IL SITO DEDICATO AL CINEMA IDEATO, SCRITTO E DIRETTO DA GIORDANO CAPUTO

martedì 31 maggio 2016

Warcraft: L'Inizio - La Recensione

Io un po' il mondo di Warcraft lo conosco, ci ho giocato (divertendomi anche), era se non sbaglio nella prima release del gioco, quando ancora espansioni, seguiti e partite online non avevano preso il sopravvento e rivoluzionato la totale esperienza del gaming. Ricordo poco, in realtà, degli scopi e delle funzioni, anzi, a dire il vero non ricordo neppure se il personaggio che pilotavo fosse umano o orco, di una cosa però ero piuttosto convinto quando è cominciata a girare la voce di un adattamento cinematografico, e cioè che sarebbe stata la solita pacchianata architettata a dovere per racimolare al box-office l'attenzione degli affezionati e degli ingenui.
Questo, almeno, fino a quando dietro al progetto non è sbucato il nome di Duncan Jones.

Per il talentuoso regista di "Moon" e di "Source Code" infatti si trattava della prima volta alle prese con un blockbuster, la prima volta lontano dalla fantascienza e a contatto con il fantasy: cambiamento repentino, coraggioso per la sua carriera, che poteva avere mille significati, ma che senza dubbio, secondo chi scrive, meritava di avere un minimo di attenzione. Un'attenzione che, fortunatamente, "Warcraft: L'Inizio", seppur zoppicando, in particolar modo nel suo segmento iniziale, ripaga quasi interamente, evidenziando le difficoltà fisiologiche di chi fa il salto più lungo della gamba, ma sfoggiando contemporaneamente l'intelligenza di fondo di chi conosce, ha studiato il genere, e ha voglia di riproporlo secondo la sua personale rivisitazione. Perché se togliamo di mezzo un prologo che fa tanto PlayStation 4 o affini, e un set-up dei protagonisti, magari, piuttosto grezzo e rivedibile, quando entra nel vivo la pellicola di Jones appassiona e affascina, contaminandosi delle influenze inevitabili di padri fondatori come "Il Signore Degli Anelli" e "Star Wars", dai quali va a rubare moltissimi spunti senza, tuttavia, risultare mai sfacciata o seccante.
C'è un mondo capovolto, allora, a fare da impianto, dove gli umani predicano integrazione e pace, mentre gli orchi, costretti a lasciare la loro terra distrutta, invadono con violenza, divulgando il credo a cui appartengono di popolo che vive per la guerra (metafora?), questo mentre guardiani e maghi-profani dovrebbero garantire l'ordine e donne autoritarie e tenaci fungono da ago della bilancia (sia da un lato che dall'altro), influenzando mariti e/o uomini di gerarchie superiori.

Materiale dalle potenzialità rilevanti, insomma, di matrice pericolosa, ma con cui Jones non ha alcuna paura di scottarsi e farsi male. L'obiettivo è quello di scomporre e ricomporre il videogioco di origine adattandolo alle esigenze e alle regole del suo nuovo habitat, scrollandogli di dosso reminiscenze e scorie in grado di confondere o di destabilizzare lo spettatore esperto e non. Opta, quindi, per un linguaggio discrepante, il regista, composto per lo più da inquadrature strette e strettissime, esaltate dalla potenza visiva di una CGI che gli permette di non rinunciare al fascino, al realismo e alla spettacolarità tipica della materia. Viene fuori con la pazienza, la sua mano, la sua personalità, con l'affanno di chi, è al corrente di stare sui carboni ardenti, eppure non rinuncia a proseguire in avanti, testardo. Che tanto i conti, lo sappiamo, si fanno alla fine, ovvero dopo che l'epicità di "Warcraft: L'Inizio", una volta rodata, fuoriesce e trasporta, dopo che l'attenzione verso i personaggi secondari aumenta e le loro sottotrame arricchiscono la tela (con gli orchi che ci guadagnano in umanità), dopo che l'impresa di far ricredere praticamente tutti (compreso il sottoscritto) è compiuta, incentivando il gusto per un secondo capitolo (sulla carta) già programmato.

Per cui, no, non ci ha rimesso la pelle Jones, se l'è cavata, con qualche livido, ma è rimasto in piedi. Il suo fantasy con tutte le imperfezioni del caso - che ci sono e sono evidenti, sia chiaro - funziona comunque meglio di tanti altri - "Lo Hobbit" compreso - che tecnicamente e strutturalmente partivano assai più consolidati e preparati, ma sprovvisti di quel cuore pulsante fondamentale.
Poi, siamo d'accordo, che ci sia da migliorare nessuno lo nega, ed è un discorso in cui entrano in ballo voglia, tempo e altri fattori. Anche se il ragazzo, va detto, con questo carattere e questo apprendimento, fa sembrare tutto semplice e confortante, come fosse una passeggiata di salute.

Trailer:

lunedì 30 maggio 2016

Il Drago Invisibile - Teaser Trailer Italiano Ufficiale


Arriva online il teaser trailer italiano, ufficiale, di "Il Drago Invisibile", remake della pellicola del 1977 "Elliot: Il Drago Invisibile. Diretto dal regista David Lowery e interpretato da un cast che vede il piccolo Oakes Fegley supportato da Bryce Dallas Howard, Robert Redford, Wes BentleyOona Laurence, il film uscirà nelle nostre sale il prossimo 10 di Agosto.

Teaser Trailer Ufficiale Italiano:

Sinossi (Ufficiale):
Per anni il signor Meacham (Robert Redford), un vecchio intagliatore di legno, ha affascinato i bambini della sua città raccontando le storie di un feroce drago che si nasconde nelle foreste del Pacific Northwest. Per sua figlia Grace (Bryce Dallas Howard), che lavora come guardia forestale, queste storie non sono altro che leggende, finché non incontra Pete (Oakes Fegley). Pete è un misterioso bambino di dieci anni, senza casa né famiglia, che sostiene di vivere nella foresta insieme a un gigantesco drago verde di nome Elliott. Stando alle descrizioni di Pete, Elliott sembra estremamente simile al drago presente nei racconti del signor Meacham. Con l’aiuto dell’undicenne Natalie (Oona Laurence), figlia di Jack (Wes Bentley) proprietario della segheria locale, Grace deciderà di scoprire la verità su Pete e sul suo incredibile drago.

mercoledì 25 maggio 2016

Somnia - La Recensione

Sembra la storia di un X-Men: Cody, bambino di appena otto anni, ha il potere (da quando ancora era nella pancia della madre) di trasferire nella realtà che lo circonda ciò che il suo subconscio gli architetta nella mente durante il sonno, nel bene come nel male, sogni come incubi. Causa che lo porta, dopo la morte della madre biologica, a saltare di famiglia in famiglia, venendo sempre respinto e causando, involontariamente, incidenti spaventosi o tragedie. Eppure non si tratta di un mutante, Cody è un bambino comune, il suo universo - seppur contaminato da una componente soprannaturale - è comune, così come persino la sua tendenza a generare male e sofferenze è comune.

E' un horror psicologico infatti "Somnia", che analizza la tematica dell'elaborazione del lutto a vari livelli, prendendo in esame un bambino orfano che percepisce la realtà con la fantasia propria della sua età, e una famiglia, l'ultima a cui va in adozione, che lo accoglie in casa per cercare di superare la perdita prematura del loro figlio che, la madre più del padre, fatica ad accettare e a mettersi alle spalle. Ognuno sembra essere, dunque, la cura per l'altro: da un lato una madre che vuole recuperare fiducia nel ruolo, voltando pagina, e dall'altro un bambino dolce, educato e impaurito che vorrebbe solamente venire accettato per quello che è, dovesse costargli il sonno o, in alternativa, l'esaudire desideri logici, ma dannosi, richiesti da chi lo ha appena accolto.
Alza l'asticella insomma il regista Mike Flanagan, giunto al suo terzo lungometraggio di genere si avvicina sempre di più alle porte del mainstream, maneggiandolo, però, con lo stesso riguardo e la stessa intelligenza delle operazioni low budget, o indipendenti, che meglio conosce e di cui trattiene (fortunatamente) gli insegnamenti. Di trappole infatti in questo frangente ce n'erano tante, troppe forse, eppure lui con maestria riesce ad evitarle tutte senza affanni, voltando le spalle ad ogni tipo di stereotipo, restando distante dall'apparire scontato e, al tempo stesso, mantenendo altissima la dose di tensione e di cattura con cui agganciare lo spettatore.

Perché trasmette ansia "Somnia", a tratti, ma a grandi dosi. E lo fa non tanto attraverso i mostri e le conseguenze generate dai poteri del suo protagonista magico, quanto con le sfumature e le situazioni che sfrutta a suo vantaggio e con cui va a colpire l'emotività e la sensibilità collettiva, permettendosi anche il lusso di non dover ricorrere, per forza, ad immagini demoniache o surrogati tipici. Flanagan, del resto, sulla lista delle cose da fare non ha l'obiettivo di spaventare gratuitamente, anzi, il suo è più un cammino al contrario, un cammino verso il risanamento, verso l'annullamento di quelle paure e di quei fantasmi che se da un fronte vengono manifestati e agiscono, dall'altro no, ma esistono in egual misura. E per risolverli, per acchiapparli, per disinfestare le vite dei suoi pazienti, il regista ha bisogno di mettere prima a fuoco la loro condizione interiore, di lasciarli esprimere, sbagliare, sfogare, facendogli pagare caro ogni errore, ma avvicinandoli passo, passo, alla comprensione e, forse, alla guarigione.

D'altronde pagare con la vita che ci appartiene disgrazie su cui non si è avuto alcun controllo è un prezzo fin troppo caro da mandare giù, meglio allora prendere il toro per le corna, graffiarsi, magari, rischiare tutto, ma combattere per avere (o tornare ad avere) quelle prospettive e quel futuro che di diritto ci spetta.
Per questo combattono i personaggi di Flanagan, per questo lui si è spremuto le meningi e per questo ha dato vita ad una pellicola angosciosissima, praticamente impeccabile, che involontariamente potremmo considerare anche come il miglior spin-off su un X-Men che sia mai stato realizzato al cinema.

