IL SITO DEDICATO AL CINEMA IDEATO, SCRITTO E DIRETTO DA GIORDANO CAPUTO

mercoledì 31 agosto 2016

Arrival - Trailer Italiano Ufficiale

Arrival Denis Villeneuve

Disponibile il trailer ufficiale, italiano, di "Arrival", il nuovo film di Denis Villeneuve, con Amy Adams, Jeremy Renner, Forest Whitaker e Michael Stuhlbarg in concorso (presentato oggi) alla 73^ Mostra del Cinema di Venezia e in arrivo al cinema il 24 novembre 2016.

Trailer Ufficiale Italiano:


Sinossi (Ufficiale):
Quando un misterioso oggetto proveniente dallo spazio atterra sul nostro pianeta, per le susseguenti investigazioni viene formata una squadra di élite, capitanata dall’esperta linguista Louise Banks (Amy Adams). Mentre l’umanità vacilla sull’orlo di una Guerra globale, Banks e il suo gruppo affronta una corsa contro il tempo in cerca di risposte – e per trovarle, farà una scelta che metterà a repentaglio la sua vita e, forse, anche quella del resto della razza umana.

Un Padre, Una Figlia - La Recensione

Cristian Mungiu
Tutto il mondo è paese, si dice. E a guardare “Un Padre, Una Figlia” verrebbe da esclamare: “Come non essere d’accordo!”. Ci sono pressioni, aiutini e bustarelle a circolare infatti nella pellicola di Cristian Mungiu, nell'odissea di un padre che pur di mantenere florido il futuro della figlia - prossima a trasferirsi in Inghilterra con borsa di studio per l’università - è disposto a fare qualunque cosa per aiutarla nel momento cruciale degli esami: che inaspettatamente appaiono una formalità meno pura del solito quando un’aggressione con tentato stupro, subita dalla ragazza, rischia di distogliere e di alleggerire quella concentrazione costante e rigida che l’aveva portata ad essere tra le migliori alunne della scuola. Siamo in Romania, a Cluj, ma potremmo tranquillamente essere in Italia, non cambierebbe granché.

Per un figlio, del resto, quale genitore non sarebbe disposto a sporcarsi le mani? Chi non rifiuterebbe di mandare all'aria anni e anni di convinta onestà e correttezza? Cercando di rimediare a una disgrazia non calcolabile che, per giunta, potrebbe tranquillamente essere appioppata alla Storia di un paese nel quale vivere con la speranza di avere un futuro, ormai, somiglia quasi ad una dissennata utopia. Di questo ne è convintissimo Romeo, il padre di Elisa, che un po’ si sente in colpa perché la mattina dell’incidente, per sbrigarsi a raggiungere la sua amante, ha lasciato la figlia non esattamente vicino al cancello della scuola. Un po' ne è convinto perché con la moglie anni prima erano tornati in patria proprio per farsi coinvolgere dal respiro di cambiamento che aveva cominciato a girare, ma che, anziché migliorare le cose e sistemarle come prometteva, concedendo il lusso di guardare avanti con luminosità e prospettiva, si era risolto, infine, in un pugno di mosche, delusioni e tanti, tantissimi rimpianti. Quelli che con tutto sé stesso, poi, si è ripromesso di non far cadere su sua figlia, che puntualmente, da sempre, assilla e tiene d’occhio, programmandogli un futuro in terra straniera al quale lei, di preciso, non sa ancora se davvero ha intenzione di aderire o meno.

Cristian Mungiu FilmQuestioni morali, allora, ma anche fotografie di una società tradita dal suo paese, affranta da esso abbastanza da smettere di crederci e di investirci. In “Un Padre, Una Figlia” dunque Mungiu oltre a metterci tutti in discussione, passandoci la patata bollente del “cosa avresti fatto tu al posto del protagonista”, ci pone di fronte al sistema di una nazione che ha fatto della stretta di mano e dello scambio la sua moneta principale, dove il vedersela da soli e con le proprie forze fornisce scarse certezze e, dulcis in fundo, le aspettative di curare tali disturbi, almeno per quel che riguarda la generazione del presente, sono crollate in picchiata, infrangendosi in mille pezzi. L’unica soluzione quindi è quella di costruire il futuro altrove, di convogliare le ultime energie rimaste inseguendo questa opportunità, rischiando di far male in trasversale, ma soprattutto dimenticando che quel futuro, forse, nonostante tutto, qualche raggio di sole sporadico e incostante in quel territorio lo intravede lo stesso e, magari, crede sia anche il caso di provare ad inseguirlo.

Questo è quello che si augura Mungiu, se non altro, che (non) muovendo la camera quanto basta, e meravigliosamente, riesce ad imprimere la massima drammaticità ad una vicenda che sembra avere meno radici di quelle che promette di voler ostentare. Una vicenda nel quale riconoscersi e immedesimarsi non è poi così complicato, nella quale si resta imprigionati e implicati a fondo. E questo sia che ci si trovi dalla parte dei padri (o delle madri), sia che ci si trovi da quella dei figli.

Trailer:

sabato 27 agosto 2016

La Luce Sugli Oceani - Trailer Ufficiale Italiano

Michael Fassbender Alicia Vikander La Luce Sugli Oceani

Disponibile il trailer ufficiale, italiano, di "La Luce Sugli Oceani", il film diretto da Derek Cianfrance, adattamento dell'omonimo romanzo di M. L. Stedmanin, con Michael Fassbender e Alicia Vikander, in concorso al prossimo Festival di Venezia.

Trailer Ufficiale Italiano:

venerdì 26 agosto 2016

Orecchie - Trailer Ufficiale


Sarà presentato in anteprima mondiale alla 73a Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, "Orecchie", lungometraggio scritto e diretto da Alessandro Aronadio, interpretato dall'esordiente Daniele Parisi e con Silvia D’Amico, Pamela Villoresi, Ivan Franek, Rocco Papaleo, Piera Degli Esposti, Milena Vukotic, Andrea Purgatori, Massimo Wertmüller e Niccolò Senni. Farà parte dell'ambito Biennale College e si preannuncia essere un piccolo cult, girato in bianco e nero dai toni piuttosto grotteschi.

Trailer Ufficiale:


Sinossi (Ufficiale):
Un uomo si sveglia una mattina con un fastidioso fischio alle orecchie. Un biglietto sul frigo recita: “È morto il tuo amico Luigi. P.S. Mi sono presa la macchina”. Il vero problema è che non si ricorda proprio chi sia, questo Luigi. Inizia così una tragicomica giornata alla scoperta della follia del mondo, una di quelle giornate che ti cambiano per sempre.

Cafè Society - Trailer Italiano Ufficiale

Woody Allen Café Society

Dopo aver aperto lo scorso Festival di Cannes, "Café Society", ultima fatica di Woody Allen si appresta ad uscire nelle nostre sale cinematografiche (precisamente dal 29 settembre). Ad anticiparlo, come sempre, il trailer ufficiale, italiano, dove spicca il grande cast composto da Jeannie Berlin, Steve Carell, Jesse Eisenberg, Blake Lively, Parker Posey, Kristen Stewart, Corey Stoll e Ken Stott.

Trailer Ufficiale Italiano:


Sinossi (Ufficiale):
È ambientata nel 1930 la storia d'amore agrodolce di CAFÉ SOCIETY, scritta e diretta da Woody Allen, che segue il viaggio di Bobby Dorfman (Jesse Eisenberg) dal Bronx, dove è nato, a Hollywood, dove si innamora, per poi tornare nuovamente a New York, in cui viene travolto nel mondo vibrante della vita dei locali notturni dell'alta società.

Qualcosa Di Nuovo - Trailer Ufficiale

Paola Cortellesi Micaela Ramazzotti

Disponibile il trailer ufficiale di "Qualcosa Di Nuovo", il nuovo film di Cristina Comencini, tratto dall'opera teatrale "La Scena", con Paola Cortellesi, Micaela Ramazzotti, Eduardo Valdarnini e la partecipazione di Eleonora Danco, in uscita il prossimo 13 Ottobre.

