IL SITO DEDICATO AL CINEMA IDEATO, SCRITTO E DIRETTO DA GIORDANO CAPUTO

venerdì 30 gennaio 2015

Kingsman: Secret Service - La Recensione

Crede nella logica, forse Matthew Vaughn, chi lo sa, in quella che da "Kick-Ass" lo ha portato a dirigere qualche anno dopo "X-Men: L'Inizio", la stessa che se ha un briciolo di coerenza, adesso da "Kingsman: Secret Service" potrebbe portarlo in futuro a prendersi cura di un Jason Bourne, un Jack Bauer o, addirittura, di un James Bond (la J.B. in questi casi è fondamentale).

Li nomina uno dopo l'altro nella sua pellicola, senza alcuna discriminazione, mentre goliardicamente se la ride come un bambino, sbeffeggiando gli spy-movie attraverso la loro scomposizione e un modellamento di stampo tutto fumettistico. Perché "Kingsman: Secret Service" è innanzitutto un passatempo, un lavoro di raccordo con cui temporeggiare durante quei tempi morti che si vanno ad aprire tra l'attesa di un copione valido e la necessità di tenere viva la collaborazione con il proprio studio d'appartenenza. Un allenamento, insomma, ottimale per tenersi in forma e sperimentare inedite prospettive, comprendendone maggiormente sia utilità, sia effetti. Perciò se a livello di sceneggiatura la questione lascia un tantino a desiderare, tecnicamente - e in particolar modo nelle scene d'azione - Vaughn da la massima partecipazione e invenzione, mettendo in scena inquadrature e sequenze di rara originalità e potenza, muscolari e irrealistiche, ma capaci sopratutto di portare un pizzico di novità su di uno schermo a cui ultimamente bastava entrare in slow-motion per sentirsi saturo di adrenalina e di azzardo (uno slow-motion a cui tuttavia non rinuncia neanche Vaughn).

Celatamente però, "Kingsman: Secret Service" ha l'aspirazione di andare oltre, di non limitarsi al suo scopo principale, anzi, di ricavare il più possibile da quello che probabilmente è il suo scopo secondario se non terziario. La pellicola di Vaughn infatti, oltre ad intrattenere con gusto e a strappare risate, vuole andarsi ad infilare in mezzo a quell'insieme di numerosissimi lavori young-adult tanto di moda, e non con la sfacciataggine di chi ha la pretesa di potergli togliere lo scettro, ma con l'unico intento di disturbarli, di mettergli pressione e di dire al resto dei concorrenti già scesi in campo: ehi, ci sono anch'io. E in effetti, al di là di un esordio per niente privo di sbavature (malizioso e duro quanto basta), lo scheletro elementare estirpato dai fumetti di Mark Millar e Dave Gibbons - che vede un ragazzino inglese, tolto dalla strada, arruolarsi con l'ausilio di uno pseudo-padrino nella squadra britannica segreta Kingsman, seguendo quelle che, in passato, erano state le orme dello sfortunato padre - non solo ha con sé una solidità tale da poter funzionare a lungo termine, ma se curato un tantino meglio rischia addirittura di scavalcare più posizioni di quante fino ad ora i suoi esecutori cinematografici abbiano lievemente immaginato.

La furbizia, allora, risiede integralmente nel non aver messo tali obiettivi nitidi sul piatto, nascondendoli accuratamente sotto un cast notevole e una trama simpatica e tendenzialmente classica, dove - con un trucco che molto alla lontana ricorda "Zoolander" - ci si trova come sempre a lottare contro un nemico che prepara una fine del mondo particolarissima, quantomeno per quel che riguarda l'umanità che lo abita. Ci avesse creduto di più però Vaughn e limato meglio alcuni aspetti dello script a cui lui stesso ha messo mano, approfondendo determinati punti dove la sua pellicola sicuramente poteva migliorare, forse in questo momento staremmo parlando di "Kingsman: Secret Service" con un entusiasmo maggiore.
Sfortunatamente così non è andata, ma non è detto che non possa esserci una seconda occasione.

Trailer:

giovedì 29 gennaio 2015

Ted 2 - Trailer Ufficiale Italiano


Sbarca come un fulmine a ciel sereno il trailer italiano di "Ted 2", sequel del film scritto e diretto da Seth Macfarlane (creatore de "I Griffin") con Mark Wahlberg, Amanda Seyfried e MacFarlane alla voce dell'orsacchiotto più sfrontato e volgare che sia mai esistito sulla faccia della terra. La pellicola uscirà nei nostri cinema il prossimo 25 giugno, ma intanto eccovi le prime, divertentissime immagini.

Trailer Italiano Ufficiale:

mercoledì 28 gennaio 2015

Fury - La Recensione

Seconda Guerra Mondiale. Tra americani e tedeschi scorre un sangue tutt'altro che buono. I carri armati a stelle e strisce perdono giorno dopo giorno il confronto coi loro avversari e quello comandato dal sergente Don di Brad Pitt - marchiato Fury sul cannone - è uno dei pochi superstiti a cui viene affidato il compito di avanzare sul territorio per sconfiggere le linee nemiche.

E' l'incipit esaustivo e veloce della pellicola diretta da David Ayer, il quale non vede l'ora di liberarsi da ogni preambolo Storico per buttarsi a capofitto in ciò che da sempre, nella sua filmografia, predilige e gli riesce meglio: la caratterizzazione dei personaggi. Il suo "Fury" infatti (e per fortuna) non è un film sulla guerra, ma un film sugli uomini che la guerra sono costretti a farla, perfettamente a conoscenza quindi di cosa significhi trovarsi sul campo di battaglia, tenere in mano un arma e arrivare alla fine della giornata interi, ancora sulle proprie gambe. Si risparmia così numerose scene burocratiche sulla guerra e il suo dolore, Ayer, pur concedendosene comunque qualcuna, specie quando è il turno di fare entrare in scena il vero protagonista della sua pellicola, il giovane dattilografo, interpretato da Logan Lerman, catapultato dal caso alla corte di Pitt per prendere il posto di un soldato appena caduto sul campo. E' il passaggio che segna il momento preciso in cui dalla staticità delle immagini si passa all'azione, con un padre putativo che deve spronare il giovane inesperto per farlo entrare rapidamente nei meccanismi letali in cui è stato collocato, quelli del tutto incomprensibili ed estranei a chi non ha mai pensato di dover premere un grilletto e non ha ancora detto addio alla sua adolescenza.

Il cambiamento urgente del giovane ragazzo, diventa perciò il lato più fresco ed originale che "Fury" riesce a mostrare, quello da cui pesca i migliori spunti e da cui partorisce le idee migliori, cariche di grande attrazione e di tensione (vedi quella della casa con le due donne). Tuttavia Ayer preferisce ridurre al minimo i rischi, non limitarsi all'introspezione e percorrere la strada del cerchiobottista gestendo la sua pellicola a corrente alternata per accontentare trasversalmente sia i più esigenti che i meno. Allenta la mano perciò, concedendo spazio anche a sfuriate gratuite, fatte di sparatorie e bullismo da camera, retorica e frasi d'incoraggiamento, delineando un profilo da puro intrattenimento che sbriciola ogni speranza accarezzata in precedenza di assaporare qualcosa di un tantino differente e appassionante paragonato alla media.

Perde il filo allora "Fury", e nella sua guerra da combattere e basta, dove il giusto e lo sbagliato non trovano spazio e Dio gioca ai dadi per scegliere le sue vittime, infine c'è spazio persino per l'umanità e la speranza, elementi che fino a quel momento erano stati messi all'angolo o addirittura estirpati con la forza. Il loro rientro in gioco permette ad Ayer di inserire nel suo lavoro quel briciolo di positività che evidentemente più gli appartiene, ma che comunque non riesce a metterlo in salvo da una chiusura imbarazzante e in totale conflitto con ciò che fino a un attimo prima lui stesso aveva comunicato.

Trailer:

I Fantastici 4 - Trailer Ufficiale Italiano


Primo trailer italiano per "I Fantastici 4", il reboot dei celebri eroi Marvel che a quanto pare, questa volta, porteranno con loro una visione più contemporanea rispetto al fumetto originale. La trama ufficiale nei dettagli resta ancora sconosciuta, ma il cast invece, già noto, vede la partecipazione di Miles Teller come Mr. Fantastic, Michael B. Jordan come Torcia Umana, Kate Mara come Donna Invisibile e di Jamie Bell nei panni de La Cosa.

Trailer Ufficiale Italiano:

martedì 27 gennaio 2015

Turner - La Recensione

Procede a raccontare lo scorrere del tempo Mike Leigh, e se in "Another Year" era solamente un anno scandito nelle quattro stagioni che lo compongono, in "Turner" gli anni sono venticinque, appartenenti all'ultima parte di vita del pittore britannico William Turner.

Tecnicamente infatti "Turner" è una biografia, una di quelle non totali, ma che si accontentano di portare a galla solo un determinato pezzo del personaggio di cui si occupano. Leigh di William Turner vuole farci assaporare il lato più triste, ma forse quello più corposo, dove l'artista è costretto a fare i conti con la scomparsa prematura del proprio padre, figura di riferimento, e continuare la sua vita in perenne solitudine con la sola compagnia di una governante, che ogni tanto non disdegna di soddisfare i suoi istinti sessuali, e la gentile e amorevole signora Booth, a conti fatti, sua vera e stabile fiamma. La modalità di esposizione quindi resta fedele alla precedente, ovvero piatta e negata a qualunque picco che possa rinvigorire l'andamento di una trama praticamente assente, quasi a mantener fedele un approccio simile alla vita e ai cambiamenti impercettibili che essa distende con pazienza. Del resto "Turner" è un film innanzitutto denso, che punta a impressionare gli spettatori attraverso gli ambienti (molti interni), i colori e le immagini, scaldando la visione con una fotografia e una scenografia assai simili a quei dipinti che il suo artista compone quasi d'istinto, con quella facilità, libertà e ossessione miracolosamente straordinarie.