Trailer:

Sing - Secondo Trailer Italiano


La Universal ha rilasciato il secondo trailer italiano di "Sing", film d'animazione scritto e diretto da
Garth Jennings, con le voci originali di Matthew McConaughey, Reese Witherspoon, Seth MacFarlane, Scarlett Johansson, John C. Reilly e Leslie Jones, al cinema dal 26 Gennaio 2017.

Secondo Trailer Italiano:


Sinossi (Ufficiale):
Ambientato in un mondo come il nostro, ma abitato interamente da animali, "Sing" racconta la storia di Buster Moon (con la voce originale del premio Oscar® Matthew McConaughey), un elegante koala proprietario di un teatro un tempo grandioso ormai caduto in disgrazia. Buster è un eterno ottimista — va bene, forse è un po' un furfante — che ama il teatro più di qualsiasi altra cosa e che farà il possibile per salvaguardarlo. Di fronte allo sgretolamento della ambizione della sua vita, Buster ha un'ultima occasione di ripristinare il suo gioiello in declino al suo antico splendore, producendo la più grande competizione canora al mondo. Saranno cinque i concorrenti ad emergere: un topo (voce originale di Seth MacFarlane) tanto bravo a canticchiare quanto ad imbrogliare; una timida elefantina adolescente (voce originale di Tori Kelly) con un enorme caso di ansia da palcoscenico; una madre sovraccarica (voce originale del premio Oscar® Reese Witherspoon) che si fa in quattro per occuparsi di una cucciolata di venticinque maialini; un giovane gorilla (voce originale di Taron Egerton) che sta cercando di allontanarsi dai reati della sua famiglia di delinquenti; ed una porcospina punk-rock (voce originale di Scarlett Johansson) che ha difficoltà a liberarsi di un fidanzato arrogante e a diventare solista. Ogni animale si presenta all'ingresso del teatro di Buster convinto che questa sarà l'occasione per cambiare il corso della propria vita.

martedì 24 maggio 2016

Julieta - La Recensione

Da Alice Munro e dai suoi racconti, Pedro Almodovar ha preso solo ciò che più si avvicinava alle sue corde, dribblando quindi qualunque rischio di arricchimento o, per dirla diversamente, di snaturalizzazione.

Quello di "Julieta" è un Almodovar autentico infatti che, come gli artisti coi propri quadri, nei titoli di testa ormai si firma senza il bisogno di mettere il nome, e nella sua tela inserisce - per farsi riconoscere a colpo d'occhio - i tratti distintivi di una poetica che non può fare a meno della drammaticità estrema, del racconto a ritroso, degli amori passionali, dei sensi di colpa, delle fragilità umane e delle relazioni omosessuali (in questo caso ridotte all'osso e accennate di sfuggita). Torna a ricalpestare quindi i territori che più gli appartengono, il regista, con una storia al femminile, stesa su due piani temporali, in cui la Julieta del titolo, scrivendo un libro, decide di rivolgersi alla figlia scomparsa da anni e fuggita chissà dove, confessandole i dettagli di un passato familiare travagliato e irrisolto, cruciale per entrambe e responsabile dei profondi lividi e delle ferite che ancora, con dolore, tutt'e due conservano dentro. Già, lividi e ferite, due aspetti fondamentali a cui la pellicola vuole dare ampio risalto, simboleggiandoli attraverso due colori primari come il blu ed il rosso, che in coppia, cambiando magari ogni volta posto e modalità di esposizione, non abbandonano praticamente mai la scena, alterandola sia nello spirito che nell'assimilazione. Colpo di classe, inserito forse sottotraccia, con il quale Almodovar va a lavorare sull'estetica e sulle atmosfere, ponendo l'accento sul conflitto interiore che gli sta a cuore e mantenendo acceso il melodramma persino laddove il dialogo o l'azione si fermano o sono assenti.

E in effetti non è nei silenzi che "Julieta" mostra i suoi più grandi difetti, come nemmeno in quella sua parentesi di passione e di carne, nella quale, probabilmente, il regista spagnolo riesce a dare il meglio di sé, sia per immagini che per esaltazione di corpi, femminili come maschili. Sono i dialoghi, in realtà, a non funzionare, a creare i disagi, accompagnati il più delle volte da una messa in scena finta e stonata, con la quale si rischia di sconfinare - in termini di attendibilità e di enfasi - in quel palcoscenico di fiction televisive nostrane, in cui la qualità è secondaria e la credibilità pure (la scena in cui viene fatta una rivelazione traumatica alla piccola Antia è sconcertante e lo stesso vale per la reazione che, poco dopo, mette in mostra durante una partita a basket con la sua migliore amica). Un crollo che, costante, si fa largo durante tutta la seconda parte della pellicola, dove una dilatazione programmata e il dover virare verso una deriva strappalacrime, viscerale e, sulla carta, deflagrante portano la stessa a naufragare in alto mare e a sbattere sugli scogli: imbarcando acqua più del previsto e perdendo quindi quella rotta non eccezionale, ma gradevole, a cui comunque prima, per una buona parte, ci aveva lasciati abituare. L'emotività, anziché detonare o salire in superficie, allora, ne risente e affonda, disperdendosi trascinata dalla corrente e allontanandosi inesorabilmente, onda dopo onda, dalla base: lasciando noi spettatori impassibili, stanchi e più interessati ai titoli di coda che al resto.

E pensare che era partito con un viaggio Almodovar, con le citazioni di Ulisse e Calipso e riferimenti sparsi alla mitologia greca. Voleva riaffermare il suo cinema, il suo essere, portandosi da casa il bagaglio integrale degli attrezzi per riuscire nell'operazione senza incontrare intoppi. La sensazione, però, è che da qualche tempo la sua vena artistica si sia un tantino spenta, o che forse sia attiva a intermittenza, sta di fatto che ciò non è sufficiente per giudicare compiuta o passabile un'opera svogliata, scarica e a tratti addirittura involontariamente ridicola come "Julieta", che tra l'altro, poi, nulla va ad aggiungere o togliere alla sua, apprezzabile o meno, rinomata filmografia.

Trailer:

lunedì 23 maggio 2016

[HOME VIDEO] La Grande Scommessa - La Recensione del Blu-Ray Disc


Di quanto fossimo rimasti soddisfatti da "La Grande Scommessa" ve ne avevamo già parlato qualche mese fa, periodo dell'uscita della pellicola al cinema (potete leggere qui la recensione). In questi giorni, tuttavia, il film di Adam McKay è uscito in edizione home video, il che è un pretesto perfetto per colmare un eventuale lacuna e comprendere i motivi che lo hanno portato ad essere nominato tra i migliori lavori dell'anno passato.

Basato su una storia vera (e ispirato al libro best-seller di Michael Lewis) e con un cast stellare composto da Christian Bale, Steve Carell, Ryan Gosling e Brad Pitt, "La Grande Scommessa" narra le vicende di quattro investitori visionari - al contrario di quanto mostrato dalle grandi banche, dai media e dal governo stesso - che intuiscono che l’andamento dei mercati finanziari avrebbe portato presto alla crisi mondiale dell’economia. Decidono così di mettere in piedi una grande scommessa, investendo coraggiosamente i loro investimenti contro il sistema, andandosi a scontrare con i meandri oscuri dei meccanismi bancari moderni e iniziando a dubitare di tutto e tutti.

Il Blu-Ray in edizione italiana prevede le seguenti specifiche tecniche:
Dischi: 1
Formato Video: 2,40:1 Anamorfico 1080p
Tracce Audio: Inglese DTS:X / Italiano, Inglese Descrizione Audio, Francese, Giapponese, Spagnolo, Tedesco Dolby Digital 5.1 Surround / Inglese Headphone:X
Sottotitoli: Italiano, Inglese, Inglese Per Non Udenti, Danese, Finlandese, Francese, Giapponese, Norvegese, Olandese, Spagnolo, Svedese, Tedesco
Durata: 130 Minuti ca.
Contenuti Speciali: Scene Eliminate, Quotazioni: Il Casting, Il Grande Salto: Adam McKay, Eroi Improbabili: I Personaggi De "La Grande Scommessa", Il Castello di Carte: L’Ascesa Della Caduta, Realismo: Ricreare Un’Epoca
Confezione: Amaray
Casa di Distribuzione: Paramount
Distributore Home Video: Universal Pictures Home Entertainment
Data di Uscita: 4 Maggio 2016

Trailer:

Star Trek Beyond - Secondo Trailer Ufficiale Italiano


Disponibile il secondo trailer italiano di "Star Trek Beyond", il terzo capitolo della saga dopo il reboot di J.J. Abrams, diretto da Justin Lin, con Chris Pine, Zachary Quinto, Simon Pegg, Karl Urban, Zoe Saldana, John Cho, Anton Yelchin e il nuovo entrato Idris Elba in uscita il prossimo 21 Luglio in Italia.