Trailer Ufficiale:


Sinossi (Ufficiale):
Lucia e Maria si conoscono da sempre. Due amiche che più diverse non si può. Lucia ha chiuso col genere maschile, Maria invece non riesce proprio a farne a meno. Una sera nel suo letto capita (finalmente!) l'Uomo perfetto. Bello, sensibile, appassionato, maturo. Il mattino però porta con sé incredibili sorprese e tra equivoci, grandi bugie e piccoli abbandoni Lucia e Maria si prenderanno una bella vacanza da sé stesse. Forse quel ragazzo incontrato per caso è davvero l'Uomo che tutte cercano perché con le sue semplici teorie riesce a fare la vera radiografia delle loro vite, a buttare all'aria abitudini e falsi miti e a rivoluzionare ogni desiderio e ogni certezza.

Demolition: Amare E Vivere - La Recensione

Demolition Jake Gyllenhaal
Dire che per aggiustare qualcosa serva prima smontarla tutta completamente, forse è un consiglio leggermente esagerato, perché spesso, per risolvere un problema, sarebbe sufficiente intervenire solo sulla parte meccanicamente difettata. Certo, se questa riguarda il cuore dell’oggetto, il motore, il pezzo fondamentale che permette agli altri intorno di svolgere le proprie mansioni, allora, è facile davvero che non resti altra scelta, che armarsi di santa pazienza e attrezzi sia l’unica via, mettendosi ad operare disassemblando vite per vite e componente per componente.

Il corpo di Jake Gyllenhaal, tuttavia, non è come il suo frigorifero di casa, non perde acqua, anzi, è esattamente il contrario. A seguito della perdita di sua moglie in un incidente stradale lui non è riuscito a versare una lacrima, non sente niente, tranne la volontà di uscire dal caos abitudinario e cominciare a guardare le cose da un’altra prospettiva, una prospettiva non più profonda o filosofica, come la logica, in teoria, farebbe intendere, ma più libera e scoordinata. I consigli del suocero (anche capo), quindi, di “smontarsi” per comprendersi, finiscono per assumere dentro di lui una piega esasperata e folle, una piega che contribuisce a fargli rompere quelle righe solidissime che da dodici anni seguiva metodico senza più ricordare il motivo e con le quali era riuscito a costruirsi una vita di successo di cui, improvvisamente, gli importa zero o poco più. Spacca tutto, insomma, in “Demolition: Amare E Vivere”, Gyllenhaal, con la scusa di provare a riparare il frigorifero per esaudire l’ultimo desiderio espresso dalla moglie, si fa prendere la mano e dalle lampade del suo bagno giunge fino ai muri portanti del suo salone, coinvolgendo nel processo di analisi estremo anche il finto equilibrio di Naomi Watts e figlio che per via di una mancata erogazione al distributore automatico dell’ospedale diventa da semplice operatrice del servizio clienti, medicina super-efficace - non sessuale - con la quale accompagnare il difficile momento sperando di cavarne un ragno dal buco.

Demolition Gyllenhaal WattsNon si smentisce Jean-Marc Vallée e, dopo aver restituito umanità al cowboy ignorante di Matthew McConaughey e esorcizzato il terrore e le debolezze dell’esile Reese Witherspoon, procede il suo cammino alla ricerca di storie in cui andare a rivoltare come calzini le esistenze dei protagonisti. Nel farlo, però, si porta dietro pregi e difetti, il regista canadese, che sicuramente tra le sue doti annovera la capacità di raccontare e catturare, ma fa ancora fatica quando c’è da mantenere la medesima mano ferma per quanto riguarda gli incastri di sceneggiatura e i suoi derivati. In “Demolition: Amare E Vivere” infatti tornano prepotenti piccole forzature del suo cinema, forzature che destano perplessità se non altro per la facilità con la quale sarebbe stato possibile aggirarle o spazzarle via del tutto. Il reclamo del protagonista alla ditta dei distributori automatici è un passaggio imprescindibile, per esempio, eppure attendibile appena parzialmente nella modalità con cui viene costruito e azionato. Una cura maggiore, inserita alla base del suo lavoro, non avrebbe fatto poi così male a Vallée, diciamo. Sarebbe bastato un raccordo di livello superiore, magari, un’inezia che andasse a legare meglio la tessitura globale o che permettesse di scendere addirittura oltre la superficie dell’intimo e del dolore: aggiungendo grinta a quel grattare con le unghie di Gyllenhaal e scongiurando una freddezza che, di fatto, è presente e che in parabole come queste quasi mai è sinonimo di impeccabilità.

Detto questo, bisogna ammettere comunque che, mancanze incluse, mettersi qui a demolire “Demolition: Amare E Vivere” è un mestiere praticamente impossibile. E non solo per via della cacofonia, sia chiaro, ma perché è un film che si guarda volentierissimo, che sa tirar fuori attimi interessanti, comici e drammatici, nonché parentesi dolcissime, accompagnate dalla musica, che si fa fatica a togliere dalla mente. Sono l’esperienza e la bravura di Vallée a salvare il risultato e a fare la differenza, questo nonostante le sbavature e quella sensazione di occasione, forse, relativamente persa, per potenzialità, che a pensarci fa un po’ irritare, anche se poi passa e va bene lo stesso.
Fermo restando che elaborare un lutto alla maniera di Gyllenhaal in “Demolition: Amare E Vivere” resti qualcosa di economicamente sconsiderato, insostenibile e alla portata di pochi.

Trailer:

giovedì 25 agosto 2016

Mine - Trailer Italiano Ufficiale

Mine Armie Hammer

Sebbene a leggerlo sia alquanto strano, "Mine", thriller hollywoodiano che ha lo stesso produttore di "Buried" e "The Conjuring", nasce dal talento e dalla passione di due registi italiani. E' scritta e diretta da Fabio Guaglione e Fabio Resinaro infatti, la pellicola, che per l'occasione hanno potuto usufruire anche di un interprete d'eccezione come lo statunitense Armie Hammer. Di seguito il trailer italiano, ufficiale.

Trailer Italiano Ufficiale:


Sinossi (Ufficiale):
Un soldato (Armie Hammer) sta tornando al campo base dopo una missione, ma inavvertitamente poggia il piede su una mina antiuomo. Non può più muoversi, altrimenti salterà in aria. In attesa di soccorsi per due giorni e due notti, dovrà sopravvivere non solo ai pericoli del deserto ma anche alla terribile pressione psicologica della tutt'altro che semplice situazione.

martedì 16 agosto 2016

Amer / Lacrime Di Sangue - La Recensione del Blu-Ray Disc

Blu-Ray Hélène Cattet e Bruno Forzani

Si rifanno al cinema degli anni '70 i registi francesi Hélène Cattet e Bruno Forzani, a quel genere di film giallo che proprio in Italia, all'epoca, con Dario Argento, Lucio Fulci, Mario Bava e Sergio Martino trovò grandissimi esponenti ed enormi successi. Ne mantengono l'atmosfera, le musiche e le inquadrature, immettendo tuttavia nella loro rivistazione moderna e personale quella spolveratina di David Lynch che cambia un tantino le carte in tavola, virando su qualcosa di estremamente sperimentale e radicalmente nuovo.
I lungometraggi all'attivo della coppia, al momento, sono due: "Amer", datato 2009, e "Lacrime Di Sangue" datato 2013. Opere inedite in Italia, ma disponibili ora, entrambe in Home Video, attraverso lo sforzo distributivo di Koch Media e Midnight Factory. Si tratta di pellicole dedicate prettamente agli appassionati del genere, forti di una narrazione anticonvenzionale, disturbante e onirica, che le rende in qualche modo uniche ed ostiche allo stesso tempo.