Così, insieme a Turner, Leigh viaggia. Viaggia indietro nel tempo per poi tornare un pezzo in avanti, espone la vita è vero, ma anche i cambiamenti epocali che hanno modificato e riprogrammato sia l'arte che il suo sguardo. Chiude ovviamente con la morte il rapporto col suo protagonista, ma non prima di essersi tolto il gusto di montare una delle migliori scene in assoluto (l'altra è quella del bordello) mettendo il suo gigantesco interprete Timothy Spall a contatto con l'invenzione della fotografia, il marchingegno infernale che più avanti amplierà il significato di artista, riscrivendo persino quello di pittura.

C'è però dell'altro dietro la pellicola di Mike Leigh, una pesantezza che forse oltre il dovuto schiaccia quanto di positivo espresso fino ad ora. Sicuramente la durata di circa centocinquanta minuti non è di grande aiuto al regista, né tantomeno al sistema di narrazione scelto, e magari qualche sforbiciata qua e la avrebbe potuto aiutare a rendere l'operazione decisamente più fruibile da vari punti di vista. Eppure la sensazione maggiore è che l'argomento in questione coinvolgesse l'anima di Leigh meno rispetto al dovuto, come se la storia che avesse deciso di raccontare non si sposasse poi benissimo con le sue caratteristiche.
Ciò che è innegabile tuttavia è l'interpretazione di un Timothy Spall totale, che a ogni grugnito del suo personaggio riesce a far uscire sottotesti di dissenso più chiari di un concetto espresso a parole. Il suo è un William Turner incredibile, ripugnante e amato, arrogante e dolce, e indubbiamente il motivo migliore per assaporare una pellicola astrusa quanto delicata.

Trailer:

Cake - Trailer Ufficiale Italiano


E' appena stato rilasciato il trailer italiano di "Cake", il nuovo film di Daniel Barnz che spicca per i panni quasi inediti di una Jennifer Aniston immersa nel dramma, la quale condividerà la scena insieme ad Anna Kendrick, Sam Worthington, Chris Messina, William H. Macy e Britt Robertson. La pellicola uscirà in sala il prossimo 26 marzo.

Trailer Italiano Ufficiale:


Sinossi (Ufficiale):
Claire Simmons (Jennifer Aniston) soffre. Il suo dolore fisico è evidente dalle cicatrici che segnano il suo corpo e dal modo in cui si trascina in giro, sussultando a ogni tentativo di fare un passo. Non è brava nemmeno a nascondere il suo dolore interno, quello che le portano le sue emozioni. Spinta fino al punto dell’insulto violento, la rabbia di Claire ribolle in quasi tutte le sue interazioni con gli altri. È stata allontanata da suo marito, dai suoi amici; anche il suo gruppo di supporto sul dolore cronico l’ha buttata fuori. L’unica persona rimasta nell'altrimenti solitaria esistenza di Claire è la sua badante e domestica, Silvana (Adriana Barraza), che poco sopporta il bisogno di liquori e pillole del suo capo. Ma il suicidio di Nina (Anna Kendrick), uno dei membri del gruppo di supporto, fa giungere in lei una nuova ossessione. Facendosi continue domande sulla morte di una donna che conosceva a malapena, Claire esplora il confine fra vita e morte, abbandono e cuore spezzato, pericolo e salvezza. Mentre si insinua nella vita del marito di Nina (Sam Worthington) e il figlio che la donna ha lasciato, Claire forse troverà un modo di salvare se stess

giovedì 22 gennaio 2015

Italiano Medio - La Recensione

Dei tanti fake-trailer ironici e demenziali, rilasciati negli anni tra televisione e internet da Maccio Capatonda (al secolo Marcello Macchia), quello di "Italiano Medio" era in assoluto tra i migliori a potersi prestare per un possibile approfondimento. Un "Limitless" al contrario, dove il protagonista anziché entrare in contatto con una droga che amplia il funzionamento del suo cervello, incappa nell'infelice nemesi che produce l'effetto opposto, abbassando il funzionamento cerebrale dal 20 al 2%. Un'idea piuttosto esilarante, resa geniale dal cambiamento netto che trasforma l'uomo in questione da italiano perfettino, rivoluzionario e attento (fin troppo) ai problemi del suo paese, a italiano menefreghista e volgare, interessato solo a sesso, televisione e denaro.
L'intramontabile italiano medio, insomma.

Ci stupiamo poco, allora se oggi ci ritroviamo a parlare di "Italiano Medio" riferendoci ad un vero e proprio lungometraggio, uno di quelli sbocciati dal web, dal passaparola, e che proprio per questo motivo cerca innanzitutto di mantenere fede alle sue radici naturali ed offrire al pubblico di riferimento - per lo più fans - esattamente ciò che si aspetta e ha intenzione di trovare nel corso della visione. Un ragionamento intelligente e penalizzante allo stesso tempo, con cui sicuramente Maccio Capatonda & Co. si assicurano una riuscita perlomeno parziale della loro operazione, ma con cui, in qualche modo, pregiudicano un ampliamento a largo raggio, capace di andare a convincere anche la persona che, magari, ha il proposito di avvicinarsi per la prima volta alla loro comicità demenziale o stile narrativo. Bastano infatti i titoli di testa per apprendere quanto il salto appena compiuto non abbia minimamente alterato né modificato un modo di fare divenuto ormai marchio di fabbrica, un modo in cui spicca il mantenimento di quello spirito veloce, pratico e conciso da televisione e dove la sceneggiatura, nonostante la sua dilatazione, rimane esclusivamente binario inserito più per comodità che per rilevanza. Nulla a che vedere con il cinema, dunque, a parte, forse, l'accortezza esteticamente azzeccata (come scontata) di freddare i colori nei momenti in cui l'effetto della droga (indiretta protagonista) non è operativo e di saturarli al massimo quando questo entra in azione.

D'altronde è una pellicola assai spicciola "Italiano Medio", che estremizza al massimo il paese Italia e la sua popolazione tramite comportamenti, vezzi e abitudini sia per aumentare la frustrazione e l'insoddisfazione del Giulio Verme protagonista e sia per rendere le feroci critiche che vuole eseguire tutt'altro che velate. Dettami ferrei che per buona parte la pellicola segue per divertirsi e per divertire, ma che nella fase di chiusura, inaspettatamente accantona leggermente per apportare dei cambiamenti di tono che danno la sensazione di virare su una serietà dapprima mai presa in considerazione, ma improvvisamente utile per tentare uno sfruttamento quasi disperato dell'occasione, sensibilizzando chi guarda a migliorarsi per poi migliorare il collettivo.

Si tratta dell'unico, goffo tentativo che va a stonare visibilmente con quella che fino a quel momento era stata una marcia piuttosto intonata, non priva di bassi, ma simpatica e ammissibile. Perché tirando le somme, e soprattutto evitando di essere troppo severi, "Italiano Medio" ha pregio se non altro di rispettare se stesso, confermandosi, per gli affezionati in particolare, un prodotto in perfetta linea con le premesse.

Trailer:

Foxcatcher: Una Storia Americana - Trailer Italiano


Trailer italiano per "Foxcatcher: Una Storia Americana", il nuovo film di Bennett Miller, candidato a 5 premi Oscar (tra cui miglior regia e miglior sceneggiatura originale), con Steve Carell, Channing Tatum, Mark Ruffalo, Sienna Miller e Vanessa Redgrave, al cinema dal prossimo 5 Marzo.

Trailer Italiano:



Sinossi (Ufficiale):
I fratelli Mark e Dave Schultz sono due rinomati campioni di lotta libera. Dave – il maggiore – oltre a gareggiare nella sua categoria, fa anche da allenatore a Mark, e i due vivono praticamente in simbiosi. Un giorno Mark riceve la telefonata di John du Pont, un eccentrico magnate che lo invita a prepararsi da lui in vista dei vicini campionati mondiali, avendo allestito nella sua tenuta – Foxcatcher – un vero e proprio centro di allenamento di altissima qualità. L’invito del milionario nasconde però un’attrazione morbosa nei confronti di Mark, e il ragazzo – senza la guida del fratello maggiore – comincia a smarrirsi. Successivamente, stringendo un accordo di finanziamento con la Federazione Americana Lotta, John du Pont riesce a far stabilire a Foxcatcher anche Dave, per iniziare il percorso di avvicinamento alle Olimpiadi di Seul. Questa scelta sarà il preludio a un tragico epilogo.

Unbroken - La Recensione

La seconda prova registica di Angelina Jolie passa per l'epica battaglia tra la vita e la morte che l'atleta e militare americano (di origine italiana) Louis Zamperini ha affrontato nel corso della Seconda Guerra Mondiale. Quando, a seguito di un incidente aereo, avvenuto in una missione di recupero, rimase naufrago nell'oceano Pacifico per quarantasette giorni, prima di essere ritrovato da una nave giapponese e restare schiavo per circa due anni (fino alla fine della guerra) in un campo di prigionia.