Secondo Trailer Italiano Ufficiale:

Festival di Cannes 2016 - Tutti i Vincitori


Si è conclusa la 69a edizione del Festival di Cannes, di seguito la lista dei vincitori:

Palma d'Oro: "I, Daniel Blake" di Ken Loach

Gran Premio Della Giuria: "Juste La Fin Du Monde" di Xavier Dolan

Premio alla Regia: a ex-aequo Cristian Mungiu per "Bacalaureat" e Olivier Assayas per "Personal Shopper"

Premio della Giuria: "American Honey" di Andrea Arnold

Premio alla Sceneggiatura: Asghar Farhadi per "The Salesman"

Premio per l'Interpretazione Femminile: Jaclyn Jose per "Ma' Rosa" di Brillante Mendoza

Premio per l'Interpretazione Maschile: Shahab Hosseini per "The Salesman" di Asghar Farhadi

Camera d'Or per la miglior Opera Prima: "Divines" di Houda Benyamina

Palma d'Oro per il miglior cortometraggio: "Timecode" di Juanjo Gimenez

Menzione speciale: "The Girl Who Danced With The Devil" di Joao Paulo Miranda Maria

sabato 21 maggio 2016

The Nice Guys - Conferenza Stampa



Nella sala gremita che li stava aspettando con ansia e (non poche) speranze, Russell Crowe e Ryan Gosling (o Rino Ragazzino, come lo chiama ripetutamente un divertito Crowe) ci arrivano con un ritardo che potremmo tranquillamente arrotondare a un’ora. Il motivo - sembrano vociferare alcune voci in sala - è una piccola gita per Roma, a piedi, che i Nice Guys devono avere improvvisato di loro pugno, al quale poi si è cercato di porre rimedio, facendoli rientrare alla base e rimettendoli in ordine il prima possibile: non evitando, comunque, leggeri fastidi e nervosismi da parte dei presenti.
Appena fanno capolino nel corridoio della sala, che li accompagna sul palco allestito appositamente per loro, però, ogni malumore magicamente svanisce e lascia spazio all’entusiasmo, alle risate e alla bellezza (il tasso di quote rosa presente è altissimo, ovviamente), non solo di un Gosling ormai ufficialmente sex symbol, ma anche di un Crowe che se dovesse aver perso qualcosa in estetica, sicuramente, ne compensa in simpatia e in disponibilità. Insieme a loro - oscurati forse dai professionisti-fan, ma tutt’altro che da sottovalutare - il regista e sceneggiatore Shane Black e il produttore Joel Silver.

In un clima improvvisamente disteso si comincia allora con le domande, chiamando subito a rapporto Shane Black, al quale viene chiesto se rispetto ai suoi film anni '80, in questo suo ultimo, il giustizialismo reaganiano venga un po' messo da parte, mandando a benedire quel trittico composto da vincitori assoluti, male debellato e cattivi condannati. "Secondo me alla base di "The Nice Guys" ci sono le piccole vittorie, non grandi, né tantomeno importanti", dice il regista, "Se prendiamo come esempio “Il Gladiatore”, aggiunge, servendosi del filo conduttore Russell Crowe, "Anche li il protagonista non vince in maniera assoluta, forse alla fine siamo felici di vedere che il cattivo muore, però il personaggio principale trova una pace incerta, ma una pace che comunque gli permette di vivere in quel mondo corrotto. Si tratta di una piccola vittoria, ed è lo stesso principio che troviamo anche qui".

Dopo di che, la palla passa immediatamente alle due star, anzi alle due Rock Star, sarebbe il caso di dire, a cui viene chiesto se per interpretare l'accoppiata del film hanno preso spunto da altre celebri coppie cinematografiche del passato. Una domanda alla quale Russell Crowe, cavalcando l'onda della simpatia, risponde con un secco: "Io ho guardato Ryan ne “Il Giovane Ercole"!”. Affermazione alla quale Ryan Gosling si accoda, rispondendo: "E’ li che ho cominciato a sentirmi sexy, sai?! E Crowe, volendo mettere l'ultima parola, aggiunge: "Bè, è stato girato in Nuova Zelanda, la Nuova Zelanda è il cuore degli uomini sexy!". Un duetto esilarante, che scalda la sala e con il quale i due dimostrano di non aver perso per niente l'alchimia ostentata nel film, del quale poi vanno a parlare anche in maniera seria, cominciando proprio da Gosling che ammette: "In realtà era tutto sul copione di Shane, non serviva prendere spunto da nient'altro. Lui è un maestro del genere e questi personaggi erano fantastici già sulla carta. Consideravo una sfida il poterli abitare e rappresentare, per cui non avevo bisogno di altri spunti. Erano e dovevano rimanere dei personaggi unici". A lui si aggancia Crowe che aggiunge: "Sia io che Ryan siamo dei cinefili per cui conoscevamo bene coppie storiche come Stanlio e Olio, Gianni e Pinotto, Bing Crosby e Bob Hope, Gene Wilder e Richard Pryor. Sono tutti personaggi che hanno differenze fisiche tra loro, ma nulla di tutto questo serviva a noi per questo film. Avevamo dei personaggi definiti benissimo e a noi toccava solo dargli vita mantenendo vivo il loro spirito originale".

A chi incalza e, non soddisfatto, chiede ai due attori se sia stato difficile per loro passare dai film drammatici ad un film comico come questo, Gosling replica diretto con: "Una cosa che non capisco è perché nei film drammatici c’è questa asportazione chirurgica delle parti comiche. Tante volte succede che tu in un film drammatico vai a metterci delle cose comiche, ma poi in fase di montaggio queste vengono tagliate e finiscono sul pavimento. Io trovo che l'elemento comico in un film drammatico sia uno strumento disarmante, rende più suscettibile lo spettatore verso quello che sarà il “cazzotto emotivo” finale. Trovo che, in questo caso, sia stato molto bello lavorare con Shane perché ci ha consentito di mettere nel film tutto quello che era necessario, così anche l’esplosione e la parte d’azione hanno avuto tutt'un altro risultato. Tra l'altro, devo dire, che a me piace molto fare film comici. Ti permettono di sapere subito se la scena funziona o meno. Non hai bisogno di verificarlo dopo, te ne accorgi all’istante. Se qualcosa non gira puoi sistemarla, mentre con i film drammatici la faccenda è diversa". "Sono d'accordo", dice Crowe, "Anche io ne “Il Gladiatore” ho fatto delle cose comiche. Per esempio nella scena dove decapito il tizio con due spade avrei potuto benissimo utilizzarne una sola, ma con due l'effetto era migliore! Insomma, può sembrare strano, ma è per me è lo stesso. Gli stessi sforzi e lo stesso impegno che utilizzo in un film drammatico li inserisco anche in un film comico. Ed è una cosa che ho riscontrato anche in Ryan, parlando, discutendo e vedendolo lavorare. Abbiamo avuto tanta libertà da parte di Shane, ci ha lasciato sempre un minimo di flessibilità sul copione e, posso garantirvelo, è una cosa difficile e molto rara. Fortunatamente lui si fidava di noi e sapeva perfettamente che avremmo onorato al massimo lo spirito del suo lavoro".
Una domanda sulla quale lo stesso Black, seppur sulla stessa lunghezza d'onda dei suoi interpreti, da esperto in materia ci tiene a sottolineare che "E' un gravissimo errore ipotizzare che un film debba limitarsi ad un unico tono, senza mai variare. I migliori film, secondo me, sono quelli che utilizzano vari tipi di tono".

A questo punto entra in gioco la tematica femminile, che nonostante i protagonisti maschili ha un ruolo molto importante all'interno della pellicola. Sono varie le donne che ruotano infatti attorno ai due detective, e tutte rigorosamente slegate da cliché e di grande traino per la trama. "Le donne nel film rispettano la tradizione del genere noir", dice Black, "dove la paranoia tra i due sessi è considerevole. In questo film, che è come una favola, c'è una corruzione dell’innocenza: è una storia con cavalieri che cercano di salvare la dama in pericolo, ma sullo sfondo devono fare i conti con una città corrotta. C’è la donna spietata, la femme fatale in difficoltà, una bambina che cerca di capire che direzione deve prendere nel suo futuro. Credo che la cosa migliore che si possa fare, secondo me, quando si lavora su un genere come il detective story, sia innanzitutto andare a decostruirlo".

Per quanto riguarda i riferimenti a "L.A. Confidential", invece, Crowe ammette che qualche strizzatina d'occhio, dopo l'entrata nel cast di Kim Basinger, era inevitabile, e che dopo circa dieci anni è stato felicissimo di ritrovarla e di lavorare di nuovo con lei. Sulle donne in generale a chi glie lo chiede, poi, aggiunge scherzando: "Le donne controllano la vita dell'uomo! No, battute a parte, secondo me l’equilibrio in una coppia lo si raggiunge quando l’uomo rispetta e ama la donna e viceversa. Diversamente, se dovesse esserci una questione di leadership, si andrebbe a creare uno squilibrio e quindi le cose non funzionerebbero. Credo che si debba camminare insieme".

Arrivati a metà della conferenza, c'è ancora spazio e tempo per uscire un po' dal perimetro legato al film, concentrandosi, magari in maniera più vasta e generale sui due attori richiestissimi. Tra i prossimi progetti di Ryan Gosling e Russell Crowe figurano titoli che sono remake, reboot o sequel di vecchi film, per cui è inevitabile chiedere loro quanto sia difficile ad Hollywood, oggi, trovare delle storie totalmente originali da portare al cinema. I due, tuttavia, cercano di evitare ogni polemica, di sviare un po' la domanda, con Gosling che anticipa il collega e dice: "Io non ho alcun tipo di problema con i sequel e i remake. Tutto dipende da come vengono realizzati. Da ragazzino ero felice quando andavo a vedere un sequel perché mi permetteva di andare a rivisitare quegli universi di cui mi innamoravo, seguire i personaggi, le evoluzioni. Se guardiamo a una serie televisiva come “I Soprano”, per esempio, il fatto che il protagonista vada in terapia permette a te spettatore di poterlo approfondire e secondo me è una fantastica opportunità. Per cui sono felice di cominciare a breve a girare il sequel di "Blade Runner". A riguardo non posso dirvi niente perché altrimenti un cecchino potrebbe uccidermi, ma è un film che ho sempre amato e di cui mi è sempre piaciuto sia il mondo che la storia".
Lo segue a ruota Crowe che giocando sempre in difesa dice: "In realtà è una questione di ambiente. L’ambiente cinematografico di per sé è più difficile. Se uno pensa al teatro si rende conto che almeno un anno si e uno no c’è qualcuno che interpreta Amleto. E la cosa va bene, nessuno si oppone. Al cinema invece questo sembra essere un problema. Io in “La Mummia” farò solo un piccolo ruolo, ma posso garantirvi che non sarà un vero e proprio remake. Sarà qualcosa di completamente diverso, oggi gli studios stanno cercando di mettere enfasi su quelle cose che la gente già conosce. Non si cerca di fornire nuove informazioni al pubblico, le risorse vengono investite su un idea che viene sviluppata ad altissimi livelli creativi. Per cui questo universo di mostri permetterà di rivedere, rivisitare, seguire e analizzare un po’ quel cinema degli anni ’40 e ’50. Io credo che dal punto di vista creativo sia una magnifica idea. L’importante è sempre dove si vuole arrivare con il personaggio".