In "Amer", film diviso in tre parti, la protagonista è Ana: una bambina attratta dal richiamo dell'ignoto che vediamo, in seguito, diventare prima adolescente e poi adulta, in una storia in cui, ad emergere, sono la paura e il mistero da una parte ed il sesso e l'erotismo dall'altra.
Diverso è, invece, per quel che riguarda "Lacrime Di Sangue", un giallo più definito con una trama ben più strutturata (un uomo indaga sulla scomparsa di sua moglie) che però non ci sta a seguire un percorso lineare e ordinato, cedendo il passo a digressioni, attorcigliamenti e ancora una volta a legami con sesso e desiderio che sembrano essere una costante, attualmente, nella filmografia dei due registi.

La conoscenza di quel cinema che vogliono riproporre, almeno a livello estetico e formale, a Cattet e Forzani, insomma, non manca, e danno prova con il loro lavoro di averla ripetutamente studiata e messa in pratica. L'aggiunta inaspettata della componente lynchiana all'interno, obiettivamente, alza di gran lunga le loro ambizioni, restringendo la forbice di presa sul pubblico, ma non per questo contaminando negativamente un prodotto destinato, forse, a quei palati piuttosto fini, affezionati maggiormente a un'esperienza visiva fatta di suggestioni, colori, surrealtà e paradossi.

Il Blu-Ray Disc in edizione italiana prevede le seguenti specifiche tecniche:
Dischi: 2
Formato Video: Anamorfico 2,35:1
Tracce Audio: Italiano DTS HD 5.1 Master Audio, Francese DTS HD 5.1 Master Audio
Sottotitoli: Italiano
Durata: Amer: 90 Minuti ca - Lacrime Di Sangue:101 Minuti ca.
Contenuti Speciali: Booklet + Amer: Trailer, Ana - Lacrime Di Sangue: Trailer, La Fine De Notre Amour
Confezione: Slipcase
Casa di Distribuzione: Midnight Factory
Distributore Home Video: Koch Media
Data di Uscita: 9 Agosto 2016

Trailer Amer:


Trailer Lacrime Di Sangue:

venerdì 12 agosto 2016

Rogue One: A Star Wars Story - Nuovo Trailer Ufficiale Italiano

Gareth Edwards Star Wars

Finalmente arriva online il nuovo trailer ufficiale, italiano, di "Rogue One: A Star Wars Story", lo spin-off della saga diretto da Gareth Edwards, con Felicity Jones, Mads Mikkelsen, Alan Tudyk, Ben Mendelsohn, Forest Whitaker, Donnie Yen, Diego Luna, Jonathan Aris, Riz Ahmedla in uscita il prossimo 15 Dicembre.

Nuovo Trailer Italiano Ufficiale:

Sinossi (Ufficiale):
"Rogue One: A Star Wars Story" è la storia di un improbabile gruppo di eroi, uniti per intraprendere una missione coraggiosa e apparentemente impossibile al fine di sottrarre i piani per la costruzione della più potente arma di distruzione: la Morte Nera.

Ma Loute - La Recensione

Ma Loute Bruno Dumont
L’ultima fatica di Bruno Dumont è un’opera a dir poco sconclusionata, una di quelle che quando la guardi non la smetti mai di rimanere spiazzato, incredulo, leggermente titubante eppure grandemente affascinato.

Dare senso e forma a “Ma Loute”, non a caso, è un compito cervellotico. Scindere le famiglie, i componenti, le deviazioni di ognuno e quella sottotrama un po’ fuori luogo, un po’ necessaria, sicuramente irresistibile, con al centro un detective a cui dire assurdo è dire poco, richiede pazienza e una raccolta d’informazioni lunga e sparpagliata. Però, alla fine dei giochi, ti accorgi che ad avergli dato fiducia e ad essere rimasto incuriosito verso una narrazione, indubbiamente, stravagante e sfilacciata, ne è valsa la pena, perché, al di là delle risate e delle follie sparse, quella raccontata da Dumont è una storia che semina e che raccoglie: magari, il minimo, magari non benissimo, ma abbastanza per colpire l’immaginario e poter mettere una firma al suo interno.
Dà l’idea di un Romeo e Giulietta spiantato e deviato, infatti, “Ma Loute”, con una componente grottesca di cui non sveliamo nulla, allacciata alla parallela ricerca di persone scomparse che, anziché venir ritrovate, continuano ad aumentare di numero. Siamo agli inizi del 1900, sulla Côte d'Opale, e una famiglia borghese, i Van Peteghem, giunge sul territorio per passare le vacanze estive. Di loro si accorgono facilmente (ricambiati, è ovvio) i Bréfort, famiglia anche loro, ma di rango totalmente opposto, poverissima, radicata in quel luogo da chissà quanto, con il Ma Loute del titolo e suo padre, ex-pescatori, che ora si occupano di far passare i loro clienti da un lato all'altro della baia: in braccio se la marea è bassa, o con la barca se invece è alta. Due mondi completamente distanti e paralleli, incapaci di comunicare, che tuttavia entrano in contatto quando tra Ma Loute e la nipote dei Van Peteghem, Billie, inaspettatamente nasce del tenero e comincia la frequentazione.

Brandon Lavieville RaphCaratterizza all'eccesso i suoi personaggi, quindi, il regista francese, per tirarne fuori il più possibile comicità no sense e momenti di massima irrazionalità, fregandosene letteralmente di ogni freno e incoraggiando i suoi attori ad esplorare a più non posso l’eccentricità e la teatralità contenuta nelle loro corde. Rimangono impressi allora un Fabrice Luchini letteralmente inverosimile, un tantino ricurvo, con un atteggiamento naif proprio della classe che rappresenta (così come di una insanità mentale di cui sapremo meglio in avanti) e una Juliette Binoche (sorella di Luchini) altrettanto squinternata, che non rivolge parola alla servitù e che quando perde i nervi sarebbe meglio evitare di esporre in pubblico. Il lato sporco e, se vogliamo, cattivo, spetta dunque, come prevedibile, a chi di ricchezza non può godere, al Ma Loute dalle orecchie a sventola, sputo in canna e viso grinzoso, molto simile nei lineamenti a quello brusco e sgraziato del padre taciturno e sempre imbronciato.
Due sponde da cui, insomma, una presumibile unione potrebbe fare nascere una cura miracolosa per entrambe; portare nel disequilibrio incontrollato delle due dinastie quel bilanciamento che a “Ma Loute” manca persino sotto il profilo filmico. Per far questo bastava che Dumont decidesse di seguire una linea meno crudele e maggiormente buonista, permettendo ai due ragazzi - forse, innamorati, forse, meno - di adempiere ad ogni costo al loro romantico incarico, raddrizzando con la forza dei sentimenti quel senso sbagliato di marcia che, sia da una parte che dall'altra, era arduo captare e poter invertire. Ma il regista, sebbene sia altamente in vena di comicità, in questo caso, preferisce essere più fatalista e condannare tutti a procedere nel senso sbagliato, nel trambusto, smorzando miraggi di risanamento per abbandonarsi ad un finale paradossale, malinconico e strappa risate, in cui perdono tutti senza nemmeno quasi accorgersene.

Lo sprigionamento di un’amarezza che va in netta contrapposizione con l’estetica incantevole e i momenti divertentissimi - a carico tutti di un detective che scorderemo davvero a fatica - di una pellicola che seppur imperfetta porta con sé pezzi e brandelli di perfezione dai quali è impossibile non rimanere abbagliati. Attimi salienti con i quali va a riscattare, se non il pieno appoggio, quantomeno un pizzico del nostro affetto.