Con Roger Deakins alla fotografia e i fratelli Coen ad arricchire l'esecuzione di uno script per il quale timbrano il cartellino anche i meno noti Richard LaGravenese e William Nicholson, la Jolie stavolta allora da l'impressione di voler fare sul serio. Il materiale a disposizione del resto non gli manca e l'avventura da raccontare di occasioni per mettere in piedi qualcosa di davvero interessante, ne offre decisamente a cascata. Peccato allora che "Unbroken" anziché mostrare saggezza autoriale ed estro creativo, come era lecito aspettarsi, sacrifichi ogni strada positiva per appoggiarsi alle istruzioni del classico manuale studentesco che insegna in pochi, semplicissimi passi come rendere qualsiasi copione maggiormente carico di leggenda, passione e magniloquenza. Opta per una narrazione con flashback, in cui specie all'inizio tende a guardare al passato del suo protagonista risaltandone origini e formazione, in uno spaccato fastidioso ed inutile che oltre a spezzare l'attenzione di un combattimento aereo, allunga il minutaggio della pellicola senza essere di alcuno aiuto alla sua drammatizzazione. Fortunatamente un moderato recupero avviene quando è il momento di lasciare la scena al naufragio e alla prigionia di Zamperini, due paragrafi che oltre ad avere a disposizione più carne da poter dare in pasto alla storia, sanno stimolare maggior tensione a prescindere, evitando di fare accartocciare su sé stessa una sceneggiatura di per sé già pesante e approssimativa.

Le risposte che ci si aspettavano dalla Jolie tuttavia mancano all'appello, o perlomeno mancano quelle che avrebbero dovuto dirci che l'attrice fosse all'altezza di cavarsela dietro la macchina da presa allo stesso modo di come, per una carriera, ha saputo fare davanti. La sua visione delle peripezie di Zamperini prende infatti una piega tutt'altro che prevedibile, nettamente distante ed estranea a qualsiasi prospettiva, ed esplicitamente rivolta a tirare in ballo la figura di Dio così come a cucire una rappresentazione di bene e male completamente personale: dove la cattiveria dell'uomo è sempre giustificata da qualcosa che non dipende solo da lui, ma da una serie di altri, ingestibili fattori per lo più casuali. Il pensiero di una donna - ma soprattutto di una mamma - un po' catechista e rassicurante, che pur di far valere il suo credo e la sua filosofia - laddove possibile - si prende la briga e l'arroganza di travalicare ogni paletto, spianando strade improbabili e poco accessibili.

Se vogliamo, a modo suo, quel pizzico di autorialità in cui speravamo, la Jolie quindi alla fine la trova pure, ma si tratta di quella peggiore, ovvero quella ricattatoria, colma di retorica e forzature, che anziché far uscire una personalità mette in evidenza esclusivamente una dottrina e una fede sperando di diffonderla su larga scala.
Peggiorando, se vogliamo, o mettendo in secondo piano, ogni discorso relativo ai buchi di sceneggiatura, scene poco comprensibili, frasi fatte e insostenibilità di una pellicola che in altre mani poteva dare frutti sicuramente meno amari.

Trailer:

Whiplash - Trailer Italiano Ufficiale


Disponibile il trailer italiano di "Whiplash", il nuovo film di Damien Chazelle, nominato a 5 premi Oscar (tra cui miglior film e miglior sceneggiatura), con Miles Teller, J.K.Simmons, Melissa Benoist, Austin Stowell, Paul Reiser, Jayson Blair, che uscirà nei nostri cinema dal prossimo 12 Febbraio.

Trailer Italiano:


Sinossi(Ufficiale):
Andrew, diciannove anni, sogna di diventare uno dei migliori batteristi di jazz della sua generazione. Ma la concorrenza è spietata al conservatorio di Manhattan dove si esercita con accanimento. Il ragazzo ha come obiettivo anche quello di entrare in una delle orchestre del conservatorio, diretta dall’inflessibile e feroce professore Terence Fletcher. Quando infine riesce nel suo intento, Andrew si lancia, sotto la sua guida, alla ricerca dell’eccellenza.

domenica 18 gennaio 2015

Il Nome Del Figlio - La Recensione

Chissà quanti avrebbero mai pensato che un giorno il cinema italiano, per uscire dal suo logorio, avrebbe dovuto cominciare a prendere spunto da quello francese. Eppure dopo il grande successo di "Benvenuti Al Sud", un'altro esperimento simile pare confermare quanto, proprio da quel cinema una volta detestato, oggi riescano a venir fuori storie singolari e coinvolgenti, enormemente adattabili ai nostri usi, costumi e connotati. L'ultima conferma arriva dalla piéce teatrale Le Prénom, scritta da Alexandre de La Patellière e Matthieu Delaporte, portata anche al cinema (sempre da loro) con quel film (da noi) intitolato "Cena Tra Amici" e ora rivisitata da Francesca Archibugi e Francesco Piccolo in una versione interamente nostrana, chiamata "Il Nome Del Figlio".

Quella eseguita dalla Archibugi e da Piccolo, rispetto a quella compiuta da Luca Miniero, è un'operazione che tuttavia deve aver richiesto decisamente minore invadenza sotto l'aspetto di alterazione e riscrittura di sceneggiatura. Lo scheletro della loro pellicola infatti resta pressappoco identico a quello che conoscevamo (anche nei dialoghi), se non fosse per l'inserimento di flashback legati alla vita adolescenziale dei protagonisti (determinante per il loro presente) e un finale leggermente allungato, se paragonato alla versione cinematografica di qualche anno fa. Per il resto, ogni cosa mantiene esattamente il suo posto: l'amichevole cena di rimpatriata come campo di battaglia, la scansione rigorosa della scaletta, la caratterizzazione dei personaggi e la miccia cardine, responsabile delle esplosioni successive, affidata ancora una volta al nome che il personaggio, qui affidato ad Alessandro Gassmann, ha deciso di affibbiare al futuro figlio nascente: un nome talmente estremo da mandare su tutte le furie i presenti perché in netta contrapposizione con le vedute politiche della famiglia cui appartiene (ma non solo) e di cui si è sempre sentito pecora nera. Se si prendono qualche libertà, dunque, la Archibugi e Piccolo, lo fanno esclusivamente per modernizzare alcuni comportamenti (o vezzi) che secondo loro - in questa (breve) manciata di tempo passato - hanno contribuito a variare altre sfumature della nostra società, che questa si limiti solamente al modello italiano o a quello generico europeo/mondiale.

Mantiene perciò gli stessi pregi che erano stati riconosciuti in precedenza al suo cuginetto maggiore "Il Nome Del Figlio", aumentando forse un tantino i difetti, ma senza risultare mai sbagliato o stucchevole nei suoi intenti. Lo scopo è ancora quello di smontare le apparenze e le convinzioni politiche, sociologiche e personali dell'essere umano, per ridurlo ai minimi termini e privarlo di quelle armature o sovrastrutture che spesso utilizza per migliorarsi, difendersi o apparire diverso (migliore?). Un lavoro che il cast scelto dalla Archibugi riesce a mettere in pratica con grande convinzione e devozione, concedendosi a qualche sbavatura, così come a qualche grande momento robusto ed emozionante (la scena con la canzone di Lucio Dalla è senza dubbio il punto più alto). Forza incontrollabile, chiaramente, di un soggetto meccanicamente collaudato che finché in condizioni di vantare la sua anima originale è destinato a non perdere mai del tutto la sua potenza, a prescindere da come questa possa venire masticata e sputata.

Chiedersi i motivi però che spingano ad andare a saccheggiare materiale preesistente, anziché andarlo a creare di sana pianta, è una domanda che sorge naturale e al quale bisognerebbe trovare valida giustificazione. Sarebbe crudele pensare che nel nostro paese non ci sia più nulla di qualitativamente valido e inedito da poter raccontare, a parte le solite commedie a basso profilo. Anche perché per quanto uno possa sforzarsi, alla fine, copiando gli altri difficilmente sarà possibile raggiungere dei risultati eccellenti o superiori a quelli della fonte.

Trailer:

venerdì 16 gennaio 2015

Mortdecai - Trailer Ufficiale Italiano


E' stato appena rilasciato il primo trailer italiano di "Mortdecai" la commedia d'azione con Johnny Depp, Ewan McGregor, Gwyneth Paltrow, Aubrey Plaza, Olivia Munn, Paul Bettany, Jeff Goldblum, Oliver Platt e Michael Byrne, diretta da David Koepp e in uscita al cinema, in Italia, il prossimo 19 febbraio.

Trailer Ufficiale Italiano:


Sinossi (Ufficiale):
Gestire una torma di russi inferociti, i servizi segreti inglesi, una moglie dalle gambe chilometriche ed un terrorista internazionale non è cosa facile. Per riuscirci, l’affabile mercante d’arte - e criminale part-time - Charlie Mortdecai, diventa protagonista di una corsa contro il tempo in giro per il mondo, armato solo del suo fascino particolare e della sua bellezza, per recuperare un dipinto rubato, che si dice contenga il codice per accedere ad un conto bancario in cui era stato depositato l’oro dei Nazisti.

John Wick - La Recensione

Era alla ricerca del rilancio, Keanu Reeves, di un prodotto che potesse rimetterlo in carreggiata e mantenerlo in piedi, proprio come aveva saputo fare, qualche anno fa, il "Matrix" dei fratelli Wachowski. Terminata quella trilogia, infatti, i buchi nell'acqua commessi dall'attore sono stati anche fin troppi, parentesi mediocri e da dimenticare, annodate da un filotto negativo che pareva non voler più terminare.
Almeno fin quando i registi David Leitch e Chad Stahelski non hanno deciso di proporre all'ex Eletto il copione di "John Wick".

E' un film furbo "John Wick", calcolato al millimetro, che sfrutta il successo di titoli analoghi come "Taken: Io Vi Troverò" e l'ascesa videoludica per impostare una trama tanto semplice quanto rodata: quella di un americano, in passato legato lavorativamente alla Mafia Russa, che si vede costretto a rientrare nel giro da cui era uscito per vendicare la morte del proprio cane - ultimo regalo della moglie deceduta - ucciso brutalmente dal figlio del capo per cui lavorava. Un action adrenalinico e muscolare quindi, che fa il pieno di divertimento posizionando Reeves come arma letale e affibbiandogli l'etichetta - tutta un programma - di "Ammazza Uomo Nero". Un vulcano che aveva deciso di spegnersi, insomma, e che ora è pronto ad eruttare un'ultima volta, con l'intenzione di fare tabula rasa a prescindere dal numero incalcolabile di scagnozzi messi sulle sue tracce da un boss, che nonostante condivida al cento per cento i motivi di vendetta di quello che sta per diventare il suo incubo, deve comunque cercare di proteggere la vita del suo unico, stolto figlio.

Che Keanu Reeves non sia da sperimentare in questo genere di pellicole, e che sappia concedersi senza alcun risparmio quando è il turno di dover picchiare forte e mostrare il suo portamento, ne eravamo al corrente più o meno tutti. Ma se "John Wick" rispetto alle precedenti opere riesce a funzionare assai meglio - persino appassionando e intrattenendo a sufficienza - è più che altro per una struttura capace di non perdersi troppo in fronzoli e brava anche a giocare coi stereotipi e gli elementi di cui fa uso, al punto da riuscire a ironizzarci su e dar vita ad un mondo reale, ma allo stesso tempo assurdo. L'albergo dove i cacciatori di teste si incontrano e conversano, i soldi guadagnati come gettoni bonus e poliziotti che prendono coscienza di affari in cui è meglio non entrare, sono tutte trovate che in qualche modo aiutano la pellicola di Leitch e Stahelski ad assumere un'identità leggermente più in rilievo dalle solite e ad esser ricordata orientativamente sotto una veste positiva e avvincente.

Perché sebbene di "John Wick" alla fine non resti poi questo grande ricordo - a parte l'ombra di un franchise su cui probabilmente si è deciso di puntare - il potersi permettere delle armi particolari, con cui farsi notare tra la massa, può fare una piccola, ma rilevante differenza.

Trailer:

giovedì 15 gennaio 2015

Oscar 2015 - Le Nominations


Questo pomeriggio sono state rese note le nominations degli Oscar 2015. Di seguito la lista completa, divisa per categorie, con tutti i fortunati:

Miglior Film:
AMERICAN SNIPER - Produttori: Clint Eastwood, Robert Lorenz, Andrew Lazar, Bradley Cooper e Peter Morgan
BIRDMAN - Produttori: Alejandro G. Iñárritu, John Lesher e James W. Skotchdopole
BOYHOOD - Produttori: Richard Linklater e Cathleen Sutherland
GRAND BUDAPEST HOTEL - Produttori: Wes Anderson, Scott Rudin, Steven Rales e Jeremy Dawson
THE IMITATION GAME - Produttori: Nora Grossman, Ido Ostrowsky e Teddy Schwarzman
SELMA: LA STRADA PER LA LIBERTA' - Produttori: Christian Colson, Oprah Winfrey, Dede Gardner e Jeremy Kleiner
LA TEORIA DEL TUTTO - Produttori: Tim Bevan, Eric Fellner, Lisa Bruce e Anthony McCarten
WHIPLASH - Produttori: Jason Blum, Helen Estabrook e David Lancaster

Miglior Regia:
BIRDMAN - Alejandro G. Iñárritu
BOYHOOD - Richard Linklater
FOXCATCHER: UNA STORIA AMERICANA - Bennett Miller
GRAND BUDAPEST HOTEL - Wes Anderson
THE IMITATION GAME - Morten Tyldum

Miglior Attore Protagonista:
STEVE CARELL - Foxcatcher: Una Storia Americana
BRADLEY COOPER - American Sniper
BENEDICT CUMBERBATCH - The Imitation Game
MICHAEL KEATON - Birdman
EDDIE REDMAYNE - La Teoria Del Tutto

Miglior Attrice Protagonista:
MARION COTILLARD - Due Giorni, Una Notte
FELICITY JONES - La Teoria Del Tutto
JULIANNE MOORE - Still Alice
ROSAMUND PIKE - L'Amore Bugiardo: Gone Girl
REESE WITHERSPOON - Wild

Miglior Attore Non Protagonista:
ETHAN HAWKE - Boyhood
EDWARD NORTON - Birdman
MARK RUFFALO - Foxcatcher: Una Storia Americana
J.K. SIMMONS - Whiplash
ROBERT DUVALL - The Judge

Miglior Attrice Non Protagonista:
PATRICIA ARQUETTE - Boyhood
LAURA DERN - Wild
KEIRA KNIGHTLEY - The Imitation Game
EMMA STONE - Birdman
MERYL STREEP - Into the Woods

Miglior Film D'Animazione:
DRAGON TRAINER 2 - Dean DeBlois e Bonnie Arnold
SONG OF THE SEA - Tomm Moore e Paul Young
LA STORIA DELLA PRINCIPESSA SPLENDENTE - Isao Takahata e Yoshiaki Nishimura
BIG HERO 6 - Don Hall, Chris Williams e Roy Conli
BOXTROLLS: LE SCATOLE MAGICHE - Anthony Stacchi, Graham Annable e Travis Knight

Miglior Film Straniero:
LEVIATHAN - Russia
TANGERINES - Estonia
TIMBUKTU - Mauritania
STORIE PAZZESCHE - Argentina
IDA - Polonia

Miglior Sceneggiatura Originale:
BIRDMAN - Alejandro G. Iñárritu, Nicolás Giacobone, Alexander Dinelaris, Jr. e Armando Bo
BOYHOOD - Richard Linklater
FOXCATCHER: UNA STORIA AMERICANA - E. Max Frye e Dan Futterman
GRAND BUDAPEST HOTEL - Sceneggiatura: Wes Anderson - Soggetto: Wes Anderson e Hugo Guinness
LO SCIACALLO: NIGHTCRAWLER - Dan Gilroy

Miglior Sceneggiatura Non Originale:
VIZIO DI FORMA - Paul Thomas Anderson
LA TEORIA DEL TUTTO - Anthony McCarten
WHIPLASH - Damien Chazelle
AMERICAN SNIPER - Jason Hall
THE IMITATION GAME - Graham Moore

Miglior Colonna Sonora Originale:
GRAND BUDAPEST HOTEL - Alexandre Desplat
THE IMITATION GAME - Alexandre Desplat
INTERSTELLAR - Hans Zimmer
TURNER - Gary Yershon
LA TEORIA DEL TUTTO - Jóhann Jóhannsson

Miglior Canzone Originale:
THE LEGO MOVIE - “Everything Is Awesome” - Musica e Parole: Shawn Patterson
SELMA: LA STRADA PER LA LIBERTA' - “Glory” - Musica e Parole: John Stephens e Lonnie Lynn
BEYOND THE LIGHTS - “Grateful” - Musica e Parole: Diane Warren
GLEN CAMPBELL…I’LL BE ME - “I’m Not Gonna Miss You” - Musica e Parole: Glen Campbell e Julian Raymond
TUTTO PUO' CAMBIARE - “Lost Stars” - Musica e Parole: Gregg Alexander e Danielle Brisebois

Miglior Montaggio:
AMERICAN SNIPER - Joel Cox e Gary D. Roach
BOYHOOD - Sandra Adair
GRAND BUDAPEST HOTEL - Barney Pilling
THE IMITATION GAME - William Goldenberg
WHIPLASH - Tom Cross

Miglior Scenografia:
GRAND BUDAPEST HOTEL - (Production Design) Adam Stockhausen - (Set Decoration) Anna Pinnock
THE IMITATION GAME - (Production Design) Maria Djurkovic - (Set Decoration) Tatiana Macdonald
INTERSTELLAR - (Production Design) Nathan Crowley - (Set Decoration) Gary Fettis
INTO THE WOODS - (Production Design) Dennis Gassner - (Set Decoration) Anna Pinnock
TURNER - (Production Design) Suzie Davies - (Set Decoration) Charlotte Watts

Miglior Trucco:
FOXCATCHER: UNA STORIA AMERICANA - Bill Corso e Dennis Liddiard
GRAND BUDAPEST HOTEL - Frances Hannon e Mark Coulier
GUARDIANI DELLA GALASSIA - Elizabeth Yianni-Georgiou e David White

Miglior Fotografia:
BIRDMAN - Emmanuel Lubezki
GRAND BUDAPEST HOTEL - Robert Yeoman
IDA - Lukasz Zal and Ryszard Lenczewski
TURNER - Dick Pope
UNBROKEN - Roger Deakins

Migliori Costumi:
GRAND BUDAPEST HOTEL - Milena Canonero
VIZIO DI FORMA - Mark Bridges
INTO THE WOODS - Colleen Atwood
MALEFICENT - Anna B. Sheppard and Jane Clive
TURNER - Jacqueline Durran

Miglior Montaggio Sonoro:
UNBROKEN - Becky Sullivan e Andrew DeCristofaro
AMERICAN SNIPER - Alan Robert Murray e Bub Asman
BIRDMAN - Martín Hernández e Aaron Glascock
LO HOBBIT: LA BATTAGLIA DELLE CINQUE ARMATE - Brent Burge e Jason Canovas
INTERSTELLAR - Richard King

Miglior Missaggio Sonoro:
AMERICAN SNIPER - John Reitz, Gregg Rudloff e Walt Martin
BIRDMAN - Jon Taylor, Frank A. Montaño e Thomas Varga
INTERSTELLAR - Gary A. Rizzo, Gregg Landaker e Mark Weingarten
UNBROKEN - Jon Taylor, Frank A. Montaño e David Lee
WHIPLASH - Craig Mann, Ben Wilkins e Thomas Curley

Migliori Effetti Visivi:
CAPTAIN AMERICA: THE WINTER SOLDIER - Dan DeLeeuw, Russell Earl, Bryan Grill e Dan Sudick
APES REVOLUTION: IL PIANETA DELLE SCIMMIE - Joe Letteri, Dan Lemmon, Daniel Barrett e Erik Winquist
GUARDIANI DELLA GALASSIA - Stephane Ceretti, Nicolas Aithadi, Jonathan Fawkner e Paul Corbould
INTERSTELLAR - Paul Franklin, Andrew Lockley, Ian Hunter e Scott Fisher
X-MEN: GIORNI DI UN FUTURO PASSATO - Richard Stammers, Lou Pecora, Tim Crosbie e Cameron Waldbauer

Miglior Documentario:
CITIZENFOUR - Laura Poitras, Mathilde Bonnefoy e Dirk Wilutzky
FINDING VIVIAN MAIER - John Maloof e Charlie Siskel
LAST DAYS IN VIETNAM - Rory Kennedy e Keven McAlester
IL SALE DELLA TERRA - Wim Wenders, Juliano Ribeiro Salgado e David Rosier
VIRUNGA - Orlando von Einsiedel e Joanna Natasegara

Miglior Cortometraggio:
AYA - Oded Binnun e Mihal Brezis
BOOGALOO AND GRAHAM - Michael Lennox e Ronan Blaney
BUTTER LAMP (LA LAMPE AU BEURRE DE YAK) - Hu Wei e Julien Féret
PARVANEH - Talkhon Hamzavi e Stefan Eichenberger
THE PHONE CALL - Mat Kirkby e James Lucas

Miglior Cortometraggio Documentario:
CRISIS HOTLINE: VETERANS PRESS 1 - Ellen Goosenberg Kent e Dana Perry
JOANNA - Aneta Kopacz
OUR CURSE - Tomasz Śliwiński e Maciej Ślesicki
THE REAPER (LA PARKA) - Gabriel Serra Arguello
WHITE EARTH - J. Christian Jensen

Miglior Cortometraggio D'Animazione:
THE DAM KEEPER - Robert Kondo e Dice Tsutsumi
FEAST - Patrick Osborne e Kristina Reed
ME AND MY MOULTON - Torill Kove
A SINGLE LIFE - Joris Oprins
THE BIGGER PICTURE - Daisy Jacobs e Christopher Hees

I vincitori saranno proclamati il prossimo 22 Febbraio 2015, ma Inglorious Cinephiles, come sempre, assegnerà i suoi personali Oscar leggermente in anticipo.

Gemma Bovery - La Recensione

Stanno cercando di farcelo capire in ogni modo: quando una Dea come Gemma Arterton si trasferisce, per sbaglio, in un paesino comunissimo (inglese o francese che sia), l'ordine e la calma fanno le valigie e vanno a rifugiarsi da qualche altra parte. Non allenati, evidentemente, a gestire lo scombussolamento di ormoni che una bellezza del genere può stimolare una volta apparsa.

Quanto fosse difficile resistere ad un fascino così divino e delicato, del resto, lo avevamo intuito già con Stephen Frears e il suo "Tamara Drewe: Tradimenti All'Inglese", pellicola che con questo "Gemma Bovery" porta in comune non solo l'incipit, ma anche la radice graphic novel da cui prende spunto, ideata sempre dalla matita della disegnatrice britannica Posy Simmonds. A fare la differenza tuttavia stavolta è la mano di Anne Fontaine che se da un lato sembra voler ricalcare le orme lasciate da Frears - ingaggiando nuovamente la Arterton in un ruolo molto vicino a quello già interpretato e rimanendo nei meandri della commedia - dall'altro spinge per avventurarsi in una narrazione tutta particolare e soggettiva, volta a mettere il personaggio di Fabrice Luchini, appassionato di Flaubert, sulle tracce della sua neo-vicina per verificare se davvero il cognome Bovery a lei appartenente abbia delle connessioni strettissime con la Madame del noto romanzo come lui sostiene. Questa intuizione cambia considerevolmente il procedere degli eventi, poiché piega l'intero contesto a non essere più riconoscibile come reale, ma probabile frutto dell'immaginazione del "paterno" stalker di Gemma, o, magari, una via di mezzo tra finzione e verità. Ovviamente, ciò, è quello che la Fontaine va cercando, e per alimentare i dubbi impedisce qualsiasi inserimento in sceneggiatura che possa fare uscire dalla bocca di Gemma - magari dialogando proprio con il personaggio di Luchini - l'ammissione dei suoi presunti peccati extraconiugali: lasciando così che la titubanza resti alla base e prenda ancor più corpo quel concetto, dichiarato a gran voce, della vita (che in questo diventa il cinema) che ama spesso imitare l'arte.

Punta molto sulla figura femminile, insomma, la pellicola, una figura spiata, immaginata e decisamente più approfondita delle altre maschili che gli ruotano intorno. Cerca di donarle una risoluzione inedita, di redimerla, ma per quanto la cosa possa essere tendenzialmente piacevole - specie per il parziale all-in in favore della Arterton - la mancanza di interesse e di spessore, nei confronti degli altri personaggi presenti - protagonisti e di contorno - a "Gemma Bovery" provoca tutt'altro che benessere, penalizzandone sensibilmente andatura e spirito. Partendo proprio da una frase detta dalla stessa Gemma nel film, dopo aver cominciato a leggere anche lei il libro di Flaubert: se in Madame Bovary non succede niente, ma il testo resta comunque interessante, nella pellicola della Fontaine succedono molte cose, senza però suscitare interesse. Colpa, probabilmente, della mancanza di una ferma impalcatura e dell'ostinazione di voler chiudere la storia assolvendo, così come condannando, ognuno dei suoi personaggi, evitando di prender posizioni e indebolendo il coinvolgimento come l'attrazione.

Se Gemma sia una donna infedele, una moglie in crisi o una via di mezzo tra le prime due ipotesi la Fontaine non ci consente di poterlo sapere. Di assodato nella sua opera c'è solo l'innata sensualità di una Arterton che - immaginazione o meno - ruba la scena persino alle frecciate comiche che, ogni tanto, francesi e inglesi si tirano a vicenda per riprendere fiato. Peccato che ciò non basti comunque per eliminare i difetti di un film che, nonostante una tematica conosciuta, avrebbe potuto utilizzare meglio le sue carte ed evitare di giocare un intera partita con solo una donna di cuori in mano.
Considerando, persino, il mazzo a disposizione sul tavolo.

Trailer:

martedì 13 gennaio 2015

Focus: Niente è Come Sembra - Trailer Italiano Ufficiale


La Warner Bros ha appena rilasciato il trailer italiano ufficiale di "Focus: Niente è Come Sembra", il nuovo film di John Requa e Glenn Ficarra, con Will Smith, Margot Robbie, Rodrigo Santoro, Adrian Martinez, Robert Taylor, Bd Wong, Gerald Mcraney, Stephanie Honoré e in uscita al cinema dal 5 Marzo prossimo. A voi le immagini.

Trailer Italiano Ufficiale:


Sinossi (Ufficiale):
Nicky, esperto maestro nel depistaggio, si ritrova coinvolto sentimentalmente con un’aspirante criminale, Jess. Mentre Nicky cerca di insegnarle i trucchi del mestiere, il rapporto tra i due diventa molto intimo, col risultato che Jess viene allontanata brutalmente. Tre anni dopo, l’ex fiamma, ormai compiuta femme fatale, si presenta a Buenos Aires in occasione di una corsa automobilistica molto rischiosa. Nel bel mezzo dell’ultima pericolosissima missione di Nicky, lei rischierà di mandare all’aria i suoi piani ed il consumato truffatore potrebbe trovarsi in seria difficoltà.

La Teoria Del Tutto - La Recensione

Per comprendere l'intelligenza di un biopic gradevole e, a tratti, emozionante come "La Teoria Del Tutto", basta fare attenzione ad una scena in particolare.

Stiamo per giungere quasi a metà film, Stephen Hawking ha appena ricevuto il dottorato e sta festeggiando a cena insieme alla moglie e ai suoi amici. La sua malattia è già in stato avanzatissimo e non gli consente più nemmeno di mangiare autonomamente. La fatica di afferrare con la forchetta il cibo nel piatto si disperde pian piano in lui quando con lo sguardo inizia a scrutare intorno chi non ha alcun tipo ti problema a svolgere la medesima azione. A questo punto la nostra immaginazione si lascia andare a un immaginario condiviso, e cioè che quella che stiamo per vedere sarà sicuramente una scena dai risvolti rabbiosi, con Hawking che schiacciato dal peso del suo dolore si sfogherà, magari, gettando il suo piatto a terra e provocando imbarazzo e dolore a chi è li per celebrarlo e mostrargli affetto. Eppure nelle mani del regista James Marsh tutto ciò ha il pregio di riuscire a prendere una piega totalmente diversa, trasformandosi nel colpo di genio migliore della pellicola, e assicurando una serietà di intenti rassicurante e ben accetta.

Che i biopic al cinema ultimamente facciano rabbrividire d'altronde non è una scoperta, ma rispetto alla massa "La Teoria Del Tutto" porta con sé quella maturità consapevole di voler raccontare un personaggio straordinario senza calcare troppo la mano per osannarlo ulteriormente. Al contrario infatti Marsh è assai più attento a illuminare i tratti di una storia d'amore intensa e travagliata, tenuta in piedi ad ogni costo da una donna eccezionale, forte e indistruttibile come Jane Hawking: indispensabile, poi capiremo, nella (e per la) vita e nella carriera del marito. Senza di lei - non è un mistero - ogni evento sarebbe andato diversamente, senza di lei probabilmente non ci sarebbe stato il bisogno di raccontare nulla e senza il suo rilievo, quella di Marsh sarebbe stata una pellicola scarica e molto, molto meno intrigante del previsto. Paradossalmente allora è un romanticismo a tinte lievi e distintivo a trasmettere emozioni e a colorare i spaccati e i traguardi reali di un grande genio, ma soprattutto di un grande uomo, quel romanticismo in grado di non trasbordare mai di miele o di zucchero e di servirsi esclusivamente di umanità e amore per rivelarsi ai nostri occhi autentico così come rarissimo.

Ciò che ottimamente riesce a compiere "La Teoria Del Tutto", dunque, è dipingere, attraverso i sentimenti, una figura anormale per definizione come fosse l'essere umano più classico e comune per eccellenza: che nonostante i due anni di vita diagnosticati in giovane età, a seguito della malattia del motoneurone, ha continuato a vivere e ad avere al suo fianco moglie, figli, lavoro e amici, nonché un autoironia di base che ha portato sempre dentro, in ogni istante. Eddie Redmayne dal canto suo è straordinario ad immergersi anima e cuore in una pelle e in una vita tanto complessa e dura come quella del suo personaggio. La mutazione da lui compiuta è chiaramente una delle più complicate e dure portate al cinema negli ultimi anni, mentre la sua interpretazione è equilibrata al millimetro per non risultare né eccessiva e né limitata.

Se c'erano trappole (e fidatevi, ce ne erano un infinità) insomma Marsh è stato fenomenale a schivarle in blocco, lasciandosi andare, forse, solo leggermente nella parte conclusiva e nella scena di chiusura, dove la sua pellicola perde un pizzico di aderenza e si concede a una retorica non fastidiosa ma evidente. Ciò non impedisce tuttavia a "La Teoria Del Tutto" di centrare il suo obiettivo principale, evitando la semplice etichetta di biopic e andandosi a prendere quella si grande storia d'amore se vogliamo persino con un minimo di coraggio. Quello iniettato con sicurezza e cura da una sceneggiatura caparbia (scritta da Anthony McCarten e basata sul romanzo di Jane Hawking "Travelling to Infinity: My Life With Stephen") e da una regia asciutta e misurata.

Trailer:

Golden Globe 2015: Tutti i Vincitori


Si è svolta ieri notte l'edizione 2015 dei Golden Globe, di seguito l'elenco completo dei vincitori:

MIGLIOR FILM DRAMMATICO
"Boyhood"
"Foxcatcher"
"The Imitation Game"
"Selma"
"La Teoria Del Tutto"

MIGLIOR FILM COMMEDIA / MUSICAL
"Grand Budapest Hotel"
"Birdman"
"Into The Woods"
"Pride"
"St. Vincent"

MIGLIOR REGISTA
Richard Linklater – "Boyhood"
Alejandro Gonzalez Inarritu – "Birdman"
David Fincher - "L'Amore Bugiardo: Gone Girl"
Wes Anderson - "The Grand Budapest Hotel"
Ava DuVernay - "Selma"

MIGLIORE ATTRICE IN UNA COMMEDIA / MUSICAL
Amy Adams – "Big Eyes"
Quvenzhané Wallis - "Annie"
Helen Mirren - "The Hundred-Foot Journey"
Emily Blunt - "Into The Woods"
Julianne Moore - "Maps To The Stars"

MIGLIOR ATTORE IN UNA COMMEDIA / MUSICAL
Michael Keaton - "Birdman"
Christoph Waltz - "Big Eyes"
Ralph Fiennes - "The Grand Budapest Hotel"
Joaquin Phoenix - "Inherent Vice"
Bill Murray - "St. Vincent"

MIGLIORE ATTRICE IN UN FILM DRAMMATICO
Julianne Moore - "Still Alice"
Jennifer Aniston - "Cake"
Felicity Jones - "La Teoria Del Tutto"
Rosamund Pike - "L'Amore Bugiardo: Gone Girl"
Reese Witherspoon - "Wild"

MIGLIOR ATTORE IN UN FILM DRAMMATICO
Eddie Redmayne - "La Teoria Del Tutto"
Steve Carell - "Foxcatcher"
Benedict Cumberbatch - "The Imitation Game"
Jake Gyllenhaal - "Lo Sciacallo: Nightcrawler"
David Oyelowo - "Selma"

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
Patricia Arquette - "Boyhood"
Emma Stone - "Birdman"
Keira Knightley - "The Imitation Game"
Meryl Streep - "Into The Woods"
Jessica Chastain - "A Most Violent Year"

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
J.K Simmons - "Whiplash"
Edward Norton - "Birdman"
Ethan Hawke - "Boyhood"
Mark Ruffalo - "Foxcatcher"
Robert Duvall - "The Judge"

MIGLIOR SCENEGGIATURA
Alexander Dinerlaris, Alejandro Gonzalez Inarritu, Nicolas Giacobone, Armando Bo - "Birdman"
Gillian Flynn - "L'Amore Bugiardo: Gone Girl"
Richard Linklater - "Boyhood"
Wes Anderson & Hugo Guinness - "The Grand Budapest Hotel"
Anthony McCarten - "La Teoria Del Tutto"

MIGLIOR FILM STRANIERO
"Leviathan"
"Force Majeure"
"Gett: The Trial of Viviane Amsalem"
"Ida"
"Tangerines"

MIGLIOR FILM D’ANIMAZIONE
"Dragon Trainer 2"
"Big Hero 6"
"The Book Of Life"
"The Boxtrolls: Le Scatole Magiche"
"The Lego Movie"

MIGLIOR CANZONE ORIGINALE
"Glory" - "Selma"
"Opportunity" - "Annie"
"Big Eyes" - "Big Eyes"
"Yellow Flicker Beat" - "The Hunger Games: Mockingjay—Part 1"
"Mercy Is" - "Noah"

MIGLIOR COLONNA SONORA ORIGINALE
"La Teoria Del Tutto"
"L'Amore Bugiardo: Gone Girl"
"Birdman"
"The Imitation Game"
"Interstellar"

MIGLIOR SERIE DRAMMATICA
"The Affair"
"Downton Abbey"
"Game of Thrones"
"The Good Wife"
"House of Cards"

MIGLIOR ATTORE IN UNA SERIE DRAMMATICAKevin Spacey - House of Cards
Dominic West - The Affair
James Spader - The Blacklist
Clive Owen - The Knick
Liev Schreiber - Ray Donovan

MIGLIORE ATTRICE IN UNA SERIE DRAMMATICARuth Wilson - "The Affair"
Julianna Margulies - "The Good Wife"
Claire Danes - "Homeland"
Robin Wright - "House of Cards"
Viola Davis - "How to Get Away With Murder"

MIGLIOR SERIE COMMEDIA / MUSICAL"Transparent"
"Girls"
"Jane the Virgin"
"Orange Is the New Black"
"Silicon Valley"

MIGLIORE ATTRICE IN UNA SERIE COMMEDIA / MUSICALGina Rodriguez - "Jane the Virgin"
Lena Dunham - "Girls"
Edie Falco - "Nurse Jackie"
Taylor Schilling - "Orange Is the New Black"
Julia Louis-Dreyfus - "Veep"

MIGLIOR ATTORE IN UNA SERIE COMMEDIA / MUSICALJeffrey Tambor - "Transparent"
Ricky Gervais - "Derek"
Don Cheadle - "House of Lies"
Louis C.K. - "Louie"
William H. Macy - "Shameless"

MIGLIOR MINISERIE O FILM TV"Fargo"
"Olive Kitteridge"
"The Missing"
"The Normal Heart"
"True Detective"

MIGLIOR ATTORE IN UNA MINISERIE / FILM TVBilly Bob Thornton - "Fargo"
Martin Freeman - "Fargo"
Mark Ruffalo - "The Normal Heart"
Woody Harrelson - "True Detective"
Matthew McConaughey - "True Detective"

MIGLIORE ATTRICE IN UNA MINISERIE / FILM TV
Maggie Gyllenhaal - 
"The Honorable Woman"
Jessica Lange - "American Horror Story: Freak Show"
Frances McDormand - "Olive Kitteridge"
Frances O’Connor - "The Missing"
Allison Tolman - "Fargo"

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA IN UNA SERIE, MINISERIE O FILM TVJoanne Froggatt - "Downton Abbey"
Kathy Bates - "American Horror Story: Freak Show"
Allison Janey - "Mom"
Uzo Aduba - "Orange Is the New Black"
Michelle Monaghan - "True Detective"

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA IN UNA SERIE, MINISERIE O FILM TV
Matt Bomer - 
"The Normal Heart"
Colin Hanks - "Fargo"
Alan Cumming - "The Good Wife"
Bill Murray - "Olive Kitteridge"
Jon Voight - "Ray Donovan"

venerdì 9 gennaio 2015

Exodus: Dei e Re - La Recensione

Di raccontare l'Esodo per filo e per segno, rispettandone la sacralità e onorandone all'estremo il valore, soprattutto nei confronti di un popolo che in esso è riuscito a trovare liberazione e speranza, Ridley Scott non si era mai fatto carico. La sua missione era infatti quella di trovare un nuovo kolossal da dirigere, che fosse in grado di rievocare il grande successo ottenuto con "Il Gladiatore", e che avesse al centro una figura tanto forte quanto modesta, magari impegnata anch'essa ad assumere le vesti di grande guerriero, ammirato dal suo sovrano e poco amato dal legittimo erede al trono.

Per cui è inutile perdersi in chiacchiere analizzando un taglio che dai più ferrei non sarà condiviso, piuttosto che una storia a cui è commissionato il compito di adattarsi alle esigenze del mercato a cui è destinata anziché il contrario. D'altronde che l'eroe rappresentato in passato da Massimo Decimo Meridio, in questo "Exodus: Dei e Re" - con le dovute differenze – sarebbe stato impersonato dal Mosè di Christian Bale, era assai scontato e palese, e ad annunciarlo era, in sostanza, quello sviluppo similare che lo vedeva inizialmente comandante e braccio destro del figlio del sovrano d'Egitto e in seguito individuo esiliato a causa di una profezia che lo designava come salvatore degli Ebrei, prediletto di Dio.
Le fattezze con cui la pellicola di Scott cerca di imporsi allora sono le medesime del blockbuster epico, mastodontico e fantascientifico: con una prima parte leggermente più statica ed esplicativa - in cui comunque non mancano battaglie e giochi di potere - e una seconda grandemente più ritmica e spettacolare, dove la parentesi delle dieci piaghe (che proprio dieci non saranno) e l'attraversamento del Mar Rosso fanno da protagonisti, arricchendo un duello assemblato da minacce e promesse e destinato ad esser rimandato fino allo stremo.

Ma sebbene il prendere ad esempio un modello certificato e sicuro avvicini di molto "Exodus: Dei e Re" a prendere le sembianze che il suo regista chiedeva, il non riuscire a trovare mai la strada giusta per creare muscolarità e intrattenimento fa in modo che gli sforzi compiuti non arrivino minimamente ad esser ripagati a dovere, risultando spesso anche poco convincenti come evitabili. Se dunque consideriamo a priori che il fatto di aver preso licenza poetica era fondamentale per evitare vincoli tendenzialmente scomodi e delicati ( suggeriti persino dalla tanto discussa selezione del cast), è piuttosto chiaro come ciò che doveva portare a una libertà totale e costruttiva abbia nel suo piccolo fallito l’intera occasione e mancato il bersaglio. Vuoi, oltre che per la sceneggiatura, anche per la rappresentazione di un Dio bambino, un po' capriccioso, il quale più che apparire come coscienzioso e onnipotente ricorda un Hitler rovesciato e alle prime armi, improvvisamente desideroso di sterminare gli egiziani e di rendere giustizia al popolo ebraico, con o senza l’aiuto del (prima apparentemente indispensabile) Mosè.

E perciò, al di là dei dettagli e dei cambiamenti – dei quali appunto ci importa poco e niente - quello in cui "Exodus: Dei e Re" manca di gran lunga è il centrare quantomeno l'obiettivo di esaltare e trasportare i suoi spettatori nell'avventura e nel conflitto (compreso quello fraterno) che i due protagonisti, ordinatamente, instaurano. Una pretesa che in circa due ore e mezza era più che raggiungibile, ma che invece Scott, evidentemente, puntava a conquistare con un miracolo.

Trailer:

Big Game - Trailer Ufficiale Internazionale


Il suo "Trasporto Eccezionale: Un Racconto Di Natale" potrebbe diventare, se scoperto, l'horror di Natale per eccellenza, ma adesso il regista finlandese Jalmari Helander ha intenzione di farsi conoscere al grande pubblico attraverso un'altra storia di crescita adolescenziale, più mainstream, che prende in considerazione il genere action e un cast di caratura internazionale su cui spiccano i volti di Samuel L. Jackson, Ray Stevenson, Jim Broadbent, Ted Levine e Felicity Huffman. La pellicola in questione si chiama "Big Game", in Italia non ha ancora una distribuzione, ma dopo essere stata presentata al Festival di Toronto 2014 si appresta a sbarcare prossimamente in varie città europee. Queste le prime immagini.

Trailer Ufficiale:


Sinossi:
Un giovane adolescente, in campeggio nel bosco, aiuta il Presidente degli Stati Uniti a mettersi in salvo, dopo che l'Air Force One è stato abbattuto da alcuni terroristi vicino al suo campeggio.

giovedì 8 gennaio 2015

Babadook - La Recensione

Un bambino di sei anni iperattivo e aggressivo con una madre fragile e disperata, incapace di chiudere i conti con un passato che ha visto portargli via il marito durante la corsa in macchina, verso l'ospedale, poco prima di partorire.
Sulla carta ogni cosa farebbe pensare a un drammone o ad un thriller, magari, eppure tramite un intuizione geniale, come anche leggermente forzata, "Babadook" porta con sé le caratteristiche migliori per diventare uno degli horror più interessanti visti negli ultimi anni sulla scena cinematografica.

Come facilmente intuibile il Babadook del titolo è una variante dell'uomo nero, un personaggio oscuro appartenente a un libro altrettanto misterioso, che una volta aperto e letto ad alta voce si insinua nelle vite dei malcapitati (bambini o adulti che siano), senza alcuna possibilità di salvezza. Ma la regista Jennifer Kent si serve di lui non tanto per spaventare gratuitamente, quanto per entrare a gamba tesa, e analizzare da vicino, un rapporto madre-figlio complicato e allo sbando, preparando senza fretta uno scontro faccia a faccia coi fantasmi del passato, inevitabile e da sempre rimandato. L'impronta horror a questo punto si fa imprescindibile ed elettrizzante, perché miscelata a una catarsi in crescita e a un'atmosfera gelante di malessere a cui è praticamente impensabile restare immuni, e che lentamente va a condizionare la tensione e l'approccio alla pellicola sia nella testa che nello stomaco dello spettatore.

E dalle paure notturne di un bambino - che di giorno è lui stesso paura per gli altri (a tratti sembra la versione aggiornata di Kevin McCallister) - una madre esausta e disperata si lascia gradualmente influenzare e suggestionare, al punto da diventare lei stessa complice dell'immaginazione del figlio, radunando quindi ogni insicurezza e scheletro e consentendo al fantomatico Babadook di materializzarsi nella sua mente così come sul (nostro) grande schermo. La metamorfosi dell'attrice Essie Davis si fa allora gigantesca quanto terrorizzante, affiancabile - senza rischio di esagerare - a quella celebre per antonomasia che Jack Nicholson ci aveva regalato nello "Shining" di Stanley Kubrick, al quale probabilmente per uno spaccato questo "Babadook" prova a fare il verso. Tuttavia, la Kent ha altri piani per la sua pellicola, originali e chiari, e mentre la pazzia dilaga sottoforma di possessione nel corpo e nella mente di una madre, l'amore incondizionato e corrisposto per il figlio instaura con essa una lotta all'ultimo grido per evitare il compiersi di una tragedia (visivamente) annunciata.

Perché in fondo "Babadook" un horror non è per niente (almeno non in origine), e se si maschera da tale è solamente per fortificare sé stesso e la sua messa in scena. Quella selezionata e voluta dalla Kent per esprimere al meglio l'oscurità di una donna incapace di andare avanti e di superare le proprie debolezze, una donna che non pensava di diventare madre senza marito, così come non credeva di poter arrivare a mettere in discussione l'affetto per il proprio figlio. Quell'affetto indiscutibilmente reale, presente in ogni madre che si rispetti e in grado di ribaltare persino l’egemonia del lato più oscuro che la terra abbia mai ospitato, dominandolo.

Trailer:

Come Ammazzare il Capo 2 - La Recensione

La fortunata commedia "Come Ammazzare il Capo...e Vivere Felici", forte di un successo considerevole e inaspettato, torna con un sequel non eccessivamente necessario, ma comunque piacevole: se non altro perché in grado di rimettere insieme la squadra vincente e rodatissima del primo capitolo - formata da Jason Bateman, Charlie Day e Jason Sudeikis - e trascinarla nuovamente sotto le grinfie di personalità potenti e cattivissime, per tirar fuori il loro lato più folle e criminale.

Il colpo migliore di un canovaccio che pressappoco ha la missione di ricalcare le gesta del suo capostipite riguarda allora la piccola svolta dei tre protagonisti che, stanchi di avere dei capi, decidono di lasciare i loro vecchi lavori e mettersi in proprio, ignari degli avvoltoi che non vedono l'ora di approfittare della loro faccia pulita e onestà per fare affari in maniera disonesta e più vantaggiosa. Al posto dei tre perfidi boss, infatti, a mettere alle strette il simpaticissimo trio stavolta saranno l'imprenditore Christoph Waltz e il suo malefico figliolo Chris Pine, che tuttavia non sostituiscono affatto i precedenti Kevin SpaceyJennifer Aniston e Jamie Foxx (eccezion fatta per Colin Farrel), prontamente convocati a reinterpretare i loro ruoli ufficiali e proseguire ad esercitare, con la loro verve, grande umorismo e divertimento smisurato. La loro consulenza e collaborazione, in fondo, sarà indispensabile a Nick, Kurt e Dale per progettare una vendetta completamente inedita, che vede al posto degli omicidi, un rapimento con richiesta di riscatto pari alla somma della grossa frode subita. Nonostante l'incapacità che li distingue, e che ben conosciamo, non tarderà a prendere il sopravvento, portandoli a rischiare la prigione per la seconda volta.

Finisce così per funzionare alla grande e bissare il successo del precedente, "Come Ammazzare il Capo 2", probabilmente contro ogni aspettativa e per merito di una formula confermata al centimetro che comunque si concede quel cambiamento impercettibile, ma presente e necessario. La potenza totale di un franchise che poggia la sua carica interamente sull'alchimia dei tre americani medi messi sul piatto, si rivela più energica e prosperosa del previsto, intrattenendo discretamente e con gusto e mantenendo quella dose di imprevedibilità che all'occorrenza sa perfettamente quando scendere in campo e fare la differenza. Molto merito va attribuito anche alla possibilità (per niente scontata) di poter far fede su villain di contorno magistrali, disposti soprattutto a mettersi in gioco più del previsto: d'altronde se Kevin Spacey al cinema è ormai una rarità meravigliosa, avere Jennifer Aniston nei panni di una ninfomane perennemente in crescita è un colpo da maestri. Eppure il vero asso nella manica di questo episodio è senza ombra di dubbio Chris Pine, al quale viene concessa briglia sciolta e la possibilità di svestire temporaneamente gli abiti del buon capitano Kirk per darsi alla pazza gioia di assoli meschini, schizofrenici e imprevedibili.

Chi non puntava sul capostipite e magari ha già scommesso sul fiasco del suo seguito, insomma, può considerare persa la sua giocata. "Come Ammazzare il Capo 2" fa il suo lavoro sporcandosi un pochino, ma portandolo a termine egregiamente ed entro la data di scadenza. L'essere fuori luogo, il non volersi far mettere i piedi in testa e le discussioni (un po' eccessive) sterili dei tre protagonisti, aiutano lo spettatore ad entrare in forte empatia con la rincorsa alla giustizia e lo spettacolo dello schermo, che ai cinefili susciterà ancor più risate per via di citazioni cinematografiche a non finire.
E considerando che oggi, al cinema, le trilogie sono quasi un obbligo, chissà che dietro l'angolo non possa esserci già qualche altro illuso convinto di poter infastidire e raggirare questi tre simpaticissimi, comunissimi, ma pericolosissimi americani.

Trailer:

mercoledì 7 gennaio 2015

Ant-Man - Trailer Ufficiale Italiano


Primo trailer ufficiale per "Ant-Man" il nuovo film Marvel diretto da Peyton Reed ("Ti Odio, Ti Lascio, Ti..." e "Yes Man"), con Paul Rudd, Evangeline Lilly, Michael Douglas, Bobby Cannavale, Michael PeñaCorey Stoll, che il 17 luglio 2015 sbarcherà nei cinema statunitensi. Per l'Italia non c'è ancora nulla di ufficiale.

Trailer Ufficiale Italiano:


Sinossi (Ufficiale):
Il maestro truffatore Scott Lang dovrà accettare il suo eroe interiore ed aiutare il suo mentore, il Dottor Hank Pym, a proteggere il segreto che si cela dietro la sua spettacolare tuta di Ant-Man da una nuova generazione di imponenti minacce.

martedì 6 gennaio 2015

Noi E La Giulia - Trailer Ufficiale


Viene da un romanzo, il terzo lungometraggio da regista di Edoardo Leo, dall'ottimo "Giulia 1300 E Altri Miracoli" scritto dall'autore romano Fabio Bartolomei. L'adattamento per il cinema lo trasforma in "Noi E La Giulia" e prevede un cast assortito composto da Luca Argentero, Edoardo Leo, Stefano Fresi, Claudio Amendola e Anna Foglietta. La data di uscita è prevista per il prossimo 19 febbraio, ma questo di seguito è il primo trailer, da poco rilasciato.

Trailer:


Sinossi (Ufficiale):
Diego (Luca Argentero), Fausto (Edoardo Leo) e Claudio (Stefano Fresi) sono tre quarantenni insoddisfatti e in fuga dalla città e dalle proprie vite, che da perfetti sconosciuti si ritrovano uniti nell'impresa di aprire un agriturismo. A loro si unirà Sergio (Claudio Amendola), un cinquantenne invasato e fuori tempo massimo, ed Elisa (Anna Foglietta), una giovane donna incinta decisamente fuori di testa. Ad ostacolare il loro sogno arriverà Vito (Carlo Buccirosso), un curioso camorrista venuto a chiedere il pizzo alla guida di una vecchia Giulia 1300. Questa minaccia li costringerà a ribellarsi ad un sopruso in maniera rocambolesca e lo faranno dando vita a un'avventura imprevista, sconclusionata e tragicomica, a una resistenza disperata ...quella che tutti noi vorremmo fare… se ne avessimo il coraggio.

giovedì 1 gennaio 2015

Belli e (im)Possibili: The Interview

Sarà ricordato per altro "The Interview", probabilmente per quel film che ha messo in grossissimi guai la Sony attraverso gli infiniti leak che nelle ultime settimane hanno occupato le pagine dei maggiori siti di cinema e non. Colpa di un attacco hacker ancora poco chiaro, attribuito sostanzialmente alla Corea Del Nord rimasta irritata da una sceneggiatura che metteva in cattivissima luce il suo Supremo Leader e dittatore Kim Jong-un, e per questo costretta a forzare psicologicamente le decisioni di Mamma Sony (il ramo americano) minacciandone rapporti sociali ed equilibrio economico. Fatto sta che - a prescindere dal colpevole - dopo una cortissima vittoria che aveva visto la release della pellicola venire bloccata definitivamente (c'era stata una minaccia con riferimenti ad un nuovo 11 Settembre), un movimento piuttosto corposo di addetti ai lavori (a cui ha partecipato anche il Presidente Obama) ha manifestato il suo dissenso per una libertà di espressione venuta a mancare, rimettendo in discussione ogni decisione e facendo in modo che cinema indipendenti dell'America aprissero alla possibilità di proiettare - in concomitanza con le piattaforme online di streaming legale - il film più chiacchierato del secolo nel giorno di Natale. E così è stato.

Ma dopo migliaia di peripezie - e la concreta condizione che "The Interview" potesse davvero finire nelle casseforti più remote del cinema per essere riesumato chissà quando - dopo l'uscita la vera domanda che sorgeva spontanea era: come sarà mai questo film? Sarà l'ennesimo fenomeno mediatico tutto fumo e niente arrosto?

Nemmeno per sogno. Perché evirato di tutte le chiacchiere, i problemi e gli intrighi politici che ha scatenato, "The Interview" resta comunque un ottima commedia americana, con intenti e risvolti tutt'altro che banali. Si, è vero, l'attacco a Kim Jong-un è molto forte, come lo è anche quello che per gran parte della storia è dedicato alla Corea Del Nord (salvo fare dei passi indietro verso la fine), ma tuttavia gli intenti dei due registi e principali sceneggiatori Evan Goldberg e Seth Rogen (ma in scrittura compare anche la collaborazione di Dan Stergling, autore del soggetto) sono assai differenti e scostati dall'intero contesto a cui erano stati relegati e ammanettati. Come lascia intendere il titolo - in italiano sarebbe stato "L'Intervista" - è il giornalismo infatti a prendere in mano il timone dell'intera farsa, un giornalismo inizialmente spiccio, inutile e gossipparo, che accompagna e affianca lo show di successo condotto dal protagonista James Franco a quelli simili, e da noi molto in voga, condotti generalmente da una Barbara D'Urso qualsiasi. Quel giornalismo che i veri giornalisti odiano, insomma, e che a livelli enormemente più alti è stato preso d'assalto persino dal genio di Aaron Sorkin e dal suo "The Newsroom", in una maniera più approfondita ed elaborata, ma con lo stesso scopo di voler ripescare esattamente cosa significhi prendere parte ad un mestiere del genere e quale etica dovrebbe essere adottata da coloro che ne fanno parte (o hanno intenzione di farne). Certo, James Franco e Seth Rogen non hanno nulla a che vedere con Will McAvoy, MacKenzie MacHale e la loro banda, ed il loro film è fin troppo ironico e grossolano per potersi proporre come guida positiva e definitiva per chiunque abbia intenzione di comprendere l'essenza di un mestiere importantissimo come quello di cui si fanno fedeli scudieri, tuttavia nella loro avventura si percepisce, a un certo punto, quella stessa volontà di volersi sbarazzare del giornalismo più bistrattato ed effimero per provare ad intraprendere quel tipo di informazione che sia in grado di fare del bene sia al popolo che al mondo.

Kim Jong-un a questo punto diventa solo il mezzo più comodo per arrivare al punto, lo pseudo-fan di una trasmissione fittizia da utilizzare a piacimento (ma appoggiandosi a fatti di cronaca reali) per giungere a una rinascita professionale altrimenti impossibile. Un insulto che sebbene da molti punti di vista potrebbe esserci stato ai danni della Corea Del Nord, non salva neppure la nazione americana: dipinta nitidamente come aggressiva e calcolatrice non appena decide di cogliere la palla al balzo e incaricare il personaggio di Franco ad assumere le vesti di killer sotto copertura per uccidere una volta per tutte il suo ospite televisivo numero uno. Ma in fondo, per chi conosce bene la premiata ditta Goldberg-Rogen-Franco, ciò non dovrebbe andare a rappresentare nulla di troppo eclatante, visto che è palese a chiunque da anni che il famoso trio - oltre a fare ciclicamente ironia senza scrupolo verso loro stessi (vedi "Facciamola Finita" ma anche questo film) - non ha alcun timore di togliersi ogni tipo di sassolino che gli si incastri tra le scarpe, che questo sia figlio del loro paese o di qualsiasi altra cosa.

E' un peccato perciò che "The Interview" debba portarsi dietro un carico di responsabilità (e una Storia) che obiettivamente lo riguardano ben poco. La reputazione del dittatore nordcoreano di cui si fanno beffe d'altronde non era tra le migliori neppure prima dell'esistenza di questo film e poi il cinema, a prescindere dall'attualità, deve restare, per definizione, una forma d'arte libera e lontana da qualsiasi tipo di influenze, lasciando che sia lo spettatore, infine, a decidere se ciò che ha visto sia valido, non valido piuttosto che giusto o sbagliato.

Per esempio, al sottoscritto "The Interview" ha convinto e divertito, a prescindere dal politicamente scorretto e dalla figura pesante e scomoda contenuta al suo interno, la quale - al di la dello scherno - non è affatto la regina della narrazione.

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