A proposito di copioni e di storie, i due attori hanno entrambi un passato come registi, un passato che c'è chi desidera sapere quando è destinato a tornare presente. "Sto preparando due film", dice Gosling, "Mi auguro che almeno uno sia pronto per il prossimo anno". Meno floridi, a quanto pare, sono i piani di Crowe che in merito alla regia dice: "Devo dire che da quando ho fatto la mia esperienza da regista non mi sono più sentito a mio agio su un set. Mi piace decidere l’inquadratura, i movimenti di macchina, dare disposizioni agli attori. Per cui voglio tornare a fare il regista, ma dipende chiaramente da cosa mi viene offerto. Fino ad ora mi sono capitati sotto mano solo copioni con quattro persone sedute intorno a un tavolo. Cose odiosissime e noiosissime. Io ho bisogno di avere a disposizione una grandissima tela, voglio diventare come Tiziano, fino a che non avrò in mano una cosa di questo genere preferisco aspettare, ho pazienza. Ma sto comunque sviluppando qualcosa". Poi, puncicando ancora Gosling, aggiunge: "Visto l’ottimo lavoro che ha fatto Ryan con “Il Giovane Ercole” vorrei tanto cercare di convincerlo a fare con me “Il Giovane Cesare.

La sala ride, apprezza l'esibizione dal vivo offerta dal duetto, specialmente le battute sull'estetica che l'ex Gladiatore riserva al belloccio e tanto ambito Gosling. Qualcuno allora si azzarda a chiedere a quest'ultimo come vive questo suo stato da sex symbol, se si trova a suo agio oppure no. A Crowe la domanda non pare vera, tant'è che le prese in giro tra i due si moltiplicano fino a sprecarsi, finché Ryan - forse un po' imbarazzato, o forse solo stanco di rispondere a una domanda che magari poco sopporta - con aria da fichetto e fiera da alla platea l'unica risposta che questa vorrebbe sentirsi dire, ovvero: "Si, mi sento molto a mio agio ad essere sexy!".

E se Gosling si sente a suo agio all'apice della sua bellezza, è importante conoscere anche se Crowe, giunto all'età di cinquantadue anni, è soddisfatto dei traguardi raggiunti in carriera e, soprattutto, se ha intenzione di tornare in Italia a suonare con la sua band? "Il bello di fare l'attore", dice, "E' che hai la possibilità di interpretare ruoli che ti permettono di cambiare continuamente. All’inizio della mia carriera andavo sul set e nella maggior parte dei casi i registi con i quali lavoravo erano quasi sempre molto più vecchi di me. Da qualche anno, però, ogni volta che vado sul set accade sempre il contrario. Sono io ad essere più vecchio di loro. Ma per me non è un problema. Non sono schiavo del meccanismo del solito personaggio, io sono a mio agio ad interpretare un qualcuno dai capelli grigi, un padre e se dovessero fare il remake de “Sul Lago Dorato” sarei felicissimo di interpretare anche il settantenne. Questa per me è una cosa positiva anche perché scelgo i ruoli come faccio da sempre: leggo la sceneggiatura e se la storia mi prende allora accetto il progetto. Fondamentalmente è la narrazione la cosa che conta. Per quanto riguarda la band, si, continuo a suonare e continuo ad avere una band. Qualche anno fa, nel 2003, mi sono reso conto che era un po’ troppo pesante procedere a farlo per il pubblico e quindi ho deciso che avrei proseguito a suonare a livello personale. Che tanto oggi non è neanche più necessario ricorrere alla pubblicità perché basta utilizzare i social media e riesci tranquillamente ad arrivare a chiunque. Per cui non spendiamo più un soldo nemmeno per la pubblicità o per la stampa: chi vuole venire a vederci ci segue online e viene solo per ascoltare la nostra musica. Recentemente abbiamo anche completato un nuovo album".

Infine, una parentesi dedicata anche al produttore Joel Silver, di cui si ricorda la sua partecipazione d'attore in "Chi Ha Incastrato Roger Rabbit" che qualcuno avrebbe piacere di veder bissare. "Di questo dovete parlare con il mio agente Ryan Gosling", dice lui. Ma Gosling risponde e dice: "Sono felice che abbiate fatto questa domanda perché Joe è un attore meraviglioso. Se andate online a cercare le clip promozionale di "The Nice Guys" vedrete che ce n’è una in cui Joel sgrida me e Russell perché non usiamo abbastanza Twitter, e lo fa con un interpretazione veramente da Oscar. Tra l’altro mi spiace che non possiate vedere quello che Joel faceva dietro o lontano dalla macchina da presa mentre noi eravamo sul set perché quello sarebbe stato un altro film fantastico!".

Sono le ultime battute di una conferenza stampa dai toni shaneblackiani, dalla lunga attesa, fortunatamente ripagata e che precedono l'uscita dalla sala dell'intera truppa, rigorosamente scortata. Ad eccezione di un Russell Crowe che, spiazzando ogni pregiudizio, ci tiene a regalarsi ancora un po' ai suoi fan, a firmare autografi e a parlare nel suo italiano ostentato, ma irresistibile.

La recensione di "The Nice Guys" potete trovarla cliccando qui.

venerdì 20 maggio 2016

La Notte Del Giudizio: Election Year - Secondo Trailer Italiano


Disponibile il nuovo trailer italiano de "La Notte Del Giudizio: Election Year" il nuovo episodio della saga prodotta da Jason Blum e Michael Bay, con Frank Grillo, Edwin Hodge, Betty Gabriel, Kyle Secor, JJ Soria, Mykelti Williamson, Elizabeth Mitchell, scritto e diretto da James DeMonaco e al cinema dal 28 Luglio prossimo

Secondo Trailer Italiano:

giovedì 19 maggio 2016

Alice Attraverso Lo Specchio - La Recensione

Ricordo che qualche anno fa (decennio, ormai) mi appassionai ad un gioco della PlayStation chiamato Kingdom Hearts. Un gioco nel quale un protagonista, Sora, andava in giro spalleggiato da Paperino e Pippo (che poi erano il motivo per cui avevo preso il gioco), attraversando vari mondi appartenenti ai maggiori classici Disney per mettere a posto delle questioni romantiche di cui ora non mi sovvengono i dettagli.

Ecco, sono sicuro che se dovesse uscire una nuova edizione di quel gioco, oggi, conterrebbe senz'altro uno spaccato dedicato ad "Alice Attraverso Lo Specchio", una missione all'interno del suo mondo, con la Cronosfera, il Tempo col fiato sul collo e Sora al posto di Alice a farsi in quattro per rispettare le regole, centrando l'obiettivo entro i limiti prestabiliti. Perché in effetti un po' ad un videogioco la pellicola diretta da James Bobin gli assomiglia, con il suo prologo leggermente sopra le righe, un po' noiosetto, utile a gettare le basi (ma che se potessimo manderemo avanti pigiando tutti i tasti del joystick) e l'entrata in scena di quel mondo incantato che fu di Tim Burton (qui solo produttore), improvvisamente da riassestare per colpa di un Cappellaio Matto entrato in depressione e convinto da un indizio che i suoi genitori, morti anni prima, siano ancora vivi e vegeti. Il suo stato è a dir poco preoccupante e i suoi amici, in pena per lui, spingono Alice nella dimora di Tempo (un Sasha Baron Coen davvero non male), che altro non è che colui che gestisce il nome che porta e che possiede un oggetto chiamato Cronosfera, che potrebbe, se messo in mano ad una persona, permettere di tornare indietro nel tempo per sistemare qualsiasi evento legato al passato. Chiaramente, però, come in ogni passatempo videoludico che si rispetti, c'è sempre qualche intralcio a minare il cammino del protagonista, così, ad Alice, non resta nient'altro da fare che entrare ufficialmente nei panni di Sora, preparandosi a saltare su lancette di orologi giganti, accovacciarsi e schivare trappole inaspettate, interagendo con nuovi personaggi e intercettando informazioni che poi girerà o meno a suo vantaggio.

Raccoglie oggetti strani Alice, li lancia, li guida, muovendosi e ispezionando piani temporali con la stessa tecnica e la stessa spavalderia di quando navigava in mare, mentre dietro di lei Tempo la insegue per impedire che la sua negligenza crei danni irreparabili. Passa da un'annata all'altra del mondo delle meraviglie, indaga, ricostruisce eventi che non conosceva o di cui aveva solo sentito parlare, svelando l'infanzia traumatica di Regina di Cuori e, in parallelo, di Regina Bianca, scoprendo che le carte cadute sul tavolo, ormai, non solo non si possono più cambiare, ma non sono neppure le stesse che gli altri gli avevano suggerito. Un viaggio durante il quale, tuttavia, compie l'ennesimo salto di maturazione della sua vita, comprendendo la vera essenza e il vero scopo del tempo (che prima detestava e soprannominava furfante) e avvicinandosi con affetto al valore di famiglia che sottovalutava: perdonando una madre che, nel corso della sua assenza in mare, all'inizio, si era lasciata coinvolgere dalle grigie regole di corte, mettendo il futuro della figlia al sicuro, eppure alle strette.

Tutto molto tenero e dolce, insomma, tutto visivamente ben realizzato e con qualche parentesi davvero interessante: dove spicca un Johnny Depp che a tratti, con il suo personaggio, sfocia in una versione dark inaspettata e da piccoli brividi. Si ridacchia, ci si intrattiene - ogni tanto lo si fa anche con gusto - cadendo, quando serve, lievemente nella retorica e nella facile soluzione che in questi casi ci può stare e perciò stona meno. In quella che comunque è un'opera scritta con la mano sinistra, che mira a prendersi la sufficienza stiracchiata e fare box-office, ma che, secondo chi scrive, anziché vederla, sarebbe stato molto meglio averla potuta giocare. Magari con Sora. Magari proprio a Kingdom Hearts.

Trailer:

mercoledì 18 maggio 2016

The Nice Guys - La Recensione

Shane Black il buddy-movie ce l'ha nel sangue. Per lui è un istinto naturale quello di far incontrare e scontrare due personaggi opposti tra loro e di costringerli a condividere la scena coprendo l'uno le mancanze dell'altro. Sarà per questo che sviluppare la sua seconda dote, quella del crime, e la consecutiva terza, quella dell'action, è stato quasi un procedimento fisiologico, del resto non c'è nulla di meglio di omicidi e gangster alle calcagna per forzare due individui, che in altre circostanze si odierebbero a morte, a fare squadra e a lottare per un obiettivo unico. Anzi due: giustizia e sopravvivenza.

Già perché ai personaggi di Black puoi dire quello che ti pare, possono essere cazzoni, insensibili, violenti e truffatori, ma porteranno sempre dentro di loro una morale unica e indissolubile, quella che nelle varie peripezie, surreali e non, li manterrà sempre tutti d'un pezzo, incapaci di mollare e tosti nell'imporsi. Ci sono delle regole fondamentali infatti nel suo cinema, regole a cui non è consentito storcere un capello, né tantomeno di essere mandate all'aria, regole che "The Nice Guys" segue come la Bibbia e che per questo motivo gli impediscono di mettere i piedi in fallo e lo portano dritto alla conquista e alla gloria. Evitare di stabilire una connessione con il semi-incapace detective Holland March di Ryan Gosling o con lo spacca-ossa Jackson Healy di Russell Crowe, non a caso, è una faccenda pressoché impossibile: vuoi per le loro debolezze profonde subito messe in chiaro, vuoi per lo spirito sardonico con il quale si muovono nella storia, che alla fine il volergli immediatamente un gran bene, sperando di vederli duettare in eterno, è un riflesso incondizionato e legittimo a cui non potersi ribellare. Così come è legittimo il venire coinvolti nell'intrigo anni '70 ambientato in una corrotta Los Angeles, dove, come al solito, nulla tende a combaciare con niente, infittendo il mistero e catapultando i due detective posti al centro in un sordido caso più intricato e grosso di quanto si pensi.

Cammina sulla falsa riga di "Kiss Kiss Bang Bang" allora Black, con una coppia inedita la cui alchimia fa inevitabilmente la differenza, impazzando sugli spettatori, i quali devono arrendersi di fronte alle classiche battute taglienti e ai momenti irresistibili che contraddistinguono il cinema dello sceneggiatore e regista americano sin dagli antipodi: ora probabilmente da registrare una volta per tutte come suo marchio di fabbrica originale e inconfondibile. Scheletri nell'armadio, dipendenze croniche e nervosismi da controllare, sono solo alcuni dei deficit che minano la qualità del mestiere di detective ostentato da Gosling e Crowe, deformazioni professionali che, ineluttabili, vanno ad infestare la loro missione complicandogli spesso la vita, ma anche semplificandogliela. Espediente con il quale la pellicola avverte di non volersi prendere mai troppo sul serio, ponendo la tensione del thriller e le questioni politiche sollevate ai piani inferiori e portando in cima quello spirito da commedia slapstick con il quale esaltare le qualità (nascoste?) dei suoi interpreti.

Tanto, di fatto, la priorità ce l'hanno loro, non la vicenda, non le cospirazioni, ma i Nice Guys. Quelli che persa la strada buona per quella cattiva, hanno finalmente la possibilità per espiare dai propri peccati e ripulirsi definitivamente. E' loro che Black vuole risolvere, a loro che vuole dare giustizia e sopravvivenza, e noi, personalmente, siamo d'accordo con lui e non abbiamo la minima obiezione da fare in merito.
E fidatevi che le buone maniere di Crowe con questo non centrano nulla.

Trailer:

Whiskey Tango Foxtrot - La Recensione

Whiskey, Tango, Foxtrot. Tre parole che non hanno nessun collegamento con il film di Glenn Ficarra e John Requa, perché sono la risoluzione (volontariamente) sbagliata dell'assai noto acronimo WTF che, al contrario, se identificato correttamente invece, va a condividere molto con l'adattamento cinematografico del romanzo scritto dalla giornalista americana Kim Baker dal titolo The Taliban Shuffle: Strange Days In Afghanistan And Pakistan.

Quel "What The Fuck!" (per i meno informati: Ma che cazzo!) è un esclamazione infatti che la Baker di Tina Fey, dentro di sé, avrà ripetuto in loop fino alla nausea, a cominciare dal giorno in cui, impugnando come motivazione il suo stato di single senza figli, la redazione per cui lavora decide di selezionarla per andare a fare la reporter di guerra nell'Afghanistan post-Undici-Settembre, scombussolandole routine e vita sentimentale. Giunta a Kabul, va da sé, la sua situazione non migliora di un millimetro, anzi, truppe americane a parte (che pure non la regalano), si rende conto che l'essere giornalista donna, per giunta d'assalto, in un paese di stampo maschilista, è un mestiere ancor più proibitivo e pericoloso, dove stare al passo equivale un po' come a scegliere di entrare nel pericoloso tunnel della droga, precludendosi qualunque via d'uscita. Perché buttarsi a capofitto in una sparatoria, riprendere integralmente la scena e, infine, scoprirsi ancora viva, incolume, è un esperienza adrenalinica micidiale, della quale si rischia di rimanere schiavi e di andare a ricercarne, in seguito, stesse sensazioni, alzando magari persino l'asticella di rischio. Un gioco d'azzardo che poco si allontana dalla roulette russa de "Il Cacciatore", se non fosse per la sostanziale differenza che a rischiare la vita, in un contesto così, oltre te, ci sono collaboratori e impiegati disparati, costretti a starti dietro e di cui non tener conto è segnale di egoismo e di irresponsabilità.
Eppure si sa, la guerra è qualcosa che ti cambia, e non solo se la vivi da soldato, per cui se sei abituata a stare dietro una scrivania e poi assaggi il piacere della notorietà, quando scopri che l'unica cosa che interessa ai tuoi telespettatori è lo shock dell'immagine impressionante e cruda, trovare un equilibrio che non lasci insoddisfatto nessuno diventa complicato e conflittuale.

Di WTF, insomma, ce ne sarebbero da contare. E in un certo senso "Whiskey Tango Foxtrot", a modo suo, una stima imprecisa la tira pure fuori. C'è tanta carne al fuoco nella pellicola di Ficarra e Requa, tematiche per nulla fresche, che non alzano il velo su nulla di specifico, ma disposte sulla griglia con ordine e secondo un criterio pensante per nulla scontato (il che non è da sottovalutare). Motivo per cui il loro lavoro, seppur a tratti apparentemente sconclusionato e improvvisato, ha il pregio di non perder mai il filo e di mantenere un equilibrio narrativo costante, nel quale dimenarsi tra comicità sottile, osservazioni documentaristiche e avvenimenti tragici, prettamente da guerra. Di rimbalzo riesce, poi, a raccontare la cultura dei due paesi su cui si spacca, mettendone a fuoco il confronto diplomatico, le vedute e i crismi, così come i pregi e i difetti: che non per forza devono andare in favore della compagine casalinga a stelle e strisce. Fanno in modo che nulla resti indietro, i due registi, ritagliando lo spazio anche per sottotrame romantiche, maturazioni personali e filosofie esistenziali che, nonostante l'ostilità di fondo, risultano, alla fine della fiera, meno ciniche e nere del previsto.

In linea con la loro cifra e con l'esplorazione che portano entrambi avanti stabilmente, Ficarra e Requa, continuano a saltare allora da un genere all'altro, forse per conoscersi meglio - come accade alla Kim Baker della Fey - o forse per puro gusto di sfruttare al massimo le chance del mestiere. Rispetto alla prova di "Focus", in cui la brillantezza e il carisma venivano meno, "Whiskey Tango Foxtrot" è un risveglio deciso, promettente e un pizzico più ambizioso. Certo, l'obiettivo deve essere quello di tornare ai fasti di "Crazy, Stupid, Love", ma pensiamo che di questo, loro, ne siano già totalmente al corrente.
Ma che cazzo! (Scusate...)

Trailer:

lunedì 16 maggio 2016

The Accountant - Teaser Trailer Italiano


Disponibile il teaser trailer di "The Accountant", il nuovo film di Gavin O'Connor con Ben Affleck, Anna Kendrick, J.K. Simmons, Jon Bernthal, Jeffrey Tambor e John Lithgow prossimamente al cinema.

Teaser Trailer Ufficiale:


Sinossi (Ufficiale):
Ben Affleck interpreta Christian Wolff, uno studioso di matematica che ha più affinità con i numeri che con le persone, e che lavora sotto copertura in un piccolo ufficio di provincia come contabile freelance per alcune delle più pericolose organizzazioni criminali del pianeta. Nonostante abbia alle costole la divisione anti-crimine del Dipartimento del Tesoro, guidata da Ray King (J.K. Simmons), Christian accetta un nuovo cliente: una compagnia di robotica, nella quale una contabile (A. Kendrick) ha scoperto ammanchi per milioni di dollari. Ma non appena Christian inizia a svelare il mistero e ad avvicinarsi quindi alla verità, il numero delle vittime aumenta.

The Witch - La Recensione

Ci tiene a sottolineare di aver preso spunto da leggende, racconti e resoconti, il regista Robert Eggers per "The Witch". Con una postilla che inserisce a fondo pagina al termine del suo racconto, che disturbante lo è più per spiegamento, ambientazione e fotografia che per contenuti o scene degne di nota. Fa così perché, sostanzialmente, è giusto dare rilievo ad una documentazione che, magari, c'è stata davvero; fa così perché in quel momento è la mossa migliore da compiere; ma fa così anche (e soprattutto) per suscitare quel brivido unico e definitivo che solo il legame stretto con la realtà, a volte, riesce ad instaurare: contaminando il pensiero per conservare l'esperienza.

Sarebbe rimasta assai meno nella memoria, altrimenti, la storia di una famiglia minacciata da un male misterioso, situato (si sospetta) dentro il bosco che si affaccia proprio davanti alla loro fattoria: dimora in cui dall'Inghilterra del 1600 sono finiti a (sopra)vivere, per via di un marito testardo (incapace) e ribelle che per questioni religiose ha preferito abbandonare la sua comunità di coloni piuttosto che abbozzare. Decisione che la moglie non è che abbia preso proprio benissimo: lei stava meglio in Inghilterra, dice, dove mangiare, guadagnare e crescere cinque bambini (di cui un neonato) era senz'altro meno arduo e disagevole. Ma lo sapeva Eggers, il semplice fanatismo e le conseguenze che comporta non sarebbero state abbastanza se il suo scopo era quello di squarciare gli animi e di andare a colpire oltre la classica punizione divina che spetta, in teoria, a chi tradisce i 10 comandamenti (e non importa se col pensiero) o a chi spia la sorella maggiore con occhi desiderosi (preoccupandosi comunque per il dolore di una madre disperata che si è appena vista svanire il suo ultimogenito nel nulla, per via, forse, di un mancato battesimo). Era di gran lunga più importante allora contaminare il tutto con la stregoneria, con le mitologie e le favole che sfatate o meno, se accostate a fonti recuperate e studiate, quel minimo di soggezione può esser che la facciano, meno rischiose quindi - e su questo non ci piove - di qualunque discorso relativo alla fede, ormai in fase di indebolimento perenne.

Il fatto è che, fondate o meno, le ricostruzioni di "The Witch" non catturano lo spettatore neanche se ad aiutarle ci fosse un incantesimo o un maleficio. Lo incuriosiscono, certo, con paesaggi e atmosfere lugubri, che nella fase storica intrigante e perduta su cui vertono tengono acceso quel quesito del "dove vorrà andare a parare?". Una domanda su cui Eggers fa molto affidamento e su cui si permette di giocare non rispondendo mai esplicitamente, ma procedendo tenace, sulla sua linea psicologica e (dubbiosamente) soprannaturale, nella quale credenze divine e versanti opposti segretamente potrebbero aver inscenato una battaglia che sulla terra mostra i suoi risultati attraverso le condizioni di una famiglia in decomposizione e sull'orlo dello squilibrio. Metamorfosi alla quale noi partecipiamo però privi di quel pizzico allo stomaco e di quel coinvolgimento emotivo che ci si aspetterebbe quando delle povere vittime - ingenue, per certi aspetti - pagano dazio, un po' per colpa loro un po' per colpa di forze oscure: la cui discrezione e copertura da parte del film poteva essere, sicuramente, un tantino meno eccessiva ed economica.

Ne avrebbe solo giovato in termini di spettacolo e trascinamento, i quali arrivano, si, ma fin troppo tardi e neppure abbastanza armati per cercare di riscattare i vuoti e le perplessità appurate. Consentendo a "The Witch" di adempiere, infine, a quelle che erano le mansioni che si era preposto, ma non di portare a casa quel clamore rimbombante, adeguato alle voci di corridoio che lo incensavano e che lo volevano film portabandiera di genere che indubbiamente non è, e non può diventare in nessun caso.

Trailer:

X-Men: Apocalisse - Il Lego Trailer


Uscirà al cinema tra pochi giorni "X-Men: Apocalisse", il 18 Maggio (qui la nostra recensione), e per ricordarlo i Toscano Bricks, due ragazzi siciliani, tra i più seguiti Traileristi Lego al mondo, hanno voluto celebrare la quasi fine dell'attesa con un Trailer Lego tutto da gustare.

Trailer Lego:


Sinossi (Ufficiale):
Dagli albori della civiltà Apocalisse è stato adorato come un dio. Il primo e più potente mutante dell’universo Marvel degli X-Men, Apocalisse ha inglobato i poteri di molti altri mutanti, divenendo immortale e invincibile. Dopo essersi risvegliato dopo migliaia di anni, disilluso dal mondo, trova e ingaggia un gruppo di potenti mutanti, tra cui un avvilito Magneto (Michael Fassbender), con l’intento di purificare l’umanità e creare un nuovo ordine dell’universo, su cui regnare. Il futuro della Terra è così in bilico. Raven (Jennifer Lawrence), grazie all'aiuto del Professore X (James McAvoy), deve guidare un gruppo di giovani X-Men per fermare la più potente nemesi e salvare il genere umano dalla distruzione totale.

sabato 14 maggio 2016

La Pazza Gioia - La Recensione

Pensate un secondo se la giovane Anna Michelucci di "La Prima Cosa Bella", anziché crescere i suoi bambini tra mille difficoltà, fosse stata ritenuta non idonea a fare la mamma già dal primo figlio e avesse abbracciato la fragilità che portava dentro al punto da finire ricoverata all'interno di una comunità psichiatrica di recupero. Pensate poi se destino simile fosse capitato anche alla Carla Bernaschi di "Il Capitale Umano", che invece di salvarsi dagli imbrogli economici del marito, per una serie di circostanze a noi sconosciute, avesse perso totalmente la sua fortuna, non accettando la nuova realtà delle cose e terminando, così, nella stessa struttura di cui sopra, della quale però percepisce di essere padrona e non paziente.

Ecco, se voi ci avete pensato per almeno un secondo, Paolo Virzì, forse, deve averlo fatto un pochino più a lungo, chissà, magari inconsciamente, considerando che "La Pazza Gioia" somiglia, sul serio, ad una storpiatura e ad una ricollocazione degli ultimi personaggi che Micaela Ramazzotti e Valeria Bruni Tedeschi hanno interpretato nella filmografia del regista livornese. Ma al di la delle teorie campate per aria, o quasi, c'è da dire che in questo frangente il taglio applicato - sebbene possa sembrare assurdo - sia prevalentemente quello della commedia, una commedia che prova a mettersi ogni volta di fronte al dramma, dominandolo il più possibile e facendosi da parte solo nel momento in cui al dolore di fondo deve subentrare la commozione, quelle lacrime liberatorie, benefiche più delle risate. Parla infatti di due donne che hanno subito nella loro vita oltre il dovuto, la pellicola, due donne caratterialmente frangibili e, per questo, condannate a soffrire. Le vittime di un mondo che non è, né più cattivo, né più buono di quello che conosciamo, eppure non sempre sostenibile da chi quella forza per combattere o i mezzi per poterlo fare non li ha mai sviluppati o non ha il coraggio per adoperarli. In questi casi allora, forse, può succedere davvero che la pazzia faccia capolino, che vada a contaminare azioni, pensieri, o decisioni, conducendo al compimento di gesti sconsiderati o pericolosi, per i quali, inevitabilmente, nostro malgrado, si è costretti a pagare e a caro prezzo.

Tuttavia Virzì a questa pazzia - che comunque, pur nella sua non totalità c'è, non possiamo negarlo - ha intenzione di rispondere nella maniera che meglio conosce, quella probabilmente, secondo alcuni studi, più costruttiva, che respinge l'esilio e i medicinali pesanti e incoraggia il contatto umano, i rapporti affettivi e un sostegno espansivo a cui potersi aggrappare e affidare. E Beatrice e Donatella - le due donne protagoniste - pur non trovando mai un'armonia di fondo tra loro, e non essendo salutari al 100% per guarirsi a vicenda, diventano l'una il sostegno dell'altra, fuggendo via dalle quattro mura che le vorrebbero sotto controllo e scappando in lungo e in largo alla ricerca di quella pace interiore che, ormai, cominciavano persino a sospettare non gli fosse stata spartita. Due anime stordite, fuori asse, magari, ma vivissime e con la voglia matta (si, pure quella) di conquistarsi quel pezzo di benessere che sono sicure gli appartenga, dovesse costargli l'intero resto della vita che gli rimane e che la società ha voluto addirittura condannargli.

Un grido di protesta sotto mentite spoglie, insomma, che non ha nulla a che vedere, in ogni caso, con quel "Thelma e Louise" a cui "La Pazza Gioia" secondo alcuni è paragonabile, e che semmai potrebbe avvicinarsi di più all'essenza di "Qualcuno Volò Sul Nido Del Cuculo", pur non provando mai volontariamente ad imitare né l'uno e né l'altro. Perché, fondamentalmente, ci troviamo davanti ad un Virzì purissimo e definito, presumibilmente minore rispetto alle ultime uscite, ma pur sempre pronto e preparato per emozionare, trascinare e conquistare il cuore dello spettatore con la semplicità.
Quella che, secondo lui, contro la pazzia, sarebbe cura assai più efficace di ogni medicinale.

Trailer:

venerdì 13 maggio 2016

Man In The Dark - Teaser Trailer Italiano


Disponibile il teaser trailer italiano, ufficiale, del film “Man In The Dark", il thriller diretto da Fede Alvarez, prodotto da Sam Raimi, con Dylan Minnette, Jane Levy, Stephen Lang, Daniel Zovatto, Sergej Onopko, Jane May Graves e Jon Donahue, che uscirà nelle nostre sale il prossimo 8 settembre.

Teaser Trailer Italiano Ufficiale:


Sinossi (Ufficiale):
Alcuni ragazzi si introducono nella casa di un uomo cieco per commettere un crimine. Considerando le condizioni del padrone di casa i giovani sono convinti che si tratterà di una passeggiata, ma le cose non andranno come previsto.

Belli e (im)Possibili: The Invitation - La Recensione

Leggi la filmografia di chi gira intorno a "The Invitation" e non te lo spieghi. Non riesci a trovare un filo logico che leghi la regista di "Æon Flux" e "Jennifer's Body" e gli sceneggiatori di quello stesso film con Charlize Theron, ma anche di "Scontro Tra Titani" e "R.I.P.D.: Poliziotti Dall'Aldilà", a quello che, probabilmente, sarà uno - se non il primo in assoluto - degli horror dell'anno. Sembra come se Karyn Kusama e i suoi fidi scrittori, Phil Hay e Matt Manfredi, avessero deciso di ripartire da zero, di voltare pagina con il passato e cominciare un percorso tutto nuovo che rivoluzionasse le loro idee e i loro obiettivi.

E chissà che - se così fosse - questo non sia stato lo spunto principale responsabile di "The Invitation", dove a fare da sfondo ai dubbi e ai sospetti del protagonista Will, c'è proprio un repentino cambiamento della sua ex-moglie, tornata a farsi viva dopo due anni di assenza con un invito elegante per una cena che richiama al rapporto, oltre che lui, anche tutti gli altri amici di vecchia data. Una reunion da trascorrere tra bicchieri di vino costoso, tre nuove conoscenze e qualche gioco di gruppo discutibile, per festeggiare il superamento del periodo complicato di lei nell'elegante sua dimora: luogo in cui Will non mette piede da quando un avvenimento scioccante ha messo la parola fine al suo matrimonio e nel quale torna non privo di turbamenti. Rispetto alla sua ex, infatti, lui ancora porta addosso i segni della depressione e della paranoia, quelli a cui la regia della Kusama si aggrappa per fornire alla pellicola i toni e le atmosfere di un thriller psicologico a tensione in crescendo. Perché, nella stravaganza complessiva che circola intorno ad una serata alquanto particolare, la distanza di Will, i suoi flashback improvvisi con i quali si allontana ogni tanto dalla percezione reale ed alcuni stacchi di regia, volutamente bruschi e inaspettati, non aiutano mai lo spettatore a sentirsi al sicuro e tranquillo, ponendolo continuamente all'interno di una condizione angosciosa che potrebbe essere unicamente sovraesposta e esagerata, per via dello sguardo del protagonista, come, al contrario, pienamente giustificata e pronta a sfogare.

Tiene fissi sul chi va la "The Invitation", allora, costruendosi da solo, passo passo, il mood migliore per manipolare - nel senso più positivo del termine - la sua esperienza visiva e la sua compiutezza. Cela un passato determinante che poi distende con parsimonia, mentre nel frattempo getta incertezze su dove soggiorni davvero il male, aggrappandosi stretto ad una sceneggiatura solida ed essenziale, in cui a fare la differenza sono quei dettagli, magari sfuggenti, che la Kusama, con furbizia, finge di buttare via, ma solo per evitare qualunque gioco d'anticipo e mantenere le redini (cosa che gli riesce sempre). Identico modus operandi con il quale la regista decide di ragionare, indirettamente, anche sulla fragilità umana e le sue conseguenze: argomento centrale, determinante ai fini della storia e chiave di volta in grado di trasformare il suo ottimo lavoro da thriller psicologico di partenza a vero e proprio horror cinico e scioccante, nel finale.

Del resto, per incutere terrore non è detto che ci sia necessariamente bisogno di un idea surreale, inedita o prodigiosa. Per raggiungere il bersaglio, a volte, basta poco, come per esempio ruotare attorno ad una tematica di per sé consumata, cambiandone il punto di vista e lavorando di ingegno. Come è successo agli sceneggiatori Hay e Manfredi che, portando all'estremo un punto debole facente parte della nostra natura, sono riusciti a dar nuova linfa a un canovaccio altrimenti consumato e con quasi null'altro da dire.
Che l'ispirazione, poi, gli sia arrivata o meno da una Los Angeles apertamente presa di mira (e che ben conoscono) è un discorso a parte. Un discorso su cui sicuramente si potrebbe riflettere, ma di cui per ora preferiamo prenderci solo l'immagine agghiacciante e magnetica dell'ultimo fotogramma. Il brivido conclusivo di un opera ineccepibile.

Trailer:

Assassin's Creed - Trailer Italiano Ufficiale


Sbarca online il primo trailer ufficiale, italiano di "Assassin's Creed", il film diretto da Justin Kurtzel, con Michael Fassbender, Marion Cotillard e Jeremy Irons, tratto dalla popolare serie di videogiochi e in uscita al cinema nel 2017.

Trailer Italiano Ufficiale:


Sinossi (Ufficiale):
Grazie ad una tecnologia rivoluzionaria in grado di sbloccare i ricordi genetici, Callum Lynch (Michael Fassbender) sperimenta le avventure di Aguilar, suo antenato della Spagna del XV secolo, scoprendo così di discendere da una misteriosa società segreta, gli Assassini. Accumulando conoscenze ed incredibili abilità, Callum sarà in grado di sfidare una potente e crudele organizzazione Templare dei giorni nostri.

The Nice Guys - Nuovo Trailer Italiano Ufficiale


Rilasciato il nuovo trailer italiano, ufficiale, di "The Nice Guys", il nuovo film di Shane Black, con Russell Crowe, Ryan Gosling, Matt Bomer, Margaret Qualley e Kim Basinger, dal 1° Giugno al cinema.

Nuovo Trailer Italiano:


Sinossi (Ufficiale):
Nella Los Angeles degli anni ‘70, libertina, stravagante e decisamente trendy, un investigatore privato, Holland March (Ryan Gosling), e un detective senza scrupoli, Jackson Healy (Russell Crowe), si alleano per risolvere il caso di una ragazza scomparsa e la morte di una porno star che apparentemente non sembrerebbero correlate: scopriranno che un semplice omicidio nasconde il caso del secolo!

Il GGG: Il Grande Gigante Gentile - Trailer Italiano Ufficiale


Disponibile il trailer, ufficiale, italiano di "Il GGG: Il Grande Gigante Gentile", il film nato dalla collaborazione tra Roald Dahl, Walt Disney e Steven Spielberg, che porta sul grande schermo uno dei più amati classici di Dahl. Scritta da Melissa Mathison e interpretato da Mark Rylance, la piccola Ruby Barnhill, Penelope Wilton, Jemaine Clement, Rebecca Hall, Rafe Spall, la pellicola uscirà nelle nostre sale il 1° Gennaio 2017.

Trailer Ufficiale Italiano:


Sinossi (Ufficiale):
Il GGG (Mark Rylance) è un gigante, un Grande Gigante Gentile, molto diverso dagli altri abitanti del Paese dei Giganti che come San-Guinario e Inghiotticicciaviva si nutrono di esseri umani, preferibilmente bambini. E così una notte il GGG - che è vegetariano e si ciba soltanto di Cetrionzoli e Sciroppio - rapisce Sophie (Ruby Barnhill), una bambina che vive a Londra e la porta nella sua caverna. Inizialmente spaventata dal misterioso gigante, Sophie ben presto si rende conto che il GGG è in realtà dolce, amichevole e può insegnarle cose meravigliose. Il GGG porta infatti Sophie nel Paese dei Sogni, dove cattura i sogni che manda di notte ai bambini e le spiega tutto sulla magia e il mistero dei sogni. L’affetto e la complicità tra i due cresce rapidamente, e quando gli altri giganti sono pronti a una nuova strage, il GGG e Sophie decidono di avvisare nientemeno che la Regina d’Inghilterra dell’imminente minaccia, e tutti insieme concepiranno un piano per sbarazzarsi dei giganti una volta per tutte.

giovedì 12 maggio 2016

Money Monster: L'Altra Faccia Del Denaro - La Recensione

Nel periodo in cui la digitalizzazione ha inglobato l'economia, avere un esperto di informatica, hacker magari, in famiglia male non farebbe. Il problema però è che non tutti possiamo trasformarci in Elliot Alderson, e se i poteri forti che muovono il denaro decidono di affossare i piccoli investitori, e quei piccoli investitori siamo noi, per farsi sentire è più facile recuperare una pistola, dell'esplosivo e sequestrare un edificio, piuttosto che starsene a casa davanti a un computer e fargliela pagare con gli interessi.

Del resto - come dice giustamente il giovane, coraggioso e disperato Kyle Budwell di "Money Monster: L'Altra Faccia Del Denaro" - il governo non fa assolutamente nulla per tutelare la povera gente, accetta giustificazioni come glitch, algoritmi, flessioni fisiologiche, fornite da un amministratore delegato qualsiasi, per girare la testa dall'altro lato e non guardare in faccia lo stillicidio generale. Per non parlare poi dei programmi dedicati al tema, che prendono poco sul serio la questione finanza e i numerosi ascolti e, anziché fare giornalismo, si limitano al trash, prostrandosi alle società quotate in borsa e proferendo al loro pubblico notizie non attendibili, giunte direttamente dalla fonte che ha intenzione di intercettare nuovi polli da spennare legalmente. Un meccanismo, insomma, oliato alla perfezione, tendenzialmente efficace, almeno fino a quando non ti capita a tiro il disperato di turno che, perso ogni centesimo risparmiato, decide di andare controcorrente e reagire, prendere in ostaggio l'intero studio del programma che lo ha indotto all'imbroglio e chiamare all'appello il responsabile della società che gli ha portato via i soldi, per affrontare di petto quella questione sulla trasparenza, continuamente citata, ma troppo spesso opacata. Già, perché al Budwell della pellicola non interessano più i suoi sessantamila dollari andati in fumo, non vuole neppure che gli siano pagati i danni con gli interessi, è consapevole che il suo gesto non lo porterà ad uscire da quella situazione sulle proprie gambe, ma per lui, l'importante, è riuscire a puntare più luce possibile negli occhi di chi si prende gioco dei più deboli senza mai uscire allo scoperto.

Il cittadino comune che si sostituisce allo Stato, al giornalismo e a qualsiasi figura esistente che dovrebbe tutelarlo ed assisterlo. E' su questa facciata che lo sguardo della Jodie Foster regista tende a cadere, dunque, su un mondo allo sbando in cui lo spettacolo regna sovrano, la morale scarseggia e il capitalismo morde stretto alle caviglie, sbranando, se necessario, chiunque tenti di ostacolarlo. E in questo mondo - che poi non è altro che quello esistente - il vero glitch è una persona come Kyle, ovvero colui che la smette di abbassare la testa, e goffamente decide di andare a riscattarsi i diritti che, secondo lui, gli sono stati violati, servendosi della collaborazione delle telecamere e del panico, come fossero addizione perfetta per centrare l'obiettivo e conquistare la punta di una piramide altrimenti irraggiungibile. Così facendo "Money Monster: L'Altra Faccia Del Denaro" supera i suoi propositi di thriller adrenalinico e serrato, estendendo il raggio d'azione verso un territorio più specifico e circoscritto, in cui lavora benissimo di tensione e di carisma, dimostrando tuttavia di tenere particolarmente a tirare delle somme su una questione che non può esaurirsi completamente al termine del suo conflitto principale.

Pur essendo un prodotto costruito in maniera mainstream, con delle regole solide e precise, lontane da modelli di cinema più ricercati, infatti, nella sceneggiatura di Jamie Linden, Alan DiFiore e Jim Kouf è ben piantata una dose di pessimismo estremo, simbolicamente cruciale, dalla quale è complicato non lasciarsi colpire e pure affondare. Colpa di un mancato martirio, per certi versi scontato, che brutale svanisce di colpo facendoci uscire dalla sala un po' sofferenti ed allarmati. Disorientati, più che altro, da un brusco capovolgimento che non avevamo minimamente calcolato o previsto.

Trailer:

mercoledì 11 maggio 2016

It Follows - Trailer Italiano Ufficiale


Ve ne avevamo già parato qualche mese fa di "It Follows", la pellicola diretta da David Robert Mitchell che, secondo noi, rappresentava il miglior horror uscito in America nello scorso anno (qui la recensione). Bene, oggi possiamo darvi la buona notizia che, con un anno di ritardo, finalmente il film uscirà anche nel nostro paese, precisamente il 6 Luglio 2016.
Questo di seguito è il trailer italiano.

Trailer Italiano Ufficiale:


Sinossi (Ufficiale):
Per la diciannovenne Jay (Maika Monroe) l'autunno dovrebbe significare scuola, ragazzi e fine settimana al lago. Ma dopo un incontro sessuale apparentemente innocente, si ritrova perseguitata da strane visioni e dalla sensazione inevitabile che qualcuno, o qualcosa, la stia seguendo. Di fronte a questa sensazione, Jay e i suoi amici saranno costretti a trovare un modo per sfuggire agli orrori che sembrano essere dietro l'angolo.

L'Era Glaciale: In Rotta Di Collisione - Trailer Italiano Ufficiale


Sbarca online il nuovo trailer italiano, ufficiale, di "L'Era Glaciale: In Rotta Di Collisione", il quinto capitolo della saga con protagonisti Sid, Manny, Diego e Skrat, diretto da Mike Thurmeier e Galen T.Chu e in uscita ad Agosto 2016.

Trailer Italiano Ufficiale:


Sinossi (Ufficiale):
L’epico inseguimento della ghianda sfuggente, catapulterà Scrat nell'universo, dove accidentalmente darà origine ad una serie di eventi che trasformeranno e minacceranno il mondo dell’Era Glaciale. Per salvarsi Sid, Manny, Diego e il resto del gruppo dovranno abbandonare la loro casa e intraprendere un’avventura ricca di comicità, viaggiando attraverso nuove terre esotiche e incontrando nuovi coloratissimi personaggi.

Now You See Me 2: I Maghi Del Crimine - Trailer Italiano Ufficiale


Disponibile il trailer ufficiale, italiano, di "Now You See Me 2: I Maghi Del Crimine", il film diretto da Jon M. Chu con Jesse Eisenberg, Mark Ruffalo, Woody Harrelson, Dave Franco, Daniel Radcliffe, Lizzy Caplan, Jay Chou, Sanaa Lathan, David Warshofsky, Tsai Chin e le partecipazione speciali di Michael Caine e Morgan Freeman. La pellicola è il sequel dell'omonimo titolo uscito nel 2013 e sarà nelle nostre sale dal 9 Giugno prossimo.

Trailer Ufficiale Italiano:


Sinossi (Ufficiale):
I Quattro Cavalieri (Jesse Eisenberg, Woody Harrelson, Dave Franco e Lizzy Caplan) affrontano una seconda avventura portando in tutto il mondo l'illusione a nuove vette di stupore. Un anno dopo aver ingannato l'FBI e aver conquistato il favore del pubblico con i loro spettacoli di magia alla Robin Hood, gli illusionisti ritornano con una nuova performance, nella speranza di smascherare le pratiche immorali di un magnate della tecnologia. L'uomo dietro il loro ritorno è Walter Mabry (Daniel Radcliffe), un prodigio della tecnologia che minaccia la vita e la reputazione dei Cavalieri agli occhi del mondo. La loro unica speranza è di mettere in scena una spettacolare esibizione senza precedenti per riabilitare il loro nome e rivelare la mente dietro al complotto.

martedì 10 maggio 2016

X-Men: Apocalisse - La Recensione

Mentre un pezzo di Marvel fa a botte per decidere se sia il caso o meno di dipendere dal governo e quindi dagli esseri umani semplici, l'altra parte - quella affittata a terzi - si scontra per capire se quegli stessi esseri umani valga la pena proteggerli o eliminarli.

E' il periodo delle rese dei conti, praticamente, al cinema, e se ci mettiamo di mezzo anche il "Batman v Superman: Dawn Of Justice" di Zack Snyder ci rendiamo conto che, forse, il caso non c'entra nulla, che tre indizi fanno una prova e che l'industria dei cinecomic ormai pare orientata a realizzare prodotti fracassoni, stracolmi di personaggi, con il solo scopo di sbizzarrirsi attraverso l'epica e una quantità inimmaginabile di effetti speciali, ponendo in secondo piano (se non in terzo) il fattore trama, una volta assai più rispettato e assistito (sebbene il progetto Marvel da questo punto di vista migliori di volta in volta). Le rampicate sugli specchi di "X-Men: Giorni Di Un Futuro Passato" sotto questo aspetto furono già un segnale piuttosto limpido, il sintomo di una politica disposta a qualsiasi cosa pur di muoversi dallo stallo in cui si era andata a cacciare, da non aver problemi a mancar di coerenza e a prendere in considerazione qualche dozzinale stratagemma, pur di rilanciare, di fatto, un franchise senza dover passare, però, attraverso il classico punto e capo di rito. Tutto per tirar fuori dal cilindro un reboot non ufficiale, che finge di continuare a far parte dello stesso universo, anche se, nel frattempo, tra un salto temporale e l'altro, accantona, magari definitivamente, il cast nativo, ringiovanendo ogni protagonista e rielaborando gli eventi in una maniera che non proprio tutti han digerito e che molto ha fatto discutere.

La linea - ormai palese - è quella di concentrarsi prevalentemente sulle possibilità proiettate da "X-Men: L'Inizio", cogliendo le varie opportunità sparpagliate e puntando la bussola verso destinazioni totalmente, o parzialmente, differenti. Peccato, tuttavia, che la cura dei personaggi, i loro conflitti interni e il bilanciamento scrupoloso degli script, che aveva fatto la fortuna specialmente dei primi due film di sedici anni fa, è già da parecchio tempo che non sembrano più abitare nella scuola dei mutanti presieduta dal Professor Xavier, e lo stesso vale per le imbeccate positive ed eleganti che era riuscito ad introdurre Matthew Vaughn, alimentando aspettative per qualcosa che, a quanto pare, procede a mancare di concretizzazione. L'impressione è che il timone sia passato in pianta stabile in mano alla major di riferimento, la quale pur avendo Brian Singer a disposizione, preferisce mantenere potere esecutivo e ultima parola, rincorrendo gli spunti avengersiani senza comunque averli ancora compresi veramente: sfornando, infine, prodotti con evidenti lacune (e spesso brutture) come nel caso, purtroppo, di "X-Men: Apocalisse".

Girare intorno allo stesso conflitto (aiutare gli umani oppure combattere la loro repulsione al diverso), sottraendosi, peraltro, all'opportunità di esaminarlo da punti di vista inediti o più ricercati, è una soluzione che di per sé non facilità la presa all'interno di una narrazione in cui a mancare, oltre alla coralità e allo spessore dei protagonisti, è persino la magnificenza di un villain capace di affascinare e di convincere. L'Apocalisse osannato dal titolo - interpretato da Oscar Isaac - infatti è grande, grosso, pressoché imbattibile, ma intimorisce più per l'aspetto che per la condotta, non riesce mai a prendersi tirannicamente la scena della pellicola e raramente ama esibire le sue facoltà, accontentandosi più dei panni comodi, ma spenti di reclutatore di guerrieri (o cavalieri).

Che tanto, l'importante, da come abbiamo capito, alla fine, è accumulare risorse e metterle contro, arrabbiarsi e distruggere, in quello che sta diventando l'epilogo standard di un genere che, a questo punto, se così fosse, sta perdendo progressivamente di senso e di valore. Polverizzare città per infondere spettacolo non è un intuizione sempre vincente, soprattutto se rischia di farsi regola, così come non è vincente neppure ritoccare i piani temporali per andare a dribblare reboot macchinosi da escogitare.
Diciamo che le cose per gli X-Men andavano meglio prima, quando avevano ancora un significato ed un appeal e - citando Deadpool - si riusciva a capir meglio sia episodi che circostanze. Qualcosa che, tra incroci di casting vecchi e nuovi, ora, risulta un tantino più frastornante e disordinata.

Trailer: