "Dopo Il Matrimonio", il film di Bart Freundlich con Michelle Williams, Julianne Moore e Billy Crudup, dal 27 febbraio al cinema.

Trailer Ufficiale Italiano:


Sinossi (Ufficiale):
Dopo il matrimonio è il racconto potente di un grande amore, quello che lega due donne ad uno stesso uomo, quello che ogni madre prova nei confronti della propria figlia. Un viaggio improvviso è destinato a cambiare le sorti di tutti i protagonisti della storia. Due donne e due mondi diversi a confronto, l’una manager newyorkese di successo, l’altra un’idealista alla ricerca di fondi per l’orfanotrofio di cui si occupa in India, un mistero da svelare che fa da filo conduttore.

lunedì 3 febbraio 2020

Sola Al Mio Matrimonio - Trailer Ufficiale Italiano

Sola Al Mio Matrimonio Film

Disponibile il trailer ufficiale italiano di "Sola Al Mio Matrimonio" il film di Marta Bergman con Alina Șerban, Tom Vermeir e Viorica Tudor, dal 5 marzo al cinema.

Trailer Ufficiale Italiano:


Sinossi (Ufficiale):
Pamela, giovane Rom insolente, spontanea e piena di ironia, non assomiglia a nessun'altra ragazza della sua comunità. Vive con sua nonna e la sua bambina, ma sogna la libertà e mondi da esplorare. Rompendo con le tradizioni che la soffocano, parte alla volta dell'ignoto con tre sole parole di francese, un bagaglio e la speranza di un matrimonio in Belgio per cambiare il suo destino e quello di sua figlia. Per conoscere il mondo ed essere libera e indipendente.