Trailer:

giovedì 11 agosto 2016

Blair Witch - Trailer Italiano Ufficiale

Blair Witch Poster Ita

Un po' come un fulmine a ciel sereno arriva online il trailer italiano ufficiale di "Blair Witch" il film di Adam Wingard, con James Allen McCune, Callie Hernandez, Brandon Scott, Valorie Curry, Corbin Reide e Wes Robinson presentato come sequel del già famoso horror "The Blair Witch Project", caso cinematografico datato 1999.
L'uscita al cinema è prevista per il prossimo 21 Settembre, per cui, ora, dovrete accontentarvi del trailer.

Trailer Italiano Ufficiale:


Sinossi (Ufficiale):
Un gruppo di studenti universitari si avventura nella foresta di Black Hills, nel Maryland, per cercare di svelare il mistero legato alla sparizione della sorella di James Donahue, Heather, avvenuta 17 anni prima e che in molti pensano sia collegata alla leggenda della Strega di Blair. Il gruppo è inizialmente ottimista, soprattutto quando alcuni abitanti del posto si offrono di guidarli nella foresta. Nel corso di una notte infinita, però, i ragazzi iniziano a sentire intorno a loro una presenza sinistra e lentamente si rendono conto che la leggenda è molto più reale e inquietante di quanto potessero immaginare.

Il Diritto Di Uccidere - La Recensione

Eye In The Sky Poster
In originale era “Eye In The Sky”, occhio nel cielo. Molto più appropriato rispetto a “Il Diritto Di Uccidere”, nostra rivisitazione assai meno centrata e chiara. L’occhio del titolo si riferisce infatti ai droni con cui oggi vengono combattute le guerre. Droni capaci di mettere a fuoco volti, luoghi e di muoversi lungo un intero paese senza il bisogno di portare un completo esercito sul campo di battaglia. Al massimo ci si può affidare ad un paio di uomini infiltrati, pronti a intervenire in caso di emergenza, sebbene a comandare la situazione siano comunque coloro che, chiusi dentro stanze lontane miglia e miglia, prendono decisioni, comunicando ad un altro paio di soldati, chiusi dentro stanze lontane miglia e miglia anche loro, di premere un tasto del joystick ed eliminare l’obiettivo.

Ce lo aveva fatto sapere già Andrew Niccol nel suo “Good Kill” che le cose erano cambiate, che ormai la guerra era come un videogame da giocare a casa, un videogame che poteva far molto male sia a chi finiva per esserne protagonista e sia a chi decideva di mettersi seduto a giocare. La stessa precisione e messa a fuoco individuata da Gavin Hood però nel suo lavoro non era presente, sarà per via del punto di vista sbagliato, probabilmente, perché come “Il Diritto Di Uccidere” dimostra, a far la differenza, adesso, non è tanto chi preme il grilletto (o il tasto) ed uccide assassini e innocenti ricavandone shock e dolore – anzi, quella, forse, è l’unica costante ad essere rimasta invariata - a far la differenza ora è il modus operandi con cui la decisione di colpire viene presa, spesso giocando a scarica barile con la responsabilità e valutando attraverso stime ipotetiche quanto potrebbero andare a pesare, in seguito, eventuali ripercussioni politiche e giuridiche. Ecco allora come mai a rubare la scena al povero esecutore interpretato da Aaron Paul, troviamo una Helen Mirren colonnello inglese severo e distaccato insieme a un Alan Rickman (qui alla sua ultima interpretazione) a cui spetta il compito di fornire il veto finale sul da farsi dopo aver consultato tutti i vari superiori e capi, inglesi e americani.
L’argomento in questione è se uccidere o meno tre terroristi presenti sulla lista nera del governo britannico (e non solo, a quanto pare) con la quasi certezza di colpire (a morte) collateralmente una bambina innocente, oppure fermarsi e rischiare che, come visto dalle telecamere nascoste, questi diano vita ad un potenziale attentato nel centro abitato di Nairobi, in Kenya, con stime di almeno ottanta morti (bambini innocenti compresi).

Alan Rickman Eye In The SkyMantiene alta e stabile la tensione pur non avendo (quasi) mai scene d’azione vere e proprie a cui potersi appoggiare, “Il Diritto Di Uccidere”. La macchina da presa si divide costantemente tra i vari interni delle stanze catturando parole, teorie e decisioni di figure che si susseguono una dopo l’altra, mordendosi la coda, nell'attesa infinita di un via libera risolutivo che tarda a venir fuori e che nessuno ha intenzione di pronunciare a cuor leggero. Fa davvero strano rendersi conto di come Hood riesca a non far cadere a terra un’impalcatura apparentemente così fragile con il solo uso delle immagini e la stimolazione dei nervi. Ma in effetti a sostenere il suo thriller c’è anche altro, ovvero quei ragionamenti macchinosi, morali, a volte subdoli, che vengono tirati fuori pur di velocizzare la manovra e compiere “ciò che va fatto”. Ragionamenti nei quali, indirettamente, finiamo per specchiarci noi spettatori in prima persona, chiedendoci come avremmo agito o come vorremmo che l’altro agisse in uno scenario decisamente brutale e impietoso come quello delineato.

Poi, va bene, ci sono anche frecciate e differenze culturali d’approccio: un America assai più incline a provocare il male minore, rispetto a una Gran Bretagna molto meno sicura e combattuta sul da farsi. Due forze idealmente diverse e distanti che, pur collaborando, non possono che entrare spesso in disaccordo imbastendo stalli pericolosi, destinati ad andare ben oltre i loro confini. Che poi, come ci suggerisce la Mirren, esistono inglesi e inglesi-americani, mentre al contrario come, invece, ci suggerisce Hood - scadendo nei titoli di coda in un retorico evitabile - di guerra ne esiste una e una sola. Puoi combatterla sul campo, su di un televisore, puoi fare calcoli e tirar giù percentuali, ma per quanto tu possa sforzarti non c’è probabilità di ottenere un lieto fine in cui non venga distrutta, irreparabilmente, la vita di qualche innocente.

Trailer:

American Pastoral - Trailer Italiano Ufficiale

American Pastoral Ewan McGregor

Disponibile il trailer italiano, ufficiale, di "American Pastoral", il film diretto e interpretato da Ewan McGregor, tratto dal romanzo di Philip Roth (vincitore del Premio Pulitzer), con Dakota Fanning e Jennifer Connelly nelle sale italiane dal 20 Ottobre 2016.

Trailer Italiano Ufficiale:


Sinossi (Ufficiale):
American Pastoral” è la storia di Seymour Levov detto "lo Svedese", un uomo che dalla vita ha avuto tutto: bellezza, carriera, soldi, una moglie ex Miss New Jersey e una bambina a lungo desiderata, ma il cui mondo pian piano va in pezzi quando la figlia ormai adolescente compie un attacco terroristico che provoca una vittima. Come è possibile che una tragedia di queste proporzioni sia accaduta proprio allo Svedese, la persona che per tutta la sua vita ha incarnato il Sogno Americano ? Dove ha sbagliato ?

mercoledì 10 agosto 2016

Il Clan - La Recensione

Il Clan Poster Ita
Nell'Argentina anni ’80, in preda ancora alla dittatura, una famiglia apparentemente normale nasconde inclinazioni criminali e violente. Coordinati da un padre padrone da cui erano tutti soggiogati, infatti, i Puccio, nella normalità quotidiana, ostentata e proferita, celavano un traffico di sequestri e di uccisioni praticati per interesse personale e politico, un traffico a cui attivamente o passivamente ogni membro della famiglia partecipava ed era a conoscenza, pur non condividendo senza alcun rimorso la situazione.

Si focalizza sugli esponenti principali, il regista Pablo Trapero, su papà Arquímedes e suo figlio Alejandro, mettendone a fuoco i tratti, le attitudini personali e la relazione complicata relativa al lavoro sporco che praticavano e che, spesso, li faceva entrare in conflitto. Diventato unico braccio destro del padre da quando uno dei suoi fratelli minori aveva deciso di partire senza più farsi vivo, Alejandro alternava la passione per il rugby – dove riscuoteva discreti successi - alla sofferenza per il mestiere da sequestratore: ruolo che assumeva più che altro per via di quel senso di sdebitamento che un po’ tutti, in famiglia, nutrivano verso un cinico patriarca che col denaro macchiato di sangue aveva costruito un castello di carte da cui uscire, ormai, era azione scomoda quanto impossibile. Nel mezzo delle loro fratture, a incrociarsi, quella di un paese - l’Argentina - fratturato anch'esso, prossimo a mutare in democrazia e a cessare quindi l’appoggio ed il supporto della violenza, delle prevaricazioni e della corruzione che avevano foraggiato e incoraggiato persone come i Puccio nelle loro attività illecite di repressione e atrocità.
Un punto di svolta storicamente fondamentale, dunque, quello su cui, giustamente, il regista argentino tiene a far luce. L’immagine di un paese in piena rivolta e in corso di rinascita, riflessa nel nucleo di una famiglia che lentamente, dal dominio, comincia a sfaldarsi e a percepire il cedimento del terreno solido sul quale prima appoggiava i piedi. Un simbolismo che, tuttavia, Trapero riesce ad imprimere maggiormente sulla carta che non sullo schermo.

Guillermo Francella Peter Lanzani Gli manca sfrontatezza a “Il Clan” per colpire duro e lasciare un segno evidente nella memoria. Ciò che riporta è di indiscutibile attenzione, da stentare a crederci se non fosse che si sta parlando di fatti realmente accaduti e documentati. Dove sbaglia però Trapero è nella modalità di esposizione, nel prediligere un racconto statico, troppo canonico e superficiale, non all'altezza delle follie contenute, incapace quindi di scuotere e di sconvolgere, così come di stendere accuratamente i profili articolati dei protagonisti che menziona. Lo scontro tra Arquímedes e Alejandro, i loro demoni privati, il peso soprattutto del giovane di vivere una vita felice con la donna che ama, mettendo sotto il tappeto quel marcio che gli appartiene suo malgrado. Sono frammenti strozzati, non abbastanza considerati da una pellicola che se avesse giocato meno sulla difensiva, forse, avrebbe potuto ambire a qualcosa di importante, ottenendo senza dubbio più anima e motivo di esistere.

Invece, sebbene i piani sequenza di Trapero siano impeccabili e le musiche scelte, a tratti, davvero piacevoli, nel complesso è difficile pensare ad “Il Clan” come ad un film destinato a rimanere scolpito nelle nostre menti a lungo. Tolta la pagina di Storia presa in esame, la sensazione è che al suo interno ci sia ben poco da cui prendere nota e da registrare. Talmente poco che potremmo addirittura prenderlo e arrotondarlo a niente.

Trailer:

sabato 6 agosto 2016

Tommaso - Trailer Ufficiale


Passerà fuori concorso all'imminente festival di Venezia per poi uscire in sala il 3 Settembre prossimo, stiamo parlando di "Tommaso", il nuovo film diretto e interpretato da Kim Rossi Stuart con Cristiana Capotondi, Camilla Diana, Jasmine Trinca, Dagmar Lassander, Renato Scarpa, Edoardo Pesce e Serra Ylmaz.

Trailer Ufficiale:


Sinossi (Ufficiale):
Dopo una lunga relazione, Tommaso riesce a farsi lasciare da Chiara, la sua compagna. Ora ad attenderlo pensa ci sia una sconfinata libertà e innumerevoli avventure. E’ un attore giovane, bello, gentile e romantico ma oscilla perennemente tra slanci e resistenze e presto si rende conto di essere libero solo di ripetere sempre lo stesso copione: insomma è una “bomba innescata” sulla strada delle donne che incontra. Le sue relazioni finiscono dolorosamente sempre nello stesso modo, tra inconfessabili pensieri e paure paralizzanti. Questa sua coazione a ripetere un giorno finalmente s’interrompe e intorno a sé si genera un vuoto assoluto. Tommaso ora è solo e non ha più scampo: deve affrontare quel momento del suo passato in cui tutto si è fermato.

Ma Loute - Trailer Italiano Ufficiale


Era in concorso per la Palma D'Oro all'ultimo festival di Cannes, "Ma Loute", il nuovo film di Bruno Dumont con Juliette Binoche, Fabrice Luchini e Valeria Bruni Tedeschi. Il 25 Agosto prossimo potremo finalmente vederlo nelle nostre sale, questo, intanto, è il trailer ufficiale italiano.

Trailer Italiano Ufficiale:

Sinossi (Ufficiale):
Estate 1910. numerosi turisti sono scomparsi mentre si rilassavano nelle splendide spiagge della Channel Coast. Gli ispettori Machin e il suo assistente Malfoy capiscono che l'epicentro delle misteriose sparizioni deve essere Slack Bay. Nel frattempo tra i Van Peteghem, borghesi in villeggiatura, e i Brefort, famiglia di pescatori della zona scatterà una soprendente scintilla.

1001 Grammi - Trailer Italiano Ufficiale


Disponibile il trailer italiano ufficiale di "1001 Grammi", film di Bent Hamer (regista di "Factotum" e "Il Mondo Di Horten"), con Ane Dahl Torp, Laurent Stocker, Per Christian Ellefsen e Didier Flamand, nelle nostre sale dall'11 Agosto 2016.

Trailer Italiano Ufficiale:


Sinossi (Ufficiale):
Marie, scienziata trentaciquenne scandinava si occupa insieme al padre di unità di misura. Mentre la sua vita sentimentale va a rotoli, la donna riceve il compito di recarsi a Parigi per partecipare a un seminario sull'esatta determinazione del chilogrammo. Incontrando i delegati di tutto il mondo, Marie conosce il francese Jacques e da quel momento molti dubbi si instillano nella sua mente: quanto pesa esattamente un chilo? Quanto pesa invece la vita? E qual è il peso che lei stessa usa per la delusione, la tristezza e l’amore ...

Dunkirk - Annuncio Ufficiale


Si svela finalmente in alcune sue prime immagini "Dunkirk", il nuovo epico action thriller di Christopher Nolan con Tom Hardy, Cillian Murphy e Kenneth Branagh, in uscita al cinema nel 2017.

Annuncio Ufficiale:

Sinossi (Ufficiale):
"Dunkirk" inizia con centinaia di migliaia di truppe britanniche e alleate circondate dalle forze nemiche. Intrappolate sulla spiaggia con le spalle al mare si trovano ad affrontare una situazione impossibile con l’avvicinarsi del nemico.

Frantz - Trailer Italiano Ufficiale


Sarà in concorso al prossimo festival di Venezia, "Frantz", il nuovo film di Francois Ozon con Pierre Niney, Paula Beer e Cyrielle Claire. Nelle nostre sale lo vedremo di li a poco, il 22 Settembre, nel frattempo però possiamo già gustarci il trailer ufficiale, italiano.

Trailer Ufficiale Italiano:

Sinossi (Ufficiale):
"Frantz", racconta una romantica storia d’amore ambientata alla fine della prima guerra mondiale costruita intorno all'incontro tra una giovane ragazza tedesca che ha perso il fidanzato in guerra e un misterioso uomo francese.

La Vita Possibile - Trailer Ufficiale


Rilasciato il trailer ufficiale di "La Vita Possibile", il nuovo film di Ivano De Matteo con Margherita Buy, Valeria Golino, Andrea Pittorino, Caterina Shulha e Bruno Todeschini, in uscita il prossimo 22 Settembre al cinema.

Trailer Ufficiale:


Sinossi (Ufficiale):
In fuga da un marito violento, Anna (Buy) e il figlio Valerio (Pittorino) sono accolti a Torino in casa di Carla (Golino), attrice di teatro e amica di Anna di vecchia data. I due cercano di adattarsi alla nuova vita tra tante difficoltà e incomprensioni, ma l’aiuto di Carla e quello inaspettato di Mathieu (Todeschini), un ristoratore francese che vive nel quartiere, gli faranno trovare la forza per ricominciare.

La Famiglia Fang - Secondo Trailer Italiano Ufficiale


Rilasciato il secondo trailer italiano, ufficiale, di "La Famiglia Fang", il film tratto dall'omonimo romanzo di Kevin Wilson, diretto e interpretato da Jason Bateman e con Nicole Kidman, Christopher Walken e Maryann Plunkett. L'uscita in sala è prevista per il 1° Settembre prossimo, qui però potete trovare la nostra recensione.

Secondo Trailer Italiano Ufficiale:


Sinossi (Ufficiale):
Caleb e Camilla Fang sono performer le cui creazioni scioccano il pubblico e deliziano gli appassionati d’arte. Protagonisti sin dalla più tenera età sono i loro figli, pedine fondamentali delle loro opere provocatorie spesso al limite tra il genio e la follia. A causa di queste esperienze, Annie (Nicole Kidman) e Baxter (Jason Bateman) ormai adulti si sono allontanati dai genitori, e, seppur a distanza, conducono esistenze parallele e altamente problematiche. I fratelli sono costretti a tornare a casa dai loro eccentrici genitori quando, improvvisamente, scompaiono nel nulla. La polizia teme il peggio ma Annie è convinta che si tratti di una nuova performance e che Caleb e Camilla abbiano finto la propria morte per dare vita all’ennesima, bizzarra, “opera d’arte”. Mettendo insieme i pezzi del puzzle dei ricordi della loro infanzia, Annie e Baxter si mettono alla ricerca dei genitori, sperando di scoprire la verità su quanto accaduto e, magari, finire anche per ritrovare se stessi.

giovedì 4 agosto 2016

Suicide Squad - La Recensione

suicide squad poster
È curioso che durante la proiezione stampa (mista a fan) di “Suicide Squad”, tra gli ospiti, fossero presenti proprio Claudio Santamaria e Gabriele Mainetti.
E’ curioso perché proprio a loro veniva da pensare quando si provava ad immaginare cosa avrebbe dovuto fare David Ayer per esaltare al massimo la sua pellicola: dove lo spirito e l’atteggiamento scanzonato di “Lo Chiamavano Jeeg Robot”, a occhio e croce, appariva come metodo migliore ed efficace per affrontare una sfida nella quale si andavano a riunire un gruppo di malati mentali, selezionati dal governo, costretti a collaborare tra loro per raggiungere lo scopo unico di salvare il mondo dall’ennesima minaccia.
Certo, il nostro, magari, era un pensiero più fantasioso dell’incipit sopra citato; magari Ayer del film nostrano nemmeno è a conoscenza, ancora: eppure se, per sbaglio, ci fosse entrato in contatto, prima di iniziare le sue riprese, forse, avrebbe potuto cogliere degli spunti utili a salvargli la pelle.

Perché a “Suicide Squad” manca esattamente quello che in “Lo Chiamavano Jeeg Robot” era forte e chiaro, quei binari che oltrepassano la semplice voglia di stupire e di flirtare con lo spettatore, andando a posizionarsi in maniera coerente su di un tragitto abbastanza logico da permettere a una tela, altrimenti solo fine a sé stessa, di funzionare e di resistere a lungo termine. Sembra attaccata con lo scotch, infatti, la struttura progettata da Ayer, pezzo dopo pezzo, senza cognizione di causa, con l’unico intento di velocizzare spiegazioni preliminari che, seppur indispensabili, intralciano quel filo narrativo principale che più interessa, dedicato, in sostanza, alla convivenza e all’aderenza della squadra del titolo alla missione da intraprendere. Somiglia quasi ad un trailer gigantesco ed infinito, il suo lavoro (specie nella prima parte), con flashback, camei, scene spesso poco utili alla trama, che si danno il cambio generando tanta confusione e fornendo la sensazione di un’operazione dedicata prevalentemente ad un fan-service a cui sta a cuore più l’aspetto visivo da simulare, che l’esperienza di una visione intrattenitiva di basso, medio o alto livello che sia. Il che, obiettivamente, è un peccato enorme, se riflettiamo a quante potenzialità poteva avere una storia del genere per divertirsi e per divertire: attingendo di prepotenza al parco attori/personaggi a sua disposizione e dandoci dentro a ruota libera sparando quella pazzia e quel dark-side non con la stessa delicatezza di una pistola ad aria compressa, bensì adoperandoli come punti di forza da cui trarre vantaggi a ripetizione.

deadshot harley quinnPerò dice di non essersi inginocchiato Ayer, di essere rimasto in piedi: citando con orgoglio il rivoluzionario Emiliano Zapata per rispondere alle critiche che la stampa statunitense ha mosso di recente al suo film. Se così fosse (e di dubbi ne abbiamo) vorrebbe dire che il “Suicide Squad” che abbiamo visto sia il prodotto puro e non contaminato che il regista aveva in mente sin dall’inizio, un prodotto che tuttavia somiglia maggiormente ai dettami e alle regole dell’industria contemporanea, piuttosto che alle idee cinematografiche di un regista che, prima di mettersi a giocare coi cine-comic, sicuramente, aveva dimostrato di non essere del tutto estraneo alla materia praticata (come pare emergere ora).
Di rivoluzionario comunque c’è ben poco, ad essere onesti, all’interno della sua opera: a parte il parallelismo tra buoni e cattivi tenuto in superficie (che errore), il Joker non convincente di Jared Leto - a cui non bastano trucco, costume e una risatina prolungata per guadagnarsi la pagnotta (e che si veda meno di quanto ci si potesse aspettare non fa differenza, anzi) - e un Will Smith protagonista a sorpresa, capace di rubare a tutti la scena, favorito anche da un personaggio scritto di gran lunga meglio degli altri. Di rivoluzionario, al massimo, nella sua opera potrebbe esserci l’ombra di un regista (e sceneggiatore) schiacciato dagli ordini di una major che, nonostante tutto, ha deciso di difendere pubblicamente: tirando in ballo frasi di ribellione di chi rivoluzionario lo è stato e limitando i danni di una collaborazione infelice che, guarda un po’, prima di rinnovare ammette di voler rivedere a tavolino. Ma queste, oltre ad essere solo supposizioni campate per aria, che ogni tanto facciamo per tentare di spiegare ciò che ci lascia perplessi, sono soprattutto elementi che con il cinema in sé hanno ben poco a che vedere e che distolgono l’attenzione.

La sostanza, alla fine, è che tra il caos di “Batman v Superman: Dawn Of Justice” e quello di “Suicide Squad” non passa poi molto: sono entrambi film scritti e diretti malissimo (quello di Ayer, forse, un tantino arrogante), pensati per fare box-office facile e mai curati con l’ambizione di provare almeno a raggiungere un risultato decente. E non serve tanto per rendersi conto di ciò, basterebbe accantonare un secondo quell’entusiasmo ingiustificato scatenato con furbizia durante l’attesa, non lasciarsi ipnotizzare dal cuscinetto astuto della colonna sonora e valutare obiettivamente quella che è la nuda e cruda realtà dei fatti.

Trailer:

mercoledì 3 agosto 2016

L'Era Glaciale: In Rotta Di Collisione - La Recensione

L'Era Glaciale 5 Poster
C’è chi si arrampica sugli specchi e chi, non contento, preferisce arrampicarsi nello spazio.
Riparte da qui “L’Era Glaciale”, dalle classiche peripezie di Scrat con la “sua” ghianda che stavolta finiscono per lanciarlo dritto, dritto in orbita: pilota incerto di una navicella spaziale gigantesca (per lui soprattutto), nella quale girovaga e impazza senza meta. Una trovata simpatica, coerente con le altre, che dà l’impressione di voler essere un cortometraggio a sé stante, ma che poi si fa input per un quinto capitolo della saga quantomeno inatteso.  La terra sta per esplodere infatti: una pioggia di asteroidi – complice, appunto, lo sbadato Scrat – ha minacciato la fine e, a breve, un grosso masso infuocato non lascerà scampo a nessuno, Sid, Manny e Diego compresi. Bisogna fare qualcosa, trovare una soluzione al problema e il temerario Buck, forse, sa come metterci una pezza.

Uno dei franchise più prolifici del genere d'animazione, allora, prosegue il suo tragitto zoppicando sempre di più, appoggiandosi a stravolgimenti narrativi estremi e puntando al legame e all’affetto che il pubblico - specie quello più piccolo - nutre per i suoi protagonisti. Da raccontare, in realtà, c’è rimasto quasi nulla, ormai si punta più a cercare pretesti, scuse, per non chiudere i battenti e trascinarsi oltremodo: inquadrando la pellicola, datata 2002, come fosse una meteora lontana lontana, quasi invisibile, e da celebrare.
A spingere questo “L'Era Glaciale: In Rotta Di Collisione” quindi ci pensano i comprimari, le spalle storiche, centellinate in passato e da spremere adesso come oro colato: su tutti un Buck in forma smagliante, detentore delle battute e dei momenti migliori, presente in scena come mai fino ad ora gli era stato concesso. Il furetto - doppiato in originale da Simon Pegg – è, dalla sua prima apparizione, l’elemento di rottura migliore, l’accelerazione unica di una macchina rimasta senza benzina, che quando deve tornare ad occuparsi delle sue “prime donne” stenta a tenere la strada e la sua direzione. I concetti intorno ai quali si gira, non a caso, cambiano di poco, sfiorando spesso il già visto e la ridondanza. Famiglia, crescita, rapporti sentimentali, tutti maneggiati in passato, anche con più cura, eppure ancora utili per inserire carne al fuoco e muovere situazioni.

Buck Simon PeggQuella diretta a quattro mani da Mike Thurmeier e Galen T. Chu, insomma, è una pellicola nulla a pretendere, a cui non dispiace affatto strizzare l’occhio ad un cinema preesistente (citato peraltro spudoratamente) e che dà priorità alla comicità slapstick, piuttosto che alla narrazione: sulla quale, invece, impiega una quantità di energie assai ridotte e demotivate (vedi i tre villain che sommati non riescono a farne uno buono). Lo scopo unico - ci dicono gli sketch e le varie freddure - è quello di strappare quante più risate possibili, di allietare il pubblico di riferimento, non facendo alcuna tragedia se l’accompagnatore di turno o il genitore dovesse rimanere meno entusiasta e/o poco interessato. Che, in caso di emergenza, tanto, ci sono le incursioni di Scrat a rimettere tutti d’accordo, a risvegliare eventuali torpori e a rivitalizzare una piattezza, la cui misura, comunque, può variare da soggetto a soggetto.

L’importante è rimanere in giro, a quanto pare, vicino alle nostre vite e a quelle di chi, nel corso degli anni, è arrivato dopo, allargando, magari, la nostra famiglia proprio come ha saputo allargarsi quella dei tre amiconi del film. Che al costo di arrampicarsi sugli specchi prima e nello spazio poi, pare abbiano deciso di gravitare ancora a lungo intorno alle nostre bendisposte orbite.

Trailer:

Paradise Beach: Dentro L’Incubo - La Recensione

paradise beach poster
La vacanza esotica, la spiaggia segreta, il mare da favola.
In effetti somiglia a un paradiso il luogo in cui Blake Lively decide di andare a surfare prendendosi una pausa dalla sua famiglia; da una tragedia che l’ha appena colpita e da quelle scelte difficili che stanno sempre li a chiederti se vale la pena o meno continuare a lottare. Sembra il posto giusto per svagarsi, distendersi e, magari, tra una nuotata e l’altra, riflettere: questo almeno se di mezzo non ci si mettesse un grosso squalo testardissimo, che non ci sta ad arrendersi e con pazienza decide di girarti intorno aspettando che lo scoglio su cui hai trovato riparo venga coperto dall’imminente alta marea e ti rimetta alle sue fauci.

Perché a volte la vita fa anche un po’ così: quando ti trovi in una fase di transizione, confuso, in alto mare con le scelte, anziché tirarti un salvagente e venirti a salvare, preferisce afferrarti per la gamba e trascinarti a fondo; lo fa per vedere se hai ancora voglia di restare a galla, se l’istinto di lottare ancora respira e se il suo respiro è più in forma di quello della sua controparte, la resa. Metaforicamente infatti è un po’ questa la lettura che c’è sotto a “Paradise Beach: Dentro L’Incubo”, magari, un tantino meno stirata e sistemata rispetto a come ve l’abbiamo riassunta noi, ma comunque piuttosto ordinata per non sfigurare accanto al vestito principale del survival-movie spettacolare su cui il regista Jaume Collet-Serra, legittimamente, tende a voler porre l’accento. Non si perde troppo in fronzoli infatti la pellicola, servendosi di pochi minuti per mettere i puntini sulle “i” e di altrettanto pochi per giungere al dunque e cominciare la sua discesa al cardiopalma fatta di sangue, corse contro il tempo, false speranze e prese di coscienza drastiche quanto sopra ai confini della realtà.
Questo, chiaramente, dopo aver messo abbondantemente in risalto le curve e la sensualità di una Lively su cui, ad essere onesti, esteticamente parlando, ci sarebbe ben poco da dire e molto da osservare.

blake livelyDel resto, è inutile girarci intorno, l’influenza dei b-movie ultimi sugli squali, questo “Paradise Beach: Dentro L’Incubo” l’ha sentita tutta, l’ha assorbita e l’ha fatta sua. I momenti in cui l’action di grana grossa sale in primo piano e si lascia andare a scene ironiche, assurde, capaci di strappare risate, ma non per questo di rinunciare all’ansia di fondo, ci sono, ma tuttavia non riescono a buttare giù un intelaiatura che funziona egregiamente e non mostra mai il fianco per potersi ammaccare. E’ solidissimo il film di Collet-Serra, determinato, scorre via veloce e ti prende allo stomaco come farebbe uno squalo in acqua. Non ti permette mai di mollare la presa, lasciando che l’agitazione ti divori e che il panico incalzi. Usa ogni arma a sua disposizione il regista, che sia questa lecita o meno: dalle inquadrature larghe a quelle strette, dalla musica sviante, ai colpi bassi, fino alle immagini iper-realistiche di quelle Go-Pro, tanto di moda, che oggi permettono di filmare, in diretta, in prima persona, ogni tipo di situazione estrema.

Preso per quello che è, allora, questo ennesimo film sugli squali assassini non può che soddisfare appieno i palati dei suoi appassionati. Certo, chi si aspettava di vedere l’erede de “Lo Squalo” di Steven Spielberg, forse, si accorgerà presto di aver sbagliato sala, ma con molte probabilità è possibile che, anziché, alzarsi ed uscire insoddisfatto, deciderà di restare lo stesso. Scoprendo suo malgrado che, qualche volta, anche un prodotto di serie-b, se curato con una mentalità da serie-a, può avere il diritto di dire la sua e di dirla persino chiara e forte.

Trailer:

lunedì 1 agosto 2016

[HOME VIDEO] The Invitation - La Recensione del Blu-Ray Disc


Di “The Invitation” e della sua bellezza, su queste pagine, ve ne avevamo già parlato qualche tempo fa (qui di preciso). Vi avevamo informato che secondo noi aveva tutte le carte in regola per consacrarsi come miglior horror dell’anno (se non fosse che da noi “It Follows” è uscito quest’anno anziché l’anno scorso): capace di catturare immediatamente l’attenzione attraverso la sua eleganza, il ticchettio silenzioso che promette, ma non giura l’esplosione e quella dose di ansia e di allerta cosparsa durante la cena che occupa, in pratica, oltre tre quarti dell’intero film.

Perché quello diretto da Karyn Kusama è un horror che per buona parte si maschera da thriller psicologico; che ama giocare con la suspense; con un protagonista reduce da un evento shoccante, del quale sappiamo inizialmente poco o nulla, tranne che è stato condiviso con una moglie scomparsa per due anni dalla circolazione e ora rispuntata con un invito distinto (quello del titolo) nel quale richiama al raduno, nella sua villa, tutti i vecchi amici lasciati in sospeso - lui compreso - per festeggiare la sua guarigione.
Un canovaccio che permette alla Kusama di manipolarci, di tenerci sotto scacco nel senso migliore del termine, regalando a noi spettatori gli indizi per costruire autonomamente varie piste risolutive, puntualmente poi smontate e rimontate, in successione, per via dei vari elementi, spesso fuorvianti, che nel corso della cena in questione fanno capolino tra dialoghi dei personaggi, atteggiamenti e insinuazioni registiche furbe ed ingegnose. Gli piace mischiare le carte a "The Invitation", non c'è che dire, confondere su quale sia davvero la realtà e quale sia la finzione, su dove si celi il male e dove no, restando sempre un passo avanti a tutti per non mancare l'appuntamento con quel finale ben preparato e di grande effetto.

Siamo contenti, insomma, che pur non avendolo potuto vedere in sala, alla fine, questo titolo sia riuscito ad arrivare in Italia. L'uscita in home video per noi è un ottima scusa per poterne riparlare, sollecitando ancora tutti voi che ci seguite a recuperare, il prima possibile, questa piccola grande gemma, fin troppo sottovalutata.

Il Blu-Ray Disc in edizione italiana prevede le seguenti specifiche tecniche:
Dischi: 1
Formato Video: Anamorfico 2,40:1
Tracce Audio: Italiano DTS HD 5.1, Inglese DTS HD 5.1
Sottotitoli: Italiano
Durata: 100 Minuti ca.
Contenuti Speciali: Booklet, Dietro Le Quinte, Trailer
Confezione: Slipcase
Casa di Distribuzione: Midnight Factory
Distributore Home Video: Koch Media
Data di Uscita: 21 Luglio 2016

Trailer:

[HOME VIDEO] The Homesman - La Recensione del Blu-Ray Disc


A Cannes, due anni fa, fu uno dei film più apprezzati del concorso, un western acuto e raffinato che raccolse solo belle parole, ma non abbastanza, a quanto pare, da permettergli una distribuzione nei cinema italiani.

Il “The Homesman” diretto e interpretato da Tommy Lee Jones, con protagonista Hilary Swank, infatti è uno di quei casi strani dove, probabilmente, a fare gioco forza, e a rallentare la distribuzione, è stato un genere che, specie nel nostro paese, trova sempre difficoltà a ottenere collocazione e pubblico di riferimento. Un genere che però, nel caso specifico, travalica il suo confine, sfociando in ragionamenti assai più vasti che coinvolgono contrasti e differenze tra mondo maschile e mondo femminile: crepe evidenti di una società che ieri come oggi è ancora piuttosto lontana dall’armonia e dall’equilibrio teoricamente inseguito e/o sbandierato.
Ed è proprio il girl power della Swank a fare della pellicola un prodotto controcorrente e degno di nota, il suo essere - in un contesto totalmente maschilista - donna tosta e coraggiosa, disposta anche a proporsi spontaneamente agli uomini pur di colmare il suo status, non comodo, di nubile: compito che si rivela, per una come lei, piuttosto arduo da portare a termine e che la spinge ad accettare - a dispetto del rifiuto generale - il trasporto di un carro carico di tre donne malate di mente, da Ovest a Est, costrette a trasferirsi per non recare danno ai loro mariti e, magari, trovare cure più efficaci in una parte del paese decisamente meglio sviluppata e meno arida. A fargli compagnia nel viaggio, il personaggio di Jones: un tipo a dir poco bislacco, caricato a bordo per caso, che ha parecchio da insegnare alla sua controparte, così come da imparare.

Come tutti i western che si rispettino allora “The Homesman” cura minuziosamente la sua parte estetica, procedendo con fare adagiato verso un percorso ricco di insidie e di mutamenti e rispettando maniacalmente i canoni principali di ciò che rappresenta. Eppure, allo stesso tempo, fa di tutto per deviare gli standard, per tradirne i contenuti, scavando a fondo, intimamente, su tematiche estranee al genere e ritagliandosi uno spazio ed un richiamo che solo un autore intelligente come Jones e pochi altri potevano fornirgli.
Impreziosendo il film con delle tinte rosa anomale, quanto adorabili.

Il Blu-Ray Disc in edizione italiana prevede le seguenti specifiche tecniche:
Dischi: 1
Formato Video: Anamorfico 2,35:1
Tracce Audio: Italiano DTS 5.1, Inglese DTS 5.1
Sottotitoli: Italiano
Durata: 122 Minuti ca.
Contenuti Speciali: La Storia, I Protagonisti, Trailer
Confezione: Amaray
Casa di Distribuzione: Kiddo Film
Distributore Home Video: Koch Media
Data di Uscita: 21 Luglio 2016

Trailer:

[HOME VIDEO] The Dark Horse - La Recensione del DVD-Video


In patria è stato un caso cinematografico assoluto, vincendo il premio come Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Sceneggiatura, Miglior Attore Protagonista e Miglior Attore Non Protagonista agli New Zealand Film Award, venendo consacrato dalla critica come “uno dei migliori film neozelandesi mai fatti”. Da noi, in Italia, non è mai passato al cinema, ma “The Dark Horse”, opera seconda del regista, scrittore e produttore neozelandese James William Napier Robertson, da adesso è disponibile in home video.

La storia che racconta è quella vera di Genesis Potini, un campione di scacchi affetto da disturbo bipolare che, per cercare di reintegrarsi fuori dall’istituto che lo ha curato e tenere sotto controllo la sua mente, accetta di insegnare ad un gruppo di ragazzini disagiati i suoi trucchi del mestiere, puntando all’iscrizione dell’intera squadra in un torneo ad hoc con tanto di trofeo finale. Dentro quella che poteva essere però una variante di “School Of Rock”, brillante e divertente, in realtà, si cela uno sguardo anche piuttosto drammatico, urgente e inaspettato, relativo ad una società nella quale la speranza di un futuro positivo e sereno è ridotta all’osso, a scapito della scappatoia criminale, vista come unico appiglio di sopravvivenza e fonte di guadagno.

Quel Dark Horse, allora, che inizialmente è il soprannome di Genesis - guadagnato sul campo, o per dirla meglio, attorno alla scacchiera - diventa un indizio per inquadrare un po’ tutti personaggi della pellicola, persone che, appunto, per raggiungere un obiettivo, un sogno nella loro vita, sono costretti a cominciare da sfavoriti per non dire spacciati, ritrovandosi nelle mani di un uomo instabile, complicato, che tuttavia ha nelle sue mani il potere e la forza di cambiare un futuro altrimenti segnato.
Una valutazione inedita, nuova, per quanto riguarda un paese che - sottende Robertson - non è solo Peter Jackson e Terra di Mezzo, ma anche tonalità di nero e sofferenza sulle quali, forse, è giunto il momento di aprire un occhio.

Il DVD-Video in edizione italiana prevede le seguenti specifiche tecniche:
Dischi: 1
Formato Video: Anamorfico 1,35:1
Tracce Audio: Italiano Dolby Digital 5.1, Inglese Dolby Digital 5.1, Italiano DTS 5.1
Sottotitoli: Italiano
Durata: 119 Minuti ca.
Contenuti Speciali: Trailer
Confezione: Amaray
Casa di Distribuzione: Koch Media
Distributore Home Video: Koch Media
Data di Uscita: 5 Luglio 2016

Trailer: